Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

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Oramai s’inizia a perdere il conto dei sindaci che procedono alla registrazione anagrafica di bambini quali figlie di coppie di persone dello stesso sesso. È di alcuni giorni fa – ma resa nota solo oggi – la notizia della trascrizione dell’atto di nascita di E., nata l’anno scorso in Belgio, da due madri presso gli Uffici comunali di Rovereto. Si tratta del primo caso in Trentino.

Come comunicato dall’avvocato Alexander Schuster, legale delle due mamme che hanno preferito mantenere l’anonimato, «i funzionari del Comune hanno raccolto pareri a favore della trascrizione, che si è perfezionata nei giorni scorsi. La piccola E. è nata da una donna italiana originaria di Rovereto e ora residente in Belgio, coniugata con una donna non italiana.

Dopo la trascrizione dell’atto di matrimonio resa possibile dalla legge sulle unioni civili nel 2016, ora la bella notizia che la famiglia è riconosciuta nella sua interezza nei registri dello stato civile della Repubblica italiana».

Una notizia, questa, che giunge alla vigilia dell’importante convegno che, proprio sulla filiazione con due madri, si terrà a Trento, dove sabato avrà luogo il Dolomiti Pride (il primo Pride della Regione Trentino Alto Adige Südtirol).

L’avv. Alexander Schuster ha dichiarato nel merito: «Ero fiducioso che, dopo gli inevitabili approfondimenti tecnici, la città della Quercia sarebbe giunta a rispettare la nostra Costituzione e il diritto italiano. Come studio legale speriamo presto di poter annunciare che Rovereto non è isolata in Trentino quanto a rispetto dei diritti civili ».

A Sarzana, centro dello Spezzino per aver dato i natali all’umanista Tommaso Perentucelli (Niccolo V), il sindaco Alessio Cavarra ha invece oggi trascritto l’atto di nascita estero di un bambino registrandolo quale figlio di due papà.

«Sono davvero molto contento – ha scritto su Facebook –, quale uno degli ultimi atti del mio primo mandato, di essere riuscito a firmare l'atto di nascita di G.A, un bambino che da oggi è ufficialmente figlio di due papà e che potrà vivere e crescere nella sua famiglia arcolabaleno inserita nella nostra comunità, a testimonianza dello spirito e della civiltà di una grande città come la nostra».

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Anche Milano pronta a riconoscere ufficialmente la doppia genitorialità di papà e mamme arcobaleno.

Domani, infatti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, seguendo l’esempio di tanti suoi omologhi a partire dalla prima cittadina di Torino Chiara Appendino, firmerà nella Sala Giunta di Palazzo Marino gli atti di nascita di bambini nati nel capoluogo lombardo da coppie omogenitoriali. Uno di loro è Manfredi, nato il 2 giugno scorso a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Le due mamme, la 35enne Corinna e la 36enne Francesca, si sono unite civilmente a Palazzo Reale il 23 aprile 2018. In tale data Francesca era già in attesa di Manfredi, per cui si è interessata sin da allora con Corinna perché, una volta avvenuta il parto, fosse loro riconosciuta la doppia genitorialità.

A seguito d’alcune difficoltà profilatesi al riguardo, Francesca aveva sollevato la questione con una lettera indirizzata a Selvaggia Lucarelli e pubblicata su Il Fatto Quotidiano. Ciò ha portato al successivo interessamento dell'assessore radicale Lorenzo Lipparini, cui si sono aggiunti i colleghi di Giunta Pierfrancesco Majorino e Roberta Cocco.

E, nel pomeriggio del 6 giugno, il sindaco Sala ha pubblicato su Facebook un post in cui ha dato notizia dettagliata di quanto avvenuto a Palazzo Marino.

«Oggi in Sala Giunta - ha scritto - ho firmato l’atto di nascita di Eric Manfredi e di Teresa, nati a Milano il 2 e 3 giugno scorsi. Questi bambini sono figli di due mamme e per questo nell’atto compaiono entrambe. Insieme all’iscrizione del nome della prima mamma, infatti, sul medesimo atto ho sottoscritto l’annotazione del nome della seconda mamma che ha riconosciuto il bambino.

Sempre oggi ho esteso questo riconoscimento anche alle mamme di Edda, Teo e Zeno, tre gemellini nati a febbraio e alle mamme di Margherita, Giorgio, Antonio e Raffaele, nati a Milano tra il 2002 e il 2009.

Ho fatto questa scelta perché intendo tutelare i diritti di tutte le famiglie, di tutti i genitori e di tutti i bambini che nascono nella nostra città. Milano prosegue senza esitazione nel riconoscimento dei diritti civili ai propri cittadini, consapevole di essere una città che vive appieno il suo presente per guardare con orgoglio al suo futuro».

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Anche nel Comune di Sesto Fiorentino trascritti gli atti di nascita esteri di due gemelli di tre anni e registrati anagraficamente qauli figli di due mamme. Ad annunciarlo su Facebook il sindaco LeU Lorenzo Falchi.

«Un paese in cui spesso la normalità pare rivoluzionaria. Nei giorni scorsi – così il primo cittadino di Sesto - ho messo una firma su un documento che mi hanno detto essere rivoluzionario mentre a me sembrava solo di certificare quello che per una famiglia della nostra città è realtà da ormai 3 anni.

Abbiamo infatti prodotto il certificato di nascita di due gemelli, figli di una coppia omogenitoriale, aggiungendo il nome della seconda mamma e lo abbiamo fatto nel pieno rispetto della legge (la n.40, che riconosce come genitori dei bambini e delle bambine nate con fecondazione artificiale “la coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche” di procreazione assistita, anche quando portate avanti all’estero).

Ho il piacere di conoscere personalmente questa famiglia e non ho notato alcuna differenza con la mia. Stessi problemi, stesse dinamiche, stesso amore.

Fortunatamente viviamo in un paese spesso più avanzato di quanto a molti conviene immaginare e che merita che queste piccole “rivoluzioni” diventino definitivamente normalità».

La notizia dell'avvenuta trascrizione è stata saluata con entusiasmo dal segretario nazionale di LeU Nicola Fratoianni, che in un tweet ha scritto: «La migliore risposta civile, rispettosa delle dignità delle persone alle parole e alle idee oscurantiste e ipocrite del nuovo ministro Fontana, oggi la dà Lorenzo Falchi».

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Matteo Salvini anche stamane è tornato a ribadire, ai microfoni di RTL105 il suo pensiero sulle dichiarazioni naturalfamilistiche del neoministro della Famiglia e della Disabilità: «Lorenzo Fontana è libero di pensarla come ritiene. Altro paio di maniche sono gli atti di governo e non c'è all'ordine del giorno nulla su questi temi».

Ma il leghista veronese, che si sente sotto attacco perché cattolico (nel grave silenzio della Cei che dovrebbe richiamare chichessia a non arrogarsi tale qualifica in senso esclusivo e con fini politici), non ha esitato a esprimersi sempre oggi nel merito in una lettera aperta a Gian Marco Chiocci, direttore del quotidiano Il Tempo. E, come se non bastasse, peggiorando la situazione.

«Abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2) - ha scritto -. Abbiamo detto che gli ultimi e gli unici che devono avere parola su educazione, crescita e cura dei bambini sono proprio mamma e papà, principio sacrosanto di libertà».

Secondo argomentazioni ricorrenti in chi veleggia nei mari di CitizenGo, Reazione Identitaria e Family Day, la colpa delle contestazioni montate contro di lui sarebbe tutta di «certi ambienti che fanno del relativismo la loro bandiera».

Da qui le conseguenze tratteggiate con querula retorica vittimale: «La furia di certa ideologia relativistica – scrive – travalica i confini della realtà, arrivando anche a mettere in dubbio alcune lampanti evidenze, che trovano pieno riscontro nella nostra Costituzione.

'La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio', recita l'articolo 29, che sarà il principio della mia azione da ministro. Detto questo: la rivolta delle élite non ci spaventa e non ci spaventa affrontare la dittatura del pensiero unico. Andiamo avanti, con grande motivazione, abbiamo tanti progetti da attuare».

Dopo aver richiamato le parole di San Pio X - il flagellatore del modernismo e, non a caso, il pontefice cui amano sempre richiamarsi, da Marcel François Lefebvre in poi, tutti i cattoreazionari -: «Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri», ha aggiunto: «Noi siamo fieri di non aver paura di dirci cristiani, di dirci madri, padri, di essere per la vita». 

Ha quindi concluso: «Abbiamo le spalle abbastanza larghe per resistere agli attacchi gratuiti rispondendo con l'evidenza dei fatti, la forza delle idee e la concretezza delle azioni. Mai come in questo momento battersi per la normalità è diventato un atto eroico».

Gandolfini in difesa di Fontana vs Grillini

A sostegno del ministro Fontana è sceso in campo, sempre sulle colonne del quotidiano romano fondato da Renato Angelillo, il leader del Family Day Massimo Gandolfini che, dopo aver affermato di non sapere se esista o meno una lobby gay ma d'essere sicuro di «una pressione da parte della cultura gay internazionale in Europa e fuori dall'Europa per introdurre una cultura all'identità di genere» - tesi, questa, sconfessata dal direttore di Gaynews Franco Grillini sempre su Il Tempo di oggi - ha dichiarato: «Siamo molto contenti che il nuovo esecutivo abbia scelto come ministro della Famiglia e disabilità una persona con cui abbiamo avuto modo di collaborare e che ci trova d'accordo sulle vedute del tema.

Detto questo, il neoministro Fontana non ha affermato nulla di discriminatorio perché si è attenuto al dettato costituzionale. Chi dice il contrario è solo accecato dall'ideologia».  

Fontana come Gesù: l'interpretazione di Simone Pillon  

Nulla d'inatteso in tali asserzioni tanto più che, proprio il giorno delle prime dichiarazioni di Fontana sulle famiglie arcobaleno, il senatore leghista Simone Pillon - il fedelissimo di Gandolfini che, in campagna elettorale, aveva sputato tale veleno sul Popolo della Famiglia e Mario Adinolfi da causare una vera e propria volata di stracci tra i due - aveva postato su Facebook parole di solidarietà al ministro della Famiglia con toni predicatori d'altri tempi.

A partire dalla citazione lucana in esergo: Affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. Parole, come si sa, pronunciate dal profeta Simeone a Maria di Nazareth con riferimento al figlio.

«Si può fingere molto bene, ma alla fine la verità viene sempre a galla - scrive il senatore -. Sono sicuro che tutti i coraggiosi e generosi attivisti pro family sono con Lorenzo Fontana e con noi. Le buone politiche per la famiglia saranno la miglior risposta gli attacchi degli ex renziani, degli attivisti lgbtqyz, delle varie Cirinnà e soprattutto ai velenosi post di chi, come lupo travestito da agnello, da ormai troppo tempo fomenta nel nostro mondo lo spirito di divisione, mettendo fratelli contro fratelli. 

Credo che i veri intenti di questo gioco al massacro siano ormai chiari ad ognuno. Cominciamo dal principio. Cominciamo dalla natalità. E il resto pian piano verrà. Sta partendo la #ripresavaloriale   Non ve ne accorgete?».

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Le dichiarazioni di Lorenzo Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno continuano a far discutere nonostante la moderata sconfessione di Matteo Salvini che, oscurato mediaticamente da una polemica andata ben al di là del previsto, ha cercato di prenderne le distanze pur ribadendo di condivedere le posizioni del ministro della Famiglia.

Nella giornata di oggi si sono registrate le critiche di tre noti cantanti che, molto amati soprattutto dal pubblico giovanile, hanno affidato ai social il proprio pensiero.

Tiziano Ferro su Instagram, rilanciando l’hastag #gayfamily, ha risposto così alle affermazioni di Fontana: «Non voglio supporto, mi basterebbe smettere di sentirmi invisibile».

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Ha scelto invece twitter Emma Marrone. L'artista 34enne, pubblicando una foto che la ritrae mentre canta con un bimbo in braccio dalle guance dipinte coi colori dell’arcobaleno, ha scritto: «Ciao, Fontana #arrestatecitutti».

Ha puntato infine su Facebook Ermal Meta. «Rientro oggi - così si legge sul suo post - e leggo di dichiarazioni da parte del ministro #fontana che in nome del suo essere cristiano dichiara invisibili le unioni arcobaleno. Ma davvero credete che al buon Dio interessi come raggiungete l’orgasmo? Non gli interessa nemmeno di cosa vi rende felici, ma che siate felici.

E allora Siate persone felici, di questo c’è bisogno. Di persone felici. A qualsiasi costo»

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Presentato ieri il 24esimo Roma Pride, dedicato quest’anno al tema della resistenza e dell’antifascismo. 

“La campagna di quest’anno - ha spiegato il portavoce Sebastiano Secci -  vuole attualizzare il tema dell’antifascismo, in opposizione alla campagna elettorale più densa di messaggi d’odio, xenofobia e omofobia che si ricordi in Italia, stando a quanto dichiara Amnesty International”.

“Noi non sapevamo che stavamo facendo la liberazione anche per voi”. Queste sono state le parole, riportate dallo stesso Secci, con cui Tina Costa, staffetta partigiana e volto storico dell’Ampi, ha accettato di essere testimonial della campagna realizzata dal fotografo Fausto Podavini e da Alessia Crocini. 

La grande parata prevista per il 9 giugno sarà preceduta da una settimana di eventi, arte e musica presso la Gay Croisette, organizzata quest’anno nel quartiere prendeste, in Via Biordo Michelotti. Tra gli ospiti più attesi Susanna Camusso, Monica Cirinnà, Franco Grillini, che parteciperà insieme a Daniele Viotti all’iniziativa promossa da Gaynews il 7 giugno sulle leggi antidiscriminazione nei vari paesi europei. 

Tema caldo della giornata è stato certamente la chiusura della sindaca Raggi alla trascrizione dell’atto di nascita di una bimba con due mamme. L’assessora comunale Baldassarri, presente all’incontro, ha dichiarato che il comune avrebbe  una interlocuzione con il ministero degli interni a proposito:

“Vogliamo realizzare atti che siano difendibili in tutte le sedi e su questo tema c’è un vuoto normativo sul quale va coinvolta anche l’associazione dei comuni d’Italia”.

Alla domanda di Gaynews su come pensano di relazionarsi su questo tema con un futuro ministro degli interni leghista, Baldassarri ha replicato: “Non è solo il ministero degli interni a decidere ma anche l’avvocatura dello stato. Non è solo una questione di orientamento politico. L’impegno che posso prendere oggi è quello di iniziare a confrontarmi anche con le Famiglie Arcobaleno”. 

A questo proposito, Marilena Grassadonia, presente sul palco, ha replicato che fino a questo momento non aveva avuto modo di interloquire con la sindaca su questo tema e che non era a conoscenza di alcuna interlocuzione in merito con il ministero, ribadendo infine determinazione ad insistere nei tavoli istituzionali per ottenere risultati concreti. 

Tra gli interventi anche i rappresentanti di AMPI, V Municipio, della Regione Lazio, con il Vicepresidente Massimiliano Smeriglio che ha annunciato la presenza in parata del Presidente Zingaretti. 

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Si è tenuto ieri a Roma presso il Centro Congressi Frentani il convegno Gestazione per altre e per altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri: aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici. Organizzato da Famiglie Arcobaleno, la cui presidente Marilena Grassadonia ha dato il via ai lavori, l’evento si è strutturato in tre sessioni. La seconda di esse dal titolo La Gpa tra diritto ed esprienze è stata presieduta dal giudice Marco Gattuso.

Al magistrato, fondatore e direttore di Articolo 29, Gaynews ha rivolto alcune domande per fare il punto della situazione su una pratica di procreazione medicalmente assistita che anche nell’ultima campagna elettorale ha diviso non pochi gli animi.

Giudice Gattuso, il convegno tenutosi a Roma ha dedicato una specifica sessione agli aspetti giuridici della gpa. Che cosa ha messo in luce la discussione?

È stato finalmente un momento di confronto pacato e informato sulla gpa, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diverse esperienze e competenze. In particolare per me è stato bello vedere finalmente un palco tutto di donne, con importanti intellettuali del femminismo, discutere in modo ragionato del diritto delle donne di autodeterminarsi e delle regole entro le quali può esercitarsi tale diritto.

La sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale si è espressa sull’illegittimità del divieto della fecondazione eterologa. Secondo lei un tale pronunciamento può essere letto anche in riferimento a altre pratiche di pma come la gpa?

Da quella sentenza viene la conferma di una idea laica e aperta di genitorialità e, soprattutto, di una genitorialità che non può essere confinata al solo aspetto genetico.

Da non poche femministe della differenza viene affermato che l’esprimere opinione favorevole alla gpa e lo scriverne sarebbe una violazione dell’art. 12 (comma 6) della legge 40 in materia di pubblicizzazione della gpa. È così?

La legge vieta di fare pubblicità alla gpa a scopi commerciali. Certo non comprime in alcun modo la libertà di manifestazione del pensiero. Per fortuna siamo in una democrazia e nessuno può comprimere la libertà di ognuno e ognuna di esprimere la proprie opinioni, neppure di quelle apertamente favorevoli alla gpa e alla sua depenalizzazione e regolamentazione. Ci mancherebbe.

A quante e quanti sono sostenitori del reato universale della gpa cosa è da obiettare a livello giuridico?

È un’idea irrealizzabile. Al momento solo la Turchia di Edorgan, la Malesia e alcuni stati dell’Australia puniscono i cittadini che fanno la gpa all’estero. E con scarso successo.

Tra i motivi addotti a contrarietà della gpa si ripete l’assunto: “I figli non sono un diritto”. Che cosa ne pensa?

È uno slogan ad effetto, ma poco centrato. Avere figli è un desiderio profondamente umano e bellissimo. Se una coppia infertile vuole avere un bambino e la scienza dà la possibilità di averlo, lo Stato non si può frapporre in modo autoritario fra cittadino e scienza. Salvo che per fare un bimbo si procuri una lesione di diritti di terzi. Nel caso della gpa, mentre ci sono casi di intollerabile sfruttamento in vari Paesi (dove peraltro le coppie di persone dello stesso sesso non possono andare), in altri, come il Regno Unito, il Canada o la California, non emergono situazioni di sfruttamento. Se non vi è sfruttamento e vi è libera scelta, la Corte Suprema della California sin dal 1993 ha ritenuto, giustamente, che non si possa comprimere il diritto delle donne ad autodeterminarsi.

Non crede che al deciso rigetto della gpa sia sottesa una concezione univoca e biologistica di maternità sì da ridurre - portata alle logiche conseguenze - anche quella adottiva a una mera fictio?

Credo che ridurre la genitorialità al dato biologico tradisca una concezione molto povera e materialisica delle relazioni umane. La psicanalasta Fraire ci ha spiegato ieri come la genitorialità e anche la maternità sorgano con il distacco del bambino dal grembo materno e il riconoscimento che il bimbo è ormai un essere autonomo. La genitorialità è una relazione.

Per altro verso, credo che sia giusto porre le donne al centro di ogni ragionamento sulla generazione. Perché solo le donne possono fare un bambino. Da questo potere delle donne di generare, dunque dalle loro scelte, dalla loro libera volontà, si deve partire. Per questo bisogna ascoltare le donne che fanno la gpa, lasciarle parlare senza imporre etichette. Queste donne ci spiegano che loro non sono, e non vogliono essere chiamate, “madri” dei bambini che aiutano a nascere e che non sono neppure legati geneticamente a loro. Portano in grembo bambini di altre donne (o uomini), che non possono avere una gravidanza, e a loro li restituiranno. Non cedono nè cederebbero mai figli propri.

Solo se capiamo questo, possiamo capire perché questa pratica è stata ammessa dalle corti americane ed è socialmente accettata in America. In America non sarebbe tollerata la “vendita” di bambini americani. La gpa è accettata solo perché è chiaro che si tratta di far nascere bambini che sin dal concepimento sono figli dei genitori che hanno dato l’embrione che la portarice aiuterà a far nascere.

Insomma, per il giudice Gattuso che cosa bisognerebbe fare in Italia in materia di gpa?

Oggi, dobbiamo tutelare ogni bambino e ogni bambina che nasce con gpa, assicurando loro i diritti che ha qualsiasi altro bambino o bambina. Domani, dobbiamo ragionare sulle regole che ci consentano di andare anche in Italia oltre il divieto. Ragionare, confrontarci, capire, per costruire insieme alcune regole condivise che mettano al centro la libertà di autodeterminazione della donna. Poiché le donne sono al centro di questo percorso è indispensabile avere sempre avere la certezza che le donne che fanno la gpa siano libere, che siano libere da vincoli sociali, culturali, economici.

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Presidio stamani davanti alla sede dell’Unar in Via della Ferratella a Roma per protestare contro la recente nomina a coordinatore del senatore Luigi Manconi. A organizzare il raduno il Comitato Difendiamo i nostri figli che ha lanciato a tal fine una petizione popolare raccogliendo, in pochi giorni, 10.465 firme. Presenti alla manifestazione anche rappresentanti di altre associazioni di famiglie e genitori tra cui Comitato Art. 26, Non Si Tocca La Famiglia, CitizenGo Italia e Generazione Famiglia.

Secondo Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli e organizzatore dell'ultimo Family Day, «piuttosto che un'altra ondata di attivismo ideologico nelle scuole da parte dell'Unar, a causa della nomina del nuovo coordinatore Luigi Manconi, è meglio chiudere del tutto quest'ente che evidentemente non ha più niente a che fare col contrasto alle discriminazioni su base razziale, etnica e religiosa».

L’ultraconservatore medico bresciano, che è sotto processo per diffamazione nei riguardi di Arcigay, ha poi dichiarato: «L'Unar è finito una prima volta nell'occhio del ciclone quando nel 2013 finanziò con 10 milioni di euro la Strategia Nazionale Lgbt: un piano di sponsorizzazione delle istanze politiche Lgbt in tutti i settori della società, a partire dalle scuole.

L'attività dell'ente dipendente dalla presidenza del Consiglio dei ministri è stata poi travolta l'anno scorso dallo scandalo che ha riguardato il suo ex direttore Francesco Spano, sotto l'amministrazione del quale passò un finanziamento di oltre 50mila euro a un'associazione Lgbt di cui lui stesso era tesserato. Un servizio del programma Le Iene mostrava che nei locali di questa associazione avvenivano orge con spaccio di droga e prostituzione».

Poi l’affermazione finale, formulata in assoluta ignoranza del carattere governativo e non partitico della nomina di coordinatore dell’Unar. «Se il Partito Democratico – ha infatti affermato Gandolfini – non revocherà entro breve la nomina di Manconi dalla prossima legislatura condurremo una grande azione popolare per portare alla chiusura dell'Unar. E certamente a queste elezioni sosterremo chi si proporrà di aiutarci a farlo con successo».

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Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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