Oggi ricorre un duplice compleanno speciale: quello di Gaynews.it e dell'associazione Gaynet. Nati insieme 20 anni fa, continuano a lavorare insieme.

Decisi di fondare le due realtà in maniera correlata nel 1998 a seguito del Congresso dell’Arcigay, che elesse in giugno Sergio Lo Giudice quale presidente. Dopo tre anni quale Segretario nazionale (dal 1985, anno di fondazione di Arcigay nazionale, al 1987) e 11 di presidenza, avevo deciso di lasciare l’incarico per favorire il ricambio della dirigenza dell'associazione.

Inizialmente il giornale si chiamò NOI (Notizie omosessuali italiane) e tale fu il suo nome fino al 2005, quando fu mutato in quello attuale di Gaynews.it. Lo scopo era quello di fornire un'informazione quotidiana sulle tematiche Lgbti, non garantita da altre testate su web. Contemporaneamente fondai Gaynet (Italia gay network) con lo scopo di associare, per la prima volta in Italia, gli operatori Lgbt dell'informazione e gestire tanto tecnicamente quanto giuridicamente il quotidiano online.

Come Gaynet abbiamo organizzato numerosi corsi di formazione giornalistica con i vari Odg regionali a partire dal primo che fu tenuto a Bologna nel novembre 2013. Grazie all’impegno di Rosario Coco, Valerio Mezzolani e Alessandro Paesano si è riusciti a riproporre e ad affinare tale modello formativo a Roma. A loro si è affiancato, nel maggio 2017, Francesco Lepore che, oltre ad essere stato da me nominato caporedattore di Gaynews, ha assunto l’incarico di coordinatore nazionale dei corsi di formazione. In tale veste è riuscito ad organizzare, tra febbraio e giugno 2018, in collaborazione con l’Odg della Campania i corsi di Napoli (che ha visto la partecipazione del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna), Benevento, Pompei e con l’Odg dell’Emilia-Romagna quello di Reggio-Emilia

Gaynews, al contempo, ha spiccato in quest’ultimo anno il volo con interviste a figure del mondo della politica, della cultura, dell’attivismo, con speciali sulla storia del movimento, con approfondimenti su temi spinosi come quelli afferenti alla religione, che hanno portato a pubblici riconoscimenti. Merito, questo, della cura anche linguistica con cui vengono scritti gli articoli e dell’entusiasmo attivistico di collaboratori come Elisabetta Cannone, Claudio Finelli, Giuseppe Giulio, Maurizio Gelatti, Rosario Murdica.

Nei prossimi mesi festeggeremo sia Gaynews sia Gaynet con un'iniziativa alla Camera dei deputati e, probabilmente, entro la fine dell'anno ci sarà un grande incontro con i giornalisti e le giornaliste italiane che più ci sono stati vicini. 

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Presentato con grande enfasi il 2 febbraio da Matteo Renzi a Bologna, il programma elettorale del Pd nella cosiddetta versione malloppo (a fronte del completo silenzio di quella più sintetica e dello schema in 100 punti) dedica appena due punti del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità al tema dei diritti Lgbti. A suscitare soprattutto malcontento tra le file dell’associazionismo rainbow – a partire dalla forte dichiarazioni di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – il mancato riferimento al matrimonio egualitario, la cui responsabilità è da attribuire alla segreteria di partito come chiarito da L’Espresso.

Per saperne di più, Gaynews ha raggiunto la deputata Silvia Fregolent che, quale responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pd, ha avuto un ruolo principale nello stendere le linee guida alla stesura finale del menzionato paragrafo del programma.

Onorevole Fregolent, grandi aspettative da parte della collettività Lgbti per poi prendere atto che il programma riduce tutta la questione dei diritti alla lotta all’omofobia e alla riforma delle adozioni. Ma che, soprattutto, non si parla affatto di matrimonio egualitario...

Il nostro Paese approderà indubbiamente al matrimonio egualitario. Ma abbiamo appena approvato le unioni civili. Facciamo perciò funzionare le unioni civili, che sono state fortemente volute, come ben si sa, e realizzate dal Partito Democratico. Se avessimo dovuto dar retta a quanti dicevano e dicono: O tutto o niente, non avremmo avuto niente. Siamo riusciti ad avere le unioni civili grazie a un atto straordinario come l’aver posto la questione di fiducia. Cosa che non era mai successa coi precedenti governi di centrosinistra. Figuriamoci quindi con un governo di larghe intese come è stato quello della XVII legislatura. Noi dunque abbiamo ottenuto questo risultato.

Dobbiamo perciò far funzionare le unioni civili. Sappiamo benissimo che proprio per aver messo la fiducia, abbiamo dovuto lasciare un pezzo importante. Quello, cioè, del riconoscimento della genitorialità. Andare perciò oltre le unioni civili, quando esse devono essere ancora completate, non è serio. Visto che noi vogliamo essere seri e promettere cose che possiamo fare, pensiamo di poter realizzare il completamento delle unioni civili. Dire dunque oggi matrimonio egualitario vuol dire paroloni. Vuol dire lanciare uno slogan sapendo da subito che non potrà essere realizzato. Facendo in modo che la legge sulle unioni civili funzioni, si arriverà al matrimonio egualitario.

Eppure il gruppo d’area orlandiana Dems Arcobaleno aveva preparato un documento molto articolato e ampio sui diritti delle persone Lgbti, tra i quali ampio spazio era proprio dato al matrimonio egulitario. Insomma, che cos’è successo?

Nel parlare di completamento delle unioni civili, del riconoscimento della genitorialità e della lotta alll’omofobia abbiamo preso spunto proprio da quel documento. Ovviamente non solo da quello. Abbiamo tenuto in conto anche gli altri testi pervenuti. L’area orlandiana mi ha fatto gentilemente pervenire quel documento che ho letto con interesse e apprezzato. Ma, come dicevo, anche altre correnti l'hanno fatto. Per cui ho dovuto fare una sintesi da far confluire nel programma finale. In seguito anche a un confronto col segretario Renzi, con Maria Elena Boschi e Tommaso Nannicini, incaricato di stilare il programma, è venuto fuori quel testo con la mancata menzione, però, del matrimonio egualitario. E, questo, per i motivi accennati.

Nel punto relativo alla lotta all'omofobia l’essere transessuale è stato presentato come una peculiarità dell’orientamento sessuale. Uno scivolone notevole, cui si è poi riparato nella tarda serata del 2 febbraio grazie a un intervento dell’onorevole Alessandro Zan. È vero?

Sì, è vero. Credo che quell’errore fosse dovuto al fatto che troppe persone ci hanno messo mano.  Quando Alessandro Zan mi ha fatto notare che il punto così formulato era erroneo, ho chiesto che venisse apportata la modifica (come infatti è avvenuto): «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale».

In tema di contrasto all'omotransfobia resterete ancora ancorati al testo del ddl Scalfarotto, tanto criticato dalla collettività Lgbti?

Noi partiremo sicuramente dal ddl Scalfarotto. Vorrei ricordare che in Aula si dovettero apportare delle modifiche, essendoci all’epoca un governo di larghe intese. Lo stesso Scalfarotto, mio amico, fu costretto a delle mediazioni anche per suggerimento dell’allora capogruppo Roberto Speranza.

So benissimo la sofferenza che Ivan ha provato non soltanto nell’accettare tali mediazioni (nel tentativo di portare la legge a casa) ma anche nell’essere attaccato dalla comunità Lgbti, che ha sempre difeso. Noi partiremo dunque dal progetto originale e vedremo cosa riusciremo a fare.

Passando ora al rapporto con la collettività Lgbti, lei ha incontrato i vertici di ArciLesbica nazionale il 25 gennaio. Eppure nessuna esponente di essa partecipò al primo tavolo con tutte le associazioni, che lei ha presieduto il 9 novembre scorso. Come mai?

A quel tavolo non c’era ArciLesbica, perché ci fecero sapere d’essere in fase congressuale. Appena eletta, la neopresidente Gramolini mi ha scritto una lettera per chiedermi un incontro. Incontro comunque avvenuto a programma Pd concluso, anche se ArciLesbica aveva precedentemente mandato, al pari di altre associazioni, delle sottolineature che non sono state accolte. Come responsabile del dipartimento Pari Opportunità, ritengo doveroso incontrare tutti sia in un tavolo comune sia separaramente. Più d’una volta, d'altra parte, ho incontrato Arcigay - avendomene fatto richiesta - anche dopo il tavolo del 9 novembre.

Onorevole, come si è svolto l’incontro con Gramolini e Vannucci di ArciLesbica, cui era presente anche la depuatata dem Fabrizia Giuliani, non più ricandidata alle prossime elezioni?

Si è trattato d'un incontro molto tranquillo. Mi hanno fatto vedere la petizione ai Segretari di partito contro la gpa – personalmente non amo l’espressione “utero in affitto" – e presentato le istanze di una parte del mondo femminista, molto attento a quest’argomento. Io ne ho preso atto e ho letto con attenzione il testo della petizione come faccio con tutti i documenti che mi vengono consegnati. Al riguardo, come responsabile del dipartimento, non ho espresso valutazioni di sorta.

Ma il parere personale di Silvia Fregolent qual è in tema di legge 40 e gpa?

Personalmente ritengo che sulla legge 40 sia necessario condurre un serio dibattito, essendo intevenute più volte al riguardo la magistratura e la Corte Costituzionale. Quella legge è ormai ridotta a un taglia e cuci. A un puzzle.

Sarebbe perciò opportuno rivisitarla per il bene delle cittadine e dei cittadini. Lo sappiamo benissimo che vietare certe pratiche, poi consentite all’estero, è un’ipocrisia. Si tratta ovviamente di un tema molto delicato. Innanzitutto sarebbe opportuno che il dibattito parta da un dato inoppugnabile: le persone ricorrenti alla gpa sono soprattutto eterosessuali. Il fatto che la comunità Lgbti si lasci attirare dalle polemiche di chi avversa la pratica fa passare nell’opinione pubblica l’idea che siano le coppie di persone omosessuali a farvi principalmente ricorso.

Ecco perché è necessario un dibattito pubblico e approfondito che tocchi l’aspetto dell’assoluta inaccettabilità della gpa in quei Paesi, terzo e quartomondiali, dove non è affatto libera e c’è un totale sfruttamento della donna gestante. Bisognerebbe poi studiare meglio il fenomeno in quei Paesi dov’è consentita per legge. Ritengo che non abbia fatto un buon servizio alla causa Niki Vendola sventolando il proprio splendido figlio quale spot alla gpa. Una tale decisione ha allontanato, a mio parere, ancora di più la possibilità di trovare una soluzione.

Dibattito serio e aperto sulla gpa. Eppure, talune femministe considerano il solo parlarne o scriverne una violazione del comma 6 dell’art. 12 della legge 40. Che cosa ne pensa?

Anche se ho votato sì all’ultimo referendum di riforma costituzionale, ritenendo che la Carta vada migliorata, sono molto attaccata a essa. In particolare, sono attaccata all’art. 21 che tutela la libertà d’espressione. Io difendo ovviamente la libertà di ArciLesbica e di alcune femministe di esprimere la propria opinione contraria alla gpa come difendo quella favorevole di altre associazioni o persone.

Ritengo, dunque, che bisogna approfondire l’argomento e parlarne liberamente anche con chi la pensa in maniera diametralmente opposta. Ho visto col tempo, ad esempio, che persone, assolutamente contrarie alle unioni civili, si sono poi aperte a seguito di confronti.  Tutto ciò è frutto di mediazione. Quella di cui hanno saputo dare splendida prova, ad esempio, Alessandro Zan, Monica Cirinnà e  Sergio Lo Giudice proprio durante il dibattito parlamentare sulle unioni civili.

Insomma, sulla legge 40 sarebbe necessario partire dalla riscrittura che ne ha fatto la Corte e valutare dei cambiamenti. Fare insomma un "tagliando", perché si tratta di una legge datata. Gli slogan duri non portano a nulla. Gli estremismi, infatti, non vanno mai bene: è necessario sempre mettersi nei panni altrui. Non mi sono affatto piaciute certe prese di posizione con la minaccia di non votare chi è favorevole alla gpa. Il parlamentare ha infatti il dovere di rappresentare tutti. Quando non siamo d’accordo, bisogna cercare di capire e trovare una soluzione. Non siamo una curva sud. Noi siamo chiamati al compito di legislatori e dobbiamo dunque agire per il bene di tutte e tutti.

Onorevole, lei è stata ricandidata. I diritti civili saranno al centro della sua campagna elettorale?

Sono candidata alla Camera nel collegio plurinominale Piemonte 01, dove è capolista Pietro Carlo Padoan.

È ovvio che i diritti civili delle persone Lgbti (e non) saranno al centro della mia campagna elettorale in piena adesione al programma del Pd che tocca un tale ambito  a 360 gradi. In tale battaglia andrò avanti in sintonia con le idee degli amici di sempre - da Monica Cirinnà a Sergio Lo Giudice, da Alessandro Zan a Ivan Scalfarotto - e confrontandomi con tutte le associazioni che lo vorranno.

Non ho paura del confronto come non ho paura di chi va minacciando di voler abolire le unioni civili in nome della tutela della “famiglia tradizionale”. Al riguardo voglio dire che, nelle vesti di pubblico ufficiale, ho celebrato due matrimoni e un’unione civile. Ora non ho mai provato un’emozione così forte come nel celebrare l’unione civile di Franco e Davide. Questi miei amici stanno insieme da 20 anni e non conosco nessuna famiglia così tradizionale come la loro.

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato nel pomeriggio il decreto di conferimento dell'incarico di coordinatore dell'Unar (Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni) al senatore Luigi Manconi.

Manconi, che è  docente di sociologia dei fenomeni politici presso lo Iulm di Milano, ha ricoperto nel corso della presente legislatura il ruolo di presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato. L'incarico presso l'Unar, che svolgerà a titolo gratuito, avrà inizio a decorrere dal 24 marzo prossimo.

La notizia è stata accolta con plauso da Franco Grillini, direttore di Gaynews e leader storico del movimento Lgbti, che ha commentato: «La nomina di Luigi Manconi è una scelta felice che non può che essere accolta con soddisfazione da da quanti pensano che l’Unar debba essere un presidio fondamentale contro le discriminazioni di ogni tipo. Conosco Luigi da una vita e abbiamo condiviso numerossime battaglie in materia di diritti e di lotta all’omofobia. Posso quindi dire che Luigi è l’uomo giusto al posto giusto». 

La notizia è stata subito commentata con plauso sulla propria pagina Fb dal senatore Sergio Lo Giudice che ha scritto: «Questa è davvero un'ottima notizia. Se in Italia c'è un garante naturale dei diritti delle persone e della loro tutela da discriminazioni di ogni sorta, quello è senz'altro Manconi. I migliori auguri di buon lavoro a Luigi e felicitazioni a tutte le persone a rischio di discriminazioni che troveranno in lui un difensore competente ed appassionato».

 

 

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Monica Cirinnà non ha bisogno di presentazioni. Un nome, il suo, che è oramai associato nell’immaginario comune alle unioni civili e alla battaglia per i diritti delle persone Lgbti.

A poche ore dall’assemblea pubblica che, fissata alle 18:30 presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli in Roma, vedrà la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, del senatore Sergio Lo Giudice, dell’europarlamentare Daniele Viotti, del coordinatore di Dems-Arcobaleno Angelo Schillaci e della stessa Cirinnà, abbiamo incontrato la senatrice per saperne di più sulla sua campagna elettorale e sugli obiettivi a essa sottesi.

Dopo estenuanti attese e colpi di scena è stata confermata la sua candidatura nelle liste Pd. Come ha vissuto quelle ore?

Come succede normalmente la composizione delle liste elettorali, in particolar modo nei grandi partiti, è complessa. Credo che il Pd esprima la miglior classe dirigente per il Paese per competenza e serietà.

Detto ciò, mi ha profondamente addolorato la decisione di non ricandidare Sergio Lo Giudice, un compagno di viaggio che è diventato anche un caro amico. Senza di lui probabilmente non avremmo avuto la legge sulle unioni civili. Penso che il prossimo Parlamento avrebbe avuto ancora bisogno di lui.

Correrà in due Collegi non facili, tenendo conto che, come ha detto Franco Grillini, la destra laziale è una delle peggiori. Timori al riguardo?

Mi piacciono le sfide e non mi spaventa impegnarmi: la democrazia italiana vive una fase delicatissima che riguarda la sua tenuta minacciata da populismi, forze antieuropee, reazionarie e fasciste. Non a caso da qualche giorno qualcuno millanta di voler abolire la legge sulle unioni civili. È ovvio che la legge non può essere abolita poichè ancorata saldamente ai principi costituzionale degli articoli 2 e 3.

Ma nessuno può escludere depauperamenti sui suoi aspetti principali e qualificanti. Penso alla reversibilità della pensione o all'estensione di tutte le norme del welfare che riguardano la famiglia. Deve essere chiaro a tutti che il voto alle destre e a M5S può realmente mettere a rischio il mondo dei diritti che abbiamo costruito

I diritti umani e civili le sono stati particolarmente a cuore in questa legislatura. Saranno al centro anche della sua campagna elettorale?

Sicuramente sì. Questi temi appartengono alla mia cultura e alla mia visione politica. Credo che sui diritti ci sia ancora molto da fare nel nostro Paese.

È stata attaccata per le sue coraggiose prese di posizione su temi caldi anche da qualche associazione Lgbti. Che cosa ha da dire al riguardo?

Da eterosessuale mi sono impegnata per i diritti di tutti. Il modo e l'affetto, con i quali la comunità Lgbti mi ha accolta e sostenuta, ha rafforzato in me l'idea che si possa discutere di ogni argomento senza partire da posizioni ideologiche e di pregiudizio oltre che da modelli stereotipati.

Se il riferimento è al tema della gpa faccio notare che i gay e le lesbiche non sono sterili. Trovo profondamente ingiusto consentire loro la genitorialità solo attraverso l'adozione, per altro ancora negata loro in Italia 

Come vede il futuro del Pd? E quali posizioni in tema di diritti sposerà con risolutezza? 

Il futuro del Pd è in mano agli elettori italiani e solo il 5 marzo sapremo quale scenario abbiamo davanti. Per quanto riguarda il programma del Pd, come area Orlando-Dems Arcobaleno, abbiamo stilato un programma dettagliato sui diritti che comprende, tra l'altro, il matrimonio egualitario, diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, lotta delle donne per la parità di genere, parità di diritti per tutti i bambini. Mi auguro che vi sia l'impegno di tutti a considerare questi temi come prioritari nell'agenda politica.

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Mercoledì 31 gennaio, alle ore 18:30, ci sarà a Roma presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (Via Efeso, 2) un incontro tra la collettività Lgbti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, i senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, l'europarlamentare Daniele Viotti, il coordinatore del comitato Dems Arcobaleno Angelo Schillaci.

Assemblea pubblica per parlare di diritti civili in relazione alla campagna elettorale. E per reagire agli attacchi contro la legge sulle unioni civili da parte di Eugenia Roccella, sui quali così si è espressa ieri Monica Cirinnà: «La parte più arretrata del centrodestra si ostina a suonare un disco rotto che non sente più nessuno. Millantano di poter abolire la legge sulle unioni civili e coppie di fatto che, in realtà, ha cambiato il Paese e ha un serio fondamento costituzionale in una sentenza della Consulta del 2010La smettano di continuare ad accanirsi contro i sentimenti e le persone che chiedono solo di potersi amare con quella dignità e quel riconoscimento giuridico sancito finalmente dalla legge che abbiamo votato nel 2016. Sui diritti civili si dimostra la differenza culturale e politica tra il Partito democratico, traino del centrosinistra, e una destra oscurantista e antistorica. Il Pd vuole continuare a portare l'Italia sempre più avanti sui diritti e sul welfare, mentre la destra sa solo alimentare paure e omofobia».

Il parere di Sebastiano Secci, presidente del Mieli

A fare gli onori di casa il presidente Sebastiano Secci, che ha dichiarato: «Le recenti dichiarazioni del centrodestra dimostrano ancora una volta che i diritti vanno sempre difesi e mai dati per scontati o definitivamente acquisiti. Questa è una campagna elettorale dura, che non si vergogna di usare la parola "razza", che non si vergogna di minacciare, promettendo addirittura modifiche alla Costituzione, la retrocessione dei diritti per la comunità lgbt+ proprio nel momento in cui il cammino per l'uguaglianza ha cominciato a muovere i primi faticoso passi. Tutta l'italia democratica, laica e progressista ha il dovere non solo di difendere le conquiste raggiunte, ma anche e soprattutto di rilanciare la battaglia per i diritti di tutte e tutti tornando a parlare di matrimonio egualitario, di riconoscimento dei nostri figli alla nascita, di diritto di autodeterminazione per le persone trans e intersex e di tutte le questioni politiche e culturali che il nostro movimento porta avanti da quasi 50 anni. Noi, come Circolo Mario Mieli, continueremo a vigilare come abbiamo fatto negli ultimi 35 anni affinchè l'Italia possa finalmente diventare un paese pienamente laico e inclusivo».

Gli antefatti

La promessa di abolire la legge sulle unioni civili è stata avanzata durante il convegno Oltre l’inverno demografico, tenutosi il 27 gennaio nella capitale per iniziativa dei raggruppamenti ultraconservatori Alleanza Cattolica – di cui è dirigente nazionale il canonista Giancarlo Cerrelli, candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone – e Difendiamo i nostri figli. Al tavolo dei relatori anche Maurizio Gasparri e Stefano Parisi nonché il Segretario federale della Lega Matteo Salvini e la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

«Il mio impegno nella prossima legislatura – ha detto la parlamentare di Idea – Noi con l’Italia, candidata di Forza Italia alla Camera in Emilia Romagna nel collegio uninominale di Casalecchio di Reno – sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano».

Pur accolte tra uno scroscio di applausi, le dichiarazioni della deputata cattolica dal passato radicale sono in realtà tutt’altro che condivise nel centrodestra. E tra gli stessi intervenuti alla kermesse romana.

Matteo Salvini favorevole alle unioni civili. Il contrattacco di Adinolfi

Già ieri, infatti, Matteo Salvini prendeva le distanze da tali posizioni massimaliste dicendosi favorevole alle unioni civili ma contrario alle adozioni per coppie omogenitoriali.  Assunto rilanciato oggi sui media da Giulia Bongiorno e inevitabilmente criticato da Mario Adinolfi nel corso della diretta mattuttina sul suo profilo Fb.

«Oggi Salvini – così il fondatore del Popolo della Famiglia – dice “ok le unioni civili, ma le adozioni no”, annuncia sui giornali la Bongiorno ministro della Giustizia, Guardasigilli. Quella che esultava per la legge Cirinnà, quella che ci voleva in galera con la legge Scalfarotto.

Giulia la considero una persona rispettabile, era in Parlamento con me messa da Gianfranco Fini. Un grande avvocato. Una persona certamente non di sinistra, anche se molto vicina alla Bonino nel referendum contro la legge 40, contro i cattolici. È il simbolo e il sintomo del cedimento del centrodestra sui valori.

È la ragione per cui in oltre 43mila hanno firmato per il Pdf e più di un milione ci voteranno, per “piantare il chiodo nella coda del serpente” come dice Amato. Altrimenti si finisce come con i governi di centrodestra inglesi: prima via libera al matrimonio egualitario, poi utero in affitto per Elton John et similia, infine morte per Charlie e Isaiah. Salvare l’Italia è il lavoro che deve compiere il Pdf in questi trenta giorni».

Un messianismo politico quello adinolfiano che muove al riso se, invero, non muovesse al pianto.

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A quanto pare le liste dei vari partiti (tranne qualcuno) in vista delle prossime elezioni del 4 marzo sono definite. La loro elaborazione si è presentata particolarmente complessa e densa di conflitti per ragioni facilmente comprensibili. E questo soprattutto nel Partito Democratico. Proprio il quadro politico del Pd rispetto a cinque anni fa, quando Bersani riuscì comunque a far eleggere 400 parlamentari della sua area, è completamente cambiato.

Il centrosinistra è dato per sconfitto e quindi con un numero di parlamentari dimezzato rispetto alle legislatura volgente oramai al termine. Il centrodestra è dato per favorito e il M5s veleggia tra il 26 e il 28%. Il che comporterà, qualora confermati i sondaggi, un numero rilevante di deputati e senatori pentastellati.

Personalmente sono tra coloro che non si meravigliano molto dell’atteggiamento di Renzi in materia di composizione delle liste. Mi sembra evidente che il Segretario nazionale del Pd, fin dall’inizio, abbia puntato sulla formazione di un gruppo di parlamentari di fedelissimi, lasciando quindi meno spazio possibile alle minoranze. Le quali minoranze sono gli alleati ai quali deve comunque garantire qualche eletto (vale a dire +Europa di Bonino, Insieme, Civica e Popolare di Lorenzin). E poi le minoranze interne di Emiliano, Cuperlo e Orlando.

Proprio l’appartenenza a quest’ultima minoranza è stata esiziale per la candidatura del caro amico Sergio Lo Giudice, che ha così ben lavorato in Parlamento negli ultimi cinque anni soprattutto nell’ambito delle unioni civili e dei diritti umani. È il classico esempio di un’esclusione dalle liste non certo per un giudizio negativo sull’operato quanto per una serie di dinamiche di partito – interne ed esterne – soprattutto locali (a livello bolognese) che gli hanno tagliato le gambe. Già l’altro ieri ho detto di essere fortemente deluso e arrabbiato per una tale esclusione. Mi sembra evidente che questa vicenda è estremamente negativa nell’ambito della politica italiana e nell’ambito della politica Lgbti.

Il Pd si avvia, dunque, ad avere un nucleo duro (80/90%) di parlamentari legatissimi al leader e, in quest’ambito, la riproposizione di alcune candidature Lgbti risulta comunque un fatto rilevante. Penso, ad esempio, alla ricandidatura di Alessandro Zan, dirigente per anni di Arcigay Padova e fondatore del Padova Pride Village, che ha ben lavorato nel corso di questa legislatura. Di lui, fra l’altro, si ricorderà quello che forse è stato il più bell’intervento parlamentare della XVII legislatura. Quello, cioè, in occasione della chiusura della discussione sulle unioni civili alla Camera.

Alessandro Zan sarà capolista a Padova. In questo modo il partito ne riconosce i meriti e il valore. Sono ben felice di dare una mano ad Alessandro Zan (per quelle che sono le mie forze e le mie possibilità) per la sua campagna elettorale.

Altra candidatura estremamente rilevante e, sotto certi punti di vista, clamorosa quella di Tommaso Cerno, ex condirettore de La Repubblica, che sarà candidato a Milano e a Udine nelle liste plurinominali del Pd per un seggio sicuro al Senato. Siamo sicuri che la presenza di Cerno in Parlamento sarà un fatto di grande rilevanza. A partire dalla sua professionalità e dalle sue indubbie capacità personali e oratorie. C'è altresì il nome di Ivan Scalfarotto, candidato alla Camera nel collegio plurinominale di Milano città.

La prossima legislatura, come ognuno potrà immaginare, non sarà una passeggiata per i diritti Lgbti. Per la ragione già prima accennata: il centrosinistra con ogni probabilità non sarà in maggioranza. Verranno elette una destra e un’area populista tutt’altro che disponibili sulle questioni dei diritti Lgbti e, più in generale, di quelli civili.

Avere quindi personalità come Tommaso Cerno al Senato e Alessandro Zan alla Camera significherà porre un argine al prevedibile tentativo della destra di rimettere indietro le lancette dell’orologio della storia rispetto ai diritti per come sono maturati nell’ultima legislatura. In particolare per quanto riguarda le unioni civili. Da questo punto di vista la richiesta che faccio, insieme con l’intera redazione di Gaynews e con i componenti di Gaynet, è proprio finalizzata alla costruzione di quest’argine. Che nessuno, cioè, possa mettere in discussione i risultati legislativi e politici ottenuti. Risultati che devono essere irreversibili.

Da questo punto di vista la collaborazione di Gaynet e Gaynews sarà totale. Tuttavia è necessario parlare di argine non solo difensivo ma anche propositivo. Vanno avanzate nuove istanze e, soprattutto, vanno riproposte quelle cardini quali il matrimonio egualitario e la riforma delle adozioni. Per non parlare del tema dell’omofobia e della transfobia. Una legge al riguardo è necessaria. Non perché qualcuno di noi si illuda che basti una norma ad estirpare violenze e mentalità d’odio verso le persone Lgbti. Ma perché la presenza di una legge è essenziale a tutela di quelle decine e decine di persone che, oggi anno, vengono colpite da gravi atti di omofobia e transfobia.

In quest’ottica non posso che rallegrarmi enormemente con Monica Cirinnà, alla quale esprimo tutta la mia più sincera soddisfazione per la presenza del suo nome nelle liste dem. Una gioia enorme la mia per una ricanditatura che ci ha lasciato in ambasce fino all’ultimo minuto. Sarebbe stato veramente grottesco che un partito come quello Democratico – che ha avuto il coraggio di porre la questione di fiducia sulle unioni civili e che giustamente esibisce una tale legge come fiore all’occhiello – fosse arrivato ad escludere colei che di tale norma ne è stata la principale artecifice. Monica invece ci sarà e sarà protagonista nel Lazio di una battaglia elettorale che non sarà facile ma interessante. Visto che la destra laziale come quella nazionale è una delle peggiori d’Italia.

La presenza del suo nome nelle liste del Pd è importante e preziosa in questa vicenda politica. Proprio perché, come sopra detto, ci sia in Parlamento un presidio forte – e al riguardo Monica è una garanzia assoluta – per evitare la rimessa in discussione di leggi appena approvate.

In quest’ottica non posso non salutare con uguale felicità tutte le altre candidature Lgbti, esterne al Pd. A partire da quelle di un attivista combattivo come il presidente di Certi Diritti Yuri Guaiana, che è candidato con +Europa alla Camera nel collegio plurinominale Lombardia 2 (Varese). Come non contare sulla determinatezza di un protagonista di tante battaglie a difesa delle persone Lgbti che ha dovuto subire anche un fermo in Russia per la sua campagna di condanna delle persecuzioni dei gay in Cecenia? Candidato con +Europa alla Camera anche un giovane in gamba come Leonardo Monaco, segretario di Certi Diritti.

Per non parlare delle candidature di Gianmarco Capogna e Luca Trentini per Liberi e Uguali. Mi è impossibile non spendere una parola in più per Luca, che conosco da anni per il suo impegno in Arcigay e di cui apprezzo la risolutezza a difesa dei diritti della collettività Lgbti. Bisogna poi menzionare le candidature di due donne lesbiche quali Maria Rosaria Malapena e Simona Deidda nelle liste di Potere al Popolo.

Obiettivamente il periodo politico che stiamo attravesando non sembra esaltante perché la sinistra, ahimè, non appare in grado di recuperare un’area di astensionismo molto forte. Tuttavia non si può pensare che questa campagna elettorale possa essere ignorata come inessenziale e poco importante. Ci dev’essere un impegno, invece, di tutto il mondo Lgbti per riproporre ai candidati quelle che sono le nostre politiche e le nostre richieste. Ci sono alcuni candidati Lgbti che faranno iniziative sui diritti. Noi dobbiamo supportarle e dobbiamo pensare a una presenza che si faccia vedere perché nell’Italia del 2018 la questione Lgbti che riguarda alcuni milioni di persone non può essere trascurata o passare in secondo piano.

L’appello quindi di Gaynet e Gaynews è quello di un impegno collettivo. Di evitare una facile scorciatoia della noia del disimpegno e di dare ognuno di noi il proprio contributo di creatività e intelligenza vivendo in una Repubblica parlamentare. E buona parte delle nostre future vicende, obiettivi e piattaforma dipenderà dal Parlamento. 

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Sono quasi le 04:00 del mattino quando la direzione del Partito democratico ha approvato le liste per l'elezioni politiche. Ma la minoranza ha consumato uno strappo non partecipando al voto.

«Non c'è stata nessuna trattativa o braccio di ferro, perché i nomi li sentiamo solo ora, non li abbiamo neanche letti», lamenta Andrea Orlando parlando anche a nome di Gianni Cuperlo e Michele Emiliano. Disappunto espresso dopo che Lorenzo Guerini ha letto in maniera spesso impacciata e non chiara (causa forse anche l’estenuante attesa) il lungo elenco dei candidati.

Alla fine il ministro della Giustizia è riuscito a spuntarla sui nomi di Cesare Damiano e Barbara Pollastrini. Ma non su quelli di Andrea Martella e, in particolare, di Sergio Lo Giudice, nonostante la levata di scudi nel giorno precedente da parte di più associazioni e attivisti Lgbti.

Confermata invece la candidatura Cerno che, dunque, alle prossime elezioni costituirà la cosiddetta pattuglia arcobaleno con Alessandro Zan, Ivan Scalfarotto e l'orlandiana Monica Cirinnà, divenuta emblema della lotta per i diritti civili delle persone Lgbti nell’attuale legislatura.

La "madrina delle unioni civili" sarà candidata al Senato nel colleggio plurinominale Lazio 2 (Collatino, Viterbo, Guidonia) e, in veste di capolista, nel Lazio 3 (Frosinone, Latina, Fiumicino).

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Sulla ventilata esclusione dell’orlandiano Sergio Lo Giudice dalle liste del Pd per le prossime elezioni politiche si sono susseguite in giornata le reazioni di dissenso non solo nell’ambito di ReteDem – corrente di cui l’ex presidente di Arcigay è presidente – ma anche nella collettività Lgbti. Da Famiglie Arcobaleno al Mieli, da Arcigay Nazionale al presidente del Cassero Vincenzo Branà: un crescendo di proteste e di richieste perché ne sia confermata la candidatura.

Si è espresso al riguardo anche il direttore Franco Grillini, che ha detto: «L’esclusione di Sergio Lo Giudice dalle candidature garantite del liste del Pd, dopo appena un mandato, rappresenta un fatto grave che deve farci riflettere sulla politica Lgbti e suoi rappresentanti in Parlamento.

Non sappiamo se quest’esclusione sia dovuta a una scarsa difesa della sua componente politica o ad altre ragioni che ci sfuggono e che, in definitiva, c’interessano poco. Sta di fatto che Sergio Lo Giudice è stato un elemento essenziale nel Parlamento italiano negli ultimi cinque anni per la costruzione della legge sulle unioni civili, a cui ha dato un contributo estremamente importante sia in termini di creatività sia in termini di passione politica personale e di tempo.

Tutti ricorderanno l’immagine di Gasparri che attacca frontalmente il senatore Lo Giudice in modo squallido e brutale mentre lo stesso Sergio abbandona l’Aula del Senato. Onestamente un Parlamento senza un protagonista dei diritti come Sergio sarà decisamente un Parlamento più povero. Come Gaynet e Gaynews speriamo che queste ultime ore, come si suol dire, portino consiglio e consentino il reinserimento in lista di Sergio».

Raggiunta telefonicamente, così s’è invece espressa Chiara Foglietta, vicecapogruppo dem al Consiglio comunale di Torino: «È un grave danno non solo per la comunità Lgbti ma per tutti coloro che credono ancora in uno Stato laico. Sbaglia il Segretario nazionale Matteo Renzi a escludere il senatore Lo Giudice, la cui preparazione, serietà e competenza - di cui ha dato costantemente prova non solo nel corso di questa legislatura ma anche precedentemente sia come uomo politico sia come attivista Lgbti - parlano da sé.

Sono estremamente preoccupata che il Pd, che si vuole presentare come Partito progressista di sinistra, rischi di perdere i suoi referenti laici. E, come componente di ReteDem, non posso che essere amareggiata dell’eventuale esclusione di colui che ne è il coordinatore nazionale».

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Tommaso Cerno, codirettore de La Repubblica e già dirigente del comitato udinese di Arcigay, sarà candidato dal Pd al Senato in Friuli Venezia Giulia per le prossime elezioni. E a Milano (in quota Renzi), dove correranno anche Bruno Tabacci e il ministro Maurizio Martina.

È quanto si apprende da fonti dem mentre è in corso la fase finale di chiusura delle liste in vista della direzione delle 16:00. Se confermato, ciò implicherebbe l’addio di Cerno al quotidiano di Scalfari dopo poco più di tre mesi dall’affiancamento a Mario Calabresi

Resterebbe, invece, fuori l'orlandiano Sergio Lo Giudice, capo dei ReteDem ed ex presidente di Arcigay nazionale. Con lui anche l'ex ministro Cesare Damiano, il coordinatore Dems Andrea Martella, il leader dei Socialdem Marco Di Lello.

La notizia è trapelata dagli stessi ambienti orlandiani con riferimento all'incontro intercorso in mattinata tra Matteo Renzi e il ministro della Giustizia sulle liste. 

Il segretario  del Pd avrebbe offerto a Orlando 21 posti ma facendogli capire che i nomi li avrebbe scelti lui. Diviso tra la spinta dei "salvi" e la lealtà verso chi lo ha sostenuto (LaburDem, ReteDem e Socialdem sono le associazioni fondatrici della corrente), Orlando ha convocato per le 13:00 i suoi per decidere un eventuale quanto improbabile voto contrario in Direzione. 

 

 

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Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

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