«Siamo oltre cento. Le voci girano, ne parlano tutti, insomma se ne parla spesso». E poi ancora: «Mi fa schifo. Sei ridicola. Te la vai a cercare. Al posto tuo mi vergognerei». E infine: «Le persone sono autorizzate a prendervi in giro. La gente non viene a dirvelo per questione di pudore ed io mi sento nel giusto se sparlo di voi».

Queste le parole che sono piovute addosso, domenica scorsa, alla 21enne Luana Strada e alla 27enne Giulia Bellomia, fidanzate ed entrambe dimoranti a Padova presso la residenza universitaria Copernico. A pronunciarle una ragazza, che si è fatta portavoce di oltre centro ragazze, anche loro ospiti della struttura, sdegnate dallo loro storia d’amore

Lo shock per Giulia e Luana è enorme. Ed è Luana a raccontare, tra l’amarezza e la rabbia, l’accaduto su Facebook. 

«Al momento – scrive alla fine del lungo post pubblicato il 17 aprile – non so neanche più per cosa valga la pena vergognarsi, non so più cosa sia la vergogna. Ma non riesco a capire come ci si possa vergognare di mostrarsi senza filtri alla persona amata, come ci si possa vergognare se ogni tanto si scelga di scivolare in un mondo puro, vero, privo di filtri, pieno di bellezza.

Non riesco a capire, fatto sta che il mio corpo si sente sbagliato, in qualsiasi movimento, ed io la mia ragazza proprio non riesco ad accarezzarla. Mi chiedo quanto durerà tutto ciò. Forse chi deve vergognarsi è chi non diffonde l’amore».

A dare ieri ulteriore notizia della vicenda Noemi Fantinato, rappresentante di Udu - Unione degli universitari, presente in mattinata a Palazzo Moroni per la conferenza stampa di presentazione del Padova Pride.

E oggi il deputato Alessandro Zan (Pd) ha così commentato quanto successo: «Fa male leggere questa notizia, di un fatto accaduto nella mia città e per di più in ambiente universitario, che si crede libero e aperto. È solo l’ennesima dimostrazione che l’omofobia è un fenomeno più o meno manifesto, ma ancora diffusissimo. Una legge è urgente, non possiamo più aspettare».

 
 
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A poco più di un anno dal pestaggio d’uno studente Erasmus l’«inclusiva e favolosa Bologna», come giustamente definita da Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbti Center, è stata teatro d’un’ennessima aggressione omofoba. A esserne vittime, questa volta, due 29enni all’uscita del bar Candilejas in via Bentini.

Domenica sera i giovani avevano appena lasciato il locale, dove si stava svolgendo la finale del concorso Beauty Queen Italia 2019, quando sono stati avvicinati da un gruppo di cinque minorenni. Prima appellativi insultanti come froci e busoni, poi schiaffi e pugni. Il tutto nella totale indifferenza dei numerosi avventori del bar e dei passanti. 

Anzi, come riportato da una delle due vittime a Branà, sembra che «anche un adulto a un certo punto si fosse unito al parapiglia, per mollare anche lui un paio di ceffoni ai “froci”».

Ma non solo, perché, come denunciato dallo stesso presidente del Cassero, più persone, partecipanti al concorso, hanno raccontato «di battute grevi e offensive che già nel pomeriggio (quando nel circolo si allestiva lo spettacolo) venivano indirizzate agli omosessuali, questa volta dagli adulti non dalla babygang. L’aggressione, insomma, godeva di un clima di legittimazione e perfino di sollecitazione e incoraggiamento».

Due dei componenti della banda, entrambi 16enni e bolognesi, sono stati rintracciati subito dalla polizia e riportati sul luogo dell’aggressione, dove si sarebbero scusati dell’accaduto. Ma ieri mattina una delle due vittime si è recata in Questura per sporgere formale denuncia.

L’aggressione di via Bentini viene a cadere a una settimana dalle polemiche sul pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, la cui discussione in Commissione Parità è stata sospesa e rinviata sine die a seguito dell’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gpa. Emendamento senza alcun nesso logico col tema omotransfobia e che, proprio per questo motivo, appare sempre più come un regolamento di conti all’interno del Pd emiliano-romagnolo a seguito dell’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Da parte sua Branà ha osservato: «Eccola l’omotransnegatività, quella che da anni chiediamo di affrontare con azioni di contrasto sul piano dell’educazione, della formazione, della comunicazione. Eccolo il vuoto normativo e i danni che provoca. E attenzione: chi dice “si però loro promuovono la gpa”, sta riproducendo sul piano culturale lo stesso tipo di legittimazione. Quasi a voler dire che due schiaffoni, in fondo, se li meritano».

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Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

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Resi noti nella mattinata i 72 nomi dei candidati e delle candidate della Lega alle europee del 26 maggio. Sarebbero dovuti essere 76 come da regolamento e in realtà lo sono, perché Matteo Salvini è capolista in tutte e cinque le circoscrizioni.

Tra i nomi presentati spiccano quelli di Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina e coordinatrice regionale del Carroccio per la Toscana, e di Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale della Lega di Crotone.

Se la prima cittadina del Comune del Pisano si è imposta in passato alla pubblica attenzione non tanto per aver voluto conferire la cittadinanza onoraria a Magdi Allam quanto per aver dichiarato che non avrebbe mai registrato le unioni civili nel suo paese, il secondo è tornato a far parlare di sé in occasione dell’8 marzo scorso

Quando, cioè, in preparazione della Giornata internazionale della donna ha fatto preparare un volantino in forma di esacalogo, in cui si affermava, fra l’altro, che a offendere la dignità della donna sarebbe «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Già candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone (Calabria 04) in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, il cassazionista e canonista Cerrelli è stato vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015 ed è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce Quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita. 

L’avvocato, che organizzò a Crotone in accordo con l’allora arcivescovo locale Domenico Graziani i Family Day del 15 marzo e 11 maggio 2007 (manifestazioni antesignane del primo Family Day nazionale, quello cioè del 12 maggio 2007), è autore di libri volti a combattere la fantomatica ideologia gender. Ma è soprattutto noto per i violenti attacchi contro le unioni civili e il matrimonio egualitario.

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali  quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si disse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è un disagio e un disordine», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali»

Le dichiarazioni di Cerrelli indussero l'allora presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi Giuseppe Luigi Palma a intervenire con una dura nota di condanna.

Nota che fu accolta positivamente dal direttore di Gaynews Franco Grillini, che all’epoca così scrisse: «Il vizietto di confondere scienza e fede o, peggio, di far passare come scientifici pregiudizi sociali o religiosi costituisce un atto di indiscutibile disonestà che se compiuto da professionisti persino iscritti all'albo vanno segnalati come abuso e perseguiti come tali. Piuttosto c'è da chiedersi se non ci sia qualcosa di malato in tutte quelle persone che dedicano il loro tempo a insultare milioni di cittadini che chiedono solo dignità e uguaglianza nel diritto e nei diritti».

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Il parlamentare Leu Stefano Fassina è intervenuto a difesa dei cattodem dell'Emilia-Romagna, da giorni nell'occhio del ciclone per l'emendamento XXIV sulla gpa al progetto di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. 

Con un post su Facebook Fassina ha espresso solidarietà al consigliere regionale Pd Giuseppe Paruolo, «colpito da accuse di omofobia, per aver proposto un emendamento di contrasto alla cosiddetta ‘maternità surrogata’ in una proposta di legge in discussione in Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna». Il riferimento è indubitabilmente al cartello che l’attivista Andrea Zanini ha sventolato ieri durante il presidio di protesta bolognese in riferimento a Paruolo e Boschini, cofirmatario dell’emendamento.

Cartello che ha fatto assumere a Paruolo toni vittimali e incassare lo scontato sostegno di Marina Terragni

L’ex viceministro dell'Economia ha quindi aggiunto: «Come noto, la mercificazione dell’attività riproduttiva, forma estrema di dominio liberista, riguarda in misura larghissimamente prevalente le coppie eterosessuali. I desideri individuali non possono essere indiscriminatamente ‘diritti’, non possono diventare tutti moralmente legittimi soltanto perché tecnologicamente possibili a chi ha potere di mercato sufficiente.

I diritti, proprio come scrive Giuseppe, sono sempre relazionali, mai individuali. Il rispetto dell’altra persona è, dovrebbe essere, un limite insuperabile. Continuo a non comprendere come una qualsivoglia forma di cultura politica progressista, riformista o radicale, possa ritenere una conquista l’estensione del mercato, con i suoi brutali e squilibrati rapporti di classe, nella sfera umana più preziosa e distintiva, ossia la maternità».

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Di omofobia, transfobia, violenza e bullismo si torna costantemente a parlare soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui sembra registrarsi un aumento dei casi di aggressione verso le persone Lgbti.

Come noto, a partire dall’inizio della XVIII° legislatura sono stati presentati vari progetti di legge volti a contrastare l’omotransfobia. Basti citare quelli della senatrice Monica Cirinnà (Pd) o dei deputati Alessandro Zan (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Laura Boldrini (LeU).

La scorsa settimana ci hanno pensato 36 senatori del M5s con il ddl recante Modifiche dell’art. 604 bis del Codice penale e le istituzioni di centri antiviolenza per le vittime di omotransfobia

Per saperne di più abbiamo raggiunto la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s a Palazzo Madama,  che di quel disegno di legge è prima firmataria.

Senatrice Maiorino, quali sono gli aspetti principali di questo ddl?

Innanzitutto ci tengo a dire che questo disegno di legge già al primo giro per la sottoscrizione ha raccolto l’adesione di trentacinque colleghi del mio gruppo e sono più che certa che al secondo giro ne raccoglierà ancora molte altre. Quello che facciamo con questo provvedimento è semplicemente andare a modificare l’art. 604-bis del Codice penale (che è la parte che si occupa dei “delitti contro l’uguaglianza”), aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. La parte in questione risulta quindi modificata in questo modo: “atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Il ddl tuttavia non si limita a riconoscere e distinguere il reato di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, ma prevede, oltre all’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia nella data del 17 maggio, anche l’istituzione di case rifugio - o centri antiviolenza - dedicati alle persone Lgbti vittime di violenza o in condizioni di fragilità perché respinti dalla famiglia d’origine. È piuttosto triste infatti constatare che nell’Italia del 2019 ancora si verificano casi di giovani lesbiche, gay o transessuali rigettati dalle proprie famiglie.

Omosessualità e transessualità da molti colleghi, soprattutto della Lega, sono considerati fatti privati o addirittura “atti contro natura” e, quindi, non soggetti a tutela. Dal momento che si propone di modificare il Codice penale aggiungendo all’art. 604 bis le parole: “o fondati sullaomofobia o sulla transfobia”, come pensa di superare tale scoglio? 

In tutta onestà, non so a quali colleghi si riferisca. Io in Senato ho un ottimo dialogo con tutti e, sebbene con la nostra controparte alGoverno vi siano delle differenze di visione che sarebbe sciocco negare, un'affermazione simile non l’ho mai sentita da nessuno. Questo provvedimento non va a toccare i cosiddetti “temi eticamente sensibili” - che poi è una formula ormai standardizzata per dire sostanzialmente che certi temi è meglio non toccarli - ma è semplicemente un doveroso rafforzamento e un affinamento del contrasto alla violenza e al bullismo.

Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersi conto in un attimo che chi ha un orientamento sessuale “minoritario” (mi passi l’espressione) è molto più esposto di chi è etero a subire forme di violenza fisica o verbale. Scoraggiare e punire queste forme di violenza - come di tutte le forme di violenza - è dovere di uno Stato e non può avere colori politici.

All’art. 6 del ddl si fa riferimento ai centri antiviolenza per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Di che si tratta?

Si prevede l’istituzione di un fondo apposito per la creazione di centri antiviolenza dedicati alle persone Lgbti. Il funzionamento e la gestione di tali centri ricalca in sostanza quelli già esistenti per i centri antiviolenza per le donne. Centri del genere esistono già in praticamente ogni paese d’Europa. Quindi, anche in questo caso, si tratta semplicemente di colmare una spiacevole lacuna.

Al governo il M5s è con la Lega. Come abbiamo potuto osservare, da tempo e ancor oggi su questi temi il vostro alleato è sempre stato uno dei maggiori partiti ostili. Come pensa di convincerli a votare favorevolmente questo disegno di legge? 

Come ho già detto, con la Lega abbiamo divergenze di vedute sui temi cosiddetti “etici” - e anche su questi ultimi, il panorama è in realtà molto più variegato e meno monolitico di quanto una certa stanca vulgata voglia far credere. In questo caso però di “etico” non c’è un bel nulla. Affermare che le persone non si picchiano e non si insultano per via del loro orientamento sessuale è una cosa di semplice buon senso e non è una dichiarazione di appartenenza politica - come purtroppo in questo paese ci è stato strumentalmente fatto credere per lunghi anni. Sono molto fiduciosa che lo spirito di questo provvedimento verrà compreso e non troverà ostacoli.

Omofobia e transfobia rientrano nell'ambito tematico della discriminazione ma afferiscono anche a quelli delle famiglie omogenitoriali. Come si pensa di coniugare tale lotta con una situazione ancora difficile da superare, proprio in Parlamento, in materia di stepchild adoption e adozioni? 

Sono convinta - e i dati corroborano la mia convinzione - che un bambino cresca sano e forte là dove è accolto e accudito con amore, e il genere dei genitori non influisce sul suo sviluppo psichico, intellettuale e affettivo. Questo però è un tema su cui non vi è unità di visione all’interno di nessuna forza politica, anche se credo che sia dovere della politica favorire un dibattito sereno, pacato e fondato sui fatti, nel paese, per contribuire a far crescere una coscienza critica e avveduta nei cittadini.

Per anni la politica non si è distinta in questo campo, ossia nel favorire la crescita culturale del popolo. Mi auguro che tra i tanti cambiamenti che stiamo apportando, possa esserci anche questo. È probabilmente il più difficile: imparare tutti a confrontarci senza faziosità, ma attraverso lo studio della materia e il rispetto dell’altro. La politica dà l’esempio, e spesso, su temi delicati come questo, ha dato purtroppo l’esempio sbagliato. Mi auguro si possa invertire la rotta. 

La senatrice Cirinnà ha dichiarato recentemente a La Repubblica: “Non mi fido delle aperture dei 5Stelle. Sui diritti sono ambigui “. Cosa le risponderebbe?

Come le dicevo, io sono felice di dialogare con tutti i colleghi. Anche alla senatrice Cirinnà sarò felice di rispondere, quando me lo chiederà direttamente.

Guarda la GALLERY SUL DDL

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La seduta della Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna sulla legge anti-discriminazione si è chiusa con un rinvio: nessun voto dunque né sul testo da portare poi in Assemblea legislativa per il voto finale né sul discusso emendamento XXIV Paruolo-Boschini (Pd) sulla gpa

Ma a determinare la sospensione dei lavori è stata la sottoscrizione dell’emendamento da parte del centro-destra con un Pd sempre più in tilt.

Non a caso proprio ieri Michele Facci, relatore di minoranza e capogruppo del Movimento sovranista, aveva salutato favorevolmente l’emendamento XXIV come «passo indietro della maggioranza. Evidentemente le pressioni che abbiamo esercitato verso questa deriva discriminatoria al contrario hanno prodotto un risultato.

Ora bisogna vedere gli sviluppo ulteriori, ma rispetto alla impostazione iniziale dal nostro punto di vista è una vittoria. Ma questo non ci fa accontentare e andremo avanti, perché sono altri passaggi degni di essere ridimensionati. Per noi di questa legge non c'era bisogno: quindi la contestiamo a prescindere».

Il fatto che non si sia andati avanti oggi con il voto è stato comunque valutato quale «passo avanti» dal capogruppo di Sinistra Italiana Igor Taruffi, che ha dichiarato: «Oggi in commissione hanno trovato conferma tutti i motivi della nostra contrarietà agli emendamenti presentati dai colleghi del Pd, in particolare quello a firma Paruolo-Boschini sulla maternità surrogata, poi sottoscritto dalla Lega e da tutto il resto del centrodestra».

Votando quell'emendamento, afferma ancora Taruffi, «si sarebbe davvero compromessa una legge che invece riteniamo rispondere a problemi reali e sentiti e che vogliamo approvare quanto prima. Ma non vogliamo approvare una legge purchessia. Vogliamo una buona legge. Per questo abbiamo chiesto di togliere dal tavolo emendamenti come quello dei colleghi Paruolo-Boschini»

Intanto c’è grande mobilitazione per il presidio di domani in Regione, che, organizzato da Bologna Pride, si svolgerà in concomitanza col convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

Non senza i consueti toni vittimali Jacopo Coghe, già vicepresidente del XIII° Congresso mondiale delle Famiglie, ha oggi affermato: «Dopo il Congresso di Verona non si fermano l'odio e la discriminazione della lobby Lgbt e delle femministe contro di noi. Ci aspettano a Bologna con le solite contro-manifestazioni: d'altronde a loro piacciono le leggi bavaglio e le liste di proscrizione contro le opinioni 'dissidenti'».

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Ora basta, calendarizzare subito, Supporto alle vittime di omobitransfobia e, ancora, Stop bullismo omotransfobico nelle scuole.

Queste le scritte sui manifesti che alcuni attivisti e attiviste Lgbti e della Casa delle Donne del Mediterraneo hanno esposto ieri nel corso della riunione del Consiglio regionale della Puglia. I cartelli richiamavano l'attenzione sulla mancata calendarizzazione del disegno di legge sull'omofobia approvato in Commissione tre mesi fa.

Il presidente del Consiglio regionale Mario Loiezzo ha fatto allontanare gli attivisti tra gli sbeffeggiamenti dei consiglieri d’opposizione, che hanno strappato i cartelli

C’è stato anche un tentativo d’identificazione da parte di agenti della pubblica sicurezza in vista d’eventuale denuncia. Tentativo caduto a vuoto per intervento dell’assessore Borraccino.

Già da ieri quanto successo in Consiglio regionale è stato oggetto di comunicato di condanna da parte del comitato Puglia Pride.

«La nostra iniziativa - si legge - non ha certo riscontrato il favore di una serie di consiglieri dell’opposizione che, immediatamente, non solo ci hanno sbeffeggiati, ma hanno anche ben pensato di venire verso le nostre postazioni per strappare quei fogli intrisi dei bisogni di un’intera comunità che rivendica diritti e tutele ad oggi inesistenti. Ciò non bastando, oltre al sequestro dei nostri simboli e della nostra bandiera arcobaleno, alcuni di noi sono stati allontanati dalla sala consiliare, trattenuti all’interno dell’edificio e sottoposti a riconoscimento al pari di nefasti criminali, nonostante disponessimo di regolari permessi per assistere alla seduta consiliare.

Solo grazie all’intervento di alcuni consiglieri, che da sempre sostengono la nostra battaglia, siamo riusciti a riavere i nostri documenti e ad interrompere la nostra identificazione. Mai nel passato, anche recente, del Consiglio Regionale, altri manifestanti avevano riscontrato tanta ostilità e denigrazione. Questo ci consegna la realtà dei fatti, ovvero che più di una parte politica non vuole assolutamente che il ddl sia approvato ed è disposta a qualsiasi strumento per ostacolarne l’avanzamentoDopo due anni di discussione non siamo più disposti a temporeggiare. Pretenderemo con tutti gli strumenti e tutte le forze che il ddl regionale contro l’omobitransfobia, venga approvato prima del termine della legislatura in corso e che non cada nel dimenticatoio. 

Con l’avvicinarsi dell’Onda Pride che attraverserà a breve la nostra regione, ci attiveremo già da subito per dare un seguito ancora più dirompente all’azione di oggi. Il ddl regionale contro l'omobitransfobia non è un vezzo, non è il provvedimento possibile e prorogabile, ma la legge necessaria».

A esprimere invece oggi rammarico è Titti De Simone, che su Facebook ha stamani scritto: «Ieri è successa una cosa che mi ha fatto vergognare. Ho deciso di dirlo perché i luoghi della politica e delle istituzioni hanno per me una sacralità.  Con il massimo rispetto quindi per le istituzioni e per chi le dirige, non si caccia dal Consiglio regionale nessuno! Perché quella è la casa dei cittadini. Sono stati esposti solo alcuni cartelli, in silenzio, per richiamare l’urgenza della calendarizzazione della legge contro l’omotransfobia.

I rappresentanti di diverse associazioni lgbtq e della Casa delle donne del Mediterraneo sono stati allontanati dall’aula malgrado avessero regolare pass fornito da diversi consiglieri, e c’è stato anche un tentativo di riconoscimento da parte della pubblica sicurezza. Tentativo di denuncia per fortuna interrotto dall’intervento dell’assessore Borraccino. Non è mai successo, eppure di proteste ce ne sono sempre state, soprattutto ne ricordo recentemente una sulla xylella piuttosto animata. Ieri ho sentito da diversi consiglieri regionali, commenti che mi hanno fatto vergognare delle istituzioni. Una brutta pagina. Che conferma quanto l’omofobia sia dentro».

Contattata da Gaynews, l'ex deputata ha poi dichiarato: «In questo momento in Emilia Romagna e in Puglia, una legge di civiltà e di buon senso rischia di non vedere la luce per una battaglia ideologica condotta da forze retrive e oltranziste.

Registriamo purtroppo che ci sono resistenze anche dentro il centrosinistra e questo è grave, perché in un momento di attacco come questo ai diritti ed alle battaglie di civiltà, dopo quanto sentito a Verona, ci vorrebbe un sussulto in grado di segnare un argine. Mi chiedo su cosa, se non dai valori costituzionali dell’articolo 3, occorra costruire una opposizione concreta alle destre. Ricordo che altre Regioni hanno già approvato leggi contro l’omotransfobia in assenza di una legge nazionale che urge da almeno 20 anni».

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Benché le associazioni femministe dell’area emiliano-romagnola (dalla Casa delle Donne a Non una di meno) nonché quelle Lgbt abbiano criticato senza e senza ma l’emendamento Boschini-Paruolo (Pd) al pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, ArciLesbica Nazionale ha invece espresso pubblico plauso al riguardo. Anche se la questione surrogacy con l’omotransfobia c’entri come il cavolo a merenda.

Come prevedibile – data l’ossessione per il tema da parte di un’associazione che lo scorso anno ha perso, fra i vari circoli disaffiliatisi, anche quello di Bologna -, la presidente nazionale Cristina Gramolini ha dichiarato all’agenzia Dire: «Una legge contro l'omofobia la chiediamo da anni. Ma qualcuno vorrebbe utilizzarla per far passare l'autorizzazione a comprare figli all'estero, nonostante in Italia sia vietato dalla legge. Fare mercato di esseri umani è presentarla come libertà.

Io sono contenta se il Pd esce da questa ambiguità. Ci sono quattro scalmanati che lo ricattano, ma gran parte delle persone progressiste sono contro l'utero in affitto. Non è vero che lottare contro l'utero in affitto è di destra: è di sinistra. Noi siamo andate a manifestare a Verona. Non siamo rappresentate da Pillon, ma dal centrosinistra. Spero che il Pd ci dia modo di essere rappresentate». 

Non senza, poi, l’argomento vittimistico finale di essere «state cacciate dal Cassero per l'utero in affitto», sulla cui totale infondatezza ha così scritto su Fb Vincenzo Branà, presidente della storica associazione bolognese: «Cristina Gramolini è una bugiarda. Abbiamo partecipato assieme a una riunione in Comune affinché i loro progetti rientrassero nella coprogettazione.

Ma al termine dell'istruttoria pubblica, il Comune di Bologna - e non il Cassero - ha dato il suo diniego. Mi meraviglio di chi le dà ancora retta».

Ma a dare in serata una decisa risposta critica a Gramolini ci ha pensato l’ex deputata Titti De Simone, che è attualmente consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’Attuazione del programma ma che, dal 1996 al 2005, ha guidato ArciLesbica come prima presidente nazionale.

Raggiunta da Gaynews, De Simone ha dichiarato: «Concordo con le dichiarazioni del sindaco di Bologna. Trovo sbagliato che si introduca strumentalmente il tema della gpa, peraltro vietata in Italia, per contrastare la legge contro l’omotransfobia che è una vera emergenza visto l’aumento del bullismo nelle scuole.

Siamo in una fase molto preoccupante per i diritti delle persone Lgbt con un attacco frontale alle famiglie omogenitoriali e ai figli delle persone  omosessuali. Cosa inaccettabile per un Paese civile».

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Clima sempre più rovente in Regione Emilia-Romagna, dove domani in Commissione Parità sarà votato, fra gli altri, anche l’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gestazione per altri al travagliato progetto di legge “anti-omotransfobia” mentre giovedì si terrà il convegno del centrodestra Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

A suscitare al momento maggiori reazioni in area Lgbt e femminista è proprio quello che appare sempre più un regolamento di conti in casa dem emiliano-romagnola, dove l’emendamento – incomprensibile ai più dal momento che non si capisce cosa c’entri la gpa con il pdl in questione – appare non solo come una richiesta ineludibile dell’area cattolica del Pd ma anche un pestare i piedi da parte di chi non ha digerito l’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Nell’emendamento Boschini-Paruolo viene detto: «Dopo l’articolo 10 è inserito il seguente articolo 10bis:

  1. All’art. 13 comma 1 della L.R. 6/2014 aggiungere punto f:
  2. f) opera per prevenire e sostenere il contrasto, nell’ambito delle proprie competenze, anche avvalendosi della rete di protezione sociale di cui all’art. 11, di ogni forma di sfruttamento della donna e violazione della dignità della persona, con particolare riferimento a violenza sessuale, abuso di minori, sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti in famiglia, stalking, surrogazione di maternità.
  3. All’articolo 13 della L.R. 6/2014 aggiungere il comma 3:
  4. La Regione non concede i contributi di cui alla presente legge ad associazioni, anche se regolarmente iscritte nei registri regionali, che nello svolgimento delle proprie attività ledano la dignità della donna e delle persone relativamente alle lettere di cui al comma 1; qualora i contributi siano già stati concessi provvede alla loro revoca». 

I consiglieri di sinistra hanno già annunciato il loro voto contrario. Durissimo il sindaco di Bologna Virginio Merola che ha lanciato due tweet, in cui è rispettivamente scritto: «La legge sull'omotransfobia è un traguardo fondamentale e va approvata. Tuttavia non condivido l'accordo trovato nel gruppo Pd regionale, arrivato attraverso un emendamento a un'altra legge» e «È discutibile equiparare tout court la maternità surrogata alla violenza sessuale. In ogni caso non mancherà il sostegno del Comune di Bologna alle famiglie arcobaleno».

Per questo motivo nel pomeriggio di oggi il Centro delle Donne di Bologna ha indirizzato una lettera aperta di protesta che, indirizzata ai consiglieri e alle consigliere regionali, è stata firmata da numerose realtà associative e centri anti-violenza.  

«L’approvazione di tale legge - si legge  - non può essere procrastinata e soprattutto non può essere oggetto di nessuna contrattazione politica quando si tratta di garantire il rispetto dei diritti fondamentali per tutte e tutti senza alcuna distinzione.

In questi giorni circolano allarmi circa la volontà di alcuni consiglieri del Partito Democratico di proporre un emendamento al testo che intervenga sulla legge 6, stigmatizzando una serie di pratiche tra queste la maternità surrogata, già vietata in Italia dalla legge 40, caricando quel divieto di un giudizio morale collegandolo alla lesione della dignità della donna senza un reale confronto con i movimenti delle donne. Cosa c’entra la gestazione per altri con l’omotransfobia? Nulla a nostro avviso. 

Un eventuale emendamento di questo tipo rappresenterebbe inequivocabilmente la volontà di realizzare uno scambio politico sul corpo delle donne, privandoci della libertà di dibattere di un tema così divisivo e imbavagliandoci in una morale stabilita prevalentemente da uomini di potere. Questo tentativo, a nostro avviso, è lesivo della dignità delle donne e della loro autodeterminazione.

Non solo: un'inaspettata modifica alla legge 6, provvedimento nato da un percorso virtuoso con le associazioni di donne della regione, sarebbe vera scorrettezza che respingiamo categoricamente.

E infine: il solo timore che quell’emendamento rappresenti l’appiglio legale per negare il riconoscimento anagrafico a figli e figlie nati tramite gestazione per altri e altre, lo rende inaccettabile e del tutto affine al disegno politico del Congresso Mondiale delle Famiglie, contro il quale siamo scese in piazza a Verona. Far pagare ai bambini e alle bambine il prezzo di un conflitto politico è un atto deprecabile.

Qualsiasi tentativo di scambio politico in tal senso sarà fortemente denunciato e contestato dalle nostre realtà e da tutta la società civile, anche mediante i mezzi di comunicazione».

Intanto le associazioni si preparano a scendere in piazza contro l’annacquamento del pdl e il convegno del centrodestra, in concomitanza del quale è previsto un presidio in regione organizzato dal Bologna Pride. Appuntamento alle ore 17:00 in viale Aldo Moro, 50 «davanti alla sede della Regione Emilia Romagna - si legge nel comunicato - per contrastare le lobby cristiano integraliste che, con il supporto della Lega Nord e dei cattolici integralisti presenti in altri partiti, mettono a repentaglio i diritti e i valori conquistati per una società laica, solidale dove il rispetto delle donne e delle persone lgbt*iq+ è un aspetto fondamentale di ogni democrazia. Non ci fermeranno! Non ci fermeremo!".

Un altro, invece, promosso da Non una di meno, avrà luogo in piazza del Nettuno a partire dalle 19:00 e sulla falsariga della grande manifestazione veronese si chiamerà Bologna città transfemminista.

Nel comunicato di Nudm ne sono così spiegate le motivazioni: «Non si tratta di un'iniziativa "democraticamente" innocua, anzi, il disegno politico che la sottende è repressivo, razzista e aggressivo: lo dimostrano gli atti intimidatori che la precedono, così come le proposte omolesbotransfobiche che da lì verranno fatte.  Per questo non intendiamo affatto essere "accoglienti" o "dialogare", come ha suggerito invece a mezzo stampa il sindaco di Bologna. 

Gli attacchi ripetuti all’autodeterminazione di donne, lesbiche, gay, persone trans e intersex, di qualsiasi età, si sommano e si riflettono nella violenza razzista, istituzionale e sociale. Non basta appendere bandiere rainbow alle finestre del Comune, nessuno spazio deve essere concesso alla violenza dei neofondamentalismi e dei fascismi. Non Una di Meno lotta quotidianamente nelle case e nelle strade di tutto il mondo per un futuro e un presente femminista, che non lasci nessun* indietro. Risponderemo come sempre a queste derive e a questi attacchi: con migliaia di voci, irriducibili alle norme di genere, arrabbiate e vitali, contro la reazione familista e fascista.

Gli spazi femministi non si toccano, non si toccano le nostre vite, le nostre scelte. Organizziamo collettivamente la rabbia, sempre e ancora una volta, trasformandola in potenza gioiosa come a Verona. Per ogni attacco ricevuto saremo mille in più e #nonunadimeno».

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