Si è conclusa ieri a Roma la 5a edizione degli Italian Gaymes, l'appuntamento multisportivo contro l'omotransfobia promosso da Gaycs. 

Tra le discipline, svoltesi nella zona dell'Eur, paddle tennis, basket, pallavolo, beach volley, calcio a 5, burraco. Ad arricchire l'evento anche la 4a edizione della Partita dei diritti, promossa e organizzata dalla Nazionale italiana calcio gay Friendly. Per gli amici a quattro zampe, invece, quest'anno si è tenuto, per la seconda volta, il Dog Day - Senza frontiere.

Durante la tre giorni al Gay Village, tra giovedì 12 e sabato 14 luglio, insieme alla madrina Eva Grimaldi si sono alternati gli artisti Andrea Casta (con il suo "violino elettronico"), le cantanti Giorgia Acchioni, Sara Galimberti e Micaela Giovani, gli artisti di Pole Dance con Andy Candy e  Aphrodite.

Tra gli eventi anche la presentazione del libro di Rosario Coco  Storie Fuorigioco, che ha dato vita, venerdì sera, a un dibattito cui hanno preso parte Adriano Bartolucci Proietti (presidente di Gaycs), Imma Battaglia (presidente onoraria Dgp), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Antonello Sannino (responsabile Sport Arcigay), Roberta Mesiti (presidente Agedo Roma), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews.it). I presenti, insieme ad altre personalità dell'attivismo e dello spettacolo, sono stati nominati "Ambasciatori" dei prossimi Roma EuroGames 2019.

Secondo l'annuncio ufficiale degli organizzatori, infatti, il prossimo anno Roma ospiterà gli EuroGames normati dalla European Gay and Lesbian Sport Federation, la rassegna europea dello sport gay friendly nata nel 1992 che approda per la prima volta in Italia con oltre 4000 atleti e atlete attesi da tutta Europa. 

Tra gli Ambasciatori dei giochi anche la scrittrice Delia Vaccarello, la calciatrice Gaia Ciccarelli, l'allenatrice di serie B Licia Arzilli, il portavoce dei Liberinantes Alberto Urbinati (squadra di rifugiati promossa da Unhcr), l'attivista per i diritti bisex Tom Dacre. 

Sul finale della cerimonia conclusiva, l'importante presenza degli attivisti e delle attiviste transgender e intersex del gruppo It, nato all'interno dell'organizzazione degli EuroGames per lavorare sull'inclusione delle persone "I" e "T" nei giochi. Tra di loro i nomi di Cristina Leo, portavoce di Colt (Coordinamento Lazio Trans), Giovanni Guercio, avvocato esperto in materia che ha seguito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 sul cambio anagrafico del nome, Alessandro Carollo, attivista, ex-atleta e genitore transgender.   

"L'organizzazione dei prossimi giochi - hanno dichiarato gli organizzatori - partirà proprio dai temi dell'inclusione di chi ancora è marginalizzato anche nella stessa collettività lgbti, nonché dalle tematiche della doppia discriminazione".

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La storia di Valentina, una giovane donna lesbica che vive con la sua compagna Clelia a Terracina, è divenuta nei giorni scorsi un caso nazionale. Una storia d’ordinaria omofobia connessa all’ambito lavorativo, da cui si può essere escluse per il solo aspetto.

«A noi servono donne, non maschi mancati. Ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio». Queste alcune delle parole rivolte via Messenger a Valentina, che aveva risposto a un annuncio di lavoro per uno stand di tiro al bersaglio nell’ambito della manifestazione Lungotevere in Festa 2018.

Un caso che, sollevato dal Gay Center di Roma, aveva subito allertato negli scorsi giorni i vertici dell’amministrazione comunale: «Faremo partire i controlli del caso, sulla base di quanto denunciato dalla ragazza – così da Palazzo Senatorio –. Condanniamo con fermezza ogni fenomeno di discriminazione per violazione dei diritti civili e sociali della persona».

Venerdì scorso Valentina ha avuto modo di confrontarsi privatamente con l’organizzatore della kermesse estiva e il titolare dello stand, che si è detto amareggiato delle parole scritte su Messenger da un suo collaboratore. Ma non si è andati al di là di condanne dell’accaduto e attestati di solidarietà.

«In ogni caso, anche se mi avessero proposto un lavoro – ha dichiarato a Gaynews –, dopo quanto successo, non avrei accettato».

È decisa al telefono Valentina ma anche emozionata e commossa come quando ha raccontato dell’incontro avuto, sabato scorso, con Imma Battaglia al Gay Village«Sono arrivata con la mia compagna Clelia e mi sono subito sentito coccolata.

Imma mi ha proposto un’offerta lavorativa all’interno del Village e mi ha presentato a chi si occupa della gestione del personale in vista di un colloquio. Mi ha poi detto che non devo risentirmi per quanto accaduto ma sentirmi fiera di ciò che sono. Ha poi aggiunto che ho fatto benissimo a denunciare l’accaduto.

Ho subito pensato alle tante persone che purtroppo non riescono a fare ciò: una situazione doppiamente terribile».

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Venerdì 15 giugno al via l’XI° edizione del Padova Pride Village che, nell’arco dell’intero periodo estivo, attira annualmente oltre 120.000 persone all’interno del polo fieristico del capoluogo veneto.

Madrina d’eccezione sarà Barbara D’Urso, volto noto della televisione italiana nonché da tempo in prima linea per i diritti delle persone Lgbti. «Nella mia vita mi sono sempre battuta per i diritti civili, contro l'omofobia e la violenza sulle donne – ha dichiarato la conduttrice dei talkshow di Mediaset –. Ho quindi accettato con grande piacere l’invito a partecipare al Padova Pride Village come madrina. Sono sicura sarà una bellissima serata».

Ad affiancarla nell’opening party il cantautore Cristiano Malgioglio, la cui attività di paroliere è legata ai maggiori succesi di Mina, Raffaella Carrà, Adriano Celentano, Ornella Vanoni, Patti Pravo. Sarà il suo ultimo singolo Danzando Danzando, presentato durante la semifinale del Grande Fratello, a fare da sigla ufficiale all’intera stagione del Padova Pride Village 2018.

Sulla scelta dei due testimonial così si è espresso il deputato Alessandro Zan, ideatore e fondatore del più importante festival Lgbti del Nord Italia: «Barbara D’Urso e Cristiano Malgioglio apriranno l’XI° edizione del Padova Pride Village: due icone del mondo dello spettacolo e della musica che hanno sempre sostenuto i diritti di tutti.

Barbara da anni, grazie al suo impegno personale e ai suoi programmi, fa entrare nelle case degli italiani un messaggio di uguaglianza e parità; Cristiano con le sue canzoni e i suoi testi, talvolta irriverenti, da sempre conduce una campagna di sdoganamento delle tematiche e dei sentimenti Lgbti. Con questi due ospiti vogliamo ribadire con chiarezza che questa estate sarà dedicata alla lotta alle discriminazioni e all’omotransfobia».

L’XI° edizione del Padova Pride Village sarà caratterizzato, fino al 15 settembre, da un fittissimo programma di concerti, serate disco ed eventi culturali con figure di spicco del mondo del giornalismo, del teatro, del cinema, della musica, della letteratura.

Gemellato da quest’anno col Padova Pride Village, si aprirà nella serata di oggi, alle 21:30, la stagione romana del Gay Village, giunto alla sua XVII° edizione.

«E lo fa – come si legge nele comunicato ufficiale – nel cuore pulsante della Roma testaccina, lì dove nacque nel lontano 2002, nel segno della giovinezza, della romanità e soprattutto del talento, come quello indiscusso di Ilenia Pastorelli, madrina della stagione, vincitrice come miglior attrice protagonista del David di Donatello nel 2016 con il pluripremiato Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

In apertura della festa non mancheranno i saluti delle istituzioni comunali, l'atteso arrivo dell'onorevole Stefania Pezzopane che dal palco del villaggio lancerà il suo messaggio d'amore contro la discriminazione e il bullismo, seguita dai saluti del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, grande amico e sostenitore della manifestazione arcobaleno più importante d'Italia.

Ad accogliere gli ospiti si sarà la coppia di padrone di casa Imma Battaglia ed Eva Grimaldi che, insieme all'ineguagliabile Pino Strabioli, daranno il benvenuto anche a Giovanni Ciacci reduce dal programma Ballando con le Stelle, dove con il ballerino Raimondo Todaro, si è classificato finalista con non pochi dissensi per la partecipazione come coppia di uomini al noto talent Rai.

Prima della mezzanotte si scalderanno le piste del villaggio con la presentazione della nuova sigla a cura di Cut, un vero e proprio invito al divertimento esteso a tutti, compreso alla Sindaca Virginia Raggi ricordata dal personaggio Virgy interpretato dall'attrice Liliana Fiorelli. A seguire ci sarà la presentazione delle nuove stage direction a cura di Akkademi, Andrea Pacifici e Gabriele Riccio, che coordineranno i corpi di ballo nell'arco della stagione e che nella serata inaugurale danzeranno sulle note del dj Cristiano Colaizzi in Happy Floor, mentre nel Guest Floor comincia la sua avventura il direttore artistico Fabio Di Domizio, che accoglierà i tanti party internazionali nell'arco dell'estate.

In occasione del grande opening party, il Gay Village ha il piacere di ospitare Masterbeat Party, direttamente da Los Angeles e per la prima volta in Italia. Ad aprire il palco ci penserà il social webstar e dj Manuel Coby, preziosa novità delle console rainbow».

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In attesa della conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Gay Village di Roma, prevista per il prossimo 22 maggio presso la Città dell’Altra Economia, gli organizzatori della celebre kermesse hanno reso noto alcune delle grandi novità della stagione che sta per inaugurarsi e che si protrarrà dal 31 maggio all’8 settembre 2018.

La novità più interessante e significativa è senza dubbio il ritorno della manifestazione trimestrale al quartiere Testaccio: là dove tutto cominciò tanti anni fa con un successo immediato e un’euforia arcobaleno che coinvolse migliaia di persone fin dalle prime edizioni del primo villaggio Lgbti italiano.

Inoltre, i due cardini che ispireranno il Gay Village 2018 saranno la creatività giovanile e l’esperienza della cultura, entrambe declinate nei diversi appuntamenti ed eventi di cui presto, in conferenza stampa, avremo informazioni dettagliate. 

A tenere le fila organizzative di questa nuova edizione sarà ancora una volta Imma Battaglia, figura storica del movimento Lgbti italiano, ideatrice del Village ed ex consigliera comunale capitolina durante l'amministrazione Marino. Ritorneranno le grandi interviste-spettacolo di Pino Strabioli seguite dal coordinamento artistico della notte, tra cui ritroveremo le diverse stage direction di AkkademiAndrea Pacifici di Vanity Crew e Gabriele Riccio di Rules Dance Studio, già alle prese con i casting per la formazione dei nuovi corpi di ballo.

Come ogni anno, punti di riferimento immancabili del Gay Village saranno anche Carla Fabi e Roberta Savona. Ed è proprio a Carla Fabi che Gaynews ha chiesto qualche ulteriore informazione in anteprima relativamente alla prossima stagione del Gay Village.

Carla come mai, dopo tanti anni all’Eur, il Gay Village torna nel cuore di Roma, a Testaccio?

La ragione è romantica: era da tempo che volevamo tornare a Testaccio e appena si sono presentate le circostanze propizie per il ritorno ne abbiamo approfittato. Saremo accolti infatti dalla Città dell’Altra Economia che si trova proprio accanto a quello che oggi è un parcheggio per auto e che, 17 anni fa, era invece lo spazio in cui nacque il Gay Village.

Oltre al ritorno a Testaccio quale altra novità caratterizzerà questa edizione del Gay Village?

Un’altra importante novità è che il Gay Village sarà aperto tutti i giorni anche se le proposte artistiche, come nelle passate edizioni, avranno luogo da giovedì a sabato. Comunque ogni giorno ci saranno attività e appuntamenti interessanti.

Relativamente allo staff organizzativo, è confermato quello della passata edizione?

Sì, le attività pre-serata saranno organizzate da Imma Battaglia, Roberta Savona e la sottoscritta. E poi ci saranno le interviste spettacolo del grande Pino Strabioli.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una recrudescenza di violenza omofobica proprio a Roma. Credi che il Gay Village possa svolgere un ruolo importante nel contrastare e arginare l’odio verso le persone Lgbti?

Certamente, perché di Gay Village c’è ancora tanto bisogno se consideriamo le violenze degli ultimi tempi. Stiamo vivendo un momento storico di grande avversione non solo verso le persone Lgbti ma verso tutti coloro che sono o sono percepiti come “più deboli”, come “minoranza”.

Questo nostro nuovo panorama politico non è certo d’aiuto ed è anche preoccupante il silenzio dell’amministrazione capitolina e la disattenzione della prima cittadina verso quanto sta accadendo in città. Ed è in questa dimensione che il Gay Village diventa ancora più importante e necessario come diventa più importante e necessario riconquistare il centro della città.

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«Mi vuoi sposare?». Una richiesta fatta in ginocchio con tanto d’anello e trasmessa in diretta radiofonica su m2o. È quanto successo venerdì 28 luglio al Gay Village di Roma. Un momento romantico e inaspettato per la speaker catanese Stefania Tringali.

Ignara di quanto stesse per succedere, ha ascoltato la collega Manuela Doriani leggere il testo d’una dichiarazione d’amore tra due “anonime” fidanzate: «Non sono una di molte parole affettuose ma tu meriti tutto e di più. Sei entrata nella mia vita, accogliendo con gentilezza i miei tempi. Mi stai accanto ogni giorno con la tua presenza silenziosa ma dolcemente incisiva. Da quando stiamo insieme, mi sono riappropriata dei sogni e vivo la bellezza di volerli condividere con te. Con il tuo amore sei riuscita a scalfire le mie durezze e a farmi avere di nuovo fiducia nel futuro. Futuro che non temo più da quando il tuo sorriso mi sveglia ogni mattina e mi rinfranca durante il giorno».

A quel punto Manuela si è scostata ed è apparsa un’emozionatissima Eleonora Fabbrini che, rivolgendosi a Stefania, le ha domandato in ginocchio di sposarla e le ha consegnato una fede nuziale. Ne è seguito tra gli applausi un lungo bacio delle “promesse spose”. Raggiunta telefonicamente, Stefania ha così commentato quanto vissuto quella sera: «Ho conosciuto Eleonora al Gay Village, dove anche lei sta lavorando. Ele è  una persona molto riservata, che non si lascia spesso andare nell'esternazione dei sentimenti. Nessuna s’aspettava un tale epilogo della sua dichiarazione d'amore. Meno che mai io. Infatti, nonostante sia passato qualche giorno, non tolgo quell'anello per il timore di aver immaginato tutto».

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Venerdì 7 Luglio, sul palco del Gay Village, si è esibita Cecile, cestista, rapper, cantante, ballerina, performer, attrice e violinista romana che è diventata simbolo della lotta al razzismo con N.E.G.RA., il suo singolo d’esordio, brano “forte” presentato all'ultimo Festival di Sanremo. Cecile è testimonial di Outsport, il primo progetto europeo di ricerca e sensibilizzazione contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nello sport (presentato in conferenza stampa giovedì 6 presso la Camera dei Deputati), e sul palco del Village ha cantato per la prima volta il singolo Play Out and Proud, scritto e composto appositamente per essere la official song del progetto.

Incontriamo Cecile subito dopo la sua esibizione.

Cecile, dall'esibizione sanremese a quella al Gay Village. Comune denominatore la lotta a tutte le forme di razzismo e discriminazione. Da cosa nasce la tua rabbia contro tutti i pregiudizi?

Nasce dal fatto che siamo nel 2017, e comincio davvero a trovare assurdo il classificare le persone secondo colore, gusti sessuali, religione ecc. e pure molto fastidioso. Più logico dividere tra stronzi e meno stronzi. Dai scherzo. Forse... A parte gli scherzi, che ognuno sia libero, e che la sua libertà finisca la dove inizia quella degli altri.

Credi che i tuoi testi e la tua personalità possano far paura alla società italiana borghese e benpensante? Che reazione ti aspetti al tuo nuovo singolo?

Certo che sì! Basta pensare a Sanremo dove ho perso contro la rassicurante Chiara dello Iacovo. Però sfido chiunque a non ricordarsi di me. Partecipo con la mia voce al progetto Outsport, bellissimo.

Cosa è per te l'orgoglio? 

Sorridere a chi mi guarda schifato,

L'Italia è un Paese più razzista o più omofobo? In Italia è più difficile, secondo te, essere d'altra origine etnica o essere omosessuale o trans?

L’omofobia è razzismo. Credo che con tutti gli immigrati che arrivano in Italia, giustamente in cerca d'aiuto, il razzismo sia molto "di moda", quindi credo sia più difficile appartenere ad una diversa origine etnica..

Che cosa ti piacerebbe dire a tutte quelle persone che, per motivi d'appartenenza etnica o d'orientamento sessuale, si sentono fuori posto e non riescono a reagire?

Everybody...play out and proud!

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Sull'edizione del Gay Village 2017 continuiamo la nostra chiacchierata con Carla Fabi, responsabile della Comunicazione e del Servizio Stampa.

Quanta gente lavora attorno al Gay Village e qual è l'indotto in termini lavorativi di un'impresa così grande?

Al Gay Village lavorano 400 persone, tutte regolarmente contrattualizzate. Imma Battaglia, Mauro Basso, Annachiara Marignoli e Paola Dee, i folli ideatori della kermesse, hanno anime diverse con storie diverse e investono ogni anno fior di milioni spesso in modo molto rischioso, perché un solo giorno di pioggia può causare reali perdite difficilmente recuperabili. E anche questo è un altro punto che mi fa impazzire, gli stessi esseri cortesi e gentili che non lesinano dolci parole, parlano di arricchimento, di imprenditori che si stanno gonfiando le tasche di soldi... Sarebbe bello poter mostrare loro i conti di una manifestazione cosi importante e capire per esempio, come siamo arrivati a fine stagione l'anno scorso, e quanto sia difficile restare in piedi in momenti come questi, quando la città sprofonda e la gente non ha un impiego...

Il Gay Village è diventato, negli anni, un luogo amato da tantissimi eterosessuali oltre che dalla comunità Lgbti. Qual è il segreto di questo successo "trasversale"?

Penso di avere risposto prima: al Gay Village ci si sta bene, i gay inventano le mode e gli altri le seguono. È successo anche questo con il Gay Village e io ne vado fiera. Tutte le manifestazioni arcobaleno che si svolgono in Italia sono un po' figlie di questa che rimane la capostipite.

Quali sono le azioni che mettete in campo per garantire la sicurezza degli avventori? Siete più preoccupati dal fatto che i vostri "clienti" non abbiano intenzioni omotransfobiche o dalla fobia, sempre più diffusa, per i luoghi d'assembramento di massa?

Garantire la sicurezza al pubblico dentro e fuori è per noi un punto fondamentale. Sono oltre 80 le unità impiegate nella sicurezza interna, siamo provvisti di telecamere interne e esterne e all’ingresso i clienti sono controllati da un metal detector. Coloro i quali all’interno vengono sorpresi o sentiti dire frasi omofobe o misogine, vengono immediatamente buttate fuori. È evidente che una cosa del genere non si può prevedere. Non avete idea dei ragazzi (etero e gay) in camicia stirata di tutto punto, che all'interno scatenano il mostro che è in loro. Noi cerchiamo di mantenere l'ambiente gradevole e quest'anno pare che tutto sia molto più sereno. Lo dicono i feedback, lo si respira la sera nel villaggio e, soprattutto, la già bassissima media delle risse giornaliere (massimo 1 al giorno fino all'anno scorso) quest'anno si è notevolmente abbassata. Vi invito però a informarvi sulle medie altrui, anche dei nostri vicini competitors.

Inoltre, per garantire ancora di più la sicurezza all’interno della manifestazione, abbiamo creato un gruppo interno di accoglienza, composto da ragazzi e ragazze gay che stanno diventando gli angeli del Gay Village. Si tratta del Gruppo Caring, che funge da supporto-vedetta per la security. I ragazzi accolgono la gente, la informano sugli spettacoli, indirizzano il flusso delle file verso i giusti ingressi e soprattutto, sono gli occhi del Gay Village dall'interno. Loro guardano e riportano alla direzione quello che non va bene. Un piccolo grande lavoro a cui il Gay Village tiene moltissimo, per operare sempre al meglio e migliorare laddove sia possibile.

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Anche quest’anno il Gay Village di Roma si sta proponendo come luogo di riferimento centrale per l’informazione, la cultura e il divertimento Lgbti, senza alcuna discriminazione. La  mission del Gay Village, d’altronde, è quella di creare un posto di aggregazione in grado di  combattere la ghettizzazione e l’esclusione sociale, puntando allo scambio di idee e posizioni, volte alla crescita personale e civile.

Il pubblico, attraverso il Gay Village, può nutrirsi di teatro, concerti, presentazioni di libri, live performance, dibattiti culturali e disco music a tematica gay o gayfriendly, testimonianza diretta di un progetto trasversale. All’intrattenimento si unisce lo spirito della manifestazione, che da sempre combatte le discriminazioni e apre il proprio palco a molteplici personalità che portano al pubblico il proprio messaggio di uguaglianza.

Carla Fabi è una delle memorie storiche del Gay Village, giunto ormai alla sua 16° edizione ( il Gay Village era localizzato nell’ex mattatoio di Testaccio nei primi anni mentre adesso è al Parco del Ninfeo all’Eur) e ne cura il coordinamento artistico e l’ufficio stampa. Incontriamo Carla subito dopo la presentazione del romanzo di Mariano Lamberti Una coppia perfetta. L’amore ai tempi di Grindr.

Carla, come sintetizzeresti il carattere dell'edizione 2017 del Gay Village? Quali sono gli artisti di punta che si esibiranno al Gay Village?

Per me questa è l’edizione del Gay Village più bella e interessante degli ultimi anni. Mi riferisco sia all’allestimento che al mood che vuole scatenare, quello di un mondo dove tutto è possibile, dove la leggerezza e la positività, vincono sulla pesantezza e sul degrado delle persone e in particolare di Roma, città dove sono nata e che amo pazzamente. Ed è per questo che soffro quando il disagio nel viverla supera il piacere, il Gay Village per me è il ribaltamento di questi due stati d’animo.

Curo il coordinamento artistico e l’ufficio stampa del Gay Village dal 2002, dopo quattro anni di direzione artistica di Vladimir Luxuria, con cui ho lavorato benissimo e che mi ha insegnato tante cose, siamo tornati ad una direzione corale, tra cui spicca il nome di Pino Strabioli, altro super professionista capace di passare dal contenuto profondo alla battuta, tenendo sempre la scena in modo impeccabile.

Molti artisti già si sono esibiti con grande successo, tra cui Elenoire Casalegno, Veronica Pivetti, Ludovico Fremont, Moreno, Arturo Brachetti, Cristina D'Avena, Patty Pravo, Enrico Lucherini, .Barbara D'Urso, Orietta Berti, Vladimir Luxuria, Frankie Hi-NRG, Mario Venuti, Eva Grimaldi, Paola Minaccioni, Silvia Salemi, Bianca Atzei, i Burningate, e stiamo aspettando  Massimo Di Cataldo, Barbara Palombelli, Steve Aoky, Chiara Francini, Alessandro Fullin, Moseek, Pierdavide Carone, Stag, Aula39, Nancy Coppola, Arisa, Vanessa Gravina, Francesco Montanari, Luca Zingaretti , Planet Funk…

Tu sei, senza alcun dubbio, la memoria storica del Gay Village. Cosa è cambiato in questi 16 anni di successi?

Nel 2002 quando abbiamo iniziato, venivamo dal primo World Pride del 2000, che aveva sdoganato l’esistenza di una comunità in lotta per diritti e visibilità, nutrendo l’orgoglio di appartenere ad un movimento centrato sulla libertà di “essere” Nonostante molti intorno a noi ci dicessero che eravamo pazzi a chiamare la manifestazione Gay Village, noi con fierezza andammo avanti, la manifestazione divenne immediatamente una casa per tutta la comunità lgbtq, un luogo di riferimento dove incontrarsi e divertirsi, poi ci siamo spostati all’Eur (causa proteste dei cittadini di Testaccio) e apriti cielo, sono cominciate a piovere critiche feroci, attacchi mostruosi per la presenza sempre più significativa di eterosessuali, attacchi per il carattere commerciale che il Gay Village stava assumendo. Allora, io non voglio sindacare sui gusti delle persone gay e non, ma se accendi la televisione e un programma non ti piace, non è sufficiente cambiare canale invece di spargere veleno? Tutte le feste a tematica gay in giro per il Paese sono momenti culturali o momenti commerciali utilizzati per far passare i contenuti lgbt? Siamo attaccati perché non facciamo abbastanza selezione alla porta... forse dovremmo chiedere all’anagrafe di stampare documenti legati all’identità sessuale? Sei brutto e te ne devi andare? Sinceramente vedo molto razzismo, snobismo e una gran voglia di stare isolati senza alcun desiderio di confronto con il resto della popolazione. Senza renderci conto che tutto questo appartiene ad un discorso prettamente discriminatorio... Non possiamo vietare a qualcuno di accedere ad un luogo pubblico o a pagamento. Applicheremmo così, la stessa discriminazione di cui siamo stati vittime in passato e continuiamo ad esserlo... Secondo me è follia. Ho fatto gli anni ’70 e questo bigottismo e chiusura mentale non mi appartengono e mi addolorano.  Se non mi piace un posto non ci vado e qui finisce. Non perdo il mio tempo a vomitare odio su un social network, senza nemmeno aver visto con i miei occhi... e vi assicuro che ce ne sono tanti che criticano per partito preso.

Oltretutto è proprio la città ad essere cambiata, all’inizio degli anni 2000, non c’era la paura che si respira ora, quel senso di degrado di una città abbandonata a se stessa, governata senza strategie territoriali e culturali. Il Gay Village ha cercato di offrire sempre un’alternativa di aggregazione, proponendo un nuovo modello culturale con contenuti che formano un pre-serata che ha un costo molto importante, non venendo riconosciuto dalla maggioranza che si ostina a vedere la manifestazione solo come una grande discoteca a cielo aperto. Ora sono pronta ad essere crocifissa ma tanto non leggo e non rispondo a nessuno degli haters frustrati che circolano in rete e per strada.

Qual è, a tuo parere, l'importanza del Gay Village nel panorama degli eventi della capitale? Il gay Village è solo un luogo d'intrattenimento sociale o ha anche una rilevanza sociale e culturale?

Cultura è politica, incontrarsi è politica, guardare un bello spettacolo è politica, amarsi senza violenza è politica. Lo spazio è sempre a disposizione di incontri, dibattiti e gli spettacoli scelti seguono sempre il filo rosso della lotta alle discriminazioni di ogni tipo. Quindi si, per me il Gay Village non è solo un luogo di intrattenimento, ma è politica allo stato puro. Su quel palco vogliono salirci tutti, ve lo posso garantire...

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