Nell'ambito della polemica, scatenata dalla condivisione dell'articolo I am a woman. You are a Trans Woman. And that distinction matters (Io sono una donna. Tu sei una donna transessuale. E questa differenza conta) sulla pagina fb di ArciLesbica nazionale, Gaynews ha ospitato una lunga intervista a Porpora Marcasciano.

Alla domanda Marina Terragni dice che il problema nel 2017 è ancora solo il patriarcato. Che cosa ne pensi?, la presidente onoraria del Mit (Movimento identità transessuale) aveva così risposto: Sì, ne sono convinta. E lei, come quelle che attaccano trans, gpa, prostituzione sono le degne rappresentanti di quel patriarcato. Usano la stessa logica, gli stessi metodi, le stesse parole. Dopo anni di negazione sinceramente delle “Essenzialiste” (da non confondere con le separatiste… favolose) ne possiamo e ne vogliamo fare a meno.

Ritenute "sconcertanti e offensive" tali parole dalla giornalista e femminista milanese, abbiamo pubblicato nella giornata d'ieri una sua lettera aperta al direttore Franco Grillini.

Alla luce di alcuni passaggi di questa missiva Porpora Marcasciano è tornata sull'argomento per meglio esplicitare il suo pensiero e aggiungere ulteriori chiarificazioni. Eccone il testo:

Provo a riformulare la mia posizione che, nella sua sostanza, resta la stessa. Per quanto mi sforzi, non riesco a cogliere il carattere di sconcertanti e offensive che Marina Terragni ritrova nelle mie affermazioni. Affermazioni che - ci tengo a sottolineare - restano una sacrosanta “presa di parola Trans su questioni Trans”. Non mi sono mai permessa e mai mi permetterei - i miei scritti e i miei discorsi lo testimoniano - di sindacare sulle questioni del femminismo che riconosco essere esperienza imprescindibile e fondamentale. Non voglio inoltre confondere o generalizzare le posizioni di Terragni con quelle del femminismo che, a mio modesto avviso, non sono la stessa cosa.

Di lei ricordo unicamente la sua esperienza presso Il Corriere della Sera. Della sua militanza nel Mit a Milano non ho memoria alcuna ma solo perché operavo nel Mit laziale. Con tutto il rispetto per Pina Bonanno, a cui tutte, me compresa, riconosciamo i meriti e il ruolo di leadership, mi preme far notare a Terragni che evidentemente non si è mai accorta in quegli anni dell’esistenza del Mit (Movimento italiano transessuali) anche in altre città e, in particolare, a Roma. In quella città, sotto la presidenza di Roberta Franciolini (di cui spero ella si ricordi, sempre che l’abbia conosciuta), ricoprii in maniera alterna ma ininterrotta i ruoli di segretaria e vicepresidente dal 1983 al 1991.

In quell’anno mi trasferii a Bologna, dove, sotto la presidenza di Marcella Di Folco, ho ricoperto le stesse cariche dal 1992 al 2010, quando le successi in quell'incarico. La storia è importante ma per essere tale deve essere validata da fonti documentali. Le stesse su cui baso le mie dichiarazioni.

A parte gli anni della rivolta trans (caratterizzante, più o meno, gli anni 1979-1982) che vissi da giovanissima (22–26 anni) e quindi in maniera poco visibile da un punto di vista di militanza, lascio proprio ai documenti ogni possibile testimonianza. Testimonianza che, ripeto, non debbo dimostrare ad alcuna perché sono proprio quei documenti a parlare per me.

Ci tengo a sottolineare che il femminismo, nella sua grandezza e importanza, non può essere ridotto a quanto riportato da Terragni: sarebbe estremamente ingiusto e riduttivo nonostante le di lei rivendicazioni. Rispetto al più o meno tormentato rapporto tra femministe e persone trans invito tutt* a leggere Altri Femminismi (Manifestolibri, 2005), la cui ristampa arricchita uscirà nel novembre prossimo non senza il mio contributo al dibattito.

Rivendico la presa di parola Trans sulle questioni Trans come atto altamente politico. L’ordine del discorso (trans) non può essere deciso da persone non trans. Chiamasi ermeneutica e quella Trans la stiamo faticosamente ricostruendo.

 

 

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Di origini taorminesi ma da tempo vivente a Firenze, Elena Sofia Trimarchi è un'attivista transgender molto conosciuta sui social per i post ironici e talora caustici dedicati ai temi politici, sociali, culturali nonché, ovviamente, a quelli del mondo Lgbti. Il 24 luglio è stata pubblicata su L'Espresso una lettera aperta che, cofirmata con Sabrina Ancarola e recante il titolo Noi transessuali, uccise due volte, prendeva spunto dalla reazione esultante d'un giovane cagliaritano all'uccisione a martellate d'una donna trans

Nella giornata d'ieri Elena è stata indondata «da messaggi - come lei stessa ha scritto sul suo profilo fb - degli amici di questo signore. Il più carino dice: Muori». Per saperne di più l'abbiamo raggiunta telefonicamente.

Elena, hai ricevuto nelle ultime ore insulti e messaggi di morte sui social. Perché?

Mi sono accorta degli insulti e dell' augurio di morte perché sono andata a guardare su Facebook i messaggi con filtri. Cosa che ogni tanto faccio. Perché tutto ciò? Ho una sola spiegazione: la lettera che io e Sabrina abbiamo scritto al direttore de L' Espresso sulla presenza massiccia di transfobia sui social. 

 

C'è secondo te un legame tra l'uomo sardo che inneggiava a uccidere le persone trans e la tua lettera aperta?

Nessun legame col tipo sardo - scusa, ma chiamarlo uomo mi pare troppo, perché offenderei la categoria degli uomini - se non la mia leggerezza nel postargli l'articolo in bacheca augurandogli di imparare qualcosa dallo stesso. D' altronde lui si diceva orgoglioso di essere finito sui giornali. Però l'ha rimosso.

Un certo Luca Zanet ha poi pubblicato una tua foto su un gruppo Fb chiamato 69 sfumature di sesso. Che cosa è succeso di preciso?

Zanet - che credo sia la stessa persona o un amico - ha rubato una mia foto pubblica e l' ha postata nel gruppo 69 sfumature di sesso con questa introduzione: Salve..... Sono entrato a far parte di questo gruppo da poco tempo ed è giunto il momento che anche io pubblichi una fotografia....Vi presento mia moglie Giorgia. Ditemi cosa ne pensate di lei, accetto critiche. Buona serata a tutti.

Ho avuto un calo di pressione e ho dovuto far venire il medico a casa. Sono stata davvero male.

Intendi denunciare tali persone?

Sì, stavolta denuncio dal primo all' ultimo. Credo che essere stata la prima donna transgender candidata al Comune di Firenze, la città di Renzi, abbia fatto di me, nel suo piccolo, un personaggio pubblico. Il danno di immagine è enorme 

Pensi che la tua vicenda lanci un allarme? 

Certo. Si tratta di un allarme lanciato da tempo e da persone molto più autorevoli di me. Facebook censura una vignetta ma non chiude, ad esempio, pagine inneggianti al Duce. Comunque dopo ieri io non so più se rimanere su Facebook o meno.

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Proprio nei giorni in cui il giovanissimo calciatore Gianluigi Donnarumma ha deciso di “marinare” il proprio esame di maturità per correre a divertirsi a Ibiza, c'è chi invece ha fatto della scuola e dell'esame di Stato un'occasione di riscatto sociale e orgoglio individualeQuella che vi raccontiamo è la storia di Rosa Rubino, donna transessuale di 60 anni, che vive a Napoli e, qualche anno fa, ha deciso di tornare a scuola per darsi una seconda opportunità.

Rosa, che aveva interrotto gli studi a 14 anni, vedendosi poi costretta, suo malgrado, a prostituirsi, ha conseguito il diploma tessile presso l'Istituto Leonardo da Vinci di Napoli, dopo aver frequentato un anno di Ctp (Centro territoriale permanente) e tre di studi serali.

Incontriamo Rosa poche ore dopo il colloquio d'esame: la sua voce trema dalla gioia e dalla commozione.

Rosa, cosa significa per te questo diploma?

Significa moltissimo. Diplomarmi era il mio sogno e ora è diventato realtà. La maturità mi ha regalato una grande emozione.

Quando hai deciso di tornare a scuola?

Qualche anno fa, cioè quando avevo 55 anni, dopo aver fatto alcuni colloqui con gli operatori della cooperativa Dedalus, ho compreso che dovevo trovare il coraggio di mettermi di nuovo in gioco e perseguire il mio sogno.

Hai incontrato problemi nella realtà scolastica?

Certo, chi non incontra problemi a scuola? Ma bisogna saperli superare. Nel complesso, sono stata accolta molto bene dalla classe. Con un prof, a dire il vero, ho avuto problemi, probabilmente dovuti al fatto che fossi trans. Però alla fine ho vinto io e mi sono diplomata. I miei compagni invece sono stati meravigliosi. Condividere i giorni prima della maturità, condividere l'ansia e la paura, piangere e prendersi in giro, stare insieme: sono stata così bene che io rifarei daccapo la maturità.

Cosa diresti a una giovane persona trans che ha abbandonato gli studi?

Direi di essere forte e di non abbandonare né gli studi né i sogni. Non è facile, lo so, ma dopo si è più ricchi. 

E adesso cosa farai?

Intanto ora sto lavorando presso la cooperativa Dedalus. Sto facendo tirocinio e a breve inizierò a lavorare in segreteria. Ho paura ma sono anche soddisfatta ed euforica per quest'occasione.  E poi vorrei iscrivermi all'università. Sarebbe davvero bellissimo! 

A chi dedichi questo diploma?

Lo dedico agli uomini della mia vita: a mio padre e al mio compagno Nando. 

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