Venerdì 22 marzo la 24enne transgender Lua Lamberti de Abreu ha discusso la tesi di master in Arti dello Spettacolo presso l'Università statale di Maringà. E lo ha fatto presentandosi in aula vestita da drag queen.

Lua ha spiegato di aver scelto un tale abbigliamento per difendere un'istruzione pubblica più sensibile alle differenze

Nella sua tesi, intitolata Pe-Drag-Ogia como modo de Tensionar/Inventar Territórios Educacionais Heterotópicos (Pe-drag-ogia come mezzo per sottolineare/inventare gli spazi educativi eterotopoci, ndr), la giovane ha considerato come generalmente le persone trans non siano benvenute negli spazi educativi sì da ritenersi necessaria una visione più inclusiva del sistema scolastico.

Relatrice e correlatrice della tesi sono state rispettivamente le docenti Eliane Maio e Roberta Stubs Parpinelli, anche grazie alla cui profonda sensibilità Lua è potuta diventare la prima donna transgender a conseguire una laurea magistrale presso l'Università statale di Maringà.

All'indomani della discussione della tesi la 24enne ha descritto su Facebook la sua gioia per essersi risvegliata da maestra "con i postumi di una sbornia felice e leggera" per concludere senza ironia: "A revolução é travesti!".

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Il noto arbitro calcistico Marco Guida ha ricevuto venerdì a Torre Annunziata (Na), sua città natale, una targa in riconoscimento dell’impegno profuso nell’abbattere i muri della discriminazione e della stigmatizzazione delle persone Lgbti nel mondo sportivo.

Voluta dale associazioni Pochos Napoli e Pride Vesuvio Rainbow, la consegna sarebbe dovuta avvenire a Napoli, il 2 febbraio, in occasione della Copa Adelante 2019, torneo nazionale dilettantistico di calcio a 5 con squadre di giocatori gay, per la quale era prevista la partecipazione di Guida nelle vesti di testimonial.

Impegni lavorativi impedirono però all’arbitro torrese di prendervi parte non senza una mail agli enti organizzatori: in essa esprimeva il grande dispiacere per l’impossibilità di partecipare a un evento cui teneva tanto. 

Alla premiazione, tenutasi presso Nonsolocaffè Reload, ha preso parte anche don Ciro Cozzolino, responsabile del comitato locale di Libera, che ha ribadito la necessità di reagire alle discriminazioni delle persone Lgbti.

Viva soddisfazione per la riuscita dell’evento, che ha visto un’ampia partecipazione, è stata espressa da Danilo De Leo, referente di Pride Vesuvio Raimbow, e Antonello Sannino, presidente di Pochos Napoli e responsabile del Mediterranean Pride of Naples 2019 nonché esperto di omo-transfobia in ambito sportivo.

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«Vogliamo un' Italia laica e Verona libera dagli integralisti». Questo l’appello lanciato da associazioni e movimenti che, in vista del Congresso mondiale delle Famiglie, in programma a Verona dal 29 al 31 marzo, hanno accolto la proposta di Ippfen (International Planned Parenthood Federation European Network) e Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) in collaborazione con Rebel Network.

Al grido di Verona libera, Italia laica esse si riuniranno, il 30 marzo, nel capoluogo scaligero per denunciare il World Congress of Families, indicato in una nota congiunta come «iniziativa internazionale omofoba contro la libertà e l'autodeterminazione delle donne e contro l'autodeterminazione delle scelte affettive e familiari».

Prima di partecipare al corteo pomeridiano di protesta, organizzato da Non una di meno, le associazioni si confronteranno in un convegno, dalle 9.00 alle 13.00, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (in via del Leoncino 6), dando così «vita – come continua la nota - a uno spazio comune di impegno, unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti, che sia una opportunità di proposta costruttiva prima del corteo di protesta del pomeriggio». Al convegno parteciperanno anche figure di rilievo internazionale quale Gillian Kane e Marina Škrabalo.

Dal momento che la tre giorni veronese vedrà la partecipazione dei ministri Salvini, Fontana e Bussetti, del governatore del Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Federico Sboarina, ne segue, per gli organizzatori «la necessità di creare una nuova alleanza tra associazioni della società civile, con gli uomini e le donne delle tante associazioni e movimenti per affrontare le sfide che abbiamo davanti e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona».

La costruzione di una potente rete, «è fondamentale - sottolineano i promotori - per parlare un linguaggio corale, forte e costruttivo. Necessaria, tanto più oggi, di fronte ai violenti e reiterati attacchi alla libertà di donne e uomini, in particolare ai diritti conquistati negli anni passati dall’iniziativa politica del movimento delle donne, che grazie alle battaglie deomocratiche insieme a chi si batteva per la laicità dello Stato, seppe imporre nella società italiana i temi dell'autodeterminazione, dei diritti e della libertà».

Ad aver finora aderito sono Agedo, Alfi, Anpi, Arci, Arcigay, All Out, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Chiesa Pastafariana, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Differenza Donna, Di.Re (Rete centri antiviolenza), Edge, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Laiga - Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78, Link Coordinamento universitario, Mit - Movimento Identità Trans, Movimento per i beni comuni, Nelfa Aisbl, Rebel Network, Rete della Conoscenza, Rete Educare alle Differenze, Rete Genitori Rainbow, Snoq Nazionale, Snoq Torino, Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale, Unione degli Studenti, Vita di donna.

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Sulla questione patrocinio/logo del Governo al Congresso mondiale delle Famiglie ha fatto finalmente chiarezza, una volte per tutte, il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Con un lungo post Fb, pubblicato nella tarda serata di ieri a Bruxelles (dove si trova per partecipare al Consiglio europeo), il premier ha affermato categoricamente: «È importante chiarire che alla mia attenzione e a quella dei miei uffici non è mai giunta alcuna richiesta di patrocinio da parte degli organizzatori dell’evento e che il patrocinio è stato concesso dal Ministro per la famiglia e la disabilità, Lorenzo Fontana, di sua iniziativa, nell’ambito delle sue proprie prerogative, senza il mio personale coinvolgimento né quello collegiale del Governo.

All’esito di un’approfondita istruttoria e dopo un’attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti, ho comunicato al Ministro Fontana la opportunità che il riferimento alla Presidenza del Consiglio sia eliminato e gli ho rappresentato le ragioni di questa scelta».

A restare, dunque, sarà esclusivamente il patrocinio del «Ministero della Famiglia e ovviamente ciascun esponente del Governo sarà libero di partecipare all’evento, esprimendo le proprie convinzioni sui vari temi che saranno oggetto di discussione». 

L’opacità procedurale, con cui è stata condotta la questione del patrocinio/logo al Wcf, ha spinto il presidente del Consiglio, anche «al fine di eliminare i dubbi interpretativi che sono sorti e che riguardano le procedure di concessione del patrocinio della Presidenza del Consiglio», di incaricare il «Segretario Generale di adottare una nuova circolare, più perspicua di quella attuale».

Immediata la replica del ministro Fontana, che, incassando il colpo, ha replicato piccato: «Esattamente come annunciato mercoledì in aula alla Camera, rimane il patrocinio da parte del Ministero della Famiglia. Per quanto riguarda il logo e il suo utilizzo, essi fanno capo ad un altro Dipartimento, e quindi la concessione o il ritiro non sono di mia competenza». 

Malcelato disappunto è stato invece dimostrato da Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vicepresidente del Wcf, che, consapevoli dell’imminente cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri, hanno dichiarato: «La questione del loghetto non ci ha mai intrigato più di tanto, conta la sostanza. Conte ha riconosciuto il valore della famiglia fondata sul matrimonio esattamente in linea con il nostro pensiero e ha distinto le altre forme di convivenza basate su natura affettiva come le unioni civili. Quel che ci interessa è che rimanga il patrocinio del Ministro della Famiglia Fontana».

Parole che suonano invece quale segno di cocente sconfitta da parte di chi, fino a ieri sera, di quel logo e di quel patrocinio aveva un interesse tutt’altro che nullo.

Poco prima della mezzanotte Jacopo Coghe ha scritto su Fb un post dal titolo Il Grande Bluff, dove, dimentico dell’importanza precedentemente data alla questione, ha affermato: «Il patrocinio resta, granitico l'appoggio del Ministro Lorenzo Fontana al Congresso mondiale delle Famiglie. Il Presidente Conte ha solamente chiesto di levare il riferimento della presidenza del Consiglio dei Ministri, parliamo di estetica e non di contenuto.

Leggo comunicati stampa di associazioni femministe e Lgbt arrabbiate per quello che hanno capito essere solo un'operazione di maquillage per provare a tenerle buone».

Operazione di fondamentale importanza e non di cosmesi linguistica è al contrario apparsa a tante associazioni e attivisti/e. A partire da Yuri Guaiana, promotore di una petizione per la revoca dei patrocini istituzionali su All Out (che ha superato le 113.000 firme ma che dovrebbe conseguirne, entro il fine settimana, altre 50.000), che ha preso atto con soddisfazione delle parole sostanziali di Conte, auspicando al contempo la celere cancellazione del logo del Governo dal sito del World Congress of Families.

«Continuiamo dunque nella nostra raccolta firme – ha dichiarato a Berlino – anche perché desideriamo che seguano la decisone del premier anche la Regione Veneto e la Provincia di Verona, revocando il loro patrocinio». 

Un risultato, dunque, da ascriversi soprattutto al tenace lavoro di attivisti e attiviste, il cui impegno ha fatto sì che gli elementi controversi del Wcf rimbalzassero alla pubblica attenzione. Un risultato da ascriversi anche a componenti tanto dell’opposizione parlamentare (a partire da Monica Cirinnà, Laura Boldrini e Alessandro Zan) quanto del M5s, che hanno moltiplicato i loro interventi nei riguardi dell’assise veronese. Un risultato da ascriversi, non da ultimo, anche a Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che, non a caso, è stato implicitamente oggetto di critiche, l’altro ieri, da parte del ministro Fontana.

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Si terrà domani a Catania presso l’Hotel Nettuno in viale Ruggiero di Lauria la conferenza Per la famiglia di sempre, una svolta identitaria.

Organizzata dai circoli leghisti Catania identitaria e Città di Acireale, l’incontro avrà luogo alle 17:45 e vedrà gli interventi di Fabio Cantarella (assessore comunale all'Ambiente, Ecologia e Sicurezza urbana e responsabile regionale Enti Locali della Lega Salvini Premier), Stefano Di Domenico (presidente del circolo Catania Identitaria) e Alessandro Coco (consigliere comunale di Acireale nonché presidente del circolo Città di Acireale).

Ospite principale sarà il senatore Simone Pillon, che illustrerà il tema della famiglia alla luce dell’imminente Congresso Mondiale della Famiglia (Wcf), previsto a Verona dal 29 al 31 marzo.

«Il nostro obiettivo – hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento – è di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società».

La manifesta volontà di presentare encomiasticamete l’assise veronese (sulle quali anche i vertici cattolici hanno preso, al di là di formali distinguo verbali, posizioni di netta distanza) e le ben note posizioni omofobe e misogine del braccio destro di Gandolfini, il cui nome resta fra l’altro legato al contestato ddl sull’affido condiviso, hanno suscitato le immediate reazioni di Arcigay Catania.

Con un duro comunicato il comitato etneo, ribadendo la propria vicinanza «alle donne, alle persone di colore e a tutte le persone Lgbt destinatarie delle follia misogina, razzista e trans-omofoba, di Pillon», ha fatto appello «alla civile Catania affinchè ricacci nel medioevo questo figuro e i suoi accoliti, nella certezza che la libertà o è di tutti o è di nessuno, che i diritti o sono di tutti o sono di nessuno».

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, Giovanni Caloggero, fondatore di Arcigay Catania e componente del Collegio degli 8 saggi di Arcigay Nazionale, ha dichiarato anche in riferimento alla questione del logo/patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri alla tre giorni veronese: «Questo governo è fondato su un contratto sottoscritto da due parti politiche. Inutile assolutamente inutile che l’una prenda le distanze dall’altra: le distanze si prendono concretamente solo e soltanto mediante una rottura degli accordi programmatici. Quindi in questa orripilante vicenda del Wcf sono tutti parimenti coinvolti e responsabili.

Noi Arcigay siamo e saremo al seguito delle donne prime destinatarie di quel medioevo patriarcale e sessista propagandato da Pillon e dai diversi corifei del World Congress of Families ma uniti a tutta la comunità Lgbt, cui in pari battuta si rivolgono gli omofobi reazionari che si raduneranno a Catania e poi a Verona.

Occorre una forte grande e alta voce di sdegno al grido di Vergogna per tutti costoro che diversi decenni addietro ci si batteva per ricacciarli nelle fogne che li hanno rigurgitati».

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Autorizzata dalla Prefettura e Questura di Prato la manifestazione indetta da Forza Nuova il 23 marzo in occasione del 100° anniversario della nascita dei Fasci di Combattimento. Una decisione presa da tutti i componenti del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo il via libera del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al corteo, che partirà alle ore 15:00 da piazza della Stazione per arrivare in piazza del Mercato Nuovo, prenderà parte anche il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

Nella nota diffusa dalla Prefettura si è fatto appello «al senso di responsabilità di tutti, Istituzioni e società civile, nel rispetto della legalità e dei principi di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero sanciti dagli artt. 17 e 21 della Costituzione».

Ed è scoppiata immancabilmente la bagarre. Tra i primi a scagliarsi contro la decisione è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha dichiarato: «Il ministro degli Interni Salvini ha dato la sua risposta. Ha deciso di dare diritto di tribuna pubblica a una formazione di estrema destra in una città che non la vuole. Trovo sconcertante e inaccettabile che si possa autorizzare nei fatti la celebrazione dei cento anni del fascismo». 

Un’autorizzazione ancora più sconcertante per Rossi dal momento che Prato è «città medaglia d'argento della Resistenza» e, dunque, «non può essere teatro di una manifestazione dove troveranno spazio richiami al fascismo e al razzismo». 

Contrari al corteo, ancor prima della decisione, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni,e i veritici la Diocesi pratese, che avevano espressamente chiesto il divieto della manifestazione. 

Il via libera non ha fatto che alimentare un clima già rovente a Prato dopo che alla vigilia ignoti avevano vandalizzato la sede dell'Anpi e del Pd con svastiche e scritte inneggianti al fascismo.

Condanna durissima per il permesso della manifestazione da parte dell’Anpi Nazionale, che ha aderito alla mobilitazione antifascista (In)tolleranza zero - Prato città aperta, solidale, antifascista. Mobilitazione, che indetta da una cinquantina tra associazioni, gruppi, partiti e movimenti, si terrà in contemporanea con quella dei forzanovisti. 

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, il 19 marzo (appena un giorno prima del permesso di Prefettura e Questura), Massimo Nigro, candidato sindaco di Fn a Prato e promotore del corteo di sabato. 

Intervistato da La Zanzara, Nigro ha esaltato Mussolini come il miglior statista che il Paese abbia avuto. Ha poi detto di essere incuriosito da Hitler, aggiungendo: «Vorrei studiarlo di più» e minimizzando contemporaneamente l’Olocausto col dire: «Muore un sacco di gente in questo mondo».

Attacchi poi a raffica contro le persone omosessuali e i Pride quali parata di «scimpanzé: Se vogliono sbaciucchiarsi, lo facciano dentro casa loro. Non per strada».

Clicca per ascoltare l'audio integrale delle dichiarazioni di Nigro

 

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Non c’è mai stata alcuna richiesta di revoca al patrocinio del Governo al Congresso mondiale delle Famiglie, per cui è confermato. A riferirlo nell'aula di Montecitorio, durante il question time, è stato il ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, rispondendo a due interrogazioni parlamentari presentate dal Pd e da FdI. 

«Alcune notizie apparse in questi giorni – ha dichiarato –  sono destituite da ogni fondamento: confermo l'intento di concedere all'evento il patrocinio, deciso a novembre. E confermo la mia partecipazione al convegno. Il comitato organizzatore del Congresso mondiale delle Famiglie ha presentato formale richiesta di patrocinio ai miei uffici nei mesi passati, inoltrando tutti i documenti necessari e, dopo una approfondita analisi e valutazione della documentazione ricevuta, è stato concesso il patrocinio nel novembre scorso. Mentre per il logo la materia appartiene al Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria».

Fontana ha quindi chiarito come non sia «stata avanzata alcuna richiesta di revoca del patrocinio, né di natura politica né amministrativa, ma solo di approfondimento istruttorio di alcuni aspetti tecnici, relativi, ad esempio, al pagamento di un ticket di ingresso, chiarendo che l'iniziativa non può assumere alcun fine lucrativo. Mi sarei aspettato qualche richiesta di chiarimento, anche in forma privata ma attualmente questa non è ancora avvenuta»

Implicito quanto evidente riferimento alle posizioni critiche sull'assise verone da parte del pentastellato Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani.

Tantissime le critiche che si sono levate da esponenti dell’opposizione, che hanno puntato il dito contro gli esponenti M5s del Governo accusandoli di falsità. Se per la deputata dem Giuditta Pini «i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora stanno mentendo da due settimane», la sua omologa Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico, non è stata meno tranchant nell'affermare: «Dopo settimane di inutili balletti tra Lega e 5 Stelle finalmente il ministro Fontana ha svelato la verità sul patrocinio della Presidenza del Consiglio al sedicente Congresso della famiglia e ha confessato che nessuna richiesta di ritiro è mai stata formalizzata. Di cosa parlano allora i pentastellati quando fingono di stracciarsi le vesti?».

Dall’area associazionistica durissimo l'attacco di Francesca Chiavacci, presidente di Arci, che ha dichiarato: «Siamo alla farsa. Ministri smentiti da altri ministri sul patrocinio al Congresso dei misogini e omofobi. Smentendo quanto dichiarato dallo staff di Palazzo Chigi qualche giorno fa e dal sottosegretario Spadafora, oggi il ministro Fontana conferma il patrocinio del Governo al Congresso, che promuove teorie discriminatorie e incita l'odio».

Ma sul Congresso di Verona si è espresso criticamente anche il direttore de L’Avvenire Marco Tarquinio.

A margine delle celebrazioni fiorentine per i 35 anni di Toscana Oggi, il settimanale delle diocesi toscane, il numero uno del quotidiano della Cei ha infatti parlato di «elementi che fanno pensare: il primo è la partecipazione di esponenti politici italiani monocolore e questo diventa un po' sospetto per l'opinione pubblica». L'altro che «in concomitanza di questo evento arrivino promesse, come al solito in Italia, su mirabolanti misure a favore della famiglia». Promesse che «sentiamo echeggiare da 25 anni in tutte le campagne elettorali e, guarda caso, siamo vicini alle europee. Vorremmo vedere i fatti e ascoltare un po' meno promesse». 

Per Tarquinio, pur trattandosi «di una realtà mondiale che ha un approccio ai problemi della famiglia sostanzialmente corretto su tante questioni», a essere inaccettabile è il suo inserimento nel dibattito pubblico con «modalità sbagliate».

Parole, queste, che utilizzate ieri dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, sono state così spiegate dal direttore de L'Avvenire: «È promossa da un'organizzazione internazionale che raduna persone di diverse culture e provenienza, dove icattolici sono una parte e forse una minoranza degli organizzatori. Il presidente è un quacchero ed è sostenuto a spada tratta da organismi dell'Est europeo, soprattutto russi, e nord americani».

Per Tarquinio, insomma, «c'è anche molto pregiudizio e, come dico sempre, bisognerebbe ascoltare bene quello che viene detto e come viene detto».

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Benché terminata il 24 febbraio, la mostra Storytelling continua a essere al centro delle polemiche nel capoluogo toscano di Massa.

L’esposizione, allestita presso il Palazzo Ducale, si componeva di 45 opere ad acrilico su tela di vari formati, provenienti per lo più da collezioni private e frutto dei dieci ultimi  anni di attività, di Giuseppe Veneziano. Tra queste era stata anche esposta per la prima volta la tela Lgbt, raffigurante Gesù Cristo in slip leopardati col marchio Dolce&Gabbana, mentre sulla croce al posto della scritta Inri compare l'acronimo riferentesi alle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans.

Ma, a mostra terminata, l’opera – che già aveva suscitato ampie polemiche – è stata al centro di ripetuti attacchi del vescovo di Massa Carrara, Giuseppe Santucci, che l’ha definita «vergognosa» e «blasfema». Non senza attacchi all’amministrazione comunale di centrodestra, per aver patrocinato l’esposizione.

Per questo motivo il sindaco leghista Francesco Persiani, appena sette mesi dopo le nomine, ha rimosso ieri l'assessora alla Cultura Eleonora Lama e il vicesindaco Guido Mottini con deleghe a Turismo e Polizia municipale, quest'ultimo sostituito con il segretario provinciale della Lega Andrea Cella. 

«Una paurosa gaffe - ha motivato il primo cittadino di Massa - per quel quadro che ha offeso la comunità cattolica». Entrambi gli assessori allontanati dalla Giunta comunale di Massa erano in quota Lega. Il sindaco ha poi spiegato di aver suggerito le dimissioni sia al vicesindaco Mottini sia all'assessora Lama ma tutti e due hanno preferito farsi cacciare.

«È venuta meno la fiducia nei loro riguardi - ha rimarcato lo stesso Persiani - Mi aspettavo molto di più. purtroppo la loro azione amministrativa è stata deludente e sono stato costretti a rimuoverli».

Inoltre lo stesso sindaco ha fatto capire che la decisione di un rimpasto nella Giunta comunale di Massa sarebbe stata dettata anche da questioni di carattere personale, che avrebbero fatto venir meno l'armonia necessaria per una buona amministrazione.

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In occasione del 40° anniversario di fondazione si è tenuta a Wellington la conferenza mondiale dell’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) con la partecipazione di 500 persone provenienti da 100 Paesi. Al termine è stato oggi presentato il 13° Rapporto sull’omofobia.

Prefato dalle co-segretarie Ruth Baldacchino e Helen Kennedy, il report State-Sponsored Homophobia interessa 535 pagine ed è stato curato da Lucas Ramón Medes con l’ausilio di numerosi collaboratori. 

Lo studio testimonia come a marzo 2019 siano 68 i Paesi in cui i rapporti omosessuali consensuali sono puniti per legge. Numero che, in realtà, va portato a 70 considerando che in Egitto e Iraq sono criminalizzati de facto.

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Sono 10 i punti chiave del report:

  • I rapporti tra persone dello stesso sesso sono legali in 123 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite;
  • In 6 Stati vige al riguardo la pena di morte. Mentre in 4 di essi (Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan) essa è applicata sull’intero territorio statale, negli altri due (Somalia e Nigeria) solo in alcune specifiche province. In altri 5 Paesi (Pakistan, Afghanistan, Emirati Arabi, Qatar e Mauritania) ne è contemplata la possibilità.
  • Altre 26 Stati impongono sanzioni massime per le relazioni omosessuali, che vanno dai 10 anni all'ergastolo
  • In 32 Stati vigono leggi che limitano la libertà d'espressione sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, compresi i divieti relativi alla “propaganda dell'omosessualità”. 
  • L'istituzione o la registrazione di organizzazioni Lgbti è giuridicamente ostacolata in 41 Stati.
  • 73 Stati hanno una legislazione specifica contro la discriminazione lavorativa per orientamento sessuale e identità di genere.
  • 9 Stati contemplano la tutela delle persone Lgbti nella propria Costituzione.
  • I reati d'odio per orientamento sessuale sono perseguiti penalmente in 42 Stati, mentre gli atti d'incitamento all'odio, alla discriminazione o alla violenza sulla medesima base sono criminalizzati in 39.
  • Il matrimonio egualitario è legale in 26 Stati, mentre in altri 27 vige una forma di riconoscimento, comprese le unioni civili, per le coppie dello stesso sesso. 
  • L’adozione del configlio del/la partner è legale in 30 Stati, mentre 28 permettono quella congiunta.
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«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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