Strattonato, picchiato, gettato a terra dopo essere stato insultato quale ricchione. È successo nella notte  Barano d’Ischia, dove un gruppo d’adolescenti ha aggredito Giorgio Di Costanzo, noto militante locale di Rifondazione Comunista.

Dopo l’aggressione, avvenuta in piazza Mar del Plata in località Testaccio, gli aggressori si sono dileguati mentre la vittima veniva successivamente soccorsa i carabinieri della vicina stazione di piazza San Rocco.

Trasportato presso l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, Di Costanzo è stato medicato nonché sottoposto a tac.

Per Antonello Sannino il pestaggio di Barano d’Ischia sarebbe l’ennesima riprova di un’emergenza omotransfobia in Campania e, in generale, nel Paese. «Dal 1° giugno – ricorda il presidente d’Arcigay Napoli –  è il settimo caso nell'area metropolitana di Napoli (35° in Italia). Solidarietà e vicinanza a Giorgio.

Il clima d'odio leghista, generato da alcuni ministri salviniani, rende sempre più insicuro e violento il nostro Paese».

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«Oggi nella casa del Signore, che ha accolto sia noi che il tuo corpo, mi sono sentita in pace, perché vedevo tutte e tutti emozionati, con gli occhi pieni di lacrime. Tutti lì per te, nella  tua ultima sosta davanti a noi che eravamo desiderosi di rivederti, anche se per l'ultima volta, finalmente libero come un battito di ali liberatorio.

In quel luogo dove un tempo sei stato battezzato, Vincenzo, mi sono aggrappata ad ogni singolo secondo, volevo non passasse mai, ripercorrevo la nostra breve  strada e ho immaginato quando tua madre ti manteneva il capo mentre ricevevi il battesimo, fino al tragico evento e a quel punto avrei voluto urlare: Non è giusto, che questo non è il disegno di Dio ma quello di un mostro.

Poi i palloncini bianchi sono volati in alto. Uno solo si è staccato dal gruppo: forse eri tu che hai voluto salutarci un’ultima volta come solo tu sapevi fare. Sono uscita fuori alla chiesa, ho visto i negozi e la gente che osservava quel che accadeva in una giornata intrisa di sole e di caldo. L’estate mi è sembrata un’ambientazione surreale per questo momento e ho ripensato alla vita che non vivrai piu su questa terra. E. intanto, quel palloncino è volato sempre più in alto fino a sparire».

È questo il saluto commosso che Lia Zeta Pastore, nota esponente della comunità Lgbti napoletana, ha dedicato su Gaynews al suo amico Vincenzo Ruggiero, di cui sono state celebrate a Napoli le esequie a poco meno d’un anno dall’omicidio. Omicidio del quale, come noto, si è accusato Ciro Guarente.

lia zeta

I funerali, cui hanno partecipato più di 400 persone (presente anche una delegazione di Arcigay Napoli), sono stati celebrati nella storica chiesa di Santa Maria di Montesanto, dove Vincenzo era stato battezzato. Rione, del resto, dove il giovane aveva vissuto fino a poco tempo prima della tragedia.

Le parole del parroco Michele Madonna hanno toccato in profondità il cuore di chi era presente al rito esequiale sia per l’invito perentorio a parlare, qualora qualcuno sapesse qualcosa di rilevante per le indagini, sia per il racconto d’un suo incontro con la madre della vittima

«Non porto rancore per chi ha fatto ciò a mio figlio». Questa la risposta data dalla donna al sacerdote che le aveva chiesto se fosse disposta a perdonare l'uccisore del figlio. Parole che sono state accompagnate da lacrime e applausi prolungati.

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Francesco e Salvatore si sono uniti civilmente in mattinata presso il Palazzo comunale di Giugliano (Na). Una celebrazione vissuta tra la gioia e l'emozione di familiari e amici alla vigilia del Pompei Pride. Ma qualcuno, nella notte, ha pensato bene d'imbrattare un muro in Piazza Municipio con svastica e scritta omofoba Auguri, ricchioni.

A denunciare l'accaduto su Facebook Antonello Sannino, presidente d'Arcigay Napoli.

«Ancora un episodio di intolleranza e di omofobia - si legge sul post -. Ancora una volta contro le unioni civili. A Giugliano sconosciuti vigliacchi imbrattano i muri di scritte naziste e intolleranti contro Francesco e Salvatore.  

Stiamo festeggiando ora la loro unione civile appena celebrata. Ai due cari amici la mia totale solidarietà e gli auguri più sentiti per la loro bellissima storia d'amore. Domani a Pompei saremo insieme a loro e insieme a Monica Cirinnà per dire che l'amore vince #LoveWins».

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Una camicia floreale ritenuta troppo vistosa. Questa la colpa di un 16enne napoletano che, all’uscita dal Parco della Floridiana, è stato insultato volgarmente da un 30enne, preso a calci e pugni, minacciato di morte

«Ero in compagnia di mio cugino – così ha raccontato il giovane -. Stavamo uscendo dalla Floridiana, quando sul viale principale incrociamo un ragazzo sulla trentina, che senza nessun tipo di interazione, inizia ad insultarmi per la mia camicia, poi mi dà del ricchione.

Io non gli do retta, non rispondo perché la mia camicia è favolosa e continuo a camminare. Lo s*****o però mi raggiunge e con uno schiaffo, seguito da un pugno, mi manda a terra e inizia a colpirmi ripetutamente con calci mentre urlava: Tu non sai chi sono io. Ti sparo e ti faccio morire qua a terra!

Tutto questo davanti a delle persone che non intervengono. L’unica cosa che sanno dire è: Non lo prendere a calci, che poi si rompe. A quel punto mi intima di andarmene e così faccio, sperando che mio cugino sia lontano, si sia salvato almeno lui».

A denunciare l’accaduto Non una di meno – Napoli sulla pagina Facebook.

Ferma condanna è stata subito espressa dal presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino: «Ennesima e vile aggressione omofoba nella Floridiana di Napoli denunciata da Non una di meno. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza concreta al ragazzo, vittima di violenza e odio, e ringraziamo Non una di meno per la denuncia pubblica.

I fatti raccontati ci spingono ancora una volta a chiedere l'immediata discussione della legge regionale contro l'omotransfobia, ferma imperdonabilmente da troppo tempo alla VI° Commissione Regionale presieduta da un esponente del Partito Democratico, Tommaso Amabile.

Invitiamo tutte le cittadine tutti i cittadini libere/i a fare fronte comune contro l'intolleranza e l'odio, sabato 30 giugno, a Pompei per il Pride. Solo l'alleanza tra le forze democratiche, civili, libere di questo Paese possono creare un argine vero alla deriva violenta, razzista, misogina e omotransfobica dell'Italia.

Occorre da subito di partire nelle scuole e tra i giovanissimi/e per ricostruire una nuova cultura dell'accoglienza e del rispetto di tutti e di tutte».

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A ridosso del 49° anniversario dei Moti di Stonewall (28 giugno 1969) si celebrerà a Pompei il Pride regionale campano. Organizzata dal Coordinamento Campania Rainbow e da Arcigay Vesuvio Rainbow in collaborazione con numerose associazioni dell’area vesuviana, la marcia dell’orgoglio Lgbti del 30 giugno tiene dietro a quelle di Avellino, Salerno e Caserta

«Non è per il Santuario che abbiamo voluto il Pride proprio qui a Pompei. Dovevamo scegliere una città non capoluogo e questo territorio è stato individuato come un concentrato di pregiudizi nell'area vesuviana». Così Eddy Palescandolo, presidente del coordinamento Campania Rainbow, ha spiegato ieri in conferenza stampa perché sia stata scelta la città degli scavi quale luogo della marcia campana dell’orgoglio Lgbti. «Quello vesuviano – ha aggiunto – è un territorio enorme, dove i diritti civili non sono tenuti in alcuna considerazione».

Gli ha fatto eco Daniela Lourdes Falanga, responsabile Politiche Trans per il comitato Arcigay Napoli, che si porta dietro le cicatrici dell’emarginazione da parte del padre (un affiliato alla camorra) e della società locale. «Io da questa città sono stata cacciata – ha dichiarato –. La mia è una storia di grande dolore ma anche di rivendicazione di diritti. Vogliamo una Pompei libera dai pregiudizi che ci hanno condannato. La laicità è l'unico grande principio che mette insieme le persone. E siccome anche la Chiesa mi ha emarginato, noi vogliamo costruire un futuro con quei preti che investono nella democrazia».

Ha puntato invece sull’aspetto del rilancio occupazionale e turistico Antonello Sannino, presidente del comitato d’Arcigay Napoli, che ha detto: «Ci auguriamo che le aziende comincino a investire anche sui diritti. Il Pride è anche occasione di crescita occupazionale e turistica. C'è chi ha preparato un pacchetto Lgbt. Dagli Stati Uniti e dalla Francia hanno espresso grande interesse per la manifestazione che sta creando un nuovo indotto». 

Preceduto da forte contestazioni provenienti da ambienti d’estrema destra, il Pompei Pride ha puntato sullo slogan #RemoveTheFrame. Un invito a rimuovere la cornice di tutti i pregiudizi e a difendere la laicità delle istituzioni democratiche ma anche un appello alla Regione Campania e al Parlamento affinché approvino le rispettive leggi in materia di contrasto all’omotransfobia.

Tanti i patrocini concessi al Pompei Pride, tra cui quelli dei Consolati generali di Stati Uniti, Francia, Spagna, Venezuela, della Regione Campania, dalla Città metropolitana di Napoli, della Provincia di Salerno in una con l’adesione del Centro SInAPSi e dell’Osservatorio Lgbti dell’Università Federico II.

Il Pompei Pride partirà alle ore 16:00 da Piazza Falcone e Borsellino per snodarsi lungo Piazza Bartolo Longo, Via Roma, Via Plinio fino a Piazza Esedra, dove si susseguiranno gli interventi di organizzatori, artisti e politici.

Tra questi hanno annunciato la loro partecipazione le senatrici Monica Cirinnà (Pd), Virginia La Mura e Paola Nugnes (M5s), la deputata Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Il party ufficiale dell’evento Magma avrà invece luogo in serata alla Rena Nera Beach a Torre Annunziata.

Ma a caratterizzare soprattutto il Pompei Pride è l’ampio sostegno di artisti e sportivi: da Carla Fracci a Cristina Donadio, da Liberato a Serena Rossi, da Massimiliano Rosolino a Pino Maddaloni, da Irma Testa a TvBoy. Ma anche Maria Nazionale, Patrizio Rispo, Patrizia Pellegrino, Monica Sarnelli, Patrizio Oliva, Lorella Boccia, Vincenzo Picardi, Lisa Fusco, Tony Tammaro, Gianni Molaro.

Guarda il VIDEO con l’appello di artisti e sportivi

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Un grave avvenimento di matrice omofobica sarebbe avvenuto ieri sera al Lido Turistico Beach Park di Bacoli, località marina in provincia di Napoli. 

Daniele Bausilio e Giuseppe Pitirollo, due giovani unitisi civilmente il 30 giugno 2017, sono stati messi alla porta - come hanno raccontato - perché si sono presentati al Lido “senza donne”. Neppure il tempestivo intervento dei carabinieri è stato risolutivo.

In ogni caso, alle prime ore di oggi, Daniele e Giuseppe hanno sporto denuncia presso la Questura di Napoli. A testimoniare un'altra coppia (Pompilio Morganella e Salvatore Senese), che era con loro al momento dell'allontanamento dal Beach Park.

Ecco come lo stesso Daniele ha raccontato l'accaduto su Facebook: «Stasera io e mio marito siamo andati al Lido turistico. All'ingresso ci è stato detto che non potevamo entrare perché non accompagnati. Alla nostra spontanea e ingenua domanda: Accompagnati da chi?, loro hanno risposto: Da donne, perché si entrava in coppia (e non era una serata a tema ma bensì una tranquillissima serata).

Noi abbiamo detto che la coppia eravamo noi e da un anno anche per legge. Loro ci hanno sbattuto in faccia il fatto che per loro la coppia è formata da uomo e donna...

Provo una tale collera e una tale tristezza perché, dopo anni di lotta per i nostri diritti, ci ritroviamo in una situazione del genere. Ci siamo sentiti umiliati, discriminati, offesi e feriti di fronte a tale ignoranza. Chiedo il vostro aiuto per la condivisione per far sapere a più persone lo schifo e l'ignoranza che c'è ancora in giro».

Immediata la condanna di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha detto: «Ancora una volta una  vera e propria apartheid per le persone Lgbti nonostante le leggi dell Stato e la legge sulle unioni civili. 

Intervenga subito la Regione, dove da mesi in VI° Commissione è depositata una legge regionale contro l'omotransfobia. Legge sempre più urgente.

È assurdo che questi episodi si ripetano con una frequenza sempre maggiore nei luoghi di turismo: un Paese che dovrebbe puntare sul turismo e sul turismo accogliente non può permettersi episodi come questo di Bacoli».

Sulla vicenda di Bacoli è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che, contattata da Gaynews, ha dichiarato: «Se corrispondesse al vero la notizia che a una coppia gay è stato impedito l’accesso in un locale pubblico nell’area flegrea, sarebbe una cosa gravissima.

Le autorità comunali intervengano sul locale, sanzionando pesantemente la proprietà, per ripristinare il buonsenso e la legge». 

Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà organizzato un flash mob presso la struttura in questione. 

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Quasi una risposta alle recenti esternazioni del ministro Lorenzo Fontana che ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno: così potremmo sinteticamente definire lo spot del Mediterranean Pride of Naples 2018 ideato, scritto e diretto dall’attrice e regista napoletana Cinzia Mirabella con il sostegno e la condivisione del comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli.

Lo spot, che ricorda l’appuntamento con il Pride di Napoli del prossimo 14 luglio, pone al centro della narrazione un momento ordinario nella vita di una coppia omogenitoriale, focalizzando l’attenzione dello spettatore sui momenti che precedono la partecipazione della coppia stessa al corteo del Pride: si tratta di una famiglia composta da due giovani uomini che, dopo aver accompagnato la figlia al parco, si avviano con gli amici verso la parata del Pride, portando con sé la propria bambina.

Insomma, un delicato e raffinato ritratto familiare declinato in “salsa Pride”, volto a ribadire i valori dell’inclusione, dell’accoglienza e del rispetto che sono valori propri dell’universo storico-sentimentale della comunità Lgbti, della città di Napoli e del Pride.

Oltre all’ideazione e alla regia di Cinzia Mirabella non si può non icordare la presenza di Fabio Marino e Ugo De Matteo in qualità di videomakers, di Andrea Axel Nobile come organizzatore generale e di Silvia Manco come make-up artist.

Interpreti dello spot sono: Amedeo Ambrosino, Andrea Finelli, la piccola Sofia Piccirillo e, in ordine di apparizione, Sara Carbone, Paolo Gentile, Valentina Iniziato, Anastasia Mamayda, Summer Minerva, Valentina Noviello, Maria Vecchioni.

Si ringraziano, poi, gli attivisti del Gruppo giovani Arcigay di Napoli: Antonio Auriemma, Gabri Capasso, Fortunatina Mastellone, Giulio Marini, Vincenzo Morlando, Silvia Schettini nonché Max Wine del Gruppo Over The Rainbow di Arcigay Napoli. Un ringraziamento particolare per la collaborazione all’attore Peppe Mastrocinque.

La grafica e il logo del Mediterranean Pride di Napoli sono firmati da Luciano Correale, responsabile della comunicazione visiva del direttivo Arcigay di Napoli.

Appuntamento, dunque, al Mediterranean Pride di Napoli, sabato 14 luglio 2018!

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Dopo sei anni Salerno è tornata a tingersi d’arcobaleno. Un Pride che, iniziato alle 19:00 sul Lungomare Trieste al termine del convegno Vivere gli affetti presso la Camera di Commercio, si è caricato di quella speciale magia che il capoluogo campano sa regalare all’ora del tramonto.

Tantissime le associazioni a partire dal locale comitato Arcigay, al cui presidente Francesco Napoli va principalmente ascritto il felice esito della manifestazione. Presenti anche il Coordinamento Campania Rainbow, la delegazione di Arcigay Napoli col presidente Antonello Sannino, Agedo, Atn e Famiglie Arcobaleno, guidate dall’ex presidente nazionale Giuseppina La Delfa.

Significativa la presenza dell’archeologa capaccese Ottavia Voza, referente Politiche Trans per Arcigay Nazionale e già presidente del comitato d’Arcigay Salerno Marcella Di Folco.

Non sono mancati componenti della locale amministrazione come il consigliere Antonio Carbonaro e gli assessori Mariarita Giordano e Angelo Caramanno in segno non solo di convinta adesione al Salerno Pride ma anche di risposta alle polemiche sollevate nelle settimane addietro da Lega e Popolo della Famiglia sulla concessione del patrocinio comunale. Cui hanno voluto fare da eco gli striscioni di Forza Nuova che, affissi lungo il percorso del Salerno Pride, hanno ripresentato gli oramai triti slogan sulla “famiglia tradizionale”.

Nessuna volontà contrappositiva, invece, da parte delle gerarchie campane. Il VII° Cammino regionale delle Confraternite, iniziato nel centro storico alle 17:00 e conclusosi alle 19:00 in cattedrale con una concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Salerno Luigi Moretti, era stato in realtà programmato prima del Pride.

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Spalla@Spalla. Le (dis)avventure di Carlo e Luana, pubblicato nella colonna Lgbt della casa editrice napoletana Milena, è il romanzo d’esordio di Christian Coduto, consigliere del circolo Arcigay Rain di Caserta.

Un romanzo scritto come una sit-com, con un evidente sguardo al canone della commedia brillante: quella della migliore tradizione anglosassone, in cui si ride, si evidenziano tic e luoghi comuni della società corrente e si riflette, con ironia e sarcasmo, sulle quotidiane difficoltà con cui si devono misurare i protagonisti che, nella fattispecie, sono persone Lgbt.

Un romanzo incardinato sul rapporto di complicità e amicizia dei due personaggi che condividono lo stesso appartamento e lo stesso orientamento sessuale ma che sono, per il resto, estremamente diversi. Carlo, con l’insulina sempre pronta per il suo diabete, è un giovane biologo gay disordinato e logorroico mentre Luana, una 30enne lesbica misantropa e silenziosa, è una pubblicitaria pignola e ordinatissima.

Il loro ménage, già di per sé esplosivo, è messo continuamente a soqquadro dall’irruzione di parenti spesso indesiderati, amici che non sempre sono effettivamente d’aiuto, colleghi di lavoro con le loro convinzioni infondate (come Tania, la “scema delle mele” convinta che Carlo finga di essere gay perché, in realtà, vuole conquistare le donne) e amanti, più o meno disastrosi, capaci di frantumare i loro già precari equilibri.

Le dinamiche relazionali raccontate da Coduto, benché narrate con grande leggerezza, ci consegnano l’immagine di una collettività Lgbt vittima sia degli stereotipi, che il contesto sociale continua a reiterare a danno delle persone omosessuali, sia dello stigma interiorizzato dagli stessi soggetti appartenenti alla comunità.

Un tema che attraversa l’intero romanzo, declinando la propria presenza in molteplici circostanze, è quello della verità e dell’autenticità. Carlo, Luana, Iris, Marco e gli altri vivono una società che non li considera. Pur anelando a una vita migliore, sono costretti alla menzogna e alla farsa: costrizione che, in alcuni casi, crea una sorta di assuefazione e si ritorce contro la stessa qualità della vita.

C’è da dire che la commedia di Coduto è ambientata nel 2002. In una realtà sociale, dunque, non del tutto diversa dalla nostra ma che, non essendo ancora stata investita né dalla rivoluzione dei social e degli smartphone né da alcune importanti conquiste come, ad esempio, la legge sulle unioni civili, patisce maggiormente meccanismi di esclusione e di pregiudizio. Anche se è perfettamente narrata dall’autore la più spiccata capacità di vivere la vita in maniera “relazionale”, non essendo ancora intervenuta la progressiva e compulsiva dipendenza da social che è possibile constatare nelle nuove generazioni. 

Insomma, un romanzo divertente e pieno di colpi di scena, che gode del sostegno morale dei circoli Arcigay di Napoli e Caserta. E che ha il sicuro merito di raccontare una storia in cui, sia pur tra mille difficoltà, la vita delle persone Lgbt risulta sostanzialmente “ordinaria” nella sua eccezionalità ed eccezionale nella sua “ordinarietà”. Nel suo essere, cioè, conforme a qualsiasi altra esistenza fatta di alterni momenti di euforia e di tristezza, picchi di gioia e di inevitabile disincanto.

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Nella Giornata internazionale contro l’omotransfobia Avellino ha aperto la stagione  dell’Onda Pride 2018. Un primato per il capoluogo irpino, unico tra quelli della Campania a non aver mai ospitato una marcia dell’orgoglio Lgbti.

Marcia che, partita da Piazza Libertà, si è snodata a tappe lungo Corso Vittorio Emanuele con testimonianze dirette e momenti artistici per sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche Lgbti in un territorio dove si parla poco o addirittura si evita di affrontare questi temi. Ad aver organizzato il Pride, cui ha partecipato in veste di testimonial il giornalista Rai Alessandro Baracchini, l’associazione locale Apple Pie.

Presenti tanti attivisti e attiviste campani, tra cui Eddy Parascandolo, presidente del Coordinamento Campania Rainbow, Giuseppina La Delfa, ex presidente di Famiglie Arcobaleno, Ottavia Voza, referente d’Arcigay Nazionale per le Politiche Trans, Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga, responsabile Diritti Persone Trans per Arcigay Napoli, nonché l’artista Ciro Cascina. Tante le persone in strada o affacciate dalle proprie abitazioni, che hanno salutato con entusiasmo l'Avellino Pride, comprese alcune anziane suore della Casa di riposo Alfonso Rubilli.

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Una marcia dell’orgoglio interamente dedicata alle vittime dell’omotransfobia, ricordate al termine della manifestazione davanti alla Villa Comunale col lancio di palloncini colorati sulle note di Hallelujah di Leonard Cohen.

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