Aveva criticato la Direttiva in merito a libri per bambini con contenuti riguardanti temi educativi sensibili che, emanata dagli assessori tudertini per la Famiglia e per la Cultura Marta e Ranchicchio al fine d’evitare il diffondersi di "un'ottica di genere", prevedeva lo spostamento di alcuni innocui libri di letteratura dell'infanzia dalla sala dedicata ai bambini alla sezione adulti della locale Biblioteca Comunale.

Si era poi limitata a inviare l’intero catalogo librario in risposta alla richiesta di segnalare tutti i libri con "carattere omogenitoriale, omossessuale e transessuale". Aveva infine preso parte sempre a Todi alla Festa delle Famiglie Arcobaleno il 6 maggio scorso.

Comportamenti, quelli di Fabiola Bernardini, direttrice della Biblioteca comunale di Todi, che non sono stati affatto graditi dal sindaco di Forza Italia Antonio Ruggiano e dalla sua amministrazione di centro-destra vantante, al suo interno, anche componenti di CasaPound. E poi, senza motivazioni cogenti, con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato disposto il trasferimento di Bernardini al Servizio urbanistica. Sulla base infatti dei criteri dall'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) l'amministrazione tudertina ha annunciato la rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni.

Ma, come rilevato oggi dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), non pare affatto che Fabiola Bernardini abbia «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU ha osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo».

Un danno, fra l’altro enorme, per il settore culturale del Comune umbro, dal momento che Fabiola Bernardini, secondo l'Aib (Associazione italiana biblioteche), «ha negli ultimi anni aggiornato secondo i migliori standard biblioteconomici le raccolte e i servizi, partecipato a importanti attività nazionali, da Manus online a Sbn a Nati per leggere, e ha svolto innumerevoli programmi di promozione del libro e della lettura per tutte le fasce di pubblico, tanto da avere registrato un'affluenza nell'ultimo anno di oltre 12.000 frequentatori».

Senza contare, ha concluso la senatrice De Petris, la prefigurazione, qualora appuratene le motivazioni, di «un pericoloso precedente che autorizzerebbe le amministrazioni a censurare e intervenire nei confronti del personale per ragioni unicamente etiche e culturali». 

Sempre oggi Omphalos Lgbti ha duramente criticato l'«atto gravissimo perpetrato da un’amministrazione comunale che ci ricorda ormai la peggior dittatura nera».

Esprimendo piena solidarietà a Fabiola Bernardini, il presidente dell'associazione perugina Stefano Bucaioni ha quindi dichiarato: «Il clima politico che si respira in questo periodo, a livello locale e nazionale, è molto preoccupante. I diritti civili e le recenti conquiste per la comunità Lgbti sono messe a rischio da iniziative censorie come quella di Todi e da dichiarazioni come quelle del neoministro Fontana che vorrebbero cancellare l’esistenza delle famiglie omogenitoriali. Sappiano invece che la società civile e democratica non è intimorita dalla volontà politica di esponenti reazionari che hanno come unico obiettivo la cancellazione sociale e giuridica delle nostre famiglie.

La grande partecipazione ai Pride che si tengono in questo periodo in tutta Italia ne è la prova. E un’altra grande risposta di piazza alle politiche omofobe della Giunta di Todi arriverà dal Perugia Pride. Sabato 30 giugno saremo in piazza anche per Fabiola»

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Anche nel Comune di Sesto Fiorentino trascritti gli atti di nascita esteri di due gemelli di tre anni e registrati anagraficamente qauli figli di due mamme. Ad annunciarlo su Facebook il sindaco LeU Lorenzo Falchi.

«Un paese in cui spesso la normalità pare rivoluzionaria. Nei giorni scorsi – così il primo cittadino di Sesto - ho messo una firma su un documento che mi hanno detto essere rivoluzionario mentre a me sembrava solo di certificare quello che per una famiglia della nostra città è realtà da ormai 3 anni.

Abbiamo infatti prodotto il certificato di nascita di due gemelli, figli di una coppia omogenitoriale, aggiungendo il nome della seconda mamma e lo abbiamo fatto nel pieno rispetto della legge (la n.40, che riconosce come genitori dei bambini e delle bambine nate con fecondazione artificiale “la coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche” di procreazione assistita, anche quando portate avanti all’estero).

Ho il piacere di conoscere personalmente questa famiglia e non ho notato alcuna differenza con la mia. Stessi problemi, stesse dinamiche, stesso amore.

Fortunatamente viviamo in un paese spesso più avanzato di quanto a molti conviene immaginare e che merita che queste piccole “rivoluzioni” diventino definitivamente normalità».

La notizia dell'avvenuta trascrizione è stata saluata con entusiasmo dal segretario nazionale di LeU Nicola Fratoianni, che in un tweet ha scritto: «La migliore risposta civile, rispettosa delle dignità delle persone alle parole e alle idee oscurantiste e ipocrite del nuovo ministro Fontana, oggi la dà Lorenzo Falchi».

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C’è una piccola pattuglia di persone Lgbti e gay-friendly che sono state elette nell’attuale Parlamento. A partire dall’amica Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili e grande alleata nelle battaglie arcobaleno: la sua presenza qualifica un po’ anche questa legislatura perché come tutti sappiamo le celebrazioni delle unioni civili hanno avuto in Italia un grande successo. Era perciò indispensabile che chi rappresenta da un punto di vista parlamentare l’immagine di questa battaglia tornasse sugli scranni di Palazzo Madama. Sia per proseguire il discorso delle unioni civili e tenere accesa la fiaccola del matrimonio egualitario sia per garantire una vigilanza quanto mai indispensabile, data la vittoria elettorale di forze politiche che non possiamo certamente dire amiche della collettività Lgbti.

C’è poi Tommaso Cerno, la cui elezione in un collegio senatoriale di Milano col quasi 42% di preferenze e 100mila voti, rappresenta un dato rilevante di consenso anche personale. Ma, di sicuro, essa costituisce un’indicazione, relativamente all’area di Milano, di una condivisione della battaglia sui diritti. Condivisione, da parte di chi l’ha votato, che ci riempie il cuore di speranza. Tommaso è al suo primo mandato. Tutti noi dobbiamo aiutarlo nella sua attività di neosenatore dal momento che a Palazzo Madama la situazione è persino più difficile in termini numerici rispetto a quella della Camera.

L’elezione di Alessandro Zan rappresenta un dato rilevante perché sarà a Montecitorio, dove centinaia di fascioleghisti e Fratelli d’Italia non sono certamente friendly nei nostri confronti. Sempre alla Camera ci sarà anche Ivan Scalfarotto che ha promesso il suo impegno a difesa dei diritti delle persone Lgbti.

A loro tutti l’intera redazione di Gaynews formula auguri di buon lavoro con l’impegno a sostenere l’attività parlamentare di ognuno attraverso quella corretta informazione che da 20 anni contraddistingue il nostro quotidiano.

Come già scritto nei precedenti editoriali, si chiede a questi amici e amiche di fare i watch dog in un Parlamento fortemente orientato a destra con esponenti che non hanno remora a richiamarsi esplicitamente al Ventennio fascista.

I dati dell’elezioni sono definitivi e il quadro che ci si presenta è quello di un Paese ingovernabile. Nessun partito e nessuna coalizione, infatti, ha i numeri sufficienti per governare. Al riguardo si profila quindi un lungo stallo alla ricerca di una soluzione che, al momento, non pare all’orizzonte. Come sappiamo, è una situazione simile a quella accaduta in diversi altri Paesi come la Grecia, la Spagna, il Belgio e la stessa Germania dove sono stati necessari cinque mesi per definire una maggioranza di governo in termini di Grosse Koalition. In Italia, al momento, è molto difficile pensare a una maggioranza formata da una coalizione che abbia i numeri sufficienti per governare.

Per fortuna il centrodestra, che pure ha preso il 37% alla Camera, ha “solo” 260 parlamentari: gliene mancano quindi oltre 60 per governare. E dico per fortuna perché si tratta di un centrodestra a trazione fascioleghista. E possiamo tutti immaginare – è inutile dirlo – che un governo con Salvini quale presidente del Consiglio sarebbe per la collettività Lgbti un disastro. E lo sarebbe, perché alcune forze politiche in campagna elettorale hanno promesso la cancellazione della legge sulle unioni civili e probabilmente la riscrittura del testamento biologico e di altre norme, riguardanti i diritti, che il centrosinistra ha meritatamente varato.

Qui siamo di fronte a un trumpismo senza Trump, volendosi smantellare quanto di buono ha fatto il centrosinistra. Senza capire però bene che cosa si voglia fare al suo posto perché i programmi sono tutt’altro che chiari.

Certo è che un governo a guida Salvini rappresenterebbe un cambio radicale nella cultura, nel costume, nel modo di pensare il rapporto tra cittadini e Stato. In tal caso è necessario prepararsi a una lunga stagione di resistenza. Dove la parola resistenza rassomiglia molto, tranne che per alcune conseguenze estreme, a quella da opporre a ciò che potrebbe essere un regime autoritario.

L’altra prospettiva è quella di una coalizione tra il M5s – che è il vero vincitore di quest’elezioni in termini di voti conseguiti da un partito –, il Pd e, magari, anche con la pattuglia dei parlamentari di LeU.

Da un punto di vista degli interessi del Pd sarebbe una prospettiva suicida perché l’appoggio a un governo pentastellato significherebbe un ulteriore tracollo alle urne. Dal nostro punto di vista sarebbe una prospettiva un po’ più tranquillizzante perché non ci troveremmo, in questo caso, alla presenza a Palazzo Chigi dei fascioleghisti e dell’estrema destra.

È ovvio che i nostri interessi sono un po’ diversi da quelli del Pd. Di un partito, cioè, che si trova di fronte al risultato peggiore del dopoguerra se intendiamo il Pd quale continuum del Pci e Ds. Di un partito che si trova nella situazione, stante le dimissioni vere o finte di Matteo Renzi, a dovere rinnovare radicalmente la leadership e la propria politica. Cambiando, perciò, l’immagine avuta finora: quella, cioè, del perdente nonostante i successi del governo Gentiloni e nonostante alcune leggi che noi riteniamo fondamentali come quella sulle unioni civili o sul biotestamento.

Se non si troverà una maggioranza parlamentare l’extrema ratio sarà un “governo del Presidente” con tutti dentro, un “governo di scopo” di durata limitata con il compito di rifare la legge elettorale e di approvare la legge di bilancio. Anche in questo caso sarebbe difficile per i fascioleghisti manomettere la legislazione sui diritti.

Personalmente sono tra quanti pensano che non si tornerà al voto tanto presto anche se l’iter per la costituzione di un governo con maggioranza parlamentare potrebbe essere molto lungo. Non c’è dubbio che a questo punto il compito della collettività Lgbti e, nel nostro piccolo, anche dell’informazione Lgbti sarà quello di vigilare con la massima attenzione perché non ci sia nessun passo indietro sui diritti acquisiti. Ma anche di moltiplicare nel Paese e in ogni città iniziative sui temi che ci stanno più a cuore: dal matrimonio egualitario alla legge contro l’omotranfobia fino alla welfare per la collettività Lgbti. In modo tale da rimarcare una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale che sia di monito a chiunque voglia tentare dei disastrosi passi indietro in materia di diritti.

Quindi il mio appello è quello di rimboccarsi le maniche e agire con sentimenti di rinnovata e passionale militanza per far sì che la visibilità Lgbti in Italia sia sempre più forte al di là di chi è al governo del Paese, col quale comunque dovremmo misurarci.

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Ivan Scalfarotto è in corsa per il secondo mandato parlamentare. Candidato alla Camera dei deputati nel collegio plurinominale Lombardia 1 - 03 tra le file del Pd, il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico ha accettato di rispondere ad alcune domande nell’imminenza del voto del 4 marzo.

On. Scalfarotto, nel suo video elettorale lei parla di parametrici economici tutti migliorati: in che senso e secondo quali dati?

Sono i dati dell’Istat, quelli che fanno prova quando le cose vanno male e dunque anche quando le cose vanno bene. In questi anni il nostro Paese, che era in recessione, ha ricominciato a crescere: nel 2016 +0,9%, nel 2017 +1,5%, che è il rialzo massimo dal 2010. Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è sceso all'1,9%, a fronte del 2,5% dell'anno precedente. Il rapporto debito-Pil si è prima stabilizzato e ha cominciato poi a scendere, sebbene solo lievemente, dal 132% al 131,5%. La pressione fiscale è scesa nel 2017 al 42,4% del Pil, in calo rispetto al 42,7% del 2016. 

Allo stesso modo sono cresciuti gli occupati, da 22 milioni a 23 milioni; la disoccupazione giovanile che era al 44% all’arrivo di Renzi al governo nel 2014, è oggi al 31,5%; l'occupazione femminile ha fatto appena registrare un record storico, salendo al 49,3%. È aumentata la produzione industriale: +3% nel 2017 rispetto al 2016, così come gli ordinativi (+6,6%) e fatturati (+5,1) dell’industria. L’indice complessivo del fatturato è tornato al livello più alto dall’ottobre 2008. Sono dati positivi, il che non significa che non ci sia ancora moltissimo da fare, certo. Ma che indiscutibilmente, oggettivamente, segnala che in questi anni di governo è stato fatto un ottimo lavoro. 

Lei è sottosegretario allo Sviluppo economico e, infatti, come detto nel video, dichiara di essersi occupato di “internazionalizzazione delle imprese”. Può spiegare più dettagliatamente che risultati ha raggiunto?

Quando ho ricevuto la responsabilità del Commercio internazionale e dell’attrazione investimenti, all’inizio del 2016, l’Italia aveva appena realizzato il suo record delle esportazioni con 414 miliardi. Nel 2016 e 2017 abbiamo migliorato questo record, arrivando l’anno scorso a 448 miliardi e con un avanzo della bilancia commerciale di quasi 50 miliardi. Una crescita del nostro export di quasi l’8% rispetto all’anno precedente, meglio di Francia e Germania. Per fornirle un altro dato, quest’anno siamo passati dall’11° all’8° posto tra i più forti esportatori negli Usa, il principale mercato del mondo, superando anche i francesi, nostri storici concorrenti.

Sempre nel 2017, siamo cresciuti più del 20% sia in Cina che in Russia, nonostante il permanere delle sanzioni in quest’ultimo mercato. In questi anni abbiamo quintuplicato i fondi per la promozione del Made in Italy, e abbiamo dato una spinta decisa alla nostra diplomazia economica in sostegno ai nostri esportatori, che sono in realtà i veri detentori del merito di questa straordinaria crescita. Io stesso, in meno di due anni, ho effettuato 45 missioni internazionali, visitando 29 Paesi diversi. 

In tale veste è stato in Iran, dove ha incontrato il presidente Rohani. Qualche attivista Lgbti le contestò d'aver stretto la mano a un Capo di Stato, in cui le persone omosessuali sono mandate a morte. Cosa ne pensa?

Che sono orgoglioso di essere cittadino di un Paese, come l’Italia, che va in visita di Stato in un Paese come l’Iran con una delegazione composta così: un capo del Governo di 40 anni, una ministra donna e un sottosegretario al commercio gay. Vede, in Iran, in casa loro, per poter trattare con l’Italia - com’è nel loro interesse - hanno soprattutto dovuto stringere la mano a me, non il contrario.

Se seguissimo fino in fondo la logica che sta dietro alla sua domanda, dovremmo stabilire due pericolose conseguenze: la prima, visto che il rilievo è stato mosso solo a me e alla ministra Giannini e non al resto della delegazione, è che la discriminazione di donne e gay non è un problema di tutto il governo, ma solo un problema dei membri di governo donne e gay. La seconda, corollario della prima, è che politica estera e quella commerciale possono farla solo gli uomini eterosessuali, perché a membri di governo donne e gay sarebbero preclusi i viaggi in qualche decina di paesi del mondo.

La scelta di andare in Iran non è stata facile neanche per me: sapere che cammini, circondato da uomini armati, per strade nelle quali se non avessi la tua immunità diplomatica saresti arrestato e probabilmente ucciso non è una sensazione confortevole, mi creda. Ma penso che vedere gli onori di Stato riservati a un dignitario gay di un Paese occidentale sia stato anche un messaggio importante per la comunità Lgbti iraniana. 

Diritti civili e programma Pd: è un dato di fatto che esso sia veramente striminzito in riferimento alle persone Lgbti. Qual è il suo parere in merito? 

I programmi elettorali, con una legge proporzionale che costringe necessariamente a un accordo di coalizione, purtroppo valgono fino al giorno delle elezioni. Guardi quello che succede in Germania: è dopo le elezioni, non prima, che si scrive il programma di governo. Per questo posso assicurarle che migliore sarà la performance del Pd, maggiori saranno le speranze di fare passi avanti nell’agenda dei diritti civili. Bene che ci diciamo una cosa con estrema chiarezza: se la destra o M5s avessero da soli la maggioranza per governare l’Italia avremmo il rischio, nel primo caso, di una proposta di legge di abrogazione delle unioni civili e, nel secondo caso, le decisioni sarebbero nelle mani di una forza politica che si è schierata contro la stepchild adoption e contro lo ius soli

Quanto ai partiti alla nostra sinistra, bisogna sapere che il voto per loro è un voto di pura testimonianza: servirà ad avere in aula qualcuno che parla di parità dei diritti, ma che le parole sulla parità non potrà mai trasformare in leggi che cambiano la vita delle persone, perché non hanno i numeri in aula e senza numeri in aula le leggi non si fanno. Aggiungo che sia in Regione Lombardia che nei collegi uninominali il voto a LeU serve a favorire l’elezione di un presidente di regione razzista e di parlamentari leghisti o neofascisti che certamente a Roma non favoriranno leggi di progresso civile. Bisogna dunque che l’elettore ponderi attentamente le conseguenze dirette del proprio voto. 

Passiamo al tema delle misure di contrasto all’omotransfobia. Al riguardo difende ancora il suo ddl o ritiene oggi che andrebbe presentato un nuovo testo come chiesto da più parti della collettività Lgbti?

Difendo certamente il mio disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia così come lo presentai nella scorsa legislatura. E, se sarò eletto, lo ripresenterò tale e quale. Quanto invece alla legge così come uscì dal voto della Camera dopo gli emendamenti Verini e Gitti, penso che fosse una legge non perfetta ma di cui avremmo avuto comunque un estremo bisogno.

Il progresso del Paese procede per leggi non perfette: per ottenere il divorzio, all’epoca dell’approvazione della legge, erano necessari ben sette anni di separazione; la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza è appesantita dal meccanismo dell’obiezione di coscienza. Ma lei farebbe a meno di queste due leggi di progresso per questi motivi?  È stato veramente paradossale vedere insieme nelle piazze sia le associazioni Lgbti che le “Sentinelle in piedi” unite, anche se per motivi opposti, contro l’approvazione della legge sull’omofobia. Alla fine hanno entrambe raggiunto il risultato che si prefiggevano: la legge non si è fatta. Ma secondo lei hanno fatto un miglior affare le “Sentinelle in piedi” o le persone Lgbti? Chi ha potuto veramente festeggiare?

Da ultimo... Nel suo video afferma che grazie alla legge sulle unioni civili “tutte le famiglie hanno la stessa dignità”. Non le sembra un po’ esagerato visto che proprio la legge definisce tali unioni una formazione sociale specifica e non riconosce la potestà genitoriale alle coppie di persone dello stesso sesso?

Non è esagerato: è sostanzialmente così. Ci sono ancora dei passi da fare per la piena parità, e vanno assolutamente fatti (lo ripeto: ma si potranno fare rafforzando il Pd, non indebolendolo), ma non si può riconoscere che oggi chi si unisce civilmente ha le stesse protezioni di chi si sposa. Un risultato che nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai portato a casa e che non si può non riconoscere alla ferma volontà, alla testardaggine, mi viene da dire, di Matteo Renzi e del suo governo. Non so se lei ricorda D’Alema che diceva che “Il matrimonio è un sacramento finalizzato alla procreazione”, ma io non l’ho mai dimenticato.

Quello che non va bene nella legge 76 non è certamente la formula di “formazione sociale specifica”, perché anche il matrimonio è una “formazione sociale specifica”. Quello che manca è la parità dei figli. Questa lacuna gravissima la dobbiamo soltanto al fatto che la maggioranza che avrebbe dovuto approvare la legge (Pd+Sel+M5s) si sgretolò per il tradimento in Senato dei grillini, che quella volta mostrarono per la prima volta la propria impronta di partito di destra.

Però io ho sempre in mente Franco e Gianni, la coppia di Torino che si sposò ad agosto 2016 dopo 52 anni insieme. Avessimo fatto quella legge anche soltanto per Gianni e per consentirgli di vivere in dignità e libertà dopo la morte di Franco pochi mesi dopo, avremmo comunque fatto la cosa giusta. 

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Attivista e blogger, il giovane frusinate Gianmarco Capogna è referente nazionale del Gruppo Diritti Lgbti di Possibile. In tale veste ha contribuito alla stesura dello specifico capitolo del Manifesto della formazione politica civatiana. Candidato alla Camera dei deputati per Liberi e Uguali nel collegio plurinominale Lazio 2 – 02, ha illustrato a Gaynews i punti cardine della sua battaglia elettorale all’antivigilia del voto.

Gianmarco, perché ha deciso di candidarsi con LeU?

Nel corso dell’ultimo anno circa, per Possibile (il partito fondato da Giuseppe Civati) mi sono occupato a livello nazionale di diritti civili e mi sono trovato a viaggiare in varie zone d’Italia con un vero e proprio tour per conoscere realtà, associazioni e attivisti. Ho ascoltato le loro storie e ho chiesto di contribuire all’elaborazione collettiva di una proposta politica su questi temi. Con loro ho preso un impegno preciso: portare le battaglie della comunità Lgbti in ogni possibile spazio della discussione politica.

Con questo spirito, per dare seguito a un impegno preso, ho deciso di dare la disponibilità a essere candidato nelle liste per la Camera dei Deputati per Liberi e Uguali. L’ho fatto in un territorio, come quello di Frosinone, che non è facile specialmente per questi temi. In questo mese di campagna elettorale ho provato a portare le storie, i volti e le rivendicazioni della comunità per dire alle persone Lgbti del mio territorio che insieme possiamo costruire una società più giusta e rispettosa delle diversità.

Come sta vivendo queste ultime ore di campagna elettorale?

Ho vissuto tutta la mia campagna elettorale con l’obiettivo di dare voce a chi in questi anni non si è sentito rappresentato. Ho accettato la sfida di costruire una nuova classe dirigente in un territorio dove per anni la politica è stata chiusa in se stessa. Ho incontrato i territori, le persone e ho provato a spiegare che una politica diversa, fatta di contenuti e di proposte, è possibile e realizzabile.

Ho 28 anni e sono il più giovane candidato di Liberi e Uguali nel mio collegio. Ho spiegato che si può fare politica anche alla mia età, provando a portare la visione di una generazione che per troppo tempo è stata ignorata. Le ultime ore le vivrò provando a spiegare il nostro programma e a chiedere l’impegno per continuare questo percorso anche, e soprattutto, dopo il voto.

Qual è stato il suo apporto di attivista alla stesura del programma di LeU in materia di diritti civili?

Ho contribuito, con altre attiviste ed attivisti, a scrivere il programma nazionale di Liberi e Uguali nella parte dell’Uguaglianza nei Diritti. In particolare ho elaborato, insieme al gruppo che si è riunito nell’assemblea nazionale di Brescia, il documento programmatico che costituisce la base di LeU su questi temi.

Una questione che ho fortemente sostenuto è stato quella delle persone in transizione, dei loro diritti e del contrasto alle discriminazioni che vivono ogni giorno. Già in vista dell’elaborazione del Manifesto di Possibile (che ho scritto insieme ad altri), ho voluto fortemente che si tornasse a parlare di transessualità Per troppi anni la politica ha, volutamente, ignorato queste persone relegandole ai margini della società, abbandonandole a pregiudizi, discriminazioni e violenze. Sia a Milano, in occasione del lancio del Manifesto, sia a Roma per l’Assemblea Nazionale di LeU, sono intervenuto per chiedere loro scusa. Dobbiamo invertire la rotta e recuperare il tempo perso mettendo al centro della nostra visione il principio di autodeterminazione che si declina in libertà e diritti. In una sola parola, Uguaglianza. L’ho detto spesso in questa campagna elettorale: la mia non è una corsa solitaria, ma un racconto collettivo per costruire una nuova speranza (che è anche lo slogan della mia campagna).

Un altro tema sul quale mi sono impegnato personalmente in diverse occasione è quello della necessità, non più rinviabile, di una legge nazionale che istituisca l’educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità consapevole e responsabile in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Solo con un’inversione di tendenza che parte dalla scuola si può porre un argine al vortice di violenza che sta attraversando il nostro Paese. Abbiamo la responsabilità di formare le nuove generazioni al rispetto.

Non ritiene che siano stati lasciati fuori molti aspetti prioritari?

Si può sempre fare di più e meglio. Lo credo nella vita personale come nella politica. Allo stesso modo mi sento di dire che il programma di LeU, sui diritti ma anche sugli altri temi, ha fatto un’operazione rivoluzionaria rispetto a come ci ha abituato la politica negli ultimi anni.

Non abbiamo fatto slogan o promesse irrealizzabili ma abbiamo preso degli impegni sui quali c’è unità di intenti. Sicuramente sono stati tralasciati alcuni temi, ma non ci tiriamo indietro da un confronto aperto e laico sulle varie questioni.  

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Si concluderà nel pomeriggio a Roma davanti alla Corte della Cassazione il nuovo tour del Bus delle Libertà, meglio conosciuto come Bus No Gender. Organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia - Le Manif Pour Tous Italia, l’iniziativa ha avuto nuovamente luogo nonostante l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno dai deputati Alessandro Zan e Ileana Piazzoni ai ministri Minniti e Fedeli. Dai quali, nonostante le sollecitazioni del deputato padovano, non è mai stata data risposta.

Anche la seconda edizione del Bus delle Libertà è stata accompagnata da tensioni e polemiche durante il suo percorso lungo lo Stivale. A partire da Reggio Calabria, città da cui ha avuto inizio il tour il 20 febbraio.

Lucio Dattola, presidente del locale comitato di Arcigay, ha duramente bollato l’iniziativa per chiedere in un comunicato «di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio Calabria non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura».

Polemiche anche a Torino dove prima dell’arrivo del bus sabato 24 l'amministrazione comunale ha revocato il permesso di occupazione di suolo pubblico. Domenica il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, impegnato col terzo viaggio del Treno della memoria Lgbti, così ha commentato da Cracovia l’iniziativa: «È oramai chiaro che il periodo che stiamo vivendo vede non solo un rigurgito di temi cari al tempo del fascismo ma anche vecchie forme di paure che vengono instillate giorno dopo giorno dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni.

Al di là delle ideologie oscurantiste, noi crediamo nella Libertà, con la L maiuscola, non in quella presunta libertà che gli organizzatori del bus sostengono essere stata loro negata. Iniziative del genere devono intimorire né noi, né gli insegnanti che hanno una responsabilità enorme nell'istruire i giovani e le giovani che rappresentano il futuro di tutti e tutte noi e che mi auguro veramente riescano laddove noi abbiamo fallito.

Essendo io reduce dal viaggio del Treno della Memoria non posso non pensare ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato che si sono messi in gioco in un modo straordinario e che hanno inteso perfettamente il senso della Memoria come antidoto alle discriminazioni del presente… e del futuro.

Continuiamo a lavorare per una società inclusiva e che non si faccia schiacciare dalla paura... perché la paura dell'altro non ha mai portato bene a nessuno, compresi coloro che l'hanno diffusa».

Contestazioni massicce si sono invece registrate ieri a Bologna, dove alla fine il Bus delle Libertà, accolto dal senatore Carlo Giovanardi, è potuto arrivare a Piazza Malpighi. Accompagnato dalla candidata di Noi per l'Italia Maria Alessandra Molza Giovanardi ha dichiarato: «Ho amici transessuali ma questa è una patologia. Sono vicino a chi ha questi problemi ma non è la normalità e non si può raccontare ai bambini che possono essere maschi o femmine e non c'è nessuna differenza».

Ferma la risposta di Porpora Marcascaino, storica leader del Mit, che ha dichiarato: Questi sono medievali, da Santa Inquisizione. Per secoli ci hanno rinchiuso nei manicomi o nelle carceri e oggi sono qui per rifarlo. Ma non glielo permettiamo, assolutamente».

Le dichiarazioni giovanardiane sono state così commentate da Danilo Cosentino, candidato alla Regione Lazio nelle liste di Liberi e Uguali: «Questo oscurantismo rispetto all'educazione alle differenze nella nostra scuola è uno dei tanti motivi che deve rafforzare il nostro impegno a portare, anche nel Lazio, una legge regionale contro l'omofobia e la transfobia, riaprendo un tavolo di dialogo con le associazioni Lgbti in attesa di una legge nazionale».

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Il Coordinamento Laicità Scuola Salute ha presentato stamani presso la sede dell’Associazione Stampa Romana una proposta in sette punti per affrontare l’emergenza del bullismo e della salute sessuale tra le giovani generazioni.

All’evento è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che ha dichiarato: «C'è una strisciante e pericolosa deriva nella scuola italiana che va immediatamente fermata. La messa in discussione dell'educazione sessuale e delle differenze di genere e la parallela diffusione del bullismo sono preoccupanti indicatori che devono far riflettere sul possibile degrado culturale che può colpire i luoghi dell'educazione e della conoscenza.

Non sono esenti da responsabilità in questo processo in atto nella scuola italiana quei movimenti, a partire dal Family Day, che stanno cercando di demolire quel percorso di crescita e formazione libera e laica, per far arretrare le nostre istituzioni scolastiche su posizioni retrograde e conservatrici che vanno tutte a danno dei nostri ragazzi. La crescita incredibile delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani e i casi di violenza e bullismo ne sono la diretta conseguenza e ciò deve preoccupare fortemente tutti».

A sottoscrivere le proposte del neo Coordinamento anche Stefano Fassina (LeU) che in un comunicato ha affermato: «I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse, i dati sulla discriminazione e sulla esclusione sociale, i dati sul bullismo, gli atti di violenza sulle donne sono sempre più gravi. La scuola può e deve svolgere una funzione fondamentale.

La formazione del corpo docente, i finanziamenti per i progetti di educazione alla sessualità e alle differenze, l'introduzione delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'insegnamento curricolare, la promozione di campagne di sensibilizzazione alla contraccezione e la distribuzione dei profilattici sono misure fondamentali e da sostenere».

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Giurista, attivista e cofondatore dell’associazione Avvocatura per i diritti Lgbti – Rete Lenford, il 43enne Antonio Rotelli è candidato alla Camera nel collegio uninominale di Martina Franca (Ba) nella lista di Liberi e Uguali con Pietro Grasso Presidente (LeU).

A darne notizia lo stesso avvocato pugliese in un post pubblicato sulla propria pagina Fb il 30 gennaio scorso. Oggi a Gaynews spiega meglio il perché di questa candidatura e gli obiettivi a essa sottesi.

Il cofondatore di Rete Lenford scende in politica: cosa l’ha spinta a questa scelta?

‘Scendere in politica’ mi evoca Berlusconi e mi fa fuggire. Più semplicemente mi è stato chiesto di candidarmi e ho accettato dopo una notte insonne di riflessioni. Mi sono ‘giudicato’ e mi trovavo colpevole di indifferenza e disimpegno nel caso di mancata accettazione.

Perché Liberi e Uguali?

Non ho mai avuto una tessera di partito, ma faccio politica da sempre. Tutte le mie battaglie civili, sempre dall’interno di associazioni, hanno sollecitato la politica e l’hanno cambiata. La mia collocazione è in quell’area che considera l’agire politico conformato alla solidarietà, alla lotta alle ingiustizie, alla dignità del lavoro, alla valorizzazione delle differenze, alla costruzione di un’economia al servizio degli esseri umani e al rispetto della natura. In LeU, nel suo programma, questi elementi ci sono, pur sentendomi un indipendente.

Quali sono i temi Lgbti di cui parlerà in campagna elettorale e, qualora eletto, per i quali si batterà in Parlamento?

Con una battuta mi verrebbe da dire che i temi Lgbti parlano per me in questa campagna elettorale. Ci sono due cose che i concittadini apprezzano di me: che ho fatto battaglie per l’affermazione di tutti i diritti fondamentali delle persone Lgbti e sono un tecnico della politica.

Nel programma elettorale di LeU ci sono tre affermazioni per me fondamentali: autodeterminazione di tutte le persone, anche quelle trans; parità di diritti per le famiglie, anche nell’accesso al matrimonio; riconoscimento pieno della genitorialità, anche in materia di adozione. Sono le mie tre stelle polari, alle quali ne aggiungo una quarta, legata in maniera inestricabile con i nostri temi: la parità di genere, la lotta agli stereotipi e quella senza campo alla violenza sulle donne.

Legge 40 e Gpa. Come giudica le recenti posizioni di ArciLesbica e la petizione ai Segretari di partito per il no alla surrogata?

Sono sideralmente distante dalle posizioni di ArciLesbica. La gestazione per altri è un argomento complesso sul quale è necessario discutere, ma considerarla in sé una forma di sfruttamento è una pretesa assiomatica. Combattiamo ogni forma di sfruttamento e degradazione del corpo femminile, ma lasciamo alle donne la possibilità, regolamentata, di partecipare ad un progetto di gpa.

Rotelli e Rete Lenford sono stati sempre critici nei riguardi della legge sulle unioni civili. Perché?

Non voglio aprire o riaprire polemiche su questo tema. La mia critica è sempre stata rivolta al percorso che ha portato alle unioni civili e al merito della proposta, ma ho anche sempre detto che qualunque legge il Parlamento avesse approvato, sarebbe stata il nuovo punto di partenza per la battaglia verso l’uguaglianza. Ora siamo in questa situazione, dove la legge c’è e bisogna superarla, perché le unioni civili regolano dei diritti e dei doveri, ma discriminano le famiglie formate da persone dello stesso sesso rispetto a quelle eterosessuali. Siamo di fronte a due realtà diseguali fin dal “lessico familiare”, che nelle unioni civili manca. La recente sentenza della Corte costituzionale austriaca, come pure il provvedimento della Corte interamericana dei diritti umani, possono essere un aiuto per tutta la nostra comunità per far ripartire la battaglia per la piena uguaglianza. Rete Lenford, dal canto suo, non si è mai fermata. Ha già ottenuto importanti sentenze su aspetti della legge che si prestavano ad applicazioni discriminatorie e ha portato la legge dinanzi alla Corte costituzionale sulla questione del cognome.

Avvocato Rotelli, lei ha annunciato in un post di lasciare Rete Lenford. Non si sentirà un po’ orfano?

È stata la scelta più difficile che ho dovuto prendere. Ma ho con me la carica che mi hanno dato i soci, le socie e gli aderenti con le loro mail e i messaggi con cui mi hanno salutato. Ho capito una volta di più che sono una persona fortunata.

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Dopo quello in cui Laura Boldrini è ritratta sgozzata, un altro fotomontaggio con protagonista la presidente della Camera – la cui testa è stretta da una sorta di cesoia tenuta in mano da un personaggio col volto insanguinato – è apparso sulla pagina dei Sentinelli di Milano, che avevano segnalato su Facebook il primo post di minacce contro la candidata di LeU. Sul fotomontaggio è scritto: Giustizia per Pamela Mastropietro barbaramente uccisa e fatta a pezzi da una risorsa nigeriana amica della Boldrini.

«Questa è arrivata sulla nostra pagina stanotte - si legge sulla pagina social dei Sentinelli -. È tempo di maldestri emuli, avvoltoi da social, disperati che provano, dispensando odio in rete, a essere considerati per cinque minuti».

Il portavoce dei Sentinelli Luca Paladini ha spiegato di aver già provveduto a segnalare il post con nome e cognome di chi l'ha scritto alle autorità. «Anche se credo – così ha dichiarato – che si tratti di un profilo fake, visto che a Giovanni Corsi ne è stato già bloccato uno per post incitanti all’odio».

Lo stesso Paladini ha poi aggiunto sulla sua pagina Fb: «È successo ancora. Come abbiamo scritto, la pagina dei Sentinelli non ha intenzione di diventare la vetrina di ogni sfigato fascista in paranoia. Da oggi continueremo il nostro impegno e faremo i passi che saranno necessari in presenza di materiale violento che incita all' odio e al razzismo. A chi disperato, emula elemosinando tre minuti di visibilità, toccherà rispondere a chi di dovere, senza neanche più questa soddisfazione».

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Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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