Poco più di mille persone al Lazio Pride, che si è tenuto quest’anno nel municipio romano di Ostia all’insegna della lotta contro le mafie.

A organizzare la marcia dell’orgoglio Lgbti, che ha avuto come madrina Vladimir Luxuria, Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Gay Center, Azione Trans e Seicomesei.

Partita da Viale Ginnasi, la parata si è conclusa dopo le 20:00 in piazzale Magellano, dove si sono susseguiti i discorsi di rito.

Tra questi anche quello di Federica Angeli, la giornalista ostiense de La Repubblica che vive da cinque anni sotto scorta per le inchieste sui clan locali degli Spada, Tiassi, Facciani.

«Abbiamo una cosa in comune - ha dichiarato -: quella di essere vittime del silenzio e dell'invisibilità. Io nel mio lavoro ho sempre cercato di mettere in luce le violenze assurde di odio che toccano sia le vittime di mafia che di omofobia.

Il momento in cui ho deciso di uscire dalla paura è stata quella notte di 5 anni, da quando purtroppo vivo sotto scorta: è per amore dei nostri figli che dobbiamo denunciare».

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È partito verso le 16:30 da Piazza Falcone e Borsellino il Pompei Pride. Una marea arcobaleno che, preceduta dallo striscione del Coordinamento organizzativo, si è ingrossata a mano a mano tra suoni, balli e slogan contro ogni forma di discriminazione e le politiche che le alimentano

Ma una marea pervasa anche da una forte dimensione affettiva come quella espressa da un cartonato raffigurante il responsabile nazionale per la Cultura d'Arcigay, da giorni degente in ospedale, con la scritta Claudio Finelli c'è.

Uno striscione, inoltre, realizzato da Gennaro Falanga, ha voluto rendere memoria a tutte le persone omosessuali vessate e mandate a morte, nei secoli addietro, dalla chiesa cattolica. Striscione che, come reso noto oggi dall'attivista stesso, sarebbe dovuto essere rimosso per ordini impartiti "dall'alto" alla Digos ma che per la tenacia degli organizzatori è stato portato fino al termine della parata.

10.000 le persone che hanno partecipato alla marcia regionale campana dell’orgoglio Lgbti. 30.000, secondo gli organizzatori, che hanno parlato di «successo senza precedenti e fuori da ogni aspettativa».

«Esiste e si fa sentire – ha commentato Antonello Sannino, presidente d’Arcigay Napoli – il pezzo importante del Paese che dice no ai censimenti per i rom. Che dice sì all'accoglienza per le persone che scappano dalla guerra dalla fame e dalla povertà e che dice sì al uguaglianza: un corteo colorato e giovane contro l'omotransfobia, contro l’odio e l’intolleranza».

Ma non sono tanto i numeri (comunque considerevoli) ad aver contato nel Pompei Pride quanto la sua forte caratura politica.

Alle bandiere delle associazioni Lgbti (da Arcigay a Famiglie Arcobaleno, da Agedo a Rete Lenford, da Apple Pie di Avellino al Wand di Benevento, da Alfi all’associazione di omosessuali credenti Ponti sospesi), dei sindacati (Uil e Cgil), di Amnesty International, di Libera di Don Ciotti erano infatti mescolate quelle del Pd, del M5s, di Potere al popolo.

E a marciare con le tante persone presenti le senatrici pentastellate Paola Nugnes e Virginia La Mura, i deputati Gennaro Migliore (Pd) e Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tanti sindaci dell’area vesuviana. Tra cui Giorgio Zinno, primo cittadino di San Giorgio a Cremano, che nella mattinata aveva ricevuto una lettera d’insulti omofobi e minacce di morte con tanto di proiettile.

Significativa e mai scontata la partecipazione della senatrice dem Monica Cirinnà, che ha inizialmente sfilato dietro l’oramai noto striscione antisalviniano, rimosso dalla Digos in occasione del Siracusa Pride. Apprezzatissimo il suo intervento a chiusura del Pompei Pride, nel corso del quale ha affermato: «I parlamentari, tutti devono rispettare la Costituzione e chi dice che Non esistiamo dovrà farsene una ragione».

Ma a dare alla marcia campana dell'orgoglio Lgbti una forte dimensione istituzionale è stato soprattutto Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità. Presenza, la sua, che annunciata in anteprima assoluta da Gaynews, è stata accompagnata sin dalla mattina d’ieri dalle reazioni di parlamentari e politici di destra come Malan, Meloni, Scilipoti, Giovanardi.

Ma a mostrare vivo disappunto è stato soprattutto il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana che su Facebook ha scritto «Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Una smentita dunque della presunta disponibilità dello stesso ministro leghista al dialogo sulle tematiche Lgti così come affermato da Spadafora nel corso del Pompei Pride. In ogni caso il sottosegretario ha chiaramente ribadito che «questo Governo non arretrerà sui diritti delle persone che sono qui oggi al Pride: c'è un grosso lavoro culturale e credo che qualcosa in più, una volta superate le priorità del Governo, potremmo fare». Ha infine annunciato l’imminente convocazione di un tavolo con le associazioni Lgbti.

Numerosi gli interventi che si sono succeduti alla fine della parata davanti all’ingresso dell’area scavi, tra cui quelli del coordinatore Eddy Palescandolo, del presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani, della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa e della responsabile delle Poltiche Trans per Arcigay Napoli Daniela Falanga.

È stato anche letto il messaggio augurale della vicepresidente della Camera Mara Carfagna che ha, fra l’altro, ricordato come sia irrinuciabile “il contrasto alla violenza omofoba”.

Saluto Pride

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Mare, Umanità, Resistenza. Fedele al suo motto programmatico è stato tutto questo il Catania Pride che, partito alle 18:00 da Piazza Cavour e snodatatosi lungo l’elegante Via Etnea, si è da poco concluso davanti al Teatro Massimo.

Una marea arcobaleno, composta da 10.000 persone, si è infatti riversata lungo le strade della città siciliana per ribadire non solo il proprio orgoglio Lgbti ma la ferma opposizione a ogni forma di discriminazione, razzismo, insensibilità verso i migranti.

Una rivoluzione gentile – per usare le storiche parole di Franco Grillini – contro i fascismi e le prese di posizione di chi brandisce rosari e poi inneggia alla chiusura dei porti, al censimento dei rom, alle “famiglie tradizionali”

Differentemente da quanto successo al Siracusa Pride del 16 giugno, la Digos non ha applicato alcun intervento censorio nei riguardi di manifesti antisalviniani. Anzi è stato portato in parata lo striscione con la scritta X sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini che, proprio a Siracusa, era stato rimosso per intervento delle forze dell'ordine.

salvini

Ma quello di Catania è stato anche un Pride all'insegna della memoria, volto a ricordare un pioniere del movimento Lgbti quale Dick Leitsch che, morto nella notte a New York, è stato definito dal consigliere nazionale d'Arcigay Giovanni Caloggero «patrimonio della nostra storia gay, lesbica e transessuale».

Ed è soprattutto all'impegno di Giovanni Caloggero che si deve il felice esito della marcia catanese dell'orgoglio Lgbti che, quest'anno, è stata gemellata con quella di Siracusa. A sfilare in testa al corteo, insieme coi rappresentanti di altre associazioni, il portavoce dei due Pride Armando Caravini

Tante le delegazioni presenti, tra cui quelle di Amnesty International e Cgil. Tra i partecipanti anche il sindaco uscente Enzo Bianco.

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Alla vigilia del Catania Pride 2018, gemellato per la prima volta con quello di Siracusa (che ha avuto luogo il 16 giugno ed è stato caratterizzato da un intervento censorio della Digos), Gaynews ha raggiunto Giovanni Caloggero, consigliere nazionale d’Arcigay e figura di riferimento per la locale collettività Lgbti.

Manca un giorno per il Catania Pride 2018: quali le novità ?

Sia a Catania sia a Siracusa abbiamo avvertito, già prima del 4 marzo, la percezione dell'involuzione del quadro politico che si prospettava. Abbiamo avuto, quindi, e lo diciamo con orgoglio, l'intuizione di gemellare i due Pride con un documento politico che già anticipava tutte le criticità. Criticità che, con la formazione del nuovo esecutivo a trazione leghista-grillina, si sono purtroppo realizzate. Siamo particolarmente fieri di questa nostra intuizione che, con soddisfazione, stiamo vedendo riflettersi anche su molti altri Pride già svoltisi in moltissime città.

Abbiamo anche deciso di avere un unico portavoce dei due pride nella persona di Armando Caravini, giovane presidente di Arcigay Siracusa, al quale personalmente cedo il ruolo da me ricoperto per tanti anni: gli trasmetterò esperienza e consigli, riservando a me la gioia di poter passare il testimone per un corretto ricambio generazionale. Vi anticipo che dopo il Pride mi dedicherò alla cucina e al mio antico desiderio di scrivere un libro sulla storia della cucina siciliana.

Al Siracusa Pride è accaduto un fatto spiacevole a opera della Digos, che è divenuto oggetto di un'interrogazione parlamentare. Tu eri presente: quali le tue impressioni?

Ero presente e, essendo alla testa del corteo con lo striscione, non mi sono accorto di nulla. In merito ai fatti posso dire che sono di una gravità inaudita, così come voi di Gaynews avete perfettamente riportato: emblematici, appunto, del nuovo quadro politico e anticipatori di molto di ciò che vedremo tristemente. La condotta di Arcigay Siracusa e del suo Presidente è stata ineccepibile nonchè apprezzabile per la sensibilità dimostrata verso le numerose persone presenti, non tutte disposte a momenti di forte tensione.

A Catania c’è da poco una nuova amministrazione di centrodestra: quali i timori?

Anche la nuova amministrazione di centrodestra che governerà Catania, a nostro avviso, rifletterà il clima generale di cui parlavo. È già sintomatico che allo sbarco di 900 migranti nel nostro porto, ad attenderli era il sindaco uscente Enzo Bianco mentre quello in carica era a festeggiare la sua elezione.

Sabato 23, al corteo, il nuovo sindaco non sarà presente mentre quello vecchio lo sarà come sempre stato, e in veste privata. Mi sembra già abbastanza per essere seriamente preoccupati.

Al governo ci sono forze che affermano che le famiglie sono solo quelle composte da mamma e papà. Come dovrebbe reagire, secondo te, il movimento?

Molte sono state le reazioni delle associazioni alle affermazioni di Fontana, tutte pertinenti, giuste e opportune. Purtroppo sono convinto che, visto lo scenario politico che ci troviamo, le parole e le dichiarazioni non siano più sufficienti. Occorre, a parer mio, iniziare immediatamente a pensare nuove pratiche politiche, rivedere le strategie sin qui percorse che oggi appaiono insufficienti. Occorre richiamare seriamente le persone intorno alle associazioni sensibilizzandole sul tema che un torto fatto anche a un segmento della società rappresenta un torto verso tutta la società. Occorre una più stretta sinergia tra l'associazionismo Lgbti e le forze sindacali e politiche di opposizione.

Se il termine "intersezione" non fosse molto carico di ideologia e concettualismo, sarei certamente per l'intersezione delle nostre attività e politiche a tutti i livelli e con tutte le parti sociali. Per me è un dato fondamentale: non esistono più e non devono esistere più lotte della comunità Lgbti svincolate da quelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, delle donne che rivendicano la propria dignità, dei migranti, etc.

Mi auguro che la mia associazione Arcigay al prossimo congresso, che si svolgerà quest'anno, ne prenda atto e dia una svolta concreta volgendosi verso i reali bisogni della nostra comunità. Volendo essere critici, devo osservare che negli ultimi tempi, ci si è persi troppo in questioni che definirei "teologiche" con un pizzico di ironia, e mi riferisco alle dispute degne del Concilio di Nicea sulla infinita serie di acronimi, di ideologizzazioni, di dispute dottrinali, dimenticando spesso troppo spesso che questi argomenti sono più per gli "iniziati" che per la gente Lgbti che rivela ben altre necessità decisamente più reali e concrete. Ecco non vorrei che la mia associazione e il movimento in generale riflettessero la medesima crisi della sinistra per le medesime ragioni.

La Sicilia è terra di arte e culture nonché crocevia di immigrazione. Da siciliano cosa pensi dell'attuale scenario politico?

La Sicilia è stata patria di Arcigay nonché laboratorio politico di molte formule poi esportate su dimensione nazionale. Credo che la nostra regione, che conta ben cinque comitati Arcigay, sia assolutamente in grado di essere portatrice di istanze e idee. Come si rileva nel documento politico dei due Pride Catania-Siracusa, il fattore immigrazione costituisce per noi un'opportunità anzi un dono del Mare alla nostra Umanità, dono che spinge alla Resistenza verso tutto ciò che nega accoglienza, solidarietà, umanità. 

Le nostre parole chiave dei due Pride sono infatti : Mare, Umanità, Resistenza.

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In 4.000 per la Digos, oltre 5.000 per gli organizzatori. Ma una cosa è certa: il Mantova Pride, partito alle 15:00 da Piazza Sordello e conclusosi in Piazzale Montelungo verso le 19:00, è stato – come detto dal sindaco Mattia Palazzi sul palco – «una grande manifestazione a sostegno dei diritti civili».

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti lo striscione del coordinamento del Mantova Pride, sorretto, fra gli altri, dal presidente del locale comitato Arcigay Diego Zampolli e dal presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani.

Presente in piazza anche il consigliere comunale Luca De Marchi, la cui annunciata partecipazione al Mantova Pride gli è costata, due giorni fa, l’espulsione da CasaPound.

Tanti i sindaci in fascia. A nome di quello di Reggio Emilia c’era il consigliere comunale Dario De Lucia che, sul palco in piazzale Montelungo, ha chiesto pubblicamente alla compagna Federica di andare a vivere con lui. Poi il bacio tra gli applausi degli astanti felicemente meravigliati a pochi passi da quel Palazzo Te, tra i cui capolavori pittorici spiccano gli affreschi della Sala di Amore e Psiche.

Colori ed emozioni, dunque, il Mantova Pride, che Gaynews vi fa ripercorrere attraverso 75 scatti.

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Miglaia a Varese per il Pride dopo che stamattina erano comparsi in città manifesti e volantini omofobi a firma Do.Ra, ossia la Comunità dei Dodici Raggi di matrice neonazista. «La legge naturale - c'era scritto - vi condanna all'estinzione».

La risposta è stata quella che hanno dato i tantissimi partecipanti alla marcia dell’orgoglio Lgbti, partita alle 17:30 in via Sacco e conclusasi, poco prima delle 20:00, in piazza Monte del Grappa. Qui alcuni dei promotori hanno preso la parola per ribadire i diritti della persone Lgbti, cui è seguito un flashmob per chiedere a gran voce una legge contro l'omotransfobia. Presenti tante associazioni Lgbti e il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani.

Anima della seconda edizione del Varese Pride il presidente del locale comitato d'Arcigay Giovanni Boschini, che sul palco in piazza Monte del Grappa è stato protagonista di un inaspettato quanto emozionate momento. Il compagno Tommaso Tramonte gli ha infatti chiesto pubblicamente d’unirsi civilmente con lui.

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È partito il Caserta Prode 2018, da piazza Vanvitelli un corteo arcobaleno si è mosso per il rinnovato appuntamento di rivendicazione di diritti e visibilità della comunità Lgbti casertana. 

Il carro, addobbato con centinaia di palloncini coloritissimi, sta trascinando la folla - migliaia di persone - fa le strade del centro con la musica della dj Antonella Di Matteo e la voce inconfondibile della speaker Rosanna Iannacone. Sul carro presenza amatissima è Deianira Marzano, attrice e youtuber di grande successo. Tra i partecipanti anche il cantautore Tony Tammaro, icona della canzone parodistica napoletana.

Alla testa del corteo, tra gli altri, il sindaco di Casal di Principe Renato Natale con il presidente del comitato provinciale Arcigay Rain di Caserta Bernardo Diana e il presidente del Coordinamento Campania Rainbow Edoardo Palescadolo. Da segnalare la presenza di Famiglie Arcobaleno, di Alfi (la nuova associazione lesbica femminista italiana) di Potere all Popolo e delle varie delegazioni Arcigay sia regionali sia nazionali. 

Ci sono emozioni che non riesci a tenerti dentroQuesto il claim del manifesto che fa mostra di se sui laterali del carro: un Pride riuscitissimo all’insegna della visibilità e dell’orgoglio, per dire no a qualsiasi esclusione e stigma.

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Domani otto città saranno interessate dall’Onda Pride. Tra queste Siracusa che, quest’anno, è gemellata a Catania, la cui marcia dell’orgoglio Lgbti avrà luogo il 23 giugno. Due città siciliane non solo contigue geograficamente ma accomunate dall’impegno per i diritti tra Mare, Umanità e Resistenza, come recita lo slogan dell’anno.

Per saperne di più, abbiamo raggiunto Armando Caravini, presidente del comitato Arcigay di Siracusa e portavoce d’entrambi i Pride della Sicilia orientale.

Armando, il Siracusa Pride giunge alla 4° edizione con la presenza di Leo Gullotta come testimonial. Quali le iniziative messe in campo in vista della parata di domani?

Dal 14 al 16 giugno presso Piazza Cesare Battisti in Ortigia abbiamo creato un programma culturale fitto, articolato ed importante. Riteniamo che il Pride non deve rappresentare solo il corteo finale ma momenti di seria discussione sulle politiche Lgbti e salute.

Il 14 giugno abbiamo avuto ospite Franchina, donna trans di Catania, che ha scritto un libro e si è confrontata con padre Rosario Lo Bello della Chiesa di San Paolo. Cìè stato anche l'intervento di Miki Formisano (Nps) e di Giovanna Cristina Vivinetto. Abbiamo poi avuto in serata il concorso Rainbow arts for Pride (musica, teatrom ballo), il cui vincitore sarà premiato domani da Leo Gullotta.

Stasera, alle ore 18:00, si terrà la tavola rotonda che concentra il tema principale di questo Pride: Mare, Umanità, Resistenza. Fra gli ospiti ci saranno anche Giovanni Caloggero (consigliere nazionale Arcigay) e Luigi Carollo, ideatore e portavoce del Palermo Pride nonché responsabile diritti civili Arci Sicilia insieme con esponenti del mondo associazionistico. Infine, domani, il corteo finale con raduno alle ore 18:00 presso il Foro Vittorio Emanuele II (Porta Marina) insieme al nostro testimonial Leo Gullotta. Concluderemo il Siracusa Pride con un grande party.

Quest’anno avete voluto far precedere al termine Pride l’aggettivo Gay: cosa ha spinto a tornare a una tale impostazione che per molti è datata?

Perché questa manifestazione nasce come Gay Pride e rappresenta il giorno della marcia dell'orgoglio gay: chi cerca di trasformarlo in altro, cercando di nasconderne la vera natura o, peggio, lasciando che la manifestazione venga organizzata da persone che non rappresentano la comunità, è, a a mio parere, totalmente fuori strada.

Io scendo in piazza a manifestare l'orgoglio di essere ciò che sono. Ovviamente il Pride è aperto a tutti i cittadini che sposano le nostre istanze e vogliono vivere in un Paese, che non contrappone cittadini di serie A a quelli di serie B.

Concludo la domanda con un esempio: io sposo le idee della Festa della Liberazione e partecipo con convinzione, ma è giusto che sia l’Anpi a ricordare l'importanza di questa festa. Anche se vi partecipano tutte le persone, che credono nel principio di libertà e democrazia contro tutti i totalitarismi, sarebbe impensabile snaturare la Festa della Liberazione con altri nomi o motivazioni.

Sono ben 28, quest’anno, i Pride italiani, eppure c'è ancora tanta omofobia, transfobia e bullismo nella nostra società. Perché a tuo parere?

Perché da sempre viviamo in un Paese pieno di contraddizioni. A partire dalla nostra classe politica, così lontana dalle esigenze dei cittadini e, ancor di più, da quelle della nostra comunità. Si punta sempre a creare delle divisioni fra persone omosessuali ed eterosessuali, donne e uomini, italiani ed extracomunitari così da mantenere una sorta di continua conflittualità e assicurarsi un determinato bacino elettorale.

Viviamo in un periodo in cui le categorie sociali più deboli sono vessate e si registra una crescita forte della diseguaglianza. Sono presenti questi temi nel documento politico del Siracusa Pride?

Non sbaglio a dire che quest’edizione del Gay Pride di Siracusa, gemellata con Catania, rappresenta il Pride più importante, schierato e di lotta mai avvenuto. Cominciando dai temi che accomunano i due Pride: Mare, umanità e resistenza.

Mare, in quanto siamo una terra di sbarchi: tante, troppe volte il nostro mare si trasforma in un cimitero.

Umanità, perché è quello che ormai manca alle persone: sembra che tutto sia scontato, che la morte di una persona sia cosa che non ci riguardi. Si vive, insomma, in un'apatia assoluta.

Infine resistenza, perché dobbiamo tornare a "resistere": si è insediato un governo estremamente discriminatorio, razzista ed omofobo. Saranno anni di oscurità per quanto riguarda i diritti civili: dovremo combattere non solo per dire: Noi esistiamo ma anche per difendere quel poco che abbiamo ottenuto con tanti anni di battaglie.

Dopo quello di Siracusa ci sarà, appunto, il 23 giugno il Pride a Catania. Quali sono, in sintesi, gli elementi unificanti?

In primis il rapporto umano, personale e la totale sintonia fra i due comitati Siracusa, rappresentata da me, e Catania rappresentata dal consigliere nazionale Giovanni Caloggero. Ci stiamiamo reciprocamente: elemento fondamentale per costruire un percorso comune. Oltre al rapporto umano fra i due comitati l'unione è dettata anche dal fatto che Siracusa, come Catania, è una città di mare da cui dista 60 km. Pertanto molte delle problematiche interne ed esterne alla nostra comunità sono condivise da entrambe le città. Concludo dicendo che la strategia di unione per lo meno negli intenti politici e strategici fra il Siracusa e il Catania Pride si è rivelata vincente. Non a caso, rispetto agli anni passati, abbiamo nettamente più riscontro, attesa e voglia di partecipare.

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Oltre 3.000 persone hanno percorso, sabato 9 giugno, le strade di Pavia per quello che Flavio Romani, presidente nazionale d’Arcigay, ha definito «il Pride più bello che ci sia».

Ma la marcia pavese dell’orgoglio Lgbti, patrocinata da Provincia, Comune, Consulta provinciale degli studenti, Csv Lombardia Sud nonché dal Consolato generale Usa di Milano e dalle ambasciate di Canada e Spagna, è stata soprattutto una manifestazione a forte caratura giovanile in piena sintonia col motto programmatico Millennials – Generazioni d’Amore.

Aspetto, questo, rimarcato dall’attivista Lgbti nonché consigliere comunale M5s Giuseppe Polizzi che su Facebook ha così commentato, a fine giornata, il Pavia Pride: «Una città che ha visto migliaia di giovani partecipare a questa bellissima festa dell'eguaglianza. Siamo una grande e colorata comunità».

Tante le associazioni Lgbti presenti a partire da Arcigay Pavia Coming-Aut che, presieduta da Barbara Bassani, ha coordinato l’organizzazione del Pride.

Dai Giovani Democratici a Rifondazione Comunista non sono poi mancate le rappresentanze politiche. Particolarmente significativa quella del M5s che ha visto, tra gli altri, la partecipazione del deputato Cristian Romaniello e del consigliere regionale lombardo Simone Verni.

Un Pride dalle mille anime, dunque, ma unite nel riaffermare la piena dignità delle persone Lgbti e nel rivendicarne la parità dei diritti a fronte delle dichiarazioni non solo del ministro Lorenzo Fontana ma anche di quelle del vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, che avevano suscitato, in marzo, un’ampia quanto motivata indignazione.

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Oltre 10.000 le persone che ieri a Trento hanno preso parte al Dolomiti Pride, la prima marcia dell’orgoglio Lgbti celebrata in Trentino Alto Adige.

Una festa di musica e colori, cui hanno partecipato, oltre alle associazioni, esponenti della politica locale e tante famiglie, anche un gruppo di uomini nei tradizionali costumi tirolesi. Una parata gioiosa che, partita alle 15:00 da Piazza Dante, si è snodata per le vie di Trento per ribadire che le persone Lgbti e le loro famiglie esistono a fronte di chi, come il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, sostiene il contrario.

È quanto ricordato a chiare lettere da Paolo Zanella, presidente d’Arcigay Trentino, sul palco di Parco delle Albere, dove si è conclusa in serata la parata. «È  il momento di resistere – ha detto –, di dire che noi esistiamo», per poi chiedere al M5s di «prendere posizione sui diritti delle persone Lgbti».

Gli ha fatto eco Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Reggio Emilia, che, accompagnato da Tony (giovane attivista nigeriano costretto a lasciare anni fa il Paese natale a causa della sua omosessulità), ha ribadito l’importanza d’un impegno trasversale da parte della collettività Lgbti a partire da quello per i migranti e richiedenti asilo.

Plauso al Dolomiti Pride è stato espresso dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta che ha dichiarato: «È una festa gioiosa che ha saputo coinvolgere la nostra città. Sono qui per vigilare contro ogni forma di discriminazione perché Trento è una città delle relazioni, del dialogo e del confronto, ed è inclusiva».

Sostegno  e vicinanza al Pride di Trento sono state inoltre manifestate dalla senatrice Monica Cirinnà attraverso un videomessaggio. 

 

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