Uomini volete consumazioni gratis? Vestitevi da gay. Questa l’ultima trovata del ristorante – lounge bar procidano Il Ciracciolo, i cui gestori hanno organizzato dalle 21.00 in poi la serata Miss Gay con l’organizzazione di Butterfly Effect.

Ma che significa abbigliarsi da gay? Raggiunto telefonicamente, uno dei pr di Miss Gay ha spiegato le modalità vestiarie della kermesse: «Il biglietto d'ingresso pari a 15 euro è inclusivo d'una consumazione. Ma chi verrà vestito da gay, cioè da donna, parteciperà all'estrazione finale di premi e avrà altre cue consumazioni in omaggio».

Immediata la reazione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che in un duro comunicato ha denunciato fermamente il contenuto omofobico dell'iniziativa sull'isola di Procida (Na): «La serata ha il sapore di un orribile balzo culturale indietro di almeno 30 anni in un'Italietta provinciale e volgare, dove ancora oggi l’omosessualità maschile è vista come una diminutio della virilità, come uno sfortunato status sul quale nella migliore, o forse peggiore, delle ipotesi, ironizzare. Ed è proprio qui che invece nasce la più odiosa discriminazione, il seme da cui nasce il bullismo e la violenza di cui sono vittime quotidiane le persone omosessuali».

Sannino ha altresì rilevato come «l’autoironia e la destrutturazione culturale del dualismo maschio/ femmina siano alla base della grande rivoluzione culturale portata avanti dal nostro movimento di liberazione sessuale. Ma qui non riscontriamo né ironia né alcun valore politico attribuibile alla femminilità. La serata Miss Gay del Ciracciolo è solo un insopportabile e volgare affronto alla vita e alla dignità delle persone Lgbti».

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L’ultimo atto dell’Onda Pride 2017 è andato in scena nella magnifica cornice del Salento. Per la precisione a Gallipoli, cittadina che, in barba ai recenti episodi di omofobia, si attesta quale una delle mete turistiche Lgbti più gettonate a livello internazionale. Cristina Bugatty, concorrente di Pechino Express e curatrice di TeleBugatty, è stata la madrina dell’evento mentre Eleonora Magnifico, Giovanni Minerba, Giulio Maria Corbelli, Danilo Lupo e Willy Vaira i testimonial d’eccezione.

Cuore programmatico della manifestazione la rivendicazione di diritti e libertà nonché di un territorio, quello salentino, ricco di cultura, tradizioni, arte e grande capacità di accogliere e promuovere il turismo. Insomma non solo un Pride arcobaleno ma anche un Pride dei salentini, delle salentine e di chi, semplicemente, ama questa terra.

Al termine della marcia dell'orgoglio Lbti, caratterizzata da cinque carri e dalla presenza di migliaia di persone (anche se funestata dal ferimento di Eleonora Magnifico precipitata accidentalmente da uno dei carri), abbiamo raggiunto Roberto De Mitry Muya, uno dei promotori del Salento Pride nonché presidente del comitato Arcigay Salento La Terra di Oz.

Il Salento Pride chiude la stagione dell'Onda Pride 2017. Quali erano le aspettative e come ha risposto la comunità?

La comunità ha risposto egregiamente. Come l'anno scorso il Salento Pride si è caratterizzato per la presenza massiccia di persone dalle molteplici provenienze - grazie al forte afflusso turistico - e per la partecipazione corposa della comunità locale.

Quali sono stati i punti più importanti del manifesto politico del Salento Pride 2017 e quali sono secondo te le priorità per cui lottare oggi sì damigliorare la qualità della vita delle persone Lgbti?

Per il Salento Pride era innanzitutto importante festeggiare il territorio oltre che le nostre tradizionali rivendicazioni. Un Pride per esaltare le tante belle storie, i volti e le realtà di questa magnifica terra. Le priorità Lgbti restano per noi matrimonio egualitario e adozioni. Su questo non chiediamo più mezze soluzioni.

Il Salento Pride si è svolto all'indomani di alcune spiacevoli circostanze che hanno fatto calare su Gallipoli, meta riconosciuta del turismo Lgbti italiano, l'ombra dell'omofobia. Che significato ha avuto il Pride in questa prospettiva? E sopratutto tu, da leader del movimento Lgbti salentino, cosa ti sentiresti di dire all'imprenditore del G Beach che ha ripreso i due ragazzi "rei" di essersi dati un bacio in pubblico?

Come detto, il nostro Pride non è contro qualcosa ma anzi vuole essere un modo per festeggiare insieme l'apertura e l'accoglienza del popolo salentino e gallipolino. Un Pride per rimarcare la fierezza di essere salentini. Da rappresentate della comunità Lgbti, direi al proprietario del G Beach che la porta per i chiarimenti è sempre aperta: basta solo ammettere i propri errori.

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Alla viglia del Salento Pride il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva ha rilasciato un comunicato di condanna di quanto accaduto nella serata di ferragosto presso il G Beach e riportato da Gaynews. Come noto, due giovani, Luca e Marco, si stava baciando presso lo stabilimento quando sono stati invitati da un cameriere a evitare pubbliche effusioni. Il proprietario - un imprenditore milanese - ha tentato poi di scusarsi con una bottiglia di spumante e una motivazione a dir poco singolare. Il calo progressivo, cioè, di clienti facoltosi per la segnalazione del G Beach sulle guide rivolte a persone Lgbti

Segnalato dal docente romano Ivan Valcerca, amico della coppia e attivista dem, l'accaduto è stato subito riferito al governatore della Puglia Michele Emiliano. È stato lui a intervenire telefonicamente presso il primo cittadino di Gallipoli che ha stigmatizzato quanto avvenuto al G Beach con una nota che, recante la data del 17 agosto, è stata però diffusa da qualche ora.

Mentre giunge la notizia d'un altro atto omofobico presso lo stabilimento di Punta della Suina (un ragazzo in pareo rainbow sarebbe stato fermato, sempre nella giornata d'ieri, da un altro cliente che gli ha chiesto: Ma questa è la bandiera di quelli che lo prendono ar c..."), le parole del sindaco Minerva assumono perciò un rilievo del tutto particolare. Eccole:

Quanto accaduto ieri in una spiaggia gallipolina mi lascia perplesso: una coppia è stata allontanata solo per alcune dimostrazioni d'affetto. In una città come la nostra, l'amore gay non può essere condannato: ci avviciniamo al Salento Pride e non posso tollerare attegiamenti discriminatori come questi. Nella città che immagino per il futuro non ci dovranno essere differenze dettate dagli orientamenti sessuali.

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Un’estate rovente quella del 2017 e non solo per le temperarature canicolari. Mai come quest’anno, infatti, si stanno registrando episodi d’omotransfobia in località turistiche. E così, dopo l’allontanamento di Massimina e Sandra, due donne transgender, da una trattoria del litorale di di Latina, l’ultimo caso si è verificato nella giornata di ferragosto.

Questa volta però in una delle maggiori mete gay-friendly italiane quale Gallipoli e, addirittura, in un punto centrale della movida rainbow estiva della città salentina: il G Beach. Una struttura balneare situata in quell'incantevole Parco naturale di Punta della Suina in cui, non a caso, Ferzan Ozpetek ha ambientato l'unica scena di mare di Mine Vaganti

A riportare l’accaduto Daniele Sorrentino, amministratore della pagina fb In piazza per il family gay, che ha raccolto la testimonianza di Ivan Valcerca. Il docente romano era ieri presso il noto stabilimento con amici, una coppia dei quali (Luca e Marco) si stava baciando quando un cameriere si è avvicinato invitando gentilmente a evitare effusioni in pubblico. Alla richiesta di spiegazioni sono giunte le scuse del proprietario, porte con una bottiglia di spumante e una motivazione a dir poco singolare. Il calo progressivo, cioè, di clienti facoltosi per la segnalazione del G Beach sulle guide rivolte a persone Lgbti

Ma in realtà lo stabilimento gallipolitano avrebbe da tempo imboccato un percorso di "riconversione" come raccontato da Alex Mari sempre sulla pagina In piazza per il family gay. 

«Sono stato a Gallipoli - così Alex - il mese scorso e ho alloggiato in un B&B gay-friendly. La proprietaria mi ha raccontato che hanno proposto a molte strutture balneari e della movida di fare convenzioni per i clienti del B&B. Il G Beach ha inizialmente accettato inviando subito il listino delle convenzioni. Dopo una mezz'ora la chiama il proprietario dicendo che avevano visto sul sito del B&B che era dichiaratamente gay-friendly e quindi non avrebbero fatto la convenzione perché non si vogliono legare ad alcun tipo di categoria specifica. Lei sconvolta. I fatti sono questi: lo stabilimento fino a tre anni fa si chiamava Makò Beach ed era uno stabilimento gay, con le bandiere rainbow, il personale gay e la clientela gay.

Poi hanno venduto a questo signore di Milano che si chiama "Gabon", uno storico organizzatore di grandi eventi dance degli anni '90 e negli ultimi anni gestore di alcuni luoghi vip/chic della movida milanese. Gabon ha scelto di "rilanciare" un posto già lanciato per trasformarlo in un ambiente chic, elegante, esclusivo, per clienti benestanti. Una cosa molto figa, ma sicuramente lontana dal concetto di "spiaggia gay". Quindi prezzi più alti della media, bianco come colore dominante, dipendenti quasi tutte donne giovani bellissime zinnone che sembra un set di baywatch.. La g di G Beach non sta per "Gay Beach" ma significa "Gabon Beach". Ovviamente non può dire apertamente che i gay non ce li vuole, finirebbe nella bufera. Ma daje oggi, daje domani, sono tre anni che gli omosessuali vengono umiliati in ogni modo in quel posto ma continuano ad andarci in virtù dei tempi che furono quando era gestito da un imprenditore che aveva scelto il turismo Lgbti». 

Ivan Valcerca, intanto, ha già denunciato l'accaduto al governatore della Puglia Michele Emiliano, della cui corrente dem è anche componente. La vicenda, in ogni caso, assume un particolare rilievo a pochi giorni dal Salento Pride, che si terrà sabato 19 agosto proprio a Gallipoli.

 

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Classe 1972 e fidanzato con Lucio De Tommaso, Giovanni Mineccia coniuga da sempre l'attivismo Lgbti con l'amore per gli animali. Molto conosciuto sui social nell'ambito della collettività Lgbti e, in particolare, quella romana, La TalebanaH - come ama definirsi - dosa con saggezza nei post su Facebook ironia, schiettezza, lucidità di vedute e utilizza un italiano infarcito di baresismi che rende il suo dettato piacevole alla lettura. Per dare voce all'esperienza molteplice di una persona gay di provincia ma attentissima a quanto accade nel movimento italiano e non, Gaynews ha deciso d'intervistarlo.

Giovanni, sei una persona molto amata sui social per i tuoi post scanzonati ma improntati all'attivismo Lgbti e all'animalismo. Come coniughi i due interessi?

Molto amato? Non quanto realmente io possa essere amato. Le persone, in realtà, hanno più voglia di farsi i c...i miei. Forse sbaglierò ma uso Fb come se fosse un diario. Da piccolo ne avevo sempre uno segreto. Ora uguale ma non è più segreto. Mi piace raccontare eventi della mia vita o considerazioni che magari possono essere di aiuto ad altri. Mio padre mi diceva sempre che fin quando non hai rubato o fatto male a qualcuno non hai nulla di cui vergognarti. Ho cambiato idea su tante cose  grazie a post di amici o commenti che mi hanno fatto riflettere. Molte volte, in passato, mi sono ritrovato a essere più moralista e babbione di quanto pensassi. Il confronto verbale, specialmente dalle mie parti, diventa un gridarsi sopra e un interrompere l'altro traendo conclusioni sbagliate. Su Facebook leggi e rileggi. Hai tempo di elaborare una risposta e pensarci.

Per quanto riguarda gli animali, essi hanno sempre fatto parte della mia vita: una passione ereditata da mio padre e mia madre. Però ho preso il meglio dei due: mio padre uomo di campagna è un animalista più pragmatico e di cervello; mia madre, invece, è una donna di città che tende eccessivamente a umanizzare. Insomma un'animalista troppo di cuore. Ho lanciato delle cat promotion: si tratta di video allegri, dove a quei poveri gattini gliene dico di tutti i colori, facendo incazzare le animaliste del "Kuore" di turno. Ma sono sempre riuscito a trovare lotro delle ottime famiglie ed è quello che conta.

Ho da 17 anni un Pet shop ad Adelfia, un paesino in provincia di Bari, con la mia bella rainbow flag all'esterno (che tutti scambiano però per quella della pace) e che sono gay lo sanno pure i vigneti. Mi capita spesso che qualche cliente - scegliendo un collare o un cappottino - mi dica: "Questo è da frocio". Ogni volta gli indico i capi che indosso al momento (non ho molta fantasia: ho un numero imprecisato di camicie a quadri) e dico: "Io sono gay. Porto strass e brillantini? No, e allora il tuo cane può portare un collare di vernice senza essere frocio". Rimangono sempre basiti e io rido molto. La maggior parte dei miei clienti sono anche amici su Fb.

Spesso utilizzi termini dialettali baresi. Una volontà di riaffermare le tue origini o un modo come un altro per ironizzare?

Sì, è vero. Uso spesso termini dialettali su Fb. I dialetti sono una cosa stupenda: non vanno usati come codici per non farsi capire dal resto del mondo. Ma alcune parole rendono bene l'idea solo in dialetto. Ad esempio l'Angoooorr e il Maisia le ho esportate in mezza Italia .

Il tuo profilo Fb è stato spesso bloccato. Perché a tuo parere?

Vabbè. Una volta mi sono cacato sotto perché su Fb alcune mie foto sono state viste su una pagina di talebani veri in mezzo a scatti di lapidazioni di donne. Per fortuna tutti i miei amici hanno segnalato la pagina, che è stata oscurata. Vengo spesso bloccato perché - sì, lo ammetto -, protetto dallo schermo, sono un po' leone da tastiera anche io. Dal vivo sono meno aggressivo ma ci sono cose che mi fanno proprio girare le scatole: gli hater, i gay perbenisti, gli omofobi e i razzisti. Di fronte a tali persone sbrocco e puntualmente esse mi segnalano: allora vengo messo in castigo .

In che senso ami definirti la TalebanaH?

Mi chiamano la talebana perché tanti anni fa - a ridosso del fatidico 11 settembre - passeggiavo con amici per la città vecchia di Bari. Avevo un barbone allora nerissimo ed ero abbronzato. Un gruppo di ragazzini mi urlò "Mooo e ci è u talebban". Chiaramente le amiche me lo hanno trasformato al femminile e quando mi sono iscritto sulle chat ho deciso di usarlo come nick . Molti mi hanno contattato per rimproverarmi, sapendo cosa fanno i talebani ai gay. Ma io lo uso proprio per questo.

Hai una storia intensa ma a distanza con Lucio. Dopo anni credi che sia vera e cosa rispondi a quelli che obiettano il contrario?

Qualsiasi cosa vissuta con Lucio mi fa star bene. Ogni coppia è un universo a sé e ha i suoi equilibri. Non penso al futuro: mi godo solo i momenti in cui ci è concesso stare insieme.

Quale messaggio lancia la TalebanaH alla collettività Lgbti e soprattutto ai moralisti all'interno?

Ti sto rispondendo mentre sono in aereo verso Bari e ho detto tutto. Che messaggi lanciare? Non saprei. Non sono uno che ha letto molti libri e sono di base un ignorantone che non ha fatto le "scuole alte". Da bambino, però, ho letto un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che fanno parte di minoranze e si fanno la guerra fra di loro limitando le altrui libertà e necessità in nome di falsi moralismi e verità assolute. Si tratta de La fattoria degli animali. Ha molto da insegnare.

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Mirco Nese è un giovane cantautore salernitano ed è stato un protagonista inatteso del Napoli Pride 2017Infatti Mirco ha scritto e cantato per quell'occasione Fateli amare, un brano arrangiato dai compositori Dual Sound (Gianluca, Angelantonio, Alma) che ricorda la condizione delle persone omosessuali in CeceniaIl brano di Mirco ha riscosso un grande successo ed è disponibile in tutti gli store online già dal mese di luglio. Da pochi giorni, è possibile vedere anche il video.

Incontriamo Mirco Nese per sapere qualcosa in più sul suo brano.

Mirco, qual è stata la tua prima reazione quando hai appreso della persecuzione delle persone omosessuali in Cecenia?

Mentre leggevo quelle notizie, ricordo che mi ripetevo in continuazione: Non è possibile.

Pensi che canzoni come la tua possano aiutare a sensibilizzare anche i più giovani, e non solo quelli Lgbti, sul problema dell’omofobia?

Questa canzone riguarda il carcere di prigionia per gay situato ad Argun in Cecenia, ma è rivolto a tutte e tutti: i diritti umani sono diritti umani ancor prima che diritti dei gay, ogni essere vivente è sacro e non dovrebbe essere leso. Poi questa canzone più che sensibilizzare, vuole spingere chi crede nell'umanità ad imporsi perché la verità è che bisogna imporsi, prima che come gay, come esseri umani che esigono uguaglianza e parità di diritti per tutte e tutti.

Che reazioni stai raccogliendo da chi ascolta il tuo brano o vede il video di Fateli Amare?

La verità è che molti ragazzi, soprattutto quelli gay, mi hanno sconsigliato di scegliere un argomento del genere perché  sarei stato “ghettizzato” o visto come un opportunista. Io, invece, ho fatto quello che mi sentivo di fare e devo dire che in molti mi fanno complimenti per il testo e per la vocalità, alcuni anche per l'aspetto ma questo poco mi importa. La cosa che mi ha colpito però è che I complimenti me li fanno in privato e non pubblicamente, come se si vergognassero.

Comunque questa canzone l'ho sentita e l'ho scritta come dedica a chi purtroppo vive il terrore delle persecuzioni e vive sulla propria pelle l'ignoranza di chi discrimina e condanna. Con Fateli Amare mi interessa urlare il mio sdegno perché di fronte a queste tragedie mi viene da pensare che non siamo tanto lontani dall'epoca di Hitler. Infine, ho notato che quando si parla di diritti gay in Italia è come quando si  parla di politica: a chiacchiere tutti vogliono che le cose cambino, ma nei fatti pochi agiscono sul serio.

Hai partecipato al Pride di Napoli: cosa ti piace del Pride e perché, secondo te, è importante parteciparvi?

Del Pride mi piacciono molte cose. La partecipazione è certamente importantissima e io vorrei che tutti scendessero in strada durante il Pride, anche gli eterosessuali.. Poliziotti in divisa, politici, calciatori, preti e non tanto per dimostrare che esistono anche poliziotti gay, politici gay, calciatori gay e preti gay - questa cosa già la sappiamo - ma per dimostrare in mondo più consapevole e più libero l’importanza di rivendicare diritti, perché non rivendicare i diritti delle persone Lgbti, anche se sei eterosessuale, significa non riconoscere i diritti di un cugino, di un amico, di un figlio o di un nipote futuro. Significa non riconoscere i diritti di un altro essere umano.

Ti è mai capitato di essere presente (o di essere vittima) di un gesto o un'offesa omofobica?

No, non mi è mai accaduto di assistere a un gesto di omofobia. Però avendo lavorato nei bar  ho sentito spesso giudizi sgradevoli su ragazzi più effeminati o gay da parte di ragazzi che si sentivano più fieri e più “maschi” e poi mi accorgevo che erano incapaci di reggere una discussione con la loro compagna. Mentre mi è altresì successo di parlare con ragazzi  eterosessuali molto gay-friendly, che appoggiavano la rivendicazione di diritti da parte delle persone Lgbti, e la loro umanità e la loro intelligenza mi è sempre sembrata molto più “forte”, più “maschia”.

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Simone Panella e Andrea Pacifici, soci nel lavoro e compagni nella vita, danno l’annuncio su Facebook: Vanity Dance Studio, l’accademia di danza che avevano sognato e realizzato a Roma in zona Centocelle, chiude. E non chiude certo perché è venuta meno la passione e l’abnegazione dei due artisti fondatori. Chiude perché è impossibile lavorare tra minacce e intimidazioni più o meno velate. E chiude perché, due settimane fa, le pareti della scuola di danza sono state imbrattate con scritte omofobe e disegni osceni. Froci via di qui: questo il messaggio ripetuto varie volte a caratteri cubitali e scritto con una vernice spray rossa sulle pareti bianche del Vanity Dance Studio.

E, mentre Imma Battaglia lancia un duro comunicato di condanna e chiede un incontro con la sindaca Virginia Raggi perché dia un segnale forte contro l'omofobia rimontante in Roma, abbiamo intervistato Simone Panella per saperne di più. 

Simone, come mai avete atteso quindici giorni prima di denunciare la grave aggressione che la vostra scuola ha subito?

Sinceramente non abbiamo denunciato immediatamente l’accaduto per una sorta di vergogna. Solo ieri abbiamo deciso di rendere pubblica la notizia, spinti dal consiglio di un amico. Ovviamente, oltre a pubblicare la notizia sulla pagina Facebook della Scuola, esporremo formale denuncia anche alle forze dell’ordine.

Da quanto si legge nel post. la violazione degli ambienti della scuola da parte di terzi con le offese omofobiche che vi “intimano” ad andare via sono solo l’ultimo atto di una serie di problemi che avete registrato durante l’anno…

Sì, infatti abbiamo avuto molti problemi, soprattutto con una coppia di vicini che hanno più volte manifestato il proprio fastidio per la nostra presenza. Erano molto aggressivi e una volta hanno anche fatto delle battute omofobiche. Chiamavano i vigili con la scusa che erano infastiditi dalla musica ma poi i vigili riscontravano che era tutto regolare e che non era materialmente possibile che la nostra musica si sentisse anche a casa loro perché il loro appartamento non è adiacente all’accademia.

Una volta sono state lanciate anche delle uova contro il nostro cancello d’ingresso. Naturalmente, non ho alcuna prova che mi consenta di dire che la coppia che mostrava insofferenza per la nostra presenza abbia una qualche responsabilità nella vicenda delle uova o in quella, assai più grave, delle scritte all’interno dell’accademia, fatto sta che il clima è diventato pesante e insostenibile e in queste condizioni non si può lavorare, ecco perché chiudiamo.

Aprirete altrove la vostra scuola?

Al momento posso dire solo che chiudiamo questa. Non so se ne apriremo un’altra. Non nell’immediato. Avevamo investito tantissimo in questa struttura e non abbiamo risorse per aprire altrove. Ma non possiamo neppure andare avanti così. Siamo costretti ad andare via e abbandonare il nostro sogno.

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«Mi sorprende che un ex parroco di Nichelino trovi il tempo per dissertare sulla sessualità umana. Sarebbe molto più utile se aiutasse la comunità concretamente, perché non sono sicuramente questi i "problemi" che chiede di risolvere. Anche perché non sono più problemi, grazie a dio». Così lo scrittore e conduttore radiofonico Luca Bianchini, che proprio a Nichelino è vissuto per circa 30 anni, ha commentato ai microfoni di Gaynews la distribuzione del libro di don Paolo Gariglio Ti amo. La sessualità raccontata agli adolescentiDistribuzione avvenuta nel corso dei campi estivi organizzati dalle comunità parrocchiali del grande centro della prima cintura torinese

Quella di Bianchini tiene dietro alla ferma reazione del Coordinamento Torino Pride che, nella persona di Alessandro Battaglia, aveva negli scorsi giorni stigmatizzato la consegna ad adolescenti d’una pubblicazione contenente affermazioni inaccettabili sull’omosessualità. Come, ad esempio, le definizioni di fenomeno fuorviante o malattia da curare. Parole che il salesiano Livio Demarie, direttore dell'ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Torino, non ha esitato a qualificare come inaccettabili alla luce della della decisione dell'Organizzazione mondiale della Sanità del 17 maggio 1990. «Sono però certo – ha anche aggiunto telefonicamente – che l’autore abbia superato queste posizioni dal momento che il libro in questione risale a dieci anni fa».

In realtà Ti amo ha un’origine ancora più lontana, trattandosi d’una ristampa sotto diverso titolo del volumetto Amare l’amore, edito nel 1999 dall’Elledici. A ricordarcelo è stato lo stesso don Gariglio (oggi 87enne e in pensione dal 2005) che, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato: «Ti amo fu pubblicato dieci anni fa dall’editrice Effatà, che diede alle stampe senza modifica un mio precedente opuscolo del ’99. Si tratta d’una pubblicazione fuori catalogo, di cui possiedo cinque o sei copie. Negli scorsi giorni sono inizati i campi estivi delle parrocchie di Nichelino presso la Maison de Chamois, un rifugio da me fondato nel 1956 in Valle Stretta a oltre 2mila metri d’altitudine. Gli animatori hanno trovato presso la Maison 68 esemplari di Ti amo, depositati lì da anni. Hanno così pensato di distribuirli al gruppo dei ragazzi della parrocchia della SS. Trinità, di cui sono stato parroco per tre decenni». Una parrocchia di frontiera, come ha ricordato lo stesso sacerdote, che si è fatto apprezzare per la sua vicinanza alle famiglie operaie e l’ideazione di numerose strutture assistenziali.

Eppure quelle affermazioni sull’omosessualità gettano un’ombra sull’immagine di prete riformatore e solidale. Affermazioni, però, che don Gariglio oggi rigetta. «Dico una sola cosa – così ha continuato -: mi sono sempre impegnato per tutti senza discriminare e con spirito d’accoglienza. Sì, ho scritto dell’omosessualità come “malattia da curare”. Ma si tratta di un libro scritto 18 anni fa e ristampato nel 2007 senza revisione. Oggi, se dovesse essere ripubblicato, eliminerei tutte quelle espressioni, che riconosco inaccettabili. L’amore è per tutti. Lo ripeto: per tutti. Ora è chiaro che come cristiano non accetto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. È quanto d’altra parte ha detto alcune settimane fa Angela Merkel. Però apprezzo e condivido la posizione politica della cancelliera che, pur personalmente contraria, ha lasciato libertà di coscienza al suo partito quando si è votata la legge sul matrimonio egualitario».

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Originario di Parete (Ce), il 25enne Vincenzo Ruggiero continua a essere irreperibile dal 7 luglio. La sua scomparsa dall'abitazione in cui abitava insieme all'amica Heven Grimaldi ad Aversa, continua ad agitare tutti quelli che lo conoscono e che si sono mobilitati, specialmente nella comunità Lgbti campana, per favorirne il ritorno.

Sebbene la vicenda resti avvolta nel mistero, a partire dal fatto che Vincenzo è sparito portando con sé tutte le sue cose - nonostante la firma di un nuovo contratto lavorativo, che avrebbe dovuto firmare a breve e di cui era particolarmente felice - e senza aver mai comunicato l'intenzione di allontanarsi volontariamente, le forze dell'ordine stanno dando proprio nelle ultime ore un'accelerazione significativa alle indaginiNegli ultimi giorni anche la pagina della trasmissione Chi l'Ha Visto?, che tempestivamente aveva dato notizia della sparizione di Vincenzo Ruggiero, ha lanciato un accorato video appello della mamma del giovane.

Arcigay Napoli, che sta coadiuvando le forze dell'ordine nell'opera di ricerca, ha diffuso una nota stampa in cui si fa appello al senso di responsabilità di quanti abbiano una qualsiasi informazione su Vincenzo, chiedendo loro di recarsi nella più vicina caserma dei carabinieri o della polizia per fornire tutti gli elementi di loro conoscenza. Le informazioni, anche quelle all'apparenza più futili e prive di valore, potrebbero invece contenere indizi determinanti per tentare di ricostruire gli spostamenti di Vincenzo Ruggiero.

Gaynews, tra le prime testate a dare notizia della sparizione del ragazzo di Parete, si associa all'appello di Arcigay Napoli e chiede ai suoi lettori massima solerzia nel comunicare alle forze dell'ordine notizie, anche apparentemente ininfluenti, relative a Vincenzo.

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Sollevato da Gaynews, il caso della coppia napoletana, respinta dalla Casa Vacanza Ciufo in Ricadi (VV) perché gay, è divenuto di rilevanza nazionale. E ieri è intervenuta sulla sua pagina fb anche la presidente della Camera Laura Boldrini che ha cosi commentato l’accaduto: «Credo che vietare una prenotazione alberghiera a categorie di persone in base ai loro orientamenti sessuali sia inaccettabile dal punto di vista della dignità umana oltre che contrario al principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione. Per questo ritengo doveroso stigmatizzare episodi di discriminazione che ci riportano alle peggiori pratiche della storia recente del nostro Paese e che non possono trovare spazio in una società aperta come vuole essere la nostra».

Sempre nella giornata d’ieri Michele Catania, presidente della Confcommercio di Vibo Valentia, si è sentito in dovere di porgere le proprie scuse a nome di tutti gli imprenditori dell’area territoriale, condannare l’operato di Filippo Mondella e dichiarare: «Molte sono le criticità ed i limiti di questa nostra terra, ma molte di più sono le virtù e le eccellenze, tra queste certamente c’è una naturale attitudine all’accoglienza e alla solidarietà, senza alcun tipo di discriminazione».

Sulla questione ha voluto far sentire la sua voce anche l’amministrazione del Comune di Napoli, da sempre vicina alle questioni Lgbti grazie all'operato del sindaco Luigi De Magistris. A esprimersi al riguardo la professoressa Simonetta Marino, delegata comunale alle Pari Opportunità, che senza giri di parole ci ha detto: «Sembra assurdo, eppure è accaduto di nuovo. Nel 2017 una coppia di ragazzi in cerca di una meta per le loro ferie, si sono visti negati l'accesso in una casa vacanza in Calabria, a Vibo Valentia, dove il proprietario ritiene legittimamente di poter vietare l'ingresso a persone omosessuali e animali. Anche in questo caso, dietro un'assurda idea di decoro e rispettabilità, si tentano di celare le più mefitiche ipocrisie e l'odio più recondito e atavico che l'essere umano possa coltivare: l'odio verso il diverso, per tutto ciò che è altro dal sè, esercitato in maniera ottusa e spietata. Auspichiamo che episodi del genere non accadano più anche perché offuscano il senso di umanità e di ospitalità di una terra meravigliosa come la Calabria, ed esprimiamo la piena solidarietà ai protagonisti della vicenda nonché apprezzamento per la cancellazione dell'account, decisa dalla piattaforma di prenotazione dove veniva pubblicizzata la casa vacanza».

Non placandosi la polemica – tanto più che anche ai nostri microfoni il gestore della casa-vacanze ha difeso rabbiosamente la sua posizione -, abbiamo ascoltato il parere del vicesindaco di Ricadi Patrizio Cuppari: «Ricadi è una comunità di persone semplici ma evolute. Noi ci siamo sempre battuti contro ogni forma di discriminazione – così ha perentoriamente dichiarato Cuppari –. Il nostro Comune è stato tra i primi a porre in essere il regolamento della legge Cirinnà e con grande gioia abbiamo recentemente unito una coppia di persone omosessuali. Mi infastidisce persino commentare quanto accaduto che è lontano dal nostro modo di vivere e dalla nostra tradizionale accoglienza. Come si può commentare l’esternazione di una persona che assimila esseri umani e animali nello stesso assurdo rifiuto? Il rispetto, ancor prima che la tolleranza, alimenta il nostro modo d’agire e rispettiamo le persone, a prescindere dal modo in cui legittimamente realizzano la propria felicità».

Gli fa eco il consigliere comunale Albino Mollo che, raggiunto telefonicamente, ha detto: «Come già dichiarato dalla nostra sindaca e dal vicesindaco, né come amministrazione né come comunità abbiamo alcun pregiudizio verso le coppie omosessuali. Io e mia moglie abbiamo una struttura di ricezione turistica e abbiamo ospitato in diverse occasioni coppie di persone dello stesso sesso: mai avremmo pensato di avere un comportamento del genere, in quanto riteniamo che nel 2017 non debbano esserci pregiudizi in merito. Siamo dell'idea che ognuno debba vivere la propria vita come meglio crede. In merito a ciò abbiamo avuto delle recensioni molto positive dai nostri ospiti. Ricordo inoltre che la nostra amministrazione è stata la seconda amministrazione locale nel Vibonese ad aver celebrato un’unione civile. Quindi io personalmente mi dissocio sia come consigliere di maggioranza sia come uomo libero da questi pregiudizi. Mi sento mortificato come albergatore e come cittadino e spero che ciò non si verifichi mai più. Spero inoltre che questo caso isolato venga valutato per quello che è, cioè gravissimo, ma isolato nella nostra terra».

Di particolare rilievo e significato la dichiarazione rilasciataci da Michela Calabrò che, come militante Lgbti e presidente della Commmisione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria, si è sentita doppiamente coinvolta e ferita dalla vicenda. «Trovo assolutamente grave – così ha commentato - quanto accaduto nella provincia di Vibo Valentia. Da donna lesbica mi sento profondamente offesa ed è per questo che esprimo la più profonda solidarietà alla coppia sia da parte mia che delle componenti della Commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria. Diventa importante di fronte a questi fatti che le istituzioni prendano posizione. La Calabria è fatta di tanti cittadini e cittadine che non la pensano come il gestore di Casa Vacanza Ciufo e credono nella cultura della non discriminazione. Basta ricordare la grande partecipazione che ha accompagnato il Calabria Pride quando, l’anno scorso, i colori dell’arcobaleno Lgbti hanno sfilato, nella stessa provincia, per le strade di Tropea. Io facevo parte del comitato organizzativo e ho visto l’entusiasmo di tantissima gente. In circostanze come questa si sente la mancanza di una legge contro l’omotransfobia».

Decisa condanna anche da parte di Lucio Dattola, presidente del Comitato Arcigay di Reggio Calabria, che ci ha detto: «Appena abbiamo appreso la notizia, tutto il Comitato Arcigay di Reggio Calabria si è mobilitato sia per individuare sul territorio quale fosse questa casa-vacanze, ricercando maggiori informazioni; sia contattando i vertici istituzionali (Regione, Comune e tutti gli organi che si occupano di pari opportunità e di lotta alle discriminazioni in Calabria): la risposta unanime é stata una condanna netta del comportamento discriminatorio del proprietario della struttura. L'esclusione della comunità lgbti, peggio ancora l'accostamento tra gay ed animali, mi indigna profondamente e non merita di essere nemmeno commentato. Non è questa la Calabria che ho conosciuto: questa rimane espressione di un'ignoranza gretta che rappresenta la parte peggiore della nostra terra, così come in altre realtà italiane. Oggi non é più ammissibile confondere i piani: questo è un atto di omofobia che offende tutti, quantomeno tutti i calabresi».

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