Nel decennale di fondazione si è tenuto a Milano, dal 23 al 25 novembre, il XII° Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Finalizzata sia a promuovere e tutelare i diritti civili sia a garantire a responsabilità e la libertà sessuale delle persone, l’organizzazione si pone tra i principali obiettivi il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la riforma del diritto di famiglia, la depatologizzazione del transessualismo, la legge che permetta alle persone trans la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, la lotta al proibizionismo criminogeno in materia di prostituzione, il blocco degli interventi chirurgici sui bambini intersex.

Intitolato Non possiamo aspettare i tempi del potere, il Congresso si è svolto presso l’Open Milano (in viale Montenero, 6) e l’Unità di Produzione (in via Andrea Cesalpino, 7).

Presso la Libreria Open si è inoltre tenuta la presentazione del volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin, che ha visto gli interventi di Anna Zafesova (sovietologa e giornalista de La Stampa), Lorena Villa (Fondazione Luigi Einaudi) e Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti nonché curatore della raccolta di saggi edita dalla Diderotiana.

Nel pomeriggio di ieri sono state infine rinnovate le cariche statutarie. Confermati rispettivamente quale presidente e segretario Yuri Guaiana e Leonardo Monaco. Eletti, invece, Claudio Uberti a tesoriere e Carlo Maresca a revisore dei conti.

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«La decisione da parte di 16 Stati dell’dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) di avviare un’inchiesta internazionale su quanto accaduto lo scorso anno in Cecenia ci dà la speranza di ottenere finalmente giustizia nella Repubblica federata russa, retta da Ramzan Kadyrov, e nel resto della Russia. Lo dobbiamo ai sopravvissuti e alle vittime del pogrom anti-Lgbt.

Si tratta di un traguardo importante, frutto anzitutto del lavoro degli attivisti russi del Russian Lgbt Network, al quale ci onoriamo di aver contribuito». 

Con queste parole Yuri Guaiana, presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti, ha commentato a Gaynews il passo intrapreso da Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti a seguito delle insufficienti informazioni date dalla Russia sulla violazione dei diritti umani in Cecenia.

Il 30 agosto, infatti, i governi dei predetti Paesi (eccezion fatta del Belgio, che si è aggiunto l’altro ieri nel decidere l’avvio dell’inchiesta internazionale, a differenza dell'Italia, ancora una volta assente) avevano chiesto a Mosca di riferire, entro dieci giorni in merito agli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone Lgbti, dissidenti locali, giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cecenia

Agendo come componenti dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, i singoli governi avevano invocato per la questione cecena il Meccanismo di Vienna, che consente ai Paesi partecipanti di chiedere conto della tutela dei diritti umani in un altro Stato dell'Osce. 

Che cosa è successo nello specifico da agosto a oggi? A spiegarlo è lo stesso Yuri Guaiana a spiegarlo nel saggio Il pogrom anti-LGBT in Cecenia che, in una con quello intitolato La nuova Santa Alleanza contro i diritti umani, è contenuto nel volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin in corso di pubblicazione (sarà nelle librerie nella seconda metà di novembre) per i tipi torinesi della Diderotiana. 

Eccone, in anteprima esclusiva su Gaynews, i passaggi interessanti la questione Osce: «Egle Maier, primo segretario alla Rappresentanza permanente della Lituania presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, ha riferito che la Russia ha risposto alle richieste, ma "senza entrare nel merito delle preoccupazioni sollevate".

Il 1 novembre 16 Stati membri dell’Osce hanno pertanto invocato il Meccanismo di Mosca secondo il quale, ora, una Commissione di 3 esperti – solo uno dei quali potrà essere scelto dalla Russia – verrà costituita dall’Ufficio Osce per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani e un’inchiesta internazionale sarà finalmente avviata.

Anche se la Russia si rifiutasse di far entrare gli esperti sul suo territorio, essi potranno scrivere un rapporto intervistando i sopravvissuti rifugiatisi fuori dalla Federazione Russa e auspicabilmente riconoscere i crimini contro l’umanità che sono stati perpetrati in Cecenia per quello che sono».

 

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Un’inaugurazione burrascosa, mercoledì sera, quella del festival Бок о Бок (Side by Side) che, in programma a San Pietroburgo fino al 1° novembre e giunto alla 10° edizione (con 27 film e documentari in programma), è la prima rassegna cinematografica a tematica Lgbti in Russia

Il deputato Vitaly Valentinovich Milonov, noto quale sostenitore di istanze violemente omofobe e, soprattutto, quale redattore della controversa legge sulla “propaganda omosessuale”, ha cercato di bloccare l’ingresso al Cinema Loft Moscow (dove era prevista alle 19:00 la cerimonia di apertura) e ha quindi chiamato la polizia.

A renderlo noto gli organizzatori della kermesse con un post su Vkontakte, il social network più diffuso in Russia, Ucraina e Bielorussa.

«Vitaly Milonov – si legge – è arrivato poco prima l'apertura del festival. Quando il suo tentativo di bloccare l'ingresso al cinema è fallito, ha chiamato la polizia adducendo accuse calunniose».

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Ciò ha comportato un’ispezione delle forze dell’ordine che, protrattasi per ore, ha fatto slittare gli eventi in cartellone. Ma ieri la rassegna s’è potuta svolgere secondo il programma.

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Il 30 agosto i governi di 15 Paesi (Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno chiesto alla Russia di riferire in merito agli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone Lgbti, dissidenti locali, giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cecenia. Da Mosca hanno dieci giorni per rispondere.

I singoli governi hanno agito come membri dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e hanno invocato per la questione cecena il Meccanismo di Vienna, che consente ai Paesi partecipanti di chiedere conto della tutela dei diritti umani in un altro Stato dell'Osce. Ma purtroppo l’Italia in questo caso risulta assente.

A muovere un duro j’accuse al riguardo sono stati oggi Benedetto Della Vedova, coordinatore di +Europa, e Yuri Guaiana, presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

«La notizia che un gruppo di 15 Stati membri dell’Osce abbia invocato il Meccanismo di Vienna per chiedere conto alla Russia degli arresti arbitrari, torture e uccisioni di persone omosessuali in Cecenia è certamente buona – hanno scritto in una nota –. È una pessima notizia invece che non ci sia l’Italia, perchè è indicativa della considerazione che il nostro Paese attribuisce alla difesa dei diritti umani e dell’irrilevanza e isolamento internazionali a cui questo governo ci sta condannando.

Chiediamo dunque all’Italia di sostenere questa iniziativa per contribuire a fare piena luce su quanto è accaduto e sta accadendo ai cittadini ceceni Lgbti».

Come spiegato da Della Vedova e Guaiana, «i meccanismi di Vienna e di Mosca sono strumenti creati dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa per monitorare il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati membri.

Il Meccanismo di Vienna permette agli Stati membri di porre delle domande precise sul rispetto dei diritti umani. In caso di mancata risposta, può essere invocato il Meccanismo di Mosca, grazie al quale può essere costituita una Commissione di tre esperti per svolgere un’inchiesta internazionale.

Se la Russia non rispondesse alle domande poste e si rifiutasse di far entrare gli esperti sul suo territorio, questi ultimi potrebbero scrivere un rapporto intervistando i sopravvissuti rifugiati fuori dalla Federazione Russa e, auspicabilmente, riconoscere i crimini che sono perpetrati in Cecenia per quello che sono».

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Mano nella mano contro l’omofobia. Accogliendo quest’appello per protestare contro l’aggressione dell’11 agosto a danno d’una coppia gay, circa 600 persone si sono  ritrovate ieri, alle ore 16:00, sotto il monumento di Vittorio Emanuele II in piazza Bra a Verona.

Non appena il corteo antiomofobico (ingrossatosi durante il percorso) si è mosso, si sono registrati momenti di tensione a seguito della reazione di alcuni turisti russi seduti ai tavolini di un caffè. I quali, capiti i motivi della manifestazione, si sono alzati in piedi con gesti d’evidente disapprovazione ma sono stati subito invitati da agenti della polizia a rimettersi seduti in silenzio.

Poco dopo alcuni giovani, successivamente identificati come appartenenti a CasaPound, hanno invece tentato di introdursi nel corteo. Ma i manifestanti, intonando slogan antifascisti, li hanno fatti allontanare.

La passeggiata mano nella mano contro l’omofobia è stata molto partecipata per essere la metà di agosto. All'arrivo in piazza dei Signori i presenti erano oltre il migliaio.

Organizzata dal collettivo Assemblea 17 Dicembre e dai principali organismi Lgbti veronesi, la manifestazione ha visto il fattivo supporto dell’intera galassia associativa de L'altra Verona, Non una di meno, l'Anpi e Antifascisti veronesi.

Presenti al completo, tranne il Movimento 5 Stelle, le delegazioni dei consiglieri comunali dell'opposizione con i capigruppo di Verona in Comune e del Pd. Del Partito Democratico anche il direttivo cittadino con il segretario Luigi Ugoli. C’erano inoltre rappresentanze di Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.

Numerosi gli interventi in Piazza dei Signori, tra cui quello toccante di Angelo e Andrea, la coppia aggredita. Non sono mancati duri j’accuse al sindaco Federico Sboarina, la cui politica è stata definita “intollerante e oscurantista”.

È stata inoltre ribadita, da parte delle associazioni Lgbt scaligere insieme con Angelo e Andrea, la volontà d’approfondire la dinamica dell'accaduto chiedendo conto all'amministrazione del comportamento dei vigili urbani, accusati di ritardo e negligenza nell’intervenire al momento dell'aggressione. 

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15 giorni di reclusione e tre anni di Daspo per Olga Pahtusova, Olga Kuracheva, Nika Nikulshina, Peter Verzilov, componenti del collettivo punk femminista Pussy Riot, che durante il match finale dei Mondiali tra Francia e Croazia hanno invaso il campo in segno di protesta per gli arresti illegali e la mancanza di una libera competizione politica in Russia.

Poco dopo la condanna la band ha diffuso la canzone Track about a good cop, nel cui video si vedono quattro poliziotti russi che abbracciano la causa delle manifestanti e sono gay-friendly.

Inizialmente inflessibili e sull’attenti, gli agenti (tre uomini e una donna) passano poi a ballare liberamente in mezzo alla neve e in un nightclub.

In una nota la band Pussy Riot ha definito la canzone «un sogno utopico su una realtà politica alternativa in cui invece di arrestare attivisti e metterli in carcere i poliziotti si uniscono agli attivisti».

Si tratta di «un mondo in cui gli agenti si liberano dell'omofobia, fermano la guerra alle droghe e capiscono in realtà che è molto meglio essere felici e gentili con le persone».

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Nel corso dell'odierna sessione a Strasburgo i parlamentari dell’Integruppo Lgbti hanno imbustato e spedito centinaia di lacci arcobaleno per scarpe alle squadre di calcio di tutta Europa. Le nazionali di Belgio, Croazia, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Islanda, Polonia, Portogallo, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia dovrebbero ricevere i loro lacci durante la prossima settimana.

È iniziata così la campagna #supportallcolours, sostenuta dai gruppi politici Verdi/Ale, S&D, Alde e Gue.

«L’iniziativa - ha commentato il copresidente dell’Integruppo Daniele Viotti - mira a sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani in Russia, dove la comunità Lgbti subisce discriminazioni e persecuzioni. Ritengo sbagliato assegnare questo importantissimo evento sportivo a Paesi che non rispettano i diritti civili, ma possiamo cogliere comunque quest'opportunità per spingere verso il cambiamento».

La lettera, che accompagna il plico coi lacci arcobaleno, spiega nei seguenti termini le modalità d'adesione alla campagna: «Indossa i lacci delle scarpe arcobaleno che ti sono stati spediti durante l'allenamento, per strada, sugli spalti o a casa mentre guardi la partita. Scatta una foto e condividila su Instagram, Twitter o Facebook usando l'hashtag #supportallcolours».

I lacci arcobaleno saranno inoltre distribuiti dagli stessi parlamentari nel corso dei Pride che si terranno in tutta Europa. Al riguardo sempre Daniele Viotti ha spiegato: «L'inizio della Coppa del Mondo coincide anche con l'inizio della stagione dei Pride in Europa.

In molti Paesi i Pride sono contestati e sotto attacco. Distribuire lacci arcobaleno ai Pride in Europa è un modo per dimostrare che, mentre festeggiamo in alcuni luoghi, siamo anche solidali con i paesi in cui i Pride sono a rischio o addirittura vietati - in Russia o altrove».

 

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Il 4 aprile del 2017 Novaja Gazeta, il quotidiano russo su cui scriveva Anna Politkovskaja, dava la notizia che le autorità cecene stavano sequestrando, torturando e uccidendo degli uomini sospettati di essere gay.

A un anno dall’articolo di Elena Milashina, che sollevò il velo su quegli orrori, All Out ha organizzato in varie città la manifestazione Global Speak Out for Chechnya, volta a commemorare le vittime e chiedere alle autorità russe di avviare un’indagine sui fatti ceceni.

Esse si terranno, domani 7 aprile, a Brasilia, Londra, Città del Messico, Monaco di Baviera, Berlino, Stoccolma, York, Roma. Nella capitale l’appuntamento è dalle 17:00 alle 18:30 in viale Castro Pretorio, altezza fermata della metro angolo via Gaeta (a pochi passi dall'Ambasciata della Federazione Russa).

La manifestazione romana è stata co-organizzata da All OutAssociazione Radicale Certi Diritti e Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Sin da quando si apprese ciò che stava accadendo in Cecenia, All Out ha lavorato con il Russian Lgbt Network – la più grande associazione Lgbt russa – e, limitatamente all’Italia, con associazioni, come Certi Diritti e il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, per rispondere alla crisi.

All Out è riuscita così a raccogliere abbastanza fondi da permettere a decine di persone d’uscire dalla Cecenia. Senza dimenticare che lo scorso anno Yuri Guaiana, Senior Campaigns Manager ad All Out e attualmente presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti, è stato arrestato a Mosca mentre tentava di consegnare 2 milioni di firme per chiedere alle autorità russe di aprire un’inchiesta.

E proprio Yuri Guaiana ha spiegato a Gaynews il significato della manifestazione e la scelta della data del 7 aprile sulla scia dei ricordi della drammatica esperienza dell’arresto: «Il 7 aprile di un anno fa il dipartimento di Stato americano ha confermato quanto Novaya Gazeta aveva rivelato al mondo pochi giorni prima: decine di uomini venivano rapiti, torturati e, in alcuni casi, uccisi in Cecenia solo perché sospettati di essere gay. Con All Out abbiamo raccolto sufficienti fondi da evacuare decine di persone e oltre due milioni di firme per chiedere alle autorità russe di fare giustizia.

La risposta è stata quella di arrestare me e altri quattro attivisti russi mentre stavamo cercando di consegnare le firme a Mosca. A un anno di distanza giustizia non è ancora stata fatta, nonostante le autorità russe abbiano tutte le informazioni necessaire e anche una denuncia formale di un sopravvissuto, Maxim Lapunov. Il loro obiettivo è chiaro: vogliono che il mondo si dimentichi di questa vicenda. Ma noi non ci stiamo.

Con le manifestazioni di domani a Roma e in altre città del mondo, vogliamo mandare un chiaro messaggio: non rimarremo in silenzio finché un’inchiesta imparziale sugli abusi perpetrati in Cecenia non sarà conclusa e i responsabili assicurati alla giustizia».

Dichiarazioni, cui si riallacciano quelle ufficiali di Leonardo Monaco, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti. «È trascorso già un anno - così ha affermato - da quando il giornale russo d'opposizione Novaja Gazeta ha portato a conoscenza dell'opinione pubblica internazionale la realtà del pogrom antigay ceceno.

Domani manifesteremo davanti alla diplomazia russa e, idealmente, davanti a tutte le istituzioni e i leader mondiali per chiedere verità e giustizia per l'ennesima violazione dei diritti umani del popolo ceceno che ancora pochi sembrano voler vedere».

E Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, ha a sua volta detto: «A un anno dalle prime notizie degli orrori perpetrati in Cecenia contro centinaia di omosessuali, senza mai un chiarimento da parte delle autorità, manifestiamo di nuovo e con maggior vigore accanto alla comunità Lgbt+ russa. Riteniamo, infatti, sia nostro dovere continuare a denunciare alla comunità internazionale questa inaccettabile situazione, ribadendo la necessità che anche il nostro Paese si muova diplomaticamente per la richiesta di informazioni alle autorità russe».

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Pubblicato sui social venerdì scorso, è divenuto virale in Russia il video dal titolo Tutti al voto. Un invito a recarsi alle urne il prossimo 18 marzo in vista delle presidenziali. Alle quali, secondo tutte le previsioni, dovrebbe vincere per la quarta volta Vladimir Putin. Anche se l’establishment dell’ex funzionario del Kgb guarda con preoccupazione al dato dell’affluenza alle urne.

Cosa di meglio allora che sollecitare elettori ed elettrici al voto avvisandoli d’un futuro da incubo qualora Putin non dovesse essere riconfermato al Cremlino? Il video s’apre con l’immagine d’un uomo (interpretato dall'attore Serghei Burunov) che rimprovera la moglie (interpretata da Svetlana Galka) mentre mette la sveglia per andare al seggio. «Tanto – afferma – non serve a nulla».

Al suo risveglio si ritrova in un mondo distopico: alla sua porta bussano i militari - e fra di loro c'è un soldato nero - e gli intimano di prepararsi poiché è stata introdotta la leva anche per gli adulti. Suo figlio gli chiede la somma esorbitante di 4 milioni di rubli per pagare le spese scolastiche.

Recatosi poi in cucina, vede infine un giovane gay intento a mettersi lo smalto e a mangiare in maniera allusiva una banana. La moglie gli spiega che una nuova legge obbliga le famiglie a ospitare le persone gay che restano senza partner e a doversi far carico «di tutti i suoi bisogni» per una settimana. Rivede poi il giovane accanto a sé nel letto matrimoniale. Svegliatosi da quello che gli appare un incubo, l'uomo corre al seggio.

Mentre Burunov non ha voluto rilasciare commenti, Galka ha spiegato in una intervista a Govorit Moskva di non essere al corrente dei committenti del prodotto.

Comunque è significativo che il video, ad oggi, abbia avuto più di tre milioni di visite sulla pagina Facebook d’un analista politico filogovernativo quale Alexander Kazakov.

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L’ultimo lavoro narrativo di Pasquale Ferro, uno dei pochi autori Lgbti che oggi sia tradotto e distribuito in Russia, si chiama Bambola di stracci. Un apologo semplice, immediato ed esaustivo sulla natura vera e autentica dell’umanità e sulla presenza drammatica e diffusa della cattiveria e dell’ignoranza, della violenza discriminante e dell’esclusione sociale.

Ma il vero cardine del racconto di Ferro è l’amore, il desiderio di amare e di essere amati per quel che si è. Desiderio che a Barbara, la protagonista del romanzo, anima poetica ingabbiata in un corpo che non riconosce come suo, viene continuamente negato.

Pur di essere riconosciuta e accettata per quel che è, Barbara fronteggerà la solitudine, sfiderà lo stigma di chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla, si confronterà con la delusione e l’avvilimento e svilupperà la sua forza e la sua personalità, luminosa e bellissima pure fra gli stracci.

La presentazione ufficiale del libro è avvenuta mercoledì 7 dicembre presso la Fondazione Banco di Napoli nel centro storico della città partenopea (in cui Ferro, tra l’altro, vive e lavora).

Nel corso dell'evento l’autore ha rivelato che Barbara non è un personaggio totalmente frutto d’invenzione, ma è ispirata a una creatura incontrata, alcuni anni or sono, nel Foyer del Teatro San Carlo di Napoli: tra gli scintillii di uno dei teatri più chic ed eleganti del mondo, Ferro aveva incrociato lo sguardo di una “bambola di stracci” e aveva immediatamente colto la profonda sensibilità di una storia che bisognava recuperare, sia pur nell’artificio della narrazione romanzata, e restituire al mondo.

Nella medesima presentazione, particolarmente significativa la presenza di Paola Silverii, esponente dell'associazione Vergini Sanità, del presidente del Comitato Arcigay di Napoli Antonello Sannino e del docente di Psicologia clinica Paolo Valerio che, ricordando un toccante episodio della sua lunga carriera professionale, ha sottolineato il valore umano, di testimonianza e divulgazione, di quest’ultimo lavoro di Pasquale Ferro.

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