«Quando ho vissuto a Milano per l'Erasmus, a 21 anni, ho avuto prima un fidanzato, Paolo, e poi una fidanzata, Elena. La storia con lei è durata due anni ed è stata molto importante per me». Ieri sera in diretta tv, la sindaca di Barcellona Ada Colau – ospite di una trasmissione di Telecinco che lei stessa ha ammesso di non aver mai seguito – ha raccontato così, implicitamente, di essere bisessuale e ha aggiunto di aver avuto in seguito relazioni con altre donne, anche se meno importanti di questo amore dei tempi dell'università.

Ada Colau, che è la prima donna alla guida della capitale catalana, adesso ha 43 anni, ha un compagno (Adrià Alemany) e due figli, Luca nato nel 2011, e Gael nato quest'anno. Era ben noto il suo legame affettivo con l'Italia e il sostegno al movimento Lgbti. Ma nessuno mai prima d'ora aveva fatto menzione a questa ragazza che era diventata «parte della famiglia».

La sindaca, infatti, ha raccontato che la relazione è durata due anni e che i suoi genitori ne erano perfettamente al corrente: «Era la prima volta - così ha detto - che mi innamoravo di una donna. In casa mia era qualcosa di perfettamente naturale. Avevamo tanti amici gay e la possibilità di avere una storia con una persona del tuo stesso sesso era la normalità nel nostro ambiente». Alla fine la storia finì, per il passare del tempo e anche a causa della distanza. E dopo Elena ci furono anche altre donne, ma «nessuna fu così importante come quella».

Colau – la donna forte di Catalunya en Comù che fa parte della galassia di Podemos – non è il primo personaggio politico spagnolo che “esce dall'armadio”. Prima di lei ci furono esponenti del partito socialista come Pedro Zerolo, che però entrò in politica proprio in rappresentanza delle persone omosessuali, o come Francesc Lopez Guardiola – che era assessore a Badalona e fu il primo politico eletto a fare coming out – e l'attuale segretario del Partito socialista catalano, Miquel Iceta, che adesso è candidato alla presidenza della Catalogna.

Il caso della sindaca di Barcellona, però, è nuovo sia perché si tratta di una donna sia perché riguarda la bisessualità sia perché arriva da un personaggio politico che ha costruito la sua popolarità non tanto sulla rappresentanza delle minoranze ma su battaglie sociali. In particolare, la lotta contro gli sfratti, una piaga a Barcellona e in tutto la Spagna negli anni della crisi economica.

«I tuoi consiglieri non si arrabbieranno per questa rivelazione?», le ha chiesto il conduttore di Sálvame Deluxe, Jorge Javier Vázquez. «Non credo - ha risposto Ada -. Magari nemmeno lo sapevano. Viviamo in una società moderna: viva l'amore e che ognuno ami chi vuole».

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Sono passati quarant'anni da quando Pier Paolo Pasolini girava con il suo microfono per spiagge, borghi, fabbriche italiane gettando scompigli con le sue scomode domande: “Come vede lei il problema sessuale?”.

Questo era Comizi d’amore: un documentario intelligente, a tratti esilarante, che dava diritto di parola – con una delicatezza, una tenerezza, una timidezza che oggi risultano persino spiazzanti – a giovani e meno giovani di diversi strati sociali e provenienze rispetto alla questione sessuale. Una sottile crociata dissacratoria contro l'ignoranza e la paura della sessualità.

Appunti G è uno spettacolo comico, tutto al femminile che parte da un simile presupposto. Cosa sanno le donne e gli uomini del punto G? I falsi miti, le ricerche, le dicerie le strumentalizzazioni della sessualità femminile sono il tema principale di un discorso che si sviluppa per quadri, scene, interviste, foglietti illustrativi, bugiardini, affissioni pubbliche che rendono sfaccettata, proteiforme, persino quasi kafkiana la lettura dell'universo sessuale femminile – anche quando dovrebbe essere semplice.

Il confronto con i comizi d'amore di Pasolini vuole essere un piccolo pretesto per confrontarci con le nostre convinzioni di uomini e donne di oggi: aperti, informati, progressisti, anticonformisti... ma è proprio vero che quarant'anni di progresso ci abbiano resi così tanto alieni dagli italiani che eravamo? Davvero oggi sappiamo tutto? O semplicemente crediamo di sapere? O fingiamo di essere a nostro agio con tutte queste competenze? Siamo davvero più liberi? Che cosa è realmente cambiato? Uno spettacolo dissacrante e comico che vuole scandagliare anche la ricerca medico- scientifica disponibile sull'argomento e che non mancherà di citare momenti memorabili come i viaggi nella vagina di Superquark, leggende popolari di vario tenore e natura, riferimenti classici come l'Ars amandi di Ovidio ma anche articolate e varie regole prematrimoniali legate alla morale o alle religioni.

Il cast è formato da tre attrici comiche di riconosciuta fama e di diverse generazioni e da un'importante giornalista - in maniera da modulare i toni della satira con alcuni momenti di raccoglimento e riflessione sulla condizione di quello che ancora oggi chiamiamo “il sesso debole”.

di Alessandra Faiella, Livia Grossi, Rita Pelusio, Francesca Sangalli, Lucia Vasini

con Alessandra Faiella, Livia Grossi, Rita Pelusio, Lucia Vasini

progetto fotografico Laila Pozzo

organizzazione Sara Novarese

produzione Collettivo PuntoG, C.M.C / Nido di ragno

dall’8 al 19 Novembre 2017 - Prima Milanese al Teatro Verdi

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Non si arresta a Milano la vandalizzazione a connotazione omofobica del Patchouli Cafè in Corso Lodi 5. Esasperato il proprietario Alessandro Forgione, che dal 25 settembre deve fare i conti con vetrine rotte e imbrattamento non solo della facciata del locale ma anche delle fioriere antistanti.

Le scritte sono sempre le stesse: dal semplice Gay al Qua tutti gay.

A nulla è servita la denuncia presso la Questura in Via Fatebenefratelli. Individuato attraverso telecamere, il responsabile di tali atti continua infatti ad agire indisturbato. E addirittura in pieno giorno nella totale indifferenza dei passanti.

Alle 15:30 di mercoledì 1° novembre non si è limitato ad apporre la solita scritta Gay. Ma, come riportato oggi su Facebook dallo stesso Forgione, «torna indietro e si ferma innanzi al locale, si appoggia ad un furgoncino bianco parcheggiato di fronte e buca le due gomme con un punteruolo (coltello, bho, non si capisce bene!)... Probabilmente convinto che quel furgoncino fosse di nostra proprietà».

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A Milano non si placa la polemica sui progetti scolastici previsti per le classi medie dell’Istituto comprensivo Sandro Pertini in via Thomas Mann. Progetti che prevedono un ciclo d’incontri su educazione alle differenze, all'inclusione e alla cittadinanza, tenuti da volontari del Gruppo Scuola d’Arcigay e dalla consigliera comunale dem nonché scrittrice Sumaya Abdel Qader.

Dopo la levata di scudi da parte delll'assessora alla Scuola di Zona 9 Deborah Giovanati e del consigliere comunale Massimiliano Bastoni è oggi sceso in campo il deputato della Lega Stefano Borghesi, esponente della Commissione Cultura, che ha annunciato un'interrogazione parlamenate alla ministra Fedeli.

«È inaccettabile - ha dichiarato - che associazioni come Arcigay ed esponenti di un singolo partito vengano invitati a tenere intere lezioni ai ragazzi, senza alcun contraddittorio e quindi nella presunzione di essere nel giusto, su temi tanto delicati come la cittadinanza e le 'identità sessuali'. Queste non sono lezioni, ma vera e propria propaganda politica sulla pelle dei nostri giovanissimi studenti. Presenterò immediatamente un’interrogazione al ministro Fedeli affinché chiarisca queste vicende che di didattico non hanno nulla. Perché le aule scolastiche non sono luogo per fare politica».

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Le persone trans, come scriveva oggi Rosario Murdica, sono spesso vittime di emarginazione e forte esclusione da diversi contesti sociali e civili. Nel mondo del lavoro subiscono misure discriminatorie e anche in Italia, nonostante si siano realizzati alcuni passi in avanti attraverso il lavoro di associazioni in termini di inclusione, resta ancora molto lavoro da fare.

Motivo per cui domani mattina a Milano, presso la sede di AnlAids Lombardia in Via Monviso, saranno premiati persone ed enti, che si sono distinti per il loro impegno contro ogni forma di discriminazione e intolleranza transfobica in un'ottica di inclusione sociale. Occasione dell’iniziativa, voluta da Consultorio Transgenere in collaborazione con il Mit di Bologna e Ala Onlus Milano, la 25° edizione del concorso Miss Trans Italia e Miss Trans Sud America, che avrà luogo invece in serata.

In realtà la premiazione sarebbe dovuta avvenire altrove, cioè presso la Casa dei Diritti. Il cambio di location è avvenuto per il fermo diniego dei responsabili dell’istituto milanese, le cui motivazioni sono state rese note nel comunicato del Mit che di seguito pubblichiamo

Domani a Milano si terrà la venticinquesima edizione di Miss Trans Italia. La manifestazione è nata nel 1992, come reazione all'esclusione da Miss Italia di una donna trans.  Da allora, per protestare contro l'invisibilità e lo stigma sui corpi trans, un gruppo di attiviste organizza questo evento ogni anno. Un evento che non è un concorso di bellezza, bensì una serata di visibilità, per celebrare la dignità e l'orgoglio dei percorsi di vita trans. Nella stessa giornata di domani, al mattino, è prevista la premiazione di alcune personalità che si sono contraddistinte per la tutela dei diritti.

Per questa premiazione avevamo scelto la città di Milano e in particolare la Casa dei Diritti: Mit e Transgenere hanno chiesto uno spazio per la premiazione e indicato le personalità che vi avrebbero partecipato fra cui giornalisti, attivisti, psicologi, personaggi dello spettacolo. Ci aspettavamo un'accoglienza a braccia aperte, come del resto abbiamo avuto dalla città di Bologna, che un anno fa ha ospitato il Concilio Trans d'Europa a Palazzo Re Enzo.

Invece la Casa dei Diritti ci ha detto NO.

E sapete perché? Perché contraria a Miss Trans, manifestazione che "sfrutterebbe i corpi, e veicolerebbe canoni di bellezza". La motivazione denota una totale ignoranza su come i corpi trans siano oggetto di stereotipi e stigma, tanto da dover rivendicare uno spazio, anche attraverso una manifestazione ludica. Ma anche se così fosse, perché negarci la sala per un evento autonomo alla manifestazione stessa?

La Casa dei Diritti che nega i diritti è veramente un ossimoro. Noi vogliamo che questa storia non passi inosservata.

Perciò attiviamoci tutt* per manifestare la nostra indignazione.

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Si è inaugurata il 1 settembre a Milano presso la Biblioteca Sormani (fino al 16 settembre dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 19.30) la mostra Queeriodicals. Editoria periodica Lgbt dal 1870 ad oggi. L’esposizione, che presenta una selezione di cento rari periodici Lgbt internazionali dalla collezione privata di Luca Locati Luciani, è stata aperta da un convegno sull’editoria periodica, sul collezionismo e gli archivi Lgbt, che ha visto la partecipazione di Marco Albertini, Luca Locati Luciani, Giovanni Dall’Orto, Sara De Giovanni, Felix Cossolo, Giovanbattista Brambilla, Franco Grillini. La registrazione audio video del convegno è stata curata da Radio Radicale ed è disponibile a questo link.

La mostra, che ha il merito di essere la prima esposizione di documenti storici Lgbt all’interno di un’istituzione culturale pubblica milanese, propone, attraverso un’accurata selezione dei materiali in mostra, una panoramica dell’editoria periodica che ha contribuito a creare una comunità, rafforzandone l’identità e promuovendone visibilità e consapevolezza. La preziosa collezione di Locati Luciani si presenta dunque come un omaggio a tutte quelle persone, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, veri e propri pionieri che hanno sfidato le convenzioni sociali e le leggi repressive del tempo trovando il coraggio di esprimersi ed assumere una voce pubblica riflettendo sulla loro condizione attraverso queste pubblicazioni.

Le splendide immagini delle copertine ci accompagnano in un percorso visivo attraverso costumi sessuali, desideri, immaginari erotici ed ideali estetici di una comunità. Dalle serissime riviste scientifiche pre-omofile ottocentesche ai periodici tedeschi e francesi degli anni ‘20 con le prime immagini di nudo maschile, fino ad arrivare alle riviste americane degli anni ’50 del Novecento che, con il pretesto di offrire modelli per gli artisti, pubblicavano immagini di muscolosi uomini seminudi. In mostra anche, le bellissime riviste prodotte dalla comunità lesbica internazionale e quelle frutto del grande attivismo politico post Stonewall, comprese le pubblicazioni che hanno fatto la storia dell’editoria periodica Lgbt italiana, dal primo numero di Fuori!, organo di informazione del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano del 1977, a Lambda, Homo e La Pagina Frocia di Lotta continua, fino alle più recenti Babilonia, Towanda e Pride, l’unica rivista Lgbt ancora pubblicata in Italia.

Per conoscere meglio la genesi del progetto espositivo, abbiamo incontrato alla Biblioteca Sormani una guida di eccezione, il collezionista Luca Locati Luciani.

Innanzitutto: come hai iniziato a collezionare materiali Lgbt?

In pratica è da quando ero soltanto un bambino che ho un po' il tarlo del collezionismo. Ho iniziato con monete straniere, che mi portava mio padre al ritorno da suoi viaggi in giro per il mondo, per poi passare a minerali e pietre, francobolli, e infine vecchi libri. All'inizio però il mio interesse era soprattutto rivolto ai libri con illustrazioni macabro-orrorifiche, campo vastissimo che può comprendere testi di demonologia del XVII° secolo o volumi illustrati da artisti della corrente simbolista di fine Ottocento inizi del Novecento. Tutti testi che, ahimè, hanno quotazioni sul mercato antiquario piuttosto alte; mi ritrovavo quindi a fare vere e proprie follie pur di avere un libro agognato, arrivando persino a pagarlo a rate. Decisi così di dare uno stop a questa passione un po' troppo al di sopra dei miei mezzi, e scoprii con piacere che nei mercatini dell'usato si potevano trovare vecchi testi di saggistica e narrativa Lgbt a cifre abbordabili. Questo circa vent'anni fa: di acqua, o meglio di carta sotto i ponti ne è passata tanta, e ora mi ritrovo la casa invasa da libri, riviste, volantini che testimoniano il lungo percorso che gay, lesbiche, bisessuali e transgender  hanno fatto e continuano a fare per ottenere diritti negati e per abbattere stereotipi e pregiudizi nei loro confronti.

Quali materiali prediligi raccogliere e quale il pezzo acquistato che ti ha emozionato di più?

Forse non posso definirmi un bibliofilo in senso stretto, perché sono molto interessato all'iconografia, e quindi non colleziono solo libri, ma qualsiasi tipo di materiale che possa contenere almeno un'illustrazione o un'immagine fotografica: ad esempio ho centinaia di scatolette di fiammiferi provenienti da vecchi locali gay, tutte abbellite con un disegno o con il logo del locale. Un'altra mia passione è la pornografia gay d'antan: ho vari libri antichi con illustrazioni pornografiche, ma anche cartoline osé, e disegni amatoriali, che rappresentano un prezioso documento di come l'iconografia omoerotica riuscisse a circolare in epoche in cui ancora si pensava che l'omosessualità fosse una degenerazione da punire in maniera esemplare. Ogni pezzo che ho trovato mi ha emozionato e continua a farlo, ma ce n'è uno a cui sono particolarmente legato: è un album fotografico di provenienza statunitense, databile intorno alla fine degli anni Venti del secolo scorso. Dentro ci sono decine di foto di un ragazzo in abiti femminili, che gioca con l'obiettivo posando in modo inequivocabilmente camp. Insieme a questi scatti, ce ne sono altri dello stesso giovane assieme ad altri uomini; con alcuni di questi è abbracciato teneramente, con altri invece si bacia appassionatamente, e sotto ad alcune foto sono scritte dolci parole d'amore. Ogni foto trasuda voglia di vivere, e mi fa impressione pensare che all'epoca magari questa stessa persona abbia affidato a un album un vissuto, delle emozioni che nella vita quotidiana forse teneva nascosti. Ecco, mi emozionano di più oggetti quotidiani come questo di qualsiasi altra cosa, persino di grandi classici della letteratura Lgbt.

Quale o quali pezzi in mostra ritieni più importanti e significativi?

Ce ne sono molti, ma due in particolare credo siano di un certo interesse. Il primo è un volume pubblicato nel 1896 con tutti i numeri dell'Archivio delle psicopatie sessuali, periodico fondato nello stesso anno dal napoletano Pasquale Penta, con lo scopo di rimuovere pregiudizi su quelle che all'epoca erano ancora considerate, appunto, psicopatie sessuali, omosessualità compresa. Letto oggi forse potrebbe fare un po' storcere il naso, ma all'epoca fu una rivista piuttosto unica nel suo genere.

Il secondo pezzo invece è la rivista francese Inversions, il secondo periodico pre-omofilo mai uscito in Francia, fondato a Parigi da Gustave-Léon Beyria, Gaston-Ernest Lestrade e Adolphe Zahnd. Il primo numero uscì il 15 novembre 1924, mentre a partire dall'aprile del 1925 il nome fu cambiato in L'Amitié. In realtà la scelta di cambiare il nome derivava dal tentativo di salvare il periodico da un'inchiesta per "oltraggio al pudore" in cui era coinvolto. Purtroppo uscì solo un numero con questo nome; il 20 marzo 1926 Beyria e Lestrade furono condannati, per "oltraggio al pudore" e "propaganda di metodi anticoncezionali", a una pena di tre mesi di prigione ciascuno. La cosa curiosa di questa rivista, però, è anche che i tre fondatori non erano appartenenti ad alcun milieu intellettuale parigino, e svolgevano lavori piuttosto comuni, rendendo questa esperienza editoriale assolutamente particolare e coraggiosa.

Che rapporto hai con altri collezionisti o archivi Lgbt?

Sono in contatto con vari collezionisti ed archivi, in Italia e nel resto del mondo. È un modo per accrescere la conoscenza reciproca in questo settore di ricerca e collezionismo, attraverso scambi di informazioni su libri in uscita, mostre, scoperte bibliografiche. Colgo l'occasione per dire che sto creando presso il Centro di Documentazione Cassero Lgbt Center un fondo dedicato ad un amico ed attivista scomparso a gennaio, Alessandro Rizzo Lari. È una cosa che ho deciso di fare per tenere viva la memoria di una persona a me cara, e che mi coinvolge emotivamente.

Cosa pensi si possa fare per valorizzare la storia Lgbt italiana e per fare in modo che iniziative come Queeriodicals siano di più nel nostro paese?

Credo occorra una rete di contatti più stretta tra i vari collezionisti e archivi Lgbt, per fare in modo che si possano creare collaborazioni per futuri eventi e, magari, cataloghi online condivisi, così da poter facilitare il lavoro di ricerca di saggisti e studenti. Per quanto riguarda invece il poter ripetere eventi come Queeriodicals, credo che una certa capacità di portare a termine progetti senza perdersi nel percorso sia necessaria, ma va detto che non sono eventi a costo zero, e qualora non ci fosse possibilità di autofinanziarsi, una richiesta di finanziamenti esterni è necessaria. Ad esempio fare una mostra con catalogo ha un certo costo, ma potrebbe essere un modo per storicizzare ulteriormente l'evento, e rendere fruibile il materiale esposto anche a mostra finita: io ho avuto poco tempo per organizzarmi e riuscire a trovare fondi per fare un catalogo della mia mostra, e un po' mi dispiace. Spero in futuro ce ne siano altre, organizzate da chicchessia, fatte in modo ancora più completo.

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Nel 2020 Milano potrebbe ospitare la 37° convention mondiale sul turismo arcobaleno organizzata dall’International Gay and Lesbian Travel Association (Iglta). A presentare la candidatura del capoluogo lombardo, che ha usufruito del sostegno del Consolato Usa, l’Agenzia nazionale del Turismo (Enit). Se la scelta sarà confermata – cosa da decidersi in novembre –, Milano accoglierà tra tre anni centinaia di imprese turistiche e istituzioni pubbliche internazionali provenienti da oltre 80 Paesi. Le convention annuali promosse dall’Igtla – che conta ad oggi oltre 3mila associati ed è l’unica a rappresentare il turismo Lgbti all’interno della World Tourism Organization (Unwto) – sono infatti organizzate in uno dei Paesi membri come momento sia di networking per le realtà turistiche sia di incontro tra compratori e fornitori.

All’entusiasmo di Palazzo Marino per tale candidatura ha reagito Riccardo De Corato, ex vicesindaco, dichiarando: «Il Comune l’annuncia con grande orgoglio, come fosse l'evento del decennio. L'evento del decennio è stato Expo, portato a Milano dal sindaco Moratti e dalla sua giunta, mentre questa fiera è solo l'ennesima occasione per coccolare il mondo Lgbt. Dopo la Casa dei Diritti e il rifugio per ragazzi gay arriva la fiera del turismo. Ormai gli omosessuali sono in cima alle priorità di Sala e Majorino tra matrimoni, figli, feste e case dedicate. Magari il Comune destinasse altrettanta attenzione alla famiglia».

Ed è dalle “coccole al mondo Lgbt” che ha preso spunto il sindaco Giuseppe Sala per replicare all’attuale capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale in Regione Lombardia. «Io coccolo Milano – ha dichiarato ieri il primo cittadino a margine di una conferenza stampa – e un evento del genere può portare qui 30 mila persone. Qualcuno sta seduto e commenta, qualcun altro lavora. Io voglio sempre stare dalla parte di quelli che lavorano».

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