L'artista queer italo-americana Summer Minerva è da giorni a Napoli presso la Fondazione Genere Identità Cultura, diretta dal docente universitario Paolo Valerio. In questo video, realizzato per Gaynews, parla della personale esperienza partecipativa alla recente juta dei femminielli a Montevergine e del docufilm Appartenenza, che sta realizzando in Campania alla ricerca delle proprie origini.

 

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Summer Minerva è un attore, ballerina, scrittore ed educatore italo-americana. Il suo lavoro prova ad aprire i cuori dell’umanità per creare ambienti d’intimità e verità con la danza, le storie, e la musica. Summer Minerva è un artista queer e gender-fluid dotato di una forte spiritualità, il cui lavoro processa le dualità della nostra società: il dualismo di genere, la vita e la morte, la terra e il paradiso, l’interiore e l’esteriore, il reale e l’immaginario.

Summer vive e lavora a New York, presso il Gibney Dance Center dove presenterà il suo nuovo spettacolo nel Marzo 2018.

In questi giorni, Summer è a Napoli, città da cui proviene anche la sua famiglia e in cui sta preparando un progetto cinematografico e, il prossimo 2 febbraio, si recherà in pellegrinaggio presso il Santuario di Montevergine per prendere parte alla rituale “juta dei femminielli”.

Ogni 2 febbraio, infatti, nel giorno della Candelora, si ripete la cosiddetta “juta dei femminielli”, pellegrinaggio annuale di femminielli, ma anche trans, lesbiche e gay, presso il Santuario di Montevergine, per adorare l’icona di Mamma Schiavona, cioè la Madonna di Montevergine che, secondo la leggenda, nel 1256 avrebbe miracolosamente salvato la vita di due amanti omosessuali.

Quella che pubblichiamo di seguito è la lettera che Summer Minerva ha scritto a Mamma Schiavona.

Mamma Schiavona, la più cara, la più bella.

Nel 1950 quando mia nonna lasciò il suo paesino in Campania, Cesinali, per iniziare una nuova vita in America, non so quale fosse il suo rapporto con te. Non so se si sia mai arrampicata fin sulla cima della tua montagna per pregarti, glorificarti, adorarti. Non so neanche se immaginasse minimamente che avrebbe avuto 4 figlie e 8 nipoti e 5 pronipoti, tutti negli Stati Uniti.

Non so se potesse immaginare che uno dei suoi nipoti sarebbe stato, come me: appassionato, avventuroso, con temperamento artistico e queer. Che se l'aspettasse o meno, quando le ho parlato e l'ho presentata ai miei fidanzati, e mi sono presentata a casa sua con abiti e gonne a fiori, non mi ha mai giudicato o criticato, ha sempre evidenziato l’importanza di essere se stessi nella vita. Il mio pellegrinaggio a te sarà il contrario di quello che fece mia nonna quasi 70 anni fa, attraverso l’oceano, percorrendo migliaia di chilometri, gli infiniti momenti passati. Infatti, quest'anno farò il mio pellegrinaggio partendo proprio da New York, dove è arrivata mia nonna per iniziare una nuova vita, l'unico posto che la maggior parte dei suoi discendenti abbia mai conosciuto. Il 31 gennaio prossimo festeggerà il suo 90 ° compleanno. Io lo festeggerò dalla sua città natale, Napoli, mentre il resto della mia famiglia si riunirà a New York. Questo pellegrinaggio non sarà la mia prima visita a te. La prima volta che ti ho visitato è stato con i miei cugini Napoletani, che vivono ancora nella città di mia nonna. Il treno che ci ha portati sulla cima era eccitante, l’aria fresca e tu eri bella e misteriosa. Ricordo di averti visto come se fossi un'opera d'arte in un museo – interessante sì, ma non qualcosa di sacro.

Era come se avessi incontrato qualcuno a una festa, con cui aver avuto una breve conversazione conclusasi rapidamente, con un labile ricordo o sentimento persistente nella coscienza.

Sono passati 5 anni da quel viaggio in Italia nel 2011. Da allora, i miei studi di danza e musica mi hanno portato alla “tammorriata”, e ho iniziato a studiare a New York con Alessandra Belloni. Mi è stato chiesto di aiutare Alessandra nel suo tour annuale della Madonna Nera in giro per l'Italia meridionale e, con mia grande sorpresa, era stata programmata una visita al santuario di Montevergine. Quella volta che sono tornato da te, il mio cuore ha risposto in un modo completamente diverso. Sembrava che tu mi parlassi direttamente, intimamente, dandomi conforto per ciò che mi preoccupava. Parlando con delle persone, sono anche venuto a conoscenza di cosa tu rappresenti per la comunità LGBT. Può darsi che tu sia davvero la protettrice e la madre della nostra comunità LGBT? Ho percepito il tuo amore e il tuo potere anche la successiva volta che venni a farti visita nel 2016, quando mi sono inginocchiato davanti al tuo altare e ho pregato per la tua benevolenza e la tua accettazione, chiedendoti di riempire la mia anima e il mio corpo. E poi, attraverso qualche coincidenza magica, ho saputo dei “femminielli” di Napoli. Come trans, come una queer italoamericana, ignoravo cosa fossero i femminielli e quale fosse la loro importanza nella cultura napoletana. Ho trascorso la mia infanzia sentendomi come un alieno, perché non mi trovavo bene nel ruolo del maschio tradizionale, né nei ruoli femminili tradizionali. Da bambina, mi sentivo spesso come se non appartenessi a nessun genere. Non c'erano rappresentazioni di un genere al di fuori della tradizionale divisione maschio-femmina. Soprattutto non nella comunità spirituale di cui eravamo parte. Gay era blasfemo e trans era la cosa peggiore che qualcuno potesse essere, nel luogo da dove vengo. Ma quando ti ho visto nel 2016, quando sono stato a Napoli e ho iniziato a incontrare i femminielli, e ho passato del tempo con Paolo Valerio al suo Istituto nei Quartieri Spagnoli, ho iniziato a realizzare qualcosa di ancora più profondo che solo da poco stavo iniziando a conoscere e capire. L'erotismo omosessuale e il cambio di genere sono aspetti antichi dell'intera esperienza umana e, in molti casi, sono legati alla manifestazione dell'amore divino e della luce di dio o della dea che è dentro di noi. Sono davvero molto onorato di poter sfilare quest’anno a Montevergine con le mie sorelle femminielli e di pregare tutti insieme per la salvezza del nostro tormentato pianeta. Non vedo l’ora e sono in trepidante attesa di ascoltare i bellissimi suoni ritmati della Tammorra che batte, delle castagnole e dei canti devozionali di alcuni dei miei più grandi eroi del pianeta, i musicisti folk della Campania, tra cui i miei amici Pino Iove, Marcelo Colasurdo, Raffaele Inserra e molti altri. Sono così entusiasta di poter ascoltare, imparare, condividere e festeggiare con i femminielli, gli antenati del mio sangue e del mio spirito. E fare tutto questo in tuo onore, bella Mamma Schiavona.

Con amore, Summer Minerva

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Le polemiche seguite agli appelli alla sobrietà nel corso del Basilicata Pride hanno avuto un effetto catalizzatore su molta parte della collettività Lgbti e non, che ha reagito con decisione al mai sopito clima moralistico, sessuofobico e codino del Belpaese. Più che mai azzeccata, dunque, la scelta attuata dai coordinamenti di Torino, Napoli e Roma Pride di rifocalizzare l'attenzione sul corpo e sulle istanze a quello connesse quale nucleo tematico delle prossime parate.
 
 Al Pride romano del 10 giugno parteciperanno con un loro carro anche i collettivi e spazi sociali della Capitale, che hanno scelto come slogan dell'anno Sconfiniamo. Frocie femministe senza decoro. Diverse ed eterogenee le anime organizzatrici, che abbracciano l'universo dell'occupazione e autogestione, del femminismo, del transfemminismo nonché quello queer al fine di porre l’attenzione sulle varie forme d'oppressione. Oppressioni, la cui origine è ricondotta dai collettivi e spazi sociali alle attuali norme socio-culturali, economiche e politiche.
 
Tra essi bisogna ricordare Degender Communia, Astra, ESC Infosex, Lab Puzzle, La Torre, Lucha Y Siesta, Strike, che da alcuni anni si sono messi in rete con Decide Roma per difendere i propri spazi, messi da anni sotto attacco, e per disegnare in un cammino congiunto nuove proposte per Roma. Ulteriore percorso comune di lotta è quello femminista, caratterizzato dalla partecipazione attiva in Non Una Di Meno con le grandi manifestazioni del 26 novembre 2016, lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017 e la scrittura del Piano nazionale antiviolenza dal basso.
 
In vista della parata i collettivi e spazi sociali hanno diramato il documento politico Pride 2017 - Sconfiniamo. Frocie femministe senza decoro, di cui ecco il testo integrale:
 
Il 10 giugno una marea orgogliosa tornerà a invadere le strade di Roma. Come ogni anno centinaia di migliaia di persone scenderanno in piazza portando la loro favolosità e per ricordare che dal 1969, con la rivolta di Stonewall, trans, gay, lesbiche e queer hanno deciso di non abbassare più la testa.
 
Sarà una parata di “Corpi senza confini”: “nella loro molteplicità e diversità, i nostri corpi superano i confini imposti dal binarismo di genere, da modelli e ruoli stereotipati di femminilità e di mascolinità, dalle identità nazionali, dal perbenismo, dalle norme e dalle classi sociali”.
 
Siamo collettivi LGBTQI e femministi e spazi sociali di Roma e anche quest’anno parteciperemo con i nostri corpi, i nostri desideri e la nostra favolosità. Siamo consapevoli delle criticità che manifestazioni come i Pride portano necessariamente con sé, soprattutto rispetto alla ricerca di "benedizioni" istituzionali e di sponsorizzazioni private. Ma non possiamo non notare gli avanzamenti che il Roma Pride sta facendo sul piano dell’inclusione di altri movimenti. Anche grazie al nostro contributo, da anni il Roma Pride ha fatto proprie lotte a noi più vicine denunciando la violenza sulle persone e sugli spazi sociali “non conformi”. Passi in avanti segnati anche da slogan come quello dell’anno scorso, “Chi non si accontenta lotta”, e quello di quest’anno, “Corpi senza confini”.
 
Rilanciando su questo slogan, abbiamo chiamato il nostro carro “Sconfiniamo. Frocie Femministe Senza Decoro” perché vogliamo andare oltre qualsiasi confine che ci viene imposto. Con la nostra partecipazione vogliamo richiamare l’attenzione sulle forme di oppressione che il sistema delle frontiere, della sicurezza e del decoro generano sulle nostre vite.
 
Sconfiniamo, innanzitutto, superando le frontiere geografiche e i muri che dividono le persone. Siamo indecoros* e rifiutiamo i confini imposti dai decreti legge Minniti-Orlando che, dietro una demagogica definizione di "decoro", generano nuove forme di eslcusione spingendo ancor più ai margini soggetti e soggettività già deboli.
 
Rifiutiamo le politiche di decoro urbano che marginalizzano, braccano, sgomberano ed espellono i/le migranti e chiunque fuoriesca dai confini di accettabilità che queste leggi impogono. Rifiutiamo le politiche securitarie perché le strade sicure non le fanno le telecamere e le operazioni militari, ma le frocie che le attraversano. Rifiutiamo le politiche anti-degrado che favoriscono solo gli interessi di costruttori e rivendichiamo le nostre esperienze di occupazione, autogestione e restituzione alla città degli spazi abbandonati o aggrediti dalla speculazione.
 
Siamo frocie femministe e sconfiniamo oltre i confini del binarismo di genere e delle norme sociali che ci dicono come dobbiamo essere femmine e maschi.
Sconfiniamo dall’eteronormatività che confina gli uomini e le donne in ruoli di genere e modelli relazionali tradizionali, rivendicando nuove forme di affettività e di famiglia.
Sconfiniamo dall’omonormatività che impone dei modelli preconfezionati LGBT che, inseguendo l’accettazione dalla cultura dominante, riproducono valori e comportamenti omo-lesbo-transfobici e misogini che danneggiano e marginalizzano molte persone all'interno della stessa comunità LGBTQI.
 
Sconfiniamo dalle rivendicazioni esclusivamente LGBTQI e ci uniamo alle lotte femministe che da quest’autunno, con il movimento “Non Una Di Meno”, hanno riempito le piazze per dire basta a tutte le forme di violenza maschile sulle donne. Sconfiniamo dai rapporti di potere generati dal patriarcato che producono la violenza sulle persone trans, lesbiche e lesbiche e su tutti quei corpi che eccedono la norma e i ruoli di genere imposta.
 
Siamo indecoros*, siamo antifascist*, siamo autodeterminat*.
Siamo liber* di essere ciò che desideriamo.
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