Francesco Lepore

Francesco Lepore

Il 27 aprile si è tenuto a Milano il convegno Dove eravamo, dove siamo, dove andremo in occasione del 25° anniversario di fondazione d’Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici  di persone Lgbt+.

Fondata da Paola Dall’Orto, madre dello storico e attivista Giovanni, e attualmente presieduta da Fiorenzo Gimelli a livello nazionale, l’associazione, nel corso di cinque lustri, è arrivata a comporsi di 24 comitati territoriali. Tra questi anche quello di Roma.

Ed è proprio con la presidente di Agedo Roma, Roberta Mesiti, che abbiamo cercato di fare il punto della situazione.

25 anni di fondazione di Agedo. Che cosa si prova a far parte di un’associazione che, pur esterna al movimento, ne è intimamente correlata?

Agedo è un'associazione che ha un forte legame con il movimento Lgbt+. Innanzitutto perché le nostre attività e le nostre rivendicazioni politiche sono mirate al benessere delle nostre figlie e dei nostri figli e figlie. In secondo luogo, perché collaboriamo in tutto il territorio nazionale con le realtà associative Lgbt+ presenti. Agedo ha una storia importante e prospettive future molto interessanti.

Quali sono queste prospettive?

Il futuro ci vedrà impegnati su temi importanti: intersessualità, varianza di genere, migranti Lgbt+, buone prassi nell'ambito del diversity management (collaboriamo con Parks - Liberi e Uguali), scuola (un tema a noi particolarmente caro, sin dalla fondazione della nostra associazione).

Agedo Roma, di cui è presidente, si trova ad affrontare delle sfide particolari dato il contesto particolare della capitale. La collaborazione con l’amministrazione capitolina e nei singoli municipi è migliorata o ci sono delle criticità?

Negli ultimi tre anni abbiamo collaborato con diversi Municipi in occasioni specifiche (Giornata Internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia, la transfobia; Giornata della Memoria). Credo che manchi un impegno costante, durante tutto l'anno, nella progettazione comune di percorsi di sensibilizzazione e formazione nelle diverse realtà del nostro territorio.

Mi riferisco ai progetti educativi negli istituti scolastici per studenti, personale docente e non docente e genitori, alle formazioni specifiche per il personale della pubblica amministrazione, agli incontri di sensibilizzazione nelle realtà  aggregative del territorio.

Lo scorso autunno abbiamo siglato un protocollo di intesa nel V° Municipio per il contrasto alla violenza di genere che si è tradotto in interventi formativi presso alcune strutture ospedaliere e scolastiche. Auspico che questi percorsi siano replicabili in altri Municipi. Credo che sia importante un lavoro capillare, sistematico, supportato e stimolato dall'amministrazione capitolina.

Alla luce della sua esperienza che cosa direbbe a una mamma, che non riesce ad accettare il coming out del proprio figlio/a?

Direi che è abbastanza comune sperimentare delle difficoltà inizialmente. Il coming out é un atto di fiducia e un bisogno profondo di riconoscimento, di autenticità, di benessere. Queste richieste non possono essere ignorate, anzi rappresentano una possibilità di rinforzare i legami familiari.

In questa prospettiva, suggerirei di contattare Agedo, che offre gratuitamente e volontariamente dei  percorsi di sostegno alle famiglie (gruppi di auto mutuo aiuto, gruppi guidati da professionisti, formazioni, ecc).

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Tanti gli eventi che si sono susseguiti nel corso delle Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia da un capo all’altro dell’Italia. A partire da quello organizzato a Roma dal Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi e dall’Unar.

Ma il 17 maggio ha visto, anche quest’anno, il susseguirsi di veglie di preghiera per ricordare le vittime di tale odio e invocare il superamento di ogni forma di odio.

Tra queste è da segnalarsi quella che, organizzata dal gruppo cattolico La Creta e dalla Chiesa valdese di Bergamo, si è tenuta nel capoluogo orobico presso la chiesa di San Fermo.

Oltre al pastore valdese Winfrid Pfannkucke presente anche il vescovo Francesco Beschi che, prendendo spunto dal versetto isaiano Non temere perchè io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perchè sei degno e io ti amo (43,1-4), ha ricordato come la comunità cristiana debba «riflettere questo sguardo verso ogni persona». Ha quindi aggiunto:  «Il disprezzo è diffuso e alimentato in tante occasioni insieme all’umiliazione e al rifiuto. Non sia mai così lo sguardo dei cristiani, che deve farsi anche alimento di una cittadinanza fraterna, perché ogni persona è portatrice di diritti e di doveri». 

Il presule ha quindi rivolto un particolare pensiero alle persone trans invocando un atteggiamento di reciproca accoglienza.

A Vicenza, invece, don Dario Vivian, docente di teologia pastorale presso il locale Studio teologico e parroco di San Carlo, ha presieduto la veglia indossando una stola con i colori della bandiera Lgbti. Una rainbow flag era esposta anche davanti all’altare e sull’ambone.

A Napoli la veglia ha avuto invece luogo ieri sera presso il Tempio Valdese di via Duomo.

Nella prima parte sono intervenuti referenti di associazioni e enti impegnati nel contrasto a violenze e discriminazioni e nel sostegno delle vittime. A prendere la parola Antonella Capone (Alfi – Le Maree Napoli), Daniela Lourdes Falanga e Carmn Ferrara (Arcigay Antinoo Napoli), Luigi Scognamiglio e Antonio De Chiara (Associazione Ponti Sospesi), Angelica Visconti (Associazione Transessuale Napoli), Carmen FaraniukRoberta Palazzo, Rosa Rubino (Cooperativa sociale Dedalus), Progetto Spiritualità delle Frontiere, la scrittrice Blessing Okoedion, l’avvocato per i diritti dei migranti Marco Proto.

Quindi il momento di preghiera per imparare ad «abbattere i muri dell’omofobia,  della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere. Muri spaventosamente alti, che creano una separazione all'interno dell’umanità».

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Tre le marce dell’orgoglio Lgbti che hanno avuto luogo nella giornata d’ieri. A partire da Bergamo, dove, nonostante le avverse condizioni meteo, oltre 5.000 persone si sono mosse intorno alle 15:30 da via Bonomelli per raggiungere il Parco Gate Malpensata per i discorsi di rito e il party finale.

Madrina del Pride orobico, il cui slogan è stato Orgoglio oltre le mura, la modella bergamasca Paola Turani. Nutrita la rappresentanza politica con il primo cittadino Giorgio Gori, i due candidati sindaci Francesco Macario (Bergamo in Comune) e Nicholas Anesa (M5s). Sempre del M5s la deputata Guia Termini, il consigliere regionale Dario Violi e il consigliere comunale Marcello Zenoni.

Tante le associazioni a partire da Rete Lenford non senza la presenza di Wajahat Abbas Kazmi, attivista di Amnesty International e ideatore della campagna Allah loves Equality.

Come già successo lo scorso sabato a Vercelli e in varie città lo scorso anno, a Verona il Pride è stato aperto da migranti Lgbt. Per ribadire non soltanto la necessità del «restare umani» e il dovere morale dell’accoglienza ma anche la tutela della legge 194 in una città come quella scaligera che ha ospitato in maggio il World Congress of Families.

Ma le oltre 4.000 persone, che si sono mosse dalla stazione di Porta Nuova per arrivare fino a Veronetta, hanno soprattutto sfilato per dire ancora una volta un no secco all’omo-lesbo-bi-transfobia all’indomani della specifica Giornata internazionale di contrasto. In prima linea anche i sindacati con la Cgil e la Rete degli Studenti. Presente anche Stuart Milk, nipote di Harvey Milk.

Dopo la parata hanno avuto luogo il Drag Factor Veneto e il party officiale presso il Romeos Club a cura di Lorenzo Bosio, direttore artistico del Padova Pride Village.

A Taranto, invece, la marcia dell’orgoglio è partita alle 17:30 da Piazzale Dante. Claim del Pride della Città dei due mari, organizzato da Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto, è stato Fuori dal Binario: libertà vo cercando, ch’è sì cara

La parata è terminata intorno alle 20:30 i in Piazza Garibaldi, dove si sono susseguite testimonianze, il concerto del coro Lgbtqi RicchiToni e della cantautrice Melga, il djset di Don Ciccio.

Fortissima la presenza giovanile e studentesca con tanto di striscioni – che non sono mancati neppure a Bergamo e a Verona – contro Matteo Salvini e la Lega.

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Con 14 voti favorevoli e nessuno contrario il Consiglio del Municipio VII di Roma ha approvato la mozione di Annarita Lazazzera (M5s), presidente della Commissione Pari Opportunità, per intitolare a Marcella Di Folco, presidente del Mit dal 1988 fino alla morte (7 settembre 2010), "il Giardino collocato nella parte di piazza di Cinecittà contraddistinta dalle panchine “arcobaleno”.

La mozione prevede inoltre che il presidente del Consiglio municipale e la Giunta si facciano "parte attiva verso le scuole del territorio attraverso la promozione di iniziative rivolte in primo luogo agli studenti per informarli e sensibilizzarli rispetto alle tematiche connesse al contrasto di atteggiamenti discriminatori basati sul genere e sull’orientamento sessuale".

Presenti in aula consiliare al momento del voto anche Liliana Di Folco, sorella della storica figura del movimento Lgbti italiano, Cristina Leo (coordinatrice del Colt), Massimo D'Aquino (Libellula), Richard Bourrelly (Gay Center).

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La decisione d'intitolare il giardino di Cinecittà a Marcella di Folco è stata salutata con plauso dal Mit attraverso un comunicato.

«Intestare un luogo pubblico a Marcella Di Folco - si legge - è motivo di grande onore per il Mit e per tutta la comunità trans. È difficile riportare in poche parole la grandezza e l'importanza del lavoro di Marcella senza il rischio di ometterne delle parti. Il suo impegno politico e sociale unito al suo percorso di vita sono intrecciati con la storia del movimento trans e Lgbtq italiano di cui lei è stata una delle protagoniste principali. Come attivista per i diritti civili, consigliera comunale (la prima trans nel mondo), leader, è stata fondamentale per l’emancipazione delle persone trans in Italia. 

Il riconoscimento da parte del VII Municipio è per noi fonte di grande orgoglio, vicino a quel grande laboratorio cinematografico di Cinecittà dove Marcella, attraverso il cinema di Fellini, Rossellini, Petri e altri contribuì favolosamente alla cultura italianaIl Movimento Identità Trans scriverà questa dedica nelle sue pagine di storia più belle. Grazie».

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Il Parlamento di Taiwan ha oggi legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Si tratta di una decisione storica, anche perché è la prima volta che un provvedimento del genere viene varato in un Paese del continente asiatico.

La legge, votata a larga maggioranza dai deputati taiwanesi, prevede che le coppie di persone dello stesso sesso possano formare "delle unioni permanenti esclusive". È inoltre contemplata l'iscrizione al relativo registro matrimoniale dell'anagrafe.

I conservatori avevano tentato all'ultimo di far passare una versione ammorbidita del provvedimento ma senza successo. 

Centinaia di persone hanno manifestato vicino al Parlamento di Taipei durante un dibattito lungo e faticoso su un tema che ha polarizzato l'opinione pubblica taiwanese. Questo voto è considerata una vittoria per la collettività Lgbti dell'isola, che per anni ha condotto una campagna a favore del matrimonio egualitario.

Con un risultato considerevole già nel 2017, quando la Corte Costituzionale si era espressa in favore delle nozze tra persone dello stesso sesso. Ma nonostante la sentenza dell’Alta Corte i passi intrapresi per un’attuazione legislativa erano stati pressocché nulli. Da qui l’organizzazione dei referendum, che avevano avuto luogo il 24 novembre scorso in concomitanza con le elezioni politiche.

Referendum che, però, avevano visto la maggioranza dei taiwanesi esprimersi contro la legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso. Ma, già all'epoca, il governo aveva avvertito che l'esito referendario non avrebbe alcun effetto sull’applicazione del verdetto della Corte. Oggi la conferma.

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Ricorrerà domani la 13° Giornata internazionale contro l’omo-trans-bifobia (Idahot), ufficialmente istituita dal Parlamento Europeo con risoluzione del 26 aprile 2007. La data fu scelta per commemorare una storica decisione storica. Il 17 maggio 1990, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilì che l’omosessualità fosse definitivamente depennata dalle classificazioni internazionali delle malattie mentali. La pur tardiva depatologizzazione di quello che, per la prima volta, da un organismo scientifico internazionale fu definito «variante naturale del comportamento umano» e «una caratteristica della personalità», abbatté finalmente una delle prime cause di discriminazione per orientamento sessuale. 

Solo, invece, lo scorso anno l’Oms ha depatologizzato la transessualità,  rimuovendo a disforia di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases. I

In occasione di una tale giornata sono molteplici le iniziative che si terranno da un capo all’altro del Paese. Eccone alcune a partire da quelle istituzionali organizzate dall'Ufficio antidiscriminazioni (Unar) e del Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi.

ROMA

Alle ore 15:00, presso la sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei inistri, il sottosegretario con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora presenterà i risultati di un'indagine realizzata da Ipsos sulle persone Lgbt e le iniziative del Governo per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento e sull'identità di genere.

Al dibattito, che sarà moderato dal giornalista Alessandro Cecchi Paone, interverranno Nando Pagnoncelli (presidente Ipsos), Marilisa D'Amico (docente di Diritto costituzionale e prorettrice alla Legalità, trasparenza e Pari diritti dell'Università statale di Milano), Franco Grillini (presidente di Gaynet e direttore di Gaynews).

Sempre nella capitale è da segnalare, su organizzazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, il dibattito che si terrà alle 18:00 presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo con la partecipazione di Anna Foglietta, Monica Cirinnà, Sebastiano Secci, Michele Pipia, Cristina Leo e Juliette Nguefack. A seguire lo spettacolo 50z. Il nostro concerto per un movimento favoloso.

BOLOGNA

A Bologna, storica capitale della collettività Lgbti italiana, il coro gay Komos ospiterà Doodles, il coro gay di Praga, per la chiusura dell'8° edizione della rassegna musicale Komos&Co. - musica tra amici, progetto inserito nel patto di collaborazione tra la comunità Lgbti e la città bolognese. Il concerto, a ingresso gratuito, in programma alle 21:00 a Palazzo D'Accursio (Cappella Farnese), è inserito nel cartellone nazionale di concerti In coro contro l'omo-bi-transfobia, che è promosso da Cromatica, l'associazione dei cori Lgbti italiani, nel corso degli eventi del 17 maggio.

PALERMO

Flash mob, invece, a Palermo in piazza Aragona. Alle 16.30 ci si ritroverà davanti alla panchina realizzata a forma di xilofono con i colori dell'arcobaleno realizzata dagli artisti ed eco designer di Alab. All'iniziativa sarà presente anche il sindaco Leoluca Orlando con alcuni assessori e associazioni Lgbti (Arcigay, Agedo, PalermoPride, Famiglie Arcobaleno, Ali d'Aquila, Alab, Anpi, Comitato Esistono i Diritti, Life and Life) e Roberto Superchi, che si esibirà con il gruppo Y Cantor. I partecipanti potranno lasciare una frase sulla panchina oppure realizzare un disegno su lenzuola e cartoni che gli organizzatori metteranno a disposizione "per lasciare un segno contro l'omofobia".

TORINO

A Torino il circolo Arcigay Ottavio Mai ha organizzato un reading e una presentazione del libro Boy Erased. Vite cancellate presso la Libreria del Golem in via Rossini 21/c (ore 19:00), con Mattia Garavaglia (responsabile Libreria Golem) e Francesca Puopolo (portavoce Arcigay Torino). Una simile iniziativa è prevista in contemporanea a Padova, Bari, Roma, Alba, Orvieto, Firenze, Palermo).

NAPOLI

A Napoli, infine, un’intera settimana d’eventi, che si concluderà il 25 maggio. Da segnalare domani, alle 17:00, l’inaugurazione, presso la Casina Pompeiana (Villa Comunale), della mostra fotografica Stonewall: The Temple a cura di Vito Fusco. Parteciperanno Kurt Kelly, proprietario dello  storico Stoneawall Inn di New York, e Tree Sequoia, veterano dei moti di Stonewall del 1969. A organizzare l’evento, insieme con il Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli con il supporto dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, il locale comitato Arcigay Antinoo, che il 18 maggio, presso la propria sede in vico San Geronimo, 17, assegnerà l’Antinoo d'oro 2019 ai rappresentanti e ai veterani dello Stonewall Inn.

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Di origini taorminesi ma da tempo vivente a Firenze, Elena Sofia Trimarchi è un'attivista transgender molto conosciuta sui social per i post ironici e talora caustici dedicati ai temi politici, sociali, culturali nonché, ovviamente, a quelli del mondo Lgbti. Il 24 luglio 2017 è stata pubblicata su L'Espresso una lettera aperta che, cofirmata con Sabrina Ancarola e recante il titolo Noi transessuali, uccise due volte, prendeva spunto dalla reazione esultante d'un giovane cagliaritano all'uccisione a martellate d'una donna trans.

Ma Elena coltiva da anni un’altra passione, quella politica, che l’ha spinta ad accettare la candidatura per Sinistra Italiana al Consiglio comunale di Firenze in occasione delle imminenti elezioni amministrative del 26 maggio.

L’abbiamo raggunta a meno di due settimane dal voto.

Elena, non è la prima volta che decide di candidarsi. Che cosa l'ha spinta questa volta?

La passione politica innanzitutto, il fatto che la candidata sindaca Antonella Bundu sia una carissima amica, generosa, empatica, disponibile, sempre presente quando mi sono trovata in difficoltà. Il progetto-programma politico in cui mi riconosco appieno. Come potevo rifiutare?

Firenze esce dall’era Nardella. Che valutazione ne dà?

Insufficente giusto per non essere troppo cattiva. Nardella ha rifiutato il patrocinio al Pride Toscana, Nardella è quello che dopo lo stupro di due studentesse americane da parte di due carabinierei disse che gli studenti americani non dovevano pensare a Firenze come una "Disneyland dello sballo", la riduzione di oltre due milioni degli stanziamenti per gli asili nido, e il piano casa da 400 milioni di euro ridotto a 56 nella delibera. Avere trasformato Firenze in una città militarizzata, piena di telecamere, con le famose zone rosse e il divieto di sedersi per terra a mangiare un panino in una città carente di panchine, poi discutibile la scelta di prendere nel suo staff la pm che archiviò un’ indagine della corte dei conti sull’ allora presidente della provincia Renzi accusato di essersi appropriato di 20 milioni di euro se ricordo bene, ha privatizzato tutto il privatizzabile, reso Firenze una città per turisti e non per chi deve viverci tutto l’ anno, e basta vendere a privati palazzi di proprietà del comune da cui si potrebbero trarre abitazioni a prezzi calmierati, per giovani coppie, anziani con pensioni basse, mamme single.

Che cosa significa per una donna trans candidarsi?

Ti posso solo dire che è una grande responsabilità ma anche una bella opportunità. Forse è un caso, ma dopo la mia candidatura del 2014, molte altre persone transessuali sono state candidate e a Firenze sono un po’ di più quelle che hanno trovato un lavoro vero. Non voglio prendermi meriti non miei, ma forse a qualcosa è servita quella candidatura.

Com’è stata accolta la candidatura nel suo partito?

Sono molto supportata, siamo una grande famiglia, sono davvero entusiasta.

Se eletta, che cosa si propone di fare? E in riferimento specifico alle persone Lgbti?

Mi piacerebbe occuparmi di dare spazio alla cultura, quella che unisce le persone di tutte le età, di rendere Firenze una città più sicura e non solo per le donne, ma senza telecamere,  riutilizzare spazi inutilizzati o abbandonati a fini sociali: Riqualificazione e del verde, ma soprattutto stare vicino ai cittadini, ascoltarli, eserci sempre. La prima cosa che farei per le persone Lgbt, creare nei palazzi, nei luoghi istituzionali, bagni appositi per chi non vuole usare quelli contrassegnati dalle scritte M o F, perché crea loro disagio e credo che Luxuria approverebbe.Con le destre e i populismi che avanzano aumentano i casi di bullismo e violenze omotransfobico. Noi dovremo essere presenti, nelle scuole, nelle strade, nei centri di aggregazione, ovunque, nessuno va discriminato per l’ orientamento sessuale o l’ identità di genere. Basta.

Ma, soprattutto, se dovessi essere eletta consigliera presso il Consiglio Comunale di Firenze, farei del mio meglio per progettare una città su misura per tutte e tutti, persone LGBTI, donne, giovani, anziani, precari del lavoro, disabili, migranti. Tante realtà che costituiscono il tessuto sociale della nostra città e del nostro Paese. Bisogna organizzare anche a Firenze una Casa Refuge che possa accogliere le/i giovani LGBTI cacciati dalle proprie famiglie, aumentare il numero dei Centri Antiviolenza e migliorare i servizi per tutte le donne cisgender e transgender , ridare vigore ai consultori, far si che anche i centri anziani siano accoglienti verso gli anziani LGBTI e non solo.  Questo e molto altro possiamo fare insieme per Firenze.

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Negato l’ingresso in Irlanda al pastore californiano Steven Lee Anderson, fondatore e capo della Chiesa Battista della Parola Fedele. A firmare la disposizione con effetto immediato il ministro della Giustizia Charlie Flanagan: si tratta della prima iniziativa del genere mai intrapresa da Dublin da quando è in vigore l'Immigration Act del 1999.

Ha raggiunto così il suo scopo la petizione online che, lanciata da All Out, ha raggiunto 14.000 adesioni.

Anderson, che avrebbe dovuto predicare a Dublino il 26 maggio, s’è imposto alla pubblica attenzione quando il 15 giugno 2016 (tre giorni dopo la strage di Orlando, che costò la vita a 49 persone) pubblicò un video dichiarando: «La buona notizia è che oggi nel mondo ci sono 50 pedofili in meno, perché questi omosessuali sono un branco di pervertiti disgustosi».

Come se non bastasse, il pastore californiano ha sempre predicato che le persone omosessuali debbano essere condannate a morte non solo sulla base del Levitico (18, 22) ma quale «cura per l'Aids». Violentissimi anche i suoi appelli contro le persone transgender.

In quanto ritenuto persona non gradita, Anderson si è visto rifiutare già l’ingresso in Sud Africa, Canada, Giamaica, Malawi e Regno Unito. Il 20 settembre 2016 è stato invece espulso dal Botswana.

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Nonostante fosse stata annullata all’inizio della scorsa setimana per le «nuove tensioni nel contesto internazionale e regionale» con riferimento soprattutto all’acuirsi di attacchi statunitensi contro Cuba nell'ambito della crisi venezuelana, un gruppo di attiviste e attivisti ha deciso comunque di organizzare la tradizionale conga Lgbti (marcia caratterizzata dall’omonima danza popolare locale), scendendo in strada sabato pomeriggio. 

Al grido di Sì, è possibile i manifestanti sono riusciti a percorrere solo 400 metri del Paseo del Prado a L'Avana, prima di essere dispersi dalla polizia. Tre di essi sono stati arrestati.  

«Non mi sembra giusto – ha dichiarato ai media il 31enne Laydel Alfonso, partecipante della marcia –, perché non facciamo nulla di sbagliato».

Ben diversa l'opinione della deputata Mariela Castro Espín, che, come direttrice del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex), ha ritirato il patrocinio inizialmente accordato alla manifestazione perché «controrivoluzionaria».

Raggiunta da Gaynews, la figlia dell'ex presidente e nipote di Fidel Castro, ha parlato di «show anti-cubano, sostenuto da funzionari dell'ambasciata Usa e coperto dalla stampa straniera».

Ha inoltre ricordato come anche quest’anno (per la 12° volta) si terranno, dal 7 al 23 maggio, (in occasione della Giornata internazionale contro l’omotransfobia) oltre 30 eventi Lgbti, noti come Giornate cubane contro l’omofobia e la transfobia.

«La maturità politica e civile della nostra popolazione Lgbti - ha dichiarato - deve prevalere su qualsiasi tentativo di distorcere o sabotare ciò che abbiamo fatto tra tutti noi per più di un decennio e la cui espressione sono i progressi legislativi conseguiti a partire dall'approvazione della nuova Costituzione. Motivo per cui il tema delle Giornate, in questo e  nel prossimo anno, è Tutti i diritti per tutte le persone nell'ambito della campagna Riscrivi la Felicità.

Esorto, quindi, a fare di queste Giornate cubane contro l'omofobia e la transfobia uno spazio per l'unità, nella difesa della Rivoluzione e del socialismo, come l'unico progetto sociale che difende la vera inclusione di tutte le persone». 

A ricordare fra l’altro come proprio a Mariela Castro si debba la prima conga o marcia per i diritti delle persone Lgbti (quando scese in piazza a L’Avana con alcune donne trans) nonché l’avvio del decennale processo antidiscriminatorio cubano ci ha pensato il giornalista di Trabajadores e attivista gay Francisco Rodríguez, più conosciuto col nome di Paquito.

Al termine di un lungo post, apparso sul suo blog il 7 maggio, ha quindi osservato: «Dobbiamo concentrarci sugli scopi principali che ci attendono. I cambiamenti legislativi che devono accompagnare la nuova magna charta sono essenziali e dobbiamo lavorare per disinnescare qualsiasi preoccupazione, inqietudine o riserva che le situazioni congiunturali - come nel caso della conga - se non siamo in grado di serrare le fila e agire con intelligenza e unità. 

Come dice il detto popolare sulla processione, la nostra conga entra dentro. Non importa che quest'anno ci chiedano di non farla. Ciò che è già stato ballato - e ciò che rimane per noi ballare - non ci sarà portato via».

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Termina oggi per Sodoma il primo tour italiano di presentazione, che ha visto fra l’altro l’autore, Frédéric Martel, parlarne due volte a Roma (presso la Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi e la sede del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli).

E, mentre è di ieri la notizia che Papa Francesco avrebbe letto e apprezzato il libro-inchiesta su Vaticano e omosessualità, non del tutto sopita appare la polemica sollevata dallo stesso sociologo francese. Motivo? Una presunta censura da parte del Salone internazionale del Libro di Torino (9-13 maggio) che non ha concesso alcuno spazio a Sodoma, pur essendo oramai un bertseller in oltre 15 Paesi.

 

Per saperne di più abbiamo raggiunto Martel mentre è in procinto di partire per New York.

Frédéric, il 6 maggio lei ha lanciato alcuni tweet, tacciando di atteggiamenti censori il Salone del Libro. Può spiegare cosa è successo?

Sodoma è un libro che parla fondamentalmente di gay in Vaticano. È un libro profondamente pro-gay e ostile all'ipocrisia della Chiesa sulla moralità sessuale. A differenza di tanti cardinali e vescovi, che vivono in coppia, hanno amanti, escort o praticano il chem-sex! Ma è un libro serio, ponderato, non polemico e molto favorevole a papa Francesco.

Da tempo i miei editori avevano previsto che io partecipassi a Torino e ne avevano parlato allo staff. Ho anche bloccato la mia settimana per essere in Italia: il che spiega perché sia stato a Roma e Firenze in questi giorni. Non avendo ricevuto un invito, ma avendo già acquistato il mio biglietto aereo e prenotato la mia settimana per l'Italia (reduce da un importante tour in America Latina mentre sarò lunedì a New York), ho chiesto a diverse persone di avere qualche risposta dal Salone. Il suo direttore, Nicola Lagioia, è stato informato. Sembra che alla fine non fossi il benvenuto, essendo il mio libro troppo "complicato" da difendere.

Non credo che ci sia stata una censura diretta del Vaticano, ma piuttosto un'autocensura degli organizzatori per non danneggiare il Vaticano. Inoltre, a differenza di tutti gli scrittori francesi che hanno avuto un ampio successo librario parlando dell’Italia, non sono stato invitato da Nicola Lagioia a Rai Radio3. Lagioia ha un problema con l'omosessualità? Un fascista omofobico come Francesco Polacchi è stato invitato al Salone di Torino, ma un autore pro-gay che dice la verità sull'Italia e sul Vaticano, no! Questa è chiaramente una censura.

Come giudica il silenzio italiano intorno a Sodoma rispetto al successo in altri Paesi?

Bisogna considerare il tutto alla luce dei numeri. Di Sodoma sono state già vendute 300.000 copie, come riportato in un articolo pubblicato l’8 maggio su L'Obs. Sono invitato alle più grandi rassegne mondiali e il mio libro, già pubblicato in 8 lingue, viene tradotto in una dozzina di altre per un totale di 20. Sodoma è attualmente sulla prima pagina di molte testate in America Latina, Polonia, Portogallo, Usa e sono oltre 1000 gli articoli comparsi in tutto il mondo al riguardi. Il libro è un bestseller in 15 paesi, tra cui Cile, Colombia, Polonia, Portogallo, Australia, Canada. È stato il numero 1 delle vendite in Francia per 8 settimane, dove sono state vendute 100.000 copie: numero mai raggiunto da un libro sulla religione. Ma in Italia sono boicottato da alcuni giornali e da alcuni festival. Si ignora il libro anche se si parla ampiamente dell'Italia! 

Senza aver visionato Sodoma, ad esempio, Matteo Matzuzzi, l’ha attaccato violentemente su Il Foglio ancor prima della sua pubblicazione: tutte le frasi del suo articolo erano false o diffamatorie perché nessuna rifletteva quello che c'era nel libro, di cui ovviamente non aveva letto una sola pagina! 

Il colmo del ridicolo e Matzuzzi era completamente screditato. Ma in Italia è possibile. Mai un giornalista potrebbe farlo in Francia su un giornale serio. "Sodoma – mi ha detto un giornalista in America Latina – è il libro più discusso sul Vaticano nel decennio, più dei libri del Papa". Sono sorpreso delle censure e dai boicottaggi che ho sofferto in Italia! Si tratta di un atteggiamento per nulla pluralista né tanto meno democratico. Ma, soprattutto, serve alla Chiesa per continuare a perpetuare le sue menzogne. Il mio libro ha un requisito di verità che soddisfa il requisito della verità di Papa Francesco.

Cosa pensa dei vaticanisti italiani?

In Francia i vaticanisti non esistono. Non sarebbe mai tollerato che un giornalista si accontenti di riprodurre gli "elementi del linguaggio" del Vaticano senza la necessaria distanza e di essere agli ordini della Santa Sede più che al servizio dei suoi lettori! Ma è quello che succede su Il Corriere della Sera come su La Stampa, Il Foglio o in Rai. Ci sono due tipi di giornalisti che non hanno capito il mio libro e il dibattito globale che suscita: quelli che sono completamente estranei al mondo gay e, quindi, appaiono confusi o increduli di fronte alla realtà che descrivo; coloro che, come i vaticanisti, la conoscono troppo bene, conoscono la verità di Sodoma ma preferiscono, per vari motivi, mantenerla segreta. Per molti di loro si tratta di cose da dire ma non da scrivere! Ebbene, io le ho scritte.

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