Classe 1975, il monzese Pippo Civati è stato deputato nel corso della XVII° legislatura. Eletto tra le file del Partito Democratico, ne è uscito nel 2015 in aperto dissenso con le linee politiche dell’allora segretario nonché presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il 26 maggio di quel medesimo anno ha annunciato la nascita di Possibile, di cui è stato primo segretario fino al 17 marzo scorso.

A poche settimane dalla creazione della compagine Lgbti del partito da lui fondato l’abbiamo raggiunto per raccoglierne impressioni e valutazioni in riferimento all’attuale scenario politico italiano ed europeo.

On. Civati, facciamo un passo indietro fino al 26 maggio 2015. Perché Possibile?

Possibile vuole reagire nettamente a chi ripete come fosse un’ossessione che non ci sono alternative. E anche a chi promette cose irrealizzabili. Il «possibile» si colloca nel futuro ma senza scorciatoie, senza slogan eccessivi e smisurati. E si lega a tutte le esperienze che vogliono tentare strade inedite, con l'obiettivo della riduzione delle disuguaglianze, questione che abbiamo collocato nel nostro simbolo, come vera e propria madre di tutte le battaglie.

Il tema migrazione è uno dei più attualmente scottanti e non solo in Italia. È sempre più diffusa la narrazione di un’Europa che si va sfaldando a fronte della gestione di una tale problematica. Cosa ne pensa? 

L'Europa non è un Europa astratta. Ma è l'Europa di una destra moderata che non ha voluto fare i conti con le storture della globalizzazione e con le disuguaglianze sociali e non ha avuto ambizioni per rendere l'Europa più forte proprio per non disturbare alcuni interessi da cui la politica evidentemente continua a dipendere. Penso alle migrazioni, alle questioni fiscali, al rapporto con le concentrazioni di potere economico e quindi con le multinazionali. Un'Europa che già molto sovranista perché sono sempre gli Stati nazione a decidere. In questo senso il sovranismo tanto agognato dai nazionalisti (perché il sovranismo è inevitabilmente sovranita, e non è un caso che Salvini sia il modello) è soltanto il punto di arrivo di un'impostazione politica che conosciamo molto bene: ci vuole qualcosa di completamente diverso che lo mette in discussione l'Europa ma che finalmente la faccia.

Senza l’Europa sarebbe più facile, a suo parere, l’avvento di poteri meno democratici?

Ovviamente sì, nel nostro caso avremo un sovranismo in ritirata, un nazionalismo della disperazione, non certo quello di una grande potenza, alle prese con problemi insormontabili, come si è già visto in questa fase politica, in cui il cialtronismo ha raggiunto livelli sorprendenti. Il modello Orbán che piace tanto a Salvini è già una realtà: autoritarismo e discriminazioni sono due ingredienti che vanno di pari passo. Per le minoranze, d’ogni tipo, se si affermerà quell’impostazione, i tempi saranno molto cupi. È per questo che si deve reagire. Sì. Forse ora se ne rendono conto tutti, che bisogna agire, dopo anni di acquiescenza e di torpore. Tocca a ciascuno di noi, singolarmente, e insieme, seguendo ciò che si muove e organizzando un campo che la politica istituzionale ha letteralmente devastato. Non bisogna avere fretta, non bisogna però nemmeno perdere tempo. 

Le forze di destra, anche quelle più estreme, avanzano in tutta Europa. Anche in Italia ne è cresciuta la presenza. Cosa sta accadendo secondo lei?

Il nostro Paese ha conosciuto vent'anni di progressiva - anzi, regressiva - deriva culturale. In questo senso la stagione dell'antipolitica così come la vediamo, soprattutto in questi mesi in cui è arrivata al governo, ha raccolto l'eredità nel ventennio precedente. In questa confusione ideologica e questo continuo rovesciamento sono emerse pulsioni antiche, autoritarie e razziste, che realtà ci sono sempre state, in questo paese, ma che ora non trovano ostacoli né anticorpi come accadeva un tempo. In questo senso il fascismo quello delle camicie nere e quello più sottile e pericoloso di chi non considera la Costituzione e non si cura della legge e della dignità istituzionale ha campo libero.

Si registra un generale disfattismo nei riguardi della sinistra. Al contempo l’idea di uno Stato forte sembra passare tra il pensiero populista e quello sovranista. C’è ancora uno spazio per un’aggregazione forte in grado di rispondere a questa idea? 

Più che dell'aggregazione forte che assomiglia a un’ammucchiata senza politica, c'è bisogno che emergano pensieri, parole, proposte che non abbiano nulla a che fare con quello che abbiamo visto finora. Nonostante la débacle del 4 marzo mi pare che tutto si svolga in una sinistra (questa sì, sinistra) continuità con ciò che è accaduto prima. Nessuna vera riflessione su ciò che si può fare per ottenere nuovamente la fiducia dei cittadini. Nessun progetto di società. Nessuna storia, vera, da raccontare. Su questo dobbiamo lavorare.

In Italia sono al momento oltre i 4 milioni le persone in stato di povertà. Il reddito di cittadinanza vuole essere una delle tante risposte di questo governo. Che cosa ne pensa? 

Sono sempre stato favorevole a reddito minimo garantito e lo sono da prima che lo proponesse grillo qualche anno fa. Con Possibile e con Davide Serafin in particolare abbiamo fatto proposte sostenibili in questo senso e ho come l'impressione che dopo i mesi di ubriachezza da parte della maggioranza si finirà con il convergere su quanto dicevamo noi. Qualcosa di molto diverso dalla propaganda di Di Maio e dalle semplificazioni di questo governo.

La collettività Lgbti continua a denunciare casi di violenza omofobica e transfobica nel paese. Come si può arginare, a suo parere, una tale violenza?

Da tempo sostengo la necessaria convergenza dei diritti civili e dei diritti sociali. So che in questo momento nel nostro Paese sono contrapposti ma chi li contrappone vuole negare entrambi. Per questa ragione la difesa dei diritti e la promozione dei diritti, soprattutto, si sposa perfettamente con quell'urgenza di reagire alle cose, di cui abbiamo parlato finora e con quella voglia di uguaglianza di cui parlavo descrivendo Possibile.

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Avrebbe dovuto condurre, il 24 febbraio, la magica notte degli Oscar a Hollywood. Ma l’annunciato incarico è durato meno di due giorni.

Dopo che l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha infatti diffuso, martedì, la nomina di Kevin Hart a presentatore della 91° edizione degli Academy Award, sono stati diffusi alcuni tweet omofobi lanciati, tra il 2009 e 2011, dall’attore afroamericano.

Benché col montare della polemica Hart avesse prontamente cancellato i tweet incriminati, gli screenshot degli stessi sono subito circolati in rete. In uno di essi l'attore aveva scritto: «Se mio figlio, tornando a casa, provasse a giocare con la casa delle bambole delle mie figlie, gli spaccherei la testa e gli direi: Smettila. È roba da gay».

Ma non solo. Nel 2010, durante lo special Seriously Funny, dichiarò: «Una delle mie più grandi paure è che mio figlio, crescendo, sia gay. Non sono omofobo. Non ho niente contro le persone gay: facciano quello che vogliono. Ma, essendo un maschio eterosessuale, se posso impedire a mio figlio di essere gay, lo farò».

Ieri il Glaad (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) aveva pubblicamente annunciato d'aver contattato l'emittente Abc, i vertici dell'Academy e il management di Hart per affrontare il tema delle dichiarazioni omofobe.

E così, al termine d'una giornata di polemiche arroventate, il comico ha rinunciato, dopo la mezzanotte di oggi, alla presentazione della notte degli Oscar 2019. E l’ha fatto proprio via Twitter.

«Ho deciso di rinunciare a presentare gli Oscar di quest'anno – ha così cinguettato –, perché non voglio essere una distrazione in una notte che dovrebbe essere celebrata da molti artisti sorprendenti e di talento. Mi scuso sinceramente con la comunità Lgbtq per i miei contenuti insensibili del passato».

In un successivo tweet Hart ha aggiunto: «Mi dispiace aver ferito le persone: sto cambiando e voglio continuare a farlo. Il mio obiettivo è di unire le persone e non dividerle. Tanto amore e gratitudine per l'Accademia. Spero che ci incontreremo di nuovo».

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«Bellissima vittoria da vivere oggi insieme al Consiglio nazionale».

Così ha twittato ieri il deputato Mathias Reynard, componente del Partito Socialista Svizzero, per commentare l’approvazione in via definitiva al Consiglio nazionale della legge contro l’omofobia, per la quale egli ha combattuto per sei anni.

Col voto favorevole del 56% di quella che è la Camera bassa del Parlamento svizzero la legge antirazzista elvetica sarà d’ora in poi estesa alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.

Il Consiglio degli Stati (o camera alta dell’Assemblea Federale) si era invece espresso a favore del disegno di legge mercoledì 28 novembre.

Con un’integrazione dell'articolo 261 bis del Codice penale, noto come "norma antirazzista", sarà perseguito ex officio chi rivolge all’indirizzo di persone omosessuali insulti omofobi. La condanna prevista è fino a un massimo di tre anni di carcere in una con sanzione pecuniaria.

Nessun riferimento nella legge, invece, alle aggressioni fisiche a danno di persone omosessuali.

Ma a scatenare l’ira delle associazioni è il mancato riferimento alla transfobia nel testo normativo. Per iniziativa dei deputati del Consiglio degli Stati l'Assemblea federale ha rifiutato di estendere l’articolo 261 bis alle discriminazioni basate sull'identità di genere, ritenendo «troppo vaga la nozione a quella sottesa».

Inviatando a vedere il «bicchiere mezzo pieno», Reynard ha commentato: «Capisco la reazione delle associazioni coinvolte, ma sarà difficile andare oltre con l'attuale Parlamento. La vittoria di oggi è già importante».

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Uscirà venerdì 30 novembre, in occasione delle prossime festività natalizie, il nuovo disco di Raffaella Carrà. Dopo cinque anni di assenza dalle scene musicali l'artista romagnola, acclamatissima in Italia e all'estero (la Spagna l'ha da poco insignita dell'onorificenza di Dama al Orden del Mérito Civil) torna con un nuovo progetto artistico targato Sony Music

Si tratta di Ogni volta che è Natale. Un album di canzoni natalizie, scintillante già a partire dalla copertina: da vera star del mondo dello spettacolo, Raffaella è raffigurata - in una foto live tratta da Domenica In degli anni '80 - fasciata da una tuta nera paillettata mentre canta e balla in un'enorme stella dorata su uno sfondo bianco neve. 

«Quando Sony mi ha proposto di incidere un album di Natale ci ho pensato molto - dice la show-woman -. Mi ha convinto il fatto che per me era una cosa nuova. Poi la libertà di scegliere il repertorio e di poter riproporre i temi con arrangiamenti nuovi. Con l'aiuto di grandi professionisti mi pare di aver fatto un bel disco: colorato ed anche emozionante. Vedremo se il pubblico sarà della stessa opinione... In ogni caso, buon Natale a tutti!».

Ma prima d’accettare Raffaella Carrà ha posto una sola condizione: avere un inedito. Desiderio esaudito col brano Chi l’ha detto che, firmato dal giovanissimo e talentuoso Daniele Magro, sta già risuonando nelle radio. Si tratta di una canzone natalizia a tutti gli effetti, tanto carica di energia, calore e positività quanto strettamente radicata alla quotidianità.

La clip del brano, firmata dal regista Gianluca Montesano, regala un'emozione in più quando, come per incanto, le storie dei protagonisti - tutti in cerca di un desiderio da realizzare, di un sogno da avverare - vengono illuminate e scaldate dall'inconfondibile voce dell'artista che, in una gelida notte di Natale, risuona (apparendo alla tv o semplicemente dal display di un telefonino) ricordando che la vera gioia è nella condivisione

E tra le varie immagini di famiglie presenti nel video la Raffa nazionale ha preteso che ce ne fosse una composta da persone dello stesso sesso«È nel tempo, sta nelle cose», commenta con semplicità.

Ed è forse tale semplicità genuina, mista alla capacità di saper coniugare tradizione e trasgressione, a permetterle di essere portavoce bene accetta, in tempi non scontati, della lotta all'omofobia rimanendo 'una di famiglia'. Considerata, appunto, quale persona cara, che gli italiani hanno sempre fortemente voluto fare entrare nelle loro case. 

Ma la stessa questione Lgbti è trattata da Raffaella Carrà con leggerezza e intelligente ironia. Sul fatto d’essere da anni un’«icona gay», dichiara: «Lo sono diventata mio malgrado: non ho fatto nulla. L'unica cosa che faccio, visto che me lo chiedono, è di andare a fare le sfilate per l'orgoglio gay in continuazione. L'anno scorso sono andata a Madrid, dove c'era il Pride Mondiale, e così li ho beccati tutti in una notte».

E proprio in riferimento alla Spagna e alla recente onorificenza, asssegnatele dal re Felipe VI, come al mancato riconoscimento italiano l'artista dice: «Ho avuto una battuta con un giornalista e ho detto: È perchè per le istituzioni italiane sono una milite ignota, con tutto il rispetto per il Milite ignoto. Ma è solo una battuta ironica ma rispettosa e tutti si sono sorpresi. E ho detto: Guardate che per me il premio più importante è che la gente mi voglia bene anche se non mi vede in televisione. Perchè credo di avere una credibilità col pubblico perché io non ho mai tradito nessuno».

L’album Ogni volta che è Natale sarà disponibile in quattro edizioni speciali: Standard version (Cd), che conterrà l'inedito Chi l'ha detto e 9 brani classici natalizi; Deluxe Edition (2 Cd: lo standard + un altro con 19 hit dell'artista); la versione Lp che conterrà i brani del Cd standard e si presenterà in due "colorazioni": Silver limited edition e White; la Super Deluxe, composta da un 45 giri con un particolarissimo formato a stella, i 2 Cd della Deluxe Version e un portachiavi con gli auguri natalizie di Raffaella Carrà. Quest'ultima sarà un'edizione limitata e numerata (saranno infatti pubblicate 2000 copie, 500 delle quali conterranno un regalo speciale dell'artista). 

Subito dopo la pubblicazione Raffaella Carrà presenterà il disco al pubblico in due eventi instore: sabato 1 dicembre a Milano (Mondadori Megastore, ore 17.30, piazza Duomo) e giovedi 6 dicembre a Roma (La Feltrinelli, ore 18, via Appia Nuova 427).

Guarda la clip di Chi l'ha detto

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Classe 1955, il torinese Alberto Lanteri è considerato uno dei più rappresentativi esponenti del panorama artistico contemporaneo italiano. Stimato e apprezzato da collezionisti importanti, comprese le case reali di Belgio, Regno Unito, Olanda, Spagna, è stato ampiamente lodato da Vittorio Sgarbi.

Analizzandone le qualità e doti pittoriche, il critico d’arte ha riconosciuto a Lanteri la capacità di una continua crescita e adattamento ai nuovi stilemi artistici, filtrati e  personalmente rielaborati, sì da collocarlo nella cerchia dei Neorealisti.

La scorsa settimana l’artista ha realizzato una tela che, intitolata The Persecution, è un chiaro messaggio contro l’omofobia alla luce delle recenti campagne d'arresti annunciate dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

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Per saperne di più, l’abbiamo raggiunto nel suo atelier torinese.

Maestro Lanteri, com’è nata The Persecution?   

Sinceramente mi sono interessato di quanto sta avvenendo in Tanzania sin da quando i media ne hanno dato notizia. Ma poi, sollecitato da Luca Spagnoli, mio collaboratore, ho deciso di realizzare quest’opera. Luca mi ha detto: Perché non realizzi un quadro ispirato alla persecuzione delle persone omosessuali in Tanzania? Immediatamente ho pensato che era una buona idea. Mi è venuta in mente questa cartina geografica da cui emerge un volto urlante.

Quale il messaggio che vuole trasmettere?

Credo giusto che ogni persona possa vivere, oggigiorno, come desidera e amare come vuole. Nessun individuo dovrebbe essere discriminato per il suo orientamento sessuale o identità di genere. Quest’opera, dunque, rappresenta da una parte l’urlo delle persone Lgbti tanzaniane. Dall'altra vuole essere un messaggio d’uguaglianza.

È la prima opera in cui affronta direttamente il tema dell’omofobia o ce ne sono altre?

Non è la prima volta che realizzo un’opera dedicata all'universo Lgbti. Forse è la prima a essere così espressamente rappresentativa. Personalmente sono stato sempre vicino alle istanza della collettività arcobaleno. Ricordo che, quando ero più giovane, militavo nel Partito Radicale. All’epoca - avrò avuto 24 o 25 anni - ci si riuniva per parlare e affrontare tali tematiche.

Il principio dell’ars gratia artis è irrinunciabile. Ma può l’arte, secondo lei, assolvere anche a un compito formativo soprattutto in tempi di odio e ignoranza come quelli attuali?

L’arte può, a mio parere, svegliare le menti. Purtroppo c’è molta ignoranza e bigottismo nelle persone. Sotto un certo punto di vista le trovo più aperte rispetto al passato. Sotto altri aspetti no. Credo che, in generale, il vero pericolo sia costituito dalle religioni: sono esse a frenare le persone e a riempirle di paura. Se più artisti si mettessero insieme per lottare l’omofobia e la paura inculcata dalla religioni, sarebbe non solo molto bello ma anche molto efficace per l’avanzamento della società.

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Venerdì 23 novembre a Napoli, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo (sede del Comune), si è svolto il Convegno nazionale della Rete Lenford dal titolo Crimini e discorsi d'odio: limiti e prospettive del sistema penale a partire dalla condizione delle persone LGBTI+. A fare gli onori di casa il sindaco Luigi De Magistris e Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Rivolto ad avvocati e giuristi, l'assise congressuale ha offerto un’importante occasione di approfondimento e discussione relativamente alla normativa in vigore nel nostro Paese, puntando l’attenzione sulla necessit di tutelare le numerose vittime di odio omotransfobico in primis attraverso l’intervento legislativo e, poi, anche attraverso interventi di altro tipo, in ambito culturale, educativo e scolastico.

La prima sessione è stata dedicata alla definizione dei crimini e discorsi d’odio nel sistema penalistico italiano, proponendo un confronto stringente con quanto emerge dalla letteratura giuridica non italiana, con particolare attenzione alla normativa anglosassone. Relatori sono stati Paola Di Nicola, gip presso il Tribunale di Roma, Matteo Winkler, (Law Department, Hec Paris) e Mark Walters (School of Law, University of Sussex).

La seconda sessione del convegno ha focalizzato la propria attenzione su il tema dei discorsi d’odio e il loro bilanciamento con il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. L’argomento è stato analizzato alla luce della nostra Costituzione e, come nella precedente sessione, anche nella prospettiva degli studi comparati. Ne hanno discusso Michela Manetti (Università degli studi di Siena) e Francesco Deana (Università degli studi di Udine).

Infine, l’ ultima sessione è stata dedicata ad alcune questioni specifiche: la sanzionabilità dei discorsi d’odio attraverso il reato di diffamazione; gli ostacoli che si frappongono all'effettiva tutela delle vittime di reati commessi per motivi di omofobia e transfobia; la funzione della pena nel nostro ordinamento. A parlarne Carlotta Campeis (avvocata del foro di Udine), Giacomo Viggiani (Università degli studi di Brescia), Valentina Masarone (Università degli studi di Napoli Federico II).

L'evento è stato patrocinato dal Comune di Napoli, dal Consiglio Nazionale Forense, dal Consiglio degli Avvocati di Napoli, dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, dalla Camera Penale di Napoli e dall’Ente Biblioteca di Castelcapuano Alfredo De Marisco.

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È nato oggi Possibile Lgbti+, il presidio del partito di Pippo Civati a sostegno della collettività arcobaleno e delle battaglie portate avanti dal movimento.

Si tratta, come spiegato dal portavoce nazionale Gianmarco Capogna, «di uno spazio aperto, intersezionale, transfemminista, queer per una discussione ed elaborazione condivisa e collettiva da costruire tutte e tutti insieme».

Il motivo sotteso a una tale istituzione è così chiarificato in una nota: «È stato fondato il presidio di Possibile per i diritti Lgbti. Il partito ha aperto i canali social per raccogliere segnalazioni e dare seguito alle battaglie già avviate.

Una società più inclusiva ha bisogno di un nuovo patto sociale di cittadinanza tra istituzioni e cittadini, che garantisca tutte le persone, non più discriminate o di "serie b" ma con uguali diritti, tutele e libertà, e titolari della piena opportunità di concorrere, come comunità, allo sviluppo del nostro Paese.

Purtroppo, al momento non è così: si registra invece una crescita dei fenomeni di odio, sessismo e razzismo che rendono urgente e non più rinviabile un'azione culturale e legislativa».

Contattato da Gaynews, Gianmarco Capogna ha così indicato i prossimi passi da intraprendere: «Sosterremo le battaglie storiche del movimento: dalla legge contro omobitransfobia al matrimonio egualitario, dalla riforma del diritto di famiglia al superamento dei vincoli che escludono cittadine e cittadini dalla fecondazione assistita.

Lotteremo contro le discriminazioni nello sport e avremo una particolare attenzione verso le persone in transizione che sono state ignorate e dimenticate per troppi anni dalla politica. Siamo consapevoli che in questi temi bui, di fronte alla destra reazionaria, è necessario rispondere coi colori dell'arcobaleno, con l'orgoglio, con la Resistenza.

Siamo al lavoro a un manifesto dei diritti che metta insieme l’elaborazione di questi anni e che andremo a discutere con le associazioni e il movimento tutto. Inoltre in vista delle europee abbiamo aperto un confronto con altre realtà politiche Lgbti di partiti europei, come Génération.s in Francia, perchè crediamo che sia necessario lanciare campagne transnazionali per i diritti delle persone Lgbti».

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Durante una riunione, tenutasi ieri a Strasburgo in presenza dei rappresentanti dei 47 Stati membri, la presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa è passata  dalla Croazia alla Finlandia

A guidare fino al 31 maggio 2019 l’organo decisionale dell’organizzazione internazionale, preposta alla promozione della democrazia e dei diritti umani, il ministro finnico degli Affari Esteri Timo Soini.

Come primo atto del suo mandato semestrale il neopresidente ha preso oggi parte a Helsinki alla 21° tavola rotonda dell’Unità del Consiglio d’Europa Sexual Orientation and Gender Identity, presieduta da Ben Baks, coordinatore del Dipartimento Politiche Lgbti del ministero olandese dell’Educazione, della Cultura e delle Scienze.

Iniziato ieri a Tallinn e co-organizzato dal ministero estone degli Affari sociali e da quello finlandese della Giustizia, il meeting ha visto la partecipazione dei rappresentanti di 30 Stati membri, di organizzazioni internazionali come Ilga-Europe, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, la Banca Mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nonché di attivisti del Lgbti Focal Points Network.

Seconda volta per l'Italia che, dall'iniziale edizione della tavola rotonda nel 2004, ha fatto registrare la sua prima partecipazione soltanto nel maggio scorso a Lisbona. In rappresentanza della stessa Agnese Canevaro (Unar), Nadan Petrovic (Unar), Federico De Luca (Dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri).

Obiettivo finale della due giorni l’illustrazione delle direttive del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere e dell’integrazione della stesse sulla base delle osservazioni avanzate dagli Stati membri nella scorsa estate. In aggiunta è stato presentato lo studio sui bambini intersex e le loro famiglie, condotto dal Piano d’azione nazionale della Finlandia sui Diritti umani. Un resoconto di tale studio sarà pubblicato all’inizio del 2019.

Ieri, invece, a Tallinn si è parlato del progetto Rainbow Rights che, avviato due anni fa e prossimo alla conclusione, ha lo scopo di aumentare la visibilità delle persone Lgbti e sostenerne la piena uguaglianza in termini di diritti nonché di spazi pubblici e sociali.

In riferimento al progetto, di cui sono copartner Seta e Lgl (rispettivamente ong finlandese e lituana), si è anche parlato di discriminazioni multiple alla luce dell'intersezionalità e buone pratiche a livello locale

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Il 24 novembre i giocatori della Nazionale francese di rugby utilizzeranno, nel corso della partita contro le Fiji, lacci arcobaleno per scarpe da gioco .

Il gesto, come spiegato dal vicepresidente della Federazione rugbistica francese Serge Simon, vuole essere un attestato di solidarietà e affetto all’ex campione britannico Gareth Thomas.

«Tutto il rugby francese è con te – ha twittato Simon – per l'aggressione omofoba di cui sei stato vittima». 

Il 44enne ex capitano della Nazionale di rugby del Galles con 100 presenze in maglia biancorossa (che, fra l’altro, ha giocato dal 2004 al 2007 in Francia per lo Stade Toulousain, aiutandolo a diventare campione europeo nel 2005) è stato infatti aggredito nel centro di Cardiff, nella notte tra venerdì scorso e sabato, da un branco d’omofobi.

A denunciarlo su Twitter è stato lo stesso Thomas, che fece coming out nel 2009 quando ancora giocava. In un video, dove appare con il volto segnato dai colpi ricevuti, Thomas racconta di essere stato «vittima nella mia stessa città di un crimine di natura omofoba, per via della mia sessualità. Alcuni dei miei aggressori avevano il chiaro intento di ferirmi. Ma sfortunatamente per loro erano di più quelli che hanno voluto aiutarmi».

L'intervento della polizia è stato tempestivo ed è già stato arrestato un 16enne, che ha ammesso d’aver aggredito l'ex rugbista.

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Il permanere della situazione critica per le persone Lgbti nella regione di Dar es Salaam ha spinto la Danimarca a sospendere, la scorsa settimana, gli aiuti al governo tanzaniano per circa 9,8 milioni di dollari

A renderlo noto, in un tweet del 14 novembre, la ministra per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs, che aveva rimarcato: «Il rispetto dei diritti umani è assolutamente essenziale per la Danimarca».

Ieri il clima persecuotorio nei riguardi delle persone Lgbti nello Stato dell’Africa Sud-orientale è stato richiamato dal deputato Alessandro Zan (Pd) in una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione volta  soprattutto a sollecitare asilo e protezione alle dette persone.

Eccone il testo: «Al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Per sapere – premesso che :

  • La Repubblica Unita di Tanzania prevede nella propria legislazione penale il reato di omosessualità, punibile fino a 25 anni di carcere;
  • A tale norma, fa seguito una vera e propria campagna di discriminazione e di persecuzione da parte delle autorità istituzionali della Tanzania contro i cittadini appartenenti alla comunità lgbt;
  • In tempi recenti il presidente John Magufuli ha decretato la chiusura di 40 strutture sanitarie impegnate nella cura del virus dell’Hiv, con l’accusa di promuovere relazioni omosessuali e ha minacciato l’espulsione di qualsiasi cittadino straniero impegnato nella tutela dei diritti Lgbti nel paese, limitando di fatto le attività delle numerose associazioni umanitarie operanti nel territorio tanzaniano;
  • Lo scorso 29 ottobre Paul Makonda, governatore della Regione di Dar es Salaam e strettamente legato politicamente al presidente Magufuli, ha dichiarato in una conferenza stampa di voler iniziare una campagna di arresti per tutti coloro che sono sospettati di omosessualità, minacciando di torturare i sospettati per la verifica del loro orientamento sessuale, tramite test anali;
  • È comprovato da svariate fonti (ong e associazioni per la tutela dei diritti umani) che in Tanzania sistematicamente vengono arrestate in modo arbitrario persone ritenute omosessuali;
  • Queste vere e proprie persecuzioni fanno seguito a numerosi provvedimenti che hanno di fatto azzerato la libertà di pensiero e di espressione in Tanzania delle persone Lgbti;
  • Tuttavia tali persecuzioni avvengono nonostante la Tanzania abbia sottoscritto e ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che dovrebbe impegnare lo Stato a tutelare ogni cittadina e ogni cittadino;
  • la ministra del Regno di Danimarca per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs ha già annunciato lo scorso 14 novembre di sospendere tutti gli aiuti previsti per la Tanzania, per protesta a quanto sta accadendo nel paese africano contro le persone Lgbti;
  • l’Alta Rappresentante Federica Mogherini ha dichiarato, in nome dell’Ue, che “L'Ue è seriamente preoccupata del deteriorarsi della situazione delle persone Lgbti. In questo contesto le autorità tanzaniane hanno considerevolmente aumentato le pressioni sull'ambasciatore dell'Ue, provocandone alla fine la partenza forzata e il richiamo a Bruxelles per consultazioni. Questo atteggiamento senza precedenti non è in linea con la tradizione consolidata di dialogo bilaterale e di consultazione tra le due parti, una situazione per cui l'Ue esprime profondo rammarico. L'Ue invita le autorità tanzaniane ad astenersi dall'esercitare limitazioni e pressioni indebite sulle missioni diplomatiche”.
  • A parere dell’interrogante, è dovere del governo applicare il comma 3 dell’articolo 10 della Costituzione italiana e garantire dunque immediato asilo alle persone attualmente perseguitate in Tanzania:

se il ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere per porre fine alle persecuzioni sopra descritte e per concedere immediato asilo e protezione alle persone attualmente perseguitate».

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