Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità della figlia è il coinvolgente racconto che Mariella Fanfarillo fa del percorso di transizione della sua Esther, sottopostasi nel mese d'agosto in Thailandia all'intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Quello della 18enne è un caso di cui si sono ampiamente interessati, lo scorso anno, i media perché il 25 luglio 2017 il Tribunale di Frosinone aveva concesso all’allora Lorenzo, benché in età minorile, la rettifica dei dati anagrafrici senza previo intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Il libro, che uscirà a giorni per i tipi catanesi Villaggio Maori, «non ha la pretesa di porsi - così osserva l'autrice come un "manuale del bravo genitore di un figlio disforico", ma come un messaggio di positività per tutt* coloro che si sentano spaventat* e spaesat* di fronte a una realtà della quale si parla poco e, spesso, in maniera scorretta. [...] Non si diventa maschi o femmine, lo si è e i nostr* figl* crescono seren* finché non si scontrano con una realtà che li fa sentire divers* dal momento che il loro sesso biologico non corrisponde al genere al quale sentono di appartenere».

Un diario, appunto, nel quale Mariella ripercorre i momenti salienti del percorso di transizione della figlia. Percorso che, però, sente anche proprio perché lei stessa si è messa in discussione, ha elaborato dolori e condiviso gioie per le piccole e grandi conquiste di sua figlia, diventandone la migliore alleata.

Ci racconta Mariella: «Nel momento in cui ho capito che mio figlio è mia figlia e mia figlia è mio figlio, mi sono resa conto che dovevo dire addio soltanto a un nome che avevo scelto e pronunciato per sedici anni con amore. Dentro di me c'è spazio per entrambi, senza sensi di colpa»

Un libro, il suo, che parla di amore ma che, allo stesso tempo, è un atto di accusa verso la politica, le istituzioni e una società indifferenti nei confronti di una realtà spesso stigmatizzata e oscurata.

Ed è proprio d’un volto noto del mondo parlamentare quale Monica Cirinnà la prefazione di Senza rosa né celeste, la cui postfazione è stata invece redatta dall’avvocato Tito Flagella.

La senatrice non può far a meno di muovere un fermo j’accuse contro una «legge vecchia, anzi obsoleta, con i suoi protocolli ormai datati, contro i quali si deve combattere per poter affermare in piena libertà le proprie scelte di vita. Quelle leggi e quei protocolli devono essere cambiati, perché devono rispondere ai bisogni nuovi di una società in continua evoluzione.

Infine le Corti, i giudici, il terzo potere sancito in Costituzione, quello al quale il cittadino si rivolge quando la politica non dà risposte; forse lento, forse cauto per certi versi, ma sempre attento all’evoluzione della società, ai cambiamenti presenti in quella comunità di individui che costituiscono lo Stato. È questa attenzione al nuovo, al cambiamento, che ha permesso alla giurisprudenza, con le sue sentenze, di supplire alla latitanza della politica, e al suo peggior vizio: decidere di non decidere.

Uniti nella diversità, questo è il motto dell’Unione Europea, questo è quello spirito guida che ci permette la convivenza, il rispetto, la lotta alle diseguaglianze, che deve spingere il legislatore all’altruismo per il bene comune della collettività: nessuno deve rimanere emarginato o discriminato, a meno che non si voglia sancire il fallimento della politica. La Repubblica non può discriminare i propri cittadini.

Il coraggio di una madre verso il proprio figlio vi farà versare lacrime "dolci" e comprendere i limiti del rispetto e dell’Amore».

Il conquidente racconto autobiografico di Mariella Fanfarillo sarà presentato la prima volta il 26 ottobre presso la Biblioteca Comunale Luigi Ceci d’Alatri (Fr) nell’ambito del convegno Diversi Diritti che, moderato dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, vedrà intervenire la senatrice Monica Cirinnà, l’avvocato Tito Flagella, la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, il prof. Paolo Valerio, ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli.

convegno

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Dopo l’incontro di ieri a Montecitorio tra le associazioni Lgbti e le deputate LeU Muroni e Boldrini, nel pomeriggio di oggi la senatrice Monica Cirinnà e il deputato Ivan Scalfarotto hanno annunciato la nascita dell’integruppo parlamentare Diritti e Libertà. Un'ulteriore risposta all'appello lanciato, settimane fa, da alcune associazioni dopo la costituzione dell'intergruppo parlamentare Vita, famiglia e libertà per iniziativa del senatore leghista Simone Pillon.

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Come si legge nel relativo tweet, l'ex sottosegretario allo Sviluppo Economico afferma: «Insieme con Monica Cirinnà abbiamo dato vita all’intergruppo parlamentare bicamerale Diritti e Libertà. Stiamo raccogliendo le adesioni tra i colleghi senatori e deputati, la riunione costitutiva nelle prossime settimane»

Poco dopo anche la madrina della legge sulle unioni civili ne ha dato notizia via Twitter.

In una lettera inviata a tutti i parlamentari e le parlamentari ne vengono così spiegate le finalità: «Il nostro obiettivo è creare un luogo in cui sia possibile scambiare idee, confrontarci in modo costruttivo su tali temi, poterci avvalere di esperti e specialisti in materia, organizzare occasioni di incontri e seminari.

Siamo infatti convinti che l’elaborazione di una azione politica coerente e trasversale in materia di diritti e libertà costituisca uno snodo essenziale nell’articolazione di un’immagine di Paese inclusiva, equa, giusta e solidale, quanto più possibile condivisa dalle forze politiche, nel rispetto degli imperativi costituzionali ed in particolare dei principi consacrati dagli articoli 2 e 3 della Carta».

Nella missiva Cirinnà e Scalfarotto ricordano poi come la precedente legislatura sia stata «segnata dalla conquista delle unioni civili che hanno permesso così di riconoscere migliaia di coppie e di avviare il riconoscimento, in sede amministrativa e giudiziaria, delle famiglie omogenitoriali, facendo fare al Paese un passo in avanti significativo sul piano legislativo ma soprattutto sul piano sociale e culturale.

Al contrario, un silenzio assordante avvolge ancora il tema della lotta all’omotransfobia, e si registra l’assenza di una strategia efficace che unisca ad iniziative di carattere formativo e culturale l’introduzione di adeguati strumenti giuridici di garanzia in chiave antidiscriminatoria e di repressione degli episodi di violenza fisica o verbale, purtroppo sempre più all’ordine del giorno».

Ma non solo i diritti delle persone Lgbti saranno al centro del neo-intergruppo perché, come ricordano i due proponenti, «si rende necessario vigilare e riflettere – insieme – sulle pari opportunità e sulla condizione femminile nel nostro paese: tema in relazione al quale si avverte con forza l’intreccio tra diritti civili, diritti politici e diritti sociali. Di fronte agli attacchi sempre più incisivi alla libertà di scelta della donna – pensiamo soprattutto, ma non soltanto, all’effettività della legge n. 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza e, più in generale, all’area della riforma del diritto di famiglia – s’impone una reazione chiara, decisa, rispettosa dell’equilibrio tra i valori e i principi costituzionali in gioco.

Ma pensiamo anche all’inclusione e all’integrazione degli stranieri migranti – ivi compresa la ripresa di un dibattito serio e rigoroso sulla riforma della legge sulla cittadinanza, perno della costruzione dell’Italia del futuro – alla tutela della dignità delle persone detenute, al riconoscimento di scelte fondamentali relative all’inizio e alla fine della vita: temi che purtroppo ancora non trovano piena cittadinanza nel dibattito parlamentare, ma che sono elemento fondamentale di crescita culturale, sociale e politica per il nostro Paese.

Libertà e diritti civili non stanno evidentemente in piedi da soli: in una riflessione e azione politica condivisa in queste materie è necessario mantenere sempre viva la coscienza delle molteplici intersezioni tra diritti civili e diritti sociali. Lo chiede la Costituzione, che lega strettamente diritti e doveri fondamentali, libertà ed eguaglianza, dignità e solidarietà».

Ecco perché Cirinnà e Scalfarotto, nell'auspicare una massiccia partecipazione, concludono: «Le vite di donne e uomini non sono opinioni, e non possono essere piegate a strumentalizzazioni ideologiche: la Costituzione italiana contiene un ben preciso progetto di liberazione e promozione della persona umana, in spirito di libertà e solidarietà».

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È partita alle 15:00 da piazza Carlo Ederle a Grezzana (Vr) la passeggiata Mano nella mano contro l’omofobia.

Organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, il corteo, che ha visto la partecipazione di 300 persone, si è snodato fino alla frazione di Stallavena, dove è ubicata l’abitazione di Angelo Amato e Andrea Gardoni.

Un attestato di solidale affettuosità alla coppia che, assalita l’11 agosto da un branco di 20enni nella centralissima piazza Bra a Verona, è stata successivamente vittima di lettere minatorie e aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla casa di Stallavena.

Riedizione di quella già tenutasi nella città scaligera il 18 agosto, la manifestazione è stata presentata in conferenza stampa, il 25 settembre, alla presenza della senatrice Monica Cirinnà, giunta appositamente a Verona per esprimere la propria vicinanza ad Angelo e Andrea.

A fare oggi corona alla coppia, nel tragitto da Grezzana a Stallavena, il deputato Alessandro Zan (Pd), la consigliera comunale veronese Elisa La Paglia (Pd), Gianni Zardini (Circolo Pink), Flavio Romani (presidente di Arcigay Nazionale), Gabriele Piazzoni (segretario d’Arcigay nazionale), l'attivista trans Laurella Arietti.

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Alla presenza della senatrice Monica Cirinnà e del presidente di Arcigay nazionale Flavio Romani sarà presentata oggi pomeriggio a Verona, in conferenza stampa, la manifestazione Mano nella mano contro l’omofobia che, organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, avrà luogo il 29 settembre fra Grezzana e Stallavena. Riedizione di quella che si è già tenuta nella città scaligera il 18 agosto, la passeggiata vuol essere un attestato di solidarietà ad Angelo Amato e Andrea Gardoni.

La coppia, che era già stata oggetto di insulti e spintoni in piazza Bra l’11 agosto, ha subito una drammatica aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla propria abitazione in Stallavena. A seguito di tali atti il consigliere scaligero Alessandro Gennari (M5s) aveva presentato una Mozione di solidarietà e contro il razzismo e l'omofobia.

Ma nell’assemblea consiliare del 20 settembre tale mozione è stata ricusata da alcuni componenti della maggioranza (i consiglieri Comencini, Bacciga, Bocchi, Rossi). Il provvedimento, che in buona sostanza sottolineava l’obbligo istituzionale di condannare fermamente i recenti episodi di violenza verificatisi a Verona a danno dellla coppia, era finalizzato a esprimere alla stessa solidarietà da parte del Consiglio comunale e a stigmatizzare «qualsiasi tipo di violenza, specie se perpetrata per motivi ideologici».

A Palazzo Barbieri si è deciso infine di non sottoporre a votazione la mozione sulla spinta del consigliere leghista Vito Comencini, perché «apparentemente è andata come dichiarato dalle cronache, ma bisogna aspettare la fine delle indagini».

A pochi giorni di distanza dall’accaduto abbiamo contattato Angelo e Andrea per avere una loro valutazione al riguardo.

«Stiamo davvero molto male – hanno dichiarato ai nostri microfoni – dopo questa assurda bocciatura della mozione, con cui il Comune di Verone avrebbe potuto esprimere solidarietà nei nostri confronti. Solidarietà che non è arrivata perché siamo due persone gay. Se fossimo stati eterosessuali tutto ciò non sarebbe accaduto. Stiamo male e siamo arrabbiati perché anche il sindaco di Stallavena ci ha ignorato.

La nostra vita è semplicemente distrutta e non abbiamo alcuna protezione, se non una volante della polizia che, saltuariamente, passa nei pressi della nostra abitazione. La vita è totalmente cambiata da quell'11 agosto in piazza Bra, quando abbiamo subito la prima aggressione, e i vigili urbani non sono intervenuti e ci hanno mandato via.

Anche solo per questo, il Comune di Verona avrebbe dovuto manifestarci la sua solidarietà, per la condotta dei suoi vigili urbani, perché noi siamo persone e siamo cittadini di Verona. Ci vergogniamo del comportamento del Consiglio Comunale di Verona e siamo disgustati dal sindaco, da cui attendiamo ancora una telefonata di solidarietà».

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Una fila ininterrotta di persone ha fatto ieri visita alla camera ardente di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, deceduto la sera del 4 settembre dopo dolorosa malattia.

Accolto sulle note di Dancing Queen, il feretro dell’artista è stato collocato tra fiori, foto e abiti da spettacolo (i suoi abiti da spettacolo) nella sala centrale del Circolo di Cultura omosessuale Mari Mieli, di cui era stato socio dalla fine degli anni ’80.

Sulla bara, avvolta in una bandiera arcobaleno, una grande corona di rose bianche con un nastro verde recante la proverbiale frase de La Karl: Datte na' carmata.

Tra le tante persone accorse a salutare la storica figura del movimento Lgbti romano anche Vladimir Luxuria, che ha dichiarato: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa nel quartiere dove vivevano, il Pigneto. Al Circolo lo portai io e fui sempre io a chiedergli di salire sul palco e di travestirsi.

Andrea fa parte della mia vita e il suo più grande successo è stato il suo altruismo: si è sempre preoccupato degli altri e riusciva sempre a distendere con le sue battute. Non verrà mai dimenticato».

Per Sebastiano Secci, presidente del Mieli, «se ne va una delle nostre colonne. Se ne va un punto di riferimento per tutta la comunità. Ci ha insegnato che anche con l'ironia si può fare attivismo».

Alle 15:00 si è tenuto il rito laico di commiato, caratterizzato dalle commosse testimonianze di chi è stato accanto e ha amato «un'artista e un'icona Lgbt di forte impegno, di squisita umanità, rara sagacia. Il suo ricordo – così il direttore di Gaynews Franco Grillini in un messaggio di cordoglio al Mieli – sarà soprattutto legato alle serate di Muccassassina, di cui fu ideatore e anima, e al Roma Pride, di cui negli anni era divenuto simbolo e immagine».

Un battimano lunghissimo ha poi accompagnato l’uscita del feretro dalla sede del Mieli mentre risuonavano le parole di Why? di Annie Lennox.

Andrea/La Karl è stato infine ricordato ieri sera sul palco del Padova Pride Village, dove la senatrice Monica Cirinnà, al termine della presentazione del suo libro L’Italia che non c’era, ha invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria di chi ha segnato e contribuito a fare la storia del movimento Lgbti italiano.

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Un’unione civile quanto mai significativa quella celebrata a Roma, ieri pomeriggio, nella Sala Rossa del Palazzo dei Conservatori. A dire il loro sì Sergio Strozzi, diplomatico in servizio presso la Farnesina, e il padovano Simone Mazzetto, project manager presso Pianca e Fendi Casa.

A condividere tale gioia insieme con familiari e amici, giunti da più parti d’Italia e dall’estero, la loro figlia Caterina, visibilmente emozionata.

La celebrazione è stata presieduta dalla senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, che nel partecipato discorso introduttivo ha ricordato l’importanza della normativa quale tappa miliare verso il raggiungimento della parità dei diritti e fonte di gioiosa serenità per tante coppie di persone dello stesso sesso.

Dopo la celebrazione si è tenuto un ricevimento nella raffinata cornice della Terrazza Caffarelli. Viva commozione ha suscitato negli astanti tanto l'excursus storico della lunga storia d'amore di Sergio e Simone - che hanno voluto loro stessi ripercorrere con una lettura alternata dei punti più salienti - quanto il discorso augurale di Caterina.

Tra i convitati, testimoni di tali momenti, il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente di Globe-Mae (Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), l'ex ambasciatore in Nuova Zelanda Carmelo Barbarello col prorio coniuge Javier Barca, l'avvocata Susanna Lollini di Rete Lenford, lo scrittore Tommaso Giartosio e il consorte Gianfranco Goretti di Famiglie Arcobaleno.

Quella di Sergio e Simone è stata la seconda unione civile - dopo quella costituitasi tra Daniele Cicoria e Ciro Varco -, cui ha ieri assistito a Roma la senatrice Cirinnà nelle vesti di ufficiale dello stato civile.

Lei stessa ne dava in serata notizia con un post su Facebook: «Oggi il mio primo giorno di lavoro a Roma non poteva essere migliore: ho celebrato due #unionicivili . Quattro nuovi mariti e due nuove famiglie! Amici e parenti felici, tanta gioia e nessuna discrimina».

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Si avvia a conclusione l’XI° edizione del Padova Pride Village che, anche quest’anno, ha accolto negli spazi del polo fieristico oltre 120.000 persone. Un luogo di cultura e divertimento ma anche di discussione e approfondimento politico sui diritti delle persone Lgbti.

Fissata al 15 settembre, la chiusura sarà preceduta da due appuntamenti di particolare significato. Domani sera sul palco centrale del Padova Pride Village Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, dibatterà col giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli su la situazione italiana delle persone Lgbti e le strategie da adottare nella lotta alla discriminazione e a promozione di una società inclusiva.

Il 6 settembre, invece, spetterà alla senatrice Monica Cirinnà concludere i giovedì culturali del Padova Pride Village che, curati dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, hanno visto succedersi – per citarne alcuni – nomi dal calibro di Federica Angeli, Franco Vanni, Franco Buffoni, Giuseppina La Delfa, Porpora MarcascianoLa madrina della legge sulle unioni civili dibatterà sull’argomento alla luce del suo libro L’Italia che non c’era

A fare gli onori di casa, in entrambi i casi, sarà Alessandro Zan, deputato dem e fondatore della manifestazione, che ha dichiarato a Gaynews«Con la presenza del sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora il Padova Pride Village si conferma uno spazio capace di tenere sempre acceso e vivo il dibattito e le iniziative sui diritti civili a livello nazionale.

Da fondatore della manifestazione, sono felice che il sottosegretario abbia accettato la nostra proposta, dimostrando così che nel governo ci sono sensibilità diametralmente opposte sul tema dei diritti: a lui vanno i miei ringraziamenti. Da deputato del Pd, spero che l’incontro di domani possa essere utile per tenere alta l’attenzione sui diritti Lgbt all’interno del governo, che fino ad ora si è dimostrato sordo a queste tematiche».

Tematiche che hanno visto, nella scorsa legislatura,  Alessandro Zan in piena sintonia con la senatrice Cirinnà.

«Siamo felicissimi e onorati - così il deputato padovano - di ospitare nell’ultimo giovedì del Village 2018 Monica Cirinnà: un’amica prima che una collega parlamentare.

Insieme abbiamo condiviso il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Una battaglia durata anni contro le parti più reazionarie del Paese e del Parlamento. Quelle parti che oggi dal Governo rialzano la testa e vogliono comprimere diritti che non lasceremo mai scalfire: dal palco del Village saremo ancora insieme per ribadire che la nostra lotta continua e che non arretreremo di un centimetro».

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È partito verso le 16:30 da Piazza Falcone e Borsellino il Pompei Pride. Una marea arcobaleno che, preceduta dallo striscione del Coordinamento organizzativo, si è ingrossata a mano a mano tra suoni, balli e slogan contro ogni forma di discriminazione e le politiche che le alimentano

Ma una marea pervasa anche da una forte dimensione affettiva come quella espressa da un cartonato raffigurante il responsabile nazionale per la Cultura d'Arcigay, da giorni degente in ospedale, con la scritta Claudio Finelli c'è.

Uno striscione, inoltre, realizzato da Gennaro Falanga, ha voluto rendere memoria a tutte le persone omosessuali vessate e mandate a morte, nei secoli addietro, dalla chiesa cattolica. Striscione che, come reso noto oggi dall'attivista stesso, sarebbe dovuto essere rimosso per ordini impartiti "dall'alto" alla Digos ma che per la tenacia degli organizzatori è stato portato fino al termine della parata.

10.000 le persone che hanno partecipato alla marcia regionale campana dell’orgoglio Lgbti. 30.000, secondo gli organizzatori, che hanno parlato di «successo senza precedenti e fuori da ogni aspettativa».

«Esiste e si fa sentire – ha commentato Antonello Sannino, presidente d’Arcigay Napoli – il pezzo importante del Paese che dice no ai censimenti per i rom. Che dice sì all'accoglienza per le persone che scappano dalla guerra dalla fame e dalla povertà e che dice sì al uguaglianza: un corteo colorato e giovane contro l'omotransfobia, contro l’odio e l’intolleranza».

Ma non sono tanto i numeri (comunque considerevoli) ad aver contato nel Pompei Pride quanto la sua forte caratura politica.

Alle bandiere delle associazioni Lgbti (da Arcigay a Famiglie Arcobaleno, da Agedo a Rete Lenford, da Apple Pie di Avellino al Wand di Benevento, da Alfi all’associazione di omosessuali credenti Ponti sospesi), dei sindacati (Uil e Cgil), di Amnesty International, di Libera di Don Ciotti erano infatti mescolate quelle del Pd, del M5s, di Potere al popolo.

E a marciare con le tante persone presenti le senatrici pentastellate Paola Nugnes e Virginia La Mura, i deputati Gennaro Migliore (Pd) e Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tanti sindaci dell’area vesuviana. Tra cui Giorgio Zinno, primo cittadino di San Giorgio a Cremano, che nella mattinata aveva ricevuto una lettera d’insulti omofobi e minacce di morte con tanto di proiettile.

Significativa e mai scontata la partecipazione della senatrice dem Monica Cirinnà, che ha inizialmente sfilato dietro l’oramai noto striscione antisalviniano, rimosso dalla Digos in occasione del Siracusa Pride. Apprezzatissimo il suo intervento a chiusura del Pompei Pride, nel corso del quale ha affermato: «I parlamentari, tutti devono rispettare la Costituzione e chi dice che Non esistiamo dovrà farsene una ragione».

Ma a dare alla marcia campana dell'orgoglio Lgbti una forte dimensione istituzionale è stato soprattutto Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità. Presenza, la sua, che annunciata in anteprima assoluta da Gaynews, è stata accompagnata sin dalla mattina d’ieri dalle reazioni di parlamentari e politici di destra come Malan, Meloni, Scilipoti, Giovanardi.

Ma a mostrare vivo disappunto è stato soprattutto il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana che su Facebook ha scritto «Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Una smentita dunque della presunta disponibilità dello stesso ministro leghista al dialogo sulle tematiche Lgti così come affermato da Spadafora nel corso del Pompei Pride. In ogni caso il sottosegretario ha chiaramente ribadito che «questo Governo non arretrerà sui diritti delle persone che sono qui oggi al Pride: c'è un grosso lavoro culturale e credo che qualcosa in più, una volta superate le priorità del Governo, potremmo fare». Ha infine annunciato l’imminente convocazione di un tavolo con le associazioni Lgbti.

Numerosi gli interventi che si sono succeduti alla fine della parata davanti all’ingresso dell’area scavi, tra cui quelli del coordinatore Eddy Palescandolo, del presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani, della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa e della responsabile delle Poltiche Trans per Arcigay Napoli Daniela Falanga.

È stato anche letto il messaggio augurale della vicepresidente della Camera Mara Carfagna che ha, fra l’altro, ricordato come sia irrinuciabile “il contrasto alla violenza omofoba”.

Saluto Pride

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Francesco e Salvatore si sono uniti civilmente in mattinata presso il Palazzo comunale di Giugliano (Na). Una celebrazione vissuta tra la gioia e l'emozione di familiari e amici alla vigilia del Pompei Pride. Ma qualcuno, nella notte, ha pensato bene d'imbrattare un muro in Piazza Municipio con svastica e scritta omofoba Auguri, ricchioni.

A denunciare l'accaduto su Facebook Antonello Sannino, presidente d'Arcigay Napoli.

«Ancora un episodio di intolleranza e di omofobia - si legge sul post -. Ancora una volta contro le unioni civili. A Giugliano sconosciuti vigliacchi imbrattano i muri di scritte naziste e intolleranti contro Francesco e Salvatore.  

Stiamo festeggiando ora la loro unione civile appena celebrata. Ai due cari amici la mia totale solidarietà e gli auguri più sentiti per la loro bellissima storia d'amore. Domani a Pompei saremo insieme a loro e insieme a Monica Cirinnà per dire che l'amore vince #LoveWins».

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Come appreso da fonti interne, Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, parteciperà il 30 giugno al Pompei Pride. Accogliendo l'invito rivoltogli dagli organizzatori e in considerazione del suo ufficio, Spadafora andrà formalmente in rappresentanza del Governo.

È stato lo stesso sottosegretario a darne poi pubblica conferma con un post su Facebook, pubblicato nella serata del 29 giugno.

Al Pompei Pride prenderanno parte anche le senatrici M5s Virginia La Mura e Paola Nugnes nonché la deputata pentastellata Gilda Sportiello. Sarà inoltre presente la senatrice dem Monica Cirinnà, come annunciato ufficialmente oggi sulla sua pagina Fb.

E, intanto, l'Ufficio Comunicazioni sociali della prelatura territoriale di Pompei, retta dall'arcivescovo Tommaso Caputo, ha diffuso un comunicato in cui si afferma: «In sintonia con la propria storia di solidarietà ed accoglienza e secondo l'insegnamento del Papa, la Chiesa di Pompei, in riferimento alla manifestazione in programma il 30 giugno, conferma l'impegno per il rispetto di ogni persona e di quanti si trovano in situazioni di discriminazione

Nella circostanza, si richiamano le parole di Papa Francesco nella recente Esortazione apostolica Amoris LaetitiaOgni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione, particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Il Papa desidera che coloro che manifestano l'orientamento omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita (n. 250)».

Inevitabile, d'altra parte, il richiamo al n. 251 dello stesso documento e alle recenti dichiarazioni bergogliane: «Come Papa Francesco chiarisce, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia (n. 251). La famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola (16 giugno 2018)».

Poi la richiesta: «Se un auspicio può essere espresso, esso non può che riguardare il rispetto delle convinzioni dei credenti, anche attraverso modalità e gesti che caratterizzano le manifestazioni a Pompei, città di fede e cultura».

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Le parole di rispetto per le persone che parteciperanno al Pompei Pride sono state accolte con soddisfazione da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha però fatto notare come sul diritto di famiglia non sia certamente la Chiesa ad avere competenze per poi aggiungere: «Peccato che, nonostante le nostre reiterate richieste d'un incontro, il prelato non ci abbia mai neppure risposto».

 

 

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