Sul respingimento dell’attivista milanese Felix Cossolo dall’aeroporto de Il Cairo il deputato Ivan Scalfarotto, come noto, aveva presentato, il 19 novembre, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Lia Quartapelle e Alessandro Zan.

La risposta della Farnesina è arrivata mercoledì. A darne lettura in Commissione Affari Esteri e Comunitari (III) della Camera è stato il sottosegretario Manlio Di Stefano.

«Il Governo italiano, assieme ai partner dell'Unione europea, segue con estrema attenzione le questioni inerenti alla tutela dei diritti umani e alle condizioni dei componenti della comunità Lgbti in Egitto – così nel testo letto dal sottosegretario della Farnesina il 28 novembre – e porta avanti azioni di sensibilizzazione discreta nei confronti delle autorità egiziane, al fine di aiutare il Paese a superare le criticità che vengono ancora riscontrate in questo ambito.

L'Italia è fortemente impegnata nella promozione e tutela dei diritti umani e nella lotta contro ogni forma di discriminazione, incluse quelle basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. L'impegno italiano in favore dei diritti delle persone Lgbti è inoltre confermato, oltre che dal recente ingresso nel Lgbti Core Group un gruppo interregionale di Paesi e organizzazioni che promuove questi temi in ambito Nazioni Unite, anche dalla partecipazione all’Equal Rights Coalition (Erc), piattaforma di cooperazione tra Paesi che mira allo scambio di informazioni e buone pratiche e al coordinamento dell'azione globale in tema di diritti Lgbti

In Egitto, benché l'omosessualità non sia esplicitamente punita dal Codice penale, si sono registrati in passato episodi di discriminazione ai danni della comunità Lgbti. L'ultima ondata di arresti, seguita all'esposizione di una bandiera arcobaleno ad un concerto musicale nel settembre 2017 e conclusasi con un bilancio di 67 persone fermate, risulta ormai esaurita, mentre continuerebbero a registrarsi episodi di molestie subite in stazioni di polizia e carceri

Occorre tener presente che la normativa egiziana in materia di respingimenti alla frontiera presenta margini di opacità e solitamente le motivazioni della decisione di respingimento non vengono rese note, come riscontrato anche nel caso del Sig. Cossolo. La prassi osservata negli ultimi anni conferma che le Autorità di sicurezza – laddove dispongano di informazioni su posizioni da parte di specifici individui contrarie all'Egitto su qualsiasi tema - possono disporre il respingimento alla frontiera, a prescindere dall'ottenimento del visto prima della partenza o all'arrivo in aeroporto. 

L'Ambasciata italiana a Il Cairo e il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale sono stati informati della vicenda del connazionale Felice «Felix» Cossolo, solo dopo che questi era rientrato in Italia, tramite una comunicazione del suo legale contenente una richiesta di chiarimenti e di intervento presso le Autorità egiziane. A seguito di tale comunicazione, la nostra Rappresentanza diplomatica a Il Cairo ha chiesto formalmente al Ministero degli Esteri egiziano di poter conoscere le motivazioni del respingimento in frontiera del Signor Cossolo.

Al momento le autorità egiziane non hanno ancora fornito un riscontro a tale richiesta. Nei prossimi giorni è in programma un incontro dell'Ambasciatore d'Italia con l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari, durante il quale potrà essere sollevata e approfondita la vicenda in questione».

Una risposta, quella del Governo, di cui Scalfarotto, nella replica, si è detto parzialmente soddisfatto.

Nel chiedere d’essere informato sull’esito dell’annunciato incontro tra l’Ambasciatore d’Italia in Egitto e l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari del Paese nordafricano, il deputato dem non ha mancato di sollevare riserve sulla tutela dei diritti umani, in particolare della comunità Lgbti, quale priorità del Governo.

A tal riguardo Scalfarotto ha ricordato l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti umani del Senato nonché le dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e del senatore Simone Pillon, che «hanno usato espressioni particolarmente offensive nei confronti delle unioni civili». 

Ha espresso infine sconcerto per l’intervista rilasciata dal sottosegretario Spadafora al quotidiano La Repubblica, dalla quale emerge la profonda distanza programmatica, sui questi temi, tra i due partiti di maggioranza.

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Come preannunciato la scorsa settimana dal deputato Ivan Scalfarotto (Pd), il caso dell’espulsione di Felix Cossolo dall’Egitto è arrivato in Parlamento.

L’attivista milanese aveva denunciato d’essere stato qualificato quale persona non gradita al governo egiziano dopo essere atterrato, il 12 novembre, all’aeroporto de Il Cairo. Motivo del respingimento, come raccontato dal titolare del club meneghino Afterline, un suo reportage che, pubblicato nel 2007 sul periodico Clubbing, documentava gli arresti di persone omosessuali durante la presidenza di Hosni Mubarak.

Motivo per cui Scalfarotto, il 19 novembre, nel corso della seduta 86 della Camera ha presentato una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Alessandro Zan e Lia Quartapelle, appare così motivata: «Si apprende da organi di stampa che Felix Cossolo, cittadino italiano regolarmente in possesso di documenti di identità validi per l’ingresso in Egitto, sia stato respinto dall’ufficio visti dell’aeroporto de Il Cairo. All’arrivo all’aeroporto egiziano, infatti, dopo aver effettuato il pagamento della tassa per il visto turistico, Cossolo sarebbe stato riaccompagnato all’area partenza in quanto cittadino non gradito a causa di alcuni articoli usciti a sua firma in Italia sulle condizioni dei componenti della comunità Lgbt in Egitto.

Sempre da organi di stampa si apprende delle difficili condizioni di vita per le persone gay, lesbiche, bisex e transessuali in Egitto».

Alla luce di tali elementi Scalfarotto, Zan, Quartapelle hanno pertanto domandato «se tale diniego di soggiorno in Egitto possa configurarsi come una ulteriore restrizione su base discriminatoria estesa anche a cittadini non egiziani e se le autorità italiane competenti in materia intendano richiedere informazioni sul caso alle omologhe autorità egiziane a  fine di fare chiarezza sulla vicenda esposta».

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Sabato 29 luglio si è spento a Brescia Tony Patrioli, il fotografo italiano per antonomasia dei nudi maschili. Nato a Minerbio (Bs) il 9 giugno 1941, il maestro dello scatto softcore e del nudo artistico s'indirizzò subito al mondo omosessuale, dichiarandosi esplicitamente tale negli anni '70 del secolo scorso sulla rivista Homo. A poche ore dal rito funebre, che si terrà alle 15.00 di oggi nel tempio crematorio bresciano di Sant'Eufemia, Gaynews ha raccolto la testimonianza di Felix Cossolo, figura di riferimento del movimento Lgbti italiano, ideatore della libreria Babele e già direttore di riviste storiche come Lamba e Babilonia.

Ho visto per l'ultima volta Tony Patrioli più di un mese fa. Ivan Teobaldelli (già condirettore di Babilonia e amico da lunga data con il fotografo) mi aveva chiesto di accompagnarlo a Brescia: sapevamo che Tony stava molto male e soffriva tanto. Volevamo perciò salutarlo per l'ultima volta.

Dopo il suo trasferimento da Milano, dove aveva avuto lo sfratto, Tony era ritornato a vivere a casa sua a Brescia con suo fratello. Un rapporto problematico d'incompatibilità reciproca, ma non aveva alternative. Tony era ormai solo. Aveva pochi amici e una difficile situazione economica. Viveva dalla sua pensione: recentemente aveva chiesto all'Inps l'integrazione per l'accompagnamento. Ormai non era più autonomo nei movimenti. Per fortuna un suo vecchio amico bresciano, Ivano, lo sosteneva e accudiva nell'ultimo periodo.

Ci siamo ritrovati a Brescia una domenica di giugno. Tony non voleva assolutamente incontrarci a casa sua e del fratello: per lui era una vera prigione. Ha preferito, perciò, fare uno sforzo sovrumano e scendere le scale per raggiungerci al posteggio auto in strada. È arrivato molto dimagrito, sofferente, con le stampelle. Abbiamo allora deciso di dirigerci a casa di Ivano che abita a pochi passi. Faceva fatica. Quel centinaio di metri per spostarci sono stati un'eternità. Ivano lo sosteneva e finalmente siamo giunti a destinazione. Abbiamo iniziato a conversare.

Tony per fortuna era ancora molto lucido. Ci ha parlato del progetto di un nuovo libro con la casa editrice tedesca Bruno Gmunder: se ne stava occupando Giovanni Dall'Orto, ma dopo anni il volume non vede ancora la pubblicazione e lui era un po' demoralizzato per questo. Abbiamo parlato delle nostre avventure ma anche delle aggressioni subite. Io e Tony una volta l'abbiamo vista brutta al canale Villoresi, dove fummo aggrediti da una banda di teppistelli. Io ebbi la fratture di alcune costole. Lui rischiò anche il furto della sua preziosa macchina fotografica, ma per fortuna con ostinazione riuscì a recuperarla.

Abbiamo parlato dei nostri viaggi e dei nostri amori. Lui era contentissimo per l'approvazione recente della legge sulle unioni vicili, avrebbe voluto sposarsi e aveva anche un suo fan che era disposto a unirsi civilmente con lui. Aveva fotografato il mio più grande amore, Nichi.

Durante l'ultimo periodo Bruno, un suo modello torinese che aveva immortalato 30 anni prima, lo aveva cercato ed era riuscito a contattarlo. Tony era entusiasta per questo incontro e avevano iniziato a frequentarsi (Bruno aveva 17 anni quando si erano conosciuti, ma poi si erano persi di vista). Era la sua storia più importante e ora Bruno, pur essendo sposato e con figli, aveva deciso di stargli vicino visto che Tony era gravemente malato. Purtroppo anche questa storia era finita male. Tony si era sentito usato perchè Bruno chiedeva costantemente soldi: aveva quindi intuito che la disponibilità mostrata da Bruno era semplicemente calcolata per interessi economici. Questo aveva demoralizzato ancora di più Tony.

Al termine dell’incontro io e Ivan Teobaldelli abbiamo salutato con calore Tony. Ci siamo riproposti di rivederlo al più presto ma eravamo a conoscenza delle diagnosi mediche: a Tony non sarebbero restati che pochi giorni di vita. L'ultimo mese era stato trasferito da casa in una clinica per malati terminali ma, sedato, non ha resistito ancora per molto. Ci ha lasciati. Restano le sue foto eccezionali e la nostra voglia di ricordarlo con una grande esposizione dei suoi lavori. Speriamo quanto prima. Intanto vogliamo solo dirti: Tony non ti dimenticheremo mai.  

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La stagione dei Pride è annualmente preceduta e accompagnata da polemiche. Le marce dell’orgoglio Lgbti sono dispregiativamente liquidate come carnevalate o baracconate non solo da esponenti di raggruppamenti reazionari o vip sulla via del tramonto ma anche da persone della collettività Lgbti.

Mai come quest’anno si sono succeduti e amplificati tramite i social appelli alla sobrietà e alla compostezza in nome d’un’ambigua normalità e di rispetto del sentire altrui. Un’ondata, insomma, di moralismo perbenista, che ha indotto Porpora Marcasciano a parlare di «omologazione imperante che sta ricastigando il corpo, la sessualità, il desiderio».

Gaynews è tornato sul tema con Felix Cossolo, figura di spicco del movimento Lgbti italiano e ideatore della storica libreria Babele

Ogni anno in occasione dei Pride si ripropone la questione di come sfilare. Quest’anno la querelle si è riproposta a seguito dell’appello alla sobrietà lanciato durante il Basilicata Pride. Che cosa pensi di inviti del genere?

È una querelle di lunga data. Se ne discuteva già negli anni ’70. Nel 1975 partecipai a un festival del proletariato giovanile che era stato organizzato a Licola, nei pressi di Napoli, dalla sinistra extraparlamentare. Nel movimento omosessuale c'erano allora due tendenze: quella del Fuori! (fondato da Angelo Pezzana e federato al Partito Radicale) e quella dei C.O.M. (Collettivi omosessuali milanesi, il cui leader indiscusso era Mario Mieli). In quella occasione i primi si presentarono come dei militanti seriosi. I secondi scioccarono e provocarono i partecipanti al raduno con il trucco, le parrucche e gli abiti femminili. Indubbiamente i 'maschi rivoluzionari' furono messi in discussione dall'ala creativa del movimento. Questa scelta creò contenstazioni ma fu senza dubbi vincente: lo stand dei C.O.M era sempre affollato (ma lo erano anche le loro tende), vennero vendute molte riviste e parecchi ragazzi si avvicinarono al movimento. Furono così messe in crisi molte delle loro certezze rivoluzionarie.

Alla base di tali reazioni c’è, secondo te, una sorta di non piena accettazione di sé stessi?

Mi sembra che ognuno di noi faccia delle scelte. Il movimento negli anni ‘70 riteneva la riscoperta del proprio femminile una priorità. Ci chiamavamo al femminile. E non mancavano quasi mai una riga di rimmel, gli orecchini vistosi, i tacchi alti. Non per tutti, certo, ma questo non significa che i 'maschietti' non si accettassero. L'importante, ieri come oggi, resta il rispetto del modo di porsi dell'altro.

Hai già accennato a quanto successo durante il festival di Licola. Eppure, nel parlare di manifestazioni antecedenti ai Pride qualcuno continua a richiamarsi quanto accadeva negli anni ’70 per dire che non si scendeva in piazza con piume di struzzo o culi all’aria. È veritiera una tale lettura secondo una memoria storica del movimento come Felix Cossolo?

No, non è affatto veritiera. Ai campeggi gay la metà di noi si travestiva. Io, ad esempio, nel 1984 mi 'sposai' al campeggio di Porto S. Elpidio e mia 'moglie' Marco Sanna si presentò alla cerimonia con un bellissimo abito da sposa. Al Cassero, ad esempio, c'era la Cesarina (Stefano Casagrande); a Roma la Messalina e la Serafina; a Napoli la Seggiara, la Curcione e così via.

Dopo la legge sulle unioni civili qual è a tua parere la condizione in cui versa il movimento Lgbti italiano? Non noti una sorta di appiattimento e omologazione al riguardo?

Sinceramente seguo molto meno le vicende del movimento. Non per mancanza di interesse ma perchè sono impegnato con i locali che mi ritrovo nuovamente a gestire. Certo, dovendo fare un paragone rispetto a 30-40 anni fa, non posso non dire che allora eravamo fortemente motivate, eravamo delle 'pazze', poche ma buone. Nessuno di noi aveva ambizioni politiche o di carriera nel movimento. Eravamo tutti dei volontari. Io, ad esempio, in oltre 40 anni di attività non ho mai chiesto e tanto meno percepito un centesimo da nessuna istituzione. E di iniziative ne ho organizzate (dai giornali ai campeggi, dalle librerie ai club) ma sempre pagando di persona. Non ho mai avuto un contributo. Anzi, noi militanti abbiamo sempre finanziato di tasca nostra.

Se dovessi pensare a una figura di attivista scomparso, chi citeresti nel riproporne come necessario l’esempio da seguire per i nostri tempi?

A me piaceva molto Marco Sanna (mia moglie) di Aprilia. So che a Roma gli hanno anche dedicato una fondazione. Poi ammiravo moltissimo Massimo Consoli, con cui ho collaborato per tanti anni. Stimavo inoltre Dario Bellezza e Giovanni Forti de L’Espresso. Ma penso che la nuova generazione non ne abbia sentito mai parlare. Naturalmente Mario Mieli è stato il nostro teorico oltre che grande amico.

C’è un messaggio particolare che vuoi lasciare ai lettori e alle lettrici di Gaynews e, in generale, a quanti si preparano a partecipare ai prossimi Pride?

Sì, certo. Mi piacerebbe che ci fossero meno tensioni, meno prime donne e più collaborazione. Poi portiamo al Pride le nostre famiglie, i nostri amici e divertiamoci: il Pride è soprattutto una festa.

 

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