Ancora allarme sicurezza per le persone Lgbi in Campania. Continua infatti a restare avvolta nel mistero la sparizione del  25enne Vincenzo Ruggiero, di cui non si hanno più notizie da venerdì 7 luglio. Scomparsa, questa, che si aggiunge a quella di Luigi Celentano, le cui ultime tracce sono da datare al 12 febbraio, e alle morti tanto atroci quanto inspighabili di Simo e Alex Pavlenko. Come se non bastasse ieri sera, nella zona tra piazza Garibaldi e Porta Nolana, al centro di Napoli, si è verificato un altro episodio di violenza che avrebbe potuto avere esito assai peggiore.

All’uscita dal lavoro il 25enne Simone Manfrellotti, nativo di Casalnuovo e militante di Arcigay Napoli, è stato braccato da due uomini vestiti di nero che, dopo averlo stretto ai polsi, hanno tentato di trascinarlo via. La circostanza - sulla base del racconto del giovane ancora in stato di shock - appare davvero sinistra, essendo evidente che l’aggressione subita non fosse a scopo di rapina o furto ma finalizzata al “rapimento”.

«Avevo terminato di lavorare – dichiara Simone secondo quanto riportato nel comunicato diffuso da Arcigay Napoli – e stavo percorrendo una via abbastanza isolata per raggiungere Porta Nolana, quando ho avuto la netta percezione di essere seguito da qualcuno. Allora mi sono spaventato e ho affrettato il passo ma ho sentito due uomini parlare alle mie spalle e uno diceva all’altro in dialetto: Chist ne è nat (questo ne è un altro) . In men che non si dica, uno dei due me lo sono ritrovato di faccia, con il cappellino nero che gli copriva il viso, e mi ha iniziato a strattonare stringendomi i polsi con forza per tirarmi verso di loro. Non hanno provato a rapinarmi, volevano portarmi via. Non so dove, ma in quella via ci sono tante stradine strette e isolate in cui è facile far sparire persone. Io mi sono divincolato e, nonostante abbia preso un pugno, sono riuscito a fuggire. Poi una signora mi ha aiutato a calmarmi e a chiamare la polizia.»

Nella giornata di oggi Simone si è recato, insieme al presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino e all’avvocato Salvatore Simioli, presso gli uffici della Digos per sporgere denuncia e rimarcare lo stato di evidente quanto verificabile pericolo in cui sta vivendo la comunità Lgbti napoletana

e-max.it: your social media marketing partner

È difficile credere che si tratti d’una stessa mano e d’una stessa “mente”. Ma la sequenza di morti e sparizioni sospette di persone Lgbti, verificatesi nel giro di pochi mesi nel Napoletano, sconcerta e impone, al contempo, un’attenzione particolare da parte di media, istituzioni e magistratura. A lanciare l’allarme sono il Comitato Provinciale Arcigay di Napoli e il Coordinamento Regionale Arcigay Campania che, anche grazie al sostegno di alcune testate giornalistiche come Gaynews e della redazione di Chi L’ha visto?, segnalano la presenza di un’evidente emergenza sociale dietro a ben quattro casi.

Di essi due sono costituiti dalle morti atroci di Simo e Oleksandr Pavlenko detto Alex. Simo, giovane militante trans FtM, è stato rinvenuto esanime il 10 giugno, legato e avvolto in una coperta, tra i cassonetti del popolare quartiere napoletano di Forcella. Misteriosamente scomparso il 30 maggio dopo la fine della storia d’amore col compagno Massimiliano, il 23enne ucraino Alex è stato ritrovato cadavere il 16 giugno nel bosco di Capodimonte.

Gli altri due casi riguardano invece le sparizioni sospette di Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero, entrambi allontanatisi improvvisamente da casa senza lasciare messaggi o indizi di alcun genere. Del 18enne Luigi Celentano  (alto 175cm, occhi castani, capelli biondi) non si hanno più notizie dal 12 febbraio scorso, quando è scomparso a Vico Equense. Il 25enne Vincenzo Ruggiero (alto 187 cm, capelli e occhi scuri) è scomparso invece ad Aversa il 7 luglio.

Si tratta di circostanze tutte molto differenti tra loro ma immerse nel medesimo clima di mistero e silenzio. Pur volendo tralasciare la paura che esista un collegamento criminale tra le diverse vicende, s’avverte però una situazione complessivamente inquietante. Un quadro sociale di riferimento, il cui livello di sofferenza e disagio non può essere ignorato: ecco perché l’sos lanciato dai militant Lgbti campani va sostenuto e rilanciato.

«Denunciamo con forza l’esistenza di una  grave urgenza sociale che coinvolge persone Lgbti ancora costrette a confrontarsi con stigma e odio diffuso – afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – e chiediamo alla magistratura, alla politica territoriale e nazionale e alle forze dell’Ordine di non abbassare la guardia. Rinnovando la nostra piena disponibilità a collaborare su circostanze specifiche e dinamiche più ampie, insistiamo affinché si indaghi attentamente sulle vicende di Simo, Alex Pavlenko, Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero al fine di comprendere e circoscrivere responsabilità, dinamiche e implicazioni che, qualora restassero nell’ombra, potrebbero mettere seriamente a repentaglio la vita stessa di altre persone Lgbti».

e-max.it: your social media marketing partner

Continua la stagione dell'Onda Pride, che vedrà nella giornata del 24 giugno ben cinque città scendere in piazza per la marcia dell'orgoglio Lgbti. Tra queste Napoli, la cui Pride Parade sarà all'insegna dello slogan Liberamente Corpo. Non sono purtroppo mancati nei giorni antecedenti la parata avvenimenti dolorosi, come il ritrovamento del corpo di Simo, ragazzo FtM, tra i cassonetti di Forcella, e atti reazionari come lo striscione di Forza Nuova contro Arcigay Napoli e il sindaco Luigi De Magistris in una col comunicato intimidatorio del raggruppamento neofascista dal titolo Ci vogliono gay e drogati, ci troveranno rivoluzionari!, dove si annuncia: «Ci faremo sentire al Mediterranean Pride of Naples».

Per saperne di più, Gaynews ha intervistato Antonello Sannino, presidente del locale comitato Arcigay Antinoo.

Antonello, dopo Bagnoli il Pride torna quest'anno nell'area portuale di Napoli. C'è una connessione tra le due location?

Sì. Dopo il Pride di Bagnoli, che per l’intesa tra associazioni Lgbti, comitati civici ed ex operai della locale area industriale ha ricordato, per molti versi, quello dell’omonimo film, incentrato sull’alleanza tra minatori e comunità omosessuale londinese, la marcia dell’orgoglio torno al centro in un luogo simbolo di Napoli: il Porto. Quel porto, da cui nel secolo scorso sono partite tante e tanti meridionali in cerca di fortuna all’estero e in cui, una settimana fa, sono sbarcati 1500 migranti richiedenti asilo. Persone che sono state accolte benissimo dalla città con tanto di striscione con la scritta Welcome Refugees. Napoli is Your Home.  Da Piazza Municipio il corteo si snoderà per Via Toledo, Piazza del Plebiscito fino a quel Lungomare che, liberato dal traffico e dallo smog, è stato restituito ai napoletani.

Si sono registrate alcune reazioni al Pride in questi ultimi giorni. Come le spieghi?

Bisogna fare sempre molta attenzione a tutti i meccanismi reazionari: sia esterni a partire da quelli di Forza Nuova che inquietano e spaventano, sia interni a partire da alcune posizioni d’una parte di Arcilesbica sulla gestazione per altri e su ripetuti atteggiamenti venatamente transfobici nei riguardi di ragazzi FtM, che se ne stanno reiteratamente lamentando. Bisogna dunque fare attenzione a tutte queste posizione di retroguardia culturale sia interne sia esterne.

Forza Nuova Napoli è ricorsa a uno striscione intimidatorio contro Arcigay e De Magistris, che tiene dietro a quello esposto alcuni mesi fa davanti al locale Macho Lato nel quartiere San Carlo all'Arena - Stella. Preoccupato?

Nient'affatto. Lo striscione di Forza Nuova non apporta nulla nulla di nuovo. Si tratta di persone che mancano di capacità nel raccogliere consensi e di fare azioni costruttive sul territorio. Per cui appena arriva il Pride ne approfittano per avere un po’ di visibilità. È chiaro che resta un fatto grave perché la guardia non va mai abbassata nei riguardi di queste forme di neofascismo. È singolare che loro abbiano paura dei “superpoteri” delle persone Lgbti, che hanno la possibilità di trasformarli tutti in omosessuali. Mi verrebbe da pensare che tutto ciò celi in loro una sorta di omofobia interiorizzata. Probabilmente qualche forzanovista non riesce a vivere in maniera serena la propria omosessualità. E, quindi, attaccano soprattutto Arcigay e il nostro favoloso sindaco De Magistris sempre in prima linea al Pride. Anzi, quest’anno, avremo per la prima volta anche il gonfalone cittadino. Non posso infine dimenticare che prenderà parte al Pride anche la senatrice Monica Cirinnà che, per solidarietà e affetto al sindaco e alla colletività Lgbti napoletana, ha comunicato sui social la propria partecipazione.

Quale sarà dunque il messaggio che arriverà dal Pride di Napoli?

Come si sa, il nostro è un Pride che ha al centro il corpo e il principio dell’autodeterminazione in opposizione a posizioni involuzionistiche tanto ad intra quanto ad extra del movimento Lgbti. È un Pride dedicato al Mediterraneo. Non per niente il simbolo di questo Pride è la statua del Nilo che fu donata dagli egiziani d’Alessandria ai napoletani per riconoscere l’enorme accoglienza ricevuta nella città partenopea. Statua che non per niente è chiamata “Il corpo di Napoli”. Non sono mancate nell’organizzazione tensioni. Tensioni che, però, ritengo necessarie allo sviluppo del dibattito di temi importanti, di cui la politica non può non farsi carico. Napoli non ha paura. Napoli affronta anche temi caldi. E questo Pride dimostrerà ancora una volta che Napoli è una città profondamente antifascista, vantando lo storico primato d’essere la prima città a essersi liberata dall’occupazione nazifascista con le Quattro Giornate. Giornate gloriose, di cui furono protagoniste anche i femminielli con le loro celebri barricate.

e-max.it: your social media marketing partner

Un'anima fragile come quella celebre della canzone di Vasco Rossi. Ecco come potremmo ricordare Simone, il giovane ragazzo transessuale FtM che alcuni giorni fa è stato ritrovato cadavere, avvolto in una trapunta, nei vicoli napoletani di Forcella.

Un'anima fragile, poetica e vagabonda la sua. Capitava, infatti, che Simo si allontanasse per diversi giorni, non si facesse vedere dagli amici dell'associazione Arcigay di Napoli, sparisse per qualche mese, perso nei suoi viaggi e nei suoi incontri, e poi ricomparisse improvvisamente con il suo sguardo triste e allegro al tempo stesso. Con quel sorriso distante e tenerissimo che gli si dipingeva sul viso: il sorriso leggero di chi sa, per esperienza e preveggenza, la caducità delle fortune mortali. Ed è per questo che la sua assenza, nelle ultime settimane, non aveva allertato chi conosceva la sua vocazione alla libertà e all'indipendenza. E forse alla solitudine. 

Invece, casualmente, la triste sorpresa: sfogliando le pagine di cronaca di alcuni giorni fa e parlando con qualche amico che ne era già stato messo al corrente, i compagni d'Arcigay di Napoli hanno ricostruito il triste epilogo dell'esistenza di Simo e hanno capito che quella "ragazza trovata morta a Forcella" di cui parlava La Repubblica del 10 giugno scorso, altri non era che Simo. Proprio lui, il loro compagno di militanza, il giovane bohémien di origini rumene che il quotidiano individuava erroneamente come ragazza di origini asiatiche.

«Della sua terra, di cui portava le radici nella sua indiscutibile bellezza, aveva tutto - così dichiara Daniela Lourdes Falanga, delegata alle politiche transessuali di Arcigay Napoli, -. Simone era un ragazzo pulito, dolce, incredibilmente buono, capace di organizzare i pensieri come fanno in pochi e viveva tristemente la precarietà del mondo, quella riservata ai sentimenti, al lavoro, ai progetti emotivi.  Non lo seguivo solamente nel suo percorso di transizione. Ne ero l'amica e veniva a cercarmi sempre, insieme a Carmen, per avere un consiglio, per confidarci le sue peripezie esistenziali, i suoi indugi, le sue passioni. Era delicato come può esserlo chi crede nella bellezza del tutto e non trova speranza, ed era nomade per vocazione, per fede, per questa disperata necessità. Adottato e cresciuto in Italia, non abbandonava il pensiero che fosse rumeno tanto che,  sorridendo, si definiva addirittura zingaro e lo era del tutto in quell'orgoglio, la cui consistenza riconosco, faccio mia persino nella militanza. Rimaniamo sconvolti, interdetti, in un pianto che non trova risposta, io, Carmen, Ilario, Rosa, Daniele e tutte le persone che lo conoscevamo intimamente, nel suo abbraccio stretto, lungo, di gratitudine».

Di questa triste vicenda però non registriamo solo lo strazio e il comprensibilissimo dolore di chi lo conosceva e ne conosceva le sofferenze e le inquietudini, ma anche lo sgomento di fronte a una morte che ci sembra atrocemente "dimenticata". Vorremmo infatti sapere come è possibile che nel 2017 un ragazzo venga trovato morto tra i cassonetti della spazzatura nel pieno centro di una città popolosa come Napoli? Come è possibile che non si sia trovato nessuno che potesse raccontare gli ultimi momenti della vita di Simo e che potesse dire qualcosa di più sul modo in cui è finito? Come è morto davvero Simo? Per quale motivo non è più tra noi? Chi l’ha adagiato in  una trapunta, lasciandolo morire tra i rifiuti?

C’è qualcosa di disumano in questa storia. Qualcosa di sinistro. E dalle pagine di Gaynews auspichiamo e chiediamo di sapere qualcosa di più sulla morte di Simo. Perché Simo, nella sua fragilità e nelle sue contraddizioni, ci somiglia più di quanto crediamo e il silenzio sulla sua morte incombe come una minaccia sulla nostra stessa vita, ancor prima che sulla sua vita ormai strappata.

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video