10.000 persone hanno attraversato nel pomeriggio del 16 giugno le strade di Genova al grido Allerta Rainbow in occasione del Liguria Pride.

Partita alle 15:00 da via San Benedetto per rendere omaggio a don Andrea Gallo, di cui proprio ieri sarebbe ricorso il 90° compleanno, la marcia dell’orgoglio Lgbti si è snodata fino a piazza De Ferrari.

Madrina del Liguria Pride l’ex presidente d’Emergency Cecilia Strada, che ha dichiarato: «Sono molto orgogliosa – ha dichiarato –. Per anni ho detto banalità sul fatto che la pace è meglio delle guerre e oggi ne dico un'altra: L'amore è amore.

Viviamo in un Paese che grida vittoria se respinge uomini e donne in mare. Allo stesso modo si grida vittoria se non si riconoscono i diritti di coppie dello stesso sesso».

Un inequivocabile riferimento alle dichiarazioni negazionistiche del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana e al diniego del sindaco di Genova Marco Bucci a riconoscere la doppia genitorialità di coppie omosessuali con figli, che nel capoluogo ligure sono ben 16.

Per questo motivo Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che, tra le otto città interessate ieri dall’Onda Pride, ha optato per Genova. Ma non solo. Perché Bucci ha anche negato il patrocinio al Liguria Pride sì da spingere gli organizzatori della parata a lanciare la campagna #ilpatrociniosonoio con tanto di selfie.

Iniziativa, cui ha aderito, nei giorni scorsi, anche il deputato dem Alessandro Zan e ieri, con tanto di cartello alla parata, la portavoce del M5s ligure Alice Salvatore: «Non si può parlare di discriminazioni, non si può dire a una persona chi deve amare».

Ad aprire la parata lo striscione del Coordinamento Liguria Rainbow. Tante le associazioni partecipanti in una con componenti di Sinistra Italiana, Possibile e Potere al popolo. Presente anche l’europarlamentare Daniele Viotti. 

In occasione del Liguria Pride ha voluto invece inviare un videomessaggio di saluto ai partecipanti la senatrice Monica Cirinnà.

Una valutazione complessiva della parata è stata offerta a Gaynews dall'intellettuale e storico militante Lgbti Luca Locati Luciani.

«La parata – ha dichiarato – è stata tra le più belle a cui abbia partecipato negli ultimi anni. Chissà, il negato patrocinio del comune di Genova e della Regione hanno forse spinto molte persone a partecipare.

Un Pride gioioso ma giustamente scandito da molti slogan politici. Mi hanno colpito quelli di Agedo e delle Famiglie Arcobaleno. Tra l'altro ho visto tantissimi bambini, sia figli di coppie omosessuali che non. Dal palco hanno detto che eravamo in 10.000 persone. E credo non abbiano esagerato. Oggi il sindaco di Genova ha dovuto, volente o nolente, avere a che fare con noi». 

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Alle 17:45 del 22 maggio del 2013 si spegneva presso l’amata comunità genovese di San Benedetto al Porto, da lui fondata nel 1970, don Andrea Gallo.

Partigiano negli ultimi scorci della Guerra di liberazione italiana, sacerdote controcorrente, portavoce di istanze considerate progressiste dalle gerarchie cattoliche, don Gallo fu soprattutto compagno di viaggio delle persone più povere, emarginate, discriminate. Era indicato quale prete di strada. Fu anche etichettato in svariati modi soprattutto da chi ne mal digeriva il parlare schietto e l’agire evangelico.

Ma la vera definizione è quella che diede lui stesso di sé in un’intervista rilasciata nel 2008 a La Repubblica: «Comunista? Eh, la Madonna! Socialista? Ultimo dei no global? Mi sono state attribuite tante etichette ma io non ho scelto un'ideologia. A 20 anni ho scelto Gesù: ci siamo scambiati i biglietti da visita e sul suo c'era scritto: Sono venuto per servire e non per essere servito».

Di lui si ricorda la partecipazione al Pride di Genova del 2009 in pieno dissenso con le posizioni magisteriali sulle persone Lgbti. Ma soprattutto il fattivo sostegno a favore delle persone transgender di Via del Campo nel centro storico del capoluogo ligure. Grazie al suo impegno fu loro evitato lo sfratto dai bassi e fu costituita a tutela delle stesse l’associazione Princesa.

E nel quinto anniversario della morte di Don Gallo è uscito oggi nelle librerie per i tipi reggiani Imprimatur il libro L'amico degli ultimi. Don Gallo visto dalle princesas (pp. 112, euro 13). Ne è autrice Rossella Bianchi, presidente dell’associazione dal 2009 e autrice presso la medesima casa editrice di In via del Campo nascono i fiori (2014) e Angeli con le ali bagnate (2016).

gallo

 

Il perché di un tale omaggio al sacerdote ligure in una data così significativa lo ha spiegato la stessa Rossella Bianchi. «Credo sia un’impresa trovare qualcosa di non detto su don Gallo – ha affermato l’autrice –. Eppure c’è una categoria di persone che può ancora aggiungere altro. Siamo noi transessuali che lavoriamo nel ghetto ebraico del centro storico di Genova.

Andrea ci amava al punto da definirci “i miei apostoli” e noi andavamo fiere di questo appellativo. Solo a lui potevamo permettere di rivolgersi a noi usando il genere maschile».

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Nessun patrocinio da parte del Comune di Genova: né alla ColorataCena, fissata al 19 maggio ai Giardini Luzzati, né al Pride del 16 giugno. A renderlo noto al Coordinamento Liguria Rainbow una scarna mail del 28 marzo. A tal punto scarna da essere priva di qualsivoglia motivazione del parere negativo da parte del sindaco Marco Bucci.

E, com’era prevedibile, la polemica è divampata sui media e sui social. A dar fuoco alle polveri lo stresso Coordinamento attraverso una lettera aperta al sindaco e una nota.

In quest’ultima, incentrata sull’evento della ColorataCena (giunta alla 4° edizione), si è ricordato come «la città del pesto e dei comici lo scorso gennaio si è distinta con un voto compatto in Consiglio Comunale su un documento unitario su fascismo e antifascismo, integrato con riferimenti anche a terrorismo, movimenti sovversivi e integralisti.

"Siamo contro tutte le violenze, ovviamente anche al fascismo. La nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri, dobbiamo rispettarci l’uno con l’altro": questo fu l'invito del Sindaco.

In coerenza oggi Marco Bucci afferma con i fatti che esistono categorie di persone che meritano il rispetto più di altre: il "sindaco di tutti" ha una sua interpretazione personale della promozione del diritto alla dignità, una responsabilità ridotta quando si tratta di contrastare intolleranza e pregiudizio, bullismo e omofobia».

Ma da Palazzo Tursi nessun cenno di risposta. Almeno fino alla tarda mattinata d’ieri quando, passate le festività pasquali e digerite le tradizionali pietanze in una (forse) con gli attacchi ricevuti, il primo cittadino di Genova ha detto la sua sulla pagina Fb.

E l'ha fatto attraverso una nota rivolta al Coordinamento “Liguria Colorata Pride” in cui, al di là dell’erronea intestazione, si dichiara: «Sin dai giorni successivi alla mia elezione a Sindaco mi sono espresso sulla futura concessione dei patrocini del Comune di Genova.

Ho spiegato che la nuova amministrazione avrebbe patrocinato iniziative non divisive per la cittadinanza o comunque non offensive per qualsiasi fascia della popolazione genovese, avendo questa scelta anche un onere economico per la collettività.

Questo significa che non c’è contrarietà ideologica rispetto ad alcune manifestazioni che si terranno in città e alle quali ognuno sarà libero di partecipare secondo il proprio pensiero. Manifestazioni che l’amministrazione sarà impegnata a gestire garantendo ordine, sicurezza e decoro perché il tutto possa svolgersi nella maniera migliore e nel rispetto di chi deciderà di intervenire.

Il compito di un’amministrazione pubblica è quella di confrontarsi con tutti i cittadini e saremo lieti di poterlo fare con i rappresentanti del coordinamento “Liguria colorata pride” (Liguria Pride) che negli ultimi giorni ci ha indirizzato una lettera aperta».

Ma Marco Bucci ha quindi invitato il comitato «a mettersi in contatto con noi per fissare un appuntamento. Pronti ad accettare le critiche e renderle costruttive nell’interesse di tutti, ma allo stesso modo pronti anche a respingere ogni attacco da parte di chi cerca di sfruttare una decisione dettata da un moderno senso civico per scopi assolutamente strumentali: da parte nostra non è in atto alcuna censura né discriminazione verso alcuno.

Garantiamo e difendiamo la libertà di tutti nel manifestare il proprio pensiero. Questa amministrazione vuole che Genova sia città una libera: la libertà dei singoli finisce soltanto dove comincia la libertà degli altri».

Da noi contattata, l’avvocata Ilaria Gibelli, socia di Rete Lenford e coordinatrice del Coordinamento Liguria Rainbow, ha dichiarato: «Prendiamo atto dell’invito rivoltoci dal sindaco Bucci. Attendiamo perciò d’incontralo prima d’esprimere ulteriori valutazioni».

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A meno da una settimana dalle amministrative, che hanno visto il centrodestra vincere a Genova, si terrà domani nella città nota come La Superba il Liguria Pride. Per saperne di più, Gaynews ha incontrato l'avvocata Ilaria Gibelli, socia di Rete Lenford e componente del Coordinamento organizzatore.

Quali iniziative avete messo in campo per coinvolgere più gente possibile al Pride 2017?

Durante tutto l'anno abbiamo lavorato creando reti e sinergie con le diverse associazioni e persone presenti sul territorio, organizzando eventi di formazione per insegnanti, concerti di musica, eventi di teatro e feste. Avendo ottenuto il patrocinio del Comune, abbiamo potuto affiggere due grandi striscioni in due strade centrali di Genova. 

Quali sono le parole d'ordine di questo Pride?

Partecipazione, inclusione, condivisione.

Da famiglia a "nuove" famiglie. Qual è l'esatto messaggio che volete lanciare con questo Pride?

Anche noi siamo famiglie e desideriamo una società accogliente, dove tutti e tutte abbiano il loro posto, in cui nessuno debba rinunciare a qualcosa per essere accettato e amato. Chi pone l'esclusiva, fa del male alle bambine e ai bambini nati in Italia da genitori non italiani nonché alle bambine e ai bambini nati nelle famiglie omogenitoriali, privandoli dei loro diritti, esponendoli alla violenza dell'offesa e della marginalità; come fa del male alle coppie omosessuali e lesbiche, alle madri single, alle coppie senza figli e a tutti quanti non si riconoscono nella famiglia come era descritta negli anni '50

La Regione Liguria è da tempo al centro di un dibattito politico forte senza dimenticare le ultime amministrative a Genova. Voi del Coordinamento che rapporti avete con le istituzioni?

Questo è il terzo Pride che il Coordinamento Liguria Rainbow organizza in totale autonomia, autofinanziandosi, ma godendo dei benefici e della collaborazione del Comune che ha concesso il suo patrocinio. Questo potrebbe essere l'ultimo anno di una collaborazione proficua che ci ha visti lavorare insieme su diversi settori come, ad esempio, la costruzione della Rete Respect, un centro di formazione sui temi della educazione alla affettività e al rispetto; l'iniziativa Coloratamente poi seguita dalla Coloratacena, una piazza d'incontro e scambio conviviale per celebrare la Giornata internazionale contro l'omofobia; il concerto lirico per ricordare le vittime di Orlando. Questi solo alcuni degli eventi che speriamo la nuova Giunta continui a favorire per la diffusione di una cultura di accoglienza e rispetto delle differenze.

La Regione Liguria ad oggi si è distinta per aver portato in discussione  la proposta di una legge per la famiglia, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna durante il dibattito parlamentare sulle unioni civili, e poi per aver votato una mozione per istituire lo sportello antigender. Entrambe si sono rivelate aria fritta, perché non interessava realizzare altro se non creare un clima di paura e intimidazione contro chi fa studi di genere nella università, diffusione della minaccia del gender nelle scuole, discredito verso i soggetti che si occupano di contrasto a bullismo, omofobia, stereotipi di genere.

Questa Regione ha patrocinato invece un convegno per la famiglia naturale presieduto da Adinolfi, Miriano e co., dove presidente e assessori erano in prima fila, proprio per far vedere il loro impegno nella città di Bagnasco. È la Regione del consigliere di maggioranza De Paoli, quello che ha detto. "Se avessi un figlio gay lo metterei nella caldaia e gli darei fuoco", difeso dalla Giunta regionale nonostante la palese malafede. Non stupisce che Toti ci eviti, eluda le nostre richieste di interlocuzione e patrocinio per il Pride.

E in futuro con la nuova amministrazione?  

Siamo preoccupati per le politiche condotte finora dalla Regione e temiamo che vengano seguite anche in Comune. Questo significherebbe un totale scollamento tra le istituzioni e la complessità della realtà cittadina, dove molte sono le persone che credono nelle famiglie plurali, nella libertà di espressione e di amore. Al di là di quanto farà la nuova Giunta comunale, purtroppo un risultato negativo che già vediamo sui social e nelle strade è quello di avere liberato gli umori più viscerali, rabbiosi, omofobi e razzisti, annidati nella insoddisfazione che il senso di precarietà infonde tra i cittadini. Bucci ha detto di voler essere il sindaco di tutti, dichiarando già di non partecipare al nostro Pride: poteva essere la prima occasione per confermare con i fatti le sue parole.

Il Coordinamento Liguria Rainbow è una rete di associazioni e singole persone. Qual è il suo punto di forza per questo Pride? 

Il nostro punto di forza è la trasversalità delle associazioni e delle persone singole che compongono il Coordinamento. Siamo una ventina di associazioni che spaziano da una forte componente di femministe ad associazioni Lgbti come Agedo o Famiglie Arcobaleno solo per citarne alcune, a associazioni legate al mondo universitario, al mondo del sociale, e da ultimo si è aggiunta la Comunità di San Benedetto al Porto di Don Gallo. Credo che la nostra forza sia data dal fatto che ci siamo rivolti alla società civile per affermare che i diritti Lgbti sono diritti umani e riguardano tutte e tutti, perché la società civile ci fa sentire una grande famiglia dove possiamo tutti/e essere liberi/e di essere noi stessi senza dover fare compromessi.

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