Francesco Lepore

Francesco Lepore

Dovrà essere sottoposto ai voti del Bundestag ma il progetto di legge, approvato il 15 agosto dal governo federale tedesco, pone la Germania in posizione antesignana tra i Paesi Ue. Sarà infatti consentita una terza opzione di genere sui certificati di nascita per i bambini intersessuali

La coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel ha così aperto agli stessi la possibilità di una registrazione del loro genere come "diverso”.

La legge è diretta conseguenza di una sentenza della Corte federale di giustizia che, nel novembre 2017, ha riconosciuto come discriminatorie delle persone intersessuali le norme allora vigenti sullo stato civile. Dal 2013, infatti, era consentito che fossero registrati senza alcun riferimento di genere (maschile o femminile) i bambini nati con caratteristiche di entrambi i sessi.

Soddisfazione e plauso per quanto attuato dal governo mercoledì sono state espressi dalla ministra della Giustizia Katarina Barley che, parlando di una normativa attesa «ormai da lungo tempo», ha sottolineato come «nessuno possa essere discriminato a causa della sua identità sessuale».

Contattato da Gaynews, il prof. Paolo Valerio, docente ordinario di Psicologia clinica presso l'Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura, ha dichiarato: «Il progetto di legge approvato dal governo tedesco rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto alla depatologizzazione e alla destigmatizzazione della condizione intersessuale e auspicabilmente ridurrà la richiesta da parte dei genitori di sottoporre i bambini e le bambine con genitali atipici a quegli interventi definiti dalla letteratura scientifica più avanzata genital cuttings.

Dovrebbe altresì scoraggiare i chirurghi ad effettuare tali interventi, lasciando alle persone intersessuali l’opportunità di autodeterminarsi rispetto alla loro condizione .

D’altra parte in Italia il Comitato nazionale di Bioetica ha deliberato che bambini e bambine con genitali atipici non debbono essere sottoposti a interventi di “cosmesi” chirurgica e che interventi sui genitali debbano essere realizzati solo in quei casi in cui è necessario intervenire chirurgicamente per salvaguardare lo stato di salute della persona».

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Un Ennesimo caso di omofobia. Ma questa volta mista a sessismo. Sarebbe successo nella notte (tra le ore 00:05 e l’01:30) a Taranto presso la gelateria Sandrino.

A denunciare l’accaduto su Facebook il presidente d’Arcigay Strambopoli – Queer Town Luigi Pignatelli, che ha definito l’esercizio commerciale in via Niccolò Tommaso d’Aquino «una cloaca. Ho trascorso più di un'ora lì con tre volontarie giunte da Grecia, Portogallo e Spagna e due dei camerieri non hanno fatto altro che trattare loro come oggetti sessuali e apostrofare me "ri**hione". Ho risposto per le rime quando non ne ho potuto più. Spero che i titolari li licenzino al più presto».

Le tre volontarie, Eleni, Mari e Tatiana, erano reduci dal laboratorio di teatro sociale e storytelling con minori provenienti dal Sahara Occidentale. Uno dei tanti organizzati nel periodo agostano dall’attivista tarantino, che è anche direttore della Compagnia teatrale Hermes.

Nella discussione, originatasi al di sotto del post, Pignatelli ha ricordato come in passato avessero lavorato presso Sandrino «diversi/e/* ragazzi/e/* LGBTIQ+, ma ora è diventato quartier generale di sessismo e omobitransfobia».

Quando è intervenuto anche il responsabile di sala della gelateria, difendendo con toni piccati i dipendenti, l’attivista ha risposto: «Dica ai suoi dipendenti/colleghi che io non mi sento a mio agio se vengo apostrofato "Ri**hione" e chieda loro se alle loro sorelle mandano baci, se le scrutano con sguardo famelico, se dicono loro "Sei bellissima, amore mio" da quando si siedono al tavolo a quando pagano il conto.

PS. Una ghirlanda arcobaleno, come quella da Lei sfoggiata con orgoglio stasera, non basta a rendere qualcuno/a/* gayfriendly».

A quel punto si sono susseguite le reiterate richieste di scusa da parte del responsabile di sala in un botta e risposta conclusosi poi pacificamente.

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A luglio, in piena Onda Pride 2018, la casa editrice Marchese di Napoli ha pubblicato Quei ragazzi del ‘96, testo per il teatro scritto da Claudio Finelli, docente e delegato Cultura di Arcigay. Testo, che ha avuto anche una sua realizzazione per la scena, nel gennaio 2017, all’interno del fortunato format Do not disturb, ideato dallo stesso autore insieme al regista Mario Gelardi.

Quei ragazzi del ‘96 è liberamente ispirato al celebre testo di Mart Crowley Festa di compleanno per il caro amico Harold e racconta un drammatico party a sorpresa, organizzato da un gruppo di amici la sera prima del 29 giugno 1996, data del primo Gay Pride di Napoli e del Sud Italia.

Tra colpi di scena, momenti brillanti e altri intensi e commoventi, i protagonisti della pièce restituiscono al lettore la temperatura emotiva ed esistenziale in cui viveva, alle porte del nuovo millennio, la comunità Lgbti italiana, reduce dai tragici anni dell’Aids e ancora stretta e oppressa da pregiudizi sociali e dolorosi conflitti interiori.

La prefazione, scritta da Vincenzo Capuano (leader storico del comitato Arcigay di Napoli e docente di Storia del Giocattolo), ripercorre con puntualità le tappe politiche e rivendicative di quegli anni. La postfazione, invece, ad opera del caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, è una risposta argomentata, vibrante e appassionata a quanti ancora oggi, nel 2018, guardano al Pride con diffidenza e scetticismo.

Incontriamo l’autore per saperne di più sul testo che ha appena pubblicato.

Claudio, come mai hai deciso di scrivere un testo teatrale ambientato alla vigilia del primo Pride di Napoli?

In realtà, il testo nasce da una doppia “ispirazione”. Infatti mi era stato commissionato un rimaneggiamento attualizzato di Festa di compleanno per il caro amico Harold di Crowley. Pur avendo accettato, mi ero ritrovato ben presto a riflettere sull’inutilità di un simile adattamento. Il testo di Crowley, infatti, è datato e ha senso, secondo me, proprio perché restituisce a chi legge l’immagine precipua della condizione vissuta dalla comunità Lgbti americana negli anni ’70. Allora, ho pensato che, piuttosto che adattare il testo, sarebbe stato interessante adattare la dimensione umana dell’opera di Crowley.

Ho quindi cambiato tutti i personaggi e la storia, lasciando però la voglia di restituire al lettore la temperatura sociale della comunità Lgbti nella seconda metà degli anni ’90 in Italia. Il Gay Pride di Napoli del 1996 – che all’epoca dei fatti ho vissuto in maniera defilata – fu un evento spartiacque e rivoluzionario che ha profondamento inciso, a mio parere, sulle dinamiche di consapevolezza e di maturazione del territorio.

Cosa è cambiato, a tuo parere, da allora, nella vita delle persone Lgbti?

Sono cambiate, ovviamente, tantissime cose. Certamente oggi è molto più facile vivre la propria condizione alla luce del sole: c’è un tasso minore di omotransfobia sociale, un tasso minore anche di omotransfobia istituzionale. Le tematiche Lgbti non sono più tabù come lo erano in quei tempi e la comunità Lgbti si è liberata dell’alone di “patologia” in cui viveva negli anni ’90.

Quello che, a mio parere, resta purtroppo simile è la difficoltà di trovare un equilibrio emotivo e sentimentale in assenza di narrazioni condivise. I personaggi della pièce hanno difficoltà a orientarsi tra sentimenti, pulsioni, giudizi e desideri perché sono privi di modelli di riferimento forti e comuni, cioè mancano di una narrazione che ne determini la “formazione sentimentale”.

Quest’assenza è, a mio parere, il vero problema culturale che vive, ancor oggi, la comunità Lgbti in quanto la società, fortemente eterosessista, contiene e stigmatizza l’urgenza di definire canoni culturali e repertori espressivi di riferimento per le persone Lgbti. In questo modo la stessa società, in nome di una normalizzazione subdola ed effimera, spaccia per “integrazione” ciò che invece si rivela essere una forma di “indifferenziazione” e di “neutralizzazione” dell’immaginario Lgbti e le persone Lgbti, ohimé, spesso cadono in questo “tranello”.

Che ruolo hanno, secondo te, i Pride nella costruzione di una coscienza collettiva della comunità Lgbti?

Oggi l’Onda Pride ci dimostra che i Pride godono di ottima salute e sono momenti di aggregazione e di condivisione di piazza importantissimi. Anzi, in un frangente storico come quello che stiamo vivendo, in cui le spinte reazionarie e fasciste sono sotto gli occhi di tutti, credo che si debba ripartire proprio dall’esperienza dei Pride e della nostra fiera lotta di rivendicazione.

Sarebbe interessante aprire con più decisione le istanze di rivendicazione delle persone Lgbti  e fonderle alle istanze di rivendicazione delle altre minoranze, che oggi rischiano persecuzione ed esclusione. Un fronte unico di lotta per i diritti di tutte e tutti, per la felicità e il benessere di tutte e tutti. Tanto, di solito, i razzisti sono anche fascisti, ignoranti, misogini e omotransfobici: la politica attuale lo dimostra in maniera più che evidente. 

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La 62enne Christine Hallquist ha vinto la nomination democratica per la corsa a governatrice del Vermont, le cui elezioni avranno luogo a novembre. Si tratta della prima candidata transgender per un tale incarico.

Come ceo della Vermont Electric Cop, è stata nel 2015 la prima donna transgender a ricoprire il ruolo di amministratrice delegata.

Con la nomination Hallquist allunga il numero record di candidate e candidati Lgbti alle prossime elezioni governative. La maggior parte di loro appartiene al Partito Democratico e si attesta su posizioni più direttamente antitrumpiane che incentrate sui diritti civili.

Quella di Hallquist sarà una dura corsa elettorale: il candidato repubblicano Phil Scott (attuale governatore) è infatti più popolare tra i dem che tra i componenti di partito in uno Stato, fra l’altro, solidamente democratico.

Nel gennaio scorso un’altra donna transgender, Chelsea Elizabeth Manning (conosciuta come talpa del Datagate e condannata – ma poi graziata da Obama – per aver consegnato documenti governativi sensibili a WikiLeaks), aveva invece presentato la sua candidatura per un seggio al Senato nello Stato del Maryland. Ma in giugno ha ottenuto  appena il 5,7% dei voti, battuta dal 74enne Ben Cardin, che ha incassato l’80,5% delle preferenze.

C’è, invece, riuscita nel 2017 la giornalista Danica Roem, che, vincitrice delle primarie democratiche, è stata poi eletta, il 7 novembre, alla Camera dei delegati della Virginia.

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Camminavano mano nella mano a Verona, sabato 11 agosto, nella centralissima piazza Bra, mentre nella vicina Arena stava andando in scena Aida.

Questa, per un gruppo di giovani 20enni, la colpa di Angelo (59 anni) e Andrea (22 anni) che, sposatisi nel 2015 a Barcellona, sono stati prima insultati quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente.

«Un ragazzo mi ha dato uno spintone – così Angelo – e poi ha colpito con una forte sberla Andrea. Per fortuna non è stato grave fisicamente, perché ci siamo allontanati chiedendo aiuto ad un vigile, che è intervenuto fischiando. Ma se noi fossimo rimasti lì, cosa ci avrebbero potuto fare?».

Ma per la coppia, che ha sporto querela contro ignoti per l'aggressione, la polizia municipale avrebbe compiuto una grave omissione non identificando gli aggressori, successivamente dileguatisi. Motivo per cui hanno presentato una seconda denuncia contro gli agenti.

Accusa respinta con fermezza dal vicecomandante Lorenzo Grella che, difendendo l’operato dei due agenti giunti in soccorso, ha dichiarato all’Ansa: «Sono intervenuti dopo avere sentito urla da una certa distanza. Uno dei due vigili si è anche frapposto a un giovane, che ha cercato di venire ancora a contatto con la coppia che diceva di essere stata aggredita.

Ma non c'è stato materialmente il tempo di identificarlo, perché il ragazzo subito dopo è fuggito, dileguandosi tra la folla».

Grella ha quindi aggiunto: «Sono state fasi concitate e i due agenti di pattuglia si trovavano a 250 metri dal luogo dell'aggressione, senza nessuna visione diretta di quello che era successo. Abbiamo già provveduto ad acquisire il materiale video e la relazione dei due agenti sarà inviata alla Procura della Repubblica. Chi chi ha lanciato certe accuse se ne assume la responsabilità».

Le parole del sindaco di Verona

Dura la reazione del sindaco Federico Sboarina, che ha dichiarato: «Ho sempre detto in altre occasioni che a Verona non è accettata alcuna forma di intolleranza e, tanto meno, di violenza».

Sul j’accuse mosso alla polizia municipale il primo cittadino di Verona ha poi affermato: «Sul caso di piazza Bra non è ammessa nessuna forma di strumentalizzazione e attendo l'esito delle indagini per capire l'esatta dinamica dei fatti».

La condanna del presidente Zaia

Parole di ferma condanna quelle pronunciate, nella serata d’ieri, dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che ha detto: «Mi auguro venga fatta al più presto chiarezza e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Non esiste una giustificazione per nessun tipo di violenza, né fisica né verbale. Chi ha compiuto questo gesto è semplicemente un incivile prepotente. La violenza, in qualsiasi modo e verso chiunque si manifesti, è deprecabile, va respinta senza indugi e perseguita. Così deve essere anche nel caso della coppia gay di Verona».

La passeggiata contro l'omofobia

Intanto Circolo Pink e Arcigay Pianeta Milk, insieme con altre realtà associative locali (Assemblea 17 dicembre, Sat Pink, Collettivo Anguane, Opificio Psicosociale, Suburban, Azione antifascista Verona, Non una di meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile, Lavoratori Orma, Pci-Fcgi, Laboratorio Paratod@s), hanno indetto per sabato prossimo una passeggiata collettiva, «mano nella mano contro l'omofobia». Appuntamento alle 16:00 in piazza Bra

 

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Ha scelto una veduta aerea di Catania con l’Etna sullo sfondo Matteo Salvini per annunciare, ieri, «i prossimi appuntamenti per il mese di Agosto: Sicilia, Calabria, Lombardia, Toscana, Trentino e Veneto! Continuate a seguire questa pagina per tutti i dettagli. Vi aspetto! Chi si ferma è perduto!».

E il secondo tour agostano del ministro dell’Interno avrà inizio domani proprio nella città etnea con la visita alla Geotrans Srl (bene confiscato alla criminalità organizzata), cui seguirà l’incontro con il sindaco e la Giunta comunale.

«Matteo Salvini è il personaggio politico più amato dagli Italiani – così il giovane consigliere comunale leghista Giovanni Barbagallo su Facebook –. La fiducia e il gradimento del Ministro dell’Interno sono oltre la soglia del 65%. Gli Italiani sentivano un estremo bisogno di cambiamento. Finalmente, “Prima gli Italiani” non è più solo uno spot, ma la parola d'ordine di Salvini. Il capitano non ha deluso le aspettative».

Ma non mancano le voci di ferma contrarietà e dissenso alla visita catanese di Salvini.

Prime fra tutte quelle del locale comitato Arcigay che, attraverso un post su Fb con tanto di foto di zerbino recante la scritta Go Away (Va’ via), ha dichiarato: «Domani il ministro Salvini sarà nella nostra città.

Arcigay Catania, a nome dei propri militanti e attivisti, dei propri iscritti, delle migliaia e migliaia di persone libere che hanno gioiosamente invaso la nostra città per il grandissimo Gay Pride del 23 giugno scorso, a nome della comunità Lgbt etnea e delle famiglie rainbow, a nome di tutte le persone migranti lgbt e non, ArcigyCatania a nome di tutti costoro È ORGOGLIOSA DI NON DARE IL BENVENUTO A SALVINI!».

Tra i numerosi commenti anche quello del cantautore Mario Venuti che, senza giri di parole, ha scritto: «Lanciamogli i pomodori».

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Sodomiti. Così il ministro polacco della Difesa Mariusz Błaszczak ha definito quanti, sabato 11 agosto, hanno partecipato al Pride di Poznań.

L’autorevole esponente di Prawo i Sprawiedliwość (il partito politico fondato nel 2001 dai fratelli Kaczyńskiha affrontato l’argomento, ieri sera, nel corso d’un’intervista a Trwam. Diretto dai Redentoristi polacchi, Trwam è un canale televisivo cattolico e filogovernativo, strettamente correlato alla potente quanto discussa emittente radiofonica Radio Maryja.

Puntando il dito contro le autorità comunali di Poznań, attente a un’"ideologia" anziché ai quotidiani problemi della cittadinanza, Błaszczak ha liquidato la marcia dell’orgoglio (cui hanno partecipato oltre 5.000 persone) come «un'altra sfilata di sodomiti che stanno cercando di imporre la propria visione dei diritti civili su altre persone».

Le dichiarazioni del ministro della Difesa sono comunque da leggere nell’ottica di una volontà di screditare l’attuale amministrazione di Poznań, fieramente avversa al governo in carica, in vista delle elezioni locali in autunno.

Nonostante il 70% della popolazione continui a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso, è pur vero che si sta registrando un graduale cambiamento di opinione verso le persone Lgbti soprattutto nei grandi centri del Paese.

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Si è aggiudicato la fascia di Mr Gay Europe 2018 il tedesco Enrique Doleschy, già vincitore del titolo di Mr Gay Germany nel 2017.

Nato nel 1988 e alto 1.82, Doleschy ha ricevuto il premio (giunto alla 12° edizione) sabato 11 agosto nella città di Poznań.

La manifestazione concorsuale ha costituito il culmine della locale Pride Week che ha visto sfilare, da una parte, attivisti Lgbti con bandiere arcobaleno, dall'altra esponenti dell'estrema destra con vessilli neri e donne con immagini sacre e crocifissi in segno di protesta. La Polonia è, infatti, uno dei Paesi Ue dove i diritti Lgbti sono meno garantiti, mentre il 70% della popolazione continua a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso.

Motivo per cui Pawel Zabilski, uno degli organizzatori della Pride Week di Poznań, ha dichiarato: «Spero che questa manifestazione favorisca la nostra battaglia per il raggiungimento degli stessi diritti di cui godono le persone Lgbti nel resto d'Europa».

Da parte sua Doleschy ha dichiarato: «Non mi sento rispettato, non posso essere me stesso fino a che ci sarà anche una sola persona che ci vede diversi. Questa manifestazione serve per lottare contro ogni tipo di discriminazione e per rendere le persone migliori».

E, intanto, si guarda già a Colonia, dove dal 1° al 7 luglio 2019 si terrà la XIII° edizione di Mr Gay Europe.

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Fuggita dall’Uganda, Justine Kizito Namukisa è una richiedente asilo che vive ad Amsterdam in attesa del permesso di soggiorno. Accolta in un primo tempo nell’ostello delle Suore Missionarie della Carità (l’istituto regolare fondato da madre Teresa di Calcutta) nel centrale quartire di Jordaan, la giovane donna ne è stata messa alla porta per il solo fatto di essere lesbica.

Il fatto è avvenuto venerdì 3 agosto alla vigilia della Canal Pride Parade. Ed è stato l’annuncio di partecipazione all’importante evento dell’indomani ad aver spinto le suore a porre Justine di fronte all’aut aut.

«Poteva restare solo se si fosse rifiutata di essere lesbica – ha spiegato RozeLinks, legata al partito verde GroenLinks che ha la maggioranza in consiglio comunale e sulla cui imbarcazione Justine ha poi partecipato al Pride del 4 agosto –. Non si accettano queste espressioni di discriminazione ad Amsterdam. Siamo una città tollerante».

Per le Missionarie della Carità l’allontamento, invece, è stato necessario perché «la presenza di Justine avrebbe rappresentato un pericolo per le altre ragazze che dormivano lì».

Per questo motivo ieri sera, alle ore 18:45, RozeLinks ha organizzato un bacio collettivo tra donne davanti all’ingresso della casa religiosa. Tante le bandiere arcobaleno e i cartelli con la scritta evangelica Ama il prossimo tuo.

Una manifestazione che Savannah Koolen, componente del comsiglio di amministrazione di RozeLinks, ha così motivato: «Vogliamo mostrare a Justine che può essere chi è e che molte persone di Amsterdam non pensano che sia giusto quello che fanno queste suore».

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Venerdì 3 agosto i 43enni Walter Castaldi e Angelo Carboni si sono uniti civilmente a Roma. Ma la loro gioia è stata oggi turbata da uno spiacevole episodio presso gli Uffici Comunali di Pomezia.

Recatisi infatti in Municipio (Walter è infatti residente nella cittadina pontina), hanno udito un dipendente comunale dire: «Questo non è l’ufficio delle unioni civili. Ma l’ufficio delle unioni tra froci».

Frastornati e increduli per quanto hanno udito, hanno cercato di parlare col dipendente che si era intanto allontanato.

Contattato da Gaynews, Walter ha detto: «Era tanta la rabbia che ho preferito non fare sceneggiate in Comune. Ma tornato a casa ho inviato una mail all’Ufficio per le Relazioni col Pubblico.

Pretendo scuse dal dipendente per l’offesa che ha fatto a me e a mio marito e all’intera collettività».

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