La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ieri respinto la richiesta avanzata dall’organizzazione no-profit Catholic Socials Service (Css) di Filadelfia che aveva fatto ricorso contro l’amministrazione locale in materia d’adozioni.

In marzo, infatti, i funzionari della città della Pennsylvania avevano annunciato che la municipalità non avrebbe più lavorato con l’agenzia per il ricollocamento dei minori e di conseguenza sospeso l’erogazione dei fondi destinati a tale fine.

In nome del principio dell’obiezione di coscienza Catholic Social Services s’era detta infatti contraria a riconoscere come candidati idonei alla genitorialità le coppie di persone dello stesso sesso regolarmente sposate. Anche se, come noto, il matrimonio egualitario è legale in tutti gli Stati Usa dal 2015 a seguito della storica sentenza Obergefell v. Hodges della medesima Corte Suprema.

L’agenzia cattolica, facente parte dell’arcidiocesi di Filadelfia, aveva quindi fatto causa alla locale amministrazione presso un tribunale federale, sostenendo che erano stati violati i diritti di libertà religiosa e d’espressione ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti. Ma dal giudice competente era arrivato il divieto a Catholic Social Services di accettare nuove richieste per i programmi di ricollocamento finché il contenzioso non fosse stato giudiziariamente risolto.

In luglio l’agenzia aveva quindi chiesto alla Corte Suprema un'ingiunzione per imporre all’amministrazione di continuare la collaborazione in materia d’adozione durante l’iter processuale. Senza spiegare il motivo del diniego, la Corte (benché i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch avevano affermato che avrebbero acconsentito alla richiesta dell'agenzia) ha confermato la precedente decisione del tribunale federale in merito al divieto di accettare nuove richieste.

Come ribadito dall'amministrazione di Philadelphia, se l’agenzia cattolica vorrà continuare a ricevere fondi municipali per la sua attività, dovrà rispettare l'ordinanza antidiscriminatoria cittadina. Ordinanza che impone di certificare i possibili genitori adottivi a prescindere dalla loro religione, etnia o orientamento sessuale. Altrimenti il gruppo sarà libero di sciogliere ogni vincolo contrattuale con il Dipartimento cittadino per i Servizi sociali. 

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«Veni.. ca ti offru n’arancinu. Ecco la frase che ogni amico vorrebbe sentirsi dire appena si “sbarca” a Catania».

Con queste parole l’attore e attivista Lgbti Silvio Laviano ha lanciato ieri su Facebook un’insolita iniziativa di solidarietà per i 177 migranti della nave Diciotti.

«Ecco mi piacerebbe che noi catanesi comprassimo subito 177 arancini... (Facemu ducentu va') - ha scritto Laviano su Facebook - e almeno 600 olivette di Sant'Agata e andassimo tutti insieme al Porto... ad accogliere! Certo! Anche arancini al burro, e anche qualche pasta di mandorla... Su Andiamo! Muvitivi...col cuore!».

Si tratta di «una semplice considerazione che ogni catanese farebbe, di pancia, diretta e senza logiche di partito o analisi economiche/filosofiche, un pensiero di umanità e di moto attivo sociale e civicamente organico. Un desiderio che è stato raccolto velocemente ed emotivamente da Nellina Laganà, attrice e cara amica, e dalla sensibile Giusy Marraro, donne forti e molto attente al sociale».

E così, a partire dalle ore 20:30, alla banchina 19 davanti al Molo di Levante Laviano, Laganà e Marraro si sono mescolati con gli annunciati arancini al migliaio di persone ivi presenti, per protestare contro il divieto salviniano di sbarco dei 177 migranti al grido di Catania accoglie.

All'iniziativa ha dato la propria adesione anche Enzo Bianco, sindaco uscente della città etnea e attuale presidente del Consiglio nazionale Anci, che in un post su Facebook aveva  scritto in mattinata: «Questa sera i catanesi porteranno arancini ai migranti segregati! Mi unisco all'appello. Manifestiamo in ogni modo lecito la nostra indignazione e la nostra umanità.

Quella di una città che ha saputo affrontare con dignità l'emergenza immigrazione quando era veramente un'emergenza ed eravamo soli. Non oggi che è soprattutto un'occasione per mostrare i muscoli anziché la testa e il cuore».

Ecco il video con le dichiarazioni di Silvio Laviano per Gaynews

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Dovrà essere sottoposto ai voti del Bundestag ma il progetto di legge, approvato il 15 agosto dal governo federale tedesco, pone la Germania in posizione antesignana tra i Paesi Ue. Sarà infatti consentita una terza opzione di genere sui certificati di nascita per i bambini intersessuali

La coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel ha così aperto agli stessi la possibilità di una registrazione del loro genere come "diverso”.

La legge è diretta conseguenza di una sentenza della Corte federale di giustizia che, nel novembre 2017, ha riconosciuto come discriminatorie delle persone intersessuali le norme allora vigenti sullo stato civile. Dal 2013, infatti, era consentito che fossero registrati senza alcun riferimento di genere (maschile o femminile) i bambini nati con caratteristiche di entrambi i sessi.

Soddisfazione e plauso per quanto attuato dal governo mercoledì sono state espressi dalla ministra della Giustizia Katarina Barley che, parlando di una normativa attesa «ormai da lungo tempo», ha sottolineato come «nessuno possa essere discriminato a causa della sua identità sessuale».

Contattato da Gaynews, il prof. Paolo Valerio, docente ordinario di Psicologia clinica presso l'Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura, ha dichiarato: «Il progetto di legge approvato dal governo tedesco rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto alla depatologizzazione e alla destigmatizzazione della condizione intersessuale e auspicabilmente ridurrà la richiesta da parte dei genitori di sottoporre i bambini e le bambine con genitali atipici a quegli interventi definiti dalla letteratura scientifica più avanzata genital cuttings.

Dovrebbe altresì scoraggiare i chirurghi ad effettuare tali interventi, lasciando alle persone intersessuali l’opportunità di autodeterminarsi rispetto alla loro condizione .

D’altra parte in Italia il Comitato nazionale di Bioetica ha deliberato che bambini e bambine con genitali atipici non debbono essere sottoposti a interventi di “cosmesi” chirurgica e che interventi sui genitali debbano essere realizzati solo in quei casi in cui è necessario intervenire chirurgicamente per salvaguardare lo stato di salute della persona».

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Un Ennesimo caso di omofobia. Ma questa volta mista a sessismo. Sarebbe successo nella notte (tra le ore 00:05 e l’01:30) a Taranto presso la gelateria Sandrino.

A denunciare l’accaduto su Facebook il presidente d’Arcigay Strambopoli – Queer Town Luigi Pignatelli, che ha definito l’esercizio commerciale in via Niccolò Tommaso d’Aquino «una cloaca. Ho trascorso più di un'ora lì con tre volontarie giunte da Grecia, Portogallo e Spagna e due dei camerieri non hanno fatto altro che trattare loro come oggetti sessuali e apostrofare me "ri**hione". Ho risposto per le rime quando non ne ho potuto più. Spero che i titolari li licenzino al più presto».

Le tre volontarie, Eleni, Mari e Tatiana, erano reduci dal laboratorio di teatro sociale e storytelling con minori provenienti dal Sahara Occidentale. Uno dei tanti organizzati nel periodo agostano dall’attivista tarantino, che è anche direttore della Compagnia teatrale Hermes.

Nella discussione, originatasi al di sotto del post, Pignatelli ha ricordato come in passato avessero lavorato presso Sandrino «diversi/e/* ragazzi/e/* LGBTIQ+, ma ora è diventato quartier generale di sessismo e omobitransfobia».

Quando è intervenuto anche il responsabile di sala della gelateria, difendendo con toni piccati i dipendenti, l’attivista ha risposto: «Dica ai suoi dipendenti/colleghi che io non mi sento a mio agio se vengo apostrofato "Ri**hione" e chieda loro se alle loro sorelle mandano baci, se le scrutano con sguardo famelico, se dicono loro "Sei bellissima, amore mio" da quando si siedono al tavolo a quando pagano il conto.

PS. Una ghirlanda arcobaleno, come quella da Lei sfoggiata con orgoglio stasera, non basta a rendere qualcuno/a/* gayfriendly».

A quel punto si sono susseguite le reiterate richieste di scusa da parte del responsabile di sala in un botta e risposta conclusosi poi pacificamente.

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Vacanza con i bambini e dove andare? Noi di Gaynews abbiamo cercato di individuare il meglio in Italia per il vostro prossimo viaggio da fare in famiglia: queste le quattro migliori mete dove potrete trascorrere liberamente il vostro tempo, coccolarvi con i vostri bellissimi bambini e fare foto, che in molti a casa ricorderanno per sempre. Non vi resta che preparare le valigie (e non dimenticate spensieratezza e relax).

Un’estate da ricordare

La Sardegna è l’isola gay-friendly dell’estate 2018, per la famiglia e per i più piccoli. Il capoluogo, come le altre principali mete presenti sull’isola, sono piene di alberghi, con eventi e attività organizzate da fare stesso all’interno della struttura che vi ospiterà, e da fare insieme ai bambini, ma perché no? Anche con altri genitori. Ci sono molte spiagge in Sardegna, dove le famiglie potranno facilmente godersi l’attrazione principale; il mare e fare castelli di sabbia, grazie anche al forte flusso di incoming dalla mentalità aperta e globale presente in questo periodo di alta stagione. Vedrete che sarà un connubio perfetto per un viaggio indimenticabile.

Viaggiate leggeri in tutti i sensi

La Toscana è una meta perfetta per le famiglie. Qui troverete moltissime attività da fare, negozietti, ristoranti e bellissime strutture alberghiere gay-friendly pronte ad ospitarvi. La regione, tra le più amate in Italia dalle famiglie arcobaleno di Stati Uniti e Canada, è bellissima e le acque poco profonde ne fanno una destinazione ideale per le famiglie, alle prese con i primi passi oppure i primi insegnamenti di nuoto in acqua. Per un’ottima gita in giornata, scegliete di farli passeggiare a cavallo con degli istruttori dedicati oppure dei mini corsi spa. Vedrete che vi dedicheranno un super abbraccio!

La vacanza con i bambini on the road!

Siete pronti per un viaggio on the road alla conquista della Puglia? Se quest’estate volete macinare chilometri il posto perfetto è questa regione del sud Italia. Munitevi di spirito d’avventura e godetevi i grandi spazi, le atmosfere estive e i panorami unici al mondo, per un’esperienza a tu per tu con la bellezza della Puglia. Vi diamo un consiglio: prenotate sin da ora per la seconda metà di agosto, affittate un camper, fate scorta di buon cibo e procuratevi una buona guida gay-friendly. Vedrete che il divertimento, formato famiglia, sarà assicurato. Ma preparatevi a fare colazione in compagnia della natura estrema!

Costiera Amalfitana: geniale, non trovate?

Tanta bellezza, ritmi slow, città dalla mentalità globale, lidi attrezzati e divertimento pazzo. La Costiera Amalfitana è tutto questo e molto di più, una meta perfetta per le quelle famiglie che vogliono sentirsi protette e coccolate dalla mattina alla sera. Insomma una destinazione aperta, che spesso implica un target alto spendente, soprattutto a Positano e ad Amalfi. Ma voi provate a scegliere altre realtà, come Praiano ad esempio, e partite verso la seconda metà di agosto oppure per i primi di settembre, lontani dalle giornate afose e affollate. Dopotutto la Costiera Amalfitana è famosa nel mondo proprio perché ha reso la diversità un punto di forza, non credete?

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Fondata nel 2005 e facente parte della rete europea Egpa (European Glbt Police), Polis Aperta è l’associzione che riunisce persone Lgbti appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine.

Il Consiglio direttivo ha ieri lanciato un appello alle rappresentanze sindacali di settore perché siano velocizzate le procedure di rilascio del passaporto di minori, figli di coppie omogenitoriali.

«La battaglia contro l'oscurantismo – così nel relativo comunicato – passa anche dalla rimozione delle pastoie burocratiche che attanagliano le famiglie mono e omogenitoriali».

Invocando le «medesime tempistiche previste per tutti i cittadini», Polis Aperta parte da una chiara premessa: il rilascio degli estratti di nascita di bambini, indicati quali figlie di coppie di persone dello stesso sesso, rende necessario l'inserimento di entrambi i genitori sul passaporto del minore.

«Il software in dotazione alle Questure attualmente non permette tale inserimento - continua Polis Aperta – e, all'interno degli uffici dove si provvede al corretto rilascio del passaporto del minore, gli ostacoli informatici sono stati superati solo grazie alla buona volontà degli operatori. Con un notevole allungamento dei tempi.

Il mancato aggiornamento di una procedura informatica è una cecità burocratica, che ignora diritti già esistenti, nella quotidianità della famiglia e per la legge italiana, perché riconosciuti dall'atto di nascita. Far rispettare le leggi rimuovendo gli ostacoli che impediscono ai cittadini di essere tutti uguali di fronte alla legge è il nostro lavoro, la missione scritta sulla divisa che indossiamo tutti i giorni, impossibile, dunque, tacere al cospetto di una tale inutile vessazione burocratica».

Spirito, questo, con cui l’associazione, nella persona della vicepresidente Micaela Pascali, ha «preso parte al primo tavolo ufficiale tra le associazioni del modo Lgbt e il sottosegretario del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, Vincenzo Spadafora, che si è svolto lo scorso martedì a palazzo Chigi.

All'interno dell'incontro, Polis aperta ha portato la specificità del lavoro che gli operatori di polizia e delle forze armate svolgono sul territorio. Un potenziale enorme che potrebbe aiutare notevolmente le istituzioni fungendo da anello di congiunzione fra la comunità Lgbt e la governance per una corretta prevenzione dei crimini d'odio, di episodi di bullismo e violenza».

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Il clima non è solo quello delle cerimonie ufficiali. Si respira soprattutto aria di famiglia nella sfarzosa cornice della Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, dove Luigi De Magistris ha da poco proceduto all’annotazione dei nomi di sette coppie di mamme e due coppie di papà sui rispettivi atti di nascita dei loro 11 bambini.

Un gesto di significativa importanza quello compiuto dal sindaco di Napoli a poco più d’un mese dalle dichiarazioni negazionistiche del ministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno. Cui hanno poi tenuto dietro gli esposti di CitizenGo e Generazione Famiglia contro i sindaci di Torino, Bologna, Milano, Firenze, Gabicce Mare.

Viva soddisfazione è stata espressa da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha così commentato quanto avvenuto a Palazzo San Giacomo: «Siamo felici di questo risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra tra amministrazione comunale e la nostra associazione. A tale proposito un grazie va all’avvocata Francesca Quarato, del nostro gruppo legale, cha ha seguito passo passo la vicenda.

Mentre sempre più sindaci seguono la strada della giustizia sociale e giuridica, confermando che è quella giusta da percorrere, i nostri figli crescono. È urgente e improrogabile che la politica nazionale si assuma le proprie responsabilità, approvando una legge chiara sulla responsabilità genitoriale che riconosca a tutte le famiglie pari diritti e medesimi doveri».

Per conoscere il parere d’una testimone diretta della cerimonia, abbiamo raggiunto Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Professoressa Marino, qual è il valore civile e politico di questa registrazione degli atti di nascita dei figli di nove coppie omogenitoriali?

In questi mesi, insieme all'assessora Sardu e ai servizi Anagrafe e Pari opportunità, su precisa indicazione del sindaco, abbiamo lavorato con tenacia ed entusiasmo alla realizzazione di un diritto che è un atto di giustizia, ma anche un atto di civiltà. In questo progetto siamo stati affiancati da rappresentati delle Famiglie Arcobaleno e dalla loro avvocata che ci hanno sostenuto in un percorso non facile.

La registrazione degli atti di nascita di bambini nati in famiglie omogenitoriali è infatti un atto che anticipa una legge di cui il nostro Paese non si è ancora dotato, nonostante alcune sentenze di tribunali ne abbiano riconosciuto il valore e alcuni Comuni lo stiano applicando. La sua importanza non consiste solo nella tutela e protezione dei minori - cosa di per sé di grande rilevanza - ma assume un significato civile e politico perché supera un'idea della coppia genitoriale eterosessuale come fondamento esclusivo della famiglia, aprendo così la possibilità di riconoscere il valore sostanziale della relazione d'amore tra persone dello stesso sesso.

Il punto dirimente è domandarsi su che cosa si fonda il concetto di famiglia. Al di là dei legittimi convincimenti religiosi che vanno rispettati, in una visione laica la famiglia è un istituto giuridico e storico, per cui è modificabile nel tempo e come tale assume configurazione diverse che, a secondo delle culture e delle prospettive politiche e sociali, si trasforma.

Noi, con un atto di responsabilità, abbiamo accolto le istanze di tante persone che reclamavano il diritto a essere genitori di bambini nati da una relazione d'amore e circondati dalla cura e dall' affetto dei propri cari. Siamo convinti che questa scelta dell'amministrazione abbia un alto valore simbolico perché scardina una visione fondamentalista e oscurantista, che purtroppo in questo momento grava sul nostro Paese, consentendo a tutti/e di realizzare il loro sogno d'amore.

Quali emozioni le ha suscitato questa cerimonia? 

L'emozione è stata grande, dal momento in cui i bambini sono entrati nella sala Giunta di Palazzo San Giacomo, tenuti per mano dalle loro mamme o dai loro papà. Li avevo già intravisti al Pride sul trenino, cantare e urlare al megafono la loro gioia di esistere e il loro desiderio di urlarlo al mondo intero.

Trovarseli di fronte emozionati, increduli e felici è stata un'esperienza commovente e intensa che fa capire quanto i sentimenti debbano contaminare la politica e reclamare di essere ascoltati. Ne va della nostra libertà e del diritto di ciascuno/a alla felicità.

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Uomini single e coppie gay non potranno avvalersi della gpa in Israele. Lo ha deciso la Knesset respingendo un emendamento, a firma Ohana (Likud), alla legge, approvata ieri, che estende alle donne single la possibilità di accedere ai programmi di surrogacy supervisionati dallo Stato.

La precedente norma del 1996 consentiva la gpa solo alle coppie eterosessuali sposate, e fissava ulteriori, stringenti paletti. Troppi, se è vero che moltissimi israeliani hanno preferito in questi due decenni utilizzare agenzie in Paesi stranieri (fra cui il Nepal).

Gioiscono i partiti religiosi indispensabili alla maggioranza di governo, si infuriano le associazioni Lgbti e i loro sostenitori, specialmente presenti nei partiti laici e di sinistra, da Meretz al Labour al centrista Yesh Atid, che ne hanno approfittato per attaccare Netanyahu, bollato come banderuola per aver prima appoggiato le rivendicazioni gay e poi votato contro l’emendamento di Amir Ohana, suo compagno di partito ora accusato di fare da foglia di fico in un Likud sempre più prono ai diktat dell’estrema destra.

Andò così anche sul compromesso del Kotel, ovvero il piano di apertura di un terzo settore, non ortodosso, al Muro del Pianto: accordo sponsorizzato da Netanyahu e senza preavviso cestinato quando i partiti religiosi minacciarono di far cadere il governo.

Adesso Bibi promette su Facebook di sostenere un eventuale progetto di legge che estenda la surrogacy “ai padri”. Legge che non potrebbe mai passare senza provocare una crisi di governo e che, quindi, non giungerà mai in aula.

Mentre il movimento Lgbti chiama per Tisha BeAv, il giorno di lutto per eccellenza del calendario ebraico, cioè dopodomani, quando tutti digiunano in ricordo della distruzione del Tempio e varie altre tragedie nazionali, una giornata di sciopero simbolico. Ma già ieri centinaia di attivisti hanno inscenato a Tel Aviv una prima manifestazione. Nell'ora di punta serale un corteo di dimostranti ha bloccato il traffico automobilistico nel centrale incrocio stradale delle Torri Azrieli, dove si trovano diversi uffici governativi.

Più che piangere su Echà, il Libro delle Lamentazioni, si rifletterà sull’appannarsi dei record “civili” di Israele, che su questi temi campa di rendita dagli anni '90, mentre nell’ultimo decennio è stato superato da gran parte del mondo occidentale e non solo, dove il matrimonio same-sex è realtà e anche le adozioni sono diritti acquisiti. Italia esclusa naturalmente.

In Israele per le coppie gay adottare è teoricamente possibile, ma quasi impossibile nella pratica. Grave discriminazione per una società in cui quasi tutti, gay o etero che siano, vogliono avere figli, come si vede osservando per le strade di Tel Aviv decine di coppie gay con passeggino: per la maggior parte figli avuti all’estero. E così continuerà ad essere per il prevedibile futuro.

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Domani, alle ore 10.30, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo il sindaco Luigi de Magistris registrerà il nome del genitore non biologico su gli atti di nascita delle figlie e dei figli di nove coppie arcobaleno (sette coppie di donne e due di uomini), che saranno presenti alla cerimonia.

Un'annotazione, questa, che riconoscerà ufficialmente il loro diritto alla bigenitorialità.

Interverranno, oltre al primo cittadino, l'assessora alla Trasparenza e all'Efficienza amministrativa Alessandra Sardu, la consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità Simona Marino e l'avvocata Francesca Quarato dell'associazione Famiglie Arcobaleno.

«Un riconoscimento - come sottolineato in una nota del comune di Napoli - che si inserisce nel solco di quanto già sancito dalla Corte di Appello di Napoli e dai tribunali di Pistoia e Bologna, fortemente voluto dal sindaco e da tutta l'amministrazione, che ha inteso sostenere i diritti delle persone e, in particolare delle/dei minori, abbandonando un concetto di filiazione basato sul solo dato biologico e genetico, così come già accaduto con il piccolo Ruben, e cercando di tutelare tutte le famiglie con atti amministrativi che siano al tempo stesso precisi e ben definiti gesti di civiltà giuridica».

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La rabbia di alcuni genitori. La polemica in consiglio comunale. L’imbarazzo del sindaco dem che scarica su terzi le responsabilità: «Una festa tipo gay pride per bambini di quell’età è difficilmente comprensibile».

Queste in sintesi le prime reazioni alle attività formative che le educatrici della Coop Dolce hanno fatto svolgere, il 6 luglio, ai bambini casalecchiesi della scuola d’infanzia Arcobaleno, del cui centro estivo hanno la gestione.

Attività che, ispirate al Bologna Pride dell’indomani, sono consistite nella realizzazione di disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore, colori dell’arcobaleno. Quei colori di cui le educatrice hanno anche dipinto i visi dei bambini, immortalati in una foto apposta su un cartellone con tanto di didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata oggi in prima pagina da Il Resto del Carlino con le dichiarazioni del sindaco di Casalecchio di Reno (Bo) Massimo Bosso, la notizia ha suscitato le forte critiche del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare a Marco Bussetti, ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e a Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia e della Disabilità, su un’iniziativa «inopportuna, strumentale e provocatoria».

Bignami ha quindi spiegato: «Il buon senso qui manca del tutto. Con un numero infinito di favole istruttive e attività che possono essere proposte ai bambini, la cooperativa non ha trovato di meglio da fare che dedicare un laboratorio al Gay Pride?

Una scelta grave e inopportuna che non ammette giustificazioni, soprattutto perché è noto che tali temi suscitano sempre polemiche visto che non trovano mai condivisione unanime.

La scelta dunque non solo appare frutto di leggerezza ma probabilmente è anche strumentale e provocatoria».

Ma critico si è mostrato anche  il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, eletto, il 4 marzo, all'uninominale di Bologna quale candidato della coalizione di centrosinistra. «Non credo - ha dichiarato - che i genitori mandino i bambini di Casalecchio di Reno in un campo estivo pensando che festeggeranno il Gay pride con iniziative del tutto strampalate e prive di qualsiasi presupposto pedagogico.

Qui non si tratta né di destra né di sinistra né del rispetto che tutti abbiamo per le diverse condizioni in cui ciascuno vive la propria sessualità. Qui si tratta di serietà e di buon senso. Siamo in presenza -di un infortunio grave degli educatori della cooperativa che gestisce il campo».

La polemica si è poi spostata sui social. A gridare allo scandalo soprattutto esponenti dell'area leghista e di associazioni a quella contigue come, ad esempio, Generazione Famiglia che, al solito, ha tirato in ballo il tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

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