Venerdì 22 marzo la 24enne transgender Lua Lamberti de Abreu ha discusso la tesi di master in Arti dello Spettacolo presso l'Università statale di Maringà. E lo ha fatto presentandosi in aula vestita da drag queen.

Lua ha spiegato di aver scelto un tale abbigliamento per difendere un'istruzione pubblica più sensibile alle differenze

Nella sua tesi, intitolata Pe-Drag-Ogia como modo de Tensionar/Inventar Territórios Educacionais Heterotópicos (Pe-drag-ogia come mezzo per sottolineare/inventare gli spazi educativi eterotopoci, ndr), la giovane ha considerato come generalmente le persone trans non siano benvenute negli spazi educativi sì da ritenersi necessaria una visione più inclusiva del sistema scolastico.

Relatrice e correlatrice della tesi sono state rispettivamente le docenti Eliane Maio e Roberta Stubs Parpinelli, anche grazie alla cui profonda sensibilità Lua è potuta diventare la prima donna transgender a conseguire una laurea magistrale presso l'Università statale di Maringà.

All'indomani della discussione della tesi la 24enne ha descritto su Facebook la sua gioia per essersi risvegliata da maestra "con i postumi di una sbornia felice e leggera" per concludere senza ironia: "A revolução é travesti!".

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In linea con le direttive del presidente Trump e la sentenza della Corte Suprema del 22 gennaio il Dipartimento statunitense della Difesa ha ieri varato una serie di restrizioni per le persone trans, che prestano servizio nelle forze armate.

Le nuove regole, che entreranno in vigore il 12 aprile, consentiranno alle persone transgender attualmente in servizio e alle stesse arruolate entro quella data di poter continuare a sottoporsi a trattamenti ormonali o a eventuali interventi di riassegnazione chirurgica del sesso.

Dopo il 12 aprile nessuna persona con diagnosi di disforia di genere potrà essere arruolata a meno che non serva in base al genere di nascita. Sarà conseguentemente esclusa dall’accesso ai trattamenti ormonali o all’intervento chirurgico, pena l’immediata dimissione.

Anche se le normative non rispondono pienamente alla volontà di Trump, che voleva una totale messa al bando delle persone trans dalle forze armate, esse sono state ampiamente  condannate da Adam Smith, presidente della Commissione dei Servizi armati presso la Camera dei Rappresentanti, che ha ha chiesto al Pentagono di astenersi dall'attuarle. «Chiunque sia qualificato e disponibile – ha dichiarato - dovrebbe essere autorizzato a servire apertamente il proprio Paese: questo è un divieto discriminatorio per le persone transgender e continueremo a lottare contro questa politica bigotta».

Critiche anche dalla no-profit Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (Glaad), che ha affermato: «L'amministrazione Trump è ancora una volta crudele e ingiustamente rivolta contro le persone transgender che hanno servito questo Paese per anni».

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Malak al-Kashif, donna transgender, è stata arrestata all’alba d’ieri nella sua casa a Giza e tradotta in una prigione maschile. Prossima a sottoporsi a intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, Malak non ha ancora ottenuto la rettifica dei dati anagrafici ed «è perciò registrata come uomo».

A denunciare l’accaduto Amnesty International, che informa come Malak sia stata incarcerata per aver pubblicato appelli a manifestare pacificamente in seguito al recente disastro ferroviario presso la stazione centrale del Cairo.

Non è chiaro dove sia detenuta ma, come rilevato da Magdalena Mughrabi, responsabile di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, «ci sono reali timori per l'integrità fisica e il benessere psicologico di Malak al-Kashif. A causa della sua identità di genere Malak è ad alto rischio di tortura da parte della polizia, incluso lo stupro e la violenza sessuale, come anche di aggressioni da parte di altri detenuti.

Le autorità egiziane sono responsabili della sua sicurezza fisica e psicologica. Devono immediatamente rivelare dove si trova e, in attesa della sua liberazione immediata e incondizionata, assicurarsi che sia protetta dalla tortura e da altri abusi». Torture che, come denunciato dalla stessa Magdalena Mughrabi, includono il test anale forzato.

Come ricordato dal sito Egyptian Streets, la giovane transgender, che ha oggi 19 anni, aveva già fatto parlare di sé nel 2017, quando postò su Facebook foto relative al suo percorso di transizione, nonché lo scorso anno quando, dopo aver tentato il suicidio, ebba a denunciare: «La società mi ha ucciso». 

La condizione delle persone Lgbti in Egitto s'è progressivamente aggravata a partire dal 2017 quando un giovane, che aveva sventolato una bandiera arcobaleno nel corso del concerto della band libanese Mashrou' Leila, fu arrestato. Ne seguì, all'epoca, una vasta campagna di repressione contro persone sospettate di essere omosessuali.

Solo poco più d'un mese fa il noto conduttore tv Mohammed al-Gheiti è stato invece condannato a un anno di carcere da un tribunale di Giza per aver intervistato, nel 2018, una persona omosessuale.

Benché in Egitto i rapporti omosessuali non siano formalmente vietati dal Codice penale, un articolo della legge anti-prostituzione, varata oltre mezzo secolo fa, commina da tre a cinque anni di reclusione a chi «incita alla dissolutezza e all'immoralità»: una normativa anfibola che consente di fatto il perseguimento giuridico delle persone Lgbti. 

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Loredana Rossi, vicepresidente di Atn (Associazione Transessuale Napoli) e storica voce dell’attivismo trans a Napoli, ha ieri ottenuto dal Tribunale civile partenopeo la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riassegnazione del sesso. Ad assisterla legalemente l’avvocata Ilena Capurro, presidente di Atn, che ne ha sostenuto le parti presso il giudice Stefano Celentano.

A darne notizia la diretta interessata in un post su Facebook: «Finalmente è giunto anche il mio momento. Oggi in tribunale con l'avvocata Ileana Capurro mi è stato riconosciuto il mio diritto ad avere il nome Loredana anche sui documenti. Voglio ringraziare il giudice Stefano Celentano per l'umanità nella gestione della causa». E poi con quel tocco di veracità e ironia, che la contraddistingue, ha scritto: «Ue' ue' so femmena».

Un passo che la 58enne Loredana Rossi non considera primario ma bensì altamente significativo e simbolico. 

«Mi si chiede – così a Gaynews – perché ho deciso solo ora per il cambio anagrafico del nome. Ti dirò che non era per me un bisogno primario ma una, seppur necessaria, formalità. Dentro sono Loredana da sempe e il mio percorso di transizione  esteriore è compiuto da anni.

Ma da quando la Cassazione ha emesso una storica sentenza sul cambio del nome anche senza intervento chirurgico, mi sono data molto da fare. Ma non per me. Ho aiutato tantissime ragazze.

Non bisogna dimenticare che, oltre a essere e sentirmi favolosa, sono un'operatrice sociale. L'ho fatto ora perchè ho avuto tempo da dedicare a me. Sono ovviamente orgogliosa che anche sulla carta d’identità compaia finalmente il mio vero nome: Loredana.  Insomma, anche per lo Stato adesso so femmena». 

Non ha mancato, infine, d’auspicare una legge specifica sulla questione della rettifica dei dati anagrafici per le persone trans nonché quella contro l’omotransfobia, «perché assistiamo a un’escalation di aggressioni fisiche e verbali, di fronte alle quali non è più possibile volgersi dall’altra parte. Le più vulnerabili restano al solito le persone trans, che sono oggetto di maggiori discriminazioni in tutti gli ambiti. Maggiormente maltrattate anche dai media attraverso una narrazione spesso insultante».

Una mattinata d'emozioni quella di ieri anche per Ileana Capurro, che ha dichiarato: «Loredana si è inserita in un percorso oramai standardizzato a Napoli e, in particolare, presso il Tribunale di Napoli Nord, i cui giudici hanno una grande sensibilità al riguardo.

Bisogna ricordare come in virtù di un protocollo, che Atn ha attivato col Policlinico di Napoli grazie all'interessamento del prof. Paolo Valerio, vengano redatte delle perizie psicologiche con valenza legale. Ciò permette una velocizzazione del processo, il che evita il passaggio attraverso i Ctu.

Ci tengo a dire che Loredana è un pezzo della mia vita e una maestra di vita. Devo confessare che ho dovuto insistere molto con lei per presentare il ricorso presso il Tribunale, perché lei pensa sempre prima agli altri e poi a sé stessa».

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S'intitola Vladyland, il primo album di Vladimir Luxuria, che ne ha così spiegato genesi e fini: «Fino a quando ci saranno infinite possibilità di combinare note musicali per nuove melodie, ci sarà sempre una buona ragione per svegliarsi la mattina sapendo che una nuova canzone ti accarezzerà il cuore.

La serie infinita di note ha prodotto anche questo disco, pensato, suonato e cantato con semplicità e verità. Lo dedico a chi non smette di credere nell'amore».

Disponibile da oggi su Spotify, Apple Music e tutte le piattaforme streaming per IndiehopVladyland è il primo disco ufficiale dell'artista transgender. Esso si compone di nove tracce (Sono un uomo, Un'altra via, Bossa folle, Mi voglio tradire, Frasi via d'uscita, Vorrei essere la moda, Gommapiuma, Nuvola e Venus), che aprono una fessura nel mondo più intimo di Vladimir anche in riferimento al suo attivismo Lgbti.

Un album in cui amori, desideri, sogni e ambizioni, cantati da Vladimir con leggerezza e spensieratezza, si uniscono a tematiche sensibili e più che mai attuali quali l'emancipazione da una visione di machismo e di mascolinità, che costringe il genere maschile all'interno di un recinto fatto di emotività celata e repressa.

La produzione dei brani rimanda al sound e alle atmosfere degli anni '70, alle piste da ballo e alla Italo-disco, cercando di rievocare l'immaginario sonoro che ha fatto da cornice alle vicissitudini amorose degli scorsi decenni.

Vladyland è il diario sentimentale di una donna che, per la prima volta, decide di mettersi in gioco attraverso la nuova veste della musica ma con la genuinità espressiva di sempre.

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Simbolo non solo dei Quartieri Spagnoli, dove abita da oltre 60 anni, ma dell’intera città di Napoli, la Tarantina è stata recentemente raffigurata in un ampio murale di Vittorio Valiante

Realizzata in via Concezione (lungo un muro di Palazzetto Urban) e inaugurata dal sindaco Luigi De Magistris il 18 febbraio, l’opera è un omaggio non solo a una delle più note figure iconiche dei Quartieri ma anche a colei che è considerata l’ultimo femminiello napoletano.

Ma ieri pomeriggio il murale è stato vandalizzato da ignoti: imbrattato di nero il viso di Tarantina, alla cui sinistra una mano anonima ha vergato con vernice dello stesso colore la scritta: Non e (sic!) Napoli

A darne per primi la notizia è stata l’organizzazione artistico-sociale Miniera, con un post comparso sulla relativa pagina Fb: «Vandalizzato il #murale raffigurante la Tarantina. Un gesto ignobile e meschino che rappresenta non una parte di #Napoli ma, purtroppo, una parte di umanità ottusa e retrograda dalle vedute troppo ristrette.

"Non è Napoli" lo rivolgiamo a chi compie gesti come questi. Lo schifo è un sentimento troppo intenso per essere riservato a gente come voi. Neanche questo meritate».

Tantissimi i post che si sono susseguiti nelle ore successive a condanna dell’accaduto e in solidarietà tanto alla Tarantina quanto a Vittorio Valiante. Tra questi quello dello street artist Carlo Oneto, che ha scritto: «La stupidità è rapida, violenta ed esteticamente sgradevole. Essere costruttivi richiede tempo dedizione e fa avvicinare al bello. Vandalizzato il murale di Tarantina Taran appena fatto».

La deturpazione del murale ha suscitato soprattutto lo sdegno di Atn (Associazione Transessuale Napoli), per la cui vicepresidente Loredana Rossi essa è da leggersi quale offesa a tutte le persone trans.

«Quel nero – così la storica attivista - sul viso di Tarantina Taran è la cancellazione delle nostre facce e la negazione della nostra esistenza: è un attacco a tutte noi. Quindi, scetateve». Atn ha annunciato per lunedì, alle 16:00, un presidio di denuncia all’esterno di Palazzetto Urban.

Ferma condanna è stata anche espressa dall’intero direttivo di Arcigay Napoli, la cui presidente Daniela Lourdes Falanga ha dichiarato: «Napoli resiste anche oggi a un clima ostile in virtù di differenze che sono la ricchezza politica ed umana di questa città. A 50 anni da Stonewall, 50 anni di Resistenza del mondo Lgbt, molti di più, invece, da quelle Quattro Giornate che liberarono la città e iniziarono uno straordinario riscatto, Napoli resiste ancora.

Prima un vuoto storico, una distinzione intellettuale che definiva tutto secondo le ragioni del potere maschile. Poi la rielaborazione dei fatti, la verità di un orgoglio che fa parte da sempre del tessuto sociale di una delle più ricche metropoli del mondo. Oggi assistiamo sgomenti alla vandalizzazione dell’opera che rappresenta la Tarantina a pochissimi giorni dall’inaugurazione».

Ha invece annunciato il ripristino dell’opera il sindaco De Magistris, che ha affermato: «Lo sfregio all’opera di street art, compiuta da Vittorio Valiante ai Quartieri Spagnoli, raffigurante Tarantina, è un fatto indegno e barbaro commesso da mani sporche di inciviltà ed antinapoletanità. L’opera verrà ripristinata, sperando che l’autore del danneggiamento venga individuato e si penta della sua squallida ignoranza».

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Nell’avvicinarsi al 28 giugno, giorno in cui ricorrerà il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, s’intensificano le manifestazioni in preparazione a una data così significativa per il movimento mondiale di liberazione Lgbti. Oltre all’annuncio della delegazione italiana al World Pride di New York (30 giugno), che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha già raggiunto le oltre 60 adesioni da parte delle principali associazioni arcobaleno, a imporsi al riguardo è indubbiamente il ricco programma d’eventi preparato dal Mit (Movimento Identità Trans).

Intitolato La nostra Resistenza nello Spirito di Stonewall. Riprendiamo il filo del discorso, la pratica di lotta, per una costruzione di senso storico, culturale e politico, esso è stato presentato ieri sera in conferenza stampa a Palazzo D’Accursio (sede del Comune di Bologna) da Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opportunità, Nicole De Leo (presidente del Mit), Porpora Marcasciano (presidente onoraria del Mit), Mario Di Martino (vicepresidente del Mit)

Il ciclo d’incontri è volto a soprattutto ricordare il ruolo protagonistico che le persone trans, a partire da due figure eroiche come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, hanno avuto in quella fatidica notte di dieci lustri fa. Notte, che ha segnato l’inizio della riscossa delle persone Lgbti da un periodo interminabile di vessazioni, persecuzioni, non-esistenza e della riaffermazione della propria identità.

«Un momento - ha spiegato l'assessora Zaccaria - che ha dato il via a un processo inesorabile». Un vero e proprio spartiacque, insomma, tanto è vero che, dopo quel giorno, si sarebbe inziato a parlare di un prima e di un dopo Stonewall.

«È necessario recuperare lo spirito di Stonewall - ha detto Nicole De Leo -, che è un motivo di orgoglio e ci serve per ridefinire la nostra vita e i nostri diritti, oggi messi a repentaglio». A essere messi a repentaglio soprattutto i diritti delle persone trans, troppo a lungo marginalizzate e tacitate anche all’interno della stessa collettività Lgbti. 

Un’occasione importante, dunque, il ciclo d’eventi bolognesi, in cui le persone trans faranno sentire la loro voce e riannoderanno i fili dispersi anche alla luce della storica visita di Sylvia Rivera al Mit nel 2000.

Proprio sulla necessità di un recupero integrale della memoria e d'un ritorno allo spirito originario di Stonewall ha insitito Porpora Marcasciano, leader storica del transfemminismo italiano, che ha dichiarato: «Il Pride ha perso di tempra: manca l'euforia iniziale. Bisogna tornare da dove siamo partiti.

Il Pride di quest'anno (che a Bologna sarà il 22 giugno) dovrà essere un momento di unità, di politica e di responsabilizzazione. È necessario riflettere su di noi, sul nostro valore e sul nostro significato in un momento storico come questo, contrassegnato dalla confusione, dalla violenza e in cui stiamo assistendo alla perdita di visibilità e di memoria».

Il primo incontro in programma sarà oggi, alle 18.30, presso il Circolo CostArena (via Azzo Gardino, 48) con la visione collettiva dello splendido documentario Death and life of Marsha P. Johnson. Seguirà il 6 marzo, alle 18.30, l'incontro su Stonewall con la professoressa statunitense Susan Stryker presso il Centro Documentazione Donne (via del Piombo, 5). Il 16 sarà la volta della presentazione del libro L'emersione imprevista di Elena Biagini presso Senape Vivaio Urbano (via Santa Croce, 10). L'11 aprile, alle ore 18:30,  presso la sede del Mit (via Polese, 22) ci sarà la proiezione del film Sylvia rimembri ancora dedicato a Sylvia Rivera, mentre il 9 maggio, alle 18:30, sarà presentato La gaia critica. Politica e liberazione sessuale negli anni ’70, volume d’inediti di Mario Mieli.

Il 1° Giugno, invece, avrà luogo lo spettacolo The Gender Show. Il 5, compleanno del Mit, sarà infine inaugurata la mostra Tutta un’altra storia: Stonewall nel cuore del Mit.

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Prima la lettera aperta di 25 docenti universitarie, attiviste ed ex parlamentari, pubblicata il 29 gennaio da The Sunday Times. Poi, il 31 gennaio, il meeting di For Women Scot (Fws) presso l’Apex Hotel a Edimburgo. Il tutto per protestare contro la riforma del Gender Recognition Act del 2004 che, fortemente voluta dalla prima ministra scozzese Nicola Sturgeon e sostenuta dal Partito Nazionale Scozzese (Pns) al governo, prevede la possibilità di cambiare legalmente genere attraverso autocertificazione.

Una riforma, questa, che inclusiva e rispettosa delle persone trans, viene invece stigmatizzata da Fws e altri gruppi di femministe gender critical (o femministe radicali transescludenti) quale dannosa per i diritti delle donne.

Ma «mentre For Women Scot fa un eccezionale lavoro per dare alla propria transfobia parvenza di rispettabilità, le sue azioni e dichiarazioni fanno danni reali alla comunità trans e non binaria della Scozia».

A parlare così Sisters Uncut Edinburgh (Sue), gruppo femminista intersezionale, che ha anche ricordato come componenti di Fws diffondano a Edimburgo e Glasgow volantini neganti l’identità della persone T e come dal loro account Twitter siano regolarmente lanciati messaggi contro le attiviste trans. Azioni e dichiarazioni, che per Sisters Uncut Edinburgh, sono inequivocabilmente transfobiche e transmisogine.

Per questo motivo, nonostante il freddo pungente e il pochissimo tempo organizzativo (appena quattro giorni), 40 persone hanno risposto all’appello di Sue e si sono ritrovate il 31 gennaio, alle 17:30, in Bristo Square, da cui si sono dirette verso l’Apex Hotel per protestare silenziosamente contro il meeting di For Women Scot.

All’indomani nelle zone di Grassmarket (dov’è ubicato l’Apex Hotel) e Haymarket sono stati trovati numerosi adesivi, alcuni dei quali col logo di For Woman Scot, con messaggi «incitanti all’odio verso le persone trans». Adesivi che sono stati prontamente rimossi da componenti di Sisters Uncut Edinburgh.

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«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

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Il 15 gennaio si è tenuto presso l’Aula Volta dell’Università degli studi di Pavia il dibattito Corpo e libertà - Rappresentazione delle identità trans. Promosso da UniversiGay e Arcigay Pavia Coming-Aut, l’evento fa parte del ciclo d’incontri Untold - Rappresentazione e identità lgbti nei linguaggi dell'arte che, iniziato nel novembre scorso, terminerà a marzo.

L’appuntamento del 15 gennaio ha visto la partecipazione di tre figure di spicco della collettività trans italiana: l’artista Vladimir Luxuria, la presidente onoraria del Mit Porpora Marcasciano, la poetessa pluripremiata Giovanna Cristina Vivinetto.

Nonostante la caratura dell’incontro non si sono fatte attendere le reazioni di Forza Nuova Pavia che, in un comunicato pubblicato su Facebook il 17 gennaio, ha parlato di «carnevale anticipato», di «uomini travestiti da donne», di «alterazione patologica dell’umore che li porta a vestirsi, truccarsi, atteggiarsi come individui appartenenti al sesso opposto al loro». Non senza i soliti argomenti di «propaganda, finalizzata al totale sovvertimento dell’ordine naturale delle cose», di «dono della natura che ci è anche Patria», di «sacralità della famiglia», di «lobby gay».

Riutilizzate anche le pedestri accuse, agitate negli ultimi tempi da Silvana De Mari e media cattoconservatori, di un Mario Mieli mito del «carrozzone arcobaleno» perché «omosessuale, marxista, coprofago, pedofilo, tossicodipendente».

Al comunicato dei forzanovisti pavesi hanno risposto ieri, con una nota congiunta, Barbara Bassani, presidente di Arcigay Pavia Coming-Aut, e Marco La Cognata, responsabile del Gruppo Trans - Arcigay Pavia Coming-Aut.

Per Bassani «quello di Forza Nuova è un delirio incomprensibile e irricevibile, ma in quelle parole c'è racchiuso il male che da sempre colpisce le persone transessuali: la negazione della loro stessa esistenza. Non riconoscere a una persona, qualunque persona sia, la dignità di essere umano ha prodotto lo sfacelo della violenza nazifascista; la stessa violenza che ha umiliato e ucciso migliaia di persone #Lgbti.

Il linguaggio di Forza Nuova evoca i lager, e arriva contro di noi a pochi giorni dalla giornata della memoria, che come ogni anno celebreremo con La memoria sono anch'io: il prossimo 28 gennaio, saremo come sempre in tanti, a ricordare ciò che abbiamo subìto».

La Cognata ha invece dichiarato: «La dignità di tutte le persone transessuali passa attraverso il riconoscimento, la conoscenza, la comprensione di una delle possibili esperienze dell'umano. Forza Nuova dice che vuole difendere la vita, ma di quale vita parla, se ne rifiuta una parte, se la rigetta, proponendo della vita una visione così parziale, così distante dalla realtà?

Noi persone trans continueremo a essere visibili, per dire a tutti e a tutte, anche a Forza Nuova, che noi siamo qui, esistiamo, che si mettessero il cuore in pace, e ascoltassero le parole delle persone contro le quali gettano tanto odio».

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