Si è conclusa ieri a Roma la 5a edizione degli Italian Gaymes, l'appuntamento multisportivo contro l'omotransfobia promosso da Gaycs. 

Tra le discipline, svoltesi nella zona dell'Eur, paddle tennis, basket, pallavolo, beach volley, calcio a 5, burraco. Ad arricchire l'evento anche la 4a edizione della Partita dei diritti, promossa e organizzata dalla Nazionale italiana calcio gay Friendly. Per gli amici a quattro zampe, invece, quest'anno si è tenuto, per la seconda volta, il Dog Day - Senza frontiere.

Durante la tre giorni al Gay Village, tra giovedì 12 e sabato 14 luglio, insieme alla madrina Eva Grimaldi si sono alternati gli artisti Andrea Casta (con il suo "violino elettronico"), le cantanti Giorgia Acchioni, Sara Galimberti e Micaela Giovani, gli artisti di Pole Dance con Andy Candy e  Aphrodite.

Tra gli eventi anche la presentazione del libro di Rosario Coco  Storie Fuorigioco, che ha dato vita, venerdì sera, a un dibattito cui hanno preso parte Adriano Bartolucci Proietti (presidente di Gaycs), Imma Battaglia (presidente onoraria Dgp), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Antonello Sannino (responsabile Sport Arcigay), Roberta Mesiti (presidente Agedo Roma), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews.it). I presenti, insieme ad altre personalità dell'attivismo e dello spettacolo, sono stati nominati "Ambasciatori" dei prossimi Roma EuroGames 2019.

Secondo l'annuncio ufficiale degli organizzatori, infatti, il prossimo anno Roma ospiterà gli EuroGames normati dalla European Gay and Lesbian Sport Federation, la rassegna europea dello sport gay friendly nata nel 1992 che approda per la prima volta in Italia con oltre 4000 atleti e atlete attesi da tutta Europa. 

Tra gli Ambasciatori dei giochi anche la scrittrice Delia Vaccarello, la calciatrice Gaia Ciccarelli, l'allenatrice di serie B Licia Arzilli, il portavoce dei Liberinantes Alberto Urbinati (squadra di rifugiati promossa da Unhcr), l'attivista per i diritti bisex Tom Dacre. 

Sul finale della cerimonia conclusiva, l'importante presenza degli attivisti e delle attiviste transgender e intersex del gruppo It, nato all'interno dell'organizzazione degli EuroGames per lavorare sull'inclusione delle persone "I" e "T" nei giochi. Tra di loro i nomi di Cristina Leo, portavoce di Colt (Coordinamento Lazio Trans), Giovanni Guercio, avvocato esperto in materia che ha seguito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 sul cambio anagrafico del nome, Alessandro Carollo, attivista, ex-atleta e genitore transgender.   

"L'organizzazione dei prossimi giochi - hanno dichiarato gli organizzatori - partirà proprio dai temi dell'inclusione di chi ancora è marginalizzato anche nella stessa collettività lgbti, nonché dalle tematiche della doppia discriminazione".

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12.000 persone al Glasgow Pride che, partito a mezzogiorno, si è snodato nel pomeriggio lungo le vie della più grande città della Scozia.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti che è stata guidata dalla premier Nicola Sturgeon. «Sono orgogliosa - ha affermato - del fatto che la Scozia sia considerata uno dei Paesi più progressisti in Europa in materia di parità Lgbti».

Un Pride, quello di Glasgow, che ha assunto quest’anno un rilievo mediatico transnazionale non tanto perché, come detto dalla stessa prima ministra, sono stati riaffermati i valori della tolleranza, della diversità, dell'uguaglianza, dell'amore e del rispetto.

Ma perché Nicola Sturgeon ha preferito marciare accanto alle persone Lgbti anziché incontrare Donald Trump, che sta trascorrendo gli ultimi due giorni di visita nel Regno Unito nel suo golf resort di Aryshire, uno dei tanti che possiede in Scozia.

Fieramente anti-Brexit, Sturgeon ha più volte criticato Trump e le sue politiche in materia economica e migratoria. Al termine del Pride la prima ministra si è detta "divertita" dalle indiscrezioni comparse sull'Huffington Post che, citando un ex collaboratore del governo britannico, ha riferito di lamentele mosse sul suo conto da Trump a Theresa May.

«Trovo difficile credere che il presidente degli Stati Uniti, con tutte le questioni importanti che ha da gestire quotidianamente, trovi il tempo di lamentarsi di me al telefono con Theresa May - ha dichiarato –. Se questo è vero, suppongo che dovrei prenderlo come un complimento. Io di certo non impiego tanto tempo a parlare di lui».

Mentre a Glasgow e a Edimburgo (dove sono scese in piazza 60.000 persone) sono andate avanti per l'intera giornata manifestazioni di protesta contro Trump, l'amministrazione semi-autonoma scozzese ha chiesto al governo di essere rimborsata delle spese di sicurezza per la 'due giorni' del presidente degli Usa.

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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Un ennesimo episodio di discriminazione da orientamento sessuale o identità di genere. Questa volta è capitato a Noemy, una donna transgender 35enne, nota nel mondo dei locali notturni quale spogliarellista. Le è stato infatti vietato d’accedere in una disco romana appunto perché trans.

È stata lei stessa a ricostruire i contorni della vicenda a Gaynews.

Alle 00:45 di oggi s’era recata in compagnia di due amiche al Nice (discoteca in zona Ponte Milvio), dove c’era un tavolo prenotato al loro nome in zona privé. «Ci stavano per far entrare – così racconta ancora incredula Noemy –, quando a un certo punto ci hanno bloccato.

Si è avvicinato allora un uomo e con molta gentilezza ci ha comunicato di essere rammaricato e di provare vergogna di ciò che stava per riferirci. Che, in pratica, non si poteva entrare per colpa mia.

Sono rimasta sbalordita come anche le mie amiche. Gli abbiamo chiesto la motivazione e lui ci  risposto, senza nominarla, che una persona dello staff mi aveva riconosciuta in quanto trans. Per cui io mi sarei dovuta allontanare mentre le mie amiche, se erano “vere” donne biologiche, sarebbero potute entrare».

A distanza di tante ore Noemy ha ancora difficoltà a parlarne.

«Sono ancora scioccata da quanto accaduto – aggiunge –. Io mandata via pubblicamente da un locale pubblico per il solo fatto d’essere trans. In 35 anni non mi era mai capitato di essere vittima d’una discriminazione omotransfobica, di subire una tale umiliazione».

Anziché chiamare carabinieri o polizia Noemy ha preferito denunciare la vicenda attraverso una recensione fortemente negativa sul sito del Nice con tanto di motivazione per omofobia.

«Mi aspettavo una risposta – conclude –. Una richiesta di scuse da parte dei gestori. E, invece, nulla. Soltanto un duraturo e assordante silenzio, che mi ferisce ancora di più».

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A Marzamemi, incantevole frazione marittima di Pachino (Si), il 65enne Gigi Tropea, titolare del Lido Baiamuri, ha pensato bene di lanciare sulla relativa pagina Facebook un annuncio in caratteri bianchi su sfondo rosso: «Cerca personale camerieri/e e ragazza o gay di bella presenza per accoglienza».

E, com’era prevedibile, si sono scatenate sui social le polemiche per parole che sono ritenute offensive e discriminatorie verso le persone omosessuali.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Armando Caravini, presidente di Arcigay Siracusa, il cui j’accuse a Tropea è stato uno dei primi e dei più motivati.

Armando, qual è stata la tua reazione quando hai letto un tale annuncio?

Di completa meraviglia. Si tratta di discriminazione al contrario.

In che senso?

È la prima volta che mi imbatto in un tentativo simile d’inclusione che, alla fine, fa passare un messaggio sbagliato. Infatti, normalmente, purtroppo, avviene il contrario: annunci o colloqui, durante i quali il datore di lavoro esclude esplicitamente delle persone solo sulla base dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere.

In questo caso è stata attuata un’operazione di accostamento del gay alla donna – e, in ogni caso, di bella presenza – sulla base di concezioni stereotipate. Tanto più che lo stesso Tropea, riprendendo delle parole già utilizzate in altri contesti da Carlo Taormina, ha detto: Io un gay lo riconosco da lontano

Concezioni stereotipate e discriminatorie, perché persone educate e gentili sono allo stesso modo uomini tanto etero quanto omosessuali.

Non credi che sia necessario puntare a creare realtà friendly e inclusive anche nel Siracusano?

Ci stiamo già pensando da tempo. Arcigay è già a lavoro per la creazione di Val di Noto friendly. Presenteremo il nostro progetto nel dettaglio durante il Giacinto Festival di Noto ma il senso è quello di trasformare, da qui a un anno quel territorio in una meta, gay-friendly, come fatto molti anni fa in Versilia.

Semplicemente perché sono luoghi già ampiamente scelti come base di vacanza da un turismo non più solo familiare ma anche Lgbti. Il che permetterà, a livello turistico, una sinergia e rapporto inclusivo delle persone Lgbti ancora viste come diversi.

C’è qualche antecedente in zona che vi ha spinto a ciò?

Certo. Tutto nasce dalla spiaggia di Marianelli, dove è tollerato stare nudi, scelta come meta anche da persone omosessuali. Insomma Noto e Marzamemi pullulano di questo tipo di turismo.

Non è da escludere che l'imprenditore, avendo fiutato la cosa, stia cavalcando l'onda di una realtà già consolidata nel territorio, negli ultimi anni anche più di Siracusa o di Catania.

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Come appreso da fonti interne, Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, parteciperà il 30 giugno al Pompei Pride. Accogliendo l'invito rivoltogli dagli organizzatori e in considerazione del suo ufficio, Spadafora andrà formalmente in rappresentanza del Governo.

È stato lo stesso sottosegretario a darne poi pubblica conferma con un post su Facebook, pubblicato nella serata del 29 giugno.

Al Pompei Pride prenderanno parte anche le senatrici M5s Virginia La Mura e Paola Nugnes nonché la deputata pentastellata Gilda Sportiello. Sarà inoltre presente la senatrice dem Monica Cirinnà, come annunciato ufficialmente oggi sulla sua pagina Fb.

E, intanto, l'Ufficio Comunicazioni sociali della prelatura territoriale di Pompei, retta dall'arcivescovo Tommaso Caputo, ha diffuso un comunicato in cui si afferma: «In sintonia con la propria storia di solidarietà ed accoglienza e secondo l'insegnamento del Papa, la Chiesa di Pompei, in riferimento alla manifestazione in programma il 30 giugno, conferma l'impegno per il rispetto di ogni persona e di quanti si trovano in situazioni di discriminazione

Nella circostanza, si richiamano le parole di Papa Francesco nella recente Esortazione apostolica Amoris LaetitiaOgni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione, particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Il Papa desidera che coloro che manifestano l'orientamento omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita (n. 250)».

Inevitabile, d'altra parte, il richiamo al n. 251 dello stesso documento e alle recenti dichiarazioni bergogliane: «Come Papa Francesco chiarisce, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia (n. 251). La famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola (16 giugno 2018)».

Poi la richiesta: «Se un auspicio può essere espresso, esso non può che riguardare il rispetto delle convinzioni dei credenti, anche attraverso modalità e gesti che caratterizzano le manifestazioni a Pompei, città di fede e cultura».

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Le parole di rispetto per le persone che parteciperanno al Pompei Pride sono state accolte con soddisfazione da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha però fatto notare come sul diritto di famiglia non sia certamente la Chiesa ad avere competenze per poi aggiungere: «Peccato che, nonostante le nostre reiterate richieste d'un incontro, il prelato non ci abbia mai neppure risposto».

 

 

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«Saremo anche noi in piazza il 30 giugno accanto alle associazioni Lgbti a Pompei. Non bisogna farsi intimidire dagli striscioni omofobi e dalle provocazioni delle organizzazioni di estrema destra che vogliono impedire il Pride».

Questa la dichiarazione congiunta rilasciata dalle senatrici campane del Movimento 5 Stelle Virginia La Mura e Paola Nugnes nel giorno stesso della conferenza stampa di presentazione del Pompei Pride, che avrà luogo sabato prossimo nella storica cittadina vesuviana.

«Questa manifestazione - hanno proseguito La Mura e Nugnes - è stata accompagnata dalle proteste omofobe delle organizzazioni di estrema destra in città di fronte alle quali non si può restare in silenzio. Il nostro è un Paese che non può permettersi arretramenti sul piano della difesa dei diritti civili e della lotta alle discriminazioni di genere, anzi c'è molto da fare anche in Parlamento per migliorare le normative in materia di diritti civili.

È compito di chi ha a cuore la libertà e la democrazia impedire ogni deriva omofoba nel nostro Paese: bisogna schierarsi in maniera chiara e netta contro le intimidazioni di chi vuole bloccare l'avanzamento dei diritti civili e per un avanzamento culturale e sociale delle nostre comunità». 

Alla marcia regionale dell'orgoglio Lgbti parteciperà anche la deputata pentastellata Gilda Sportiello. Sarà inoltre presente, come annunciato da tempo, la senatrice dem Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili. 

 

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Debutta in anteprima, al Napoli Teatro Festival, il nuovo progetto drammaturgico di Fortunato Calvino, regista e autore da sempre vicino al mondo alla comunità Lgbti, che ha più volte raccontato la vita e le esperienze delle persone omosessuali e transessuali con un’attenzione particolare per il mondo dei femminielli napoletani.

Il nuovo lavoro, Fuoriscena, oltre ad avvalersi della partecipazione di una protagonista della scena teatrale napoletana e italiana, come Antonella Morea, nei panni di un’attrice sul viale del tramonto, vede la presenza di un noto mattatore della commedia brillante quale Gino Rivieccio che intepreta, per la prima volta, il ruolo di un omosessuale.

Incontriamo Gino Rivieccio a poche ore dal debutto.

Ci può brevemente descrivere il suo personaggio nello spettacolo Fuoriscena?

Premetto che è un lavoro carico di emozioni, e per questo bellissimo, con punte di leggerezza. Manuele è un uomo gay che vive da solo, lacerato dalla morte del compagno avvenuta anni prima. Ha una vicina di pianerottolo, Gloria, un’ex attrice omofoba e insofferente verso gli omosessuali e il loro mondo. Dopo violenti scontri iniziali il loro rapporto cambierà. Sarà la vita con i suoi accadimenti a far scattare quella sensibilità e quella solidarietà, facendo cadere tutte le barriere e i pregiudizi che entrambi hanno verso il mondo dell’altro.

Il finale a sorpresa rivelerà tutto il crogiolo di sentimenti e di emozioni nascoste fino a quel momento. 

È la prima volta che lei interpreta la parte di personaggio omosessuale? Quanto è difficile non cadere nel cliché e realizzare, invece, un personaggio credibile e reale?

Sì, è la prima volta che mi è stato proposto un personaggio omosessuale. Oggi riconosco che ad ogni attore dovrebbe capitare l'occasione di misurarsi in un ruolo simile. Forse era quello che mi mancava nella mia lunga carriera e mi rendo conto dell'arricchimento interiore che questo ruolo mi ha donato.

Io credo di aver affrontato questa prova semplicemente da attore, immedesimandomi nel personaggio ed evitando qualsiasi macchiettizzazione del gay come, invece, è stato fatto troppo spesso in un certo deprimente cinema commerciale.

Fuoriscena è una pièce che parla anche di esclusione e solitudine. Lei crede che oggi l’Italia sia un Paese che include le persone omosessuali o invece le discrimina? 

Personalmente frequento un ambiente, quello artistico, dove non esistono esclusioni: siamo tutti un po’ matti e un po’ strani, per cui non viviamo il problema dell'accettazione. Ho tanti amici gay tra cantanti e attori, per cui proprio non sento il problema dell'omofobia. Però ti posso dire che spesso c'è un atteggiamento, al contrario, molto selettivo da parte dei gay: probabilmente è un modo di mantenere alte le difese e proteggersi da una società che non è ancora del tutto matura all'accettazione dell'altro.

Ma i tempi sento che sono maturi. Mi auguro che lo diventino anche quelli che finora hanno mostrato un crescente strabismo verso il tema.
 

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Genere oltre i generi. Questo lo slogan del Barletta Pride, che ha avuto luogo sabato 16 giugno.

La città pugliese della disfida è stata percorsa da 1500 persone,  unite – come recita il documento politico – «nei valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’inclusione sociale, della solidarietà, della laicità, dell’anticlericalismo, del riconoscimento dei diritti umani e civili della comunità Lgbti e delle persone tutte».

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti, partita alle 16:30 dal Lungomare Pietro Mennea e conclusasi al tramonto nei giardini del Castello Svevo, lo striscione del Coordinamento organizzativo. Coordinamento costituito da Arcigay (cinque comitati locali), Agedo (quattro comitati), Osservatorio Giulia e Rossella, Impegno Donne Foggia, i centri antiviolenza Safiya, Save e Riscoprirsi, Arci Cafiero, Hastarci Trani, Cgil Bat, Anpi Bat, Lezzanzare, Nudi, TGenus, LeA, Uaar Bat.

In prima fila anche Nunzio Liso e Nicola Giuliani, la prima coppia unitasi civilmente a Trani nel 2016

Madrina del Barletta Pride è stata Vladimir Luxuria, che non ha mancato di rivolgersi al responsabile del dicastero della Famiglia e Disabilità. «Caro ministro - ha gridato l’ex parlamentare sul carro del Coordinamento –, tu sei Fontana ma noi siamo marea».

Pur non essendo presente, il neosindaco di centrodestra Cosimo Cannito ha incontrato nei giorni scorsi gli organizzatori e successivamente inviato loro il seguente messaggio: Barletta è una città senza pregiudizi e auguro a tutti la buona riuscita di questa manifestazione.

Una lunga lettera è stata invece inviata dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al consigliere nazionale d’Arcigay Luciano Lopopolo e a tutti i componenti del Coordinamento.

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Sabato scorso si è celebrato a Roma il Pride. Quest'anno 500.000 di persone di ogni età, identità, orientamento sessuale, provenienza sono scese in piazza a manifestare coi colori e la musica la propria visibilità e liberazione. Sono scese in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza e per lottare contro ogni forma di discriminazione e odio.

Caratterizzato da un forte richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, il Roma Pride 2018 ha espresso tutta la preoccupazione per l'avanzare di forze populiste e di destra che, con la Lega, sono approdate al Governo mostrando sin da subito il loro volto peggiore.

Proprio nell'infuriare delle polemiche sui migranti a seguito dei primissimi interventi del neoministro dell'Interno Matteo Salvini, ci sembra interessante segnalare la partecipazione alla manifestazione di un gruppo di migranti, per lo più di origine africana, scesi in  piazza sotto le insegne dell'Usb.

A guidarli Svitlana Hryhorchuck, giovane ucraina da ben 18 anni in Italia e da 16 impegnata nell'Usb immigrati di Napoli e della Campania. A lei abbiamo posto alcune domande nel merito.

Svitlana 2

Svitlana, perché eravate al Roma Pride?

Quest'anno c'era un messaggio per noi fondamentale: l'antifascismo. Negli ultimi quattro anni stiamo organizzando una serie di iniziative contro il fascismo e sono personalmente impegnata in una 'rete di coordinamento ucraino antifascista' che denuncia il crescente odio in Ucraina oltre che in Italia. Abbiamo avviato un percorso sulla democrazia e l'antifascismo anche con i migranti che seguiamo: per questo hanno deciso di partecipare alla manifestazione in modo molto consapevole. Insegnando loro la storia, infatti, abbiamo cercato di spiegare loro cosa sia e cosa è stato il nazismo e il fascismo. Con la persecuzione nei confronti degli ebrei, dei rom e di tutti coloro che erano considerati 'diversi' o 'indesiderabili'. Siamo anche partiti dall'esperienza di alcuni ragazzi gay provenienti dall'Africa e richiedenti asilo, spiegando che in Italia e in Europa ciascuno è e deve sentirsi libero di essere omosessuale e di esprimerlo appieno. Col nostro sportello e col nostro legale seguiamo diversi casi di ragazzi gay: devo dire che mi spiace che proprio loro non abbiano avuto il coraggio di venire con noi in piazza perché la paura di esporsi con le famiglie o i loro connazionali è ancora molto forte. Speriamo che la nostra partecipazione al Roma Pride sia stata però un messaggio positivo e li aiuti a sentirsi sicuri e ad aprirsi.

Prima di venire sapevano cosa fosse un Pride?

Per loro era la prima volta ma certamente prima di venire abbiamo spiegato bene cosa fosse e in che contesto si sarebbero trovati. Tutti erano perfettamente consapevoli e hanno partecipato anche per dare un esempio e mandare un messaggio contro la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti alle loro comunità. Con i nostri striscioni contro il razzismo e le discriminazioni puntavamo invece a sottolineare a tutti, anche al nuovo Governo, l'importanza e la ricchezza e delle diversità, della solidarietà, dell'incontro dei popoli e dell'uguaglianza dei diritti. Un messaggio che portiamo in piazza tutto l'anno perché solo stando uniti anche i più deboli diventano forti”.

Com'è stato l'impatto con una piazza così colorata ed esuberante?

Alla manifestazione stavamo vicino ai lavoratori e all'Ambasciata del Canada. Tutti i ragazzi stavano bene e con le famiglie e i bambini ballavano e cantavano assieme. Anche parlando dopo con loro hanno espresso una grande gioia nell'aver preso parte alla manifestazione.

Non sono mancati momenti di imbarazzo, quando qualche ragazzo magari con costumi molto vistosi si è avvicinato per fare delle foto con noi. All'inizio l'impatto è stato strano, forse qualche diffidenza, ma poi i ragazzi si sono rilassati e hanno cominciato a ballare e cantare assieme, superando tutte le barriere.

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