Si è tenuta stamani a Palermo, presso il Cre.Zi.Plus (all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa), la conferenza stampa di presentazione  della IX° edizione del Sicilia Queer Filmfest.

In programma dal 30 maggio al 5 giugno la rassegna si comporrà di quasi 60 film, molti dei quali anteprime nazionali e assolute, senza contare gli oltre 20 ospiti internazionali che interverranno per incontrare il pubblico del festival.

Saranno 8 i lungometraggi a concorrere nella sezione Nuove Visioni e 13 cortometraggi quelli nella sezione Queer Short

Impreziosiranno la programmazione: le opere fuori concorso di Panorama Queer, la personale dedicata all'artista e cineasta Marie Losier (protagonista della sezione Presenze), le due sezioni dedicate alla storia del cinema (Retrovie italiane e Carte postale à Serge Daney), la sezione Eterotopie (quest'anno dedicata alla Siria) oltre alle presentazioni di libri delle Letterature Queer. Presentazioni, che vedranno rinnovata la collaborazione con il festival Una marina di libri cui il Sicilia Queer farà da staffetta.

Numerosi saranno inoltre gli appuntamenti collaterali, le performance, gli incontri, le mostre e le feste che il festival offrirà al proprio pubblico.

A valutare i due concorsi sarà la giuria internazionale composta da Eva Sangiorgi (direttrice artistica della Viennale), Mykki Blanco (musicista e performer, Premio Nino Gennaro 2019), Aël Dallier Vega (montatrice), Sara Fattahi (regista), Mònica Rovira (regista e attrice). Una giuria che esplora il femminile nelle sue pluralità, rappresentato da protagoniste del mondo del cinema, della musica e dell'attivismo Lgbt.

Il Sicilia Queer si aprirà giovedì 30 maggio alle 20.30 al Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa) con un appuntamento interamente dedicato alla danza. Un evento unico con la presentazione in anteprima mondiale di CliMax, un progetto interattivo - realizzato dai performer artist francesi Antoine Schmitt e Hortense Gauthier - che, mescolando immagini, suono e corpo, mette in scena l'amore tra una performer in carne ed ossa e una creatura digitale fatta di luci e musica elettronica.

Il film d'apertura, che seguirà immediatamente la performance, è l'opera di uno degli autori più visionari, celebrati e controversi del cinema contemporaneo, il franco-argentino Gaspar Noé. Climax, presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes 2018, uscirà nelle sale italiane il 13 giugno: si tratta di un film al limite tra follia, sogno e delirio, che vede protagonisti un gruppo di danzatori professionisti e una strepitosa colonna sonora degli anni '90 con brani dei Daft Punk, Rolling Stones, Giorgio Moroder, Aphex Twin.

Il festival si chiuderà, sempre al Cinema De Seta, mercoledì 5 giugno con la proclamazione dei vincitori e con la proiezione di Plaire, aimer et courir vite (2018) di Christophe Honoré, film tra i più celebrati della scorsa stagione.

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Addio a Doris Day, morta oggi a 97 anni nella sua casa di Carmel in California. Tra le più grandi dive hollywoodiane degli anni ’60 del secolo scorso, è stata amata ininterrottamente soprattutto dal pubblico statunitense, che in lei riconobbe la bionda della porta accanto e la fidanzata d'America.

Nata Doris Mary Ann Von Kappelhoff il 3 aprile 1924 a Cincinnati, l'indimenticabile interprete di Que sera, sera ne L'uomo che sapeva troppo scelse il nome d'arte di Doris Day dopo aver cantato, in età adolescenziale, Day after day. 

È stata cantante, attrice, star televisiva, animalista, divenendo, dopo l'addio dalle scene 50 anni fa, intramontabile simbolo pop al punto tale che gli Wham! la inserirono nel testo di Wake Me Up Before You Go-Go

La sua fedele amicizia con Rock Hudson negli anni '80, quando l'attore visse l'isolamento per l'Aids che lo avrebbe condotto alla morte, la rese, lei che era già amata dalla collettività Lgbti, un idolo e un'icona di riferimento arcobaleno.

Una carriera straordinaria, la sua, fatta di 39 film: da Hollywood Hollywood con Frank Sinatra a La ragazza più bella del mondo di Charles Walters fino al picco del successo raggiunto con il musical Western Calamity Jane, che la vide dominare come donna il box office dai tempi di Shirley Temple.

Il modo radioso, con cui si impose sul set cinematografico, nascose per decenni i drammi dell'infanzia e dell'adolescenza. Il padre aveva lasciato la madre quando Doris aveva solo 11 anni. Poi a 13 anni l'incidente d'auto che pose fine ai suoi sogni di ballerina. A 17, invece, il matrimonio con il trombonista Al Jorden, che la picchiava, e un figlio prima dei 20. Poi altre tre matrimoni, tutti infelici, tra cui quello col manager musicale Martin Melcher, arrivato a dilapidare 20 milioni di dollari del suo patrimonio.

Eppure Doris Day non perse mai il sorriso e quel viso luminoso di persona felice e rassicurante. «Il pubblico avrebbe seguito le mie canzoni - raccontò nel '96 - perché sentiva che credevo nelle parole, ogni parola, che cantavo».

Con la stessa passione si era lanciata nelle battaglie animaliste, diventando vegetariana e finanziando i movimenti per i diritti degli animali. «Se gli uomini sono davvero delle bestie - disse una volta - allora le donne sono animali amorevoli».

È stata la sua connaturale attitudine a non coltivare rancori e inimicizie a farla amare da tutti. Un mese fa, per il suo compleanno, era stata festeggiata da 300 persone nella sua casa in California. È stata la sua uscita di scena tra gli applausi. Ancora una volta tutti meritati.

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Con la cerimonia di premiazione si conclude oggi la 34° edizione del Lovers Film Festival – Torino  Lgbtqi Visions che, integrato nel Museo Nazionale del Cinema di Torino, è stato diretto (per l’ultima volta) da Irene Dionisio con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della storica rassegna.

Notificati i nomi dei film vincitori secondo le rispettive sezioni. Ad aggiudicarsi il "Premio Ottavio Mai" nella sezione Lungometraggi All the Lovers il fim Carmen y Lola di Arantxa Echevarria con una menzione speciale a Sauvage di Camille Vidal-Naquet.

Nel motivarne la scelta i giurati Iaia Forte, Laura Bispuri e Neri Marcorè hanno rilevato: «In un equilibrio narrativo che concilia realismo, toni drammatici e leggerezza - in una comunità patriarcale con regole a cui è difficile sottrarsi - emerge la forza di un amore che si impone nonostante tutto e senza calcoli, una scelta di libertà che passa attraverso la scoperta e la rivendicazione della propria identità.

Ogni personaggio è ben delineato ed è rimarchevole la capacità della regia di armonizzare la tensione del racconto con il talento interpretativo delle protagoniste e di tutto il cast».

È invece risultato vincitore del concorso internazionale Documentari Real Lovers, secondo i giurati Bartholomew Sammut, Hamilton Santià e Luca Paladini, Normal di Adele Tulli. Menzione speciale, invece, ad En Armé Av Älskande di Ingrid Ryberg.

Per Carolyn Christov-Bakargiev, Leonardo Caffo e Luca Pacilio, giurati della sezione iconoclasta Irregular Lovers, la miglior pellicola è Capital Retour di Léo Bizeul. La giuria ha scelto inoltre di attribuire una menzione speciale pari merito a Mudar de vida/ Libera vita di Tonino De Bernardi e a Did you know di Lynn Kim.

La giuria speciale Centre d’Art Contemporain Genève, formata da Andrea Bellini e Andrea Lissoni, ha invece assegnato il premio a Capital Retour di Léo Bizeul con menzione specaile a Mudar de vida/ Libera vita di Tonino De Bernardi

Giulia Allasia, Ottavia Isaia, Gaia Lorenzon, Alice Malaspina, Elena Rossi, giovani giurati del concorso Cortometraggi Future Lovers sotto il coordinamento di Andrea Panero Geymet per Sicurezza e Lavoro, hanno invece scelto Chechnya di Jordan Goldnadel. 

Il Premio del Pubblico - che conta sulla collaborazione di My Movies – è andato ad A Dog Barking at the Moon di Lisa Zi Xiang, mentre, infine, la giuria Young Lovers ha assegnatoil premio a Kanarie (Canary) di Christiaan Olwagen. 

Stasera, invece, nessun annuncio di chi succederà a Irene Dionisio alla direzione del Lovers, la cui individuazione spetta al comitato di gestione del Museo. 

«Confidavamo di poter annunciare - così Sergio Toffetti, presidente del Museo Nazionale del Cinema - il nome del nuovo direttore durante la cerimonia di chiusura di Lovers ma, proprio per l’importanza di questo passaggio per il museo e per il ruolo che il festival ha a livello internazionale, il comitato di gestione ha ritenuto di voler valutare approfonditamente i profili e i progetti dei candidati, rimandando la decisione al prossimo comitato di gestione. Sono sicuro che il museo individuerà il profilo migliore che saprà consolidare ulteriormente il ruolo di eccellenza della rassegna».

Tra i nominativi di chi aveva inviato la propria candidatura una Commissione di selezione (composta da Giaime Alonge, Alessandro Battaglia, Ricke Merighi, Roberto Piana e Bruna Ponti) ne aveva scelto, in prima battuta, quattro: Angelo Acerbi, Fabio Bo, Pier Maria Bocchi e Vladimir Luxuria.

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«Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne privato, quando poi attaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo».

Partendo da questo inciso di Harvey Milk, ho deciso di scegliere i film della mia sezione nel programma del Lovers che ho poi deciso di chiamare La verità sugli amori. Sezione voluta anche per ricordare l’amico Max Croci, parafrasando il titolo del suo ultimo film La verità, vi spiego, sull’amore, e gli altri amici Lino Manfredi e La Karl Du Pignè. Per loro la verità, l’unica, quella urgente, era e sarà la necessità di essere se stessi, anche nell’amore. Essere se stessi, come urlavano sempre.

Ad esempio in State of Pride, diretto dagli amici Rob Epstein e Jeffrey Friedman, che anche in questo lavoro si sono basati su documenti d’epoca e interviste a persone, per le quali l’evento Pride, con le loro esperienze, costituisce uno dei momenti principali delle loro vite, l’amore per le loro vite. Gli autori, già pluripremiati agli Oscar, restituiscono con questo film uno sguardo inflessibile  sul significato di orgoglio, 50 anni dopo la storica rivolta avvenuta la notte fra il 27 e il 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn Bar di New York. Ci è poi risultato naturale decidere di programmare questo film abbinandolo all’evento di consegna del Premio Milk all’amico Franco Grillini (venerdì 26 – ore 16,30).

Così anche Luciérnagas (domenica 28 – ore 18,15) della talentuosa regista iraniana Bani Khoshnoudi, che racconta di Ramin, un giovane gay, che per non essere solo fugge dalla repressione in Iran e, dopo un viaggio da clandestino, arriva in Messico dove inizia a ritrovare l’amore per una vita più libera, quella che voleva, la sua.

Gli amori nascono anche per l’urgenza di essere se stesse, come appunto succede in Tell It To The Bees di Annabel Jankel, (giovedì 24 – ore 22,30), che narra l’incontro di due donne, una madre single abbandonata dal marito, e Jean medica, quando porta da lei il figlio Charlie dopo essere stato vittima di bullismo.

Poi Riot dell’australiano Jeffrey Walker (venerdì 26 – ore 22,30), che a 40 anni di distanza ci racconta di quando un gruppo di attivisti decide di celebrare un momento di cambiamento sociale e nasce il primo Gay and Lesbian Mardi Gras di Sydney.

Mentre Jonas di Christophe Charrier, (sabato 27 – ore 16,15) ci porta alla ricerca dell’essere se stessi attraverso le scorribande amorose e sessuali dell’ambiguo protagonista, lasciato dal fidanzato per i continui tradimenti.

Il ritratto di un’amicizia inaspettata si ritrova, invece, in Tucked di Jamie Patterson (venerdì 25 – ore 14,30): tutto nasce quando la drag queen 80enne Jackie (Derren Nesbitt), conosce la giovane collega Faith e decide di prenderla sotto la sua ala. Ciò le aiuterà a conoscere meglio se stesse e ad affrontare i dilemmi esistenziali delle loro generazioni.

Con l’orgoglio di essere sempre se stessi e se stesse bisogna sempre cercare, oltre l’amore, le “verità necessarie”.  Una fra tante: non dimenticare mai Ottavio Mai!

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Lovers, il più antico festival a tematica Lgbt di Europa, avrà inizio a Torino fra pochi giorni: l’inaugurazione avverrà infatti, il 24 aprile, al Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema.

Gaynews ha incontrato Elsi Perino, curatrice della sezione Real Lovers (il concorso internazionale per i documentari) per il festival. Uno dei tanti punti di forza della kermesse cinematografica arcobaleno è, infatti, proprio l’attenzione che dedica al documentario.

Elsi, ci racconti questa sezione?

Real Lovers è il concorso dedicato al cinema del reale che, con Irene Dionisio e tutto il comitato di selezione, abbiamo riportato sugli schermi già dall'edizione del 2017. È una sezione free border, in cui tematiche e nuovi sguardi narrativi sono gli elementi tenuti principalmente in considerazione. La call internazionale ci permette di visionare materiali e istanze molto differenti tra loro, cercando il più possibile di costruire un discorso diversificato e stratificato di significati.

Cerchiamo di fare il punto sullo stato attuale delle cose, immaginando questi titoli come preziosi tasselli di una narrazione su e per la comunità Lgbtqi, ma non solo. Ma guardiamo anche indietro, da dove siamo partiti, per non dimenticare la strada percorsa. Real Lovers è chiaramente la sezione più politica del nostro programma, perchè il vissuto, le istanze e le narrazioni del reale lo sono sempre. 

Quali sono i temi dei titoli selezionati?

Abbiamo cercato di costruire un programma diversificato. Apriamo il concorso con Normaldell'italiana Adele Tulli, fresco di debutto alla Berlinale 2019. Normal è una panoramica tra gli stereotipi che genere e ruoli di genere ci impongono: un lavoro garbato e preciso di osservazione senza giudizio. Sempre dalla selezione Berlinale, proietteremo Lemebel, il Premio Teddy 2019 per il miglior documentario: biografia su Pedro Lemebel, uno dei volti più importanti del movimento Lgbt cileno, che si batteva per i diritti civili contro la dittatura di Pinochet. Lemebel è un manifesto, il ritratto di un pioniere che ci ricorda, nel 50° anniversario dei Moti di Stonewall, il valore fondamentale della militanza.

Sempre in questo senso è stato selezionato An Army of Loversche ricostruisce la storia del movimento Lgbt svedese attraverso le principali pellicole a tematica prodotte in loco, assumendole come parte integrante della militanza. Si continua con un altro ritratto di un personaggio chiave della cinematografia nazionale e internazionale. Abbiamo infatti il piacere di presentare in anteprima internazionale Helmut Berger, my mother and I, un documentario dalla struttura insolita, che intende rimettere Berger davanti alla camera e raccontare con tenerezza ed infinita ironia quella che possiamo definire una personale e strampalata Caduta degli dei. Eye candy decostruisce gli equilibri normativi dell'ambiente del wrestling: la protagonista Yasmin Lander è una giovane wrestler lesbica, che mina alla base le dinamiche di un ambiente sportivo quasi esclusivamente riservato al genere maschile, ritagliandosi con tenacia uno spazio di visibilità identitario. 

Chiude la competizione My family in transition, la storia di una famiglia di una piccola cittadina israeliana profondamente legata alle tradizione, che affronta e supporta il percorso di transizione MtF di un genitore, ridefinendo così convenzioni sociali, ruoli di genere e, coralmente, la propria identità.

Possono il cinema, in generale, e il documentario, in particolare, essere uno strumento per combattere l’omotransfobia?

Possono e sono, a mio avviso, necessari. Non credo nel cinema che offre risposte, sia chiaro, ma sono fortemente sostenitrice e consumatrice – lo dico da spettatore prima che da addetta ai lavori - del cinema che si fa delle domande, che cerca linguaggi, sguardi e tematiche per universalizzare le esperienze e renderle intellegibili. Sostituire le opinioni preventive e porsi in una condizione di ascolto fa sì che si costruisca un punto di contatto: credo che valga più o meno per tutto. Il rispecchiamento o l'empatia vengono subito dopo. Oltre a questo c'è un aspetto che può sembrare retorico, ma non è affatto scontato: le pellicole di genere, tutte e indistintamente, portano sempre con sé un aspetto politico più o meno dichiarato a seconda del tema. E anche questo permette al cinema di essere uno dei mezzi per combattere l'omobitransfobia. 

Un’ultima domanda, magari pleonastica. Ma è vero che a Lovers, da sempre, passano i film “che cambiano la vita”? E che quindi il festival continua a essere necessario?

I film che cambiano la vita, come ti dicevo nelle precedenti risposte, sono tutti quelli che  aggiungono qualcosa all'idea di sé, un pezzo al ragionamento o semplicemente uno strumento. Molti dei miei fondamentali li ho visti proprio grazie al festival: quindi lo confermo. Il Lovers quest'anno compie 34 anni: io l'ho conosciuto prima come semplice spettatrice, poi dal punto di vista lavorativo e credo che il panorama culturale della nostra città (ma non solo, fu il primo italiano e uno dei primi a livello mondiale interamente dedicato al cinema di genere) sia stato per forza di cose contaminato dalla portata politica e intellettuale di un festival come questo.

Un festival di cinema Lgbtqi è un luogo di proiezioni principalmente, ma è anche luogo di incontro e di scambio, di dibattiti e crescita, un momento in cui si aggiunge qualcosa agli immaginari. Viviamo un momento storico in cui i diritti, moltissimi non solo quelli Lgbtqi, sono fortemente messi in discussione. Proprio per questo è necessario mantenere gli spazi di produzione e circolazione di cultura aperti, in ascolto e il più possibile vigili. 

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La condanna del senatore leghista Simone Pillon per diffamazione nei riguardi dell’associazione perugina Omphalos Lgbti ha catalizzato nel pomeriggio-serata d’ieri la pubblica attenzione tanto sui media quanto sui social.

È un dato di fatto come il braccio destro di Massimo Gandolfini dall’inseparabile papillon e dal sembiante a metà tra Tomás de Torquemada ed Enzo Miccio sia divenuto una delle figure più controverse dell’attuale legislatura. Con le dichiarazioni ossessive sulle persone Lgbti, le partecipazioni protagonistiche a eventi quali il World Congress of Families di Verona, gli atti parlamentari come il ddl sulla riforma condivisa dell’affido condiviso Pillon si è attirato strali da più parti ma ha contribuito anche a fare di sé un personaggio caricaturale.

E come tale è visto soprattutto da ieri sui social, dove la notizia della condanna continua a essere commentata con lepida ironia. Su Twitter, in particolare, è trending topic l’hastag #CinePillon, che sta accompagnando i tweet contrassegnati da fotomontaggi di locandine cinematografiche e rivisitazioni dei titoli dei film più celebri.

Si va così da Un omofobo piccolo, piccolo a Diffamazione e pregiudizio, da Bigotti verdi fritti Io speriamo che me la pago.

Eccone una carrellata dei più significativi.

 

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Si è tenuta ieri sera a Roma, presso la sede del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, la conferenza stampa di presentazione della 34° edizione del Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions con la partecipazione di Irene Dionisio, Giovanni Minerba e Simone Alliva.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata alla visibilità e al cinquantennale dei moti di Stonewall. Si svolgerà come di consueto a Torino presso il Cinema Massimo  del Museo Nazionale del Cinema. Dal 24 al 28 aprile 2019.

Motlissimi gli ospiti internazionali del più antico festival sui temi d’Europa e terzo nel mondo diretto da Irene Dionisio con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai del Festival. Dalla madrina Alba Rohrwacher nota al grande pubblico per aver recitato in alcuni tra i più importanti film degli ultimi anni nel panorama cinematografico italiano a Helmut Berger l’attore più amato da Luchino Visconti a Giancarlo Giannini uno fra i più poliedrici interpreti del cinema italiano che nella sua lunga carriera, costellata di successi, si è anche dedicato al doppiaggio alla regia e alla scrittura.

Ospite atteso sarà anche Ira Sachs, regista newyorkese di fama internazionale, consulente creativo per Sundance Director’s Lab e professore alla Columbia University School of Film. I suoi film sono stati proiettati a Berlino, Toronto, New York, Rotterdam e Londra e nei maggiori festival Lgbtqi mondiali. Ha vinto nel 2005 con Forty Shades of Blue il Gran Prix della giuria al Sundance Film Festival. 

Anche Asia Argento sarà ospite del festival e del Museo Nazionale del Cinema. Asia Argento. Antologia Analogica è il tiolo di una mostra che ha come protagonista l’attrice nel suo ruolo poco noto di fotografa. Con questa mostra, Asia Argento, offre al pubblico una parte del suo mondo, attraverso autoritratti, volti, suggestioni, colori ed elaborazioni grafiche. Una mostra di grande suggestione che “accompagnerà” la programmazione cinematografica del festival.

Proprio sul tema della visibilità, come resistenza e come vulnerabilità, è prevista un’iniziativa speciale nata in seguito alla collaborazione - avvenuta a partire dalla 32esima edizione - con le associazioni Lgbtqi del territorio. Da un confronto con tutte queste realtà, e in collaborazione con il Coordinamento Torino Pride, saranno scelte 4 parole chiave e verrà individuato, per ognuna, un film dedicato. Padrino del focus lo storico attivista e direttore di Gaynews Franco Grillini, vincitore del premio Milk 2019.  

Sarà Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della rassegna, e consulente scientifico dell’edizione di quest’anno, a curare la serata/spettacolo di chiusura sul cinema LGBT con Monica Guerritore, e, per il secondo anno consecutivo, una sua carte blanche assolutamente innovativa. 

Infine, come di tradizione, Lovers non avrà come protagonista solo il grande cinema internazionale ma anche la musica: saranno infatti ospiti della più famosa rassegna cinematografica Lgbtqi di Italia: Samuel, volto storico dei Subsonica, Drusilla Foer, fenomeno virale del web e icona internazionale di stile e Myss Keta controversa, misteriosa e provocatoria star della musica elettronica young, famosa anche per calcare la scena mascherata-Si preannuncia, quindi un Lovers 2019 scoppiettante e di grande peso artistico con 102 film in calendario che si concluderà con l’annuncio del nuovo direttore artistico che succederà a Irene Dionisio. Fra i candidati è trapelato anche il nome di Vladimir Luxuria.

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It’s a revolutionParte da quel grido di Sylvia Rivera a Stonewall il Salento Rainbow Film Fest, che si terrà a Lecce da questa sera fino al 30 marzo.  

Da cinque anni le ragazze e i ragazzi del Salento Rainbow Film Fest ci mettono coraggio, passione, amore, per realizzare una kermesse fuori dai circuiti canonici, che esiste per essere cassa di risonanza sulla cultura Lgbt, un progetto che segue di pari passo l’evoluzione sociale che stiamo vivendo.

Non a caso ad aprire il festival sarà una rassegna di cortometraggi a cura dall’associazione LeA – Liberamente e Apertamente: lavori sul tema della violenza nelle relazioni, storie di piccole rivoluzioni quotidiane per guardare oltre i pregiudizi e valorizzare le differenze. L’evento rientra all’interno del progetto Io Come Te – percorso di introspezione sociale contro la violenza, promosso da Agedo Lecce e finanziato da Fondazione con il Sud

Il teatro sarà presente nella serata di apertura con la performance Stonewall siamo anche noi, curata dalla regista Paola Leone e il Centro teatrale aperto Io ci provo: un omaggio alle protagoniste e ai protagonisti di Stonewall.

Lo sguardo sul cinema italiano, soprattutto quello indipendente, è sempre stato il filo conduttore per il Salento Rainbow: ci sarà il nuovo ma già pluripremiato lavoro di Jo Coda Mark’s Diary, film felliniano virtuale e onirico che racconta la storia tra due ragazzi colpiti da una grave disabilità. Storie di resistenza artistica, libertà e trasformazione dei luoghi nel documentario Linfa di Carlotta Cerquetti. Di cambiamenti, rinunce e malinconie ci parla il film Dei di Cosimo Terlizzi. Omofobia, invece, nel lavoro di Matteo Tortora Il calciatore invisibile mentre sulla vita di un ragazzo nigeriano richiedente asilo che rischia la deportazione il documentario Being Okey. Disarmante rivoluzione quotidiana di Violante, che con il sostegno della sua famiglia vive con orgoglio la propria identità di genere, infine, in I hate pink, narrato da Margherita Ferri.

Tre grandi film, che hanno fatto il giro del mondo, ogni sera chiuderanno il programma di eventi e proiezioni: Girl di Lukas Dhont, film belga candidato a Miglior Film Straniero ai Golden Globe del 2019; The Miseducation of Cameron Post di Desiree Akhavan, film che indaga il tema delle teorie di conversione dell’omosessualità; Una mujer fantastica del cileno Sebastian Lelio, film vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero nel 2018.

L’appuntamento con la letteratura prevede poi due presentazioni. Il primo incontro sarà con Luca Trapanese e il suo Nata per te, la dolce e importante storia dell’autore, single e gay, e dell’adozione di Alba, bambina con sindrome di down non voluta da decine di “famiglie tradizionali” ma accolta da Luca. Il secondo appuntamento sarà con Diego Passoni, una delle voci più amate di Radio Deejay, che con Ma è stupendo racconta l’educazione sentimentale, le paure, le difficoltà e le scoperte della sua vita.

Negli spazi delle Manifatture Knos verrà allestita la mostra True Colors prodotta dal collettivo di illustratori Lamantice in collaborazione con Officine Culturali Ergot e LeA, che presenterà la storia del movimento Lgbtqi* degli ultimi 50 anni. 

Spazio anche alle performing art, con un laboratorio di vogueing curato dal performer Ken Jii Mizrahi. Al bar delle Knos sarà, inoltre, allestito Revolutionary Talks, uno spazio costante di confronto e scambio di riflessioni su cosa vuol dire fare attivismo ed essere rivoluzionari oggi, in collaborazione con l’associazione Transparent.

Un festival, infine, anche quest’anno fortemente connotato dalla presenza degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori di Lecce e provincia: duecento ragazzi del Liceo Artistico Ciardo Pellegrino parteciperanno a due matinée, mentre un gruppo della sezione audio-visivo dell’istituto comporrà per il quarto anno la Youth Jury del festival – coordinata dal professor Dario Patrocinio. Confermata per il terzo anno consecutivo anche la giuria del CineClub Universitario – guidata dal professor Luca Bandirali – composta da studenti del corso di studi Dams di Lecce. Anche l’Università del Salento contribuisce al festival, oltre a patrocinare l’iniziativa è presente grazie a più di venti volontari di diversi corsi di laurea impiegati nell’organizzazione e nelle traduzioni e nel sottotitolaggio. 

La rassegna sarà arricchita da diverse connessioni con festival nazionali come la Festa di Cinema del reale, il SeeYouSounde il Lovers Film Festival di Torino. Un lavoro di rete per dare un contributo verso una riflessione altra che lasci alle spalle le sigle, i preconcetti, le separazioni e generi empatia attraverso le arti visive. 

Organizzato in collaborazione con l’associazione LeA – Liberamente e Apertamente ed è realizzata da Apulia Film Commission e finanziata dalla Regione Puglia – Assessorato Industria Turistica e Culturale, nell’ambito dell’intervento “Viva Cinema – Promuovere il Cinema e Valorizzare i Cineporti di Puglia”. Con il sostegno di: Manifatture Knose il patrocinio del Comune di Lecce, Università del Salento e il DAMS.  

It’s a Revolution!, cinquant’anni dopo, il Salento Rainbow Film Fest, con la direzione artistica e coordinamento di Gianluca Rollo e Gaia Barletta, per la quinta edizione, lo sceglie come claim per omaggiare le persone di Stonewall ma soprattutto, per recuperare un senso di ribellione, empatia, passione, unione e lotta per la tutela delle libertà di ognuno.

Un festival arcobaleno che abiterà anche quest’anno gli spazi del Cineporto - CineLab Giuseppe Bertolucci, e quelli delle Manifatture Knos, che hanno visto la nascita e l’evoluzione della rassegna negli anni.

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Nella splendida cornice di Via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, nella periferia più controversa e stimolante di Torino, dal 1° al 3 marzo si è svolta la quarta edizione del Divine Queer Film Festival, la rassegna di cinema internazionale organizzata dall’associazione Taksim, che infrange stereotipi, pregiudizi, tabù e paure sulle persone trans, con diversabilità e migranti, raccontando in modo ironico e positivo le storie di chi, quotidianamente, continua a lottare per cambiare il mondo.

Madrina dell’evento Valérie Taccarelli, storica attivista del Mit – Movimento Identità Trans di Bologna e musa ispiratrice di Alfredo Cohen, tra i primi attivisti del F.U.O.R.I., che a lei dedicò l’omonima canzone.

Dei 450 film e documentari proposti, la direzione artistica, composta da Achille Schiavone, Sandeh Veet e Murat Cinar, ha selezionato 36 film di produzione indipendente provenienti da 22 Paesi, dall’Armenia al Venezuela, dalla Cina alla Turchia passando per l’Iran. Tutti i film sono stati concessi a titolo gratuito.

Il festival, totalmente autofinanziato, si è avvalso della collaborazione gratuita delle figure professionali, del supporto economico della Città di Torino, che ha fornito gli interpreti Lis, della Circoscrizione 6 e delle donazioni di privati attraverso la piattaforma di crowdfunding promossa su Facebook.

Quest’anno, il Divine Queer Film Festival è stato dedicato a un attore che si è saputo distinguere per la sua incredibile capacità di catturare l’attenzione del pubblico: Paolo Poli, omaggiato durante la serata inaugurale dai racconti di Alberto Jona e Daniel Pastorino e dalla voce della cantante Natalie Lithwick.

Poli fu eclettico artista e regista teatrale, famoso per le sue esibizioni en travesti; celebrava il teatro che fluisce oltre i confini classici ispirandosi a grandi e brillanti commedie del passato per comporre i suoi spettacoli. Memorabile l’esibizione a Milleluci, trasmissione in onda sul Programma Nazionale nel 1974, con Mina e Raffaella Carrà, in cui si esibirono scambiandosi gli abiti tipici del genere di appartenenza.

Il Divine ha deciso di celebrare l’artista a partire dalla grafica, che raffigura Paolo Poli con un vestito vittoriano dai colori tipici della bandiera per i diritti delle persone transgender.

Per questa 4° edizione, il Festival non è stato solo cinema, ma anche fotografia. Durante i pomeriggi della rassegna, la fotografa Chiara Dalmaviva ha allestito un set fotografico chiamato Ritratto Divine, immortalando l’essenza queerdivine e beyond queer delle persone partecipanti, che hanno preso parte all’esperimento sfoggiando pose, indumenti e sguardi che sentivano più spontanee. Le fotografie diventeranno parte di una mostra.

Per la rassegna di quest’anno si è voluto dedicare un ricordo a una persona, attivista queer, transfemminista e intersezionale, scomparsa di recente, che ha creduto nel progetto e che ha sempre sostenuto i temi e le rivendicazioni del Festival: Marti. In arte Marti Bas, poeta e volontario, il Divine ha celebrato la sua grandissima vitalità e profondità con la proiezione di due cortometraggi e il party ufficiale chiamato PartyMarti, allestito con i versi più queer delle poesie del suo ultimo libro FrasiDiVersi/RaccontiInVersi.

Al termine della tre giorni sono stati assegnati tre premi ai film in concorso. La giuria, composta da Indrit Aliu, Irene Dionisio, Mara Signori, Monica Affatato e Silvia Nugara, ha premiato due film ex equo: Off Broom, un film olandese del 2018 del regista Roald Zom, racconta la storia di Rein, portiere transgender di una squadra di Quidditch, che ha trovato la forza di autodeterminarsi con il supporto della sua squadra; Sunken Plum, film cinese del 2018 dei registi Xu Xiaoxi e Roberto Canuto, narra la storia di una ragazza transgender alle prese con le relazioni famigliari dopo la morte della madre, in una Cina rurale e complessa.

La menzione speciale della giuria è coincisa con il premio del pubblico, che è andato al film Transit, della regista Mariam El Marakeshy, girato tra la Grecia e la Turchia per raccontare le storie delle persone migranti che hanno rischiato la vita attraversando il mare Egeo per raggiungere l’Europa. Ultimo ma non ultimo, la Direzione artistica ha premiato Khilauna, il cortometraggio indiano del 2018 di Prashant Ingole, che racconta la dolce e delicata storia di un ragazzino musulmano che subisce la fascinazione di Ganesh, la divinità induista, in uno scontro tra culture religiose e la delicatezza poetica della fanciullezza.

I premi sono stati realizzati dalle ragazze e i ragazzi del progetto Artemista, rivolto a persone disabili dichiarate non idonee a una collocazione lavorativa nell’odierno mercato del lavoro. Durante la cerimonia di chiusura, la madrina Valérie Taccarelli ha consegnato i premi ai registi presenti in sala e ha ricordato i moti di Stonewall a cinquant’anni da quella fatidica notte che cambiò la percezione delle persone Lgbtqi+, prima di lasciare spazio all’esibizione di Atma Lucia Casoni, prima persona transgender a praticare la danza dei dervishi roteanti, solitamente riservata a persone di genere maschile.

Il Festival è stato patrocinato dalla Regione Piemonte, dalla Città Metropolitana, dalla Città di Torino, dalla Circoscrizione 6 e daAmnesty International.

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Il 28 aprile 2019 è una data importante per il Lovers Film Festival - Torino Lgbtqi Visions: durante la serata finale della rassegna verrà svelato il nome del nuovo direttore o della nuova direttrice. Il Museo Nazionale del Cinema, infatti, ha avviato la procedura per la selezione del nuovo vertice artistico di quello che è il più antico festival sui temi Lgbtqi d’Europa e terzo nel mondo. 

Nel 2019 conclude il suo mandato triennale Irene Dionisio che dal 2017 - con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della rassegna - dirige il festival. Festival che, quest’anno, si volgerà dal 24 al 28 aprile a Torino presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema.

La selezione del nuovo direttore artistico sarà affidata a una commissione di selezione - composta da Giaime Alonge, Alessandro Battaglia, Ricke Merighi, Roberto Piana e Bruna Ponti - che avrà il compito di presentare tre nomi al comitato di gestione del Museo, al quale, spetterà la decisione finale. La call, che scadrà il 25 marzo 2019, è pubblicata sul sito internet di Lovers.

Molto soddisfatta ed emozionata Irene Dionisio, che dichiara: “Sono molto felice di aver condotto alla fine il mio mandato triennale con il massimo senso di responsabilità possibile per un Festival di tale importanza. Ho lavorato nella mia direzione artistica sulle tematiche Lgbtqi nel solco delle tradizione trentennale del Festival con una particolare attenzione al femminile, ai linguaggi innovativi, alla ricerca e alla dialettica queer.

Sono stati anni intensi e di transizione, pieni di sfide e soddisfazioni e sono molto orgogliosa di poter stringere a breve la mano al prossimo direttore o direttrice per un sereno e condiviso passaggio di consegne che garantisca una progettualità ricca e costruttiva attorno ad uno dei più antichi Festival Lgbtqi internazionali. Ringrazio con grande affetto e stima il mio team di lavoro, professionale, partecipe ed appassionato, la comunità Lgbt per il ricco scambio reciproco e il Museo del Cinema per la fiducia accordatami in questi tre anni. Arrivederci alla 34esima edizione dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo. Vi aspettiamo a braccia aperte".

Il presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino Sergio Toffetti commenta così il passaggio: “Il Museo del Cinema da ormai 15 anni organizza il festival, portando avanti il progetto iniziato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba. Lovers è oggi un punto di riferimento irrinunciabile, sia per il panorama cinematografico internazionale, sia per la costruzione di una società sempre più attenta ai diritti delle persone. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno di Irene Dionisio, che dirige il festival dal 2017 ed è ora all’opera per realizzare un’edizione 2019 che, come sempre, farà divertire, discutere, pensare, sognare.

Il Museo del Cinema ringrazia dunque Irene per questi tre anni di percorso comune e le fa i migliori auguri per il suo lavoro di cineasta, nella certezza che si tratti di un arrivederci. Un ringraziamento va anche a Giovanni Minerba che continua a prestare la sua opera per la riuscita del festival”.

L’appuntamento è ora a Torino dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo.

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