Prep e Hiv, Breveglieri: «Il preservativo è importante ma non è l'unico strumento di prevenzione» (Parte 2)

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(continua)

C'è sempre un gran discutere di numeri. Mi puoi dire quali sono i dati quantitativi di infezioni da Hiv nel Paese e se questi dati sono cresciuti negli ultimi cinque anni?

Nel 2015 in Italia ci sono state 3.444 nuove diagnosi, di cui l’85,5% per via sessuale, etero (44,9%) e MSM (40,6%). Tra i giovani tra i 18 e i 25 anni, peraltro, questa proporzione è ribaltata: quasi la metà delle nuove diagnosi è tra i giovani MSM (49,3%), contro il 37,7% di etero. In generale c’è stata negli ultimi cinque anni una progressiva diminuzione delle nuove diagnosi, tranne che per gli uomini che fanno sesso con uomini (MSM), che sono invece aumentati. Sull’età si può poi rispondere in tre modi. In primo luogo quelli diagnosticati di più, sul totale delle nuove diagnosi, sono stati quelli tra i 30 e i 49 anni. Quindi non i giovani. Poi però è vero che, se paragoniamo l’ampiezza di popolazione di ciascuna fascia di età, quelli tra i 25 e i 29 anni si infettano di più rispetto agli altri, cioè ci sono più diagnosi ogni 100.000 giovani (25-29) di quante ce ne siano ogni 100.000 over 30. Potrebbe essere una spia di una maggiore vulnerabilità di quella popolazione. E poi c’è il terzo modo di risponderti, guardando alla tendenza nel tempo, dunque se ci siano aumenti o diminuzioni, miglioramenti o peggioramenti. Focalizzandoci solo sugli MSM, a livello nazionale stiamo avendo negli ultimi 5 anni un aumento costante di nuove diagnosi tra gli over 50, mentre il dato è complessivamente stabile, tra aumenti e diminuzioni, tra i 25-50 e tra gli under 25. L’aumento tra i più adulti potrebbe anche essere una spia della fatica legata all’uso costante del condom dopo tanti anni tra i gay, ma non abbiamo dati per suffragare questa ipotesi. L’aumento tendenziale di nuove infezioni tra gli uomini che fanno sesso con uomini ci deve far riflettere sull’urgenza di introdurre nuovi strumenti di prevenzione.

Nelle scuole è sempre difficile  parlare di  prevenzione  ma è ancor più difficile far mettere  un distributore di profilattici. Qual è secondo te  il danno  che  questa  mancanza provoca?

Enorme. Ma noi che vediamo quanti danni facciano fenomeni come i no-gender, capiamo bene perché questo avvenga: mancanza profonda di laicità nelle istituzioni scolastiche, mancanza di cultura della salute sessuale in generale, sessuofobia, omofobia e correlati, istituzionali e culturali. I giovani gay e bisessuali, come abbiamo visto, ne fanno ancor più le spese. Ma ancor più fastidioso è sentire ogni anno questa retorica generica sui giovani a maggior rischio. Un po’ perché a volte vengono citati emergenze e aumenti che non esistono, e un po’ perché a fronte di queste lacrime di coccodrillo uno si aspetterebbe una bella strategia nazionale di educazione sessuale nelle scuole, una di quelle azioni che prendono talmente il toro per le corna sul tema sesso e rischio da far impallidire i no-gender, ad esempio rivolgendosi anche ai giovani gay e bisessuali. Invece nulla di tutto ciò. A mio parere la retorica sui giovani nasconde un problema culturale di fondo: l’Hiv in questo Paese non si è mai affrontato seriamente perché implica parlare di sesso. Le poche azioni sulle scuole spesso finiscono a parlare di Hiv e sesso in maniera talmente generica da sembrare lezioni sul sesso degli angeli.

Un giovane si vuole informare su Hiv e Mst e va in internet sfogliando diversi social. Quali sono secondo te le attenzioni che deve avere nel recupero delle informazioni per non cadere in siti o presentazioni individuali non corrette e che possono mettere a rischio la sua salute e quella degli altri ? 

Il consiglio generale è sempre di affidarsi solo a siti che citino fonti, come studi o siti istituzionali specializzati, magari europei o internazionali, verificabili. E di verificare, se si ha tempo, che quel che scrivono corrisponda a quel che dice la fonte. I blog e forum, per non parlare delle discussioni su facebook, sono pericolosi, spesso pieni di opinioni disinformate, quindi eviterei. C’è anche da dire che al momento mi affiderei meno a fonti istituzionali italiane, purtroppo abbastanza arretrate e quindi, su alcune questioni, fuorvianti. Mi è capitato di persone che mi scrivessero perché avevano letto delle cose corrette e aggiornate su siti associativi specializzati, ma poi non le avevano ritrovate su siti istituzionali italiani (ad esempio il terribile sito uniticontrolaids.it) fermi agli anni ‘90, ed erano giustamente confusi. È un problema se noi parliamo di TasP, come ne parla tutto il mondo aggiornato, e poi l’Istituto Superiore di Sanità o il Ministero, invece, ignorano totalmente la cosa nonostante siano ben al corrente di tutto. L’aggiornamento della comunicazione istituzionale italiana è un’altra delle nostre battaglie.

Quale primo suggerimento puoi dare a chi scopre di  essere sieropositivo ?

Di non abbattersi, di rimboccarsi le maniche e proseguire, perché ha una vita lunga davanti a sé, al pari di tutti i suoi coetanei che non hanno l’Hiv. Dovrà probabilmente dedicarsi un po’ di più alla propria salute, ma avrà tutti gli strumenti per farlo: controlli, farmaci, ecc. La TasP gli consentirà anche una vita sessuale molto più serena di un tempo, perché la sua infettività sarà praticamente eliminata. Il suo problema maggiore sarà la gente disinformata, che vive ancora con paure irrazionali e rimasta agli anni ’90. Ma per affrontare questo aspetto, per quel che possiamo e riusciamo e per quanto talvolta faticoso anche per noi, ci siamo anche noi assieme alle altre associazioni che lottano contro l’Hiv e a fianco delle persone con Hiv.

Chiudo col una rapida domanda: il preservativo è?

Lo strumento di prevenzione in assoluto più “versatile” per le varie infezioni sessualmente trasmissibili. E uno strumento di prevenzione dell’Hiv tra quelli con maggiore efficacia. Ma non più l’unico, per fortuna.

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