Il prossimo 17 luglio ricorrerà per Federica Angeli il 5° anno di vita sotto scorta a seguito delle minacce ricevute per le sue inchieste sulle mafie a Ostia.

Di tale drammatica esperienza, che ha inciso e modificato a 360 gradi la sua quotidianità, la giornalista de La Repubblica ha parlato, il 5 luglio, al Padova Pride Village nell’ambito d’un seguito dibattito alla luce del volume autobiografico A mano disarmata.

Al termine Federica Angeli ha rilasciato a Gaynews un’intervista in cui ha detto di provare amarezza nel «vedere con quanta leggerezza, superficialità e rancore il ministro dell’Interno Matteo Salvini stia amministrando il suo dicastero. Sono prove di forza che non tengono conto del lavoro delle persone, del pericolo che rischiano.

Vivere sotto scorta non è un privilegio. Saremmo tutti più contenti di poter tornare alla nostra libertà e non essere sempre accompagnati nelle nostre giornate da persone delle forze dell’ordine.

Quindi il ministro prima di compiere azioni come quella nei riguardi della professoressa Donatella Di Cesare, cui è stata revocata lo scorta, o di lanciare proclami, come quello nei riguardi di Roberto Saviano, dovrebbe davvero capire quello che sta amministrando».

Non ha mancato poi di rivolgersi al ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana: «Sembrerà banale, ma si dovrebbe capire una volta per tutte che l’amore è un sentimento che va oltre qualsiasi formarmalismo in cui lui vuole incastrarlo e ricondurlo. Credo che quello di negare una realtà come le famiglie arcobaleno sia davvero un problema tutto suo. Un problema d'educazione all’apertura e al dialogo, che forse da piccolo non ha ricevuto».

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A due giorni dalla consegna del premio di Persona Lgbti dell’anno a Zoro nell’ambito del Pride Village, Padova ha celebrato ieri la sua marcia dell’orgoglio Lgbti.

Un Pride che, nonostante il negato patrocinio da parte della Regione Veneto a guida Zaia, ha visto riversarsi, lungo le incantevoli strade del centro storico, quasi 15.000 persone, alla cui testa c'erano il sindaco Sergio Giordani e l'intera Giunta.

Ma il Padova Pride non è andato esente dagli attacchi di Lega e destra locale .

Il sottosegretario leghista all'Economia Massimo Bitonci, già sindaco di Padova, ha gridato alla vergogna in nome di un'offesa a sant’Antonio, per il quale il capoluogo veneto è popolarmente conosciuto come la Città del Santo.

Durissima la consigliera comunale forzista Eleonora Mosco (vicinissima a Bitonci, che ha affiancato nelle vesti di vicesindaca) che ha parlato di «pagliacciata esibizionista, di pessimo gusto e al limite del buon costume».

I loro post hanno scatenato una ridda di commenti di inaudita violenza. Se c’era Mussolini li portava nei forni crematori, oppure Certa gente merita veramente il rogo, e non perché sono gay. Ma perché sono inutili. Senza nessun rispetto. E tutto questo nell’assoluto silenzio di Bitonci e Mosco.

Immediata la reazione del deputato padovano Alessandro Zan (Pd): Dobbiamo dirlo con forza: siete vergognosamente responsabili di una omofobia istituzionale che può legittimare comportamenti e azioni violente contro le persone Lgbti, il passaggio dalle parole ai fatti è sottilissimo.

Queste frasi non possono essere lasciate impunite. Bitonci, Mosco, siete la vergogna di questa città, che è libera, aperta ed europea, come la nostra festa di ieri ha dimostrato.

Finché persone come voi avranno la forza di diffondere questo odio, troveranno sempre noi a lottare per i diritti di tutti. W il Pride».

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Nella serata d’ieri, mentre si rincorreva la notizia del negato patrocinio al Padova Pride (30 giugno) da parte della Regione Veneto, Diego Bianchi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Zoro, ha ricevuto proprio nella città veneta il Premio Persona Lgbt dell’anno.

Il riconoscimento è stato assegnato sul palco del Padova Pride Village, l’importante kermesse trimestrale, che ideata e fondata dal deputato dem Alessandro Zan, è giunta quest’anno all’XI° edizione.

La consegna del premio è stata preceduta da un dibattito tra Zoro, lo stesso Zan, l’ex parlamentare Franco Grillini e il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore. A moderare l’incontro il direttore artistico Lorenzo Bosio. Diego Bianchi ha ripercorso con ironia il cammino dei diritti civili negli ultimi anni alla luce di alcuni video realizzati per Tolleranza Zoro e Gazebo.

Dopo un saluto del sindaco di Padova Sergio Giordani, Alessandro Zan ha letto le motivazioni del premio: «Le priorità sono altre. Allora a questo punto, compagni gay che siete qua, aspettate un attimo, mettetevi l’anima in pace. Ragionando così, il vostro matrimonio non sarà mai una priorità. Queste le parole con cui Diego Bianchi, in arte Zoro, controbatté nel 2012 a Massimo D’Alema che su matrimonio egualitario e famiglie arcobaleno aveva espresso parere negativo in nome dell’art. 29 della Costituzione.

Ma contrariamente a quanto si poteva pensare il Pd, di cui Diego è stato sin dagli inizi attento e ironico analista con la rubrica video Tolleranza Zoro, arrivò successivamente a considerare prioritario il riconoscimento delle coppie di persone dello stesso sesso e farne un cavallo di battaglia fino a ottenere il dibattimento e l’approvazione della legge sulle unioni civili. Nella precedente fase, ma soprattutto in quel fatidico 11 maggio 2016, Diego Bianchi ha inciso considerevolmente sull’opinione pubblica italiana in tema dei diritti delle persone Lgbti attraverso una divertentissima e oramai celebre puntata di Gazebo.

Tale sensibilità per le questioni arcobaleno è stata sempre mostrata dal conduttore televisivo anche nel corso della sua nuova trasmissione Propaganda Live. Da segnalare al riguardo la critica alle dichiarazioni del neoministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno. Critica resa in Commedia nera, cartoon finale di Makkox alla puntata di Propaganda Live del 2 giugno scorso.

Un impegno, dunque, quello di Diego Bianchi contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere profuso ampiamente attraverso la tv e tanto più rimarchevole in una persona esterna alla collettività Lgbti. Quella stessa collettività che, a sua volta, ha sposato nei programmi politici dei Pride di quest’anno la linea della trasversalità, consapevole di non poter essere estranea – soprattutto in questo particolare momento politico - alle battaglie di ogni minoranza a partire da quella dei migranti.

Per queste motivazioni il Padova Pride Village nel corso della sua XI° edizione ha deciso di nominare Diego Bianchi, in arte Zoro, Persona Lgbt dell’anno».

Ma del premio, come di lotta alle discriminazioni e dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno, Diego Bianchi ne aveva parlato poco prima in treno nel corso di un’intervista video con Francesco Lepore.

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Tra le città che, sabato 30 giugno, a ridosso del 49° anniversario dei Moti di Stonewall,  saranno interessate dall’Onda Pride c’è anche Padova. Un’occasione importante per il capoluogo veneto dove, da meno di due settimane, è stata inaugurata l’XI° edizione del Pride Village.

A pochi giorni dalla parata abbiamo raggiunto Mattia Galdiolo, presidente del locale comitato d’Arcigay.

Fra pochi giorni il Padova Pride: quali le parole d'ordine quest'anno?

Quest’anno il Padova Pride darà molto risalto a temi come la salute, la libertà e l'inclusione. Ma resta in primo luogo la visibilità quale tema chiave. Ormai sempre più persone Lgbti sono visibili e questo, indubbiamente, è il motivo per cui sempre di più di questioni Lgbti si discute in ogni ambito, nel bene e nel male. Però oggi visibilità per un Pride è anche consapevolezza.

Questo Pride vuole ispirare tutti a compiere scelte coraggiose, a prendere posizione, a partecipare al dibattito sui diritti che, come comunità Lgbti, pretendiamo dal nostro Paese e alle lotte che dovremo fare per ottenerli.

Come valuti l’attuale clima politico in riferimento ai diritti delle persone Lgbti?

Un atteggiamento passivo e distaccato dalla politica ha dato come frutto uno dei peggiori governi degli ultimi dieci anni. Distacco anche da parte della nostra comunità che "si accontenta" di spazi sicuri nei locali e di una visibilità limitata ma sempre più facile. Ora abbiamo un governo populista in perpetua campagna elettorale e con un approccio ai temi sociali di stampo marcatamente fascista. Percepisco un machismo diffuso e tutto questo è molto preoccupante sia per i nostri (pochi) diritti faticosamente ottenuti sia per quelli che la nostra comunità chiede a gran voce: dalla tutela della genitorialità omosessuale alla revisione della legge Reale - Mancino. Più di tutto però mi preoccupa il fatto che questa politica possa finire col legittimare la violenza e i soprusi. Ci sono già i primi segnali.

Abbiamo visto le forze dell'ordine al Siracusa Pride vietare l'esposizione di uno striscione critico nei confronti di Salvini. La violenza verbale sui social è poi ai massimi storici e gli episodi di violenze e discriminazioni seguono a ruota tutto ciò con numeri sempre crescenti. Di fronte a tutto ciò noi dobbiamo ricordarci chi siamo. Siamo un movimento di liberazione: la libertà o c'è totalmente o non è libertà. Pertanto è nostro dovere prendere posizione in modo forte e chiaro per la liberazione e il benessere della comunità Lgbti ma anche di tutte quelle libertà direttamente correlate alla nostra: penso all'autodeterminazione delle donne o al dovere dell'accoglienza per i migranti.

Hai fatto cenno a quanto successo al Siracusa Pride. Qual è la tua specifica valutazione?

Questo episodio, e lo dico soprattutto da portavoce di un comitato Pride, ci ha fatti incazzare di brutto. I Pride sono la rivendicazione di identità e libertà, in primo luogo quella d’espressione: una libertà che è stata guadagnata nel nostro Paese con il sangue e il sacrificio di molte vite. Oggi forse non serve più arrampicarsi sulle colline e le montagne per fare le lotte partigiane ma, anche sopra un paio di tacchi a spillo, possiamo rivendicare la nostra libertà con analoga determinazione.

Noi abbiamo puntato su un gesto simbolico: lo striscione fatto rimuovere a Siracusa sarà presente al Padova Pride. Scelta che, come comitato, abbiamo preso spontaneamente e immediatamente, e che siamo pronti a difendere a tutti i costi.

I risultati delle ultime amministrative hanno visto un’avanzata della Lega in pochi Comuni, roccaforti storiche della sinistra. Come valuti ciò con riferimento alle locali associazioni Lgbti e soprattutto alla futura organizzazione dei Pride?

Credo che bisogna ricordare come i Pride abbiano un valore educativo per tutta la città. Ma per farlo bisogna dare ai cittadini l'occasione per capire cosa sta succedendo, cosa è un Pride, perché è importante, qual è il senso profondo e molto umano che sta alla base delle richieste della comunità Lgbti. In tutto questo abbiamo amministrazioni che oggi hanno sempre più strumenti per rendere difficile la vita a chi vuole manifestare. Ricordo che oggi con la nuova normativa sulla sicurezza un Comune può vietare cortei e manifestazioni con ragioni anche abbastanza pretestuose.

Bisogna organizzarsi per fare un lavoro comunicativo incisivo ed efficace in occasione dei Pride, per far sentire la manifestazione come parte della città, come parte di quello scenario culturale che ne rappresenta le diverse anime. Per il Padova Pride abbiamo parlato con associazioni che si occupano di ambiente, territorio, commercio. Tutte queste realtà si sono confrontate per la nostra volta con i nostri temi, eppure hanno visto nel Pride un'occasione interessante per scoprire qualcosa di nuovo e prendere una posizione. Ecco, credo che il più importante deterrente alla destra che avanza sia proprio questo lavoro culturale: essere presenti sui nostri territori, dialogare con tutte le realtà e, se per farlo dobbiamo uscire dalle nostre comfort zone, non sarà mai troppo presto!

Secondo te quale dovrebbe essere l’impegno futuro delle associazioni in difesa dei diritti civili e sociali?

Dovremmo ricordare che non siamo soli. Molto spesso assisto sconfortato alle risposte campaniliste di alcune associazioni e di pezzi di movimento. O anche al silenzio imbarazzante delle nostre associazioni di fronte al razzismo e al sessismo dei nostri politici. Non basta essere in trincea col coltello fra i denti per i nostri diritti: dobbiamo formare un'unica frontiera o non potremo mai fare fronte a tutti gli attacchi che riceveremo. Per farlo come movimento Lgbti, dobbiamo imparare a dialogare, a trovare soluzioni che ci consentano di non perdere pezzi inultilmente, ma soprattutto che ci consentano di crescere. Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi: è una frase del Vangelo che ci dice qualcosa di utile, che, cioè, i veri nemici sono altrove.

Sempre più persone Lgbti si mostrano vicine o favorevoli a istanze di matrice xenofoba. Cosa sta accadendo secondo te nella nostra comunità?

Èun errore banale pensare che le persone Lgbti siano più sensibili alle discriminazioni e, pertanto, immuni a razzismo o xenofobia. La triste realtà è che lesbiche, gay, bisessuali, transessuali sono uguali al resto del mondo anche negli aspetti peggiori. Anzi sono capaci di dare al razzismo, alla xenofobia, alla misoginia nuove e interessanti declinazioni. Da gay penso a una banalissima schermata di Grindr (ma per chi ha più di 20 anni pensiamo anche ai siti di annunci, ecc) dove i profili sono pieni di frasi che discriminano per etnia, peso, forma fisica, gradazioni diverse di femminilità. La verità è che per chi non rientra in un'idea stereotipica di gay, lesbica, transessuale, ecc rischia l'emarginazione da parte della comunità Lgbti.

Questo è un impegno culturale ineludibile per le associazioni Lgbti: trovare metodi e azioni di contrasto al razzismo, al body-shaming e al femme-shaming, ma anche di inclusione nelle associazioni e più in generale nella nostra comunità. È un periodo questo di grande impegno e di grandi responsabilità per le nostre associazioni. Moltissime cose stanno cambiando, noi stessi siamo profondamente cambiati. Dobbiamo trovare il coraggio e la forza di far fronte a tutto tenendo sempre presenti i nostri valori e la nostra identità.

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Venerdì 15 giugno al via l’XI° edizione del Padova Pride Village che, nell’arco dell’intero periodo estivo, attira annualmente oltre 120.000 persone all’interno del polo fieristico del capoluogo veneto.

Madrina d’eccezione sarà Barbara D’Urso, volto noto della televisione italiana nonché da tempo in prima linea per i diritti delle persone Lgbti. «Nella mia vita mi sono sempre battuta per i diritti civili, contro l'omofobia e la violenza sulle donne – ha dichiarato la conduttrice dei talkshow di Mediaset –. Ho quindi accettato con grande piacere l’invito a partecipare al Padova Pride Village come madrina. Sono sicura sarà una bellissima serata».

Ad affiancarla nell’opening party il cantautore Cristiano Malgioglio, la cui attività di paroliere è legata ai maggiori succesi di Mina, Raffaella Carrà, Adriano Celentano, Ornella Vanoni, Patti Pravo. Sarà il suo ultimo singolo Danzando Danzando, presentato durante la semifinale del Grande Fratello, a fare da sigla ufficiale all’intera stagione del Padova Pride Village 2018.

Sulla scelta dei due testimonial così si è espresso il deputato Alessandro Zan, ideatore e fondatore del più importante festival Lgbti del Nord Italia: «Barbara D’Urso e Cristiano Malgioglio apriranno l’XI° edizione del Padova Pride Village: due icone del mondo dello spettacolo e della musica che hanno sempre sostenuto i diritti di tutti.

Barbara da anni, grazie al suo impegno personale e ai suoi programmi, fa entrare nelle case degli italiani un messaggio di uguaglianza e parità; Cristiano con le sue canzoni e i suoi testi, talvolta irriverenti, da sempre conduce una campagna di sdoganamento delle tematiche e dei sentimenti Lgbti. Con questi due ospiti vogliamo ribadire con chiarezza che questa estate sarà dedicata alla lotta alle discriminazioni e all’omotransfobia».

L’XI° edizione del Padova Pride Village sarà caratterizzato, fino al 15 settembre, da un fittissimo programma di concerti, serate disco ed eventi culturali con figure di spicco del mondo del giornalismo, del teatro, del cinema, della musica, della letteratura.

Gemellato da quest’anno col Padova Pride Village, si aprirà nella serata di oggi, alle 21:30, la stagione romana del Gay Village, giunto alla sua XVII° edizione.

«E lo fa – come si legge nele comunicato ufficiale – nel cuore pulsante della Roma testaccina, lì dove nacque nel lontano 2002, nel segno della giovinezza, della romanità e soprattutto del talento, come quello indiscusso di Ilenia Pastorelli, madrina della stagione, vincitrice come miglior attrice protagonista del David di Donatello nel 2016 con il pluripremiato Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

In apertura della festa non mancheranno i saluti delle istituzioni comunali, l'atteso arrivo dell'onorevole Stefania Pezzopane che dal palco del villaggio lancerà il suo messaggio d'amore contro la discriminazione e il bullismo, seguita dai saluti del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, grande amico e sostenitore della manifestazione arcobaleno più importante d'Italia.

Ad accogliere gli ospiti si sarà la coppia di padrone di casa Imma Battaglia ed Eva Grimaldi che, insieme all'ineguagliabile Pino Strabioli, daranno il benvenuto anche a Giovanni Ciacci reduce dal programma Ballando con le Stelle, dove con il ballerino Raimondo Todaro, si è classificato finalista con non pochi dissensi per la partecipazione come coppia di uomini al noto talent Rai.

Prima della mezzanotte si scalderanno le piste del villaggio con la presentazione della nuova sigla a cura di Cut, un vero e proprio invito al divertimento esteso a tutti, compreso alla Sindaca Virginia Raggi ricordata dal personaggio Virgy interpretato dall'attrice Liliana Fiorelli. A seguire ci sarà la presentazione delle nuove stage direction a cura di Akkademi, Andrea Pacifici e Gabriele Riccio, che coordineranno i corpi di ballo nell'arco della stagione e che nella serata inaugurale danzeranno sulle note del dj Cristiano Colaizzi in Happy Floor, mentre nel Guest Floor comincia la sua avventura il direttore artistico Fabio Di Domizio, che accoglierà i tanti party internazionali nell'arco dell'estate.

In occasione del grande opening party, il Gay Village ha il piacere di ospitare Masterbeat Party, direttamente da Los Angeles e per la prima volta in Italia. Ad aprire il palco ci penserà il social webstar e dj Manuel Coby, preziosa novità delle console rainbow».

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A pochi giorni dal 4 marzo abbiamo nuovamente raggiunto Alessandro Zan che è in corsa per il secondo mandato parlamentare nelle liste del Pd.

Candidato alla Camera dei deputati come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei deputati, l’ex presidente del locale comitato d’Arcigay si sta impegnando da settimane nel capoluogo veneto per far conoscere il programma del suo partito.

Onorevole Zan, ultimi giorni di campagna elettorale. Come li sta vivendo?

Esattamente come li ho iniziati, tra le padovane e i padovani, in città e in provincia per parlare del nostro programma per i prossimi cinque anni, partendo dal grande lavoro fatto dal Partito Democratico nella passata legislatura. Ovviamente più si avvicina il 4 marzo, più sale anche la tensione: da capolista del Pd nel mio territorio avverto una grande responsabilità, cioè quella di portare avanti un orgoglio democratico che quotidianamente lavora per il Paese, una forza tranquilla fatta di donne e uomini che si riconoscono nei nostri principi democratici ed europeisti.

Lei ha lanciato un appello dicendo: Solo il Pd può arginare neofascisti e populisti. In che senso?

Penso che solo la nostra comunità politica possa rispondere con fermezza ai rigurgiti neofascisti che si ripropongono, anche violentemente, in queste settimane. È un dato di fatto: la coalizione di centro-destra è guidata da un pregiudicato di 82 anni, da una sedicente fascista, e da un razzista che tende la mano agli ambienti estremisti della destra; il M5S non ha aderito a nessuna manifestazione anti-razzista e anti-fascista degli ultimi giorni, ma anzi ha sempre banalizzato questi pericolosi ritorni nostalgici del ventennio, classificandoli come questioni di serie B (un loro must declassificare, basti ricordare il loro comportamento sulle unioni civili). A chi è indeciso tra il Pd e LeU voglio dire chiaramente: scegliete il Pd. Solo noi possiamo garantire un argine alle violenze, il nostro programma non è contro qualcuno o qualcosa, ma esclusivamente per il Paese, per l’Europa e per i diritti.

Molti contestano proprio al Pd l’avanzata delle destre. Non crede che si siano fatti degli sbagli in casa dem nella scorsa legislatura?

Stiamo ancora pagando il prezzo della scissione dello scorso anno, un errore enorme uscire dal più grande partito progressista. Oggi la sinistra appare disgregata e questa situazione dà unicamente forza ai movimenti di estrema destra. Il Pd ha il merito di aver approvato una legge contro la propaganda del fascismo, proposta coraggiosa che ha i ribadito i nostri principi costituzionali e antifascisti. Chi tenta di gettare al Pd la responsabilità di questa avanzata mente sapendo di mentire. E comunque questo lo vedremo dal risultato delle urne di domenica.

La manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi ha ricompattato la sinistra sabato 24 febbraio. Non crede che bisognava porre ogni impegno per ricompattarla anche in questa campagna?

Ne sono convinto. Presentarsi alle urne divisi è per me un dolore enorme: con molti esponenti di LeU siamo legati dagli stessi valori e dalle stesse idee. Per questo è un peccato che quella componente della sinistra si sia arresa a personalismi e rancori che in primis danneggiano il popolo del centrosinistra e tutto il Paese.

Andiamo al Veneto. Il governatore Zaia avrebbe voluto una clinica d’eccellenza per le persone transgender desiderose di sottoporsi a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Eppure la proposta è stata bocciata proprio dalla maggioranza leghista. Perché?

Devo ammettere che la proposta della Giunta Zaia era davvero positiva e mi ha stupito positivamente. Di quella clinica ce ne era davvero bisogno, e avere vicino a Padova un punto di riferimento così importante per questo tipo di medicina avrebbe potuto significare un passo in avanti, anche culturale, per il Veneto. La proposta è stata bocciata dalla sua maggioranza leghista, perché stiamo assistendo a una mutazione genetica della Lega: da una parte quella rappresentata da Zaia, più istituzionale e di governo, dall’altra quella che segue Salvini, con orrende derive omotransfobiche, razziste e lepeniste. Ha vinto la seconda e anche Zaia, in questo caso, si è dovuto piegare a questi diktat medievali.

È terminata lunedì la seconda edizione del Bus No Gender. Lo scorso anno lei presentò un’interrogazione parlamentare a Minniti e Fedeli. I due ministri sono rimasti sordi al riguardo?

A quell’interrogazione non ho ancora avuto risposta, ma posso assicurare che l’attenzione sulla questione dei due ministri è altissima. Minniti e Fedeli si sono sempre battuti senza indugi contro l’omotransfobia. Per questo voglio lanciare un appello per il 4 marzo: scegliete il Pd, che ha già dimostrato di battersi fino in fondo, rischiando la stessa vita del governo, per le unioni civili. All’esterno del Partito Democratico c’è la più totale sordità verso questi temi, dall’omofobia dichiarata della destra al totale mutismo da parte del M5S, che non hanno votato le unioni civili. Per approvare i diritti, come per qualsiasi altra riforma, è necessaria la cultura di governo, e il Partito Democratico è l’unica realtà politica in grado di garantirli.

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Ideatore e fondatore del Padova Pride Village nonché già presidente del locale comitato d’Arcigay, Alessandro Zan è soprattutto noto per aver ottenuto il primo registro anagrafico delle coppie di fatto, compreso quello di persone dello stesso sesso, e per aver tenuto, in veste di deputato, il commovente discorso antecedente l’approvazione del ddl sulle unioni civili alla Camera.

Adesso è in corsa per il suo secondo mandato parlamentare nelle file del Pd. Gaynews l’ha raggiunto per saperne qualcosa di più

Onorevole Zan, dopo estenuanti attese è stata confermata la candidatura nelle liste Pd. Qual è stata la sua prima reazione? 

Chiaramente è stata una fortissima emozione sapere di essere candidato alla Camera per il mio partito, nella mia città, nella mia provincia. Un’emozione accompagnata da un grande senso di gratitudine verso la comunità del Partito Democratico, che ha voluto concedermi un’enorme fiducia: non deluderò questa fiducia, lavorerò sodo, come penso di aver già fatto in questi cinque anni passati in Parlamento.

In quali collegio è candidato?

Correrò come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei Deputati. Non in quello uninominale di Padova, dove è candidato Fabio Verlato, un bravissimo primario ospedaliero, che sosterrò con tutte le mie forze contro la candidata leghista.

I diritti umani e civili le sono stati particolarmente a cuore in questa legislatura. Saranno al centro anche della sua campagna elettorale?

Assolutamente sì: in questi anni abbiamo aperto una stagione di affermazione dei diritti civili e umani nel quadro normativo nazionale. Ora dobbiamo continuare a percorrere questa strada: è nel dna del Partito Democratico, che ha dimostrato nei fatti di essere l’unica forza credibile in questo ambito: unioni civili, biotestamento, legge sul dopo di noi, introduzione del reato di tortura e legge sull’autismo.

Eletto, su quali punti in particolare s'impegnerà?

Da sempre mi batto per i diritti: questa sarà una battaglia costante, che porterò sempre avanti nella mia attività politica. Ora la priorità più urgente è approvare una legge efficace contro l’omotransfobia, dare pieni diritti e dignità ai figli delle coppie di persone dello stesso sesso e riformare l’intero impianto normativo delle adozioni, aprendole a tutte le coppie e ai single.

Dovremo necessariamente puntare ad approvare il matrimonio egualitario: le unioni civili hanno sicuramente colmato il ritardo sui diritti rispetto agli altri Paesi occidentali. Ora però è tempo di allinearsi totalmente, superando qualsiasi differenza, anche legislativa e istituzionale.

Parallelamente ai diritti delle persone Lgbti, dovremo urgentemente far approvare lo ius soli, dando piena cittadinanza a centinaia di migliaia di cittadini nati in Italia, a cui ancora non è riconosciuto questo status. Questo ritardo è inaccettabile e incomprensibile: chi nasce, vive e cresce in Italia è un nostro concittadino a tutti gli effetti, indipendentemente dalla famiglia d’origine o dall’etnia.

Inoltre mi impegnerò a fondo per il mio territorio, Padova: una provincia con un milione di abitanti, ricca di realtà molto diverse fra loro e con problematiche complesse che dovranno essere rappresentate in Parlamento e trovare ascolto all’interno delle istituzioni.

Che cosa pensa delle minacce di abolire le unioni civili da parte di Eugenia Roccella e d’alcuni esponenti del centrodestra?

Il loro accanimento fa sorridere: durante la discussione nell’opinione pubblica e parlamentare cercavano di far passare le unioni civili come un provvedimento di serie B, di cui non c’era urgenza.  Ora che finalmente i diritti sono legge, meritano, a quanto pare, ancora la loro attenzione.

Voglio essere chiaro nei confronti di questa gente, nemmeno in grado di raccogliere le firme per tentare di indire il referendum contro le unioni civili: il Paese non è con voi, rappresentate un mondo che non esiste più. E a un centrodestra, che strizza l’occhio e abbraccia queste frange omofobe e retrograde, dico: Ci vedremo in Parlamento, noi non molleremo un centimentro.

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Saggista, autore di testi teatrali, giornalista, Piergiorgio Paterlini è il fondatore del periodico satirico Cuore con Michele Serra e Andrea Aloi. Tra le sue opere è da ricordare soprattutto la raccolta d'interviste Ragazzi che amano ragazzi che, pubblicata per la prima volta nel 1991 dalla Feltrinelli, è giunta alla 15° edizione. Un libro particolarmente caro allo stesso autore che, in un’intervista concessa in giugno a Gaynews, lo indicava, non senza ironia, quale classico da consigliare a un giovane che ha appena fatto coming out.

E i ragazzi con le loro passioni, sia pur colte nel lato più fosco e inquietante, tornano a primeggiare in Bambinate. L’ultima opera paterliniana, che, edita per i tipi torinesi Einaudi, è da ieri in vendita nelle librerie, affronta il tema antico e, nondimeno, sempre nuovo del bullismo.

Bambinate è sì un romanzo, anzi uno splendido romanzo, ma al contempo una lucida analisi di una realtà perennemente emergenziale qual è la violenza tra i più giovani. E tutto questo in 152 pagine, che conquidono il lettore per lo stile terso e l’impianto narrativo.

La trama è ben riassunta nella relativa scheda esplicativa del sito dell’Einaudi, dove si legge: «Metà anni Sessanta. È il Venerdí Santo in un paesino della Bassa Padana e, come da tradizione, si rappresenta la Via Crucis. Anche i personaggi sono quelli della tradizione: le Pie Donne, il Sommo Sacerdote, il Cireneo, la soldataglia. E Pilato. I protagonisti, però, sono tutti bambini e nessuno di loro sta recitando, nemmeno il piccolo Cristo che viene trascinato sul Golgota. Gli adulti guardano, ma non vedono. Cinquant'anni dopo, il ragazzo che allora era Pilato ritorna in paese.

Tutto è rimasto come quel giorno, i cambiamenti hanno intaccato soltanto la superficie. I bambini feroci di un tempo sono ora uomini sconfitti e rancorosi, e quel povero Cristo invecchiato ha imparato a portare la sua croceLa resa dei conti sarà crudele come allora fu spietato il gioco. Anche oggi è il giorno della Passione».

Bambinate, dunque, un libro da leggere e rileggere, che Paterlini presenterà per la prima volta, giovedì 7 settembre, al Padova Pride Village nel corso di un talk show dedicato a bullismo e omofobia. 

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Antonello Dose, vero mattatore radiofonico con Il ruggito del coniglio su Rai Radio2, ha pubblicato da alcuni mesi una sua interessante autobiografia in cui, con la leggerezza e l’intelligenza che lo contraddistinugono, entra nelle pieghe anche più dolorose e sofferte della sua vita.

La rivoluzione del coniglio, pubblicato per Mondadori, è un vero e proprio talismano di consapevolezza in cui, anche attraverso il filtro della fede buddista secondo la pratica di Nichiren Daishonin, Dose si racconta e si mette a nudo, narrando anche la propria esperienza da omosessuale e da sieropositivo.

Incontriamo Antonello Dose qualche giorno dopo la presentazione del suo libro al Village di Padova.

Antonello, come mai hai deciso di scrivere La rivoluzione del coniglio? La parola scritta arriva più lontana di quella parlata alla radio?

Diciamo che un libro può arrivare a persone che non ascoltano il programma alla radio.

Qual è stata la rivoluzione più importante di Antonello Dose? Scrivere e raccontarsi, in un periodo di diffusa virtualità, può considerarsi un gesto rivoluzionario?

Il termine “rivoluzione” usato nel titolo del libro vuol essere una citazione dal romanzo La rivoluzione umana del mio maestro di vita, il leader buddista Daisaku Ikeda, che racconta di una vita spesa a propagare in tutto il mondo il buddismo di Nichiren Daishonin. Nella prefazione al romanzo Ikeda scrive: «Il cambiamento nel carattere di una singola persona, porterà al cambiamento di un intero Paese e alla fine dell’intera umanità»

La rivoluzione umana è qualcosa che avviene all’interno della mente e dei cuori delle persone. Se cambiano le menti e i cuori delle persone cambiano le società. La mia rivoluzione, negli anni, è stata trovare il coraggio di raccontarmi. Nella "diffusa virtualità" in genere ci si rappresenta molto ma ci si racconta poco.

La tua affettività e il coming out sono tra i cardini del libro. Il coming out è un gesto rivoluzionario? Cosa diresti a un adolescente che ha paura di vivere alla luce del sole il suo amore?

Questa estate italiana è stata così ricca di omofobia da far paura. In questo senso direi a un adolescente di andarci cauto. Magari, all’inizio consigliere di parlarne a persone fidate. Per il buddismo noi e l’ambiente siamo un fenomeno unico. Personalmente, ho sperimentato che se hai paura e resti nascosto, l’ambiente percepisce questo come una tua debolezza e tende a infierire. Crescendo, ho scoperto che nel momento che tu stabilisci con coraggio la tua libertà di essere, l’ambiente, al contrario, si inchina e ti rispetta.

Anche la sieropositività è un argomento che affronti nel libro. Nel nostro Paese, a proposito di rivoluzioni, quanto è rivoluzionario raccontare la propria vita da sieropositivo? C'è, a tuo parere, ancora un grande stigma verso le persone hiv+ e, soprattutto, esiste una buona informazione sulla necessità di usare il preservativo o prevale un atteggiamento superficiale?

Parlando della mia sieropositività mi sono reso conto di aver scoperchiato un tombino. Semplicemente, in Italia negli ultimi lustri non si è parlato affatto di hiv. Non capisco come le nostre autorità sanitarie abbiano potuto essere così superficiali. L’effetto è che sono in grande aumento i contagi tra giovanissimi e nelle coppie eterosessuali. #viveresereniconhiv è l’hashtag che mi sono scelto per rappresentarmi su Twitter. Attualmente, un paziente in terapia, controllato dai medici, è teoricamente non più contagioso. Questo dovrebbe far crollare quell’aura drammatica delle campagne sanitarie degli anni ’90 che hanno fatto passare la sensazione che anche i rapporti umani potessero essere contagiosi. Con le cure attuali è una sciocchezza, per sé e per gli altri, non farsi il test. Da tempo è disponibile un test salivare che dà il risultato in 15 minuti. Raccontando di me ho ricevuto dall’ambiente affetto, incoraggiamento e calore umano. È stato molto liberatorio. Ai ragazzi dico di continuare a usare il preservativo che resta il presidio più sicuro insieme alla PrEP (andatevi a informare online). Eviterete tutta una serie di altre seccature.

La parte dedicata alla tua fede buddista ha grandissima rilevanza nel tuo libro. Che posizione ha il buddismo rispetto all’omosessualità?

Nel buddismo si afferma che ogni persona è degna del massimo rispetto e che ha già in sé tutte le potenzialità della Buddità, che può ottenere in questa vita, nella forma presente. Questa premessa include ogni genere di persona a prescindere dal gender, la classe sociale e l’età. Ho trovato un grande conforto in questo insegnamento che mi ha donato dignità spirituale nell’incoraggiarmi nel fatto che ognuno di noi va bene così com’è.

Infine, sei stato recentemente ospite del Padova Pride Village. Che impressione hai ricevuto da questa che è, senza dubbio, una delle realtà più attive nella diffusione della cultura lgbt?

Ci si sente coccolati quando il gruppo che organizza lavora in unità. Padova è anche un piccolo miracolo nella cultura religiosa del Nord-Est. È aperta all’Europa, è ariosa. Credo che questo bel Village sia anche espressione delle nuove generazioni, più libere, più espresse. Una bella festa la fanno gli organizzatori ma anche la gente che ci partecipa.

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Già celebrata in Italia il 23 settembre dello scorso anno, la seconda edizione nazionale della Giornata mondiale della visibilità e dell’orgoglio bisessuale si caratterizzerà per la prima volta con uno specifico corteo. Luogo della manifestazione Padova: la Bi Pride Parade partirà alle ore 16.00 da Piazza Capitaniato e, snodandosi per il centro storico del capoluogo veneto, terminerà in Piazza Garibaldi.

È dal 1999 che il 23 settembre si tiene il Bi Visibilty Day. Da quando, cioè, l’Ilga ne fissò in tale giorno la data sì da ricordare il padre della psicanalisi Sigmun Freud, scomparso, per l’appunto, il 23 settembre 1939.

Come scritto sulla pagina ufficiale del Bi Visibilty Day Padova, «la bisessualità indica l'orientamento sessuale di persone in grado di provare attrazione emotiva e sessuale verso più di un genereLa bifobia è la discriminazione verso le persone bisessuali: ha caratteristiche peculiari, tra cui la negazione stessa dell'esitenza della bisessualità (come vero orientamento sessuale), l'invisibilizzazione all'interno delle comunità Lgbtq e nei mass media, e l'attribuzione di stereotipi negativi. 

Nel 1999 gli attivisti e le attiviste che nel mondo lottano contro l'invisibilizzazione e la discriminazione delle persone bisex hanno istituito la Giornata mondiale della visibilità e orgoglio bisessuale, ogni 23 settembre. In molte città d'Europa sono state organizzate manifestazioni di piazza, è la prima volta in Italia. Il concetto fondamentale è la visibilità: se la gente non crede che esistano gli Inuit, bisogna riempire la piazza di Inuit (e di persone a loro solidali). 

Nel percorso verso il 23 Settembre, vogliamo stimolare una riflessione sulla questione bisessualità e bifobia. Nei mesi precedenti alla manifestazione organizzeremo incontri ed assemblee aperte (la terza è il 19 luglio, la prima è stata il 21 giugno) su bisessualità e bifobia, in un percorso condiviso. Il manifesto è in divenire affinché da ora a settembre altri gruppi, associazioni, persone, possano aderire e/o suggerire modifiche e integrazioni, purché condividano lo spirito della manifestazione. 

Vogliamo rendere visibili la bisessualità e le persone bisessuali, renderle orgogliose: “Io esisto, sono libera e meritevole di diritti al pari di tutt*: non di meno, né di più» 

Appuntamento, dunque, il 23 settembre a Padova sotto la bandiera dell’orgoglio bisessuale che, disegnata nel 1998 da Michael Page, rammenta con la banda centrale di colore viola la combinazione tra l’orientamento omosessuale ed eterosessuale, rispettivamente indicati dalla banda in alto di colore magenta e da quella in basso di colore bleu.

 

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