Volantini e striscioni con frasi e immagini a sfondo razzista, omofobo e fascista contro la Cgil a firma di Progetto nazionale che, nato da una scissione del Movimento sociale-Fiamma tricolore, è sostenitore d’un radicale sovranismo nazionale.

A essere prese di mira nella notte le sedi di Pavia, Mantova e Crema, come denunciato dallo stesso sindacato, che ha parlato di «una nuova provocazione che si somma alle precedenti denunciate da tempo, che dà chiaro il senso del clima minaccioso e intimidatorio che si respira in diverse città della Lombardia». Riferimento esplicito alla recente provocazione di CasaPound con la raccolta a Vigevano di cibo per soli italiani.

Il sindacato ha ribadito come le sue sedi siano «un luogo di risposta e individuale e collettiva ai bisogni di tutte e tutti i cittadini, a prescindere dal colore della pelle e dalle scelte personali, nonché un presidio territoriale democratico contro qualsiasi forma di fascismo e razzismo».

Ferma denuncia anche da parte di Cgil Lombardia che in un tweet ha parlato di «frasi razziste e omofobe che danno idea del clima minaccioso che respiriamo. Non ci fermeranno: continueremo a denunciare e difendere lavoratori, pensionati e senza diritti».

Ma blitz di Progetto nazionale si sono registrati anche a Reggio Emilia e a Modena con le stesse modalità e sempre a danno delle sedi locali della Cgil.  

Ed è proprio dalla Camera del Lavoro di Modena che arrivano le notizie più dettagliate su Progetto nazionale identificato come «gruppo legato agli skinheads, al mito della violenza, composto da personaggi che lavorano come buttafuori nei locali».

reggio emilia

«Recentemente - aggiunge la Cgil modenese - erano in sette sotto i portici del Collegio a Modena a propagandare fascismo e razzismo, evidentemente autorizzati a ciò». Ribadendo di essere «profondamente antifascista e antirazzista», anche la Cgil di Modena assicura che «non si lascerà certo intimidire da queste provocazioni. Continueremo a difendere un'idea di società aperta e le istanze dei discriminati e dei diversi, anche perché siamo convinti che proprio partendo dalla garanzia dei più deboli si garantiscano i diritti di tutti».

Ma l'episodio dimostra anche come sia «innegabile che ci sia stata in questi mesi una escalation di queste provocazioni e il clima politico che si sta respirando in questi ultimi tempi ha dato fiato a queste istanze che rigurgitano temi e modalità del fascismo. Pensiamo che non siano segnali da sottovalutare e chiediamo a tutte le istanze che si riconoscono nei valori della Carta costituzionale di prendere le distanze da questi atteggiamenti».

e-max.it: your social media marketing partner

È vero che sei gay? Questa la domanda con la quale un gruppo di ragazzini di una scuola media del Basso Salento ha ripetutamente tormentato un docente fino ad aggredirlo fisicamente.

Timido e riservato, l’insegnante 43enne non ha retto a una tale persecuzione continuata (che va avanti dall'autunno 2016) e, caduto in uno stato di grave depressione, è stato costretto ad allontanarsi dalla scuola. L'accaduto è stato denunciato ai carabinieri dal padre del docente (un ex dirigente scolastico di 74 anni), secondo il quale il figlio «non è stato tutelato dalle istituzioni». A renderlo noto oggi Il Nuovo Quotidiano di Puglia.

«Inizialmente - racconta l'uomo in una intervista al  giornale - si è trattato di insulti omofobi segnalati da mio figlio con note disciplinari rimaste, perlopiù, lettera morta. Poi sono degenerati in autentiche aggressioni: danneggiamenti della sua auto, insulti omofobi e aggressioni come quella avvenuta in classe con una bottiglia, da parte di un alunno rimasto impunito. Altri episodi più gravi hanno causato le sue assenze prolungate per malattia. Purtroppo mio figlio a seguito di queste continue aggressioni è preda di una profonda depressione».

Il primo episodio risale al 2016, quando il docente fu apostrofato in classe da un alunno con un Oggi non mi rompere i c....... e minacciato con un oggetto che allo stesso insegnante parve essere un coltello. Informato dell'accaduto, il vicepreside si limitò a rispondere di non poter intervenire senza l'assoluta certezza della natura dell'oggetto mostrato, invitando il docente di avvisarlo immediatamente nel caso in cui ne avesse avuto sicura contezza.

Qunado alcuni giorni dopo lo stesso alunno mostrò in classe un grosso coltello, l'insegnante gli fece notare che ciò era vietato in un'aula scolastica. Per tutta risposta si sentì dire: Oggi faccio il coltello a sangue. Ti faccio un bel regalo di Natale: un mazzo di fiori.

Nel novembre 2017 un altro alunno spinse l'uomo, facendogli cadere zaino e occhiali, mentre gli gridava la solita domanda: Prof, è vero che sei gay?.

Alla luce di tali episodi, denunciati al locale comando dei carabinieri, il legale del docente ha indirizzato una diffida al dirigente scolastico e al vicepreside della scuola media.  Quest'ultimo, in particolare, avrebbe avuto, secondo lo stesso avvocato, «atteggiamenti ostili nei confronti dell’insegnante».

e-max.it: your social media marketing partner

Debutta in anteprima, al Napoli Teatro Festival, il nuovo progetto drammaturgico di Fortunato Calvino, regista e autore da sempre vicino al mondo alla comunità Lgbti, che ha più volte raccontato la vita e le esperienze delle persone omosessuali e transessuali con un’attenzione particolare per il mondo dei femminielli napoletani.

Il nuovo lavoro, Fuoriscena, oltre ad avvalersi della partecipazione di una protagonista della scena teatrale napoletana e italiana, come Antonella Morea, nei panni di un’attrice sul viale del tramonto, vede la presenza di un noto mattatore della commedia brillante quale Gino Rivieccio che intepreta, per la prima volta, il ruolo di un omosessuale.

Incontriamo Gino Rivieccio a poche ore dal debutto.

Ci può brevemente descrivere il suo personaggio nello spettacolo Fuoriscena?

Premetto che è un lavoro carico di emozioni, e per questo bellissimo, con punte di leggerezza. Manuele è un uomo gay che vive da solo, lacerato dalla morte del compagno avvenuta anni prima. Ha una vicina di pianerottolo, Gloria, un’ex attrice omofoba e insofferente verso gli omosessuali e il loro mondo. Dopo violenti scontri iniziali il loro rapporto cambierà. Sarà la vita con i suoi accadimenti a far scattare quella sensibilità e quella solidarietà, facendo cadere tutte le barriere e i pregiudizi che entrambi hanno verso il mondo dell’altro.

Il finale a sorpresa rivelerà tutto il crogiolo di sentimenti e di emozioni nascoste fino a quel momento. 

È la prima volta che lei interpreta la parte di personaggio omosessuale? Quanto è difficile non cadere nel cliché e realizzare, invece, un personaggio credibile e reale?

Sì, è la prima volta che mi è stato proposto un personaggio omosessuale. Oggi riconosco che ad ogni attore dovrebbe capitare l'occasione di misurarsi in un ruolo simile. Forse era quello che mi mancava nella mia lunga carriera e mi rendo conto dell'arricchimento interiore che questo ruolo mi ha donato.

Io credo di aver affrontato questa prova semplicemente da attore, immedesimandomi nel personaggio ed evitando qualsiasi macchiettizzazione del gay come, invece, è stato fatto troppo spesso in un certo deprimente cinema commerciale.

Fuoriscena è una pièce che parla anche di esclusione e solitudine. Lei crede che oggi l’Italia sia un Paese che include le persone omosessuali o invece le discrimina? 

Personalmente frequento un ambiente, quello artistico, dove non esistono esclusioni: siamo tutti un po’ matti e un po’ strani, per cui non viviamo il problema dell'accettazione. Ho tanti amici gay tra cantanti e attori, per cui proprio non sento il problema dell'omofobia. Però ti posso dire che spesso c'è un atteggiamento, al contrario, molto selettivo da parte dei gay: probabilmente è un modo di mantenere alte le difese e proteggersi da una società che non è ancora del tutto matura all'accettazione dell'altro.

Ma i tempi sento che sono maturi. Mi auguro che lo diventino anche quelli che finora hanno mostrato un crescente strabismo verso il tema.
 

e-max.it: your social media marketing partner

Un’immagine con un revolever puntato e poi la scritta minatoria: «Cathy La Torre pedala... che presto mentre pedali ti arriverà un colpo di pistola sulla fronte. Nessun compromesso con le lesbiche. Nessuno».

Questo il post che un utente Facebook, registrato col falso nome di Bonifacio Ferrari, ha pubblicato stamani sul profilo della nota attivista Lgbti ed ex consigliera comunale di Bologna.

L’avvocata La Torre, che ha sporto immediatamente denuncia e ha informato dell’accaduto prefetto, questore, sindaco del Comune di Bologna, non nasconde la sua preoccupazione.

«Non mi era mai capitata una cosa del genere – ha dichiarato in mattinata –. Ci sono stati insulti ma mai così pesanti e intimidatori. È una cosa che mi mette ansia perché evidentemente questa persona conosce le mie abitudini».

Numerosi gli attestati di solidarietà espressi a Cathy La Torre, tra cui quelli dell’assessore comunale Matteo Lepore, del segretario di LeU Nicola Fratoianni, dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, del direttore di Gaynews Franco Grillini, del direttivo del Mit.

Ma la crescente ondata di odio sui social contro le persone Lgbti si è riversata sempre in giornata su Luca Caputa, componente dei Sentinelli in piedi di Milano e compagno di Luca PaladiniCome noto, la coppia è da cinque mesi oggetto di insulti e minacce di morte da utenti anonimi di Facebook.

Questa volta Flaviano Arcioni (ennesimo profilo fake) non si è limitato a inviare a Luca Caputa, via Messenger, l’ennesima sfilza di offese ma è andato ben oltre. «Se a te non importa nulla di tua madre – così il messaggio –, vorrà dire che valuteremo una visitina a casa sua, magari come addetti alla lettura del contatore o cose così, giusto per riuscire a intrufolarci facilmente dentro casa, prenderla a martellate e lasciarla esanime per terra».

WhatsApp Image 2018 06 18 at 14.49.58

Contattato telefonicamente, Luca Paladini ha così commentato l’episodio anche a nome del compagno: «Entriamo nel quinto mese di denuncia nel quinto mese di minacce. Reggere per tanto tempo un tale stress di livello emotivo, è veramente pesante.

Questa volta si è arrivati al coinvolgimento, nei messaggi minatori, dei nostri familiari coi dettagli con cui li vorrebbero uccidere.

Noi continuiamo ad avere fiducia in chi indaga ma abbiamo bisogno – e non lo dico solo per me e Luca – che si arrivi presto a un risultato nelle indagini perché sarebbe la dimostrazione che non è permesso a nessuno di scrivere quello che passa per la testa. Quello che è successo a noi oggi, quello che è successo a Cathy La Torre è inaccettabile.

Bisogna fare in modo che queste persone vengano individuate perché si deve fermare questa spirale d’odio, si deve far sì che ci siano esempi concreti contro la deresponsabilizzazione di chi si permette di scrivere qualsiasi cosa va fermata a tutti i costi».

e-max.it: your social media marketing partner

Sabato scorso si è celebrato a Roma il Pride. Quest'anno 500.000 di persone di ogni età, identità, orientamento sessuale, provenienza sono scese in piazza a manifestare coi colori e la musica la propria visibilità e liberazione. Sono scese in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza e per lottare contro ogni forma di discriminazione e odio.

Caratterizzato da un forte richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, il Roma Pride 2018 ha espresso tutta la preoccupazione per l'avanzare di forze populiste e di destra che, con la Lega, sono approdate al Governo mostrando sin da subito il loro volto peggiore.

Proprio nell'infuriare delle polemiche sui migranti a seguito dei primissimi interventi del neoministro dell'Interno Matteo Salvini, ci sembra interessante segnalare la partecipazione alla manifestazione di un gruppo di migranti, per lo più di origine africana, scesi in  piazza sotto le insegne dell'Usb.

A guidarli Svitlana Hryhorchuck, giovane ucraina da ben 18 anni in Italia e da 16 impegnata nell'Usb immigrati di Napoli e della Campania. A lei abbiamo posto alcune domande nel merito.

Svitlana 2

Svitlana, perché eravate al Roma Pride?

Quest'anno c'era un messaggio per noi fondamentale: l'antifascismo. Negli ultimi quattro anni stiamo organizzando una serie di iniziative contro il fascismo e sono personalmente impegnata in una 'rete di coordinamento ucraino antifascista' che denuncia il crescente odio in Ucraina oltre che in Italia. Abbiamo avviato un percorso sulla democrazia e l'antifascismo anche con i migranti che seguiamo: per questo hanno deciso di partecipare alla manifestazione in modo molto consapevole. Insegnando loro la storia, infatti, abbiamo cercato di spiegare loro cosa sia e cosa è stato il nazismo e il fascismo. Con la persecuzione nei confronti degli ebrei, dei rom e di tutti coloro che erano considerati 'diversi' o 'indesiderabili'. Siamo anche partiti dall'esperienza di alcuni ragazzi gay provenienti dall'Africa e richiedenti asilo, spiegando che in Italia e in Europa ciascuno è e deve sentirsi libero di essere omosessuale e di esprimerlo appieno. Col nostro sportello e col nostro legale seguiamo diversi casi di ragazzi gay: devo dire che mi spiace che proprio loro non abbiano avuto il coraggio di venire con noi in piazza perché la paura di esporsi con le famiglie o i loro connazionali è ancora molto forte. Speriamo che la nostra partecipazione al Roma Pride sia stata però un messaggio positivo e li aiuti a sentirsi sicuri e ad aprirsi.

Prima di venire sapevano cosa fosse un Pride?

Per loro era la prima volta ma certamente prima di venire abbiamo spiegato bene cosa fosse e in che contesto si sarebbero trovati. Tutti erano perfettamente consapevoli e hanno partecipato anche per dare un esempio e mandare un messaggio contro la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti alle loro comunità. Con i nostri striscioni contro il razzismo e le discriminazioni puntavamo invece a sottolineare a tutti, anche al nuovo Governo, l'importanza e la ricchezza e delle diversità, della solidarietà, dell'incontro dei popoli e dell'uguaglianza dei diritti. Un messaggio che portiamo in piazza tutto l'anno perché solo stando uniti anche i più deboli diventano forti”.

Com'è stato l'impatto con una piazza così colorata ed esuberante?

Alla manifestazione stavamo vicino ai lavoratori e all'Ambasciata del Canada. Tutti i ragazzi stavano bene e con le famiglie e i bambini ballavano e cantavano assieme. Anche parlando dopo con loro hanno espresso una grande gioia nell'aver preso parte alla manifestazione.

Non sono mancati momenti di imbarazzo, quando qualche ragazzo magari con costumi molto vistosi si è avvicinato per fare delle foto con noi. All'inizio l'impatto è stato strano, forse qualche diffidenza, ma poi i ragazzi si sono rilassati e hanno cominciato a ballare e cantare assieme, superando tutte le barriere.

e-max.it: your social media marketing partner

Miglaia a Varese per il Pride dopo che stamattina erano comparsi in città manifesti e volantini omofobi a firma Do.Ra, ossia la Comunità dei Dodici Raggi di matrice neonazista. «La legge naturale - c'era scritto - vi condanna all'estinzione».

La risposta è stata quella che hanno dato i tantissimi partecipanti alla marcia dell’orgoglio Lgbti, partita alle 17:30 in via Sacco e conclusasi, poco prima delle 20:00, in piazza Monte del Grappa. Qui alcuni dei promotori hanno preso la parola per ribadire i diritti della persone Lgbti, cui è seguito un flashmob per chiedere a gran voce una legge contro l'omotransfobia. Presenti tante associazioni Lgbti e il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani.

Anima della seconda edizione del Varese Pride il presidente del locale comitato d'Arcigay Giovanni Boschini, che sul palco in piazza Monte del Grappa è stato protagonista di un inaspettato quanto emozionate momento. Il compagno Tommaso Tramonte gli ha infatti chiesto pubblicamente d’unirsi civilmente con lui.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

E così, dopo 88 giorni di incertezze, di incarichi assegnati e revocati, di contratti firmati, di ministri sbagliati, il Governo si è fatto. Dopo la peggior crisi politica degli ultimi quarant’anni almeno, se non di tutta la storia della nostra Repubblica, l’Italia s’è desta di nuovo a destra

Una destra populista e ottusa, che prende consensi su slogan intraducibili in realtà, che non ha contenuti politici, ma che è, senza se e senza ma, omofoba, razzista, xenofoba, sessista e liberticida. Non ha fatto in tempo a insediarsi questo nuovo Governo, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha immediatamente riportato il Paese alla “normalità”. «Basta con questa storia del genitore 1 e genitore 2 - ha detto ieri sera a Sky Tg24 -: ogni bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà».

Del resto anche senza le affermazioni di Salvini, quando il premier Giuseppe Conte ha letto la lista dei ministri, si è capito subito a che cosa saremmo andati inconstro con la nomina di Lorenzo Fontana al dicastero per la Famiglia e le Disabilità. Un leghista duro e puro, antiabortista, omofobo, difensore della famiglia “naturale”, avversario della fantomatica ideologia gender, contrario al fine vita nonché xenofobo e antieuropeista.

Un uomo che ha affermato che «i gay vogliono dominarci e cancellare il nostro popolo». Ed è subito notte.

La comunità Lgbti ci ha messo 40 anni per ottenere il più basilare dei diritti, le unioni civili. Quanti anni ci vorranno ora per avere diritto alla genitorialità congiunta? Cosa né sarà dell’autodeterminazione delle donne, delle persone trans, dei disabili? Cosa succederà nelle scuole quando qualche insegnante farà un tentativo di educazione alle differenze?

L’Italia è rimpiombata nel Medioevo, ma starà a noi fare in modo che indietro non si torni. Noi persone Lgbti, noi migranti, noi donne, noi disabili. Noi che facciamo della diversità un valore, noi che promuoviamo una cultura della diversità. Noi, che non possiamo arrenderci, dobbiamo unirci e scendere nelle piazze, nelle strade, andare nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche, nelle discoteche e dobbiamo continuare a portare i nostri colori, la nostra cultura. Dobbiamo armarci di picconi e buttare giù i muri dei pregiudizi, armarci di pazienza e portare avanti le nostre battaglie contro ogni forma di discriminazione.

Questo è il momento di invadere le città ai Pride, di fare pressione su quelle Regioni governate ancora dal centro sinistra o da amministrazioni progressiste affinché approvino leggi contro l’omotransnegatività. E il momento di continuare il poderoso lavoro che da anni facciamo nelle scuole, cercando alleanze con quei presidi e quegli insegnanti illuminati che non si fanno intimorire dalle direttive nazionali.

Questo è il momento di mobilitarci. E di farlo con la parte migliore del Paese, senza nemmeno chiederci più chi stia a destra o a sinistra. Ma distinguendo tra chi sta dalla parte dei diritti e chi no.

Io sogno un’Italia nella quale un disabile possa avere diritto a un assistente sessuale, una donna possa avere diritto a fare ciò che vuole del proprio corpo e del proprio utero, un bambino possa avere diritto ad avere due genitori (indipendentemente dal genere), ognuno di noi possa avere diritto a porre fine alla propria vita in maniera dignitosa. Creiamo alleanze, costruiamo reti, tracciamo percorsi.

Mia nonna, staffetta partigiana tra i monti del Piemonte, mi raccontava storie di resistenza e coraggio. E quando le chiedevo se avesse mai avuto paura, mi rispondeva che non c’era tempo per la paura e che ci sono dei momenti nella storia nei quali o stai di qua o stai di là. Questo è uno di quei momenti.

e-max.it: your social media marketing partner

Quella del bullismo contro gli insegnanti è oramai una vera e propria emergenza educativa. Nei primi quattro mesi del 2018 ben 26 docenti sono stati aggrediti dagli alunni. Cosa che aveva spinto, a fine aprile, l’ex titolare del Miur Valeria Fedeli a parlare di minacce e offese «inaccettabili: è necessaria una linea rigorosa nelle sanzioni».

Ma, nonostante l'annunciata linea di tolleranza zero, i casi non hanno accennato a diminuire. Anzi, sono talora arrivati a reiterarsi per il corso d’un intero anno scolastico a danno d’uno stesso insegnante. E, questo, nel totale silenzio di genitori e di dirigenti scolastici.

È quanto successo in una scuola superiore d’Imola, dove un prof è stato ripetutamente offeso verbalmente e per iscritto da quattro alunni perché gay. Gaynews rende oggi noto l’accaduto pubblicando la lettera d’un conoscente dell’insegnate, anche lui vittima dei medesimi attacchi per il solo fatto d’uscire con lo stesso per le vie della città emiliana.

Un mio caro amico fa l’insegnante in una scuola superiore di Imola. Qui ha subito, durante l’anno, vari attacchi di stampo omofobo da parte di quattro alunni: frasi offensive e scritte volgari alla lavagna con espliciti riferimenti non solo alla sua omosessualità ma anche alla mia. E, questo, per il solo fatto che siamo amici e spesso usciamo insieme per Imola.

Il vicepreside della scuola aveva adottato dei provvedimenti al riguardo di questi alunni, suscitando così le lamentele dei genitori, che non si sono mai preoccupati di chiedere scusa all’insegnante dei loro figli né tantomeno al sottoscritto.

In più la dirigente scolastica non ha fatto neppure una telefonata al mio amico per esprimergli solidarietà né si è presentata ai collegi straordinari dei docenti per l’adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti dei quattro alunni. Anzi, è arrivata a cancellare dal registro eletronico le note che facevano riferimento a questi gravi atti.

È tutto l’anno, come dicevo, che si ripetono questi episodi. Eppure, la dirigente non si è mai fatta viva nonostante le numerose segnalazioni. Perché cancellare le note, prova dei ripetuti insulti a un pubblico ufficiale qual è l’insegnante? Per non parlare di alcuni colleghi del mio amico che prima hanno sottoscritto lettere di solidarietà e poi non hanno esitato a criticarlo alla spalle per paura di andare contro la preside.

Scrivo questo un po’ come sfogo ma anche per rendere nota questa storia che mette in luce il livello palesemente omofobico della società e della scuola imolese. Sono sconcertato per la censura e il totale silenzio della dirigente in merito a questi fatti di omofobia, che mi riguardano in prima persona visto che nella sua scuola sono stato diffamato verbalmente e per iscritto.

Personalmente presenterò a giorni querela per diffamazione nei riguardi di questi quattro alunni. Per quanto riguarda il mio amico insegnante anche lui ha intrapreso il percorso legale. Staremo a vedere.

e-max.it: your social media marketing partner

Un Pd che frena sulla legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. E, per giunta, in una regione considerata roccaforte storica della sinistra.

È quanto succede da anni in Emilia-Romagna, dove il progetto di legge, presentato nella scorsa legislatura dall’allora consigliere Franco Grillini, non è mai arrivato in Aula per la discussione nonostante le rassicurazioni d’approvazione dello stesso entro il 2018 da parte del presidente Stefano Bonaccini.

Ma all’etica della parola data di richettiana memoria si è contrapposta l’urgenza della «piena condivisione del testo da parte del partito». Questo il motivo invocato, il 17 maggio scorso, dal segretario del Pd Emilia-Romagna Paolo Calvano in risposta alla manifestazione di protesta delle associazioni Lgbti davanti al Palazzo della Regione. Condivisione però chimerica, viste le resistenze della cosiddetta compagine cattodem alla stessa discussione del progetto di legge e subito codificate, proprio il 17 maggio, nelle dichiarazioni del consigliere regionale Giuseppe Paruolo.

Ma ieri colpo di scena. I Consigli comunali di Bologna, Parma e Reggio Emilia – senza contare quella precedente del 26 maggio a Modenahanno deliberato a maggioranza l’adesione al progetto di legge (divenuto d’iniziativa popolare) col raggiungimento, in tal modo, della quota di elettorato necessaria all’obbligatoria discussione in Regione. Approvazioni, queste, raggiunte anche coi voti favorevoli del M5s.

Ma per conoscere più approfonditamente le posizioni dei pentastellati al riguardo, abbiamo raggiunto la capogruppo e consigliera regionale Silvia Piccinini.

Consigliera, il progetto di legge regionale contro l’omotransnegatività giace da anni in una sorta di limbo. Come giudica un tale ritardo da parte di un’amministrazione di centrosinistra?

Lo giudico come una prova, purtroppo non la prima e senza dubbio non l'ultima, del fatto che il centro sinistra in Emilia-Romagna non risponde più da tempo ai valori della tradizione della nostra terra e nemmeno ai bisogni della società, delle comunità, delle persone di questa regione.

Ma “ritardo” non è la parola giusta. Forse bisognerebbe parlare di vera e propria “scomparsa”  del tema dall’agenda della maggioranza. Ma questi sono i tempi del renzismo ed è evidente che anche per il centro sinistra e la sinistra emiliano- romagnola le priorità ora sono altre. Io però non ne farei più una questione ideologica o di appartenenza politica. La lotta contro l’omotransfobia è una questione di civiltà, una battaglia che dovremmo abbracciare tutti quanti.

Il presidente Bonaccini aveva promesso nel settembre scorso che la legge si sarebbe fatta entro un anno. Ma nell’incontro coi manifestanti il segretario del Pd Calvano ha parlato di necessità di condivisione del testo col partito. Che fine ha fatto, secondo lei, l’etica della parola data in politica?

Senza etica la politica diventa semplice ricerca del proprio interesse. E, nel momento in cui alle promesse non corrispondono i fatti e ci si limita alle dichiarazioni propagandistiche, il danno è doppio. Oltre alla perdita di credibilità si alimenta la disaffezione dei cittadini alla politica e alla partecipazione alle scelte che li riguardano. E questo non va bene. Nel caso specifico è evidente come gli interessi spiccioli di partito e “la tutela” delle loro contraddizioni interne abbiano la priorità, rispetto ad un tema su cui si potrebbe agire subito e senza esitazioni e che ci dovrebbe vedere tutti concordi e sullo stesso fronte.

I casi di omotransfobia non accennano a diminuire. Il M5s sosterrebbe per un senso di responsabilità e sensibilità verso le persone Lgbti un tale progetto di legge - magari integrandolo con proprie proposte - sull’esempio di quanto dichiarato dalla capogruppo M5s alla Regione Lazio Roberta Lombardi?

Abbiamo esaminato il testo e siamo pronti a votarlo, non per senso di responsabilità o opportunità politica, ma perché crediamo sia un provvedimento semplicemente giusto e necessario. Il problema qui però, come dicevo, sono le divisioni interne alla maggioranza. Temiamo infatti un ulteriore rallentamento dei tempi che servirà a loro per trovare l’accordo con i “malpancisti” su un testo che molto probabilmente sarà annacquato e depotenziato e, quindi, utile solo come bandierina da sventolare nelle giuste occasioni.

Noi per evitare questo abbiamo depositato, la scorsa settimana, un nostro progetto di legge - crediamo migliorativo -, che recepisce anche alcuni elementi positivi contenuti nella legge umbra e ne chiederemo l’immediata iscrizione in commissione.

Come giudica le valutazioni del consigliere Giuseppe Paruolo?

Alla luce di quanto dichiarato penso che amichevolmente gli regalerò una copia dell’art. 3, comma 2 della Costituzione che recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Le sue sono parole arcaiche, fuori dal tempo e dalla storia, che mi sarei aspettata da un esponente conservatore di destra, non del Pd. La nostra regione si è dotata da qualche anno di una legge contro le discriminazioni femminili. Integrare questa visione con la lotta alle discriminazioni di tutti gli orientamenti sessuali e di tutte le identità di genere, sostenendo un principio fondamentale che è quello dell’autodeterminazione di ogni persona, sarebbe un gesto minimo di civiltà.

e-max.it: your social media marketing partner

Un’odissea quella della legge regionale contro l’omotransnegatività in Emilia-Romagna. Nella scorsa legislatura si era a un passo dall’approvazione quando il governatore Vasco Errani si dimise.

Una battuta d’arresto cocente per l’allora consigliere regionale Franco Grillini che, primo firmatario del progetto di legge contro le discriminazioni e la cultura omofobica, era comunque convinto d’un logico quanto rapido ottenimento di tale risultato con l’insediamento della nuova Giunta nel novembre 2014. Ma, invece, in un gioco illogico di rimbalzi e promesse – non ultima quella del presidente Bonaccini che, nel 2016, aveva dato pubblica rassicurazione sull’approvazione del pdl nel giro d’un anno – si è arrivati fino a oggi senza che il testo sia mai arrivato in Commissione per la pre-discussione.

Cosa che ha portato, il 17 maggio, le associazioni Lgbti dell’Emilia-Romagna a organizzare un presidio di protesta in Viale Aldo Moro, conclusosi con un incontro, definito deludente dalla delegazione di attiviste e attivisti, col capogruppo Pd Stefano Caliandro e il segretario regionale dem Paolo Calvano ancorati a un concetto di “piena condivisione partitica del progetto di legge”. Condivisione ovviamente inesistente, viste le resistenze della compagine cattolica

Da qui l’ulteriore estenuante rimpallo ai Consigli comunali per tentare la strada del progetto di legge d’iniziativa popolare. Che, oggi, proprio grazie all’approvazione dei Consigli comunali di Bologna, Reggio Emilia, Parma – cui si va aggiungere quella precedente degli omologhi modenesi in data 26 maggio – ha finalmente trovato una soluzione irreversibile.

Il Consiglio comunale di Bologna ha infatti approvato la relativa delibera con 23 voti favorevoli (Partito Democratico, Città comune, Movimento 5 stelle, Clancy-Coalizione civica), un astenuto (Martelloni di Coalizione civica) e 7 contrari (Lega nord, Forza Italia, Insieme Bologna). Il sindaco Virginio Merola così ha commentato il risultato a Gaynews: «Con il voto di oggi diventa obbligatorio discutere in Consiglio regionale la legge contro le discriminazioni per i cittadini Lgbti. La città di Bologna infatti con il suo voto ha già raggiunto la quota di elettorato necessaria. Si aggiungeranno altri Comuni ampliando la richiesta. Voglio che la Regione legiferi in materia come tante altre hanno già fatto».

Stesso risultato, in giornata, anche a Reggio Emilia. Alberto Nicolini, presidente del locale comitato Arcigay, ha dichiarato: «In una giornata in cui l'Italia intera discute di Istituzioni e processo democratico, Reggio Emilia regala ancora una volta un grande segnale a favore dei diritti e delle persone. Poche ore fa, infatti, il Consiglio comunale della città del tricolore si è chiaramente espresso perché la Regione discuta nel merito la legge contro l'omofobia-bi-lesbo-transnegatività: una legge orientata alla formazione e al miglioramento delle vite delle persone Lgbti, una legge che permetterà di ridurre i reati e le situazioni discriminatorie. Un grazie sincero ad Articolo 1-Mdp, M5s, Pd e Si. Un primo passo è stato fatto, e siamo pronti alla corsa che ci aspetta. Ora parli la Regione».

E alle 21:20, di un lungo consiglio comunale iniziato alle 15:00, anche a Parma è stata approvata la delibera circa la legge regionale contro l'omofobia. 21 i voti favorevoli (18 Effetto Parma, 3 Pd). Unico astenuto Pezzuto del Pd mentre i consiglieri di Lega Nord e d'altri schieramenti hanno preferito allontanarsi dall'aula consiliare.

Su tali risultati, che adesso impegnano la Regione a legiferare in materia, così si è espresso il direttore di Gaynews Franco Grillini: «La legge è già in vigore in numerose Regioni tra cui Toscana, Liguria, Umbria e in discussione in diverse altre tra cui Lazio, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata. Si tratta ora di fare lo stesso in Emilia-Romagna, dove c’è tutto il tempo necessario prima della fine di questa legislatura (oltre un anno e mezzo).

È stata ampiamente superata oggi quella percentuale di cittadini rappresentati per l’immediata discussione in Commissione e in Aula in Consiglio Regionale. Facciamo affidamento alla volontà politica espressa dallo stesso Pd e dalle altre forze della sinistra in Consiglio Regionale, a cui si è aggiunto di recente anche una proposta del gruppo 5 Stelle prefigurando un’ampia maggioranza anche senza i clericali, detti cattodem. Con essi, comunque, vogliamo discutere nel tentativo di convincerli che le discriminazioni vanno combattute anche con provvedimenti legislativi così come hanno fatto le numerose altre regioni in Italia e in Europa.

Sarebbe veramente incomprensibile che ciò non si facesse in una Regione che si vuole all’avanguardia dei diritti come la Regione Emilia-Romagna.»

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video