Addio a Doris Day, morta oggi a 97 anni nella sua casa di Carmel in California. Tra le più grandi dive hollywoodiane degli anni ’60 del secolo scorso, è stata amata ininterrottamente soprattutto dal pubblico statunitense, che in lei riconobbe la bionda della porta accanto e la fidanzata d'America.

Nata Doris Mary Ann Von Kappelhoff il 3 aprile 1924 a Cincinnati, l'indimenticabile interprete di Que sera, sera ne L'uomo che sapeva troppo scelse il nome d'arte di Doris Day dopo aver cantato, in età adolescenziale, Day after day. 

È stata cantante, attrice, star televisiva, animalista, divenendo, dopo l'addio dalle scene 50 anni fa, intramontabile simbolo pop al punto tale che gli Wham! la inserirono nel testo di Wake Me Up Before You Go-Go

La sua fedele amicizia con Rock Hudson negli anni '80, quando l'attore visse l'isolamento per l'Aids che lo avrebbe condotto alla morte, la rese, lei che era già amata dalla collettività Lgbti, un idolo e un'icona di riferimento arcobaleno.

Una carriera straordinaria, la sua, fatta di 39 film: da Hollywood Hollywood con Frank Sinatra a La ragazza più bella del mondo di Charles Walters fino al picco del successo raggiunto con il musical Western Calamity Jane, che la vide dominare come donna il box office dai tempi di Shirley Temple.

Il modo radioso, con cui si impose sul set cinematografico, nascose per decenni i drammi dell'infanzia e dell'adolescenza. Il padre aveva lasciato la madre quando Doris aveva solo 11 anni. Poi a 13 anni l'incidente d'auto che pose fine ai suoi sogni di ballerina. A 17, invece, il matrimonio con il trombonista Al Jorden, che la picchiava, e un figlio prima dei 20. Poi altre tre matrimoni, tutti infelici, tra cui quello col manager musicale Martin Melcher, arrivato a dilapidare 20 milioni di dollari del suo patrimonio.

Eppure Doris Day non perse mai il sorriso e quel viso luminoso di persona felice e rassicurante. «Il pubblico avrebbe seguito le mie canzoni - raccontò nel '96 - perché sentiva che credevo nelle parole, ogni parola, che cantavo».

Con la stessa passione si era lanciata nelle battaglie animaliste, diventando vegetariana e finanziando i movimenti per i diritti degli animali. «Se gli uomini sono davvero delle bestie - disse una volta - allora le donne sono animali amorevoli».

È stata la sua connaturale attitudine a non coltivare rancori e inimicizie a farla amare da tutti. Un mese fa, per il suo compleanno, era stata festeggiata da 300 persone nella sua casa in California. È stata la sua uscita di scena tra gli applausi. Ancora una volta tutti meritati.

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Più di una persona Lgbt su cinque afferma di essere stata vittima di aggressione fisica in Francia durante la propria vita. 

A svelarlo uno specifico sondaggio dell'Institut français d'opinion publique (Ifop) che, pubblicato oggi a quattro giorni dalla Giornata internazionle contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, è stato condotto sulla base di questionario online dal 12 maggio 2019 al 24 aprile 2019 tra 1.229 persone Lgbti, di età pari o superiore a 18 anni e residenti in Francia, quali campione rappresentativo secondo il metodo delle quote.

In totale il 22% delle persone Lgbt ha subito un'aggressione omofobica fisica (dagli schiaffi alle percosse) con un "aumento significativo» di cinque punti rispetto all’ultimo studio dell’Ifop del giugno 2018. Negli ultimi dodici mesi il numero di vittime di violenza fisica è raddoppiato tra giugno 2018 (3%) e aprile 2019 (7%) mentre il 60% di loro ha ammesso di aver pensato al suicidio a fronte della recrudescenza di un tale clima violento.

La tendenza rimane stabile per quanto riguarda gli insulti (29%, +1 punto), la vandalizzazione dei propri beni (21%) o le molestie sessuale (22%, -2 punti).

Nella maggior parte dei casi l’aggressore è un maschio (78%) di età inferiore ai 30 anni (75%), che agisce in presenza di un gruppo (61%), anche se poche vittime dichiarano di essere state aggredite da più persone allo stesso tempo (21%).

Segnalare i fatti in una stazione di polizia (27%), presentare una denuncia ufficiale (20%) o chiedere aiuto a un'associazione Lgbt (19%) rimane un atteggiamento minoritario tra le vittime.

Un taler «ambiente omofobico» porta molte persone Lgbt ad adottare «strategie di invisibilità» (come evitare di camminare mano nella mano [62%] o baciarsi in pubblico [63%] in pubblico) e «strategie di prevenzione» (come non andare in determinati quartieri [37%] o tornare a casa da soli [33%]).

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«Il mio nome è Pete Buttigieg. Mi chiamano sindaco Pete. Sono un figlio orgoglioso di South Bend, Indiana. E correrò per la presidenza degli Stati Uniti». Con questo parole, davanti a una folla entusiasta, il 37enne Pete Buttigieg, sindaco di South Bend, ha lanciato ufficialmente la sua campagna per le presidenziali del 2020 in un ex impianto industriale, chiuso ormai da decenni, e ora diventato un centro di formazione nell'ambito di un progetto della sua città. 

«Libertà, sicurezza, democrazia. Questi sono i nostri punti. La mia storia è alternativa al Make America Great Again - ha detto -. Il Paese ha bisogno di un cambio generazionale e di un modo diverso di vedere il più grande Paese al mondo. La sicurezza o l'idea di democrazia non devono dipendere dalla volontà di un solo partito, ma appartenere a tutti gli americani. Così come il futuro delle politiche riproduttive, non può essere deciso da un gruppo di pochi uomini». 

Eletto sindaco di South Bend nel 2011 a 29 anni, Buttigieg fu riconfermato nel 2015 con l'80% dei voti dopo aver fatto coming out su un quotidiano. Il 16 giugno dello scorso anno si è sposato, presso la cattedrale episcopaliana di St. James, col proprio compagno Chasten Glezman.

Ex riservista della Marina, reduce della guerra in Afghanistan e decorato al valore militare per l’impegno nella lotta al terrorismo, Buttigieg ha tentato lo scorso anno, ma senza successo, di diventare presidente del comitato nazionale democratico.

Secondo molti analisti Buttigieg potrebbe essere la vera grande sorpresa delle primarie democratiche. Appena tre mesi fa era accreditato all'1%. Ma poche settimane di dibattiti e qualche apparizione tv lo hanno portato alla ribalta, al punto da aver già affiancato, come popolarità, Kamala Harris e Beto O'Rourke.

La sua giovane età, il fatto che sia dichiaratamente gay (ha aperto il comizio ringraziando i genitori e suo marito), l'essere un veterano di guerra lo hanno reso fin dall'inizio un personaggio di rottura, un nuovo Obama, che piace anche per quello che dice e per come lo dice. Ossia con competenza, ironia, capacità di improvvisare.

È diventata virale la sua risposta in norvegese a una giornalista scandinava, rivelando la sua conoscenza della lingua. Buttigieg ne parla ben sette in modo fluente, senza contare le due due lauree, conseguite a Harvard e Oxford. E una settimana fa, attaccando il vicepresidente Mike Pence per le sue posizioni anti-Lgbti, Buttigieg, che rivendica d'essere cristiano, ha spiazzato tutti col rispondere: «Mike, tu non stai combattendo me, ma Dio».

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La Federazione australiana di rugby ha rescisso il contratto con l'estremo Israel Folau che non potrà più giocare in nazionale. Come noto, il giocatore aveva postato, il 10 aprile, su Instagram un post, in cui aveva affermato che «l'inferno attende» i gay.

Rugby Australia in una nota ha rilevato come il 30enne abbia commesso «una grave violazione del codice di condotta dei professionisti che impone la rescissione del contratto". Contratto che lo legava alla federazione fino al 2022. Il provvedimento esclude Folau, con ben 73 presenze in nazionale, dai mondiali di rugby in programma in Giappone a settembre.

Il rugbista dei Waratahs di Sydney, che con i Wallabies aveva raggiunto la finale della Coppa del mondo nel 2015, ha 48 ore per accettare il licenziamento o presentare ricorso richiedendo un'udienza davanti alla commissione disciplinare.

Il presidente della federazione, Raelene Castle, ha ricordato come Israel, non nuovo a questo tipo di uscite, fosse stato ripetutamente avvertito sull'uso dei social e non abbia dunque «rispettato le indicazioni". Folau, fervente cristiano della Federazione mondiale delle Assemblee di Dio, che sui social si presenta con le parole: "Vivo per Gesù Cristo", ha scritto nel post del 10 aprile: «Ubriaconi, omosessuali, adulteri, bugiardi, fornicatori, ladri, atei, idolatri: l'inferno vi aspetta. Pentitevi! Solo Gesù salva".

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In un'intervista ha spiegato che ora vive «anzitutto per Dio" e che i suoi piani per lui «sono migliori di qualunque altra cosa".

La sua esclusione dalla nazionale complica i piani del ct Michael Cheika, che lo aveva quasi sempre utilizzato per la sua grande velocità che ha anche aiutato i Waratahs a vincere il titolo di Super Rugby nel 2014. A inizio aprile è diventato il miglior meta-man nella storia del campionato australiano.

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In Corea del Sud i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso non sono mai stati considerati illegali. Anzi l’articolo 31 della legge della Commissione nazionale per i diritti umani, promulgata nel 2001, stabilisce che "nessun individuo può essere discriminato sulla base del proprio orientamento sessuale". 

Ma i rapporti omosessuali, sotto la generica voce di “molestie sessuali”, continuano a essere perseguiti come atti delittuosi sulla base del paragrafo 6 dell’art. 92 (anche conosciuto come Legge militare sulla sodomia) del Codice penale militare, che prevede il congedo con disonore e la carcerazione con lavori forzati fino a un massimo di due anni

Il servizio militare obbligatorio dalla durata biennale è considerato un dovere patriottico in Corea del Sud. Non esistendo obiezione di coscienza, il sottrarvisi può portare a uno stigma duraturo con ripercussioni sullo stato sociale, lavorativo e familiare. Ciò induce persone gay a tacere la propria omosessualità al momento della visita medica previa all’arruolamento. Ma ciò non le mette al riparo dall’occhiuta sorveglianza dopo che hanno iniziato a prestare servizio tra le forze armate.

Nel 2017 è toccato a un ufficiale, oggi 27enne, essere scoperto e accusato di aver avuto, fuori dalla base militare, un rapporto sessuale con un commilitone. Poteva andare incontro a una triplice umiliazione: la condanna penale, il congedo militare con disonore e un coming out forzato presso i genitori, che lo stesso giovane, coperto dall’anonimato, definisce ad Afp "cristiani conservatori e pii".

L'ufficiale, all'epoca un coscritto, è stato arrestato con altri 21 soldati a seguito di una retata. Come denunciato dal Centro per i diritti umani nell'esercito (Cdha) - un'organizzazione militante di Seoul che accusa l'esercito di impegnarsi in "caccia alle streghe" -,  gli inquirenti hanno costretto i "sospettati" a inviare messaggi, in loro presenza, a utenti di app per incontri per stanare altri soldati gay.

12 dei 21 soldati arrestati hanno impugnato il paragrafo 6 dell’art. 92 davanti alla Corte Costituzionale, che, dall’entrata in vigore del Codice penale militare (1962), si è già pronunciata al riguardo tre volte. L’ultima è stata nel 2016 con un verdetto di mantenimento del paragrafo (cinque voti favorevoli e quattro contrari).

Tale sentenza è stata fortemente criticata dalle organizzazioni umanitarie. Mentre Human Rights Watch ha definito il paragrafo "una macchia sul registro dei diritti umani del Paese", per Amnesty International si tratta di testo "arcaico e discriminatorio". 

L'ex ufficiale anonimo non è tra i 12 soldati che hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Ma nel 2018, terminato il biennio di servizio militare, il suo processo è stato trasferito, per ragioni di competenza, a un tribunale civile, che lo ha assolto. È la prima volta che accade in riferimento all’accusa di un soldato ai sensi del paragrafo 6 dell’art. 92. Ovviamente l’Esercito ha fatto appello e ora il giovane sta affrontando il secondo processo, il cui verdetto dovrebbe giungere in contemporanea con quello della Corte Costituzionale.

Continua intanto a nascondere il suo orientamento sessuale a tutti, soprattutto ai genitori e agli amici più cari. "È come – ha dichiarato sempre ad Afp – se la mia intera esistenza fosse negata".

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Autorizzata dalla Prefettura e Questura di Prato la manifestazione indetta da Forza Nuova il 23 marzo in occasione del 100° anniversario della nascita dei Fasci di Combattimento. Una decisione presa da tutti i componenti del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo il via libera del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al corteo, che partirà alle ore 15:00 da piazza della Stazione per arrivare in piazza del Mercato Nuovo, prenderà parte anche il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

Nella nota diffusa dalla Prefettura si è fatto appello «al senso di responsabilità di tutti, Istituzioni e società civile, nel rispetto della legalità e dei principi di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero sanciti dagli artt. 17 e 21 della Costituzione».

Ed è scoppiata immancabilmente la bagarre. Tra i primi a scagliarsi contro la decisione è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha dichiarato: «Il ministro degli Interni Salvini ha dato la sua risposta. Ha deciso di dare diritto di tribuna pubblica a una formazione di estrema destra in una città che non la vuole. Trovo sconcertante e inaccettabile che si possa autorizzare nei fatti la celebrazione dei cento anni del fascismo». 

Un’autorizzazione ancora più sconcertante per Rossi dal momento che Prato è «città medaglia d'argento della Resistenza» e, dunque, «non può essere teatro di una manifestazione dove troveranno spazio richiami al fascismo e al razzismo». 

Contrari al corteo, ancor prima della decisione, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni,e i veritici la Diocesi pratese, che avevano espressamente chiesto il divieto della manifestazione. 

Il via libera non ha fatto che alimentare un clima già rovente a Prato dopo che alla vigilia ignoti avevano vandalizzato la sede dell'Anpi e del Pd con svastiche e scritte inneggianti al fascismo.

Condanna durissima per il permesso della manifestazione da parte dell’Anpi Nazionale, che ha aderito alla mobilitazione antifascista (In)tolleranza zero - Prato città aperta, solidale, antifascista. Mobilitazione, che indetta da una cinquantina tra associazioni, gruppi, partiti e movimenti, si terrà in contemporanea con quella dei forzanovisti. 

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, il 19 marzo (appena un giorno prima del permesso di Prefettura e Questura), Massimo Nigro, candidato sindaco di Fn a Prato e promotore del corteo di sabato. 

Intervistato da La Zanzara, Nigro ha esaltato Mussolini come il miglior statista che il Paese abbia avuto. Ha poi detto di essere incuriosito da Hitler, aggiungendo: «Vorrei studiarlo di più» e minimizzando contemporaneamente l’Olocausto col dire: «Muore un sacco di gente in questo mondo».

Attacchi poi a raffica contro le persone omosessuali e i Pride quali parata di «scimpanzé: Se vogliono sbaciucchiarsi, lo facciano dentro casa loro. Non per strada».

Clicca per ascoltare l'audio integrale delle dichiarazioni di Nigro

 

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L'Australia ha negato il visto a Milo Yiannopoulos per un post sul massacro di Christchurch.

Commentando l’attentato alle due moschee della città neozelandese, che è costato la vita a 49 persone, il giornalista e scrittore britannico, noto per le sue violente posizioni critiche su Islam, ateismo, femminismo e politicamente corretto, ha infatti scritto su Facebook: «Attacchi come questo avvengono perché l'establishment asseconda e coccola l’estrema sinistra e le culture barbariche di altre religioni. Non quando qualcuno osa farlo notare».

Per il ministro australiano dell'Immigrazione David Coleman, che ha annunciato la negazione del visto a Yannopoulos, «le parole sui social media sull'attacco terroristico a Christchurch sono orribili e fomentano l'odio e la divisione»

Il premier Scott Morrison aveva già deciso di non concedere il visto al giornalista, ma poi aveva cambiato posizione per le proteste del Partito Liberale d'Australia al potere. Il governo normalmente non commenta le singole decisioni sui visti ma ha fatto un'eccezione nel caso di Yannopoulos anche perché l'autore della strage di Christchurch, Brenton Tarrant, è un suprematista bianco australiano.

E voce autorevole del suprematismo nonché dell’Alt-right è proprio Yannopoulos, la cui islamofobia è strettamente correlata alla vicinanza agli ambienti catto-conservatori di Church Militant (lo scrittore si professa cattolico praticante: dopo l’università iniziò a scrivere per The Catholic Herald) e al deciso antibergoglismo. Non bisogna dimenticare quanto abbia inciso al riguardo l'esperienza di caporedattore di Breitbart News, il cui direttore esecutivo è stato Steve Bannon, capo stratega di Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017.

Ciò spiega anche perché Yannopoulos, apertamente omosessuale, ritenga che «i diritti civili ci hanno reso più stupidi» e descriva l’omosessualità come «aberrante» e «una scelta di stile di vita garantita per portare ai gay dolore e infelicità».

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Il volantino Chi tocca la dignità della donna?, preparato dalla Lega di Crotone in occasione dell’8 marzo, ha suscitato una tale ondata di reazioni (tra cui quello delle tre ministre pentastellate Elisabetta Trenta, Giulia Grillo e Barbara Lezzi) da indurre lo stesso Matteo Salvini a prenderne pubblicamente le distanze. «Non ne sapevo niente – così ieri il segretario federale del Carroccio - e non ne condivido alcuni contenuti. Lavoro per la piena parità di diritti e doveri per uomini e donne, per mamme e papà».

Ma Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale di Crotone che del contestato esacalogo è autore formale, non accenna a fare marcia indietro. Anzi, ha rincarato la dose in un’intervista a Radio Capital, nel corso della quale ha dichiarato: «Per me il ruolo della donna è fondamentalmente quello di madre. Questo non vuol dire che non deve lavorare. Sicuramente un certo femminismo ha sminuito questa funzione sociale importantissima e fondamentale di essere madre e di essere moglie». 

In riferimento poi alla strumentalizzazione ideologica, di cui, secondo il volantino, le donne sarebbero oggetto insieme con migranti e gay, Cerrelli ha affemato: «C'è una differenza tra l'omosessuale e il gay. L'omosessuale è colui che vive in modo sereno e intimamente la propria omosessualità. Il gay è un agente politico, che vuole rivoluzionare l'ordinamento e dunque l'antropologia della società.

I gay, le donne e i migranti sono usati, tutte queste tre categorie, dalla sinistra rivoluzionaria. Sono il nervo scoperto della rivoluzione, sono il motore delle battaglie della sinistra rivoluzionaria. Se si toccano queste tre categorie, è l’inferno».

Ha anche ribadito di non gradire il termine 'femmicidio' e d'essere obiettore di coscienza in materia di divorzio.

Nella serata d’ieri l’avvocato canonista nonché dirigente nazionale di Alleanza Cattolica ha diffuso un comunicato, in cui si legge: «Il volantino della Lega di Crotone per la festa della donna è un inno al ruolo centrale della donna nella società. Un'autodeterminazione senza limiti della donna sostenuta da un femminismo antagonista contro l'uomo ha favorito un disequilibrio nella società, che ha avuto un riverbero negativo in tutti gli ambiti a cominciare da quello familiare che è stato decostruito scientificamente nelle sue basi.

L'autodeterminazione senza limiti che, come Lega Crotone disapproviamo, è quella che propizia la vergognosa pratica dell'utero in affitto, pratica vietata un mese fa anche dalla Cassazione (affermazione falsa perché la sentenza della Cassazione a Sezione Unite su tale materia non è stata ancora emessa, ndr) anche se gratuita, sancendo l'indisponibilità del proprio corpo. Una certa sinistra tende a propiziare dal '68 una lotta tra i sessi, che vede la donna contrastare in modo rancoroso l'uomo.

La Lega di Crotone, al contrario, esprime la necessità di un'alleanza tra l'uomo e la donna per porre le basi a favore di una società a misura d'uomo. La sinistra è propensa ad accettare che la donna sia trattata da "incubatrice" per favorire l'egoismo di alcuni, così come intende eliminare i termini "papà" e "mamma" cari alla nostra civiltà e alla nostra antropologia per sostituirli subdolamente con i termini "genitore 1" e "genitore 2".

La Lega di Crotone è evidentemente contraria alla violenza perpetrata da chiunque commessa e ritiene che i cosiddetti "femminicidi" come anche i cosiddetti "maschicidi", che sono evidentemente da condannare, sono la conseguenza di rapporti familiari sempre più labili e basati sulle emozioni».

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A Crotone, laddove fino a qualche anno fa l’attecchimento della Lega sarebbe stato visto quale boutade o pura follia, la sezione provinciale del Carroccio ha annunciato, per l'8 marzo, la diffusione di un volantino dal titolo Chi offende la dignità della donna?.

L’esacalogo su chi sia la donna e come ne vada effettivamente tutelata la dignità risponde in realtà alla relativa visione del segretario provinciale Giancarlo Cerrelli, che, già vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015, è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si espresse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è una malattia», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali».

E, infatti, di gay si parla immancabilmente anche nel volantino ma questa volta quali vittime di presunte strumentalizzazioni ideologiche insieme con le donne e i migranti

Per Cerrelli e la Lega crotonese a offendere la dignità delle donne sarebbe, fra l’altro «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Da qui la conclusione: «La Lega Salvini Premier di Crotone è convinta che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nostra nazione. Non sia, pertanto, mortificata la sua dignità da leggi e atteggiamenti che ne degradano e ne inficiano il suo infungibile ruolo».

Eccone il testo integrale:

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A darne notizia lo stesso Cerrelli con un post su Facebook.

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«Sicurezza vuol dire dare il diritto a due ragazzi che si vogliono baciare di non aver paura che qualcuno l’insulti sull’autobus». 

Questo il passaggio del discorso che, pronunciato ieri sera ai supporter radunati nel Comitato elettorale allestito di fronte al Circo Massimo, Nicola Zingaretti ha dedicato alla realtà Lgbti e al tema dell’omofobia quando era oramai certa la sua elezione a quinto segretario del Partito Democratico.

Passaggio, questo, inserito nel quadro generale della questione sicurezza con inequivocabile riferimento a uno dei cavalli di battaglia del suo omologo leghista Matteo Salvini, che, dopo la conversione in legge dello specifico decreto si appresta, in questa settimana, a portare a casa l’approvazione definitiva alla Camera del ddl sulle modifiche al Codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa.

Ma per Zingaretti la questione securitaria va di pari passo con quella dell’inclusione, del rispetto delle minoranze, della parità di diritti sì da fargli, ad esempio, parlare di libertà di baciarsi sul bus per le coppie gay senza temere di essere insultate al pari della libertà di pregare Allah per un ragazzo musulmano «senza paura di essere deriso» o di andare a scuola con la kippah per i ragazzi ebrei, «sentendosi felici e non vittima di insulti o di paure».

Ma il discorso di Zingaretti si è articolato in altri punti: dalla resistenza partigiana all'attenzione per i giovani e la loro battaglia in favore della sostenibilità ambientale, dal richiamo ad arginare la cultura dell'odio all'attenzione per il lavoro, la scuola, il mondo della ricerca, l'innovazione tecnologica fino all'impegno complessivo per la promozione  della condizione umana con riferimento alle «parole splendide di Aldo Moro negli scritti giovanili».

Insomma in quelle parole è emersa la summa dei riferimenti politici e culturali di Nicola Zingaretti, che la stragrande maggioranza (si parla di 68%) delle circa 1.800.000 persone, recatesi ieri a votare per le primarie, ha preferito rispetto a Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Il neosegretario del Pd ha poi richiamato i punti programmatici del suo discorso in un post su Facebook, pubblicato dopo la mezzanotte, in cui ha scritto di dedicare «questa vittoria a Greta, la ragazza svedese che lotta per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria a tutti i ragazzi che il 15 marzo riempiranno le piazze italiane per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria ai cinque milioni di poveri che soffrono per le ingiustizie e che noi vi giuriamo aiuteremo a riscattarsi.

Dedichiamo questa vittoria ai troppi giovani disoccupati che hanno diritto al lavoro, agli studenti e alle studentesse che vengono ignorati. E ora voltiamo pagina».

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