«La decisione da parte di 16 Stati dell’dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) di avviare un’inchiesta internazionale su quanto accaduto lo scorso anno in Cecenia ci dà la speranza di ottenere finalmente giustizia nella Repubblica federata russa, retta da Ramzan Kadyrov, e nel resto della Russia. Lo dobbiamo ai sopravvissuti e alle vittime del pogrom anti-Lgbt.

Si tratta di un traguardo importante, frutto anzitutto del lavoro degli attivisti russi del Russian Lgbt Network, al quale ci onoriamo di aver contribuito». 

Con queste parole Yuri Guaiana, presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti, ha commentato a Gaynews il passo intrapreso da Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti a seguito delle insufficienti informazioni date dalla Russia sulla violazione dei diritti umani in Cecenia.

Il 30 agosto, infatti, i governi dei predetti Paesi (eccezion fatta del Belgio, che si è aggiunto l’altro ieri nel decidere l’avvio dell’inchiesta internazionale, a differenza dell'Italia, ancora una volta assente) avevano chiesto a Mosca di riferire, entro dieci giorni in merito agli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone Lgbti, dissidenti locali, giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cecenia

Agendo come componenti dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, i singoli governi avevano invocato per la questione cecena il Meccanismo di Vienna, che consente ai Paesi partecipanti di chiedere conto della tutela dei diritti umani in un altro Stato dell'Osce. 

Che cosa è successo nello specifico da agosto a oggi? A spiegarlo è lo stesso Yuri Guaiana a spiegarlo nel saggio Il pogrom anti-LGBT in Cecenia che, in una con quello intitolato La nuova Santa Alleanza contro i diritti umani, è contenuto nel volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin in corso di pubblicazione (sarà nelle librerie nella seconda metà di novembre) per i tipi torinesi della Diderotiana. 

Eccone, in anteprima esclusiva su Gaynews, i passaggi interessanti la questione Osce: «Egle Maier, primo segretario alla Rappresentanza permanente della Lituania presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, ha riferito che la Russia ha risposto alle richieste, ma "senza entrare nel merito delle preoccupazioni sollevate".

Il 1 novembre 16 Stati membri dell’Osce hanno pertanto invocato il Meccanismo di Mosca secondo il quale, ora, una Commissione di 3 esperti – solo uno dei quali potrà essere scelto dalla Russia – verrà costituita dall’Ufficio Osce per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani e un’inchiesta internazionale sarà finalmente avviata.

Anche se la Russia si rifiutasse di far entrare gli esperti sul suo territorio, essi potranno scrivere un rapporto intervistando i sopravvissuti rifugiatisi fuori dalla Federazione Russa e auspicabilmente riconoscere i crimini contro l’umanità che sono stati perpetrati in Cecenia per quello che sono».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Il 30 agosto i governi di 15 Paesi (Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno chiesto alla Russia di riferire in merito agli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone Lgbti, dissidenti locali, giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cecenia. Da Mosca hanno dieci giorni per rispondere.

I singoli governi hanno agito come membri dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e hanno invocato per la questione cecena il Meccanismo di Vienna, che consente ai Paesi partecipanti di chiedere conto della tutela dei diritti umani in un altro Stato dell'Osce. Ma purtroppo l’Italia in questo caso risulta assente.

A muovere un duro j’accuse al riguardo sono stati oggi Benedetto Della Vedova, coordinatore di +Europa, e Yuri Guaiana, presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

«La notizia che un gruppo di 15 Stati membri dell’Osce abbia invocato il Meccanismo di Vienna per chiedere conto alla Russia degli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone omosessuali in Cecenia è certamente buona – hanno scritto in una nota –. È una pessima notizia invece che non ci sia l’Italia, perchè è indicativa della considerazione che il nostro Paese attribuisce alla difesa dei diritti umani e dell’irrilevanza e isolamento internazionali a cui questo governo ci sta condannando.

Chiediamo dunque all’Italia di sostenere questa iniziativa per contribuire a fare piena luce su quanto è accaduto e sta accadendo ai cittadini ceceni Lgbti».

Come spiegato da Della Vedova e Guaiana, «i meccanismi di Vienna e di Mosca sono strumenti creati dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa per monitorare il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati membri.

Il Meccanismo di Vienna permette agli Stati membri di porre delle domande precise sul rispetto dei diritti umani. In caso di mancata risposta, può essere invocato il Meccanismo di Mosca, grazie al quale può essere costituita una Commissione di tre esperti per svolgere un’inchiesta internazionale.

Se la Russia non rispondesse alle domande poste e si rifiutasse di far entrare gli esperti sul suo territorio, questi ultimi potrebbero scrivere un rapporto intervistando i sopravvissuti rifugiati fuori dalla Federazione Russa e, auspicabilmente, riconoscere i crimini che sono perpetrati in Cecenia per quello che sono».

e-max.it: your social media marketing partner

In vista dell’incontro odierno a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin (previsto intorno alle 13:00, ore locali) Human Right Campaign ha proiettato, ieri sera, su un muro del Palazzo presidenziale, messaggi a sostegno delle persone Lgbti cecene.

Trump e Putin: fermate i crimini contro l'umanità in Cecenia. Questo uno degli appelli lanciati in Piazza Kappautori dall’associazione statunitense che, nel chiedere al presidente Usa di sollevare l'argomento durante il vertice, ha ricordato come, negli ultimi 15 mesi, oltre 100 persone omosessuali siano state «arrestate, torturate e sottoposte ad abusi» nella Repubblica della Federazione russa.

Come noto, il primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov ha sempre respinto ogni addebito al riguardo sostenendo l’impossibilità di tali azioni vessatorie dal momento che non esisterebbero persone omosessuali nel suo Paese.

Continua intanto la protesta di Hrc, i cui attivisti e attiviste hanno marciato stamattina per le vie di Helsinki e occupato, insieme con associazioni locali Lgbti e pacifiste, la scalinata antistante la neoclassica cattedrale luterana.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Si è conclusa a Roma la manifestazione Global Speak Out for Chechnya, organizzata da All OutAssociazione Radicale Certi DirittiCircolo di Cultura omosessuale Mario Mieli. per  commemorare le vittime delle purghe cecene anti-gay e chiedere alle autorità russe di avviare un’indagine sui fatti ceceni.

L'evento, che ha avuto luogo anche a Brasilia, Londra, Città del Messico, Monaco di Baviera, Berlino, Stoccolma, York, cade a  un anno dall’articolo di Elena Milashina che, il 4 marzo 2017 su Novaja Gazeta, sollevò il velo su quegli orrori, 

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Il 4 aprile del 2017 Novaja Gazeta, il quotidiano russo su cui scriveva Anna Politkovskaja, dava la notizia che le autorità cecene stavano sequestrando, torturando e uccidendo degli uomini sospettati di essere gay.

A un anno dall’articolo di Elena Milashina, che sollevò il velo su quegli orrori, All Out ha organizzato in varie città la manifestazione Global Speak Out for Chechnya, volta a commemorare le vittime e chiedere alle autorità russe di avviare un’indagine sui fatti ceceni.

Esse si terranno, domani 7 aprile, a Brasilia, Londra, Città del Messico, Monaco di Baviera, Berlino, Stoccolma, York, Roma. Nella capitale l’appuntamento è dalle 17:00 alle 18:30 in viale Castro Pretorio, altezza fermata della metro angolo via Gaeta (a pochi passi dall'Ambasciata della Federazione Russa).

La manifestazione romana è stata co-organizzata da All OutAssociazione Radicale Certi Diritti e Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Sin da quando si apprese ciò che stava accadendo in Cecenia, All Out ha lavorato con il Russian Lgbt Network – la più grande associazione Lgbt russa – e, limitatamente all’Italia, con associazioni, come Certi Diritti e il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, per rispondere alla crisi.

All Out è riuscita così a raccogliere abbastanza fondi da permettere a decine di persone d’uscire dalla Cecenia. Senza dimenticare che lo scorso anno Yuri Guaiana, Senior Campaigns Manager ad All Out e attualmente presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti, è stato arrestato a Mosca mentre tentava di consegnare 2 milioni di firme per chiedere alle autorità russe di aprire un’inchiesta.

E proprio Yuri Guaiana ha spiegato a Gaynews il significato della manifestazione e la scelta della data del 7 aprile sulla scia dei ricordi della drammatica esperienza dell’arresto: «Il 7 aprile di un anno fa il dipartimento di Stato americano ha confermato quanto Novaya Gazeta aveva rivelato al mondo pochi giorni prima: decine di uomini venivano rapiti, torturati e, in alcuni casi, uccisi in Cecenia solo perché sospettati di essere gay. Con All Out abbiamo raccolto sufficienti fondi da evacuare decine di persone e oltre due milioni di firme per chiedere alle autorità russe di fare giustizia.

La risposta è stata quella di arrestare me e altri quattro attivisti russi mentre stavamo cercando di consegnare le firme a Mosca. A un anno di distanza giustizia non è ancora stata fatta, nonostante le autorità russe abbiano tutte le informazioni necessaire e anche una denuncia formale di un sopravvissuto, Maxim Lapunov. Il loro obiettivo è chiaro: vogliono che il mondo si dimentichi di questa vicenda. Ma noi non ci stiamo.

Con le manifestazioni di domani a Roma e in altre città del mondo, vogliamo mandare un chiaro messaggio: non rimarremo in silenzio finché un’inchiesta imparziale sugli abusi perpetrati in Cecenia non sarà conclusa e i responsabili assicurati alla giustizia».

Dichiarazioni, cui si riallacciano quelle ufficiali di Leonardo Monaco, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti. «È trascorso già un anno - così ha affermato - da quando il giornale russo d'opposizione Novaja Gazeta ha portato a conoscenza dell'opinione pubblica internazionale la realtà del pogrom antigay ceceno.

Domani manifesteremo davanti alla diplomazia russa e, idealmente, davanti a tutte le istituzioni e i leader mondiali per chiedere verità e giustizia per l'ennesima violazione dei diritti umani del popolo ceceno che ancora pochi sembrano voler vedere».

E Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, ha a sua volta detto: «A un anno dalle prime notizie degli orrori perpetrati in Cecenia contro centinaia di omosessuali, senza mai un chiarimento da parte delle autorità, manifestiamo di nuovo e con maggior vigore accanto alla comunità Lgbt+ russa. Riteniamo, infatti, sia nostro dovere continuare a denunciare alla comunità internazionale questa inaccettabile situazione, ribadendo la necessità che anche il nostro Paese si muova diplomaticamente per la richiesta di informazioni alle autorità russe».

e-max.it: your social media marketing partner

Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Un inferno di torture. La questione Cecenia tra disinteresse e "fake news" di Simone Alliva, giornalista di Huffington Post L'Espresso.

 

e-max.it: your social media marketing partner

Mirco Nese è un giovane cantautore salernitano ed è stato un protagonista inatteso del Napoli Pride 2017Infatti Mirco ha scritto e cantato per quell'occasione Fateli amare, un brano arrangiato dai compositori Dual Sound (Gianluca, Angelantonio, Alma) che ricorda la condizione delle persone omosessuali in CeceniaIl brano di Mirco ha riscosso un grande successo ed è disponibile in tutti gli store online già dal mese di luglio. Da pochi giorni, è possibile vedere anche il video.

Incontriamo Mirco Nese per sapere qualcosa in più sul suo brano.

Mirco, qual è stata la tua prima reazione quando hai appreso della persecuzione delle persone omosessuali in Cecenia?

Mentre leggevo quelle notizie, ricordo che mi ripetevo in continuazione: Non è possibile.

Pensi che canzoni come la tua possano aiutare a sensibilizzare anche i più giovani, e non solo quelli Lgbti, sul problema dell’omofobia?

Questa canzone riguarda il carcere di prigionia per gay situato ad Argun in Cecenia, ma è rivolto a tutte e tutti: i diritti umani sono diritti umani ancor prima che diritti dei gay, ogni essere vivente è sacro e non dovrebbe essere leso. Poi questa canzone più che sensibilizzare, vuole spingere chi crede nell'umanità ad imporsi perché la verità è che bisogna imporsi, prima che come gay, come esseri umani che esigono uguaglianza e parità di diritti per tutte e tutti.

Che reazioni stai raccogliendo da chi ascolta il tuo brano o vede il video di Fateli Amare?

La verità è che molti ragazzi, soprattutto quelli gay, mi hanno sconsigliato di scegliere un argomento del genere perché  sarei stato “ghettizzato” o visto come un opportunista. Io, invece, ho fatto quello che mi sentivo di fare e devo dire che in molti mi fanno complimenti per il testo e per la vocalità, alcuni anche per l'aspetto ma questo poco mi importa. La cosa che mi ha colpito però è che I complimenti me li fanno in privato e non pubblicamente, come se si vergognassero.

Comunque questa canzone l'ho sentita e l'ho scritta come dedica a chi purtroppo vive il terrore delle persecuzioni e vive sulla propria pelle l'ignoranza di chi discrimina e condanna. Con Fateli Amare mi interessa urlare il mio sdegno perché di fronte a queste tragedie mi viene da pensare che non siamo tanto lontani dall'epoca di Hitler. Infine, ho notato che quando si parla di diritti gay in Italia è come quando si  parla di politica: a chiacchiere tutti vogliono che le cose cambino, ma nei fatti pochi agiscono sul serio.

Hai partecipato al Pride di Napoli: cosa ti piace del Pride e perché, secondo te, è importante parteciparvi?

Del Pride mi piacciono molte cose. La partecipazione è certamente importantissima e io vorrei che tutti scendessero in strada durante il Pride, anche gli eterosessuali.. Poliziotti in divisa, politici, calciatori, preti e non tanto per dimostrare che esistono anche poliziotti gay, politici gay, calciatori gay e preti gay - questa cosa già la sappiamo - ma per dimostrare in mondo più consapevole e più libero l’importanza di rivendicare diritti, perché non rivendicare i diritti delle persone Lgbti, anche se sei eterosessuale, significa non riconoscere i diritti di un cugino, di un amico, di un figlio o di un nipote futuro. Significa non riconoscere i diritti di un altro essere umano.

Ti è mai capitato di essere presente (o di essere vittima) di un gesto o un'offesa omofobica?

No, non mi è mai accaduto di assistere a un gesto di omofobia. Però avendo lavorato nei bar  ho sentito spesso giudizi sgradevoli su ragazzi più effeminati o gay da parte di ragazzi che si sentivano più fieri e più “maschi” e poi mi accorgevo che erano incapaci di reggere una discussione con la loro compagna. Mentre mi è altresì successo di parlare con ragazzi  eterosessuali molto gay-friendly, che appoggiavano la rivendicazione di diritti da parte delle persone Lgbti, e la loro umanità e la loro intelligenza mi è sempre sembrata molto più “forte”, più “maschia”.

e-max.it: your social media marketing partner

Sono stati auditi ieri e oggi in Commissione Giustizia di Senato e Camera Yuri Guaiana, componente di All Out, e Igor Kochetkov, presidente di Russian Lgbt Network, sulla condizione delle persone omosessuali cecene. Quello italiano è così il primo Parlamento ad aver ascoltato un attivista locale sulle persecuzioni anti-gay messe in atto dal presidente Ramzan Kadyrov nel totale silenzio di Mosca. Risultato, questo, raggiunto grazie anche all’iniziativa di crowdfunding che, lanciata dall’associazione Certi Diritti, ha permesso al presidente di Russian Lgbt Network di giungere a Roma.

Gaynews ha potuto intervistarlo al termine dell’audizione odierna alla Camera.

Igor, dal 2007 Ramzan Kadyrov è alla guida della Cecenia, una delle Repubbliche della Federazione Russa. Come si è evoluta in questi dieci anni la posizione delle persone omosessuali?

Gli omosessuali sono sempre stati in Cecenia persone di cui si sapeva ma non se ne parlava. Ognuno teneva accuratamente nascosta la propria condizione a parenti, amici e colleghi. Qualsivoglia comunicazione tra persone gay poteva avvenire solo in segreto. Una situazione in realtà non dissimile a quella vigente in Europa nella metà del secolo scorso. Tuttavia, nel corso degli ultimi dieci anni, la situazione per i gay in Cecenia è cambiata significativamente in peggio. Il regime totalitario di Kadyrov si è posto l'obiettivo di combattere con qualsiasi mezzo chiunque non corrisponda all’idea di uomo perfetto ceceno. Fino all’annientamento fisico di queste persone.

Qualcuno ha parlato di nuovi lager per i gay ceceni. È corretto ricorrere a un tale paragone?

Pur comprendendone l’utilizzo, si tratta però di un raffronto improprio. Le persone omosessuali sono arrestate e recluse in carceri illegali. Si tratta di prigioni stabilite da tempo ma non riservate esclusivamente ai gay. Anche se è necessario aggiungere che sono soprattutto i gay a subire maltrattamenti da parte degli agenti di polizia e degli altri detenuti.

Qual è la posizione della gerarchia ortodossa su quanto sta accadendo?

Silenzio assoluto. La Chiesa ortodossa non commenta nulla al riguardo.

Quali sono secondo te le azioni che possono essere messe subito in campo dalla comunità internazionale per aiutare i gay ceceni?

La comunità internazionale deve in primo luogo esigere un’indagine vera ed efficace da parte delle autorità russe su quanto sta accadendo in Cecenia. I governi occidentali e gli organismi umanitari potrebbero e dovrebbero poi avviare indagini proprie. È chiaro: avranno molto da fare perché non c'è abbastanza informazione al riguardo. Ma le vittime, che sono riuscite a fuggire in Paesi Ue o in America, hanno già fornito testimonianze dettagliate in merito. Inoltre, non basta accogliere semplicemente le vittime di quest’aberrante sistema criminale. Bisogna fornire loro anche protezione. Solo in questo modo si potrà avere giustizia.

Sulle uccisioni e torture delle persone omosessuali cecene nessuna parola da parte del Vaticano. Come giudichi un tale silenzio?

È inaccettabile. Il Vaticano non può rimanere in silenzio. Non può ripetere gli errori compiuti nel XX secolo, quando il Papa tacque sui crimini nazisti.

Ieri e oggi sei stato audito in Senato e alla Camera. Che impressione ne hai avuto? 

Sono molto grato ai senatori e ai deputati che hanno accettato di incontrarmi. Ma, ancor più, sono grato agli attivisti italiani – in particolare a quelli di All Out e di Certi Diritti – che hanno reso possibili tali audizioni. A quegli attivisti italiani, che ogni giorno ricordano ai propri connazionali che la tragedia cecena riguarda tutti. Ognuno ha il dovere d’intervenire. Perché siamo europei, perché siamo esseri umani. La storia non conosce barriere spaziali e ci accomuna tutti. La storia a noi tutti comune c’insegna che i crimini compiuti dai regimi totalitari, affermatisi in un unico luogo, possono dilagare in un intero continente e in tutto il mondo, se non fermati in tempo.

e-max.it: your social media marketing partner

Enzo Cucco è il presidente  dell’Associazione Certi Diritti. Associazione che ha al centro la laicità, la libertà, la democrazia ed è da da sempre impegnata per i diritti di tutti  coloro che hanno sofferto abusi, discriminazioni e violenze a causa della propria sessualità. 

Enzo, credi che tra ciò che accade in Cecenia alle persone Lgbti e ciò che accade nel nostro Paese sulla grande questione dello ius soli ci sia un filo rosso preoccupante?

Il filo rosso lo vedo soprattutto nell’atteggiamento che hanno i rappresentanti istituzionali del nostro Paese. Presidente della Repubblica, presidente del Consiglio e ministro degli Esteri hanno avuto modo di vedere Putin in questo periodo e nessuna parola è stata pronunciata sui diritti umani calpestati dalla Russia o sulla situazione dei gay in Cecenia. Macron, Merkel e la stessa Mogherini si sono comportati in modo diverso: almeno glielo hanno ricordato a Putin. O, almeno, così hanno affermato pubblicamente in conferenza stampa pubblicamente. I nostri no. Ed è facile immaginare che dietro le grandi questioni politiche, che di solito si sollevano in queste situazioni, si celano interessi economici precisi. Come se i diritti umani possano essere barattati con un po’ di petrolio. Sono scandalizzato da questo atteggiamento ma non stupito. È la politica estera italiana in generale che usa il doppio registro: voce grossa con i deboli (vedasi il Messico) ed afonia nei confronti dei potenti. Eccolo il filo rosso più pericoloso.

Ogni anno si apre il dibattito sui Pride. C’è chi afferma che soni finiti i tempi  dei Pride colorati e delle piume al vento. Che cosa ne pensi?

Si tratta d'un'enorme falsità. Sono le stesse persone che dicevano che il Pride fosse superato anche allora. Anche, quando lo facevano in splendida solitudine alla fine degli anni ‘70 e all’inizio degli anni ’80. Falso, perché è ancora essenziale il tema che era ed è al centro dei Pride: l’orgoglio ovvero la possibilità di vivere apertamente la propria sessualità senza che venga considerata peccato o malattia. O, peggio ancora, un “costume diverso che non ha bisogno di ostentazione”. Contro tutti i conformismi. Ma tutti tutti, compresi quelli dei gay e delle lesbiche.

Son  passati  molti anni dalle prime  manifestazioni degli anni ’70 per i diritti delle persone Lgbti. Oggi quei messaggi hanno ancora  un  valore o sono superati dalla storia, soprattutto, con l’emanazione della legge sulle unioni civili? 

Lo abbiamo detto sempre. La legge sulle unioni civili è solo un passo avanti verso la piena uguaglianza che è, e non può che essere, il nostro obiettivo finale. Uguali di fronte alla legge, perché le differenze di fronte alla legge su questi temi non sono giustificate dalla scienza, dalla società, dalla cultura. E non parliamo sulla morale che in quanto tale, per chi è liberale, è sempre e soltanto individuale e non può essere imposta per legge. Ogni posizione contraria giustifica, consapevolmente o no, la discriminazione. Sembra un controsenso ma questa legge, pur essendo un passo avanti, sancisce una differenza di trattamento, una discriminazione. Meno sensibile per le coppie omosessuali senza figli, più grave per quelle che li hanno. Ma sempre di differenza immotivata, quindi di discriminazione, stiamo parlando.

Negli ultimi mesi c’è stata una grande polemica sollevata dalla trasmissione Le Iene per un progetto approvato dall’Unar in tema di lotta alle discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale. Insomma, il caso Andoss. È per te solo una questione scandalistica o ci racconta altro?

Non voglio tornare sulle questioni relative al tipo di comunicazione che fanno Le Iene. Mi sembrano gravi due cose, però, di cui quasi nessuno parla apertamente: il perché ci siano associazioni che ritengono che Anddos non abbia diritto ad accedere ai finanziamenti di Unar e il futuro di Unar stesso.

Del primo nessuno ha mai spiegato perché gestire saune sia disdicevole per chi chiede di accedere ai fondi Unar. Ma vale solo per le saune affiliate ad Anddos? La stesso Anddos, comunque, sembra aver fatto un passo indietro, avendo scelto di ritirare il progetto a suo tempo finanziato per togliere dall’imbarazzo l’Unar che non aveva motivi formali per ricusarlo, se non ritirando tutto il bando nazionale e facendo incavolare (con qualche ragione in verità) tutte le altre associazioni.

Sul secondo: nessuno più parla realmente dei compiti dell’Unar, dei suoi mezzi e delle sue potenzialità. Nessuno è realmente preoccupato da questo immobilismo che ormai dura da mesi, ben da prima delle dimissioni dell’ultimo direttore. Nessuno dice più che la Rete nazionale antidiscriminazioni è paralizzata da un Governo che dopo il caso Meloni e quell’insulto all’intelligenza che è la guerra al gender, si è talmente impaurito che ha bloccato tutto. Ho sentito poche voci e, anche molto generiche, su questo tema. Insomma, le solite generiche dichiarazioni. Mentre invece le associazioni mi sembrano molto interessate a sapere chi siederà su quella poltrona.

Se dovessi  fare una critica al mondo dell’associazionismo Lgbti, quale  approccio ne rappresenta la maggior debolezza sul piano della lotta alle discriminazioni?

Credo che la cosa più significativa che stia capitando è il sostanziale abbandono della politica di qualche anno fa che metteva insieme le associazioni che, a diverso titolo, si occupano di diritti umani in Italia. Cild è un esempio molto positivo e interessante su questo terreno o su specifiche questioni (il Rapporto Italia per l’Onu) ma vedo grande timidezza e autoreferenzialità delle associazioni. Potrei sbagliare, e spero di farlo, ma vedo che alla prova dei fatti le associazioni sono riluttanti nel delegare interamente a Cild quei poteri di cui ha bisogno. Faccio un esempio per farmi capire: per discutere del futuro di Unar, per esempio, al ministero sono stati molto più sensibili alle posizioni espresse da alcune associazioni. Che senso ha? Che conseguenze ha questa frammentazione per un Paese che fa un sacco di difficoltà a costituire e rispettare realtà di secondo livello? Posso anche essere più esplicito, giusto per farmi capire: se il ministro chiedesse alle associazioni cosa ne pensano del futuro di Unar, chi delle associazioni italiane è in grado di rispondere che esiste una posizione comune nella quale ci si riconosce, che è quella di Cild? E, incontrando Cild, al ministero hanno incontrato tutti?

Questo Paese sembra aver messo da parte da tempo l’idea della costituzione di un’agenzia indipendente per la lotta alle discriminazioni. Secondo te è problema  più culturale o una  scelta  dei policy makers, che su  questi  temi preferiscono avere campo  libero ?

Esiste una situazione italiana specifica su questo tema: la sostanziale non volontà di costituire un’agenzia indipendente per i problemi che essa può creare. E l’interesse personale di alcuni dei nomi più noti nell’ambito dei diritti umani, che ritiene di dover disegnare sui propri destini personali il Progetto di agenzia indipendente. Ovviamente la prima causa è di gran lunga la più pesante sulla nostra situazione, ma non sottovaluterei la seconda. Io che sono un inguaribile ottimista penso che dalle crisi possa sempre nascere un guizzo di novità positiva. E quindi non ho smesso di sperare che dalla crisi dell’Unar, che stiamo tutti vivendo, possa nascere qualcosa di nuovo. Ma non vedo segnali. O gli stessi sono talmente impalpabili e poco verificabili che non me ne sono accorto.

e-max.it: your social media marketing partner

Sabato 5 giugno si è svolto a Roma, a poca distanza dall'Ambasciata russa, il sit-in di protesta contro le persecuzioni, cui sono soggette le persone omosessuali in Cecenia. All'incontro, organizzato da Amnesty International Italia, hanno partecipato alcune associazioni Lgbti romane, componenti di All Out e il segretario di Certi Diritti Leonardo Monaco

Si sarebbero dovute consegnare le scatole contenti le firme, raccolte tramite la petizione online di Amnesty, ma non si è consentito agli attivisti neppure di avvicinarsi ai cencelli dell'Ambasciata. Al termine della manifestazione Gaynews ha intervistato Yuri Guaiana che, l'11 maggio scorso, era stato arrestato a Mosca mentre cercava di consegnare le oltre 2.000.000 di firme raccolte sulla piattaforma All Out per chiedere giustizia e verità sui gay ceceni.

 

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video