La condanna del senatore leghista Simone Pillon per diffamazione nei riguardi dell’associazione perugina Omphalos Lgbti ha catalizzato nel pomeriggio-serata d’ieri la pubblica attenzione tanto sui media quanto sui social.

È un dato di fatto come il braccio destro di Massimo Gandolfini dall’inseparabile papillon e dal sembiante a metà tra Tomás de Torquemada ed Enzo Miccio sia divenuto una delle figure più controverse dell’attuale legislatura. Con le dichiarazioni ossessive sulle persone Lgbti, le partecipazioni protagonistiche a eventi quali il World Congress of Families di Verona, gli atti parlamentari come il ddl sulla riforma condivisa dell’affido condiviso Pillon si è attirato strali da più parti ma ha contribuito anche a fare di sé un personaggio caricaturale.

E come tale è visto soprattutto da ieri sui social, dove la notizia della condanna continua a essere commentata con lepida ironia. Su Twitter, in particolare, è trending topic l’hastag #CinePillon, che sta accompagnando i tweet contrassegnati da fotomontaggi di locandine cinematografiche e rivisitazioni dei titoli dei film più celebri.

Si va così da Un omofobo piccolo, piccolo a Diffamazione e pregiudizio, da Bigotti verdi fritti Io speriamo che me la pago.

Eccone una carrellata dei più significativi.

 

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«Abbiamo vinto!!! Pillon è stato condannato a risarcire Omphalos LGBTI per la diffamazione subita!».

Con queste parole Lorenzo Ermenegildi Zurlo, segretario del circolo perugino affiliato ad Arcigay, ha dato notizia su Facebook della sentenza del Tribunale del capoluogo.

Il giudice unico di Perugia ha condannato il braccio destro di Gandolfini a 1.500 euro di multa per diffamazione nei confronti del circolo Omphalos. Diffamazione concretatasi in affermazioni insultanti, con le quali Pillon aveva commentato nel 2014 (quando ancora non era parlamentare) un'iniziativa dell'associazione nelle scuole.

Disposto anche il risarcimento, da liquidarsi in sede civile, nei confronti di Omphalos (20.000 euro) e dell'attivista Michele Mommi (10.000 euro) con una provvisione complessiva di 30.000 euro, al pagamento della quale il giudice ha subordinato la sospensione della pena.

Simone Pillon, che ha assistito in aula alla lettura della sentenza, ha dichiarato all'uscita del Tribunale: «Difendere le famiglie dall'indottrinamento costa caro. E' un primo grado non una sentenza definitiva. Ci sarà spazio per l'appello».

Concetto, questo, ripreso e sviluppato in un post su Fb, in cui ha scritto: «Sono stato condannato in primo grado per aver osato difendere la libertà educativa delle famiglie, che a quanto pare non possono più rifiutare l'indottrinamento gender propinato ai loro figli. Ricorreremo in appello, ma è proprio vero che certe condanne sono medaglie di guerra. Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario, diceva Orwell. Beh, io non mollo. E non mollerò mai».

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Si terrà domani a Catania presso l’Hotel Nettuno in viale Ruggiero di Lauria la conferenza Per la famiglia di sempre, una svolta identitaria.

Organizzata dai circoli leghisti Catania identitaria e Città di Acireale, l’incontro avrà luogo alle 17:45 e vedrà gli interventi di Fabio Cantarella (assessore comunale all'Ambiente, Ecologia e Sicurezza urbana e responsabile regionale Enti Locali della Lega Salvini Premier), Stefano Di Domenico (presidente del circolo Catania Identitaria) e Alessandro Coco (consigliere comunale di Acireale nonché presidente del circolo Città di Acireale).

Ospite principale sarà il senatore Simone Pillon, che illustrerà il tema della famiglia alla luce dell’imminente Congresso Mondiale della Famiglia (Wcf), previsto a Verona dal 29 al 31 marzo.

«Il nostro obiettivo – hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento – è di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società».

La manifesta volontà di presentare encomiasticamete l’assise veronese (sulle quali anche i vertici cattolici hanno preso, al di là di formali distinguo verbali, posizioni di netta distanza) e le ben note posizioni omofobe e misogine del braccio destro di Gandolfini, il cui nome resta fra l’altro legato al contestato ddl sull’affido condiviso, hanno suscitato le immediate reazioni di Arcigay Catania.

Con un duro comunicato il comitato etneo, ribadendo la propria vicinanza «alle donne, alle persone di colore e a tutte le persone Lgbt destinatarie delle follia misogina, razzista e trans-omofoba, di Pillon», ha fatto appello «alla civile Catania affinchè ricacci nel medioevo questo figuro e i suoi accoliti, nella certezza che la libertà o è di tutti o è di nessuno, che i diritti o sono di tutti o sono di nessuno».

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, Giovanni Caloggero, fondatore di Arcigay Catania e componente del Collegio degli 8 saggi di Arcigay Nazionale, ha dichiarato anche in riferimento alla questione del logo/patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri alla tre giorni veronese: «Questo governo è fondato su un contratto sottoscritto da due parti politiche. Inutile assolutamente inutile che l’una prenda le distanze dall’altra: le distanze si prendono concretamente solo e soltanto mediante una rottura degli accordi programmatici. Quindi in questa orripilante vicenda del Wcf sono tutti parimenti coinvolti e responsabili.

Noi Arcigay siamo e saremo al seguito delle donne prime destinatarie di quel medioevo patriarcale e sessista propagandato da Pillon e dai diversi corifei del World Congress of Families ma uniti a tutta la comunità Lgbt, cui in pari battuta si rivolgono gli omofobi reazionari che si raduneranno a Catania e poi a Verona.

Occorre una forte grande e alta voce di sdegno al grido di Vergogna per tutti costoro che diversi decenni addietro ci si batteva per ricacciarli nelle fogne che li hanno rigurgitati».

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«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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Continua la sarabanda di contrapposte dichiarazioni tra le sponde del Governo sulla questione patrocinio/logo al XIII° World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo. E mentre si attendeva, già il 12 marzo, il risultato dell’istruttoria del Segretariato generale di Palazzo Chigi sulla rispondenza o meno ai requisiti richiesti per la concessione del patrocinio e del logo (di rispettiva competenza dei Dipartimenti della Famiglia e dell’Editoria), si è invece appreso che è stato disposto un supplemento di verifica.

Insomma, nihil sub sole novum al pari della vendita di ticket attraverso pacchetti differenziati (formalmente non più disponibili perché sold out), di cui si è sempre saputo dal momento che il relativo modulo di acquisto è stato e continua a essere ben visibile sul sito ufficiale del Congresso di Verona. Come, d’altra parte, il logo del Governo.

E così, tra scoperte dell’acqua calda e schermaglie tra politici M5s da una parte e Lega dall’altra con un Simone Pillon che, alla scuola di capitan Salvini, consiglia gongolante a «chi vuole invece continuare a rovinarsi la digestione, l'appuntamento è dal farmacista. Consiglio Citrosodina o Maalox per i casi più seri» (anche perché il braccio destro di Gandolfini sarà uno dei 72 relatori al Congresso di Verona), si è arrivati al giorno della conferenza stampa ufficiale dell’evento

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L’appuntamento è alle 12:00 presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona con gli interventi di Federico Sboarina (sindaco di Verona), Antonio Brandi (presidente di ProVita e chair-man del Wcf), Jacopo Coghe (presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Wcf), Alberto Zelger (consigliere comunale e componente del Comitato esecutivo del Wcf), Elena Donazzan (assessora all’Istruzione e al Lavoro della Regione Veneto), Massimo Gandolfini (presidente del Family Day), Filippo Savarese (direttore delle campagne della Fondazione CitizenGo). A eccezione del consigliere Zelger e dell’assessora Donazzan gli altri prenderanno parte al Congresso anche nelle vesti di relatori.

Intanto si susseguono le contro-iniziative al Congresso mondiale delle Famiglie. Oltre alla ben nota petizione lanciata da All Out (che ha raggiunto le oltre 100.000 adesioni) per la revoca dei patrocini istituzionali un’altra, indirizzata però al presidente Mattarella, ne è stata lanciata su Change.org da Imma Cusmai dell’Associazione Steps.

Ieri, invece, Di. Re (Donne in rete contro la violenza) e il Coordinamento Iris dei centri antiviolenza e delle Case rifugio del Veneto, hanno indirizzato una lettera aperta a Luca Zaia per chiedere la revoca del patrocinio della Regione Veneto.

Infine dal 29 al 31 marzo, in concomitanza del Congresso Mondiale delle Famiglie presso il Palazzo della Gran Guardia, si terrà la tre giorni di Non una di meno dal titolo Verona città transfemminista. Il 30 pomeriggio è invece previsto invece il grande corteo di protesta, che dovrebbe partire da piazza Bra.

Ieri, però, Giorgio Pasetto, presidente di Area Liberal e coordinatore delle manifestazioni per i citarti partiti e associazioni espressioni del mondo radicale, liberal e democratico, ha denunciato il dietrofront della Questura di Verona sulle contromanifestazioni.

«In mattinata – così Pasetto - ho ricevuto una telefonata dalla questura di Verona che mi ha informato del divieto alle iniziative che  il nostro gruppo formato dai Radicali Italianii, +Europa, Centro Motore e Area Liberal, ha già organizzato per il weekend dal 29 al 31 Marzo in piazza Bra quando alla Gran Guardia sarà ospitato il Congresso mondiale per la famiglia. Da alcune settimane avevamo fatto le richieste previste dalla procedura e ottenuto il consenso da parte del Comune per un gazebo ad angolo tra Piazza Bra, Via Mazzini e Via Oberdan. Avevamo, inoltre, richiesto alla questura  il via libera ad una conferenza stampa e manifestazione con esponenti delle forze politiche rappresentate per il sabato 30 marzo dalle ore 11 alle 13. 

Sottolineo che ci stiamo muovendo per esprimere civilmente e in modo non violento e democratico il nostro no verso un Congresso espressione di un pensiero politico discriminatorio e oscurantista e che si impossesserà per 3 giorni della Gran Guardia, e quindi di piazza Bra, e quindi di Verona. Le nostre intenzioni ed iniziative sono  nel segno del rispetto della diversità di opinioni ma anche delle libertà individuali dei cittadini. Non capiamo ora come sia possibile impedire con una mera comunicazione telefonica iniziative a favore dei diritti civili.

Per questo motivo a nome dei Radicali Italiani,+Europa, Centro Motore e Area Liberal chiedo una spiegazione a questa forma di censura e soprattutto chiediamo una comunicazione scritta e non verbale con tanto di spiegazioni dei motivi per cui ci viene negato il diritto di manifestare».

Dopo il j’accuse la Questura di Verona ha tenuto a precisare che non sarebbe stato mai formulato alcun divieto ma che, al contrario, sarebbe in corso un lavoro di armonizzazione da parte della Digos per garantire a tutti il diritto di esprimersi liberamente e in sicurezza

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«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

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«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

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Una polemica, quella suscitata dall’articolo di Terry Marocco Baby Trans Generation sul penultimo numero di Panorama, che continua a dividere gli animi.

Al comunicato congiunto del Mit e di associazioni Lgbti, all’intervista a Mariella Fanfarillo su Gaynews – che ha chiarito come la giornalista del settimanale, acquisito in novembre dal Gruppo La Verità Srl, abbia pubblicato dati sensibili sulla figlia 18enne nonostante un espresso divieto in tal senso –, alla campagna lanciata sui social da Cristina Leo, portavoce del Colt (Coordinamento Lazio Trans), si sono avvicendati sul quotidiano La Verità l’editoriale del direttore (che lo è anche di Panorama) Maurizio Belpietro dal titolo I trans vogliono tappare la bocca a chi parla di loro, la correlata intervista a Simone Pillon, l’articolo di Massimo Gandolfini (leader del Family Day e legato a doppio filo col senatore leghista) Bloccare la pubertà con i farmaci è abuso di infanti in nome del gender.

Controrisposte, quelle offerte dalla compagine belpietriana, stilate secondo il duplice registro vittimale e complottistico, funzionale, soprattutto l’ultimo, ad alimentare un clima di reazione parossistica nei riguardi d’una presunta lobby Lgbti italiana, tutta proiettata a imporre un pensiero unico. Quello, ovviamente, dell’ideologia gender, che, pur fantomatica al pari dell’esistenza stessa della lobby Lgbti, è capace d’evocare nella pubblica opinione, al solo pronunciarne il nome (ma senza saper cos’è), paure ancestrali, sempre riaffioranti in periodi d’instabilità economica e barbarie culturale quali sono quelli attuali.

Sulla querelle è oggi intervenuto anche l’Onig, il cui presidente Paolo Valerio e una cui componente, Damiana Massara, erano stati contattati da Terry Marocco. Ma le cui dichiarazioni sono poi state riportate, al pari di quelle rilasciate dalle altre persone interpellate, in maniera parziale.

Pubblichiamo di seguito integralmente il testo della lettera che l’Osservatorio ha oggi indirizzato a Maurizio Belpietro

Gentile dott Belpietro,

scrivo in qualità di presidente e a nome del Consiglio direttivo dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig). L’Onig è un’associazione fondata nel 1998, in collegamento con le associazioni europee e mondiali che si occupano di questo tema. Si propone di favorire la collaborazione di tutte le realtà che in Italia sono interessate ai temi legati all’identità di genere e alla disforia di genere, al fine di approfondirne la conoscenza, attraverso il confronto scientifico nazionale e internazionale. Si propone inoltre la definizione di linee guida di presa in carico in ambito medico, chirurgico, psicologico e giuridico a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che vivono questa condizione e a garanzia delle attività dei professionisti.

Coloro che si occupano da decenni di approfondire questo argomento a livello scientifico, si preoccupano di fornire alle famiglie, ai bambini e agli adolescenti che vivono l’esperienza dello sviluppo atipico dell’identità di genere, una presa in carico secondo canoni rigorosi e aggiornati, basati su ricerche condotte su campioni di centinaia di casi e su studi longitudinali di durata decennale (vedi tra gli altri: de Graaf, N. M., Giovanardi, G., Zitz, C., & Carmichael, P. (2018). Sex Ratio in Children and Adolescents Referred to the Gender Identity Development Service in the UK (2009–2016). Archives of Sexual Behavior, 47(5), 1301-1304; Thomas D. Steensma, Peggy T. Cohen-Kettenis & Kenneth J. Zucker (2018):Evidence for a Change in the Sex Ratio of Children Referred for Gender Dysphoria: Data from the  Center of Expertise on Gender Dysphoria in Amsterdam (1988–2016), Journal of Sex & Marital Therapy; Turban, J. L., & Ehrensaft, D. (2018). Research review: gender identity in youth: treatment paradigms and controversies. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(12), 1228-1243; De Vries, A. L., Steensma, T. D., Doreleijers, T. A., & Cohen‐Kettenis, P. T. (2011). Puberty suppression in adolescents with gender identity disorder: A prospectiv follow‐up study. The Journal of Sexual Medicine, 8(8), 2276-2283).

I centri italiani Onig che si occupano di bambini e adolescenti con sviluppo atipico dell’identità di genere accolgono le richieste di sostegno e presa in carico del gruppo familiare fornendo risposte articolate e altamente specializzate (psicodiagnosi, psicoterapia, valutazione endocrinologica approfondita, terapia famigliare, gruppi di psicoterapia e di sostegno ai genitori; vedi: http://www.onig.it/drupal8/docs/SoC_minorenni.pdf; https://www.wpath.org/publications/soc), in modo che ogni caso possa ricevere un risposta adeguata ai bisogni specifici. A conclusione della valutazione di accoglienza, solo in casi selezionati, alcuni adolescenti che presentano disforia di genere e che soddisfano i criteri di eleggibilità secondo gli Standard of Care della World Professional Association for Transgender Health (Coleman et al., 2011) e delle linee guida dell’Endocrine Society (Hembree et al., 2017), potranno accedere a una presa in carico di tipo anche medico (oltre a quella psicologica).

In particolare, in casi accuratamente selezionati è possibile somministrare Triptorelina allo scopo di sospendere momentaneamente lo sviluppo puberale quando questo si manifesta non solo in una direzione non in sintonia con l’identità di genere percepita, ma quando diventa fonte di forte sofferenza. La letteratura scientifica descrive infatti la popolazione di adolescenti transgender come più a rischio rispetto ai pari della popolazione generale, presentandosi con più alti livelli di depressione, ansia e rischio suicidario. Tali vissuti tendono a  esordire o a intensificarsi proprio con lo sviluppo puberale. Il razionale dell’uso dei farmaci bloccanti la pubertà è, quindi, di estendere lo spazio temporale di riflessione su di sé senza che l’adolescente debba sperimentare il disagio di cambiamenti fisici incongruenti con la propria identità di genere. È importante specificare che si tratta di un intervento completamente reversibile (può essere sospeso in qualsiasi momento e lo sviluppo puberale riprenderà in accordo al sesso biologico) e che è previsto solo in adolescenza. 

Non riguarda l’infanzia in cui non è mai previsto alcun tipo di intervento medico (vedi: HembreeW.C. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Nov 1;102(11):3869-3903. doi: 10.1210/jc.2017-01658.; Fisher A.D. J Endocrinol Invest. 2014 Jul;37(7):675-87. doi: 10.1007/s40618-014-0077-6. Epub 2014 May 27; Butler, G., De Graaf, N., Wren, B., & Carmichael, P. (2018). Assessment and support of children and adolescents with gender dysphoria. Archives of disease in childhood, archdischild-2018).

L’esperienza di queste famiglie e di questi minori è molto rara e molto complessa: mancano informazioni adeguate sugli specialisti a cui rivolgersi e spesso le famiglie non cercano aiuto perché temono il giudizio della collettività. Come Onig abbiamo scelto di far sentire alle famiglie e ai minori tutto l’appoggio della comunità scientifica italiana, che continuerà a garantire interventi qualificati e in linea con le linee guida internazionali.

La copertina di Panorama che per introdurre l’articolo di Terry Marocco mostra il volto di una bambina pesantemente truccata, lascia intendere che l’esperienza della disforia di genere conduca, se non alla prostituzione e alla degenerazione dei costumi morali, a uno sviluppo in direzione estremamente sessualizzata/erotizzata: i contributi scientifici non solo indicano che non è così, ma anzi, individuano nella diffusione di pregiudizi e dei conseguenti atteggiamenti discriminatori una delle cause di maggior malessere psicologico e sociale nei bambini e ragazzi con sviluppo atipico dell’identità di genere (Hatchel, T., Valido, A., De Pedro, K. T., Huang, Y., & Espelage, D. L. (2018). Minority Stress Among Transgender Adolescents: The Role of Peer Victimization, School Belonging, and Ethnicity. Journal of Child and Family Studies, 1-10; Hendricks, M. L., & Testa, R. J. (2012). A conceptual framework for clinical work with transgender and gender nonconforming clients: An adaptation of the Minority Stress Model. Professional Psychology: Research and Practice, 43(5), 460.).

Infine, il titolo che fa riferimento a minori transgender che “vogliono cambiare sesso” deforma la delicata realtà di questi bambini, adolescenti e delle loro famiglie, inficiando l’intento informativo. Ci rammarichiamo quindi che sia stata vanificata la possibilità di offrire al grande pubblico una informazione scientifica seria come quella fornita dai professionisti intervistati, visto che le loro parole sono state inserite in un contesto di pregiudizio negativo creato ad hoc dalle scelte dell’editore.

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Con ordinanza, depositata il 15 marzo 2018, il Tribunale di Pisa aveva rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per verificare se la legge italiana, vietando di indicare due donne lesbiche come mamme di un bambino venuto due anni alla luce nel capoluogo toscano, non violasse i loro diritti fondamentali

Ma a tali atti, contenenti dati personalissimi, avrebbero potuto accedere finora le associazioni Vita è, rappresentata dal senatore Simone Pillon, il Centro Studi Livatino e Rete Lenford, in quanto intervenute nel giudizio.

Cosa che ha spinto le due donne, attraverso gli avvocati Alexander Schuster (loro legale sin dall’inizio) e Vincenzo Zeno-Zencovich (esimio giurista e rettore dell’Università degli Studi Internazionali di Roma), a presentare istanza, il 6 settembre, a Giorgio Lattanzi, presidente della Corte Costituzionale, perché fosse posto termine alla prassi di accedere agli atti di causa in giudizi pendenti.

Richiesta motivata in quanto tale prassi apparirebbe contraria alle regole processuali comuni e incompatibile con la tutela della riservatezza dei dati personali contenuti negli atti di causa. Tanto più che, nel loro caso specifico, due delle tre associazioni intervenute sono manifestamente contrarie alle loro richieste.

Con provvedimento del 21 novembre (ma reso pubblico solo nelle ultime ore sulla homepage della Corte Costituzionale) il presidente Lattanzi, dopo aver ampiamente ricostruito le norme processuali italiane  e richiamato proprio alla tutela della riservatezza delle persone coinvolte, ha determinato la fine di tale prassi.

Viva soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Schuster, che ha dichiarato: «Questa prassi aveva sollevato dubbi in me sin dalla mia prima esperienza in Corte costituzionale nel 2010 con la sentenza sul matrimonio gay.

Essa consentiva fino a ieri ad associazioni contrarie ai diritti delle donne e delle minoranze l’accesso senza filtro a informazioni assolutamente personali.

Spero anche che ora associazioni che intervengono a supporto siano indotte più di prima a coordinarsi con chi cura la difesa dei diretti interessati.

Nel caso di specie, si è appreso dell’intervento di tutte le associazioni, inclusa Rete Lenford, in cancelleria. Appare difficile fare un fronte comune senza un minimo di dialogo fra colleghi».

Ha anche rilevato come «rimanga ancora aperta la questione che abbiamo postoquanto all’opportunità che chiunque intervenga abbia diritto di prendere la parola in udienza,sottraendo di fatto tempo e spazio a chi deve difendere le libertà costituzionali di persone concrete: le vere parti del processo».

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Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

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