Attore, conduttore radiofonico per Radio Deejay e noto youtuber con lo psuedonimo Willwoosh, Guglielmo Scilla fa coming out a poche ore dall’inizio della sesta edizione di Pechino Express, che lo vedrà come concorrente in coppia con Alice Verri.

E lo fa con ironia e stile nel video COMING OUT (clickbait), durante il quale enumera le dieci cose che ama e quelle che odia: «Le cose che mi piacciono sono le ciliegie, il sushi, i libri, il rumore della pioggia, il cazzo, Londra, le stelle, i murales e gli indovinelli. Le cose che non mi piacciono invece sono il caldo, le scale, la febbre, i formaggi stagionati, la figa, Charizard, lo spam, il calcio, le ingiustizie e i marsupi».

Il coming out di Guglielmo è stato accolto con entusiasmo da Costantino della Gherardesca, conduttore di Pechino Express, che su Facebook ha scritto: «Bravissimo Guglielmo. Complimenti per il tuo coming out in gran stile!!! Oltre ad essere un ragazzo intelligentissimo sei anche coraggioso e simpatico. Ti preannuncio che, contrariamente a me, troverai un uomo bellissimo e ricchissimo. E non ti accontentare di qualcosa di meno».

e-max.it: your social media marketing partner

Richard Grenell, portavoce degli Stati Uniti all’Onu dal 2001 al 2008, sarà il prossimo ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Usa in Germania. Ad annunciarne ufficialmente l’intenzione da parte del presidente statunitense, sabato 2 settembre, l’ufficio della portavoce della Casa Bianca Sarah Elizabeth Huckabee Sanders. Se confermato, Grenell sarà il primo funzionario apertamente gay dell’amministrazione Trump.

Repubblicano e pentecostale, il 51enne californiano, commentatore di esteri sui maggiori giornali americani, fece il suo coming out nel 1999 in una lettera che, indirizzata ai genitori, si apriva così: «Vi scrivo per dirvi che sono gay e cristiano».

Firmatario quale amicus curiae della lettera alla Suprema Corte a sostegno del matrimonio egualitario durante il caso Hollingsworth v. Perry (2013), Grenell vive da 15 anni col suo compagno Matt Lashey, anche lui fervente pentecostale delle Assemblies of God. Insieme partecipano al culto domenicale. Insieme pregano e leggono la Bibbia quotidianamente.

Motivi, questi, che hanno però alienato a Grenell le simpatie di non pochi cristiani ultraconservatori. Fu indubbiamente per la loro pressione se, nel 2012, Mitt Romney – allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – decise di sbarazzarsi rapidamente di Richard quale prorio portavoce durante la campagna presidenziale. Tanto più che Grenell lanciava tweet e scriveva commenti a dir poco aggressivi.

Ora sarà da vedere se Trump si manterrà fermo nel suo proposito visto che il fidato sostenitore californiano doveva essere già nominato quale ambasciatore all'Onu. Ma poi gli è stata preferita l'ex senatrice texana Kay Bailey Hutchison.

 

e-max.it: your social media marketing partner

L’idillio tra L’Oréal Paris Uk e la modella transgender 29enne Munroe Bergdorf è durato l’espace d’un matin. Il 27 agosto la dj, attivista e femminista intersezionale aveva annunciato, sul suo profilo Fb, di essere stata scelta dalla casa di cosmetici quale testimonial della campagna #Yours Truly. Campagna che, inaugurata lo scorso anno nel Regno Unito per celebrare la diversità e l’inclusività nella bellezza, per il 2017/18 aveva puntato, oltre a Munroe, su Neelam Gill, Breeny Lee, Liz Williams e Mercedes Benson.

Già, aveva puntato – e da ieri non più –, perché L’Oréal con un tweet ha notificato la rescissione del contratto con colei che sarebbe dovuta essere la prima donna trans a posare per una sua iniziativa in Gran Bretagna. Il motivo? Un post, poi cancellato, in cui Munroe Bergdorf accusava i bianchi di essere tutti razzisti a commento dei fatti di Charlottesville. «Onestamente – così scriveva su Facebook - non ho più l'energia per parlare della violenza razziale da parte dei bianchi. Sì, tutti i bianchi».

Per la maison, fondata nel 1907 da Eugène Schueller e portata a premiare «la diversità, i commenti di Bergdorf sono in contrasto coi nostri valori. Per questo motivo abbiamo deciso di porre fine alla nostra partnerhip con lei».

Ma Munroe non ci sta. Per lei, che ha fatto coming out come gay a 15 anni, ha iniziato il percorso di transizione all’età di 25 e ha sperimentato sulla propria pelle che cosa significhi essere donna transgender di colore, le parole «”tutti i bianchi sono razzisti” facevano riferimento a un dato ben preciso: la società occidentale nel suo complesso è un sistema fondato sulla supremazia bianca, destinato a favorire, a dare priorità e a proteggere i bianchi prima di chiunque altro. Senza saperlo, i bianchi, sono socialmente strutturati a essere razzisti fina dalla nascita. Non è una cosa genetica. Nessuno nasce razzista». E poi, a conclusione del lungo post di spiegazione, il rilievo: «Io sono per la tolleranza e l'accettazione. Valori, questi, che non possono essere realizzati se non siamo disposti, in primo luogo, a discutere il motivo per cui l'intolleranza e l'odio esistono».

Ma le spiegazioni di Munroe non sono valse a far cambiare decisione ai vertici de L’Oréal. Il che ha indotto l’attivista di Stantsted Mountfichet a lanciare sui social una campagna di boicottaggio dei prodotti cosmetici di un brand «interessato unicamente al denaro».

e-max.it: your social media marketing partner

Dimitri Cocciuti, classe 1984, è un giovane autore televisivo che ha collaborato alla realizzazione di programmi di successo con Raffaella Carrà, Piero Chiambretti, Fiorello e tanti altri. Attualmente è responsabile del dipartimento Format e Sviluppo per Ballandi Multimedia.

Il 1° settembre è la data di lancio del suo primo romanzo Ogni cosa al suo posto, che sarà presentato nella capitale da Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride, presso la Libreria Mangiaparole. Si tratta della storia di Giovanni, Antonella e Alessio e del destino che, improvvisamente, li condurrà a una nuova consapevolezza e alla maturità di affrontare il dolore e rimettere "ogni cosa al suo posto". Il romanzo di Cocciuti non è solo una storia d'amore arcobaleno, è anche un inno alla libertà di essere veramente se stessi.

Incontriamo Dimitri alla vigilia della presentazione del suo libro.

Dimitri, quando e perché hai deciso di raccontare questa storia? E, soprattutto, quanto del tuo universo emotivo è entrato in questo romanzo?

L’idea iniziale mi è venuta tre anni fa, in un contesto peraltro abbastanza particolare: avevo accompagnato mio padre in ospedale e mentre eravamo in attesa ho visto un dottore dire a una sua collega, dopo aver letto una cartella clinica, di conoscere bene quel paziente. Il suo stupore mi aveva colpito parecchio, tanto che quell’episodio mi è rimasto in testa per molto tempo, senza però trovare in un primo momento il modo per svilupparlo. La chiave giusta è arrivata poi, quando ho deciso di raccontare questa storia.

Ogni cosa al suo posto nasce da alcune mie vicende personali che nell’ultimo anno si sono evolute in una riflessione più ampia: ci sono persone che rimangono vicino a noi per molto tempo senza lasciare un particolare segno. Poi ne arrivano altre che invece ci colpiscono in un modo incredibile e per congiunzioni non particolarmente favorevoli vanno via con la stessa rapidità con la quale sono arrivate. Di fronte a questo “tsunami emotivo” spesso cerchiamo di far finta che non sia successo nulla perché “non vedere” diventa poi sinonimo di “non sentire”. Nel romanzo invece spariglio un po’ le carte: cosa succede se invece quel passato che pensavi di aver dimenticato torna di colpo nella tua vita?

In questo romanzo c’è molto del mio universo emotivo, c’è una parte di me in ognuno dei tre protagonisti.

Il tuo è un romanzo sulla capacità di essere autentici con se stessi e con gli altri. Quale è il prezzo che i tuoi personaggi pagano al fatto di non essere stati veramente se stessi? Ma cosa significa, secondo te, essere davvero autentici?

I miei personaggi pagano il prezzo di una vita vissuta secondo le apparenze trovandosi di colpo di fronte ai propri errori e soprattutto gestendo la consapevolezza di non essere perfetti, ma di aver fallito. Ed è proprio l’ammissione di questo fallimento, l’aver preferito la verità di facciata a quella del cuore, il più grande fardello che i protagonisti devono gestire, e al tempo stesso la loro più grande opportunità. Essere davvero autentici per me significa mettere al primo posto quello che sentiamo, senza aver paura del giudizio altrui, perché la verità, anche se può sembrare un concetto banale, rende davvero liberi e ci rende persone migliori.

Il coming out ha un ruolo centrale nel tuo romanzo. Come mai, in Italia, si fa ancora così fatica a fare un tale passo? Cosa diresti a un adolescente indeciso per spingerlo a fare coming out?

Io credo che ci sia ancora un certo timore del cambio di opinione che le persone che ci circondano possono avere di te. Un problema culturale e sociale che forse è più presente in alcune zone del nostre Paese e meno nelle aree metropolitane. Ma vorrei anche specificare che, a mio parere, non è sempre così: per capire che ognuno è libero di amare chi vuole non c’è bisogno di una laurea, piuttosto di una buona educazione data dai genitori ai propri figli.

A un adolescente indeciso direi che oggi, più di ieri, non è solo. Superare le paure e regalarsi la gioia dell'autenticità è la chiave di un futuro, il suo, e di chi come lui/lei sarà domani adulto, davvero privo di pregiudizi.

Infine, tu hai lavorato con personaggi importanti della nostra cultura pop come Raffaella Carrà, Fiorello e Piero Chiambretti. Secondo te, attraverso la temperatura pop di narrazioni come la tua, si può scardinare più facilmente il pregiudizio e lo stigma nei confronti delle persone Lgbti?

Assolutamente sì. Ho cercato di raccontare una storia universale in cui chiunque si può immedesimare indipendentemente dall’orientamento sessuale. Sarebbe motivo di grande orgoglio, per me, se una narrazione pop come Ogni cosa al suo posto riuscisse ad aprire non solo i cuori, ma anche le menti di chi ancora oggi - e l’attualità ce ne dà ahimé quotidiana riprova - vive di pregiudizi e inutili paure nei confronti della comunità Lgbti.

e-max.it: your social media marketing partner

Due volte campione del mondo e argento olimpico nel 1988 a Seul nei 110 metri ostacoli, Colin R Jackson ha fatto coming out.

L’atleta di Cardiff, dal 2004 commentatore sportivo per la Bbc dopo aver abbandonato l’anno prima l’attività agonistica, ha scelto una trasmissione della Sveriges Television (Svt) per rivelare la propria condizione a lungo negata.

Colloquiando coi due ori olimpici Kajsa Berqvist (ex campionessa saltista) ed Erik Peter Häggström (ex campione di salto in lungo), entrambi omosessuali dichiarati, Jackson ha affermato di aver a lungo tergiversato nel fare coming out non volendo «sollevare scalpore intorno alla sua storia».

Ha poi raccontato di aver detto di essere gay ai propri genitori già nel 2003 nella cucina di famiglia. «Dalla loro reazione – ha aggiunto –  ho capito di avere i genitori migliori del mondo, perché mi sono stati di grande aiuto».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video