Il 6 giugno, nell'ambito della settimana d'eventi in preparazione alla Pride di Roma, è stata presentata la proposta di legge regionale  Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, il cui testo è stato redatto dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Nella stessa circostanza è stata anche resa nota la decisione dei responsabili dell'Ex Dogana di annullare il concerto del cantante reggae Sizzla (previsto per il 2 luglio), alcuni dei cui brani sono violentemente omofobi.

Sul significato di questo duplice annuncio nonché sull'annuale questione delle modalità con cui sfilare ai Pride (questione nuovamente esplosa dopo quanto accaduto durante il Basilicata Pride) Gaynews ha intervistato Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride.

 

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La redazione di Gaynews pubblica questa riflessione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, a margine della polemica scatenatasi dopo gli appelli alla sobrietà nel corso del Basilicata Pride.

Per ragioni di tempo non sono riuscito a dire nulla, fino a questo momento, su quanto accaduto a Potenza sabato 3 giugno. Cercherò, anche se devo partire da lontano, di essere quanto più sintetico possibile.  

Conosco e conosciamo bene tutto ciò che ha portato prima alla formazione del comitato che porta il nome di Marco Bisceglia a Potenza e, poi, al Pride di sabato scorso. Ho nel mio cuore e nella mia mentre la telefonata dell' amico Daniel, che nel 2013 mi contattò per chiederci aiuto: il suo compagno si era da poco suicidato. Dopo pochi giorni io e Ottavia Voza decidemmo di andare da Daniel, in provincia di Potenza, per ascoltare la sua storia drammatica, per scoprire il luogo dove il suo compagno si era tolto la vita e dove un 30enne omosessuale potentino aveva compiuto lo stesso gesto pochi mesi prima.

Daniel, con un'infinità umanità, ci raccontò il suo piccolo inferno, le "torture" messe in essere dalla famiglia del compagno: volevano privarlo della la corrente elettrica, del riscaldamento, della casa ... della sua dignità. Ma Daniel, non volendo assolutamente perdere la sua dignità, ci chiese aiuto. Non per se stesso ma perché si potesse costruire a Potenza e in Basilicata un presidio di libertà, un punto di riferimento per le persone gay, lesbiche e bisessuali e trans, perché Arcigay potesse vivere anche in Lucania. Dopo pochi mesi nacque il Comitato di Potenza dedicato a Marco Bisceglia, il prete potentino grazie al quale, insieme a un gruppo di altri coraggiosi attivisti e coraggiose attiviste, nacque Arcigay nei primi anni '80. 


Qui arrivò un vulcano come Nadia Girardi, che avevo conosciuto al Pride di Salerno nel 2012. Qui arrivarono Morena, Marco, Antonella e, poi, Vincenzo e tanti altri e tante altre.  Nadia è una persona che ci ha messo l'anima, il corpo, il coraggio, l'amore, la passione come pochi altri hanno saputo fare. La storia di Nadia, prima ancora di quella del Comitato di Potenza, è la storia di una donna transgender, che tra le montagne dell'Appennino lucano s'è impegnata con tutta sé stessa per difendere la dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Nadia ha costruito, insieme al suo comitato, un sogno. Un sogno che era utopia, che era fantascienza. Ha portato il Pride, l'orgoglio della comunità Lgbti, i colori del nostro movimento di liberazione a sfilare tra le strade e tra il grigio cemento di Potenza.

Decine di ragazzi mi hanno fermato durante il corteo della Potenza dell'Amore, riconoscendomi come il presidente di Arcigay di Napoli perché mi avevano visto in tv nei Pride e nelle iniziative partenopee. Già, perchè Napoli per loro è New York o Londra. Le loro erano parole cariche di emozione e di orgoglio. "Vengo da un paesino vicino Potenza. Nessuno sa di me. Ti ho visto in tv al Pride di Napoli. Finalmente anche qui: sono felice, emozionato". Nel dirlo, Luca tremava. Tremava dalla paura, mista a un incontenibile voglia di essere tra la sua gente, dalla parte giusta. Tremava dalla paura di essere finalmente e orgogliosamente se stesso nella sua terra. Ecco, il Pride è tutto questo.

Ho anche assistito a quanto successo durante la parata. Laura Santonicola e i ragazzi di Arcigay Caserta hanno non ragione ma di più. Hanno difeso il significato di Stonewall. Hanno difeso la nostra storia di movimento di liberazione. Hanno difeso il Pride. Hanno difeso la nostra dignità: la dignità di Laura, di Daniela, di Ottavia, la mia, di Luca e di Nadia. Hanno difeso la storia di Daniel e hanno difeso la storia di Nadia. Le scuse di Nadia a mio avviso mettono una pietra su tutta questa vicenda al di là di tutte le speculazioni. Io sono orgoglioso di attiviste come Nadia, Laura, Daniela e Ottavia. Sono orgoglioso di tutte le persone transessuali che ogni giorno ci difendono dal grigiore e rendono le nostre vite sempre più rainbow. 

Persone come Laura e Nadia, con la loro passione, hanno saputo cambiare il mondo e senza di loro, anche con gli sbagli che ognuno di noi commette, saremmo tutti più tristi. Ringrazio tutti coloro e tutte coloro che hanno costruito un Pride meraviglioso in una terra difficile. Ringrazio infine Giuseppina la Delfa, l'amica Giuseppina, che con la sua faccia tosta - la faccia tosta di chi non ha mai avuto paura di urlare al mondo il proprio pensiero, la faccia tosta di chi ha saputo cambiare le nostre vite - ha saputo mandare al diavolo chi davvero vorrebbe un mondo più grigio e meno eguale. Grazie, Potenza!

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Sembra strano, ma dopo anni di studi, attivismo e politica, bisogna impegnarsi ancora a difendere quelle che comunemente vengono chiamate tette. In particolare, si parla delle temibili “tette al vento” durante i Pride che fanno ancora tanto discutere, come è successo al Basilicata Pride dello scorso 3 giugno. 

Ma facciamo un passo indietro. Il Pride è fondamentalmente il ricordo dei moti di Stonewall e, per sua natura, presuppone che nessuna organizzazione possa dire a chi sta in piazza come vestirsi o non vestirsi. Altrimenti sarebbe una parata militare, una manifestazione in divisa sindacale o un flash mob con una direzione artistica. Premesso che trovare persone al Pride con le tette al vento sia sempre più difficile, vista la meravigliosa invasione degli ultimi anni di famiglie, passeggini e persone di ogni tipo, cosa c'è dietro a chi sceglie liberamente di mostrare il seno a un Pride

Prima di tutto c'è sofferenza. La maggior parte delle tette in questione appartengono alle persone trans, che hanno attraversato le più svariate vessazioni, violenze e discriminazioni per il semplice fatto di non riconoscersi nel proprio corpo e adesso rivendicano la libertà di essere quello che sono. Se appartengono invece a una donna, credo che basti pensare a quanto questa donna potrebbe essere accusata di essere z......la per il semplice fatto di mostrarsi. A far l'amore comincia tu, diceva molto semplicemente Raffaella Carrà

In secondo luogo c'è libertà. Le persone trans sono state tra le prime a ribellarsi a Stonewall nel lontano 1969 contro un sistema che condannava i rapporti omosessuali e imponeva per legge di vestirsi in maniera consona al proprio sesso. Questo è avvenuto perché erano, e sono tuttora, le persone che più sentono il peso degli stereotipi, dei pregiudizi, del fatto che un uomo non è uomo se non si comporta e non segue certi schemi e una donna non può certamente essere altro che un donna biologica. 

In terzo luogo c'è la sessualità. Il corpo al Pride è un valore. È uno strumento politico contro l'ipocrisia di una società che di sesso non vuole ancora parlare, nonostante nell'epoca della connettività di massa è purtroppo la pornografia a fare scuola a bambini e bambine sul sesso. Quelle tette, tra i molteplici significati, stanno lì a dire: "Vogliamo parlare di sessualità invece di fare i moralisti di giorno e i consumatori di porno e prostituzione di notte?". È una provocazione che, specialmente nel nostro Paese, è più che legittima, considerando anche il fatto che la maggior parte dei bambini e delle bambine, oggi, non hanno gli strumenti concettuali per distinguere la pornografia dalla realtà con conseguenze pericolosissime in termini di salute e bullismo, come spiega anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (e non le pericolose trans a seno nudo). Siamo davvero sicuri che le trans a seno nudo siano pericolose per i più e le più giovani, quando non ci curiamo minimamente della quantità di violenza e messaggi negativi a cui oggi sono sovraesposti e sovraesposte ogni giorno? Blue Whale dovrebbe insegnarci qualcosa. Il bullismo a sfondo sessuale è una delle prime cause di depressione e perdita di autostima nelle giovani generazione e si alimenta con chat e social media. 

In quarto luogo c'è la parità. Spesso si sente dire: "A che serve sfilare con le tette al vento per chiedere uguali diritti? Gay e trans non fanno certo questa vita tutti i giorni". 

La parità non è fatta solo di leggi. Le leggi sono solo un pilastro. Poi c'è la sostanza, la cultura, l'immaginario, le opportunità concrete. Non è un caso che nonostante la Costituzione repubblicana del 1948, il diritto di famiglia sia stato riformato solo nel 1975. Perché il petto di un uomo non fa scandalo e il seno di una donna sì? A pensarci bene, la nostra sessualità è costruita intorno al concetto di virilità maschile. La donna deve coprirsi perché è sessualmente complementare all'uomo ed è sconveniente che prenda l'iniziativa. L'idea di un seno scoperto ci turba perché scuote un sostrato culturale fatto di maschilismo e patriarcato

Non si tratta allora solo di un banale spogliarello, solo di un'esibizione. Quello spogliarsi e quell'esibirsi al Pride hanno un valore: sono il ricordo di una battaglia di liberazione che deve essere tramandato e di cui oggi abbiamo  più che mai bisogno. Qualcuno dice che i tempi sono cambiati e che le persone trans come anche le associazioni Lgbti devono rivendicare la quotidianità, la possibilità di svolgere qualunque tipo di lavoro e di educare dei figli. 

Siamo d'accordo, ma esistono marce, sit in e tantissime altre manifestazioni che non sono il Pride. Il Pride, ricordiamolo, è orgoglio di se stessi, del proprio corpo e della propria identità.  Nessuno e nessuna di noi vorrà trovare un lavoro in cui i colleghi insultino chi si traveste o ha manifestato in passato con le famose tette al vento. Nessuno e nessuna di noi vorrà vivere un quotidiano in cui rinnega il momento della lotta e della provocazione. Nessuno e nessuna di noi vorrà nascondere al proprio figlio o figlia le foto di anni e anni di Pride rinunciando a spiegare il valore di quelle tette. 

La provocazione serve ancora oggi, perché non c'è solo un'identità da affermare, ma un tema che riguarda la consapevolezza, la libertà e l'educazione al corpo e alla sessualità. Proibire, creare il senso della vergogna, costruire il meccanismo della colpa sono purtroppo strumenti del potere che ci portiamo addosso da secoli, nei quali viviamo e con i quali ci esprimiamo, anche senza rendercene conto. Per questo, si tratta di un tema sul quale c'è una lunghissima strada da fare, affrontando moltissime forze che remano in direzione contraria per portarci indietro rispetto a quanto conquistato: per compiere questa strada abbiamo bisogno anche delle tette. 

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Il Basilicata Pride è stato un indubbio successo come ricordava ieri Nadia Girardi, presidente del locale comitato d’Arcigay, al termine della parata. Un successo dovuto alla tenacia e al coraggio di una donna trans che da anni si batte per i diritti Lgbti in una regione non pienamente sensibile a certe istanze come la Lucania. Quella Lucania che diede i natali a don Marco Bisceglia, uno dei fondatori dell’Arcigay, che l’attivista Morena Rapolla ha ricordato in relazione «a quei germogli lasciatici da un prete che qualcuno ha definito un prete scomodo. Invece no. Don Marco Bisceglia stasera è qui con noi. Io sento il suo spirito. Stasera fa festa qui con noi perché è tanto orgoglioso di noi. Quando i diritti non saranno più desidero allora non avremo più bisogno dei Pride. Ma la stagione dei Pride è solo iniziata».

Parole toccanti che sono state precedute dal discorso vibrante e forte di Giuseppina La Delfa, ex presidente di Famiglie Arcobaleno, che senza mezzi termini ha attaccato il comunicato Utero in affitto diramato tre giorni prima dell’inizio dell’Onda Pride: «Siamo qui con tante famiglie. Ma ci mancano ancora tanti diritti come l’accesso alla gpa per tutti. Non dobbiamo permettere a nessuno d’insultarci. Nessuno ci deve insultare. Nemmeno certe vecchie lesbiche rimbambite. Nemmeno  certi gay rimbambiti. Non dobbiamo farci insultare da nessuno».

Non sono però mancati momenti di tensione, provocati da un pubblico appello di Morena Rapolla alla sobrietà e alla compostezza nello sfilare prima della partenza del Pride. Pronunciato dal palco, l'invito si è caricato d'indubbia connotazione politica sì da indurre Laura Maria Santonicola, vicepresidente di Rain Arcigay Caserta, Daniela Falanga, componente di Arcigay Napoli, e Ottavia Voza, componente della segreteria nazionale d'Arcigay con delega per le politiche e i diritti trans, a un gesto dal forte impatto provocatorio: mostrare i propri seni quale protesta a un messaggio compromettente il principio dell’autodeterminazione e 30 anni di rivendicazioni. Rivendicazioni contro una società sessista che vuole le persone omologate e schiave d’una non meglio precisata moralità

Questo gesto ha indotto Nadia Girardi a far interrompere la musica e a prendere la parola: «Vi prego caldamente perché ho visto una mia amica che si è tolta il reggiseno. Allora: questa non è un’esibizione. Vi prego. Vi chiedo questa cortesia perché l’amministrazione comunale ci ha appoggiato e io ci tengo a portare in alto il nome di Arcigay Basilicata. Anch’io sono vestita da drag queen ma non sono volgare. Vi prego perciò di non spogliarvi e di rimanere composti perché questa è la Potenza dell’Amore e non uno spogliarello».

Parole che hanno suscitato l’immediata reazione del comitato Rain Arcigay Caserta che ha ritirato le sue diciotto bandiere in segno di protesta. «È possibile – così la stessa Laura Maria Santonicola, le cui dichiarazioni sono state riportate nell’odierno comunicato del comitato casertano -  nel paese che vanta il triste primato europeo per omicidi di persone trans, che siamo costrette da istituzioni sorde e bigotte a coprirci, ricomporci e nasconderci nel nome di una morale individuale che non è legge? In che modo un seno scoperto è dannoso, a confronto di quello che subiamo come singoli e come comunità ogni giorno? Censuriamo i nostri corpi e non le parole d’odio di chi ci vorrebbe morti e ci condanna all’inferno?».

In  ogni caso la stessa Ottavia Voza Daniela Falanga non hanno esitato  a riconoscere a Nadia Girardi il merito della non facile organizzazione del Basilicata Pride e a sottolineare come le indubbie pressioni provenenienti da più parti l’abbiano portata all’infelice appello pubblico. D’altra parte la stessa presidente di Arcigay Basilicata, interpellata da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha ribadito tutto ciò e, oltre a dirsi dispiaciuta per quanto successo, ha anche comunicato d’aver chiamato personalmente Laura per chiederle scusa.

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Partito da piazza Mario Pagano, il Basilicata Potenza Pride, dopo aver percorso via Pretoria, via Mazzini e viale Firenze, è arrivato all’interno del Parco Baden Powell, dove la musica si protrarrà ininterrottamente fino a notte fonda. Un successo annunciato che, nonostante qualche scontata voce dissonante (Forza Nuova e il Popolo della Famiglia), ha segnato una tappa importante nella marcia dei diritti anche in Lucania. Presenti, fra gli altri, anche il deputato potentino Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Articolo 1 - Movimento Democratico.

«La giornata di oggi è stata molto significativa perché ha restituito a tanti di noi almeno una parte di quanto c’è stato tolto nel passato – queste le prime dichiarazioni di Nadia Girardi, Presidente di Arcigay Basilicata, al termine della parata –. Al corteo erano presenti tante persone che, proprio come me, non hanno abbandonato questa terra e hanno creduto che si potesse fare anche da qui, dalla Basilicata, una piccola grande rivoluzione di felicità e benessere per tutte e tutti. Il bambino che sono stato e la Nadia che sono diventata oggi sono davvero felici, insieme, avvolti dall’ abbraccio arcobaleno di migliaia e migliaia di attivisti che, da tutta Italia, sono arrivati a Potenza. Un vero miracolo che si è realizzato grazie alla Potenza dell’Amore».

 

 

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