Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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Domani, alle 17:30, si uniranno civilmente presso Palazzo Loggia, sede del Comune di Brescia, Stefano Simonelli e Luca Trentini. Al rito saranno presenti familiari e amici ma anche numerosi esponenti del movimento Lgbti italiano. Già segretario nazionale di Arcigay dal 2010 al 2012 e attualmente coordinatore di Sinistra Italiana per la provincia di Brescia, Luca è infatti noto come militante per i diritti civili delle persone omosessuali e transessuali. Tema, questo, di cui si occupa anche come blogger per Huffington Post. 

Per saperne di più lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Luca, si avvicina il gran giorno: come ne avete vissuto, tu e Stefano, la preparazione?

Con grande emozione. Siamo partiti assai presto con l'organizzazione della nostra unione, supportati da una grande comunità di amiche e amici che hanno voluto condividere con noi il percorso, la preparazione e la realizzazione di quello che sarà sicuramente un momento indimenticabile della nostra vita. Abbiamo voluto coinvolgere non solo l'associazione in cui militiamo da anni, Arcigay, ma anche tutte e tutti coloro che ci sono stati vicini in questi lunghi anni di lotta civile. Come abbiamo condiviso la fatica delle battaglie politiche, così ora vivremo insieme l'entusiasmo e la gioia di un momento, personale e politico, che coinvolge tutte e tutti. C'è stato molto da organizzare, ma ognuno ha contribuito a un pezzo di quella che sarà una grande giornata.

Un tale atto arriva dopo un percorso di vita insieme: come si è strutturato nel tempo il vostro rapporto e perché avete deciso di formalizzarlo? 

In realtà la scelta è stata del tutto naturale. Dopo cinque anni di storia e due di convivenza l'idea dell'unione è arrivata spontaneamente. Ci siamo conosciuti grazie a un amico comune a una serata al Mamos di Bergamo. Lì è iniziata la nostra relazione che è proseguita e si è consolidata nel tempo. Abbiamo condiviso la quotidianità, le battaglie civili e politiche e siamo cresciuti come coppia. Il giorno del quarto anniversario del nostro fidanzamento ho preso l'iniziativa e ho fatto la dichiarazione a Stefano, consegnandogli l'anello in un luogo molto romantico di Brescia. Ha detto sì ed eccoci qui.

Il motivo principale che ci ha spinti al passo dell'unione è sicuramente prima di tutto sentimentale. Volevamo celebrare il nostro amore pubblicamente, con amici e parenti, con una festa che li tenesse insieme tutti. Inoltre abbiamo voluto formalizzare di fronte alla legge la nostra famiglia, che già esiste nei fatti ed essere riconosciuti di fronte allo Stato come un bene sociale basato sul vincolo di amore e solidarietà, al pari di ogni altra famiglia. Da ultimo avremo la possibilità di accedere ai diritti e di assumerci i doveri che la legge prevede per consolidare e tutelare la nostra famiglia. 

Come attivista con un lungo impegno in Arcigay alle spalle qual è il tuo giudizio sulla legge Cirinnà? 

La legge Cirinnà è un primo, sostanziale e positivo passo avanti sul fronte dei diritti civili. Ha avuto il merito di rompere quel muro di gomma che ci impediva di progredire come paese e di essere riconosciuti come cittadine e cittadini. Tuttavia la scelta di creare un istituto esclusivo, dedicato solo alle famiglie omosessuali, ben distinto e differenziato dal matrimonio pone dei problemi non indifferenti in termini di uguaglianza sostanziale. E poi la scelta di escludere l'adozione, anche nei termini della stepchild adoption, è stata un’enorme ferita per le famiglie arcobaleno e per i diritti dei loro bimbi. Un atto inaccettabile, servito sul tavolo della mediazione partitica, che ci ha impedito di godere di un successo più grande.

Date le condizioni dettate dagli equilibri parlamentari non era probabilmente possibile ottenere di più. Un passo avanti che deve però essere il primo di una lunga serie.

Qual è a tuo parere l'incidenza che il movimento ha avuto durante il dibattito parlamentare e quale gli obiettivi che deve prefiggersi per il futuro? 

Credo che la legge sulle unioni civili, sebbene parziale, sia il primo grande successo politico del movimento Lgbt italiano, avvenuto attraverso la determinazione e l'impegno di Monica Cirinnà. Nella società dell'immediato tendiamo a dimenticarci la genesi, lo sviluppo e i processi che determinano i cambiamenti sociali. È stata la lotta, il sacrificio e la militanza di migliaia di attiviste ed attivisti che ha attraversato gli ultimi quarant'anni della nostra storia a costruire la possibilità di vedere approvata una legge sulle nostre famiglie. Attraverso la visibilità, la cultura, le iniziative, la lotta sociale e politica, le sentenze dei tribunali, della Corte costituzionale, della Corte europea dei diritti dell'uomo il movimento è riuscito a convincere in modo capillare la maggioranza dell'opinione pubblica a schierarsi al suo fianco e ha costruito le condizioni sociali e politiche perchè quella legge potesse essere proposta, condivisa e votata. Siamo stati noi ad operare una “rivoluzione gentile”, secondo la felice espressione di Franco Grillini, i cui frutti sono stati raccolti nella società prima e nel parlamento poi.

Grande e a mio parere determinante è stata la mobilitazione posta in essere dal movimento nell'imminenza del voto parlamentare. Reputo che la mobilitazione nazionale del 23 gennaio sia stata una dimostrazione di forza e di determinazione capace di far giungere nelle aule parlamentari la voce della maggioranza del Paese, bloccando così in modo ferale l'ennesimo tentativo dei gruppi clericali di bloccare l'approvazione della legge.

Tuttavia, non ce lo nascondiamo, molte forze politiche dentro il palazzo non hanno certo brillato per coerenza e per linearità rispetto ai nostri obiettivi. Sarà necessario proseguire nella battaglia culturale sui temi dell'uguaglianza e nella lotta sociale per l'affermazione, il rispetto e l'inclusione delle diversità in modo da costruire una piattaforma avanzata di rivendicazione che sappia rilanciare con forza i nostri obiettivi: la legge contro l'omotransfobia, la tutela dell'omogenitorialità e dei diritti fondamentali dei figli delle coppie arcobaleno, l'accesso al matrimonio egualitario e all'adozione per tutte e tutti. Capitoli che non possono che passare attraverso una forte richiesta di laicità delle istituzioni e in un progetto di riforma complessiva del diritto di famiglia per tutte le coppie, omo e etero.

A chi dice - ed è successo anche a Brescia - che le unioni civili sono un flop che cosa rispondi? 

Rispondo che, per definizione, i diritti di una minoranza non si determinano dai numeri che esprime, soprattutto se li si rapporta a quelli della maggioranza della popolazione. Ricordo loro che una possibilità non determina necessariamente un obbligo sociale ad assumersi una scelta. Evidenzio che in inverno, cioè il periodo preso in esame da queste forzate analisi statistiche, è assai improbabile che qualcuno decida di organizzare la festa della propria unione. 

Ma sottolineo soprattutto che, quando si parla di diritti civili e di uguaglianza, il metro di misura debba essere esclusivamente quello della giustizia sociale, e non un banale calcolo numerico. Se una legge porta a migliorare la qualità della vita e determina il benessere e la serenità anche di una e una sola famiglia, è giusto approvarla.

Nel progetto futuro di Luca e del suo compagno rientra anche quello della genitorialità?

Abbiamo grande rispetto e sincera ammirazione per chi compie una scelta così grande, ma non rientra nei nostri progetti. La responsabilità genitoriale è un compito troppo impegnativo e alto per poterlo inserire nelle nostre vite, che sono già talmente cariche di impegni, responsabilità e incombenze da non consentirci il tempo e l'attenzione che merita la cura di una nuova vita.

Tuttavia abbiamo la fortuna di avere famiglie molto numerose, che ci hanno circondato di nipoti. Sono sei, per ora. Proprio domenica scorsa durante un pranzo in famiglia Alberto, il più piccolo dei miei nipotini, ci si è avvicinato e ci ha candidamente chiesto: “Ma zio Luca, da venerdì posso chiamare zio anche Stefano?”. Questo oggi ci basta.

Tuttavia, non ce lo nascondiamo, molte forze politiche dentro il palazzo non hanno certo brillato per coerenza e per linearità rispetto ai nostri obiettivi. Sarà necessario proseguire nella battaglia culturale sui temi dell'uguaglianza e nella lotta sociale per l'affermazione, il rispetto e l'inclusione delle diversità in modo da costruire una piattaforma avanzata di rivendicazione che sappia rilanciare con forza i nostri obiettivi: la legge contro l'omotransfobia, la tutela dell'omogenitorialità e dei diritti fondamentali dei figli delle coppie arcobaleno, l'accesso al matrimonio egualitario e all'adozione per tutte e tutti. Capitoli che non possono che passare attraverso una forte richiesta di laicità delle istituzioni e in un progetto di riforma complessiva del diritto di famiglia per tutte le coppie, omo e etero.

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Si terrà domani presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati l'incontro Migranti Lgbti. Organizzato dal nostro quotidiano in collaborazione con Arcigay, l'evento vuole fare il punto sulla situazione di quanti hanno ottenuto lo status di rifugiato da quei Paesi, in cui vige la penalizzazione dell'omosessualità, a 10 anni dall'approvazione del decreto legislativo sulla protezione internazionale. A intervenire saranno soprattutto quanti si sono direttamente occupati negli anni di migranti Lgbti e i protagonisti, che hanno ottenuto o che stanno chiedendo la protezione internazionale.

Gaynews pubblica in anteprima parte della relazione di Luca Trentini, responsabile Immigrazione del direttivo di Arcigay Orlando Brescia.

La mia testimonianza viene da un territorio, quello di Brescia, particolarmente investito dalla questione migratoria e da un comitato territoriale, Orlando Arcigay Brescia, che in questi anni ha profuso un grande sforzo per far fronte alle numerose richieste di aiuto provenienti da giovani immigrati richiedenti asilo.

Da ormai sei anni la nostra associazione ha attivato uno sportello migranti dedicato alla consulenza, all'affiancamento e alla socializzazione dei richiedenti asilo per omosessualità. Negli anni passati il fenomeno era ancora minoritario, ma ha subito una vera e propria esplosione nel corso dell'anno sociale 2016 – 2017.

In passato avevamo assistito tre ragazzi cubani, un ragazzo afgano e un ragazzo pakistano. Nel 2015 era stata la volta di due giovani senegalesi e di un cubano. Tutte queste richieste avevano avuto buon esito. Al contrario, nel corso dell'anno associativo 2016/2017 ci siamo trovati a gestire un flusso estremamente consistente di richieste a seguito dei numerosi sbarchi provenienti dalla Libia e dalla conseguente redistribuzione di profughi su tutto il territorio nazionale. Ad oggi tra pratiche concluse ed altre tuttora in corso abbiamo assistito e stiamo seguendo 29 ragazzi, di cui 27 provenienti da tutta la fascia centrafricana (Nigeria, Niger, Senegal, Mali, Gambia), 1 dal Bangladesh e 1 dall'India.

Allo stesso tempo in questa  fase si è assistito ad un notevole irrigidimento da parte della commissione territoriale per i richiedenti asilo che ha competenza sulle provincie di Brescia, Cremona, Bergamo e Mantova. Secondo l'osservatorio permanente sui rifugiati la percentuale dei rigetti è superiore al 70% delle richieste, con un picco imbarazzante di respingimenti che è salito al 97% delle richieste nel trimestre dicembre-febbraio.

In tale contesto anche i rifugiati che si sono rivolti a noi hanno dovuto affrontare notevoli difficoltà nella gestione delle loro pratiche, tanto che è ormai diventata una prassi il respingimento della domanda da parte della commissione e l'accoglimento della stessa in sede di ricorso. Su 29 casi che abbiamo gestito solo 3 hanno avuto l'accoglimento dell'istanza in sede di commissione territoriale.

Mi rendo conto che l'aumento esponenziale di richieste di asilo nel nostro paese abbia generato la necessità di sveltire le pratiche e di snellire l'arretrato. Tuttavia reputo che sia assolutamente necessario agire sulla formazione delle forze di polizia e sui funzionari addetti alla gestione delle pratiche d'asilo che si dimostrano molto spesso del tutto inadeguati nella trattazione della specifica LGBT dei richiedenti protezione.

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