No al riconoscimento della doppia genitorialità d’una coppia di uomini così come è attestata  negli atti di nascita Usa dei loro due bambini fino a esplicite direttive contrarie del ministero dell’Interno. Questa la posizione controcorrente – a fronte di quella maggioritaria dei sindaci delle principali città italiane come anche di piccoli Comuni – assunta da Domenica (detta Mimma) Spinelli, prima cittadina di Coriano in provincia di Rimini.

«Il sindaco – come spiegato a Il Resto del Carlino- è un ufficiale del governo e deve rendere conto al ministro degli Interni. Questo ho fatto. In una situazione di vuoto legislativo ho scritto al ministro Salvini e al ministro per la Famiglia Fontana presentando loro il caso in attesa di un pronunciamento».

Per Mimma Spinelli la sua non sarebbe una decisione di tipo «politico. È un tema etico e così come è stato per l’aborto o il divorzio credo che vada sottoposto a una consultazione referendaria. Io, come semplice sindaco, non posso assumere una simile decisione».

Ma a sollevare non pochi dubbi sulla veridicità di tali affermazioni e a connotare invece politicamente tale presa di posizione un dato incontrovertibile: la partecipazione, cioè, della sindaca di Coriano alla conferenza stampa Basta bugie nelle anagrafi che, organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia su iniziativa poltica del senatore leghista Simone Pillon, si è tenuta il 20 giugno a Roma presso Palazzo Madama. Conferenza stampa, nel corso della quale sono stati annunciati gli esposti alle procure della Repubblica presso i tribunali di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Pesaro contro i sindaci che hanno proceduto alle iscrizioni anagrafiche di "bambini arcobaleno".

Ma sono molteplici gli aspetti che conducono a una tale valutazione, come suggerito dall’avvocato trentino Alexander Schuster, legale della coppia di Coriano, che ha parlato espressamente di «strumentalizzazione politica».

Per Schuster una tale volonta emerge dall’«irritualità seguita nel richiedere il parere. Infatti, per legge il referente dei Comuni è la prefettura o meglio l’ufficio territoriale del Governo. Quindi, nel caso di Coriano, la Prefettura/Utg di Rimini. Per contro, la Sindaca Spinelli ha ritenuto di ignorare gli uffici della Prefettura preposti ai rapporti con gli enti territoriali e di rivolgersi subito e direttamente agli uffici del Viminale.

Inoltre, come appreso per le vie brevi, è stato fatto pervenire addirittura un sms sul telefono cellulare del Ministro dell’interno Matteo Salvini, indice di una attenzione non puramente tecnica verso la questione.

Ancora, nella comunicazione in cui si informava della sospensione del procedimento si affermava che il Comune avrebbe dato una risposta una volta ricevuto il parere. Poiché in altri casi seguiti dallo scrivente studio la richiesta di parere è stata riscontrata dal Ministero dell’interno a distanza di moltissimi mesi, la decisione del comune significava mantenere consapevolmente «sulla graticola» questa famiglia per un tempo indefinito, un limbo di incertezza a cui nessun minore, che abbisogna di una carta di identità e di un pediatria, dovrebbe essere condannato.

Infatti, la posizione dell’Amministrazione di Coriano appariva non garantire nemmeno la trascrizione del solo padre genetico.

A quel punto è apparso opportuno revocare l’istanza di trascrizione per trovare altre soluzioni in amministrazioni che affrontano questi temi da un punto di vista tecnico e scevro da altre finalità».

Ed è proprio la chiara intenzionalità a non registrare neppure il solo padre genetico che mette maggiormente in luce la motivazione squisitamente politica sottesa alla presa di posizione di Mimma Spinelli. La quale, come dichiarato a Il Resto del Carlino, si è detta contraria alla genitorialità di persone omosessuali e alle tecniche procreative realizzate che, nel caso specifico, rimandano alla gpa.

Non a caso la conferenza stampa di Palazzo Madama si è risolta – con una voluta confusione tra casi di iscrizione e trascrizione anagrafica nonché delle diverse pratiche di pma – in una martellante condanna dell’”utero in affitto” da rendere perseguibile quale reato universale.

Per lo stesso avvocato Schuster «il tema della gestazione per altri è un tema delicato, che non può essere però risolto ricercando visibilità politica sulla pelle dei bambini. Ho sempre compreso le difficoltà di Comuni a trattare questioni nuove e complesse, accettando anche motivati rifiuti, ma mai mi è successo che una questione tecnica venisse strumentalizzata da un sindaco in questa maniera».

Sulle mire politiche di Domenica Spinelli si è infine espresso anche Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che, quale conoscitore delle realtà amministrative dell’intera provincia romagnola, ha ricordato come, nella precedente legislatura, la sindaca di Coriano «millantasse in privato aperture sui temi dei diritti Lgbti».

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Ancora una volta il Comune di Firenze non concede il patrocinio al Toscana Pride, che quest’anno si terrà a Siena il 16 giugno prossimo.

«Occasione persa – sottolineano i consiglieri comunali del gruppo Firenze Riparte a Sinistra, guidati da Tommaso Grossi - Sarebbe stata la giusta risposta alle infami parole del ministro Fontana sulle famiglie arcobaleno».

A votare nuovamente contro, come gli scorsi anni, Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia, la cui intesa ha fatto sì che fosse bocciata la richiesta sottoscritta da Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, Firenze Riparte a Sinistra, Movimento Cinque Stelle, La Firenze Viva.

«Sul Pride anche quest'anno – incalzano Tommaso Grassi e i consiglieri del suo gruppo - il Pd, sostenuto anche dalle destre, nonostante sia in atto da parte del nuovo Governo giallo-verde, sostenuto da M5S e Lega, un attacco ai diritti delle famiglie arcobaleno, ha scelto di bocciare la richiesta, sottoscritta anche da noi, di aderire al Toscana Pride».

Per concludere: «Il Pd si è chiuso ottusamente anche questa volta, nonostante quest'anno fosse stata eliminata la richiesta del gonfalone proprio per cercare di dare un segnale il più ampio possibile rispetto alle affermazioni e agli indirizzi di questo scellerato governo». Sull’accaduto silenzio pieno, al momento, da parte dell’assessora al Turismo Anna Paola Concia.

Presentato alla Corte dei Conti un esposto sul patrocinio della Regione Toscana al Pride

Non si placa intanto la polemica sull’esposto presentato alla Corte dei Conti dall’associazione Difesa dei valori Valdarno in merito al patrocinio invece concesso al Toscana Pride da Regione Toscana, Provincia di Arezzo e Comune di Terranuova Bracciolini.

Donzelli (Fdi): Il Toscana Pride promuove poligamia e utero in affitto

A dare fuoco alle polveri, in giornata, il deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha affermato: «Il governatore Enrico Rossi e tutti i sindaci, nel loro esercizio istituzionale, stanno evidentemente minando le basi della nostra società e violando elementari leggi: ci aspettiamo che ammettano l'errore e chiedano scusa immediatamente».

Per Donzelli «la Regione Toscana e decine di comuni a guida Pd, centrosinistra e Movimento 5 Stelle patrocinano e sostengono una manifestazione che promuove la poligamia e l'incivile pratica dell'utero in affitto. Si prevede di sfruttare la disperazione di una donna, costretta a prestare il proprio corpo per soldi, al fine di soddisfare il capriccio di qualche ricco gay.

È surreale e indecoroso associare il nome di istituzioni toscane a pratiche raccapriccianti vietate dalla legge e dalla Costituzione italiana».

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Jennifer è una solare donna californiana di 39 anni. Sposata e madre di tre figli, risiede a San Diego dopo aver lasciato la marina militare. 18 mesi fa ha deciso di portare avanti la gravidanza per Ivan e Antonio, una coppia di toscani con un grande desiderio: quello di diventare papà. 

Oggi Jennifer racconta per la prima volta a Gaynews la sua esperienza di gestazione surrogata.

Jennifer, che cosa ti ha spinto alla gestazione surrogata?

La mia decisione di partorire per altre persone risale a vari anni fa quando ero ancora nella Marina militare. Ero di stanza in Giappone all’epoca quando seppi che una coppia della mia unità aveva cercato a lungo di avere un figlio ma senza successo. Per me fu una ferita al cuore dal momento che era molto facile per me rimanere incinta.

Ma quella di dare alla luce dei figli per altre coppie è stata una decisione poi concretatasi successivamente...

Sì, infatti. La mia prima esperienza di gravidanza surrogata è stata quella per Ivan e Antonio. Resterà in ogni caso l’ultima perché, pur essendo stata enormemente gratificante, si tratta di un impegno enorme non solo per me ma anche per la mia famiglia.

Cosa ti ha convinto ad accettare la richiesta di Ivan e Antonio?

Ivan e Antonio mi sono apparse sin dal primo incontro due persone estramente sincere. Ho subito capito che l’essere genitori era un qualcosa che mancava alla loro vita. Mi sono perciò sentita in dovere di aiutarli.

Qual è stata la reazione dei tuoi familiari quando hai detto loro che avresti portato avanti una gravidanza per altri? 

Mio marito e i miei figli mi hanno pienamente sostenuto in tale scelta. Sapevano quanto fosse importante per me. Non sarei stata in grado di farlo senza il loro supporto.

Cosa hai pensato quando hai saputo di essere incinta di tre gemelli?

Ero letteralmente meravigliata e con me lo era l’interno personale del Centro di fertilità e ginecologia di San Diego. Pur avendoli partoriti, provo ancora lo stessa sensazione di stupore per aver portato contemporaneamente tre vite in grembo.

Come hai vissuto una tale gravidanza?

È stata per me un’esperienza bella, gratificante e senza trauma alcuno, perché sapevo che i gemelli sarebbero tornati a casa con i loro genitori dopo la nascita. Per me è stato quasi come portarli in giro per otto mesi (cioè per tutto il tempo antecedente il parto). Quando fai da babysitter ai figli di qualcun altro, non li trattieni e li ridai ai loro genitori quando è ora che tornino a casa.

Non hai mai provato la sensazione di essere stata privata dei tuoi figli dopo il parto?

Affatto. Ho sempre vissuto la mia esperienza di gestazione surrogata come se la mia famiglia ospitasse tre studenti di scambio per l'anno scolastico.

Quando sono nati i bambini, dov'erano Ivan e Antonio?

Una settimana prima del parto (i tre gemelli sono nati il 18 gennaio scorso), Ivan e Antonio sono arrivati a San Diego e li abbiamo accolti in casa. Sono rimasti ospiti della mia famiglia per circa due mesi perché potessero avere la possibilità preparare tutto il necessario per il rientro coi bambini in Italia. Questa è stata una decisione presa da me e mio marito: volevamo aiutarli a risparmiare denaro ed essere accanto a loro in modo che non si sentissero soli come nuovi genitori in un Paese straniero.

Quale rapporto hai adesso con Ivan e Antonio?

Mi sono sempre confrontata con loro sin da quando Ivan mi ha contattato per la prima volta 18 mesi fa. Si è stretto nel tempo un rapporto sempre più forte con loro: sono felice di averli nella mia vita.

Molte persone in Italia sostengono che lo donne gestanti per altre o altri lo facciano per ragioni economiche: è così?

Una tale generalizzazione è inaccettabile e offensiva per le donne stesse. Per molte di noi partorire per altre persone ha un solo scopo: aiutare single o coppie a diventare genitori. Non è affatto questione di soldi.

Si tratta unicamente del rendere felici delle persone che hanno un legittimo desiderio di genitorialità: vedere l'espressione di gioia sui loro volti la prima volta che ascoltano il battito cardiaco dei loro bambini tramite un'ecografia o il loro movimento nel grembo delle portatrici per poi stringerli per la prima volta tra le braccia dopo la nascita. È questo il motivo per cui lo facciamo.

Cosa risponderesti a chi ritiene non giusto che le donne partoriscano per altre o altri e che una coppia di persone omosesuali non abbia diritto alla genitorialità?

Dico soltanto che hanno bisogno di aprire le loro menti e i loro cuori. La Bibbia ci insegna ad amare i nostri simili a prescindere da chi sono o da chi amano. Sono stato educata a credere che se hai la capacità di aiutare qualcuno nel bisogno, allora hai l’obbligo morale di farlo. Se un individuo o coppia desidera avere una famiglia, nessuno è in diritto di giudicare. Personalmente mi sento benedetta da Dio per aver aiutato una coppia a diventare papà e renderla felice.

Cosa ne pensi di Ivan e Antonio come genitori?

Penso che Ivan e Antonio siano genitori meravigliosi. Certo, faranno errori proprio come tutti i nuovi genitori in ogni parte del mondo. Ma una cosa è certa: loro amano i loro figli e combatteranno sempre per loro.

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Termini come favoloso/a e favolosità sono la chiave di lettura non solo dell’ultimo libro di Porpora Marcasciano L’aurora delle trans cattive ma anche della vita di colei che è una delle figure di spicco del movimento transgender e transfemminista italiano. Termini che, per imitazione dell’inglese fabulous e fantabulous, appartengono da decenni al gergo Lgbti e, come tali, sono stati risemantizzati con una finalità non solo autoironica ma anche reattiva a un lessico perdurantemente dannatorio verso soggetti considerati extra normam. 

Quando si ignora ciò, e ancor più all’interno della stessa collettività arcobaleno, il risultato è quello di cui ha dato prova la presidente di ArciLesbica nazionale Cristina Gramolini col suo articolo Cis, terf, favolosa e altre parole inappropriate comparso sul sito della Libreria delle donne.

Esistente a Milano dal 1975 e ubicata inizialmente in Via Dogana 2, essa è aperta attualmente in Via Pietro Calvi, 29 (a ridosso di Piazza Cinque Giornate). Si tratta – come si definiscono le stesse componenti – non solo di una «realtà politica e in movimento» ma anche di una «impresa femminista che non rivendica la parità, ma, al contrario, dice che la differenza delle donne c'è e noi la teniamo in gran conto, la coltiviamo con la pratica di relazione e con l'attenzione alla poesia, alla letteratura, alla filosofia».

In realtà la «differenza delle donne» tenuta in sì gran conto e difesa è ultimamente quella marcata e racchiusa nell’ambito di una visione biologistica della maternità e della femminilità. Il che si concreta nel conseguente duplice rifiuto della gestazione per altre/altri (come ricordato alcuni giorni fa anche da L’Avvenire che, nell’introdurre un’intervista a Luisa Muraro, ha presentato come «recente battaglia culturale del movimento femminista milanese (o perlomeno di quello “storico”) quella contro l’utero in affitto in nome della dignità della donna e della madre» – e del riconoscimento quali donne delle persone trans Mtf che non si sono sottoposte a intervento chirurgico. Come se l’essere e il sentirsi donna o uomo fosse questione di genitali e non primieramente d’identità di genere cui ci si sente di appartenere.

Motivo, soprattutto l’ultimo, che si ritrova nella critica di Gramolini a Porpora Marcasciano «principale ideologa transessuale italiana» con un totale travisamento, come accennato, del lemma “favolosità” non senza valutazioni moraleggianti ma non meno fumose come quando afferma: «Molto più cis-gender mi appaiono certe mtf che, giunte al genere di elezione, ne ricalcano gli schemi, tutte prese dagli accessori per signora e dai selfie continui».

Cosa che ha suscitato una reazione sui social di persone Lgbti e non che hanno postato i loro selfie con tanto di scritta Sono favolosa, lanciando gli hastag #IoSonoFavolosa o #IoStoConPorpora.

Contattata telefonicamente, Porpora Marcasciano ha dichirato a Gaynews: «Da almeno 15 anni la leader di ArciLesbica nutre odio e rancore verso l'universo mondo. Una volta era contro il mondo antagonista reo di rompere l'unità del movimento. Poi con il mondo lesbico non somigliante a loro. Poi man mano contro singole e singoli. Peccato che l'unico effetto che abbi avuto è la rottura interna ala sua associazione.

Se penso poi alle denunce, di cui è stata complice e ispiratrice, mi viene da dire che ci separano non uno ma due oceani. Abbiamo bisogno di altro e non di acredine e rancore».

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«Le bellissime parole della Sindaca di Crema: siano di guida ad ogni interprete del diritto della Repubblica italiana».

Con queste parole l'avvocato trentino Alexander Schuster - alla cui professionalità congiuntamente all'impegno di Famiglie Arcobaleno va riconosciuto il merito d'aver contribuito al raggiungimento delle ripetute registrazioni anagrafiche di bambini quali figli di coppie omogenitoriali - ha introdotto il comunicato stampa del Comune della Bassa Padana sul riconoscimento della doppia genitorialità in riferimento a una locale coppia di papà di due fratellini nati oltreceano con la gpa.

Il testo, appena diffuso e rilanciato su twitter, recita: «Con un atto di trascrizione svolto dall’Ufficio Anagrafe e firmato come Ufficiale di Stato Civile dal sindaco Stefania Bonaldi, il Comune di Crema ha riconosciuti due padri – e non uno soltanto - a due fratellini nati oltreoceano. Dopo i casi di Torino e Gabicce, Crema segue una tendenza a colmare l’attuale vuoto legislativo con un atto sul proprio registro dei nati. A fronte di un parere negativo degli uffici stante la carenza normativa, il sindaco ha deciso di riconoscere la doppia genitorialità.

“Lo spirito che ci ha orientati a questo atto, anche sulla scorta di recenti, analoghi provvedimenti di altri colleghi Sindaci”, commenta Stefania Bonaldi, “è proprio quello di ‘Accogliere la vita, accogliere qualsiasi vita’, attribuendo ad essa tutta la dignità necessaria perché si dispieghi a cominciare dal suo riconoscimento giuridico, che non è tutto, ma senz’altro rappresenta una bella partenza”.

L’atto firmato oggi è una trascrizione che recepisce una sentenza straniera di co-genitorialità a seguito della quale si rettifica l’atto di nascita già depositato aggiungendo là dov’era scritto “madre/genitore” il nome del secondo genitore. Essendo residenti attualmente in altro Comune è stata fatta comunicazione per l’aggiornamento della scheda anagrafica.

“La vita appartiene a tutti, non solo a chi vorrebbe normarne le strade di accesso”, conclude il sindaco. “Non possiamo fermarla se arriva da un legame d’amore, ma non possiamo nemmeno decidere che un legame d’amore deve somigliare a ciò che rappresenta per alcuni, fossero anche la maggioranza. Il nostro Paese ha ormai imboccato la strada dei diritti, sta imparando ad accogliere il nuovo, a dare un posto dignitoso a quanto sopravviene. In un momento in cui le categorie del passato non riescono più a contenere le forme in cui l’amore, i legami e i loro frutti si manifestano, anche a Crema abbiamo deciso di aprire le porte, riconoscendo il primato assoluto della vita e le intenzioni di chi chiede ai legami che la sostengono una legittimazione anche giuridica».

Esprimendo compiacimento su Facebook per quanto verificatosi sempre in mattinata a Bologna, dove il sindaco Virginio Merola ha iscritto all'anagrafe un bambino nato nel capoluogo emiliano quale figlio di due mamme, Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha fatto riferimento nel medesimo post al caso di Crema:  «Molti altri Comuni, invece, procedono con le trascrizioni di certificati esteri. L'ultimo in ordine di tempo è oggi Crema.

I sindaci sono il volto della politica attenta ai bisogni della gente e speriamo che questa ondata spinga il Parlamento a legiferare in modo che tutti i comuni di Italia agiscano riconoscendo uguali diritti a tutti i bambini e le bambine di questo Paese».

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Si celebra oggi in alcune città italiane l’International Family Equality Day, promosso da Nelfa (Network of European Lgbti Families Associations) in ben 36 Paesi. In tale occasione Famiglie Arcobaleno organizza da dieci anni la Festa delle Famiglie all’insegna dell’inclusione e della condivisione a 360 gradi.

Per sapere di più sulle origini di tale evento, sul cammino percorso in questi anni dalle coppie omogenitoriali e sulle prospettive future, Gaynews ha intervistato Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno.

Decima edizione della Festa delle Famiglie. Quanto è cambiata rispetto agli inizi?

La Festa delle Famiglie in Italia l’abbiamo iniziata nel 2009: volevamo fare qualcosa di diverso dal Pride. Volevamo essenzialmente incontrare le persone e stare insieme a loro in una giornata di festa. Oggi si è sviluppata in tutta Europa e anche in altre parti del mondo. Trovo questa manifestazione una evento bellissimo che, in qualunque luogo si realizzi, dà visibilità alle nostre famiglie.

Sono passati oltre dieci anni da quando insieme ad altri hai fondato Famiglie Arcobaleno. Cosa a tuo parere la caratterizza oggi di più rispetto a ieri?

Oggi, quello che abbiamo in più per l’Italia è sicuramente notevole di quanto solo ieri una lesbica o un gay potevano immaginare. Vivere ad esempio in coppia anche con dei figli per un futuro insieme. Quando abbiamo iniziato eravamo solo dei pionieri e abbiamo costruito molto. Ma ci sono voluti anni perché questo diventasse qualcosa di concreto. Non è la norma ma per me è comunque un risultato perché offre a molti la possibilità di scegliere la vita che si vuole realizzare.

Come Famiglie Arcobaleno abbiamo acquisito più forza, perché siamo più numerosi e meglio organizzati. Abbiamo sviluppato delle strategie condivise, ci sono sempre più persone pronte a mettersi in gioco e, dunque, più testimonianze, più storie raccontate apertamente, più presenza sul territorio. E tutto questo crea una rete ricca e incisiva.

Quale pensi sia il vero valore aggiunto delle famiglie arcobaleno in una società eteronormata?

Credo che il loro valore aggiunto sia proprio quello di far mutare ciò che tutti danno per scontato. O almeno davano per scontato fino a pochi anni fa, perché fortunatamente le cose cambiano. Ogni uomo e ogni donna, si diceva, hanno un ruolo da ricoprire basato su una presunta naturalità: alla donna compiti di cura e all’uomo quello del lavoro.

Il fatto che due persone dello stesso sesso crescano dei figli e lo faccianoo benissimo –  comunque non peggio delle coppie eterosessuali – dimostra semplicemente che tutti questi ruoli prestabiliti sono solo il prodotto di una cultura eteronormata. E sappiamo che esprimono una società tipicamente patriarcale Ovviamente questi ruoli non si modificheranno presto. Ma avremo sempre più persone con capacità, ruoli e abilità che cresceranno liberi da tali ruoli e stereotipi di genere.

Dopo le ultime elezioni quali sono a tuo parere i pericoli maggiori per le persone Lgbt e, in particolare, per le famiglie arcobaleno?

Se non erro, abbiamo da subito sentito proferire minacce da parte del centrodestra, la coalizione vincente così come il M5s è risultato il primo partito. A mio parere si tratta soltanto di minacce non attuabili. Come quelle, ad esempio, di eliminare le unioni civili o rendere reato universale la Gpa. Penso che dobbiamo continuare a pretendere diritti, rispetto e non discriminazione. E penso che dobbiamo chiederlo a tutti quelli che abbiamo di fronte.

Dobbiamo continuare a vivere in modo visibile E chiedere appoggio ai nostri amici, familiari e  a tutte le persone che condividono le battaglie di civiltà in cui da anni siamo impegnati. Non siamo più soli e la destra, anche se ha vinto, non è tutta l’Italia e non è tutta l’Europa. Dunque voglio essere fiduciosa e sperare che le cose, se non miglioreranno, almeno rimarranno per come sono.

Nelle ultime settimane in alcuni Comuni sono stati trascritti atti di nascita esteri di figlie di coppie omogenitoriali con l’indicazione dei due papà o delle due mamme. Quali emozioni hai provato a tali notizie?

Queste trascrizioni mi hanno riempito di gioia e di soddisfazione perché è l’unica via al momento possibile per i nostri figli nati grazie alla procreazione medicalmente assistita. Ho sempre trovato difficile dover pensare di adottare quelli che sono già i nostri figli fin dal concepimento. C’è una discriminazione lampante verso di noi e i nostri figli. Da quando la legge 40 è stata disgregata dalle associazioni di coppie etero sterili che hanno preteso, giustamente, di poter accedere all’eterologa in Italia, per noi si è rafforzata la giusta rivendicazione di poter riconoscere alla nascita i nostri figli.

I politici possono blaterare finché vogliono ma questa è la realtà in tanti Paesi come la Spagna, il Portogallo, il Belgio, il Regno Unito ed altri ancora. Primo poi lo sarà anche in Italia e nessuno potrà opporsi, perché è l’unica cosa giusta per tutelare le nostre famiglie e i nostri ragazzi. Sono felice che molti sindaci, come la sindaca Appendino, abbiano aperto la strada e che tanti li stiano seguendo.

Un giorno saremo un Paese nel quale la Gpa sarà considerata solo un atto d'amore?

Io penso di sì. Non so quando accadrà. Ma sicuramente succederà. Il punto ora è che dobbiamo crescere ancora come persone Lgbti e come popolo arcobaleno. Spogliandoci, sempre di più di tanti miti che abbiamo, ancora, sulla maternità.  Ho avuto la fortuna di conoscere alcune delle donne che hanno portato in grembo figli per altri. Mi hanno dato una grande forza e la ferma convinzione che quanto fanno è prima di tutto un atto d’amore verso l’altro che non può essere genitore senza il loro sostegno.

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Un vento di primavera è giunto a Grosseto via Milano. Con queste parole il celebre avvocato trentino Alexander Schuster ha annunciato su Fb la ricezione della trascrizione milanese degli atti di nascita esteri di tre bambini quali figli d’una coppia omogenitoriale da parte dell’Ufficio Anagrafe del capoluogo maremmano.

Si tratta del 42enne grossetano Marco Convertiti e del 49enne australiano Icilio Mann che, unitisi prima civilmente nel 2010 e poi sposatisi nel 2015 a Londra, hanno avuto a Toronto il primo figlio nel 2010 e una coppia di gemelli nel 2012 tramite gpa.

All’epoca i due uomini erano residenti a Milano, presso la cui Anagrafe furono inizialmente trascritti gli atti di nascita canadesi dei tre bimbi con l’indicazione del solo padre biologico. Nel 2017 fu fatta istanza per l’inserzione del dato della doppia genitorialità.

«Con questi papà – racconta sempre su Fb Schuster, che ha seguito Marco e Icilio – eravamo già a bussare in comune a Milano nel maggio scorso, molto probabilmente i primi a porre la questione. E giustamente fra i primi a essere riconosciuti dai bravissimi tecnici del capoluogo lombardo, forti di un sindaco vicino a tutti i bambini come Sala».

L’annotazione del riconoscimento della doppia paternità è stata quindi comunicata al Comune di Grosseto – dove Marco e Icilio risiedono oramai da più anni per motivi di lavoro –, i cui tecnici hanno proceduto a loro volta alla medesima integrazione negli atti anagrafici dei tre bambini.

La notizia è stata commentata con soddisfazione da Famiglie Arcobaleno Toscana, di cui Marco e Icilio sono componenti. «Il punto non è essere d’accordo oppure no... – si legge in un post della pagina Fb –. Il punto è fare in modo che tutti i bambini e tutte le bambine abbiano gli stessi diritti e tutele. Noi pensiamo che il miglior interesse per un minore sia quello di avere pieni diritti a prescindere dalla famiglia in cui è nato ed evidentemente non siamo i soli».

Entusiasmo ha espresso anche la senatrice Monica Cirinnà, che si considera maremmana d’adozione essendo per lei Capalbio quasi una seconda casa. Su Fb ha infatti scritto: «Sono felice perché anche nella mia Maremma i diritti crescono».

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Continua la primavera virtuosa dei sindaci arcobalenoCon tali parole il Coordinamento Torino Pride ha annunciato la decisione da parte di dieci primi cittadini piemontesi (tutti di centrosinistra) di trascrivere gli atti di nascita dei figli nati all’estero da coppie omogenitoriali. Si tratta di Roberta Avola Faraci (Piossasco), Francesco Casciano (Collegno), Pacifico Banchieri (Caselette), Paolo Cugini (Gassino), Claudio Gambino (Borgaro Torinese), Claudio Martano (Chieri), Paolo Montagna (Moncalieri), Maurizio Piazza (Beinasco), Fabrizio Puppo (Settimo Torinese), Giampiero Tolardo (Nichelino).

È probabile che a essi verranno presto ad aggiungersi Roberto Falcone e Luca Salvai, rispettivamente sindaci pentastellati di Venaria e Pinerolo.

Una sorta d’effetto domino innescato dalla nota presa di posizione della sindaca torinese M5S Chiara Appendino. Anche se, quanto successo contemporaneamente a Gabicce Mare (PU) e, soprattutto, poco prima prima a Roma e a Catania – si tratta in tutti e tre i casi di bambini nati all’estero tramite gestazione per altri e registrati anagraficamente quali figli di entrambi i componenti delle rispettive coppie omogenitoriali, che sono soci di Famiglie Arcobaleno –, dimostrano che c’è in realtà una diffusa quanto indipendente sensibilità da parte degli amministratori locali. Diffusa sensibilità a fronte dell’inazione del Parlamento che relega di fatto i figlie delle tante coppie omogenitoriali in un vero e proprio limbo giuridico.

Quanto mai rilevanti, dunque, le parole di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che commentando quale significativa la scelta di Catania «anche per il profilo istituzionale di altissimo livello del sindaco, già ministro degli Interni e attualmente presidente del Consiglio nazionale di Anci», ha giustamente osservato: «Sono molti i Comuni che stanno muovendosi in questa direzione, anche piccoli centri. La strada da percorrere, tuttavia, è ancora molto lunga, ma continueremo a percorrerla con costanza e determinazione».

Ma si può parlare di forzatura della legge con riferimento a tali sindaci come stanno facendo da giorni esponenti del centrodestra, che ne invocano le dimissioni in una con l’invio d’ispettori governativi in loco?

Per saperne di più, Gaynews è tornato a rivolgersi all’avvocato trentino Alexander Schuster, che ha seguito le tre coppie torinesi (compresa quella di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) nonché quella dei due papà di Gabicce e Roma.

Avvocato Schuster, ci troviamo insomma a di fronte dei sindaci fuorilegge?

Assolutamente no. Non c’è stata nessuna forzatura della norma. Bisogna considerare come il nostro legislatore ignori perfettamente, anche per le coppie eterosessuali, che in Italia sono nati bambini attraverso tecniche di fecondazione assistita. L’ignora dal momento che li fa passare come nati da un rapporto sessuale. È semplicemente ridicolo voler passare sotto silenzio una realtà diffusa. Quella cioè riguardante i bambini, che a partire dagli anni ’70, sono concepiti con tecniche di pma. Questa realtà il legislatore non l’ha gestita. Non c’è da meravigliarsi che ci sia un vuoto ma questo vuoto viene colmato coi principi creati dalla Corte Costituzionale e dalle sentenze dei giudici.

E non si tratta effettivamente neppure di un vuoto. Questi principi, infatti, consentono alla fine d’identificare la norma da utilizzare quando la situazione è inedita e non c’è una disciplina del Parlamento che chiarisca cosa fare in contingenze nuove. Il Parlamento ha ignorato colpevolmente la fecondazione assistita fino al 2004. Poi è intervenuto unicamente con divieti senza regolarmentarla né disciplinarla. Non si lamenti se le risposte le danno adesso i tecnici dei Comuni, i sindaci o gli stessi giudici.

Perché la trascrizione capitolina dell’atto di nascita della bambina nata in Canada e registrata quale figlia della coppia di uomini romani è secondo lei di primaria importanza?

Il caso di Roma è importante perché è il Comune più grande d’Italia e con la gestione numericamente più consistente, a livello nazionale, di trascrizioni di atti di nascita. Negli scorsi giorni si è raggiunto nella capitale un punto di svolta rilevantissimo per cui due padri sono potuti andare all’Anagrafe capitolina e hanno potuto vedere riconosciuta la propria genitorialità senza dover avviare una causa con ritardi e costi. Si tratta d’una trascrizione spontanea da parte dei tecnici del Comune

Un tale importante risultato è stato reso possibile, in ogni caso, da un’altra coppia di due uomini che aveva bussato alla porta del Comune per gli stessi motivi nel maggio 2017 con riferimento ai loro tre bambini nati in Canada attraverso la gpa. All’epoca la risposta fu negativa. Ne seguì un ricorso legale a me affidato. E poi, il 15 febbraio 2018, ecco la pronuncia della Corte di appello di Roma (Pres. Ricciardi, rel. Dedato) che, tenuta riservata fino ad alcuni giorni fa, conferma che non è contrario all’ordine pubblico il riconoscimento delle sentenze canadesi che riconoscono ai tre figli della coppia il secondo padre. Da qui l’ordine a Roma Capitale, che non aveva proceduto alla trascrizione, di dare seguito alla richiesta dei padri. Gli uffici comunali hanno eseguito prontamente l’ordine giudiziario e oggi i tre bambini hanno documenti che menzionano a pieno titolo entrambi i genitori.

Non senza confusione taluni, nel fare riferimento ai vari recenti casi, hanno parlato indistintamente di trascrizione e iscrizione anagrafica. Lo stesso Luigi De Magistris è caduto in tale confusione dicendo che quanto fatto da Appendino a Torino è stato fatto per la prima volta da lui a Napoli.

Infatti. A Torino si è realizzata una situazione del tutto inedita perché è stato registrato anagraficamente, per la prima volta, un bambino (Niccolò Pietro) nato in Italia quale figlio di due donne (Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) indicando altresì che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca.

In questo caso, dunque, non c’è stata una trascrizione o riconoscimento di un atto estero di nascita ma un’iscrizione, ossia la creazione ex novo d’un atto. Ogni volta che un bimbo nasce in Italia si attua infatti un’iscrizione.  

Quanto successo a Napoli nell’autunno 2015 è stato dunque una trascrizione e, comunque, pur sempre preceduto dai casi analoghi di Torino (7 gennaio 2015) e Roma (4 febbraio 2015). Ma nessuna di queste mamme delle rispettive coppie indicate aveva potuto far nascere il proprio bambino in Italia.

Secondo il senatore Lucio Malan tutto ciò incoraggerebbe «altri a trasgredire la legge e ad avvalersi della inumana schiavitù dell’intero in affitto» e stravolge il concetto di genitorialità: è così?

Il senatore Malan ha fatto una considerazione del tutto sbagliata perché ignora quello che è successo a Torino. Le due mamme non sono ricorse a quello che lui chiama utero in affitto bensì alla fecondazione eterologa, cui ricorrono anche coppie eterosessuali.

Diversi sono i casi delle coppie di due papà che ricorrono o all’adozione all’estero o alla gpa – come nel caso delle coppie di Gabicce, Roma e Catania – laddove è consentita.  Ma laddove è consentita, è normata e dunque lecita.

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La disaffiliazione del Comitato provinciale di Napoli Le Maree da ArciLesbica Nazionale ha segnato, indubbiamente, un altro passaggio rilevante nella trasformazione delle dinamiche relazionali interne al mondo Lgbti.

Una presa di posizione susseguente alla mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme e al corso intrapreso dall’attuale Segreteria nazionale.

Per sapere di più sulle ragioni di questo significativo allontanamento, Gaynews ha contattato Antonella Capone, figura di rilievo del movimento lesbico nazionale e socia dell’attuale APS Le Maree Napoli.

Antonella, quando e perché il comitato ArciLesbica Napoli Le Maree ha deciso di prendere le distanze da ArciLesbica Nazionale?

La decisione di disaffiliarsi da ArciLesbica Nazionale, presa dall’Assemblea delle socie di Le Maree Napoli, è frutto di un lungo percorso cominciato dagli esiti del Congresso di Bologna. Un percorso senza dubbio difficile, motivato dalla necessità di portare avanti la nostra mission secondo le modalità e il pluralismo che ci hanno sempre contraddistinto.

Qual è il punto di maggiore criticità della linea politica nazionale, secondo te, che ha reso decisiva la separazione?

La linea politica nazionale non rappresenta che una parte di quanto ci ha portate alla disaffiliazione. Certamente tra i punti di divergenza c’è la presa di distanza dal movimento Lgbti operata da ArciLesbica Nazionale.

Quali sono adesso i vostri obiettivi e le vostre aspettative?

Continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: portare avanti le istanze delle donne lesbiche in termini di diritti, visibilità ed emancipazione. E tutto questo nel miglior modo possibile. 

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Ulteriore emorragia per ArciLesbica Nazionale, che perde oggi – dopo PerugiaUdine, Treviso, Bergamo e Bologna -, il circolo napoletano Le Maree.

La decisione della disaffiliazione è stata presa il 14 aprile nel corso di un’Assemblea straordinaria e resa nota con un post su Fb.

«Siamo orgogliose – si legge in esso - di annunciare che oggi diventiamo l’APS Le Maree Napoli.

Fiere della nostra storia, iniziata 21 anni fa, cominciamo un nuovo capitolo rinnovando l’impegno di portare avanti tutte le nostre battaglie, all’insegna della democraticità, del rispetto e della pluralità che ci hanno sempre contraddistinto».

Parole, quest’ultime, che spiegano fin troppo inequivocabilmente il motivo della disaffiliazione e rimandano alle polemiche scatenatesi in seno ad ArciLesbica Nazionale a seguito della mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme.

La decisione del direttivo de Le Maree è stata definita un atto coraggioso da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Per noi non cambierà di concreto nulla. Non si può modificare la storia e Le Maree sono la storia del movimento Lgbt napoletano e nazionale. Non si possono modificare le lotte: continueremo a condividere gli spazi della nostra sede storica in Vico San Geronimo.

Continueremo a confrontarci, a lottare, a vincere e a resistere. Grazie al gruppo dirigente del circolo napoletano de Le Maree per il coraggio, la chiarezza, la determinazione e la coerenza».

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