Tanti gli eventi che si sono susseguiti nel corso delle Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia da un capo all’altro dell’Italia. A partire da quello organizzato a Roma dal Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi e dall’Unar.

Ma il 17 maggio ha visto, anche quest’anno, il susseguirsi di veglie di preghiera per ricordare le vittime di tale odio e invocare il superamento di ogni forma di odio.

Tra queste è da segnalarsi quella che, organizzata dal gruppo cattolico La Creta e dalla Chiesa valdese di Bergamo, si è tenuta nel capoluogo orobico presso la chiesa di San Fermo.

Oltre al pastore valdese Winfrid Pfannkucke presente anche il vescovo Francesco Beschi che, prendendo spunto dal versetto isaiano Non temere perchè io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perchè sei degno e io ti amo (43,1-4), ha ricordato come la comunità cristiana debba «riflettere questo sguardo verso ogni persona». Ha quindi aggiunto:  «Il disprezzo è diffuso e alimentato in tante occasioni insieme all’umiliazione e al rifiuto. Non sia mai così lo sguardo dei cristiani, che deve farsi anche alimento di una cittadinanza fraterna, perché ogni persona è portatrice di diritti e di doveri». 

Il presule ha quindi rivolto un particolare pensiero alle persone trans invocando un atteggiamento di reciproca accoglienza.

A Vicenza, invece, don Dario Vivian, docente di teologia pastorale presso il locale Studio teologico e parroco di San Carlo, ha presieduto la veglia indossando una stola con i colori della bandiera Lgbti. Una rainbow flag era esposta anche davanti all’altare e sull’ambone.

A Napoli la veglia ha avuto invece luogo ieri sera presso il Tempio Valdese di via Duomo.

Nella prima parte sono intervenuti referenti di associazioni e enti impegnati nel contrasto a violenze e discriminazioni e nel sostegno delle vittime. A prendere la parola Antonella Capone (Alfi – Le Maree Napoli), Daniela Lourdes Falanga e Carmn Ferrara (Arcigay Antinoo Napoli), Luigi Scognamiglio e Antonio De Chiara (Associazione Ponti Sospesi), Angelica Visconti (Associazione Transessuale Napoli), Carmen FaraniukRoberta Palazzo, Rosa Rubino (Cooperativa sociale Dedalus), Progetto Spiritualità delle Frontiere, la scrittrice Blessing Okoedion, l’avvocato per i diritti dei migranti Marco Proto.

Quindi il momento di preghiera per imparare ad «abbattere i muri dell’omofobia,  della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere. Muri spaventosamente alti, che creano una separazione all'interno dell’umanità».

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Veramente numerosissime le iniziative organizzate a Napoli e provincia per la Giornata internazionale di lotta all’omotransfobia. Eventi che non riguarderanno solo il 17 maggio ma che si protrarranno anche nei giorni successivi.

Si va dal flash mob organizzato dal Comune di Napoli in collaborazione con la Rete READY al torneo di calcio a cinque Un calcio all’omofobia, che avrà luogo alle 19 a Vico Equense; dalla Veglia ecumenica per imparare ad “abbattere i muri dell’omofobia, della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere organizzata presso il Tempio Valdese di Napoli (19 maggio) al prestigioso aperitivo con Monica Cirinnà per celebrare il 3° anniversario della legge sulle unioni civil previsto presso il Grand Hotel Parker’s (21 maggio) fino all’inaugurazione della mostra fotografica sul Pompei Pride - Remove The Frame, presso la sede dell’associazione Vesuvio Rainbow di Torre Annunziata (25 maggio).

Senza dubbio, però, gli eventi più rilevanti sono quelli che vedranno come protagonisti Kurt Kelly, proprietario del mitico Stonewall Inn Pub di New York e Tree Sequoia, memoria storica dei Moti di Stonewall.

I due attivisti statunitensi saranno ospiti eccezionali dell’inaugurazione della mostra Stonewall: The Temple del fotografo Vito Fusco, evento promosso dal Comitato Arcigay Antinoo di Napoli e dal Consolato Generale degli Usa a Napoli, presso la Casina Pompeiana, giovedì 17 maggio alle 17:00, alla presenza del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Mentre sabato 18 maggio, alle 17:00, presso la sede dell’Arcigay di Napoli, Kurt Kelly e Sequoia Tree riceveranno il Premio Antinoo d’Oro che ogni anno viene assegnato a personalità di riferimento del mondo Lgbti.

Per saperne di più su questo fitto calendario d’eventi, abbiamo contattato Antonello Sannino, vicepresidente dell’associazione che ha seguito da vicino la costruzione dell’evento dedicato a Stonewall con il Consolato degli Stati Uniti.

Antonello, grazie al sodalizio con il Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli, il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli è riuscito a portare a nel capoluogo campano - per la prima volta in Italia - un veterano dei Moti di Stonewall, Tree Sequoia, e l’attuale proprietario dello Stonewall Inn Pub. Che valore ha questa testimonianza di emancipazione e libertà?

La presenza degli attivisti di Stonewall è motivo d’orgoglio e di analisi sul momento storico che sta vivendo la comunità LGBT che, probabilmente, non si è soffermata abbastanza sull’importanza che hanno avuto i Moti di Stonewall come genesi della storia moderna della nostra comunità e dobbiamo focalizzare l’attenzione su Stonewall anche per capire da dove veniamo e da dove vengono le nostre rivendicazioni di diritti. Ci teniamo molto, come comitato Arcigay Antinoo di Napoli, alla valorizzazione della memoria storica e alla storia raccontata dai protagonisti che l’hanno vissuta. Abbiamo, in tal senso, recuperato, grazie all’aiuto del partigiano Antonio Amoretti, la memoria dei femminielli che fecero le quattro giornate. E con Kurt Kelly e Tree Sequoia recupereremo la storia dei Moti di Stonewall e comprenderemo bene da cosa nasce il Pride e perché bisogna rivendicare l’orgoglio di essere gay, trans o lesbica.

Come nasce l’idea di consegnare l’Antinoo d’Oro, riconoscimento giunto alla sua terza edizione, agli attivisti di Stonewall?

Il Premio Antinoo d’Oro ai veterani di Stonewall è significativo perché rimarca l’idea che quel luogo e quel momento storico sono fari importanti per la nostra storia e la nostra identità. E poi è anche un modo per consolidare un’alleanza tra diverse parti della comunità, perché è importante, per la nostra comunità, costruire e curare le alleanze. E lo si fa anche riconoscendo il protagonismo di chi lotta o ha lottato al nostro fianco, come accadde per l’ex Console Generale degli USA a Napoli, Colomba Barrose, madre orgogliosa di un ragazzo omosessuale, o Antonio Amoretti, partigiano sensibile alla riostruzione del protagonismo dei femminielli durante le quattro giornate di Napoli.

A 35 anni dalla sua fondazione, qual è lo stato di salute di questo comitato e delle sue iniziative?

Il Comitato Arcigay di Napoli, che quest’anno compie i suoi 35 anni di vita, ha costruito dal 2010 ad oggi, una fittissima rete di relazioni e collaborazioni sul territorio e non è un caso, probabilmente, che in questi anni siano sorti altri comitati Arcigay in Campania, come quello di Salerno e Caserta, ma anche in Basilicata e in Molise, regioni che prima erano prive di comitati di riferimento territoriale. Esistono presidi LGBT in centri di provincia come Torre Annunziata, Sorrento e Ischia. L’azione del nostro comitato è da sempre volta ad estendere le istanze della comunità LGBT e perciò abbiamo fatto in modo da “portare” i Pride anche a Pompei, Bagnoli e in altre province. Quest’azione è collegata anche al forte legame con la comunità transessuale. Le presidenti del Comitato Arcigay di Potenza sono state due donne transessuali, prima Nadia Girardi e adesso Morena Rapolla. La presidente del Comitato Arcigay di Salerno è stata Ottavia Voza per molto tempo e la Presidente del Comitato Arcigay Molise è Luce Visco. E la presidente dello storico Comitato di Napoli è una donna trans con una storia d’attivismo e militanza molto importante come Daniela Lourdes Falanga. E tutto questo ci fa tornare ai Moti di Stonewall, che nacquero dal gesto di ribellione di Sylvia Rivera, una donna trans e oggi, in tre regioni del meridione d’Italia, intercettiamo ancora il ruolo di guida della comunità trans.

Il 17 maggio è certamente una data molto importante per la comunità LGBT, forse la più importante insieme a quella del Pride. Quest’anno ricorre il cinquantenario dei Moti di Stonewall e allora al nostro direttivo è venuto naturale creare un link tra le due date e costruire, con il supporto del Consolato Generale degli USA a Napoli, con cui ci onoriamo di un’amicizia duratura, questo evento unico ed eccezionale.

Quali sono, a tuo parere, gli antidoti per resistere alle spinte reazionarie sempre più vive nel nostro Paese?

Cultura, storia, diritti e Pride, sono questi gli antidoti per sconfiggere l’oscurantismo dei Salvini, dei Pillon e di quanti vorrebbero farci tornare indietro di 80 anni.

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«La tredicesima Giornata Mondiale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita dal Parlamento Europeo nel 2007, costituisce l'occasione per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea contro ogni forma di discriminazione inerente all'orientamento sessuale o alla identità di genere».

A dirlo in uno specifico messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Inammissibili e dolorosi episodi di aggressività e intolleranza continuano a verificarsi causando sofferenze nelle vittime. Pertanto, la denuncia e la lotta all'omofobia devono costituire un impegno deciso e costante per le istituzioni e per ciascuno di noi. Come più volte affermato, occorre promuovere la cultura dell'inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate e idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione, e far sì che questa cultura si traduca in comportamenti quotidiani.

Solo attraverso un percorso di legalità non disgiunto dai principi di solidarietà propri della nostra tradizione civile potremo sconfiggere ogni forma di intolleranza e di violenza. Su queste basi va proseguita la ricerca delle misure sempre più adeguate ed efficaci per abbattere i piu' diversi fenomeni di esclusione sociale, consolidando i valori ideali e morali su cui si fonda una civile convivenza democratica».

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In occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omobitransfobia il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Unar hanno realizzato una campagna di comunicazione attraverso uno spot in onda dal 15 maggio sulle Rete Rai.

A darne notizia lo stesso sottosegretario Vincenzo Spadafora, che ha sottolineato come attraverso il video, realizzato “da Rai Creativa (che ringrazio sentitamente), abbiamo provato a stimolare la discussione sulla irrazionalità dell’omofobiaUna paura che, insieme, dobbiamo riuscire a cancellare, per produrre un ulteriore avanzamento culturale e sociale”.

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Più di una persona Lgbt su cinque afferma di essere stata vittima di aggressione fisica in Francia durante la propria vita. 

A svelarlo uno specifico sondaggio dell'Institut français d'opinion publique (Ifop) che, pubblicato oggi a quattro giorni dalla Giornata internazionle contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, è stato condotto sulla base di questionario online dal 12 maggio 2019 al 24 aprile 2019 tra 1.229 persone Lgbti, di età pari o superiore a 18 anni e residenti in Francia, quali campione rappresentativo secondo il metodo delle quote.

In totale il 22% delle persone Lgbt ha subito un'aggressione omofobica fisica (dagli schiaffi alle percosse) con un "aumento significativo» di cinque punti rispetto all’ultimo studio dell’Ifop del giugno 2018. Negli ultimi dodici mesi il numero di vittime di violenza fisica è raddoppiato tra giugno 2018 (3%) e aprile 2019 (7%) mentre il 60% di loro ha ammesso di aver pensato al suicidio a fronte della recrudescenza di un tale clima violento.

La tendenza rimane stabile per quanto riguarda gli insulti (29%, +1 punto), la vandalizzazione dei propri beni (21%) o le molestie sessuale (22%, -2 punti).

Nella maggior parte dei casi l’aggressore è un maschio (78%) di età inferiore ai 30 anni (75%), che agisce in presenza di un gruppo (61%), anche se poche vittime dichiarano di essere state aggredite da più persone allo stesso tempo (21%).

Segnalare i fatti in una stazione di polizia (27%), presentare una denuncia ufficiale (20%) o chiedere aiuto a un'associazione Lgbt (19%) rimane un atteggiamento minoritario tra le vittime.

Un taler «ambiente omofobico» porta molte persone Lgbt ad adottare «strategie di invisibilità» (come evitare di camminare mano nella mano [62%] o baciarsi in pubblico [63%] in pubblico) e «strategie di prevenzione» (come non andare in determinati quartieri [37%] o tornare a casa da soli [33%]).

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Nonostante fosse stata annullata all’inizio della scorsa setimana per le «nuove tensioni nel contesto internazionale e regionale» con riferimento soprattutto all’acuirsi di attacchi statunitensi contro Cuba nell'ambito della crisi venezuelana, un gruppo di attiviste e attivisti ha deciso comunque di organizzare la tradizionale conga Lgbti (marcia caratterizzata dall’omonima danza popolare locale), scendendo in strada sabato pomeriggio. 

Al grido di Sì, è possibile i manifestanti sono riusciti a percorrere solo 400 metri del Paseo del Prado a L'Avana, prima di essere dispersi dalla polizia. Tre di essi sono stati arrestati.  

«Non mi sembra giusto – ha dichiarato ai media il 31enne Laydel Alfonso, partecipante della marcia –, perché non facciamo nulla di sbagliato».

Ben diversa l'opinione della deputata Mariela Castro Espín, che, come direttrice del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex), ha ritirato il patrocinio inizialmente accordato alla manifestazione perché «controrivoluzionaria».

Raggiunta da Gaynews, la figlia dell'ex presidente e nipote di Fidel Castro, ha parlato di «show anti-cubano, sostenuto da funzionari dell'ambasciata Usa e coperto dalla stampa straniera».

Ha inoltre ricordato come anche quest’anno (per la 12° volta) si terranno, dal 7 al 23 maggio, (in occasione della Giornata internazionale contro l’omotransfobia) oltre 30 eventi Lgbti, noti come Giornate cubane contro l’omofobia e la transfobia.

«La maturità politica e civile della nostra popolazione Lgbti - ha dichiarato - deve prevalere su qualsiasi tentativo di distorcere o sabotare ciò che abbiamo fatto tra tutti noi per più di un decennio e la cui espressione sono i progressi legislativi conseguiti a partire dall'approvazione della nuova Costituzione. Motivo per cui il tema delle Giornate, in questo e  nel prossimo anno, è Tutti i diritti per tutte le persone nell'ambito della campagna Riscrivi la Felicità.

Esorto, quindi, a fare di queste Giornate cubane contro l'omofobia e la transfobia uno spazio per l'unità, nella difesa della Rivoluzione e del socialismo, come l'unico progetto sociale che difende la vera inclusione di tutte le persone». 

A ricordare fra l’altro come proprio a Mariela Castro si debba la prima conga o marcia per i diritti delle persone Lgbti (quando scese in piazza a L’Avana con alcune donne trans) nonché l’avvio del decennale processo antidiscriminatorio cubano ci ha pensato il giornalista di Trabajadores e attivista gay Francisco Rodríguez, più conosciuto col nome di Paquito.

Al termine di un lungo post, apparso sul suo blog il 7 maggio, ha quindi osservato: «Dobbiamo concentrarci sugli scopi principali che ci attendono. I cambiamenti legislativi che devono accompagnare la nuova magna charta sono essenziali e dobbiamo lavorare per disinnescare qualsiasi preoccupazione, inqietudine o riserva che le situazioni congiunturali - come nel caso della conga - se non siamo in grado di serrare le fila e agire con intelligenza e unità. 

Come dice il detto popolare sulla processione, la nostra conga entra dentro. Non importa che quest'anno ci chiedano di non farla. Ciò che è già stato ballato - e ciò che rimane per noi ballare - non ci sarà portato via».

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È di un paio di settimane fa la notizia riportata da The Mirror, sull'efferato femminicidio di Nina, una donna transgender, compiuto dal suo compagno nella città russa di Kursk. 

Mikhail Tikhonov, un medico 27enne, ha confessato l’omicidio della propria compagna. Agli inquirenti Tikhonov ha ammesso il macabro delitto, dichiarando di aver strangolato la sua ragazza, Nina Surgutskaya di 25 anni, e di aver provato a disfarsi del cadavere, dapprima smembrandolo e inserendo parti del corpo nel forno per farne evaporare i liquidi e, in seguito, ponendo i resti della vittima in alcuni sacchi di plastica e provando a gettarli nell'immondizia.

Stando ai fatti, proprio in quel momento Thikhonov sarebbe stato raggiunto dalla polizia.

Il movente dell'atroce delitto sarebbe legato alla scoperta da parte di Thikonov della transizione di genere della fidanzata, alla quale alla nascita era stata assegnata il genere maschile.

La vittima ed il suo carnefice si frequentavano da qualche mese, ma quando sono stati a letto per la prima volta la donna ha rivelato di essersi sottoposta a diversi interventi fra i quali quello di conferma di genere, noto in Italia come RCS (Riattribuzione Chirurgica di Sesso) per completare il percorso di transizione.

Sembrerebbe che proprio dopo questa rivelazione da parte di Nina, Thikonov l' avrebbe afferrata per il collo, strangolata e uccisa. Durante gli interrogatori l’uomo ha ammesso tutto alle autorità russe e adesso rischia 20 anni di carcere.

A due settimane dalla Giornata Internazionale contro la LGBTQIA+ fobia, che celebriamo il 17 maggio e alla luce degli innumerevoli episodi di transfobia e transmisoginia che si ripetono quotidianamente nel mondo, fra i quali la recente aggressione a Pozzuoli di un ragazzo trans da parte di un vicino di casa, possiamo tristemente notare come poco si stia facendo per contrastare il pregiudizio transfobico e quanto ancora si professi odio contro la comunità LGBTQiA+ tutta e contro le persone trans, in particolare, brandendo la fantomatica "Teoria del Gender".

Il caso di Nina è oltretutto emblematico di quello che accade alle donne trans quando dopo aver fatto coming out, si ritrovano a perdere "il privilegio cisgender".

A volte, si ha la percezione che le persone trans siano accolte ed accettate nella società, e per fortuna, in parte è vero, ma molto spesso si tratta di una falsa accettazione, legata al fatto che la persona transgender "passi" per cisgender.

Il passing si rivela a volte un'arma a doppio taglio e letale è stato per Nina. Pensando che il suo ragazzo l'avrebbe amata per quello che era, una donna trans, ha dovuto affrontare e perire sotto la violenza transfobica del compagno.

Noi persone trans, purtroppo, non possiamo neanche goderci il privilegio della privacy e della riservatezza, perché a tutte e tutti può capitare il Thikonov di turno, e l'unico modo per difenderci è quello di non entrarci in relazione, di non frequentare persone che non ci accolgono e non ci amano per quello che siamo.

Questo è il motivo per il quale da sempre sostengo che tutte le persone trans dovrebbero combattere per i propri diritti e non crogiolarsi nell'illusoria percezione di essere possessori di un privilegio cisgender che da un giorno all'altro può esserci tolto, così come la nostra stessa vita.

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Un 39enne di Giugliano (Na) è stato arrestato dai carabinieri per atti persecutori e lesioni personali aggravate ai danni di un 29enne transgender e della sua compagna 58enne

I militari dell’Arma sono intervenuti d'urgenza dopo una richiesta di aiuto arrivata al 112. Giunti sul posto, i carabinieri hanno bloccato il 39enne che, in evidente stato di agitazione, colpiva il 29enne con un bastone di legno di 90 centimetri con tre chiodi arrugginiti conficcati.

Nel corso delle indagini è emerso che da circa due mesi l’aggressore e sua moglie, per motivi verosimilmente legati alla transfobia, avevano assunto nei confronti dell'altra coppia una serie di comportamenti persecutori: insulti, minacce verbali e sui social, dispetti vari.

All'ospedale "Santa Maria delle Grazie" di Pozzuoli i medici hanno riscontrato alla vittima 29enne una «contusione ed un taglio al dorso e alla mano sinistra guaribili in 10 giorni», mentre all'aggressore alcune contusioni guaribili in tre giorni. Il bastone è stato sequestrato e il 39enne rinchiuso nel carcere di Poggioreale.

«Un fatto grave che fa comprendere come, ancora, non si può vivere sereni nemmeno al riparo delle mura familiari – così ha commentato l’accaduto Daniela Lourdes Falanga, presidente del comitato Arcigay Antinoo Napoli – Sto cercando di prendere contatti con la persona brutalmente picchiata, affinché possa avere il totale appoggio dalla comunità».

Invocando la necessità di colmare il vuoto legislativo in materia di contrasto all'omotransfobia, Falanga ha auspicato che la vittima possa quanto prima sporgere denuncia e «gestire la cosa senza preoccuparsi di doversi blindare dietro il silenzio dell’invisibilità. Purtroppo il vero dramma della comunità trans FtM del Sud».

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Il 5 aprile 2019, per la prima volta nella storia armena, una donna transgender ha preso la parola nel Parlamento dell’ex Repubblica sovietica, dove i rapporti tra persone dello stesso sesso sono stati depenalizzati solo nel 2003 ma la situazione per le persone Lgbti resta critica. Secondo una classifica di Ilga-Europe, l’Armenia è al 2° posto per aperta violazione dei diritti delle stesse.

Fondatrice e presidente dell'ong Right Side, istituita nel 2016 a tutela e promozione dei diritti della collettività transgender, Lilit Martirosyan ha pronunciato un veemente discorso di denuncia nel corso d’un’audizione alla Commissione parlamentare per i diritti umani.

«Chiedo di vedermi come una figura collettiva – ha dichiarato l’attivista -. In me stessa comprendo la persona torturata, stuprata, rapita, vessata, disoccupata, povera e moralmente abbandonata. In me stessa comprendo l'immagine transgender armena». 

Ma il suo discorso, mentre è stato applaudito da attivisti e attiviste per i diritti umani, ha sollevato un’ondata di reazioni negative nello Stato eurasiatico, dove si sono susseguite senza sosta le minacce di morte a Lilit e a componenti di Right Side. Anzi, come denunciato alla Thomas Reuters Foundation dalla stessa donna, sarebbe stato fatto circolare online il suo indirizzo.

Non è mancata un manifestazione di protesta contro i diritti delle persone Lgbti davanti alla sede del Parlamento, cui hanno preso parte oltre 100 persone, compresi esponenti di gruppi nazionalisti e conservatori nonché personalità religiose.

In realtà non pochi attivisti e attiviste erano fiduciosi che l’omotransfobia, profondamente radicata nel Paese, avrebbe conosciuto un ridimensionamento dopo lo spodestamento del presidente della Repubblica nonché primo ministro Serž Azati Sargsyan, cui i gruppi Lgbti avevano contribuito sostenendo la cosiddetta Rivoluzione di velluto di Nikol Pashinyan nell’aprile 2018. In quel periodo si erano infatti registrati segnali di maggiore apertura e rispetto. Il tutto però terminato con la fine della rivolta bianca nel maggio successivo. 

A meno di un mese dalla nomina dello stesso Pashinyan alla carica di primo ministro ad interim, un gruppo di 30 persone ha attaccato nove attivisti per i diritti Lgbti nel villaggio meridionale di Shurnukh. Peggiore ovviamente la situazione delle persone transgender

"L'anno scorso – ha denunciato Lilit – la casa d’una donna trans è stata incendiata, mentre a un’altra è stata tagliata la gola. Lo scorso anno si sono avuti 283 casi di aggressioni a persone trans. E non so che cosa sia peggio: un tale numero oppure il fatto che solo una minima parte d’essi sono registrati dalla polizia e dagli altri corpi competenti”.

Anche se prima delle elezioni del dicembre scorso deputati di Armenia Prospera e del Partito Repubblicano d'Armenia (HHK) non sono riusciti a far approvare leggi anti-Lgbt, le associazioni Lgbti puntano il dito contro l’attuale coalizione di governo (guidata dal vincente Nikol Pashinyan), che conta adesso in Parlamento persone battutesi per i diritti umani e divenute silenziose sul tema una volta elette.

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Le associazioni Lgbti emiliano-romagnole non si rassegnano a quella che appare sempre più come un’operazione d’affossamento del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere.

Tornando all'attacco, in una lunga lettera aperta, scritta da Vincenzo Branà (presidente del Cassero Lgbti Center) e cofirmata da Chiara Calestani (Associazione Lgbti Aldo Braibanti di Parma), Eva Croce (Arcigay Ferrara), Ciro Di Maio (Arcigay Ravenna), Francesco Donini (Arcigay Modena), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia) e Marco Tonti (Arcigay Rimini), si ricorda il «retroscena» in base al quale il Pd avrebbe rassicurato nei mesi scorsi le Acli sul fatto che la legge non si sarebbe fatta o sarebbe passata con l'oramai famigerato emendamento anti-gpa a firma Paruolo-Boschini. Ebbene quello scenario, osservano i firmatari, «si sta avverando, in maniera pedissequa». 

I presidenti citano a questo proposito anche le dichiarazioni di Francesca Puglisi, candidata del Pd alle imminenti europee, così coe riportate in un post di Chiara Pazzaglia, portavoce delle Acli di Bologna, dove l'ex deputata è stata appunto ospite nei giorni addietro: «Piuttosto che una cattiva legge regionale meglio nessuna legge regionale. E questo a fronte dei contrasti e delle divisioni interne che ci sono state».

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Proprio ciò, affermano i firmatari, che il capogruppo Pd in Regione Stefano Caliandro e il segretario regionale del partito Paolo Calvano avrebbero assicurato alle Acli in un «incontro privato». Siccome, «ovviamente, i retroscena, quando non possono contare su prove concrete - scrivono- vanno tutti verificati. Perciò chiediamo, semplicemente: tutto questo è vero? Se non lo fosse in Pd avrebbe una strada facile per smentire questa storia: approvare subito una buona legge, senza quell'emendamento e in barba alle malelingue».

Attacco frontale poi contro i consiglieri dem, che hanno firmato l'emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) anti-gpa.

«È legittimo - si legge - che Paruolo e gli altri nove consiglieri abbiano una posizione proibizionista sulla gpa e sulla prostituzione. Ma in democrazia le idee diverse di confrontano e si misurano con la scala del consenso. Quando invece si tenta di vietare a priori l'espressione di posizioni diverse, esiste una sola parola: fascismo. È questo che vogliono fare nove consiglieri del Pd?».

Con quell'emendamento, sostengono infatti i firmatari del testo, «si vuole tenere in ostaggio l'intera maggioranza. O così o niente. Una prova di forza tra correnti di partito, un ricatto, un modo attraverso il quale una minoranza impone la sua dittatura. E infatti gli otto firmatari (in gran parte muti) tacciono proprio tutti e tutte su un punto: ma senza quell'emendamento la legge loro la voterebbero? Su questo sarebbe onesto che i rappresentanti dei cittadini della nostra regione dicessero una parola chiara: sì o no».

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