A poco più di un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 132/2018 (legge di conversione del Dl 113/2018 recante Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, ancora oggi semplicemente chiamata Decreto Sicurezza o Decreto Salvini) quello degli immigrati resta un tema caldo nell’agenda del Governo.

Tema, fra l’altro, sempre più a cuore alle associazioni della collettività arcobaleno in ragione sia di paradigmi intersezionali sia della condizione delle persone Lgbti costrette a fuggire dai Paesi d’origine per i più svariati motivi.

Ne abbiamo parlato con Jonathan Mastellari, che da anni si occupa della materia e sta dando il via a una nuova realtà associativa: Iam.

Jonathan, che cos’è nello specifico Iam?

Iam (Intersectionalites and More) non sarà solo un'associazione Lgbti ma si occuperà a 360° di intersezionalità e identità intersezionali, soprattutto legate ai temi della disabilità, delle migrazioni, delle seconde generazioni e dell'invecchiamento con una speciale attenzione a questi argomenti in connessione alle minoranze sessuali e di genere. Iam riunisce sotto un'unica sigla alcuni progetti esistenti precedentemente, che si occupavano di formazione attraverso il Teatro dell'Oppresso (FucsiaTeatro di Bologna), di sostegno ai richiedenti protezione internazionale per motivi legati all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere e di ricerca e socializzazione per persone con disabilità e anziani omo, bi, trans, intersex, asex e queer. Ci occuperemo di ricerca e formazione riguardanti i temi discriminazione. Un progetto ambizioso, che coinvolge in prima persona le persone che vivono le identità al centro della nostra attenzione ed esperti/e del settore. 

Sulla base della tua esperienza perché le politiche migratorie, oggi più che nel passato, presentano elementi così forti di razzismo e xenofobia? 

Le politiche migratorie, non solo in Italia, stanno seguendo sempre di più l'approccio che vede adottare la chiusura delle frontiere. Il sistema di accoglienza prima del Decreto Salvini, anche se sicuramente migliorabile, funzionava ed è riuscito a gestire un fenomeno di emergenza riguardanti gli sbarchi in maniera soddisfacente. C'è stato un errore di fondo: usare lo strumento della protezione internazionale su questo fenomeno. È inutile nascondere il fatto che migranti di tipo economico, tra chi è arrivato con gli sbarchi, ce ne fossero: queste persone ovviamente si sono viste “diniegare” la richiesta di protezione internazionale, dal momento che questo strumento nasce per tutelare le persone che scappano dal proprio Paese per essere in pericolo per vari motivi, tra cui questioni politiche, di appartenenza a minoranze culturali, etniche, sessuali e di genere, o per motivi di non accesso alle cure. L'alternativa poteva essere studiare modelli diversi di accoglienza temporanea, fornendo un'alternativa alla protezione internazionale, al centro di forti critiche da parte dei movimenti politici contro i fenomeni migratori provenienti principalmente da Africa e Asia.

Cosa significa in questo periodo storico essere un migrante Lgbti nel nostro Paese?

L'Italia fino a pochi mesi fa rispetto ai temi riguardanti le migrazioni Sogi (il termine deriva da Sexual Orientation e Gender Identity) era in realtà un esempio non negativo. La situazione attuale ovviamente è più incerta e delicata per via delle nuove politiche adottate e che potrebbero essere adottate. Le decisioni comunque sono prese dalle Commissioni territoriali: per questo motivo è importante mantenere alto il livello di formazione e conoscenza dei temi Sogi per chi lavora come commissario/a. Probabilmente è impensabile chiedere al nuovo governo di mettere in agenda la creazione di linee guida per la tutela della sicurezza e della privacy per i migranti Sogi nel nostro Paese. Oggi i migranti Sogi trovano generalmente Commissioni territoriali e operatori sociali/legali più esperti su questi temi rispetto anche solamente a cinque anni fa.

L’associazionismo Lgbti ha oggi una maggiore attenzione alle tematiche migratorie. Quali sono per te i punti di forza e di debolezza che lo caratterizzano?

Fortunatamente anche in Italia si comincia a parlare di internsezionalità legate alla comunità Lgbti. Tra questi temi anche le migrazioni Sogi trovano il proprio spazio nelle policy e nelle agende delle associazioni. Da un lato è sicuramente un aspetto positivo, perché è sintomo che è arrivato il tempo di lottare anche per ciò che non sono solo i diritti e i bisogni di tipo primario per quanto riguarda le minoranze sessuali nel nostro Paese. Dall'altro c'è il rischio che tutta questa recente attenzione verso tali temi derivi da un senso di colpa nato dal fatto di non essersi mai occupati di ciò fino ad ora.

Questa seconda ipotesi porta con sé il rischio di voler per forza trattare temi delicati anche senza le adeguate competenze. Per seguire richiedenti protezione internazionale Sogi non bisogna essere avvocati, ma non bisogna pensare che la formazione sia un aspetto secondario. A mio parere la svendita di tessere associative come prove dell'orientamento sessuale e/o identità di genere hanno fatto solo danni. È risaputo ormai che nessuna Commissione Territoriale, giustamente, riconosce le tessere di associazioni Lgbti come prove. Purtroppo però questa pratica continua a essere fatta creando false speranze nei e nelle richiedenti, dal momento che molto spesso si pensa che essere iscritto/a a un'associazione sia qualcosa che assicuri quasi certamente qualche forma di protezione in Italia.

Un altro grande rischio, che porta con sé la maggior attenzione verso questi temi da parte delle associazioni Lgbti, è l'iper-esposizione mediatica dei e delle richiedenti. Una critica che vorrei fare è che spesso passa il messaggio che i e le richiedenti Sogi siano solo africani, del Bangladesh o del Pakistan. Per mia esperienza personale (ho seguito più di 250 richiedenti con richiesta per questi temi dal 2012) almeno un quarto delle richieste provengono da persone nate e cresciute nei Paesi dell'ex Unione Sovietica e dell'America Latina (per noi importantissima la richiesta di protezione internazionale riconosciuta aduna donna transessuale brasiliana a Bologna in Italia da 12 anni).

Quali competenze sono necessarie ai volontari Lgbti per un’azione efficace con particolare attenzione alle persone migranti trans? 

Non scordiamoci che lavorare con i/le migranti in genere, e in primis con quelli e quelle Sogi, vuol dire operare con vite umane, con persone che vengono da culture diverse per le quali l'orientamento sessuale e/o l'identità di genere sono state spesso identità da tenere nascoste o da vivere in modo represso.

Avvicinarsi a questi temi dopo essersi informati, lasciando da parte ogni pregiudizio sugli usi, i costumi, le tradizione e la storia dei principali paesi dai quali provengono i migranti Lgbti in Italia.

Per quanto riguarda la comunità transgender, devo dire che poche sono le persone trans, migrate in Italia, a sapere che potenzialmente possono richiedere la protezione internazionale per motivi legati alla propria identità di genere: ciò fa sì che esse vivano nell'illegalità per anni. Stiamo gradualmente entrando sempre più in contatto principalmente con la comunità MtF migrante che spesso non ha tantissimi rapporti con l'associazionismo Lgbti.

Si sono costruite reti tra le ong che si occupano di migranti e le associazione Lgbti? Quali, secondo te, le difficoltà principali al riguardo? 

Fino a ottobre sono stato il segretario della prima associazione fondata in Italia che si è occupata in modo specifico di queer migrations (termine usato per parlare di migrazioni queer), MigraBO Lgbti: nei sei anni di attività abbiamo lavorato molte volte a stretto contatto con i e le operatrici sociali e legali delle cooperative, per preparare al meglio il materiale per le Commissioni territoriali e la preparazione delle memorie personali dei e delle richiedenti.

Cercherò di portare avanti al meglio questo aspetto anche nella nuova avventura che mi aspetta, quella di Iam. Il problema è che non esiste coordinazione al momento tra le associazioni Lgbti che si occupano di questi temi in Italia. Contatti ce ne sono stati, ma sicuramente si potrebbe fare di più. A volte sembra quasi ci sia competizione su questi temi, dimenticandosi che si parla di supporto a delle vite umane.

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«Daniele Del Pozzo è uno dei protagonisti della storia del Cassero ma anche uno degli operatori più brillanti del sistema culturale bolognese. Siamo orgogliose e orgogliosi del premio Ubu che ieri ha ricevuto: lo festeggiamo come se fosse il nostro, di ciascuno e ciascuna di noi. Da molti anni Daniele ha iniziato con il Cassero e dentro al Cassero un percorso che solo nell’ultima fase, da diciassette anni a questa parte, si è chiamato Gender Bender Festival.

Già prima, e ancora di più durante gli anni del festival, Daniele si è fatto promotore di progetti piccoli, grandi e talvolta grandissimi, con lena quotidiana,  intelligenza vivace, tanta professionalità ma soprattutto una straordinaria capacità di costruire relazioni, con grande cura, all’interno di un circolo, nella città, in tutto il Paese, fino in Europa. Siamo molto grate e grati a Daniele per tutto questo e per l’orgoglio con cui in tutti questi anni ha portato in alto, con sé, la nostra bandiera arcobaleno. Perché è proprio l’arcobaleno il tratto più caratteristico di questa vittoria, che premia un progetto e un curatore cresciuti all’interno del più antico circolo della comunità lgbti in Italia, il primo spazio pubblico affidato da un’amministrazione comunale a un collettivo di gay, lesbiche bisessuali e trans. Di questa storia, e della libertà che esprime, la vittoria di Daniele mostra la traccia. E rende merito perciò anche a tutte le persone che hanno fatto la storia del Cassero e a chi l’ha sostenuta, in particolare nelle istituzioni, anche quando si navigava in acque complicate.

Gender Bender è un progetto sostenuto sin dalla sua prima edizione dal Comune di Bologna e subito dopo dalla Regione Emilia-Romagna che assieme all’ampia rete di partner pubblici e privati che nelle edizioni si è andata costruendo, hanno fatto crescere il festival, nella direzione in cui lo sguardo di Daniele lo ha accompagnato, lasciando che gemmasse nuove idee, come Teatro Arcobaleno e il progetto europeo Performing Gender, e che facesse sempre nuovi incontri. In questo senso la vittoria di Daniele si riflette su tutta la città e ne premia il sistema culturale, il suo pionierismo e la sua libertà».

Con questo lungo e sentito comunicato, il consiglio direttivo del Cassero, storico centro Lgbti italiano, ha commentato sul sito dell’associazione il prestigiosissimo Premio Ubu 2019 conferito ex aequo, il 7 gennaio, come miglior curatore/curatriceFrancesca Corona, co-curatrice e direttrice generale del festival romano Short Theatre, e a Daniele Del Pozzo per il Gender Bender Festival, che, giunto alla sua 16° edizione, è stato recentemente definito da Flavio Romani, ex presidente di Arcigay, in un suo recentissimo post ha «magnifico tripudio di cultura».

A pochi giorni dal conferimento del riconoscimento abbiamo raggiunto Daniele Del Pozzo, per raccoglierne emozioni e riflessioni.

Che emozioni ha suscitato in te il fatto di aver ricevuto un premio prestigiosissimo come l’Ubu per il tuo lavoro di curatore dello storico Gender Bender Festival del Cassero? Te lo aspettavi?

Sinceramente non me lo aspettavo e riceverlo mi ha reso felice il doppio. Sono felice perché dimostra che si può essere professionisti e attivisti allo stesso tempo. Il Premio Ubu ha dato infatti un riconoscimento importante al mio lavoro come curatore artistico - una categoria introdotta dal Premio Ubu per la prima volta quest'anno - svolto con professionalità, tenacia e lungimiranza in questi anni, pur tra mille difficoltà. Allo stesso tempo ne riconosce in pieno l'impegno per portare i temi delle differenze di genere e di orientamento sessuale all'interno del dibattito e della produzione culturale più istituzionale. Questo doppio riconoscimento ripaga in maniera generosa della fatica e restituisce un senso profondo alle intuizioni ardite avute anni fa e alle scelte, a volte difficili, che vengono prese quotidianamente. Il premio mi fa molto felice anche per un'altra ragione, riconosce a pieno titolo il contributo prezioso dato da un'associazione come Il Cassero Lgbti Center alla cultura e alla società. Credo che fino a poco tempo fa fosse addirittura impensabile che un centro Lgbti ricevesse un tale riconoscimento. In questo senso sono orgoglioso di aver contribuito ad abbattere - con il mio lavoro - un pò di quel muro di luoghi comuni e stereotipi che ancora oggi ci vuole confinati in una dimensione marginale e non dialogante.

Qual è, a tuo parere, il vero punto di forza del Gender Bender Festival? Facendo un bilancio delle edizioni che hai curato, quale scelta trovi esser stata davvero vincente e di quale, invece, sei decisamente pentito?

Gender Bender continua a essere un progetto indipendente, prodotto dal Cassero , associazione senza scopo di lucro che reinveste parte delle sue risorse in progetti no profit. Questa caratteristica permette una grande libertà di manovra sulle decisioni artistiche, che prevedono sempre e comunque dei confronti orizzontali con la squadra composta da chi lavora al festival. Questo punto di forza si sposa poi con il bisogno di interrogarsi continuamente sui bisogni che muovono un'azione di intervento culturale, così come sulla necessità di realizzare un festival, tenendo conto di come mutano continuamente le condizioni sociali e culturali in cui operiamo. Un esempio tra tutti: Gender Bender si è necessariamente evoluto tenendo conto di come è cambiato il bisogno di socializzazione e di cultura della comunità Lgbti prima e dopo l'apparizione dei social network o di come si sono evolute le forme di relazione affettiva con l'introduzione del riconoscimento delle unioni civili. Questa continua capacità di rinnovamento, insieme ad uno sguardo curioso a ciò che accade nel mondo, permettono ancora oggi a Gender Bender di essere un progetto culturale vivo, in cui ogni edizione aggiunge sempre qualcosa in più e di necessario, e del cui senso non mi sono mai pentito.

Infine, la gioia di lavorare a un progetto necessario e fortemente condiviso è certamente un altro elemento vitale che dà forza e significato al nostro progetto.

La cultura - e la cultura Lgbti - possono davvero cambiare la direzione, a dir poco preoccupante, della politica contemporanea? Che ruolo avrà la cultura nell’Italia del 2020?

Nella mia visione credo che la cultura sia soprattutto la capacità tutta umana di tenere aperto un dialogo intellettuale e uno scambio emotivo anche con chi ci può apparentemente apparire come lontano o differente da noi. Credo che solo con questo esercizio di disponibilità - che può addirittura essere un invito a mettersi nelle scarpe degli altri e delle altre - sia possibile riconoscere le qualità di quell'essere sociale complesso e contraddittorio che sono l'uomo e la donna. E' una visione che presuppone la possibilità di trasformare attivamente la realtà intorno a noi, affinché migliorino le condizioni di vita di tutti e tutte noi. Sta alla base del mio lavoro come persona e come operatore culturale ed è qualcosa in cui ripongo la mia fiducia e le mie speranze.

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Tante, più del previsto, le persone giunte a Palazzo D’Accursio, prima delle 16:00 d’ieri, per il conferimento del Nettuno d’Oro a Franco Grillini. Così tante da spingere il sindaco di Bologna Virginio Merola a spostare la sede della premiazione dalla Sala Rossa all’attigua ma più ampia Aula Consiliare.

Sugli eleganti sedili in pelle, solitamente occupati dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, hanno preso posto familiari, amici, componenti di associazioni Lgbti. Ma la maggior parte ha riempito in piedi l’ampio corridoio tra gli scranni consiliari in quella che una volta era chiamata la Galleria dei Senatori.

Un tributo di affetto e riconoscenza a uno dei padri del movimento Lgbti italiano ma anche a un bolognese innamorato a tal punto della città da sentirsi «spalmato come la calce sui mattoni rossi delle sue abitazioni».

Tra le numerose persone convenute l’avvocato Federico De Luca in rappresentanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, la senatrice dem Monica Cirinnà, gli ex senatori Sergio Lo Giudice e Gianpaolo Silvestri, la presidente della Commissione regionale per la Parità e per i Diritti Roberta Mori, lo scrittore Stefano Benni, il presidente uscente d’Arcigay Flavio Romani, il segretario nazionale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, il presidente del Cassero Vincenzo Branà, il presidente di Arco Roberto Dartenuc col suo vice Massimo Florio.

Ma anche rappresentanti della Lega come la consigliera comunale Mirka Cocconcelli per il conferimento d’un premio, su cui nessun partito d’opposizione ha sollevato riserva di sorta. Riprova, invero, del corale riconoscimento dei meriti dell’ex parlamentare non solo nell’illustare la città di Bologna ma anche nel contribuire al raggiungimento di quei diritti civili, che ha portato lo stesso Grillini, nel corso del suo discorso, a dire: «Dopo 40 anni di lotte, possiamo dirlo: sotto il profilo culturale abbiamo vinto noi, perché la maggioranza degli italiani non tornerebbe mai indietro sotto il tema dei diritti».

Una vittoria, a testimoniare la quale c’erano ieri anche militanti storici del movimento quali Beppe Ramina, Vanni Piccolo, Felix Cossolo nonché Samuel Pinto, l’esule cileno che fondò il primo circolo omosessuale nel capoluogo emiliano ancor prima dell’assegnazione del Cassero alla collettività Lgbti. 

Evento di tale portata per la storia non solo di Bologna ma anche del Paese da essere espressamente menzionato nel testo della motivazione ufficiale del premio. 

«Franco Grillini – così l’assessora alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria nel darne lettura – ha partecipato alla storica consegna del Cassero di Porta Saragozza il 28 giugno 1982. Per la prima volta un Comune italiano dava in affitto a un'associazione Lgbtqi uno stabile di sua proprietà. 

La decisione del sindaco Renato Zangheri che esattamente due anni prima, il 28 giugno 1980, aveva incontrato i militanti del Circolo XXVIII Giugno promettendo loro una sede e delle bacheche, fissa un punto fermo nel dialogo a Bologna tra movimento Lgbtqi e istituzioni che ancora oggi prosegue in un reciproco riconoscimento e collaborazione che ha fatto sì che oggi Bologna sia ricca di espressioni ricche e diverse di questo movimento».

Ma l’assessora Zaccaria ha anche ricordato il ruolo del fondatore di Arcigay nazionale quale «giornalista. Nel 1998 ha fondato il primo quotidiano gay on line in Italia: la testata si chiamava Noi (Notizie Omosessuali Italiane) ed eredita Con/Tatto, organo dell'Arcigay, registrata al Tribunale di Bologna nel 1989. Attualmente la testata si chiama Gaynews.it e Grillini ne è il direttore». E poi ancora il suo attivismo in prima linea al diffondersi dell’Aids negli anni ’80 sì da essere tra i fondatori della Lila al pari di quello per le famiglie di fatto e per le unioni civili.

Insomma, «ha attraversato – così il testo della motivazione nella parte conclusiva - tutte le fasi del movimento Lgbtqi degli ultimi quarant’anni contribuendo, dentro e fuori le istituzioni, a modificare la discussione pubblica sull’omosessualità e a sviluppare una cultura dei diritti civili che ha portato l’Italia al livello dei più importanti paesi europei. Ha realizzato, con tanti e tante altri attivisti Lgbtqi quella che lui stesso ha definito una “rivoluzione gentile e una rivoluzione civile nonviolenta"».

Quella rivoluzione gentile, cui ha fatto riferimento anche un commosso Virginio Merola, legato a Grillini da ultraquarantennali vincoli amicali e battaglie politiche in comune. Franco, ha sottolineato il sindaco, «è un grande figlio della vera Bologna, quella europea. Che resterà tale, perché i confini e i muri ci stanno stretti». Ma del direttore di Gaynews Merola ha anche ricordato il forte impegno a tutela della laicità delle istituzioni, un valore oggigiorno quasi oscurato «in un Paese il cui Governo manda i migranti per strada e sindaci zelanti rendono obbligatori il presepe e il crocifisso». 

Nel dedicare il premio, con voce rotta più volte dalla commozione, alla collettività Lgbti, Franco Grillini ha voluto anche ricordare «la sua ultima lotta contro il tumore cronico: stare in vita per me significa spendere fino alle ultime energie per le battaglie a favore degli ultimi e dei discriminati.

Il giovanilismo della nostra società ha relegato in un angolo buio la malattia e la morte. Non vergognamoci degli anni che passano, perché passano per tutti, a prescindere da cosa dicono i congressi dei geriatri. Non ci si può vergognare ad andare in giro con un bastone come me, un deambulatore o una carrozzina».

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Oggi 5 dicembre 2018 il sindaco Virginio Merola consegnerà a Franco Grillini, il “compagno busone”, il massimo riconoscimento della città di Bologna, il Nettuno d’Oro. Premio che sarà accompagnato dalla bellissima affermazione: L’Italia senza di lui sarebbe un Paese peggiore.

Sarebbe certamente un Paese peggiore perché la libertà e la liberazione hanno necessità assoluta di interpreti, di soggetti che, non solo ne proclamino i valori, ma soprattutto li declinino con la propria vita, lavoro e testimonianza.

Grillini, infatti, sin dagli esordi della sua attività politica nel Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria), all’età di 15 anni, si è dimostrato non solo attore di tutte le innumerevoli battaglie, ovunque e comunque condotte, ma anche regista di innovazioni e idee sicuramente anticipatrici dei tempi.

L’Italia sarebbe stata sicuramente un Paese peggiore e sicuramente il movimento Lgbti non avrebbe avuto né voce né volto senza Franco Grillini.

Inutile raccontare qui la storia della sua attività ben nota a tutti, essendo Franco la storia del movimento. Ma un aspetto vorrei evidenziare, un aspetto determinante, per me, del suo modus operandi atque essendi: la sua capacità di immaginazione coniugata a una sconfinata fantasia.

Quando negli anni della contestazione, sulla scorta del pensiero di Herbert Marcuse, si strillava Immaginazione al potere, si pensava proprio al potere della fantasia, al potere delle idee, al potere del cambiamento.

Grillini ha riassunto in sé questo potere proponendo idee e strategie, che hanno anticipato di gran lunga i tempi e le battaglie che oggi hanno intrapreso percorsi di fattibilità.

Con Arcigay Franco intuì e realizzò l’idea di una grande associazione di massa laddove, dopo la contestazione di San Remo 1972, il FUORI, primo dei circoli omosessuali, e, poco dopo, altre realtà politiche di liberazione omosessuale costellavano la nascente galassia Lgbti.

Fantasia, intelligenza e immaginazione nel realizzare quel circuito di locali dove le persone Lgbti potevano incontrarsi, conoscersi, aggregarsi, praticare in sicurezza la propria libertà sessuale.

Nel periodo buio dell’Aids Franco Grillini immaginò e realizzò che occorreva una strategia organizzata di contrasto alla diffusione di quella che era definita “la peste del secolo e la malattia dei froci”. E nel 1987 fondò con altri la Lila - Lega Italiana di Lotta all’Aids.

Con la legge 76/2016 (più conosciuta come legge Cirinnà, abbiamo ottenuto le unioni civili, già immaginate, anche se molto diversamente e più complete, da Franco con la sua proposta parlamentare dei Pacs e la fondazione della Liff - Lega Italiana Famiglie di Fatto.

Franco ha anche intuito e immaginato la forza dello strumento della comunicazione abilmente interpretato con le sue innumerevoli apparizioni televisive dove ha dato voce e volto alle nostre istanze ed a quelle di tutto il movimento, nonché realizzato strumenti informativi quali GayNet e GayNews.

Ma la storia di Franco è anche la storia della visibilità, di un coming-out perenne e militante: un coming-out che, anche recentemente, ha espresso la grandezza di questo personaggio, di questo gigante della storia italiana, attraverso la manifestazione della sua malattia, pubblicamente denunciata ed esorcizzata. Addirittura oggetto della sua straordinaria ironia e bonomia, fisiologica di quella natura emiliana, indomita e gioiosa,  che lo ha reso amato e riconosciuto ovunque e che si riassume in una delle sue opere Ecce Homo, nel cui titolo risiede tutta l’epifania dell’uomo, del compagno busone, partigiano della libertà e della liberazione.

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Si è tenuta ieri sera a Milano, presso l’Open in viale Montenero, la 4° edizione del Premio Cild per le libertà civili

Istituito dalla Coalizione Iraliana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), il riconoscimento «vuole contribuire a rafforzare la convinzione che il rispetto dei diritti umani sia uno degli elementi imprescindibile per una democrazia, aiutando il nostro Paese a riconoscere e valorizzare coloro che si impegnano per la loro affermazione in un momento decisivo per le libertà fondamentali».

A vincerlo, secondo otto categorie, Aboubakar Soumahoro (Attivista dell’anno), Maria Teresa Ninni (Dipendente pubblico), Nicola Canestrini (Avvocato), Saverio Tommasi (Giornalista), Sara Gama (Sportivo), Lucky Red e Cinema Undici (Media), Casa Internazionale delle Donne (Voce Collettiva).

Quello alla Carriera è invece andato al direttore di Gaynews e presidente di Gaynet Franco Grillini.

Nel tracciarne l’excursus biografico sì da indicare le motivazioni sottese all’assegnazione del riconoscimento, Patrizio Gonnella, cofondatore e presidente della Cild, ha ricordato come Grillini si sia «speso senza sosta per informare correttamente su quella che veniva chiamata la “peste gay”, cercando di arginare lo stigma sociale da un lato e di sviluppare dall’altro lato una cultura della conoscenza e della prevenzione per ciò che riguarda l’Hiv/Aids.

In anni in cui la stragrande maggioranza delle persone gay, lesbiche e bisessuali viveva in maniera nascosta, ha portato avanti con determinazione la lotta per la piena visibilità, mettendoci la faccia alla luce del sole soprattutto in programmi televisivi molto popolari, dove, al di fuori da contesti prettamente artistici, non si era mai vista una persona omosessuale parlare tranquillamente del proprio orientamento sessuale.

Eletto a vari incarichi politici ha sempre saputo unire la sua attività politica alla lotta per l’uguaglianza, la visibilità e la piena dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo Paese».

Nel ringraziare il direttore di Gaynews non ha mancato di condire il breve discorso con una battuta improntata alla sua proverbiale lepidezza: «Spesso vengo considerato il padre storico del movimento omosessuale. Non sono solo un padre... Sono anche un po' madre».

La consegna del Premio Cild 2018 a Franco Grillini è venuta a cadere alla vigilia di quella del Nettuno d’Oro che, fissata nel pomeriggio a Bologna presso Palazzo d’Accursio, vedrà la partecipazione, fra i tanti, della senatrice Monica Cirinnà, del deputato Ivan Scalfarotto, dell’ex presidente d’Arcigay Flavio Romani, del cofondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Vanni Piccolo nonché dell’avvocato Federico De Luca in rappresentanza ufficiale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora.

Sempre ieri, infine, è giunta anche la proposta avanzata da GayLib al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché nomini il direttore di Gaynews senatore a vita.

«Franco Grillini – ha dichiarato Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib – è la più preziosa risorsa di cui la comunità Lgbti italiana ha la fortuna di giovarsi in mondi vicini e decisivi per lo sviluppo e la promozione sociale come la politica e la comunicazione.

Dopo il nobilissimo riconoscimento della sua città, ci piacerebbe che l'Italia intera possa tributare i giusti onori a una figura da ritenersi di riferimento nella società  tutta e sarebbe davvero meraviglioso, per la comunità Lgbti, se il presidente Mattarella volesse nominare Grillini senatore a vita».

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Sarà ancora aperta al pubblico fino al 7 dicembre, presso Officine Fotografiche a Roma, la retrospettiva fotografica che Lina Pallotta, da sempre attratta dalla cultura underground e dalle storie di rivalsa e riscatto, ha dedicato all’amica e attivista Porpora Marcasciano, figura di spicco del transfemminismo internazionale e presidente onoraria del Movimento Identità Trans (Mit).

La mostra, che intreccia evocazioni biografico-affettive con le trasformazioni socio-culturali della società contemporanea, è un’occasione importante per riflettere sulla potenza dell’immagine e sul valore dell’esperienza, ora umana e ora artistica, che si realizza nel sodalizio tra due sguardi profondi: quello di Lina Pallotta e quello di Porpora Marcasciano.

Incontriamo Lina Pallotta per avere qualche notizia in più sulla mostra.

Lina, se dovessi restituire, in maniera sintetica, il senso  della mostra fotografica su Porpora, cosa ti sentiresti di dire?

È un viaggio personale nella vita di Porpora: una visione, intima, personale e soggettiva. Un tentativo di restituire attraverso questo approccio una visione che restituisca una dimensione umana e complessa a una figura e a un mondo, marginalizzato e stereotipato dalla maggior parte delle immagini che lo rappresentano. 

Quanto deve, a tuo parere, l’emancipazione sociale e culturale di questo Paese a Porpora  Marcasciano? 

Questa è una domanda difficile per me, perché non voglio dire cose imprecise. Le figure che rappresentano il variegato paesaggio dei movimenti possono rispondere in maniera adeguata meglio di me. Personalmente penso che Porpora e tante altre figure e associazioni, hanno determinato un cambiamento profondo e positivo del panorama socio-culturale del nostro Paese. L'attivismo, le lotte hanno cambiato leggi che penalizzavano e ghettizzavano queste categorie. Nonostante ci sia ancora tanto lavoro da fare, il muro di segretezza e paura della mia infanzia è crollato.

Porpora, oltre al suo lavoro di attivismo attraverso il Mit e altre situazioni, ha contribuito con i suoi libri a diffondere verità sul tema e a dare voce e dignità a tante persone che hanno fatto la storia e l'hanno cambiata. Le narrative dal basso sono la fonte a cui Porpora attinge e anche il mio approccio al tema. 

Tra gli scatti che sono presenti nell’allestimento, quale credi sia più rappresentativo o a quale sei più affezionata umanamente e artisticamente? 

Non ho scatti preferiti e ho difficoltà a scegliere un singolo scatto. Anche la selezione delle immagini presenti nella mostra è stato un processo complicato per me. Lavoro su storie e quindi l'insieme per me è sempre più importante del singolo scatto. Credo nella costruzione di uno spazio visivo dove le persone possano usufruire di una visione ampia e libera di mondi che non sempre conoscono.  

Infine, come definiresti la tua fotografia? Che valore credi di poterle attribuire? 

La mia fotografia si inserisce all'interno della tradizione documentaristica, personale, soggettiva e intima. Credo che solo la vicinanza e i momenti di intimità possano restituire brandelli di verità difficili da cogliere data la sovraesposizione mediatica del nostro momento storico. Ovviamente è complicato attribuire alla mia fotografia del valori, preferisco lasciare agli altri questo compito. Siamo in tanti ad attribuire al nostro lavoro concetti e virtù che sono solo nella nostra testa! Posso solo sperare che attraverso le mie immagini, le persone sentano il bisogno di rivalutare i loro pregiudizi, di avvicinarsi  e cercare informazioni approfondite e specifiche sul tema.

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Tra le tante iniziative, che nascono in seno alla Giornata mondiale della lotta contro l’Aids (1° dicembre), c'è da segnalare una serie di manifestazioni odierne a Bologna presso lo spazio Ateliersi (via San Vitale, 69) dal titolo Coniglie bianche alle frociate.

A organizzarla il collettivo dei Conigli Bianchi ARTivisti contro la sierofobia, il Laboratorio Smaschieramenti e la Consultoria Transfemminista QueerL’obiettivo di un percorso condiviso, che non finisce con questa giornata, è la creazione di nuovi immaginari sex-positive e siero-consapevoli.

Tra le varie realtà coinvolte nella giornata anche Non Una Di Meno Bologna, Plus Onlus e la Gruppa del Centro di Salute Internazionale.

Quasi 40 anni fa, con lo slogan Silence = Death, il gruppo di disobbedienza civile Act Up tentò di disintegrare il muro di stigma e silenzio che società civile e politica eressero attorno all’epidemia dell’Aids. Quel muro, nonostante numerose vittorie, esiste ancora oggi e continua a causare ignoranza, discriminazione e le tante nuove infezioni.

Dalle performances ai live painting, passando per la mostra delle illustratrici e degli illustratori, Coniglie Bianche alle frociate inizierà, alle 18:00, con l’inaugurazione della mostra delle artiviste e degli artivisti contro lo stigma dellla sieropositività

Proseguirà alle 19:00 con un momento d'autoinchiesta sulla sieroconsapevolezza e su come le tecnologie mediche e digitali intervengano sulla vita delle persone sieropositive.

Alle 22:00, invece, Tony Allotta ed Er Baghetta, insieme con special guest d’eccezione, animeranno uno spettacolo interattivo che nasce sul palco e finisce su carta: grazie al "superpotere" dei fumetti, della visibilità e dell'ironia si esorcizzerà ogni imbarazzo e tenterà di trasformare l’Hiv in un tema che sprigiona potere e non paura. E che unisce, anziché dividere, tanto eroticamente quanto politicamente.

 

Per finire, a partire dalle 23:30, Dj-Set delle Meraviglie a cura delle Atlantidee.

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Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha deciso di conferire il Nettuno d’Oro a Franco Grillini, uno dei fondatori del contemporaneo movimento italiano di liberazione omosessuale, presidente di Gaynet nonché di Arcigay a livello onorario, direttore di Gaynews.

Conferito dal Comune ad aziende, cittadini, istituzioni, associazioni culturali che hanno onorato con la propria attività professionale e pubblica la città di Bologna, il prestigioso riconoscimento consiste nella riproduzione del Żigànt, come in dialetto bolognese viene indicata la statua bronzea del Nettuno che, opera del Giambologna e sovrastante la fontana omonima, è simbolo del capoluogo emiliano. 

Giunto alla 45° edizione, il premio è stato assegnato negli anni – per fare qualche esempio – a nomi dal calibro di Ruggero Raimondi, Piera Degli Esposti, Pupi Avati, Cesare Musatti, Norma Mascellani, Alberto Tomba, Alex Zanardi, Martina Grimaldi

La cerimonia di consegna avverrà, mercoledì 5 dicembre, alle 16:00, nella sala Rossa di Palazzo d’Accursio.

«Franco Grillini è stato un protagonista dei cambiamenti che sono avvenuti nella cultura e nella società italiana a proposito delle persone omosessuali – ha detto il sindaco Merola –. Da Bologna ha guidato con grande passione civile una lotta che non si è ancora esaurita, ha portato a importanti provvedimenti legislativi e ci ha resi più europei. Se non ci fosse stata la determinazione di Franco e di tanti altri e altre con lui, l’Italia sarebbe un Paese peggiore».

A Gaynews il suo direttore e fondatore ha affidato le prime dichiarazioni: «Continuo a essere molto emozionato e persino incredulo sin da quando mi hanno detto del conferimento. Credo che sia in riconoscimento di una vita politica nell’interesse del Paese, della città di Bologna, dei diritti civili e della collettività Lgbti

Nel ringraziare di tutto cuore il sindaco di Bologna Virginio Merola, vorrei invitare tutti coloro che mi sono stati accanto e che hanno condiviso la mia attività politica dagli anni '70 a essere presenti il 5 dicembre in Sala Rossa al Comue di Bologna. Perché questo rito si trasformi in una celebrazione collettiva per una storia che è stata mia ma anche di tutti coloro che hanno lottato con me per rendere l’Italia un Paese migliore e più civile al pari degli altri Paesi europei.

Proprio per questo mi piace ricordare il 28 giugno 1982 quando con grande felicità inaugurammo il Cassero di Porta Saragozza, prima sede che un Comune italiano dava in affitto a un’associazione Lgbti»

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Sono ben 369 le persone uccise per odio transfobico dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018, di cui la maggioranza assoluta sono donne trans. 44 casi di omicidi in più rispetto al precedente anno, che ne aveva registrato 325. Senza dimenticare, però, che «queste vittime – come rilevato giorni fa da Cristina Leo, portavoce di Co.LT (Coordinamento Lazio Trans) – sono solo la punta di un iceberg, perché in molti Paesi non c’è una registrazione dei casi e alle vittime viene attribuito semplicemente il genere assegnato alla nascita, ignorando di fatto la loro vera identità».

Secodo l’analisi del Trans Murder Monitoring Project, curato dal Tgeu e dalla rivista accademica Liminalis, il numero maggiore di omicidi di persone trans è avvenuto in Brasile (167), subito seguito da Messico (71), Usa (28) e Colombia (21). In Europa l’Italia è al secondo posto con cinque casi di transfemminicidio.

In loro ricordo è oggi celebrata la Giornata della memoria transgender o Transgender Day of Remembrance. 

Fissata al 20 novembre da Gwendolyn Ann Smith in ricordo dell’omicidio della donna transgender afroamericana Rita Hester (assassinata il 28 novembre 1998 ad Allston nel Massachusetts), l’annua celebrazione si configura, per l’appunto, quale memoria attiva delle tante persone uccise per odio o pregiudizio transfobico. All’iniziale progetto web Remembering Our Dead si aggiunse una veglia a lume di candela, tenutasi per la prima volta nel 1999 a San Francisco.

Attualmente il TDoR viene osservato in centinaia di città di oltre 20 Paesi ed è caratterizzato da una serie di eventi che, coprendo in taluni casi più giorni, sono volti non solo a commemorare le vittime della transfobia ma a sensibilizzare la pubblica opinione sulle sofferenze di chi è discriminato per la propria identità di genere.

In Italia la Giornata delle memoria transgender è celebrata in vari capoluoghi. Ma è indubbiamente Torino a imporsi per le numerose iniziative al riguardo. Punto centrale delle celebrazioni resta la Trans Freedom March che, giunta alla 5° edizione e organizzata dal Coordinamento Torino Pride in collaborazione con Sunderam Identità Transgender Onlus (alla cui presidente Sandeh Veet si deve l’ideazione nel 2014), è stata quest’anno celebrata il 17 novembre.

Una marcia, quella torinese, che si riannoda alla fiaccolata tenutasi ieri in piazza del Gesù a Napolidove per inizitiva di Atn (Associazione Transessuale Napoli) e col sostegno del locale comitato Arcigay le persone transgender sfilano, in occasione del TDoR, a partire dal 2009.

Sempre a Napoli, nell'ambito della prestigiosa rassegna letteraria Poetè, ideata e diretta da Claudio Finelli, avrà luogo, giovedì 22 novembre, lo Speciale TDoR con Paola Nasti, autrice di Cronache dell'antiterra, e Giovanna Cristina Vivinettola cui raccolta Dolore Minimo ha attirato l'attenzione e la stima di un grande poeta e intellettuale quale Franco Buffoni. Interveranno anche Paolo Valerio (presidente Fondazione Genere Identità Cultura) e Daniela Lourdes Falanga (delegata Arcigay Napoli per le Politiche Trans).

A Roma, invece, la tradizionale candlelight si è tenuta, domenica 18, presso la stazione Termini. La manifestazione in forma stanziale è stata organizzata dal Co.LT in collaborazione col Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

A Bologna l’appuntamento è per stasera, alle 19:00, in piazza del Nettuno. A presentare ieri in conferenza stampa la manifestazione, strettamente correlata alla mostra di video arte internazionale Transitional State (che si terrà presso la LABS Gallery Arte Contemporanea in via Santo Stefano, 38 dal 22 novembre all’8 dicembre), l’assessora comunale alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria, la presidente del Mit Nicole Di Leo, la presidente onoraria dell’associazione Porpora Marcasciano. A Porpora è fra l’altro dedicata l’omonima mostra fotografica che, in corso a Roma, presso Officine Fotografiche, fino al 7 dicembre, raccoglie gli scatti realizzati tra gli anni ’70 e ’80 da Lina Pallotta.

Altre manifestazioni previste in serata sono da segnalare a Genova (alle ore 18:00, in piazza Don Andrea Gallo, per iniziativa di Associazione Rainbow Pangender Pansessuale Genova-Liguria Gaynet in collaborazione con Coordinamento Liguria Rainbow, Associazione Princesa e Comunità di San Benedetto al Porto); a Padova (alle ore 18:00, in via VIII Febbraio, per iniziativa del locale comitato Arcigay e in collaborazione con SAT – Servizio Accoglienza Trans e con il Comune di Padova, Coro Canone Inverso, Kosmos, Anteros Padova); a Verona (alle ore 19:30 in piazzetta Scalette Rubiani per iniziativa del Circolo Pink, Nudm Verona, Sat Pink, Arcigay).

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«Crema ha un'anima profondamente democratica, solidale, orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano». Parole, queste, non certamente di maniera sulla bocca della sindaca Stefania Bonaldi, che le aveva riportate, il 27 ottobre, in un post di reazione alla manifestazione di Forza Nuova nella cittadina della Bassa.

E Crema continua a dare davvero prova d’un’anima orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano. A partire da quelli dei figli e figlie di coppie omogenitoriali, in riferimento ai quali il Comune del Cremasco può vantare un indubbio primato

L’8 novembre Stefania Bonaldi ha infatti provveduto a iscrivere anagraficamente il piccolo Paolo e a riconoscerne legalmente la genitorialità delle due mamme.

È il quarto di atti consimili effettuati nell’anno a Crema: il 9 maggio la trascrizione degli atti di nascita esteri di due fratellini quali figli di due uomini; il 2 agosto la dichiarazione  successiva di riconoscimento della mamma non biologica sul certificato di nascita di un bambino di sei anni; il 12 ottobre l’iscrizione anagrafica di una nenonata quale figlia d’una coppia di due donne.

Non stupisce, perciò, che il 22 ottobre Stefania Bonaldi sia stata invitata a parlare dell’esperienza cremasca a Bologna in occasione della due giorni organizzata dalla Rete RE.A.DY.

Dell’ultimo caso di registrazione anagrafica di un bambino arcobaleno nel suo Comune la sindaca ha dato notizia attraverso le parole di ringraziamento, che le hanno rivolto le mamme di Paolo.

«Per una volta – così Stefania Bonaldi su Facebook - anche io Ricevo e pubblico: "Cara Stefania, volevamo ringraziarla ancora personalmente per il traguardo di oggi. Qualsiasi strada incontri questo atto di nascita, è un pezzo per iniziare di certo un percorso di diritto per nostro figlio. La responsabilità genitoriale ti invade in ogni caso, la senti vedendolo sgambettare nelle prime ecografie e diventa un treno al primo suo vagito. Sai che difenderai e amerai la creatura che hai chiamato al mondo in ogni modo.

La responsabilità genitoriale la pretende in modo naturale l'amore, non di certo un pezzo di carta, o una legge, ma quella legge e quel pezzo di carta significano tutela giuridica e diritto e non renderemo vano il suo gesto, lottando per mantenerlo pienamente attivo e valido per tutta la vita di Paolo e per la sua piena tutela e dignità. Grazie infinite. P. S. Un caro saluto a lei da tutti noi. Tutta la nostra famiglia (nonni, zii, bisnonni di Paolo), la ringraziano moltissimo per aver legittimato tutti quanti".

Ricevuta questo pomeriggio in occasione della iscrizione di Paolo, neonato, nei registri dello stato civile, insieme alle sue due mamme. Mi pareva bello, e giusto, condividerla».

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