Quella del patrocinio ai Pride sta diventando, nelle ultime settimane, una questione all’ordine del giorno. Anche perché i casi di mancata concessione da parte delle amministrazioni locali sono da registrarsi tanto a destra quanto a sinistra.

Se, infatti, il Dolomiti Pride e il Toscana Pride hanno rispettivamente incassato il no secco da parte del presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e del renzianissimo sindaco di Firenze Bruno Nardella (non certamente una novità per Palazzo Vecchio, che mantiene la stessa linea per il terzo anno consecutivo), à droite è il primo cittadino di Genova, Marco Bucci, a essersi espresso negativamente in riferimento al Liguria Pride.

A lui si è aggiunto ultimamente il leghista Attilio Fontana, neopresidente della Regione Lombardia, che nel corso d’un’intervista rilasciata a Lettera43 ha dichiarato al riguardo: «Non l'ho dato a Varese e non credo lo daremo nemmeno qui. Ma ne dobbiamo parlare con gli alleati». Motivo?

«Io credo – ha spiegato - che sia una manifestazione divisiva e che quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato».

Non appare invece divisiva per Fontana una manifestazione quale la Giornata della Famiglia, al cui riguardo intende, come il predecessore Roberto Maroni, far illuminare il Pirellone con la scritta Family Day. «Lo rifaremo – ha soggiunto – e non credo sia una scelta divisiva. Tutti riconoscono il valore della famiglia. È nella Costituzione, è uno dei fondamenti della nostra civiltà».

Affermazioni, queste, che al di là di convinzioni personali sono l’inevitabile scotto da pagare all’aperto sostegno dato da Massimo Gandolfini alla Lega nel corso delle ultime elezioni tanto regionali quanto politiche. Quelle elezioni politiche che hanno visto arrivare a Palazzo Madama un fedelissimo del neochirurgo bresciano quale Simone Pillon, divenuto subito noto per le sue dichiarazioni in merito a unioni civili e stregoneria. Che, non a caso, in un post di oggi ha espresso «un grande plauso al governatore» e ha detto  «basta con le carnevalate gender».

 

Monica Cirinnà all'attacco

Com’era prevedibile, non si sono fatte attendere le reazioni alle dichiarazioni di Attilio Fontana, su cui sono piovute critiche anche per la risposta relativa alle sole cinque donne nella Giunta regionale: «Non ne ho trovate di più, ho trovato tanti uomini che mi davano sicuramente delle garanzie».

La senatrice Monica Cirinnà ha mosso un duro j’accuse via Twitter: «La Lombardia nel Medioevo dei diritti grazie ad Attilio Fontana. E questa sarebbe la parte più progredita del Paese?»

Le reazioni del Pd lombardo

Le ha fatto ieri eco Diana De Marchi, delegata per i Diritti della Segreteria regionale lombarda del Pd, che in una nota ha affermato: «Vorrei ricordare a Fontana che, contrariamente a quanto lui sostiene, la maggioranza eterosessuale di cui fa parte è già accreditata e dominante, perciò non ha bisogno di manifestare per affermare la propria esistenza e consapevolezza di essere, perché si dà per scontato (e tacitamente approvato) che una persona nasca e cresca etero, se non dichiara il contrario.

Le persone Lgbt, invece, sono ancora vittime di discriminazioni e violenze, solo per il fatto di essere tali. Ben vengano, quindi, manifestazioni come il Pride perché tengono alta l'attenzione su quanto resta da fare sul piano della piena eguaglianza e su quanto ancora c'è da lavorare per fermare la violenza omotransfobica, come le cronache degli ultimi giorni informano».

Ma De Marchi ha anche espresso «profondo imbarazzo per quanto dichiarato dal neo governatore della Regione Lombardia, esempio lampante di quella mentalità maschilista e retrograda che ancora domina la nostra società» in riferimento alle asserzioni sul numero limitato delle assessore.

Nella stessa nota Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd, ha sottolineato: «Che molte candidate 'non abbiano una grande volontà di impegnarsi' e che lui sia 'un grande sostenitore dell'importanza delle donne' tanto che nella sua 'Segreteria sono tutte donne (sic!)', sono frasi che fanno rabbrividire da quanto sono discriminatorie. Siamo di fronte ad un personaggio che ci vuole riportare indietro nel tempo cancellando in un colpo solo, anni di lotta e di sofferenza, con quell' atteggiamento paternalistico e colpevolizzante che conosciamo fin troppo bene!

Un uomo così non può che fare dichiarazioni altrettanto inaccettabili quando parla di Pride, al quale la Regione Lombardia non darà, ovviamente, il patrocinio».

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Se si digita il nome di Beppe Ramina sul sito di Radio Città del Capo, della quale è stato uno dei fondatori, si legge: «Giornalista che nel 1977 era un dirigente di Lotta Continua e da militante del movimento gay prese le chiavi del Cassero nell'82».

Ma chi lo conosce aggiungerebbe che è da sempre una persona molto attenta al tema dei diritti con uno guardo un po’ ironico e un po’ serio. Tra i suoi scritti non è possibile non ricordare Ha più diritti Sodoma di Marx - Il Cassero 1977/1982, pubblicato nella collana Quaderni di critica omosessuale

Beppe, a tuo parere, quanto le unioni civili hanno portato avanti il Paese sul­ piano dei diritti?

Le unioni civili costituiscono il parziale riconoscimento del diritto, assicurato dalla Carta Costituzionale, all’uguaglianza di ogni cittadino nelle leggi. Quel diritto, dunque, c’era già, tanto che la Corte Costituzionale era intervenuta più volte sul punto, ma non era riconosciuto dalle leggi. È un'affermazione parziale, ma significativa, dei movimenti per i diritti civili e del movimento Lgbtqi. In quanto tale, rientra tra quei provvedimenti (dal divorzio all’aborto, dall’abolizione dei manicomi al diritto al fine vita) che affermano il diritto alla libera scelta di ogni individuo e che hanno costituito un punto di svolta nella cultura e nella vita sociale del Paese.

Eppure, secondo molti la cosiddetta legge Cirinnà rappresenterebbe anche un passo indietro marcando la differenze tra unione o matrimonio?

Nessun passo indietro: è un riconoscimento di uguaglianza (per quanto parziale) e, come tale, andrebbe valorizzato. Chi non desidera utilizzarla - per esempio, io e il mio attuale compagno - fa ciò che vuole. Trovo stucchevoli i commenti su un presunto arretramento culturale indotto da questa legge: chi la pensa diversamente ha lo stesso spazio di prima per sviluppare le proprie posizioni culturali e politiche.

Non mi convince chi denigra il lavoro di altri per affermare il proprio punto di vista. Purtroppo, in Italia, questa tendenza ad accentuare gli aspetti che dividono è forte. Al primo congresso mondiale sull’Aids che si tenne a Stoccolma (1988), nell’assemblea delle organizzazioni non governative alla quale partecipavo come presidente della Lila, venne fatto un elenco di temi. Scartati quelli su cui c’era disaccordo, ci si concentrò su quelli sui quali si era d’accordo. In Italia avremmo fatto l’opposto, trascorrendo ore a litigare.

Nel 1982, anno della presa del Cassero a Bologna, essere gay era sicuramente diverso rispetto a oggi e diverse erano le modalità d’approccio. Oggi ci sono Grindr e i social. Cosa ne pensi?

Mio figlio, che ha 14 anni, conosce internet da quando è nato: le sue manine hanno afferrato un mouse quando aveva pochi mesi e ancora non parlava, ma già sapeva dove trovare dei giochi. Il supporto carteceo per lui è confinato in parte all’area scolastica e in pochi libri. Ciò non significa che non conosca le cose del mondo e che non abbia sue opinioni anche su questioni complesse: ha una mente aperta e vivace, creativa. Tuttavia, è evidente che il suo modo di relazionarsi sia diverso dal mio. Non si deve essere diffidenti verso ciò che non conosciamo e che non capiamo. Il mondo di oggi è abbastanza diverso – per alcuni tratti radicalmente diverso –  da quello che ho conosciuto io. Ma restano e, anzi, si ampliano le ingiustizie sociali, i conflitti armati, la crisi ecologica.

I temi di fondo sono gli stessi di un tempo, ma nelle generazioni più giovani è diverso il modo di relazionarsi ad essi. Sono un uomo del Novecento: per me Marx, Bakunin, Rosa Luxemburg, Gramsci sono figure famigliari. Per molte persone giovani, anche attive nelle parti più radicali del movimento Lgbtqi, si tratta di sconosciuti, mentre sono più famigliari Foucault o Judith Butler. Per molti giovani gay ad essere popolari sono certe figure di serie televisive o di videogiochi o degli anime giapponesi. Questa differenza toglie valore alle esperienze delle generazioni più giovani? Sono convinto di no.

Oltre alle rivendicazioni della parità dei diritti su quali altri temi dovrebbe rivolgere la sua attenzione il movimento Lgbti?

Ogni movimento è fatto dalle persone che lo compongono. Nei movimenti Lgbtqi ci sono persone dalle sensibilità e dalle storie culturali e politiche diverse: ogni organismo associativo e politico al quale danno vita ha una propria specificità. Più che di obiettivi dei movimenti, posso dire il mio punto di vista, peraltro per nulla originale. Ritengo che non vi possa essere liberazione dai ruoli e dai generi se non ci sarà giustizia sociale, se le disuguaglianze economiche terranno prigioniera la gran parte delle popolazioni, se non ci si batte per contrastare le guerre e i terrorisimi.

Per dirla con parole novecentesche, non ci sarà liberazione della persona se non ci sarà liberazione dal bisogno e non ci sarà liberazione dal bisogno se non ci sarà libertà piena per ogni individuo. Per dirla ancora più semplice, i movimenti Lgbtqi dovrebbero essere in relazione stretta con quanti si ribellano a questa società dove il capitale finanziario spadroneggia e accentua le diseguaglianze, conduce al disastro ecologico, calpesta con guerre disumane e col terrore la vita di milioni di persone.

Qual è secondo te il punto di maggiore forza e maggiore debolezza dell’associazionismo italiano Lgbti?

I punti di forza e di debolezza, a mio parere, hanno la stessa radice: la grande frammentazione che, se permette a tante soggettivtà diverse di esprimersi arricchendo le noste vite, altrettano spesso non consente di unirci su alcuni punti cruciali per il buon vivere, qui e ora, delle persone Lgbtqi.

Negli anni ’70 si diceva: La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà. Oggi ci sono ancora nascoste da qualche parte una fantasia e una risata?

C’è sempre. Nel 1968 si diceva che “sotto il cemento cresce l’erba”. Fa parte dell’umanità il desiderio di non essere oppressi.

Omogenitorialità. Cosa significa per te essere padre?

Premetto che mio figlio non fa parte di una famiglia omogenitoriale: ha un padre e una madre oltre ad altre figure adulte di riferimento, come i miei compagni che ha conosciuto nel tempo e ai quali è molto affezionato. Non so definire cosa sia la paternità. So cosa è per me essere padre di una persona di grande forza interiore, amabile, simpaticissima qual è mio figlio: una grande gioia, frequenti sorprese.

Non hai nascosto di aver votato alle ultime elezioni Potere al Popolo: c’è in te il ragazzo “rivoluzionario” di sempre?

Votare Potere al Popolo non è un gesto rivoluzionario: mi sono recato al seggio e ho fatto due croci sulle schede elettorali. Poi sono tornato a casa senza avere rischiato nulla. Più che altro è una presa di posizione. Dei razzisti del centrodestra neppure vale la pena parlare. Dei restauratori di un capitalismo più efficiente a targa 5 Stelle mi importa ben poco. Il Pd ha da tempo smarrito quel poco di consapevolezza che restava sulle condizioni di vita di milioni di persone. Liberi e Uguali ha fatto la scelta di preservare alcuni gruppi dirigenti in sintonia con quanto fatto da Sel alle politiche del 2013.

Ho votato PaP senza farmi illusioni (consapevole che a fatica avrebbe raggiunto l’1%) perché potrebbe essere uno strumento per raccordare realtà di base che esistono in tutta Italia ma che sono frammentate, senza una voce comune. Non mi aspetto che questo accada. Ma il progetto aveva e ha un suo valore.

Arcigay 1984-2018. Sono trascorsi più di 30 anni e sono oltre 50 i comitati sparsi in tutta Italia. C’è qualcosa che vorresti suggerire alle nuove generazioni di attiviste e attivisti?

Ad Arcigay sono inevitabilmente affezionato: con Franco Grillini ho contribuito a rifondarla e ne sono stato presidente nazionale. Successivamente, pur riconoscendone aspetti di utilità sociale, sono spesso stato molto critico nei confronti dell’associazione e per alcuni anni non mi sono iscritto. Mi considero un socio del Cassero: mi trovo spesso in sintonia con le sue prese di posizione politiche e apprezzo le tante attività culturali e sociali che si svolgono al suo interno e all’esterno, ad esempio con i migranti e i senza fissa dimora.

Non ho messaggi o suggerimenti, se non che la vita è migliore se vissuta a testa alta, godendola e sentendosi a proprio agio in ogni luogo e in ogni circostanza.

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Preso di mira dal branco, seguito, minacciato, picchiato, rapinato e di nuovo minacciato con un coltello. E tutto ciò senza che nessuno intervenisse in suo aiuto. Il pestaggio è avvenuto a Roma, nel pomeriggio di giovedì, in Via del Portonaccio a pochi passi dalla Stazione Tiburtina

A rendere nota l'ennesima aggressione omofoba è stato il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli

La vittima è Federico, un giovane 21enne d'origine fiorentina, che rientrava dal suo primo giorno di lavoro presso un salone da parrucchiere. Ha dovuto trascorrere la notte in ospedale: ecchimosi sul viso, corpo dolorante per le botte prese e poi le dimissioni con cinque giorni di prognosi. Successivamente è scattata la denuncia e gli investigatori sarebbero già sulle tracce dei quattro aggressori.

Federico ha infatti raccontato di averli notati nelle settimane precedenti al pestaggio. Uno dei picchiatori aveva una croce celtica tatuata sulla nuca. Tutti indossavano giacche nere e portavano anfibi. Frocio di merda, Ora ti facciamo vedere cosa facciamo ai froci a Roma, gli hanno gridato. E poi calci, pugni, un colpo ai testicoli, ginocchiate alle costole.

«Ho gridato, chiesto aiuto - ha raccontato il giovane -. Nessuno è intervenuto. Ma non ce l'ho con chi, eventualmente, ha assistito alla scena. Mi è parso però strano che nessuno abbia notato la scena. Eravamo fuori Tiburtina, alle 17:30 del pomeriggio, non un posto isolato insomma».

Le parole di Sebastiano Secci

«Il Circolo Mario Mieli - ha dichiarato Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli - esprime la totale e incondizionata solidarietà a Federico, attivista della Roboterie - Nostri i corpi nostre le città. Rimaniamo veramente costernati alla notizia dell'ennesima aggressione subita a Roma. 

Siamo anche però felici che Federico abbia deciso di denunciare i suoi aggressori. La sua testimonianza, resa alle autorità competenti, delinea una chiara aggressione omofoba. Il branco violento ha agito sì per derubare ma soprattutto per offendere, minacciare e poi colpire con violenza».

Ha quindi aggiunto: «Non possiamo in alcun modo abbassare la guardia: le aggressioni a chiara matrice omofoba stanno aumentando in questi ultimi tempi. È urgente che i media, le associazioni e il mondo civile non sottovalutino queste violenze e chi è preposto alla sicurezza dei cittadini e delle cittadine sia vigile e faccia in modo di perseguire con durezza gli assalitori

E non deve nemmeno passare in alcun modo l'idea che atti di questo tipo in fondo possano essere tollerati o ancor peggio rientrino nella normalità di una città grande e tentacolare come Roma. Noi non ci stiamo! Per quanto ci riguarda è fondamentale l'intervento politico sulla questione: è urgente una legge contro l'omo-transfobia».

Il j'accuse di Monica Cirinnà alle istituzioni capitoline

La prima a esprimersi sull'accaduto è stata la senatrice Monica Cirinnà che ha dichiarato:  «L'aggressione omofoba avvenuta alla stazione Tiburtina di Roma ai danni di un ragazzo di 21 anni che tornava dal suo primo giorno di lavoro è che è stato pestato da un gruppo di neonazisti è grave e indica a quali conseguenze porti il lasciare spazio a derive neofasciste

Bene ha fatto Federico a decidere di sporgere denuncia, gli sono accanto e lo incontrerò nei prossimi giorni per potergli dare tutto il sostegno possibile insieme al Circolo Mario Mieli. Ciò che lascia attoniti è il silenzio delle istituzioni capitoline, per niente preoccupate per la sicurezza dei cittadini e incurante dei rigurgiti di violenza fascista che proliferano impuniti nella città Medaglia d'oro della Resistenza».

Il tweet serale della sindaca Virginia Raggi

Alle parole della madrina della legge sulle unioni civili si sono aggiunte quelle di condanna e solidarietà a Federico da parte della consigliera regionale Marta Bonafoni e del vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio. In tarda serata si è espressa anche la sindaca Virginia Raggi, che ha affidato il suo pensiero a un tweet. 

«È inaccettabile - ha scritto - quanto accaduto a Federico, vittima di un vile pestaggio omofobo. Roma rifiuta violenza. Responsabili siano assicurati alla giustizia». 

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Tutti assolti con formula piena perché il fatto non costituisce reatoQuesta la sentenza emessa, giovedì 5 aprile, dal giudice monocratico del Tribunale di Ravenna nei c onfronti di sette attivisti di Forza Nuova imputati di aver organizzato una manifestazione non autorizzata nel capoluogo romagnolo.

I fatti risalgono all’11 ottobre 2015 quando quattro forzanoviste srotolarono nella centrale Piazza del Popolo uno striscione recante la scritta La natura ce l'ha insegnato: un bimbo da 2 gay non è mai nato. Un chiaro segno di protesta al corteo – questo sì autorizzato dal Comune di Ravenna - del movimento Over the rainbow in occasione del Coming Out Day.

A quel punto una sessantina di manifestanti si erano avvicinati ai militanti di Fn intimando loro di andare via. E tra i due gruppi, in un crescendo di tensione, si era interposta la polizia, dalla cui relazione era poi scaturito un decreto penale di condanna per sette forzanovisti.

Gli accusati, difesi dagli avvocati Mario Giancaspro di Perugia e Carlo Benini di Ravenna, avevano presentato opposizione perché, come spiegato da Benini, l'apposita legge sulla pubblica sicurezza, il Tulps, all'articolo 18 precisa che non è punibile chi, obbedendo all'ordine dell'autorità, si ritira da una manifestazione non autorizzata. Come di fatto accadde.

Visibile soddisfazione per la sentenza di assoluzione hanno espresso sui social Forza Nuova Romagna e Forza Nuova Ravenna con un apposito post.

E proprio oggi sempre sulla pagina Fb i forzanovisti ravennati hanno annunciato di essere nel comune di Russi con un banchetto di "controinformazione sui temi di Ius Soli, Famiglia ed adozioni gay".

 

Contrarietà e amarezza in seguito alla sentenza del tribunale di Ravenna ha invece espresso il gruppo Over the rainbow sulla sua pagina Facebook«Una vergogna nera, che per fortuna non cancella i diritti che abbiamo ottenuto. Infanga solo la civiltà».

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Tvboy, al secolo Salvatore Benintende, è uno degli Street Artist più affermati e apprezzati della scena internazionale. Palermitano di nascita e milanese d’adozione, vive da diversi anni a Barcellona. Ma le sue incursioni artistiche urbane e le sue opere pop e graffianti sono diventate oggetti di culto tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, tanto in Germani quanto in Francia e nel Regno Unito.

Tvboy è stato, negli ultimi anni, protagonista di prestigiosissime esposizioni come quella del Museo MDM di Porto Cervo (2014) o quella allestita allo Spazio OnSider di Barcellona (2015), dove le sue opere ono state presentate insieme a quelle dei padri storici della PopArt come Andy Warhol e Keith Hering.

Qualche settimana fa il suo nome è rimbalzato su tutti i media italiani per il poster del bacio tra Salvini e Di Maio (in Via del Collegio Capranica a Roma), con cui l’artista ha voluto “prefigurare” ironicamente i possibili risvolti dello scenario politico nazionale. Benché diventata virale in brevissimo tempo, l'immagine è stata censurata e rimossa.

Nonostante ciò Tvboy non si è perso d’animo e solo qualche ora fa ha colpito ancora! E l’ha fatto con un’incursione urbana che ha coinvolto la zona dei decumani di Napoli e quella del santuario di Pompei. Nella notte, infatti, Tvboy ha affisso (con la tecnica del paste-up) nei vicoli del centro storico partenopeo i suoi poster, raffiguranti Pino Daniele (vico dei Panettieri), Totò (vico Figurari) e Maradona (via San Biagio del Librai): tre colonne indiscusse della mitografia popolare napoletana.

Si è poi spostato a Pompei e, a pochi metri dal Santuario meta di migliaia di pellegrini che giungono quotidianamente da ogni parte del mondo, TvBoy ha fissato l’immagine di Papa Francesco, con il tipico volto sorridente e bonario, che, alla stregua di un militante durante un Pride, stringe nel pugno un cartello con un cuore arcobaleno, simbolo dei diritti Lgbti, e la scritta Love wins. Stop homophobia. Una chiara risposta a chi, da quando è stato convocato il Pompei Pride, prova a frenare la realizzazione della manifestazione nella città mariana per eccellenza.

Tvboy accetta di parlare ai microfoni di Gaynews proprio mentre realizza le sue opere.

Tvboy, come mai ti è venuta l’idea di dedicare un tuo poster urbano ai diritti delle persone Lgbt?

L’idea mi è venuta proprio quando ho visto che veniva censurato il mio bacio tra Salvini e Di Maio. Ho pensato che venisse censurato proprio perché in Italia c’è ancora difficoltà a parlare delle relazioni d’amore tra persone dello stesso sesso. Allora la frase che mi è venuta in mente per il post di questa immagine è questa: Papa Francesco è già pronto a manifestare in prima linea al GayPride di Pompei perché anche in Italia, come già in altri paesi d’Europa, siano riconosciuti i diritti delle coppie dello stesso sesso! #lovewins #stophomophobia.

Francesco non si è mai schierato apertamente al fianco delle persone Lgbti. Però ha fatto delle dichiarazione nuove per la Chiesa quando ha detto: “Chi sono io per giudicare un gay? Allora ho pensato che potesse essere un testimonial perfetto per il Pride. E poi l’idea mi è venuta anche leggendo delle dichiarazioni omofobe di gruppi di estrema destra, ma senza dare loro troppo protagonismo perché hanno scritto delle cazzate.

La mia opera è bella perché parla del momento che stiamo vivendo. In Spagna già da anni sono permessi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Anche Obama ha lottato. In Italia abbiamo il bagaglio storico culturale della Chiesa: però io spero che qualcosa si muova.

Ti aspettavi o meno l’oscuramento del bacio tra Salvini e Di Maio?

In realtà non se l’aspettava nessuno ma ha contribuito al successo dell’opera. Quando vuoi censurare e nascondere un’opera, si crea un meccanismo opposto di curiosità perché la gente si chiede perché la vogliano nascondere. La censura ha dato maggiore protagonismo all’opera. Protagonismo che non avrebbe avuto se l’avessero lasciata là.

Da artista italiano che vive e lavora in Spagna, come guardi all’Italia in questo momento così difficile della nostra storia politica?

L’ho sempre detto: quando te ne vai all’estero, allora vedi i pregi del tuo Paese. Se ci vivi, vedi solo i difetti. In Italia abbiamo un grande potenziale, uno straordinario bagaglio storico, artistico, culturale. Però ci perdiamo in un bicchiere d’acqua e questo ci fa restare anni luce indietro rispetto ad altri Paesi. La Spagna era più indietro dell’Italia perché ha avuto la dittatura franchista. Però in pochi anni si è aperta al cambiamento: questo dipende anche dalla politica e da vari fattori.

Ma adesso in Italia siamo in un momento di cambiamento e quest’opera vuole che anche l’Italia si apra al tema del sociale e di come si può migliorare. Questo è il pensiero di un eterosessuale perché i diritti delle persone Lgbti sono diritti di tutti non solo di una parte.

 

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La questione del patrocinio al Dolomiti Pride continua a essere al centro di polemiche ma non senza colpi di scena.

A fronte della mancata concessione da parte della Provincia autonoma di Trento, il cui presidente Ugo Rossi ha liquidato la marcia dell’orgoglio Lgbti quale manifestazione di mero esibizionismo e folclore, hanno assunto posizione opposta la Città di Bolzano e, ieri, la Provincia autonoma di Bolzano e Alto Adige.

I due patrocini sono stati annunciati sulla pagina Fb del Coordinamento organizzatore.

Il primo con le parole C'è chi ha scelto di non esserci, e chi invece ha voluto esserci con orgoglio. Il secondo col seguente post: Le istituzioni che condividono principi di libertà, uguaglianza e inclusione ci sono e lo rivendicano con orgoglio! La Provincia di Bolzano patrocina il Dolomiti Pride, con gli auguri di successo per l'iniziativa dal presidente Arno Kompatscher.

Parole, in entrambi i casi, inequivocabilmente rivolte anche a Ugo Rossi che, annunciando un presunto no della Regione al patrocinio, aveva affermato di aver sentito in proposito proprio l’omologo altoatesino.

Ma Kompatscher, per quanto riguarda la provincia di sua competenza, ha dato prova di pensare diversamente da Rossi. «Gentili signore ed egregi signori – ha infatti scritto al Coordinamento organizzatore – in riferimento alla vostra richiesta di patrocinio per la manifestazione 'Dolomiti Pride', in programma per il 9 giugno 2018, comunichiamo che il patrocinio è stato concesso. Vi auguriamo una manifestazione di successo. Cordiali saluti».

E così il presidente di centrosinistra Ugo Rossi, attaccato duramente da parlamentari del Pd quali Monica Cirinnà e Ivan Scalfarotto, si ritrova a incassare solidarietà e sostegno da esponenti del centrodestra. Anche da parte del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, per il quale la decisione del presidente della Provincia di Trento «è un primo passo in direzione di un ritorno delle istituzioni alla sanità mentale».

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Dei 355 omicidi commessi nel 2017 140 sono femminicidi, a fronte di un calo del numero totale degli omicidi commessi (355, -11% rispetto al 2016). Un ragazzo o una ragazza su 2, tra gli 11 e i 17 anni, ha subito episodi di bullismo e circa il 20% ne è vittima assidua, cioè subisce prepotenze più volte al mese. Il 40,3% delle persone Lgbti afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro.

Alla luce di questi dati – rispettivamente forniti dal ministero degli Interni, dall’Istat e dalla Commissione parlamentare Jo CoxAmnesty International Italia ha realizzato in collaborazione con Doxa l’indagine Gli Italiani e le discriminazioni.

Un’indagine che, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-70 anni) e incentrata su cosa essa pensi dell’incidenza di tali fenomeni nel Paese, è stata presentata ieri – in occasione del lancio della campagna di raccolta fondi pro 5x1000 – presso la sede nazionale di Amnesty International Italia con il portavoce Riccardo Noury, Paolo Colombo, research manager Doxa e Chef Rubio nelle vesti di testimonial Amnesty International Italia.

Lo studio ha messo in luce come valutazioni e sensazioni delle persone intervistate trovino conferma nei dati ufficiali.

Violenza contro le donne

La violenza sulle donne per 6 italiani su 10 (59%) è un fenomeno in aumento in questi ultimi anni. Ma se a parlare sono le donne la percentuale si alza e raggiunge il 68% (quasi 7 donne su 10), mentre scende al 50% quando a essere interpellati sono gli uomini.

C’è poi un restante 40% d’italiani per i quali il fenomeno è rimasto invariato, ma che credono che se ne parli di più su media e social media (anche in questo caso, a minimizzare il problema sono gli uomini: risponde così il 47% contro il 30% delle donne).

Bullismo

Per 7 italiani su 10 il fenomeno del bullismo è in crescita. Ma secondo quasi la metà delle persone intervistate (45%) a un tale incremento avrebbero contribuito i social media facendo da cassa di risonanza.

Il 26% ritiene che la crescita del fenomeno sia dovuta al costante clima di incitamento all'odio e alla discriminazione presente sui media. Per 1 italiano su 4, invece, il bullismo è sempre stato presente e non ci sono differenze sostanziali rispetto al passato, se non un incremento delle denunce.

Discriminazioni contro le persone Lgbti

La legge sulle unioni civili, approvata dal Parlamento l’11 maggio 2016, è considerata un passo di civiltà importante dal 43% degli italiani. Mentre per il 13% "non è ancora abbastanza, perché, ad esempio, non possono adottare bambini".

L’86% degli italiani pensa che le persone omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli altri. Nonostante i progressi, per 1 italiano su 5 (22%) le coppie omosessuali sono ancora vittime di omofobia.

Le valutazioni di Riccardo Noury e Chef Rubio

«È un sondaggio – come dichiarato da Riccardo Noury – in cui si esprime la preoccupazione per questi temi e al tempo stesso c'è l'esigenza che qualcuno se ne occupi. Le leggi che sono state fatte in questi anni non bastano, serve una solida cultura dei diritti umani a partire dal lavoro nella scuola per creare una società senza discriminazioni».

Testimonial del lancio dell’indagine e della campagna di raccolta fondi per il secondo anno consecutivo, Chef Rubio ha dichiarato: «È vero che alcuni passi avanti sono stati fatti, ma non basta. Bisogna lottare ogni giorno, combattere le ingiustizie e proteggere chi ne è vittima. Tutti possiamo fare qualcosa per un mondo più giusto e senza discriminazioni. A cominciare da me, dal mio impegno personale da semplice individuo e poi da personaggio pubblico per promuovere e difendere i diritti e le libertà civili: donare il 5x1000 ad Amnesty International è un primo passo che, tra le altre cose, non ci costa niente ma può fare tanto».

Per sostenere il lavoro dell’organizzazione e contrastare i fenomeni discriminatori grazie alla creazione di progetti specifici, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, si può contribuire destinando il proprio 5×1000: basta inserire il codice fiscale 03 03 11 10 582 e la propria firma nella dichiarazione dei redditi.

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Cinque anni di attività. Un anniversario importante per Anddos che dal 16 al 18 maggio celebrerà a Bologna il 2° Congresso nazionale. Nel cui ambito si procederà all’elezione del presidente e del suo vice, ponendo così fine alla reggenza tecnica di Roberto Dartenuc.

Ed è proprio Dartenuc, che ha guidato l’associazione nel delicato periodo susseguente l’affaire Iene-Unar e ha ingenerato un’entusiasta volontà di rinascita nei numerosi circoli sparsi per l’Italia, a risultare candidato alla presidenza. Affiancato per la seconda carica da Massimo Florio, presidente del club torinese 011 e componente del Coordinamento Torino Pride.

È quanto avanzato dalla mozione Time for change. Mozione che, sottoscritta dalla stragrande maggioranza dei presidenti di circoli affiliati, reca il nome di Franco Grillini, presidente di Gaynet e leader storico del movimento Lgbti italiano, quale primo firmatario.

Tempo di cambiare. Un titolo programmatico che, scelto a riprova d’una necessaria inversione di rotta, si ispira alle celebri parole di Winston Churcill: Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.

Consapevolezza, questa, raggiunta a poco più di un anno dall’accennato «attacco mediatico rivolto – come si legge nel testo della mozione – non solo a noi ma in generale a tutto il movimento Lgbt, cui il perbenismo della morale comune addebita “la licenziosità” di comportamenti in un’ottica sessuofoba e puritana».

Consapevolezza che è il risultato di un'«analisi della sostenibilità economica dell’associazione, analisi che ci ha fatto rendere conto di come la macchina precedentemente approntata non avesse una sua capacità autonoma di reggere economicamente; ragione per cui si è provveduto a riorganizzare la compagine dei dipendenti, a eliminare costi per servizi dalla dubbia utilità o, peggio, completamente inutili. 

Alcuni settori dell’associazione hanno deciso autonomamente di abbandonarci e dissolversi per paura dello stigma sociale in seguito agli avvenimenti sopra detti, nonostante il tentativo, della nuova dirigenza, di proporre una soluzione alternativa per salvare il lavoro fatto e le relazioni costruite […]. Fino ad oggi abbiamo subito il cambiamento, oggi ci presentiamo a voi perché vogliamo essere attori del cambiamento. Il nostro agire fino ad oggi è stato improntato in base ad una visione che adesso, a nostro avviso, deve essere profondamente rivista».

Ma quali le proposte di revisione avanzate dalla mozione Dartenuc-Florio?

In primo luogo il diverso rapporto col movimento Lgbt non più nell’ottica d’una replica concorrenziale delle attività e iniziative delle altre associazioni ma in quella di sostegno alle stesse. Un essere, dunque, «al fianco di tutte esse. La nostra associazione può giocare un ruolo chiave in tutto ciò, mettendo loro a disposizione le risorse che abbiamo, prima fra tutte una ampia base associativa oltre ai luoghi dove questa grande moltitudine di cittadini e cittadine può essere efficacemente raggiunta, oltre a quello che possiamo dare in termini di concretezza legata ad una rimodulazione di tutto il nostro agire economico».

In secondo luogo la maggiore attenzione per i singoli circoli affiliati attraverso una più assidua e mirata formazione, l’attento «controllo della qualità e dell’aderenza dei nostri circoli al progetto associativo», la revisione delle quote sociali «per renderle più eque in relazione allo stato socio economico attuale del Paese» e la riorganizzazione stessa dell’associazione. Aspetto, questo, legato inevitabilmente al «cambiamento di nome: occuparsi più strettamente dei nostri circoli e dei nostri soci (che sono al 99% circoli frequentati da soli maschi omo/bisessuali), partire dal presupposto di coadiuvare e sostenere il movimento Lgbt, sottolineare la nostra identità omo/bi/transessuale, ci impone un adeguamento dei nostri scopi statutari che inevitabilmente cozzerebbero con l’attuale nome dell’associazione, troppo caratterizzato verso una attività ben specifica e, allo stesso tempo, aperto alle più disparate interpretazioni».

In terzo luogo l’impiego di risorse economiche e la piena collaborazione con le altre associazioni per informare e agire efficacemente nella prevenzione all’Hiv e alle Ist.

In quarto luogo la cura dei rapporti col mondo dell’imprenditoria e dell’informazione Lgbt. Al cui ultimo riguardo «potranno essere accese collaborazioni con quei soggetti dell’informazione Lgbt in grado di veicolare formazione all’interno del settore professionale della stampa di una corretta percezione delle nostre attività e dei nostri circoli».

In ultimo la promozione e produzione di eventi culturali e dei Pride.

Si tratta, insomma, di prospettive quanto mai incoraggianti per un’associazione che in molti, quasi un anno fa, credevano incapace di risollevarsi. E, invece, Anddos si appresta a vivere una nuova primavera realizzando in sé il motto di un emblema di distruzione e rinascita qual è Montecassino: Succisa, virescit. Tagliata, rinverdisce. Tagliata, si rafforza.

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Grindr nella bufera per aver condiviso con Apptimize e Localytics - che si occupano di migliorare le app - i dati personali dei propri utenti (ne conta 3,6 milioni). Tra questi anche quelli altamente sensibili come lo stato di sieropositività e la data degli ultimi test effettuati.

Gli altri dati, tra cui posizione Gps, identità del telefono cellulare, età, interesse dell'utente (amicizia o relazione), e-mail, sono stati spesso trasmessi tramite "testo normale" o non criptato sì da renderli vulnerabili agli hacker. 

A far esplodere il caso negli Usa BuzzFeed News e TechCrunch sulla scorta d’un’inchiesta condotta dal network svedese Svt e dall'associazione nonproft norvegese Sintef.

Ma il team di Grindr si è giustificato in nome di un miglioramento dell’applicazione grazie ad Apptimize e Localytics. Bryce Case, Cso di Grindr, ha fatto presente il carattere non commerciale dell’operazione aggiungendo che la condivisione dei dati è stata effettuata per garantire «il più alto livello di riservatezza, sicurezza dei dati e privacy dell'utente».

Che, al contrario, sarebbero messi in discussione proprio dalla possibilità - offerta da Grindr agli utenti - d'inserire tra i dati personali il proprio stato sierologico con riferimento alla data e agli esiti dell'ultimo test. A sostenerlo il team norvegese, per il quale la combinazione di dati sanitari con quelli concernenti la localizzazione e l’indirizzo mail può portare all’identificazione dell'utente.

Antoine Pultier, uno dei ricercatori di Sintef, ha spiegato a BuzzFeed News che «lo stato sierologico è collegato a tutte le altre informazioni». Le quali, come già sopra accennato, vengono spesso condivise attraverso un testo non criptato e sono perciò facilmente violabili.

Per James Krellenstein, attivista del gruppo Act Up di New York, quello di Grindr è stato un passo falso. «Grindr - ha dichiarato Krellenstein - è un sito piuttosto unico, soprattutto per la possibilità di essere chiari sulla propria sieropositività. Il fatto che questi dati sensibili siano stati condivisi con terze parti, senza alcuna comunicazione a riguardo, è una gravissima violazione degli standard di base, inaccettabile da parte di una compagnia che si vende come sostenitrice della comunità omosessuale».

Nel frattempo Bryce Case ha comunicato ad Axios che Grindr ha deciso di non condividere più con terzi dati sanitari dei propri utenti al fine d'una piena rassicurazione degli stessi.

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Giornalista e direttrice di Sanniopage, Teresa Ferragamo è nota per i suoi articoli dai toni caustici nei riguardi della classe politica beneventana. Non meraviglia, perciò, che il 29 marzo ne abbia dedicato uno all’avvocata Nunzia De Girolamo.

Tanto più che l’ex parlamentare forzista, non rieletta il 4 marzo alla Camera dei deputati, ha continuato sui media a muovere accuse ai vertici del partito. Riprendendo così gli argomenti già sfoderati in campagna elettorale, quando i j’accuse erano stati soprattutto indirizzati a Carfagna e De Siano, responsabili, a suo dire, del declassamento da capolista nel collegio di Avellino-Benevento.

Trombata e incazzata, De Girolamo si reinventa una populista di risulta. Questo il titolo dell’articolo che Teresa Ferragamo ha dedicato, per l’appunto, all’ex ministra beneventana dell’Agricoltura. La quale, anziché controbattere nel merito, ha pensato bene di rispondere con toni minatori e sessisti: «Dottoressa Ferragamo – così nella mail resa pubblica su Sanniopage –, leggo che spesso, negli ultimi tempi, si diletta ad articolare retroscena sulla mia persona. Pur non condividendola, rispetto i Suoi pensieri, anche quelli di infondata matrice. Vorrei chederLe, se fosse possibile, di darmi spazio sul Suo giornale, sebbene poco seguito, poiché avrei anche io un pezzo sulla libertà di stampa e sull’informazione distorta.

Per correttezza le anticipo che verterà sul rapporto particolare fra una giornalista ed un noto politico, dettagli che ho appreso da alcuni sms intercettati dalla magistratura e recapitati al mio studio da qualche gentile benefattore. Sono sicura che le piacerà  molto. Nel frattempo le auguro buon lavoro».

Da sempre attento al tema del sessismo e delle discriminazioni nei riguardi delle donne, Gaynews ha perciò raggiunto la giornalista sannita per raccogliere, in merito all’accaduto, impressioni e valutazioni.

Direttrice Ferragamo, che cosa l’ha spinta, a quasi un mese dal voto, a scrivere di un'ex parlamentare quale Nunzia De Girolamo?

L’onorevole De Girolamo è stata parlamentare della Repubblica per due legislature. Un tempo molto lungo rispetto al quale, a mio avviso, è giusto e perfino opportuno esprimere un giudizio o un'opinione. Due giorni prima di scrivere di Nunzia De Girolamo, ho pubblicato un articolo molto duro, inclemente direi, su Liberi e Uguali, rispetto al quale pure ci sono state reazioni aspre. Ma sempre entro i limiti del rispetto delle reciproche opinioni.

Lei ha utilizzato toni irriverenti e caustici. Sembrerebbe quasi un unicum nel panorama d’un giornalismo locale fin troppo prono nei riguardi della classe politica...

Chi mi segue sa che il mio è uno stile caustico e irriverente, dissacrante con il potere. Non so se il giornalismo locale è prono, sicuramente dimostra, troppo spesso, poco coraggio. È come se talvolta abdicasse al suo ruolo, che non è solo di informazione, ma anche di formazione di un’opinione pubblica consapevole. Purtroppo, in una provincia in cui tutti conoscono tutti, in cui il giornalista e il politico si incontrano al bar anche più volte al giorno, è complicato fare un giornalismo intransigente, che faccia le pulci al potere, che dica pane al pane.

Con Sanniopage, da poco più di un anno, sto provando a uscire dalla gabbia di un giornalismo accomodante, allineato, filogovernativo e, in alcuni casi, mediocre. Lo faccio “senza padrini e senza padroni" per usare la celebre massima di Montanelli, e non nego di sentirmi spesso sola e isolata. Ma è un prezzo che uno mette in conto. Sono, infatti, convinta che, oggi più di ieri, con la perdita di credibilità della politica, i giornalisti non debbano più solo limitarsi a raccontare il mondo, ma debbano provare a cambiarlo con la forza invincibile delle loro convinzioni.

La risposta dell’avvocata De Girolamo ha suscitato in non pochi sconcerto. Qual è stata la sua prima reazione?

Quando ho letto la mail privata di Nunzia De Girolamo non ho avuto alcuna esitazione: andava pubblicata. Se le avessi risposto solo privatamente, sarei apparsa intimorita da quella malcelata minaccia. E così ho pubblicato la sua mail e la mia risposta. Una politica non può permettersi di utilizzare certi metodi con chicchessia, meno che mai con una giornalista. Quando accade, va pubblicamente inchiodato alle sue responsabilità.

Toni minatori e parole allusive suonano come sessiste e conculcatrici della libertà d’informazione. Da giornalista che cosa ne pensa?

Penso che in questo Paese, nonostante le apparenze, le donne abbiano compiuto passi indietro nel contrasto ad atteggiamenti sessisti che, spesso, sono trasversali e non conoscono genere. La libertà di opinione non si tocca: è un valore costituzionale. E una donna, che è stata parlamentare in due legislature, dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro. Considero di inaudita gravità la reazione di De Girolamo: provare a mettere il bavaglio a una giornalista minacciando di pubblicare conversazioni private, peraltro non si capisce bene di quale natura, è un metodo fascista o di stampo camorristico, scelga lei.

Nella sua mail di risposta ha fatto riferimento all’offesa che nella sua persona è arrecata a ogni donna. Può spiegarne il senso?

Nunzia De Girolamo nella sua mail parla di un “ rapporto particolare tra una giornalista e un noto politico". Non chiarisce la natura del rapporto tra i due, non dice chi sia la giornalista o il politico. Allude, lascia aperti spazi per fraintendimenti e per pettegolezzi pruriginosi da bar dello sport. E questo personalmente non lo consento a nessuno: ne vale la mia dignità di donna, madre e professionista.

Se il mio articolo fosse stato scritto da un uomo, sono sicura che De Girolamo non avrebbe utilizzato questi “argomenti”. Le sue allusioni sono figlie di un pregiudizio sessista. Quello per cui una donna con un ruolo nella società debba necessariamente essere legata a un uomo potente che ne muove i fili. È la negazione del pensiero di una donna libera, indipendente e autonoma.

Sta ricevendo tanti attestati di solidarietà, tra cui è da segnalare quello del consigliere comunale pentastellato Nicola Sguera. Ne ha ricevuto da parte del sindaco Mastella e della senatrice Lonardo?

Nicola Sguera è stato il primo a cogliere la gravità di quello che stava accadendo e apprezzo molto chi sa tenere alta l'asticella dell'indignazione. Per questo motivo, sento di doverlo ringraziare.

Ho ricevuto la telefonata della senatrice Lonardo, con la quale non ho mai scambiato una parola nella mia vita e con la quale non sono stata di certo generosa in alcuni miei articoli. Ma, da donna intelligente, ha compreso subito che ci sono battaglie che sono comuni e sulle quali le donne dovrebbero ritrovarsi unite; purtroppo, però, questo non sempre accade. Ho accolto positivamente il gesto di attenzione della senatrice Lonardo, che ha voluto censurare la reazione arrogante e prevaricatrice di Nunzia De Girolamo. Anzi, mi lasci dire che su questa questione è stato doloroso verificare come del tutto assenti siano le donne di sinistra, che storicamente su certi temi sono state più vigili.

Ma forse davvero non è più il tempo di dare nulla per scontato in politica e nella società. I cambiamenti, anche delle categorie e dei posizionamenti tradizionali, ci stanno investendo con una velocità tale da renderli impercettibili durante la corsa: è come se ormai non potessimo fare altro che subirne solo gli effetti. Silente, poi, è stato tutto il Pd, ormai quasi vittima della sua irrilevanza. Mentre ho ricevuto attestati di stima, con conseguenti prese di distanza da De Girolamo, anche da esponenti di Forza Italia.

De Girolamo ha accennato a intercettazioni di cui è in possesso. Giustamente si è chiesto da qualcuno che la Procura della Repubblica indaghi. Che cosa ne pensa?

Nunzia De Girolamo dice di essere in possesso di "sms intercettati dalla magistratura", di cui è venuta a conoscenza tramite un “generoso benefattore”, che di certo non può essere un avvocato, visto che gli avvocati, per professione, non sono né “benefattori" né “generosi”. Dovrebbe dirci da quale inchiesta provengono quelle intercettazioni e che rilevanza penale hanno (perché le intercettazioni che non hanno rilevanza penale andrebbero distrutte) e perché questo “generoso benefattore” le avrebbe consegnate a lei, per farne cosa, per farle diventare strumento di minacce?

Insomma, come ha scritto Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento (associazione contro il malaffare molto attiva in provincia di Benevento), credo che ci potrebbero essere gli estremi per un’indagine della Procura su queste dichiarazioni di Nunzia De Girolamo. Io sicuramente sporgerò denuncia per minaccia e violenza privata. Bisogna essere severi nel censurare questi metodi soprattutto se vengono utilizzati da un parlamentare. Inoltre, la Procura non può consentire un uso intimidatorio di intercettazioni frutto di un'inchiesta.

In questo caso, De Girolamo minaccia di usarle per chiudere la bocca a una giornalista. Ma chi ci dice che non potrebbe usarle per inquinare la vita democratica o un'azione amministrativa? Insomma, ad essere sotto attacco potrebbero essere l'intero sistema democratico, la politica e le istituzioni. Secondo me, è proprio questo il punto di rilevanza pubblica di questa incresciosa vicenda.

Per concludere: questa legislatura è contrassegnata da una forte presenza femminile. Qual è il suo parere in merito anche alla luce dell’affaire De Girolamo?

La rafforzata presenza femminile in Parlamento è un'ottima notizia. Sono convinta da sempre che le donne posseggano un'innata forza riformatrice e che per questo siano in grado di migliorare la politica e la società. Non sarà una Nunzia De Girolamo a smontare questa mia convinzione. Oltre che giornalista, sono madre di tre bambine: la mia è una famiglia di donne, la mia tavola a mezzogiorno è un piccolo parlamento dove ciascuna rappresenta un punto di vista.

Ovviamente, va anche detto che, ora più che mai, abbiamo bisogno di donne libere e capaci, in tutti gli ambiti della società, e, quindi, anche in politica. Spero che la stagione della cooptazione femminile sia alle  nostre spalle.

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