Oggi 5 dicembre 2018 il sindaco Virginio Merola consegnerà a Franco Grillini, il “compagno busone”, il massimo riconoscimento della città di Bologna, il Nettuno d’Oro. Premio che sarà accompagnato dalla bellissima affermazione: L’Italia senza di lui sarebbe un Paese peggiore.

Sarebbe certamente un Paese peggiore perché la libertà e la liberazione hanno necessità assoluta di interpreti, di soggetti che, non solo ne proclamino i valori, ma soprattutto li declinino con la propria vita, lavoro e testimonianza.

Grillini, infatti, sin dagli esordi della sua attività politica nel Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria), all’età di 15 anni, si è dimostrato non solo attore di tutte le innumerevoli battaglie, ovunque e comunque condotte, ma anche regista di innovazioni e idee sicuramente anticipatrici dei tempi.

L’Italia sarebbe stata sicuramente un Paese peggiore e sicuramente il movimento Lgbti non avrebbe avuto né voce né volto senza Franco Grillini.

Inutile raccontare qui la storia della sua attività ben nota a tutti, essendo Franco la storia del movimento. Ma un aspetto vorrei evidenziare, un aspetto determinante, per me, del suo modus operandi atque essendi: la sua capacità di immaginazione coniugata a una sconfinata fantasia.

Quando negli anni della contestazione, sulla scorta del pensiero di Herbert Marcuse, si strillava Immaginazione al potere, si pensava proprio al potere della fantasia, al potere delle idee, al potere del cambiamento.

Grillini ha riassunto in sé questo potere proponendo idee e strategie, che hanno anticipato di gran lunga i tempi e le battaglie che oggi hanno intrapreso percorsi di fattibilità.

Con Arcigay Franco intuì e realizzò l’idea di una grande associazione di massa laddove, dopo la contestazione di San Remo 1972, il FUORI, primo dei circoli omosessuali, e, poco dopo, altre realtà politiche di liberazione omosessuale costellavano la nascente galassia Lgbti.

Fantasia, intelligenza e immaginazione nel realizzare quel circuito di locali dove le persone Lgbti potevano incontrarsi, conoscersi, aggregarsi, praticare in sicurezza la propria libertà sessuale.

Nel periodo buio dell’Aids Franco Grillini immaginò e realizzò che occorreva una strategia organizzata di contrasto alla diffusione di quella che era definita “la peste del secolo e la malattia dei froci”. E nel 1987 fondò con altri la Lila - Lega Italiana di Lotta all’Aids.

Con la legge 76/2016 (più conosciuta come legge Cirinnà, abbiamo ottenuto le unioni civili, già immaginate, anche se molto diversamente e più complete, da Franco con la sua proposta parlamentare dei Pacs e la fondazione della Liff - Lega Italiana Famiglie di Fatto.

Franco ha anche intuito e immaginato la forza dello strumento della comunicazione abilmente interpretato con le sue innumerevoli apparizioni televisive dove ha dato voce e volto alle nostre istanze ed a quelle di tutto il movimento, nonché realizzato strumenti informativi quali GayNet e GayNews.

Ma la storia di Franco è anche la storia della visibilità, di un coming-out perenne e militante: un coming-out che, anche recentemente, ha espresso la grandezza di questo personaggio, di questo gigante della storia italiana, attraverso la manifestazione della sua malattia, pubblicamente denunciata ed esorcizzata. Addirittura oggetto della sua straordinaria ironia e bonomia, fisiologica di quella natura emiliana, indomita e gioiosa,  che lo ha reso amato e riconosciuto ovunque e che si riassume in una delle sue opere Ecce Homo, nel cui titolo risiede tutta l’epifania dell’uomo, del compagno busone, partigiano della libertà e della liberazione.

e-max.it: your social media marketing partner

Uscirà venerdì 30 novembre, in occasione delle prossime festività natalizie, il nuovo disco di Raffaella Carrà. Dopo cinque anni di assenza dalle scene musicali l'artista romagnola, acclamatissima in Italia e all'estero (la Spagna l'ha da poco insignita dell'onorificenza di Dama al Orden del Mérito Civil) torna con un nuovo progetto artistico targato Sony Music

Si tratta di Ogni volta che è Natale. Un album di canzoni natalizie, scintillante già a partire dalla copertina: da vera star del mondo dello spettacolo, Raffaella è raffigurata - in una foto live tratta da Domenica In degli anni '80 - fasciata da una tuta nera paillettata mentre canta e balla in un'enorme stella dorata su uno sfondo bianco neve. 

«Quando Sony mi ha proposto di incidere un album di Natale ci ho pensato molto - dice la show-woman -. Mi ha convinto il fatto che per me era una cosa nuova. Poi la libertà di scegliere il repertorio e di poter riproporre i temi con arrangiamenti nuovi. Con l'aiuto di grandi professionisti mi pare di aver fatto un bel disco: colorato ed anche emozionante. Vedremo se il pubblico sarà della stessa opinione... In ogni caso, buon Natale a tutti!».

Ma prima d’accettare Raffaella Carrà ha posto una sola condizione: avere un inedito. Desiderio esaudito col brano Chi l’ha detto che, firmato dal giovanissimo e talentuoso Daniele Magro, sta già risuonando nelle radio. Si tratta di una canzone natalizia a tutti gli effetti, tanto carica di energia, calore e positività quanto strettamente radicata alla quotidianità.

La clip del brano, firmata dal regista Gianluca Montesano, regala un'emozione in più quando, come per incanto, le storie dei protagonisti - tutti in cerca di un desiderio da realizzare, di un sogno da avverare - vengono illuminate e scaldate dall'inconfondibile voce dell'artista che, in una gelida notte di Natale, risuona (apparendo alla tv o semplicemente dal display di un telefonino) ricordando che la vera gioia è nella condivisione

E tra le varie immagini di famiglie presenti nel video la Raffa nazionale ha preteso che ce ne fosse una composta da persone dello stesso sesso«È nel tempo, sta nelle cose», commenta con semplicità.

Ed è forse tale semplicità genuina, mista alla capacità di saper coniugare tradizione e trasgressione, a permetterle di essere portavoce bene accetta, in tempi non scontati, della lotta all'omofobia rimanendo 'una di famiglia'. Considerata, appunto, quale persona cara, che gli italiani hanno sempre fortemente voluto fare entrare nelle loro case. 

Ma la stessa questione Lgbti è trattata da Raffaella Carrà con leggerezza e intelligente ironia. Sul fatto d’essere da anni un’«icona gay», dichiara: «Lo sono diventata mio malgrado: non ho fatto nulla. L'unica cosa che faccio, visto che me lo chiedono, è di andare a fare le sfilate per l'orgoglio gay in continuazione. L'anno scorso sono andata a Madrid, dove c'era il Pride Mondiale, e così li ho beccati tutti in una notte».

E proprio in riferimento alla Spagna e alla recente onorificenza, asssegnatele dal re Felipe VI, come al mancato riconoscimento italiano l'artista dice: «Ho avuto una battuta con un giornalista e ho detto: È perchè per le istituzioni italiane sono una milite ignota, con tutto il rispetto per il Milite ignoto. Ma è solo una battuta ironica ma rispettosa e tutti si sono sorpresi. E ho detto: Guardate che per me il premio più importante è che la gente mi voglia bene anche se non mi vede in televisione. Perchè credo di avere una credibilità col pubblico perché io non ho mai tradito nessuno».

L’album Ogni volta che è Natale sarà disponibile in quattro edizioni speciali: Standard version (Cd), che conterrà l'inedito Chi l'ha detto e 9 brani classici natalizi; Deluxe Edition (2 Cd: lo standard + un altro con 19 hit dell'artista); la versione Lp che conterrà i brani del Cd standard e si presenterà in due "colorazioni": Silver limited edition e White; la Super Deluxe, composta da un 45 giri con un particolarissimo formato a stella, i 2 Cd della Deluxe Version e un portachiavi con gli auguri natalizie di Raffaella Carrà. Quest'ultima sarà un'edizione limitata e numerata (saranno infatti pubblicate 2000 copie, 500 delle quali conterranno un regalo speciale dell'artista). 

Subito dopo la pubblicazione Raffaella Carrà presenterà il disco al pubblico in due eventi instore: sabato 1 dicembre a Milano (Mondadori Megastore, ore 17.30, piazza Duomo) e giovedi 6 dicembre a Roma (La Feltrinelli, ore 18, via Appia Nuova 427).

Guarda la clip di Chi l'ha detto

e-max.it: your social media marketing partner

«La base per restare all'interno di questo governo è la consapevolezza che il Movimento e la Lega sono due forze rigorosamente alternative. Non potrei rimanere se il percorso prevedesse un'alleanza futura. È solo questo che ci consente oggi di accettare provvedimenti che, se fossimo al governo, avremmo fatto diversamente». 

Così in un’intervista, rilasciata oggi a La Repubblica, Vincenzo Spadafora, deputato M5s e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, spiega come le due forze politiche abbiano una visione completamente diversa in moltissimi ambiti

«Su molte cose - premette - non siamo solo noi a non ritrovarci. È il nostro stesso elettorato».

Già, perché per Spadafora non si è lottato abbastanza al riguardo a partire da temi come quelli toccati dal ddl Sicurezza. «Spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi - soggiunge il sottosegretario - che potevano caratterizzare la nostra azione. E lo abbiamo fatto già dall'inizio, al momento della scrittura del contratto". 

Nello specifico, i diritti, ad esempio, "mancano del tutto. Penso ai diritti Lgbt, che vanno affrontati dal punto di vista legislativo e da quello culturale. Ma, se questo governo non farà passi avanti, posso garantire che non consentiremo passi indietro. Dico di più: esaurite le priorità del contratto, penso che l'anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia". 

Spadafora torna inoltre a parlare dell’accusa mossagli da un gruppo sparuto d’associazioni Lgbti in riferimento al Tavolo permanente che, istituito presso Palazzo Chigi, sarebbe una foglia di fico. 

«No, e le spiego perché – ribatte il sottosegretario –. Per le persone Lgbt si può fare molto a livello ministeriale, ed è per questo che ho istituito un tavolo a Palazzo Chigi, portando molte persone di quel mondo a riunirsi nella Sala Verde. I commessi non avevano mai visto nulla del genere. In più, io resto a favore delle adozioni omosessuali, ma sono consapevole di muovermi in un perimetro che mette un dito nell'occhio al mio caro amico Fontana, che è ministro della Famiglia e non la pensa come me. Mi turo il naso perché so che arriverà un momento in cui le nostre strade si separeranno".

Spadafora è tornato poi a parlare del ddl Pillon alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che sarà caratterizzata a Roma da una manifestazione nazionale nel pomeriggio d’oggi.

"Così com'è non passerà mai - spiega il sottosegretario -. II modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con quello che penso io e che pensa il Movimento, ma collide con la realtà. E io ho sempre pensato che la classe dirigente debba leggere la realtà e non cercare di riportarla indietro. Alcune di queste proposte vanno ben oltre quanto possiamo reggere e non vedranno la luce". 

e-max.it: your social media marketing partner

Al termine della tre giorni congressuale, tenutasi a San Vincenzo (Li), è stato eletto, domenica 21 ottobre, il nuovo direttivo di Famiglie Arcobaleno – Associazione di Genitori omosessuali.

Riconfermata alla carica di presidente ad triennium Marilena Grassadonia, che col suo dinamismo e combattività ha contribuito a imporre l’organizzazione alla pubblica attenzione e a conferirle un ruolo di rilievo nel dibattito su famiglia e omogenitorialità.

Ad affiancarla nel nuovo mandato Giancarlo Goretti quale vicepresidente, Roberta Zangoli ed Elisa Dal Molin, invece, nei rispettivi ruoli di tesoriera e  segretaria. Sono infine risultate elette come componenti del Consiglio  Delfina Alongi, Gabriella Giarratano, Laura Giuntini, Ryan Luca Spiga, Francesco Zaccagnini.

Come dichiarato da Grassadonia su Facebook, «dopo 13 anni di storia è arrivato per noi il momento della maturità: vogliamo crescere come interlocutore delle istituzioni e come associazione di rilievo nel mondo Lgbtqi. Per questo, tra le altre cose, lanceremo una campagna per attirare nuovi sostenitori che accompagnino i soci ordinari, genitori e aspiranti, nel nostro cammino».

La stessa presidente ha poi così enumerato gli obiettivi politici di Famiglie Arcobaleno per i prossimi anni: «Il riconoscimento alla nascita di entrambe le madri ed entrambi i papà, anche attraverso una campagna che sottolinei la responsabilità di tutti e due i genitori indipendentemente dalla relazione che li lega: single all’anagrafe, uniti civilmente, separati o divorziati.

La revisione della legge 40 per il pieno accesso alla pma per le donne single e le coppie lesbiche. Una campagna informativa e culturale sulla gestazione per altri e la promozione di una proposta di legge per una Gpa etica. Il matrimonio egualitario, la revisione della legge sulle adozioni, perché sia accessibile a single e coppie gay o lesbiche.

Un rinnovato e rafforzato impegno nelle scuole per la piena applicazione della legge contro le discriminazioni e per l’ingresso della nostra associazione nel Fonags, il forum delle famiglie consulente del Miur».

e-max.it: your social media marketing partner

Dopo aver ieri incontrato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Federico Sboarina, sindaco di Verona, Toni Brandi, Massimo Gandolfini, Jacopo Coghe, rispettivamente presidenti di Pro Vita onlus, Comitato Difendiamo i nostri figli e Generazione Famiglia, e Brian Brown, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno stamani incontrato a Roma Matteo Salvini e Lorenzo Fontana.

Ad accompagnarli il senatore leghista Simone Pillon, il cui ddl sull’affido condiviso si appresta a essere oggetto di oltre 120 audizioni in Commissione Giustizia.

Motivo degli incontri il World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019 e che sarà appunto organizzato dalle tre associazioni promotrici del Family Day sotto la guida di Brian Brown.

Nel riceverli, il ministro dell'Interno ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di ospitare le famiglie del mondo a Verona: questa è l'Europa che ci piace». A lui Brown ha chiesto «di riflettere tutti assieme sul sostegno da dare alle famiglie e l'Italia, per la sua storia, è il luogo più adatto per farlo».

Anche il ministro per la Famiglia e le Disabilità si è detto «fiero di ospitare in Italia, e a Verona in particolare, le famiglie di tutto il mondo. La famiglia sarà per noi l'asse dell'Europa del futuro».

Al termine dei due incontri Gandolfini, Coghe e Brandi hanno visto nella giornata di oggi «un segno che il vento in Europa sta cambiando. Sta crescendo l'attenzione su un maggiore sostegno ai nuclei familiari, alla natalità e alla giustizia sociale». I tre presidenti sono certi «che da Verona partirà la controrivoluzione del buonsenso e della ragione»

e-max.it: your social media marketing partner

«Grazie alle 1.200 persone che, questa mattina, hanno partecipato al mio intervento sui Cattolici Lgbti durante l’Incontro mondiale delle Famiglie in Dublino e che hanno aspettato per tre ore in fila per tre ore perché firmassi copie del mio libro. Ero così riconoscente di essere stato invitato dal Vaticano e di conoscere tutti #Wmof2018 Il mio cuore è pieno di gratitudine».

Con queste parole il gesuita James Martin, consultore della Segreteria vaticana per la Comunicazione e autore di Building a bridge (edito in Italia per i tipi veneziani della Marcianum Press col titolo Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt e con prefazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi), ha commentato su Facebook la vera e propria standing ovation che è seguita alla conclusione della sua relazione sul tema Mostrare rispetto e accoglienza nelle nostre parrocchie per le persone ‘Lgbt’ e le loro famiglie.

Quello del gesuita statunitense, che è anche editorialista del magazine America, è stato il secondo incontro dedicato alla collettività arcobaleno nell’ambito del Congresso pastorale del World Meeting of Families. Ieri sera era infatti toccato al confratello britannico Dominic Robinson e al cattolico gay Nick O’Shea parlare di iniziative pastorali a caratura Lgbti con riferimento alla diocesi di Westminster.

James Martin ha ricordato come le persone Lgbt siano «state spesso trattate come lebbrosi dalla Chiesa», nonostante l'esempio e l’invito di Cristo ad accogliere e amare tutti coloro che sono marginalizzati dalla società. «Non accogliendo ma escludendo le persone Lgbt, la Chiesa – ha aggiunto il gesuita – sta venendo meno alla sua chiamata a essere  famiglia di Dio».

Con riferimento particolare a quante di loro sono state battezzate come cattoliche, ha fatto anche notare che esse non scelgono il proprio orientamento sessuale, portano doni alla Chiesa, desiderano conoscere Dio e sono amate da Dio.

Invitando le comunità ecclesiali a essere accoglienti verso le persone Lgbti e le loro famiglie, Martin ha osservato come in un mondo «diviso da opposti approcci pastorali ai cattolici Lgbt, se sei gay, lesbica, bisessuale o transgender e cerchi di dare un senso alla tua relazione con Dio e la chiesa, sei fortunato se vivi in una grande città con pastori aperti. Se vivi in un posto meno aperto con atteggiamenti omofobi anche a livello pastorale, sei sfortunato».

Da qui un decalogo elaborato per un cambio di registro nelle singole parrocchie: 1) esaminare il personale modo di porsi verso le persone Lgbt e le loro famiglie; 2) ascoltarle senza giudicare; 3) essere loro vicine; 4) difenderle dagli attacchi omo-transfobici; 5) non ridurle «alla chiamata alla castità che tutti condividiamo in quanto cristiani. Le persone Lgbt sono più della loro vita sessuale»; 6) includerle nei ministeri ecclesiali; 7) riconoscere le loro competenze individuali e apprezzarle; 8) invitarle a fare parte dello staff parrocchiale; 9) promuovere iniziative specifiche che le riguardino.

E, infine, con riferimento soprattutto a ogni singolo sacerdote, «chiedere loro perdono se sono state ferite dagli atteggiamenti omofobici della Chiesa». «Scusati con loro – ha aggiunto –. Puoi scusarti. Certo, non risolve tutto, ma è un inizio».

Come noto, la partecipazione di James Martin al Meeting irlandese era stata fortemente contestata, nelle ultime settimane, dai cattolici tradizionalisti, che avevano raccolto decine di migliaia di firme, per impedire la relazione di chi era stato definito omoeretico da figure nostrane come Costanza Miriano.

e-max.it: your social media marketing partner

Vacanza con i bambini e dove andare? Noi di Gaynews abbiamo cercato di individuare il meglio in Italia per il vostro prossimo viaggio da fare in famiglia: queste le quattro migliori mete dove potrete trascorrere liberamente il vostro tempo, coccolarvi con i vostri bellissimi bambini e fare foto, che in molti a casa ricorderanno per sempre. Non vi resta che preparare le valigie (e non dimenticate spensieratezza e relax).

Un’estate da ricordare

La Sardegna è l’isola gay-friendly dell’estate 2018, per la famiglia e per i più piccoli. Il capoluogo, come le altre principali mete presenti sull’isola, sono piene di alberghi, con eventi e attività organizzate da fare stesso all’interno della struttura che vi ospiterà, e da fare insieme ai bambini, ma perché no? Anche con altri genitori. Ci sono molte spiagge in Sardegna, dove le famiglie potranno facilmente godersi l’attrazione principale; il mare e fare castelli di sabbia, grazie anche al forte flusso di incoming dalla mentalità aperta e globale presente in questo periodo di alta stagione. Vedrete che sarà un connubio perfetto per un viaggio indimenticabile.

Viaggiate leggeri in tutti i sensi

La Toscana è una meta perfetta per le famiglie. Qui troverete moltissime attività da fare, negozietti, ristoranti e bellissime strutture alberghiere gay-friendly pronte ad ospitarvi. La regione, tra le più amate in Italia dalle famiglie arcobaleno di Stati Uniti e Canada, è bellissima e le acque poco profonde ne fanno una destinazione ideale per le famiglie, alle prese con i primi passi oppure i primi insegnamenti di nuoto in acqua. Per un’ottima gita in giornata, scegliete di farli passeggiare a cavallo con degli istruttori dedicati oppure dei mini corsi spa. Vedrete che vi dedicheranno un super abbraccio!

La vacanza con i bambini on the road!

Siete pronti per un viaggio on the road alla conquista della Puglia? Se quest’estate volete macinare chilometri il posto perfetto è questa regione del sud Italia. Munitevi di spirito d’avventura e godetevi i grandi spazi, le atmosfere estive e i panorami unici al mondo, per un’esperienza a tu per tu con la bellezza della Puglia. Vi diamo un consiglio: prenotate sin da ora per la seconda metà di agosto, affittate un camper, fate scorta di buon cibo e procuratevi una buona guida gay-friendly. Vedrete che il divertimento, formato famiglia, sarà assicurato. Ma preparatevi a fare colazione in compagnia della natura estrema!

Costiera Amalfitana: geniale, non trovate?

Tanta bellezza, ritmi slow, città dalla mentalità globale, lidi attrezzati e divertimento pazzo. La Costiera Amalfitana è tutto questo e molto di più, una meta perfetta per le quelle famiglie che vogliono sentirsi protette e coccolate dalla mattina alla sera. Insomma una destinazione aperta, che spesso implica un target alto spendente, soprattutto a Positano e ad Amalfi. Ma voi provate a scegliere altre realtà, come Praiano ad esempio, e partite verso la seconda metà di agosto oppure per i primi di settembre, lontani dalle giornate afose e affollate. Dopotutto la Costiera Amalfitana è famosa nel mondo proprio perché ha reso la diversità un punto di forza, non credete?

e-max.it: your social media marketing partner

Si è svolta ieri a Dublino la conferenza stampa di presentazione del IX° Incontro mondiale delle Famiglie, che si terrà nella capitale irlandese dal 21 al 26 agosto. Gli ultimi due giorni della kermesse saranno caratterizzati dalla presenza di Papa Francesco.

Un evento al quale, come precisato dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, sono tutti benvenuti. Comprese le persone Lgbti.

Una risposta chiara alle polemiche sollevate per la rimozione, in gennaio, di cinque immagini di coppie omosessuali dai volantini preparatori.

Ma anche per le modifiche a un video promozionale dell’evento, in cui il vescovo ausiliare di Los Angeles David O'Connell affermava che tutte le famiglie sarebbero state benvenute all'evento, comprese quelle omogenitoriali. Perché il papa, commentava il presule, riconosce le diverse tipologie odierne di famiglia, anche i genitori single o una coppia di persone dello stesso sesso che alleva bambini.

Di tali interventi censori si era già detto estraneo il cardinale Kevin Farrell che, come prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha coordinato l’organizzazione della manifestazione agostana.

Si è detto estraneo anche l’arcivescovo di Dublino: «Non credo di averne colpa – ha dichiarato –. Ma essendo accaduto nel World Meeting of Families, me ne assumo la responsabilità come organizzatore dell'evento e, se si commettono degli errori, mi prendo la responsabilità di quelli».

e-max.it: your social media marketing partner

Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

e-max.it: your social media marketing partner

Oramai s’inizia a perdere il conto dei sindaci che procedono alla registrazione anagrafica di bambini quali figlie di coppie di persone dello stesso sesso. È di alcuni giorni fa – ma resa nota solo oggi – la notizia della trascrizione dell’atto di nascita di E., nata l’anno scorso in Belgio, da due madri presso gli Uffici comunali di Rovereto. Si tratta del primo caso in Trentino.

Come comunicato dall’avvocato Alexander Schuster, legale delle due mamme che hanno preferito mantenere l’anonimato, «i funzionari del Comune hanno raccolto pareri a favore della trascrizione, che si è perfezionata nei giorni scorsi. La piccola E. è nata da una donna italiana originaria di Rovereto e ora residente in Belgio, coniugata con una donna non italiana.

Dopo la trascrizione dell’atto di matrimonio resa possibile dalla legge sulle unioni civili nel 2016, ora la bella notizia che la famiglia è riconosciuta nella sua interezza nei registri dello stato civile della Repubblica italiana».

Una notizia, questa, che giunge alla vigilia dell’importante convegno che, proprio sulla filiazione con due madri, si terrà a Trento, dove sabato avrà luogo il Dolomiti Pride (il primo Pride della Regione Trentino Alto Adige Südtirol).

L’avv. Alexander Schuster ha dichiarato nel merito: «Ero fiducioso che, dopo gli inevitabili approfondimenti tecnici, la città della Quercia sarebbe giunta a rispettare la nostra Costituzione e il diritto italiano. Come studio legale speriamo presto di poter annunciare che Rovereto non è isolata in Trentino quanto a rispetto dei diritti civili ».

A Sarzana, centro dello Spezzino per aver dato i natali all’umanista Tommaso Perentucelli (Niccolo V), il sindaco Alessio Cavarra ha invece oggi trascritto l’atto di nascita estero di un bambino registrandolo quale figlio di due papà.

«Sono davvero molto contento – ha scritto su Facebook –, quale uno degli ultimi atti del mio primo mandato, di essere riuscito a firmare l'atto di nascita di G.A, un bambino che da oggi è ufficialmente figlio di due papà e che potrà vivere e crescere nella sua famiglia arcolabaleno inserita nella nostra comunità, a testimonianza dello spirito e della civiltà di una grande città come la nostra».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video