Ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco De Turris.

Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Napoli Nord nei riguardi dell’uomo condannato quale complice di Ciro Guarente per l’omicidio di Vincenzo Ruggiero nell’estate 2017. De Turris cedette infatti all’ex dipendente civile della Marina Militare la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere l’attivista 25enne.

Guarente era stato già condannato all’ergastolo il 26 settembre 2018 per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere.

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Si è tenuta stamani a Palermo, presso il Cre.Zi.Plus (all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa), la conferenza stampa di presentazione  della IX° edizione del Sicilia Queer Filmfest.

In programma dal 30 maggio al 5 giugno la rassegna si comporrà di quasi 60 film, molti dei quali anteprime nazionali e assolute, senza contare gli oltre 20 ospiti internazionali che interverranno per incontrare il pubblico del festival.

Saranno 8 i lungometraggi a concorrere nella sezione Nuove Visioni e 13 cortometraggi quelli nella sezione Queer Short

Impreziosiranno la programmazione: le opere fuori concorso di Panorama Queer, la personale dedicata all'artista e cineasta Marie Losier (protagonista della sezione Presenze), le due sezioni dedicate alla storia del cinema (Retrovie italiane e Carte postale à Serge Daney), la sezione Eterotopie (quest'anno dedicata alla Siria) oltre alle presentazioni di libri delle Letterature Queer. Presentazioni, che vedranno rinnovata la collaborazione con il festival Una marina di libri cui il Sicilia Queer farà da staffetta.

Numerosi saranno inoltre gli appuntamenti collaterali, le performance, gli incontri, le mostre e le feste che il festival offrirà al proprio pubblico.

A valutare i due concorsi sarà la giuria internazionale composta da Eva Sangiorgi (direttrice artistica della Viennale), Mykki Blanco (musicista e performer, Premio Nino Gennaro 2019), Aël Dallier Vega (montatrice), Sara Fattahi (regista), Mònica Rovira (regista e attrice). Una giuria che esplora il femminile nelle sue pluralità, rappresentato da protagoniste del mondo del cinema, della musica e dell'attivismo Lgbt.

Il Sicilia Queer si aprirà giovedì 30 maggio alle 20.30 al Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa) con un appuntamento interamente dedicato alla danza. Un evento unico con la presentazione in anteprima mondiale di CliMax, un progetto interattivo - realizzato dai performer artist francesi Antoine Schmitt e Hortense Gauthier - che, mescolando immagini, suono e corpo, mette in scena l'amore tra una performer in carne ed ossa e una creatura digitale fatta di luci e musica elettronica.

Il film d'apertura, che seguirà immediatamente la performance, è l'opera di uno degli autori più visionari, celebrati e controversi del cinema contemporaneo, il franco-argentino Gaspar Noé. Climax, presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes 2018, uscirà nelle sale italiane il 13 giugno: si tratta di un film al limite tra follia, sogno e delirio, che vede protagonisti un gruppo di danzatori professionisti e una strepitosa colonna sonora degli anni '90 con brani dei Daft Punk, Rolling Stones, Giorgio Moroder, Aphex Twin.

Il festival si chiuderà, sempre al Cinema De Seta, mercoledì 5 giugno con la proclamazione dei vincitori e con la proiezione di Plaire, aimer et courir vite (2018) di Christophe Honoré, film tra i più celebrati della scorsa stagione.

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In libreria dal 23 maggio, Prometeo Beat è il nuovo libro di Fabrizio Petri, presidente del Comitato interministeriale dei Diritti umani e Presidente di Globe-Mae (Associazione di dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale). 

Prometeo Beat, pubblicato per Moretti&Vitali, offre un nuovo sguardo sulla nonviolenza e sul ruolo che ha giocato nella nascita della società in rete.

Il libro, suddiviso in due parti, Dharma Road e Devi Cyberpunk, conduce il lettore tra Occidente e India e si presenta quale seducente affresco dei movimenti controculturali, dalla Beat Generation e dalla Rivoluzione Psichedelica al movimento Punk e Cyberpunk. 

Un fantasmagorico percorso ricco di avvenimenti e colpi di scena, costellato da numerosissimi protagonisti di quegli anni, primi fra tutti due omosessuali: Allen Ginsberg e Derek Jarman.

Fabrizio, il suo libro attraversa fenomeni controculturali  importanti della seconda metà del '900 nel segno della nonviolenza. Come mai questa scelta? C’è posto, nella società digitale, per le espressioni controculturali? Si può ancora sperare in strategie politiche nonviolente? 

Il romanzo “Prometeo Beat” vuole far emergere l’inlflusso che la nonviolenza ha avuto nella nascita della società in rete. Quando fu inventato il personal computer, nel 1976, le grandi società tecnologiche USA di allora dissero che era un’invenzione inutile “chi mai avrebbe bisogno di un computer a casa?”. Ecco dunque che, accanto ai fattori militar-industriali ed accademico-scientifici che indubbiamente contribuirono a creare Internet, occorre comprendere che ci fu anche una visione connettiva più ampia, più democratica, che piegò le tecnologie a utilizzi diversi, non pensati in origine. 

Questa visione l’avevano gli Hacker ed essa era tributaria della Controcultura - con cui gli hacker erano direttamente collegati come emerge nel romanzo - che sin dall’inizio degli anni sessanta parlava di intersoggettività. Personalità come il poeta Allen Ginsberg, leader della Beat Generation, o lo scrittore Ken Kesey (autore di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”) uno dei padri della Rivoluzione Psichedelica, solo per menzionare due dei protagonisti del mio romanzo, furono determinanti nel contribuire a creare quella visione connettiva. Io la chiamo “accezione connettiva della nonviolenza”. Capovolgerei pertanto la domanda e direi piuttosto: oggi  siamo totalmente immersi, ancorché in maniera per lo più inconsapevole, in una visione nonviolenta che e’ alla base della società in rete. Non a caso il sottotitolo del romanzo è “L’ascesa della nonviolenza universale”. E capirlo impone delle responsabilità....

Tra i personaggi che incontriamo nel suo libro, due dei più importanti, Ginsberg e Jarman, sono omosessuali. Che apporto ha offerto la comunità Lgbt alla diffusione della nonviolenza? Si può ancora parlare di una controcultura gay? 

Ho scritto qualche anno fa un articolo su “omosessualità e nonviolenza”. Penso che chi ha fatto - come le persone Lgbti - un percorso interiore di accettazione a fronte di situazioni sociali non facili, chi ha dovuto soffrire ma ha saputo trasformare la sua sofferenza in una forza, ecco tutti e tutte costoro hanno un patrimonio di sensibilità che li accomuna alla nonviolenza. Perché la grandezza di Gandhi è stata proprio trasformare la sofferenza individuale e collettiva in una forza socio-politica: la nonviolenza. Se essere nonviolenti è una scelta, ebbene le persone Lgbti, come tutte le persone discriminate, hanno un potenziale per essere nonviolenti che dovrebbero usare. 

Attraverso Allen Ginsberg e Derek Jarman, nel mio romanzo mostro non solo quanto ciò sia possibile, ma anche quanto tutto ciò porti una radicale - e salutare - verità in seno alla società. Unire militanza gay a quella nonviolenta significa scardinare ogni luogo comune. Inoltre io credo che sia ancora vero oggi quello che Ginsberg disse in una famosa intervista, ripresa anche nel bel film Urlo: che essere se stessi come gay, scrivere cose gay come autori gay, sia una maniera per rendere tutti più liberi.

Quali personaggi della nostra contemporaneità crede possano interpretare in maniera più completa i valori della nonviolenza? C’è la speranza di costruire un mondo più altruista e solidale?

Proprio per le ragioni che tratto nel romanzo penso che ci sia molta più nonviolenza di quanto non si immagini. Se si decide di sintonizzarsi con tale onda emotiva ci si rende conto di quanto nei miliardi di e-mail e messaggi vari che ci si scambia giornalmente nel mondo - letteralmente miliardi al giorno - conti soprattutto il desiderio di connettività Sapere, scambiarsi informazioni, affetto, vicinanza, lavorare, fare business, cose simili in quantità come quelle odierne erano impensabili fino a pochi anni fa, ed esse sono immensamente di più che non i messaggi negativi. Senza arrivare a simboli mondiali come Malala, mi hanno commosso l’avvocata Lucia Annibali, sfigurata con l’acido dal suo ex, e che ha deciso di perdonarlo. Non ho mai creduto nella vendetta, davvero la miglior risposta e’ essere felici. Lo stesso per il giovane nuotatore Manuel Mateo Bortuzzo, che sta reagendo con uno slancio profondamente nonviolento all’aggressione che lo ha menomato.

Oggi chi vuole reagire con la mitezza, con la nonviolenza, chi crede nel messaggio di integrità che Gandhi ha reso universale, sa che il terreno è fertile, forse quanto non mai prima nella storia. Il mondo è sempre più uno, la violenza è irrazionale, e credo, per tornare alla comunità Lgbti, che i gay, le lesbiche, le persone transgender e tutti gli altri Lgbti, debbano fare di più, debbano mettersi alla testa del movimento nonviolento. In fondo un film come “Pride” parla proprio di questo e certi messaggi, alla fine, sono capiti e producono effetti molto più grandi di quanto non si immagini

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Il 27 aprile si è tenuto a Milano il convegno Dove eravamo, dove siamo, dove andremo in occasione del 25° anniversario di fondazione d’Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici  di persone Lgbt+.

Fondata da Paola Dall’Orto, madre dello storico e attivista Giovanni, e attualmente presieduta da Fiorenzo Gimelli a livello nazionale, l’associazione, nel corso di cinque lustri, è arrivata a comporsi di 24 comitati territoriali. Tra questi anche quello di Roma.

Ed è proprio con la presidente di Agedo Roma, Roberta Mesiti, che abbiamo cercato di fare il punto della situazione.

25 anni di fondazione di Agedo. Che cosa si prova a far parte di un’associazione che, pur esterna al movimento, ne è intimamente correlata?

Agedo è un'associazione che ha un forte legame con il movimento Lgbt+. Innanzitutto perché le nostre attività e le nostre rivendicazioni politiche sono mirate al benessere delle nostre figlie e dei nostri figli e figlie. In secondo luogo, perché collaboriamo in tutto il territorio nazionale con le realtà associative Lgbt+ presenti. Agedo ha una storia importante e prospettive future molto interessanti.

Quali sono queste prospettive?

Il futuro ci vedrà impegnati su temi importanti: intersessualità, varianza di genere, migranti Lgbt+, buone prassi nell'ambito del diversity management (collaboriamo con Parks - Liberi e Uguali), scuola (un tema a noi particolarmente caro, sin dalla fondazione della nostra associazione).

Agedo Roma, di cui è presidente, si trova ad affrontare delle sfide particolari dato il contesto particolare della capitale. La collaborazione con l’amministrazione capitolina e nei singoli municipi è migliorata o ci sono delle criticità?

Negli ultimi tre anni abbiamo collaborato con diversi Municipi in occasioni specifiche (Giornata Internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia, la transfobia; Giornata della Memoria). Credo che manchi un impegno costante, durante tutto l'anno, nella progettazione comune di percorsi di sensibilizzazione e formazione nelle diverse realtà del nostro territorio.

Mi riferisco ai progetti educativi negli istituti scolastici per studenti, personale docente e non docente e genitori, alle formazioni specifiche per il personale della pubblica amministrazione, agli incontri di sensibilizzazione nelle realtà  aggregative del territorio.

Lo scorso autunno abbiamo siglato un protocollo di intesa nel V° Municipio per il contrasto alla violenza di genere che si è tradotto in interventi formativi presso alcune strutture ospedaliere e scolastiche. Auspico che questi percorsi siano replicabili in altri Municipi. Credo che sia importante un lavoro capillare, sistematico, supportato e stimolato dall'amministrazione capitolina.

Alla luce della sua esperienza che cosa direbbe a una mamma, che non riesce ad accettare il coming out del proprio figlio/a?

Direi che è abbastanza comune sperimentare delle difficoltà inizialmente. Il coming out é un atto di fiducia e un bisogno profondo di riconoscimento, di autenticità, di benessere. Queste richieste non possono essere ignorate, anzi rappresentano una possibilità di rinforzare i legami familiari.

In questa prospettiva, suggerirei di contattare Agedo, che offre gratuitamente e volontariamente dei  percorsi di sostegno alle famiglie (gruppi di auto mutuo aiuto, gruppi guidati da professionisti, formazioni, ecc).

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Slittata dal 3 al 20 maggio, l’udienza d’appello contro la decisione del Tribunale di Tunisi del 23 febbraio 2016, che aveva autorizzato l'attività di Shams, si è conclusa ieri con un verdetto a favore dell’associazione Lgbti.

L'appello, presentato il 20 febbraio scorso dall'incaricato di Stato per i contenziosi, muoveva dal presupposto che, proibendo la legge tunisina l'omosessualità sulla base dell'articolo 230 del Codice penale del 1913 (che, largamente modificato nel '64, commina fino a tre anni di reclusione per atti privati di sodomia tra adulti consenzienti), proibirebbe dunque anche l'attività di associazioni in difesa di «tali pratiche». 

Shams potrà così continuare a esercitare in piena legalità per la difesa dei diritti delle persone Lgbti.

Alcuni giorni prima della sentenza l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani (Unhchr) aveva inviato una lettera al Governo tunisino esprimendo la propria preoccupazione per il tentativo di chiudere l'associazione.

Nella missiva si rilevava come lo scioglimeto di Shams avrebbe costituito una violazione del principio di non discriminazione nonché dei diritti di libertà d’opinione, espressione e associazione secondo gli articoli 2, 19, 22 e 26 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (Pdicp), ratificata dalla Tunisia il 18 marzo 1969.

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Tanti gli eventi che si sono susseguiti nel corso delle Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia da un capo all’altro dell’Italia. A partire da quello organizzato a Roma dal Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi e dall’Unar.

Ma il 17 maggio ha visto, anche quest’anno, il susseguirsi di veglie di preghiera per ricordare le vittime di tale odio e invocare il superamento di ogni forma di odio.

Tra queste è da segnalarsi quella che, organizzata dal gruppo cattolico La Creta e dalla Chiesa valdese di Bergamo, si è tenuta nel capoluogo orobico presso la chiesa di San Fermo.

Oltre al pastore valdese Winfrid Pfannkucke presente anche il vescovo Francesco Beschi che, prendendo spunto dal versetto isaiano Non temere perchè io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perchè sei degno e io ti amo (43,1-4), ha ricordato come la comunità cristiana debba «riflettere questo sguardo verso ogni persona». Ha quindi aggiunto:  «Il disprezzo è diffuso e alimentato in tante occasioni insieme all’umiliazione e al rifiuto. Non sia mai così lo sguardo dei cristiani, che deve farsi anche alimento di una cittadinanza fraterna, perché ogni persona è portatrice di diritti e di doveri». 

Il presule ha quindi rivolto un particolare pensiero alle persone trans invocando un atteggiamento di reciproca accoglienza.

A Vicenza, invece, don Dario Vivian, docente di teologia pastorale presso il locale Studio teologico e parroco di San Carlo, ha presieduto la veglia indossando una stola con i colori della bandiera Lgbti. Una rainbow flag era esposta anche davanti all’altare e sull’ambone.

A Napoli la veglia ha avuto invece luogo ieri sera presso il Tempio Valdese di via Duomo.

Nella prima parte sono intervenuti referenti di associazioni e enti impegnati nel contrasto a violenze e discriminazioni e nel sostegno delle vittime. A prendere la parola Antonella Capone (Alfi – Le Maree Napoli), Daniela Lourdes Falanga e Carmn Ferrara (Arcigay Antinoo Napoli), Luigi Scognamiglio e Antonio De Chiara (Associazione Ponti Sospesi), Angelica Visconti (Associazione Transessuale Napoli), Carmen FaraniukRoberta Palazzo, Rosa Rubino (Cooperativa sociale Dedalus), Progetto Spiritualità delle Frontiere, la scrittrice Blessing Okoedion, l’avvocato per i diritti dei migranti Marco Proto.

Quindi il momento di preghiera per imparare ad «abbattere i muri dell’omofobia,  della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere. Muri spaventosamente alti, che creano una separazione all'interno dell’umanità».

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A Piazzale Aldo Moro c’è il sole, nonostante le nuvole di poche ore prima. Sono le ore 16.00 del 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-trans-afobia.

Tutto è pronto: la piazza si colora d’arcobaleno, parte la musica, centinaia di studenti e studentesse della Sapienza di Roma si ritrovano per sfilare dentro la città universitaria. Tra i tanti cartelli uno vede il rettore Eugenio Gaudio in versione drag queen contro il divieto dell’ateneo di tenere il laboratorio di drag (svolto anche senza autorizzazione e fondi).

La seconda edizione del Sapienza Pride, lanciata da Prisma - Collettivo LGBTQIA+ e Link Sapienza, ha inizio.

L’intervento di apertura è affidato a una studente asessuale che spiega le ragioni del Sapienza Pride. «Il sapere - dice - è eteropatriarcale. Il sapere inteso come strumento di potere che legittima o esclude le varie soggettività, che produce identità e norme utili ad alimentare lo status quo. La conoscenza non è neutra, ma è un prodotto dell’umano, non si limita solo a descrivere la realtà, ma la plasma, la definisce, la inserisce in precisi confini».

Esclusi da questi confini, ci sono proprio tutte le soggettività subalterne e non previste, tra le quali la comunità Lgbti+ e persone non bianche, donne, migranti, persone sierocoinvolte.

Il corteo si ferma di volta in volta davanti alcune facoltà simboliche. La prima è Farmacia, davanti la quale interviene un ragazzo trans sulla questione dei farmaci a base di testosterone fuori produzione in Italia e sui tentativi di patologizzazione della condizione trans.

Poi, le facoltà di Lettere e Matematica, di cui si sottolinea la diversità della composizione demografica, poiché la prima è a maggioranza femminile, la seconda maschile. L’intervento che accompagna questo passaggio spiega che i ruoli di genere, imposti sin dall’infanzia, e il binarismo su cui si fonda la società intervengono anche nella scelta delle facoltà e delle professioni a cui aspirare.

Il Sapienza Pride continua a sfilare per la città universitaria, ingrossando le sua fila, ricordando la vertenza vinta, grazie a Link e Prisma, sul centro antiviolenza d’Ateneo e sulla carriera alias per persone trans.

Si passa sotto il rettorato, che ha negato il finanziamento al festival organizzato da Prisma e Link. Quindi, davanti alla facoltà di Giurisprudenza e l’asilo d’ateneo, che non è accessibile alla platea studentesca. Poi ancora si sfila davanti alla cappella interna alla città universitaria contro quelle che Collettivo e Link ritengono posizioni di finta apertura del Vaticano nonché le sue ingerenze su decisioni dello Stato legate ai diritti della comunità Lgbt+.

Infine, si passa davanti la facoltà di Fisica e si ricordano le studiose dimenticate solo perché donne e il loro fondamentale contributo alla ricerca scientifica e filosofica.

Dopo aver attraversato la città universitaria con orgoglio, favolosità e irriverenza,  ci si sposta per un aperitivo al Pratone, rilanciando sul Roma Pride dell’8 giugno e ricordando a tutta l’amministrazione d’Ateneo che nessuno sarà in grado di far tacere le esistenze Lgbt+ e che la lotta non si arresta certamente.

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Un ex brigadiere della polizia indonesiana ha sporto denuncia alla Commissione nazionale per i diritti umani, dichiarando d'essere stato licenziato in quanto gay

L’uomo, che risiede nella città di Semarang (ubicata nella provincia di Giava Centrale) e ha voluto mantenere l’anonimato, ha anche citato in giudizio separatamente la polizia provinciale a marzo, accusandola di aperta violazione della legge sulla discriminazione

Come noto in Indonesia (il più grande Paese a maggioranza musulmana) l’omosessualità non è reato (a eccezione della provincia di Aceh) ma alcuni gruppi ultraconservatori ne chiedono da più tempo la criminalizzazione mentre è sempre più crescente l’ostilità pubblica verso le persone Lgbt.

L'ex brigadiere ha dichiarato di essere stato congedato dopo che i suoi colleghi avevano rivelato la sua omosessualità e quella del compagno a San Valentino del 2017. La polizia provinciale di Giava Centrale ha detto di aver condotto un'indagine interna secondo la quale l'ufficiale avrebbe violato il codice etico e offuscato la reputazione dell’istituzione con «comportamenti sessuali devianti».

Il portavoce della polizia nazionale Dedi Prasetyo ha anche sostenuto che l'ufficiale avrebbe abusato del compagno, ma i suoi avvocati dicono che il rapporto della coppia era pienamente consensuale.

«Riteniamo che la polizia provinciale lo abbia licenziato a causa del suo orientamento sessuale - così Maaruf Bajamal, avvocato della fondazione di assistenza legale che rappresenta l’ex poliziotto -. Ciò è una violazione dei diritti di vivere e lavorare senza discriminazioni, garantiti dalla Costituzione»

Gli attivisti per i diritti Lgbti sono ottimisti. Secondo loro il caso potrebbe migliorare la tutela di componenti di gruppi di minoranza, alcuni dei quali hanno subito, negli ultimi anni, persecuzioni e umiliazioni da parte di vigilantes nonché persecuzioni giudiziarie.

Dede Oetomo, componente di GAYa NUSANTARA, ha infatti dichiarato: «Gli attivisti sono convinti che questo caso potrebbe avere degli effetti a catena per il movimento Lgbt e, a sua volta, per la comunità in futuro».

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Il 17 maggio la Camera dei Rappresentanti ha approvato l’Equality Act, la proposta di legge che estende alle persone Lgbti il divieto di discriminazione in tutti gli ambiti: da quello scolastico a quello lavorativo senza dimenticare l’assegnazione d’alloggi pubblici e prestiti

Sono 25 anni che l'Equality Act non riesce a essere approvato sì da essere una delle priorità della presidente della Camera Nancy Pelosi, per la quale una tale legge renderà il Paese «più vicino alla parità di libertà e giustizia per tutti»

A votare a favore della proposta di legge non solo tutti i deputati democratici ma anche otto repubblicani, che secondo Bryan S. Brown, presidente dell’International Organization for the Family (Iof), «hanno tradito i loro collegi elettorali per votare questa legge  pericolosa».

Motivo per cui Brown ha invitato ad aderire alla petizione online che, promossa dalla National Organization for Marriage, si rivolge al Senato perché non approvi la proposta di legge conosciuta come HR5.

Come noto, Iof è l’ente che organizza annualmente il Congresso mondiale delle Famiglie e stampa The Natural Family, giornale trimestrale volto a informare e ispirare «i leader a promuovere la famiglia naturale come unità di gruppo fondamentale della società e per proteggere la sacralità e la dignità della vita umana, dal concepimento al momento della morte naturale».

Brown è fra l’altro sostenitore delle terapie riparative su persone omosessuali mentre nel 2016 accusò Barack Obama di aver «normalizzato la pedofilia» con l’approvazione del matrimonio egualitario.

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Tre le marce dell’orgoglio Lgbti che hanno avuto luogo nella giornata d’ieri. A partire da Bergamo, dove, nonostante le avverse condizioni meteo, oltre 5.000 persone si sono mosse intorno alle 15:30 da via Bonomelli per raggiungere il Parco Gate Malpensata per i discorsi di rito e il party finale.

Madrina del Pride orobico, il cui slogan è stato Orgoglio oltre le mura, la modella bergamasca Paola Turani. Nutrita la rappresentanza politica con il primo cittadino Giorgio Gori, i due candidati sindaci Francesco Macario (Bergamo in Comune) e Nicholas Anesa (M5s). Sempre del M5s la deputata Guia Termini, il consigliere regionale Dario Violi e il consigliere comunale Marcello Zenoni.

Tante le associazioni a partire da Rete Lenford non senza la presenza di Wajahat Abbas Kazmi, attivista di Amnesty International e ideatore della campagna Allah loves Equality.

Come già successo lo scorso sabato a Vercelli e in varie città lo scorso anno, a Verona il Pride è stato aperto da migranti Lgbt. Per ribadire non soltanto la necessità del «restare umani» e il dovere morale dell’accoglienza ma anche la tutela della legge 194 in una città come quella scaligera che ha ospitato in maggio il World Congress of Families.

Ma le oltre 4.000 persone, che si sono mosse dalla stazione di Porta Nuova per arrivare fino a Veronetta, hanno soprattutto sfilato per dire ancora una volta un no secco all’omo-lesbo-bi-transfobia all’indomani della specifica Giornata internazionale di contrasto. In prima linea anche i sindacati con la Cgil e la Rete degli Studenti. Presente anche Stuart Milk, nipote di Harvey Milk.

Dopo la parata hanno avuto luogo il Drag Factor Veneto e il party officiale presso il Romeos Club a cura di Lorenzo Bosio, direttore artistico del Padova Pride Village.

A Taranto, invece, la marcia dell’orgoglio è partita alle 17:30 da Piazzale Dante. Claim del Pride della Città dei due mari, organizzato da Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto, è stato Fuori dal Binario: libertà vo cercando, ch’è sì cara

La parata è terminata intorno alle 20:30 i in Piazza Garibaldi, dove si sono susseguite testimonianze, il concerto del coro Lgbtqi RicchiToni e della cantautrice Melga, il djset di Don Ciccio.

Fortissima la presenza giovanile e studentesca con tanto di striscioni – che non sono mancati neppure a Bergamo e a Verona – contro Matteo Salvini e la Lega.

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