Sarà presentato in anteprima stampa, l’11 settembre alle ore 11:00, presso lo Spazio Cinema Anteo di piazza XXV Aprile a Milano, il nuovo film di Pasquale Marrazzo Te lo dico pianissimo con Lucia Vasini, Stefano Chiodaroli e Pietro Pignatelli.

La pellicola racconta la storia di Cicci che, a seguito della scomparsa della sua ex moglie Dolores, si ritrova a gestire la nuova convivenza con i loro due figli gemelli di 17 anni: Sara e Matteo.

Da oltre 15 anni Cicci vive con il suo compagno Nikolas. La relazione tra i due viene messa a dura prova dalla decisione delle sorelle di Cicci, capeggiate da Giuditta, di trasferirsi nel loro appartamento con lo scopo di proteggere i nipoti dai presunti comportamenti immorali della coppia omosessuale. Il loro amore li costringe a subire soprusi e abusi da parte di Giuditta che è spinta dal desiderio di distruggere l’equilibrio che la coppia ha costruito nel tempo, al punto che Cicci, seppur per un breve periodo, allontana da casa il suo compagno.

La loro casa ospita anche il fantasma di Dolores che si è stabilito in bagno e da lì parla con tutta la famiglia senza più freni e a suo modo da consigli anche a Cicci e Nikolas. Grazie a un percorso interiore e alla scoperta della verità che riguarda i nipoti, Giuditta finalmente capisce che l’amore va guardato da tutte le angolazioni e che la sua visuale non è necessariamente quella giusta. Cicci e Nikolas hanno dimostrano di saper dare la priorità a ciò che merita davvero la loro attenzione: il loro rapporto e l’amore verso i “loro” figli.

A pochi giorni dalla distribuzione del film nelle sale, che avverrà a partire dal 13 settembre, contattiamo il regista Pasquale Marrazzo per saperne di più sulla sua ultima opera.

Pasquale da cosa nasce l’idea di realizzare Te lo dico pianissimo? Quale messaggio credi di voler comunicare al pubblico che assisterà alla proiezione? 

Il film nasce spontaneamente, dopo quattro film piuttosto drammatici e dal dispiacere della morte di una delle mie sette sorelle. Credo sia una naturale reazione alla sopravvivenza psicologica. Cosi ho pensato che realizzare una commedia avrebbe potuto darmi quello slancio ironico necessario per guardare avanti.

Il cinema è una forma di linguaggio eteronomo che nasconde mille insidie, proprio perché incapace di una vera coscienza. Non credo di essermi prefissato un messaggio netto e morale, per una questione tanto complessa come le relazioni fra esseri umani. Uso il termine” esseri umani”, senza sottolineare i generi, perché trovo veramente offensivo che ci sia ancora qualcuno, anzi tanti, che si prendano la briga di pensare che alcune relazioni non siano da considerare leciti.

Questo film è anche un inno all’amore e alla libertà di amare in maniera sincera e spontanea: credi che in Italia oggi ci siano ancora difficoltà concrete per le persone omosessuali che quotidianamente vogliamo vivere la propria vita alla luce del sole?

Cicci e Nikolas “combattono contro tutti” per regalare amore, non è un controsenso? Nessuno dovrebbe combattere contro l’amore. Non credi? Una relazione fra due persone dello stesso sesso è vista, dalla stragrande maggioranza, come un “fatto” e non una normale condizione.

Nel film affronti anche le problematiche e i luoghi comuni contro cui si scontrano le famiglie arcobaleno. Te lo dico pianissimo può essere anche una risposta agli attacchi omofobi dei ministri Fontana e di Salvini?

Potremmo lanciare mille pietre a tutti quelli che ancora additano all’omosessuale, ma la politica dovrebbe partire dal basso e passarsi la mano sulla coscienza rispetto alla costruzione culturale delle coscienze degli altri. “Informare” sarebbe la conditio sine qua non per reificare un popolo emancipato e libero, e non direzionare un pensiero violento teso solo all’odio e alla distanza.

Le famiglie arcobaleno sono la dimostrazione che “altre famiglie” sono possibili e che il limite rimane a chi lo pone e non a chi lo infrange per scoprire nuove e meravigliose verità

Infine, cosa ti aspetti da questo film? Pensi che il pubblico la accoglierà positivamente? Il genere della commedia brillante può aiutare la diffusione di un messaggio di civiltà? 

“Te lo dico pianissimo” è un film semplice e sincero. Quello che vorrei è poter strappare un sorriso alle persone che decideranno di uscire di casa per recarsi al cinema. Parlare con ironia e leggerezza di un argomento come questo non è stato facile e comunque, per quanto mi riguarda, un film non ha il compito di dare risposte, ma, semmai, porre lo spettatore dinnanzi ad ulteriori domande per poter fare una riflessione personale sulle cose. Infondo parliamo sempre di libertà, come lo stato naturale dell’essere umano e allora perché costringere lo spettatore a vedere le cose dal proprio punto di vista? Se di libertà si sta parlando che libera sia

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Un’unione civile quanto mai significativa quella celebrata a Roma, ieri pomeriggio, nella Sala Rossa del Palazzo dei Conservatori. A dire il loro sì Sergio Strozzi, diplomatico in servizio presso la Farnesina, e il padovano Simone Mazzetto, project manager presso Pianca e Fendi Casa.

A condividere tale gioia insieme con familiari e amici, giunti da più parti d’Italia e dall’estero, la loro figlia Caterina, visibilmente emozionata.

La celebrazione è stata presieduta dalla senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, che nel partecipato discorso introduttivo ha ricordato l’importanza della normativa quale tappa miliare verso il raggiungimento della parità dei diritti e fonte di gioiosa serenità per tante coppie di persone dello stesso sesso.

Dopo la celebrazione si è tenuto un ricevimento nella raffinata cornice della Terrazza Caffarelli. Viva commozione ha suscitato negli astanti tanto l'excursus storico della lunga storia d'amore di Sergio e Simone - che hanno voluto loro stessi ripercorrere con una lettura alternata dei punti più salienti - quanto il discorso augurale di Caterina.

Tra i convitati, testimoni di tali momenti, il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente di Globe-Mae (Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), l'ex ambasciatore in Nuova Zelanda Carmelo Barbarello col prorio coniuge Javier Barca, l'avvocata Susanna Lollini di Rete Lenford, lo scrittore Tommaso Giartosio e il consorte Gianfranco Goretti di Famiglie Arcobaleno.

Quella di Sergio e Simone è stata la seconda unione civile - dopo quella costituitasi tra Daniele Cicoria e Ciro Varco -, cui ha ieri assistito a Roma la senatrice Cirinnà nelle vesti di ufficiale dello stato civile.

Lei stessa ne dava in serata notizia con un post su Facebook: «Oggi il mio primo giorno di lavoro a Roma non poteva essere migliore: ho celebrato due #unionicivili . Quattro nuovi mariti e due nuove famiglie! Amici e parenti felici, tanta gioia e nessuna discrimina».

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La Corte di Appello di Perugia ha messo fine la parola fine sul caso del piccolo Joan, che il Comune di Perugia si era rifiutato di riconoscere perché figlio di due donne, e ha ordinato al sindaco Andrea Romizi di trascrivere immediatamente l'atto di nascita con entrambe le madri. A riferirlo in un comunicato Omphalos Lgbti in merito alla vicenda della mancata trascrizione dell’atto spagnolo di nascita di Joan.

«La magistratura – così Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Lgbti – è dovuta intervenire ancora una volta in pochi mesi per tutelare i diritti fondamentali del piccolo Joan; diritti che il sindaco Romizi ha costantemente ignorato nel corso di tutta questa lunga vicenda».

La Corte di Appello ha ritenuto infondato il ricorso presentato dal sindaco Romizi e dal ministro Salvini contro la precedente decisione del Tribunale arrivata lo scorso marzo. L'ordine del tribunale di trascrivere integralmente l'atto di nascita di Joan non è mai stato attuato dal Comune, che invece ha fatto ricorso in appello, perdendo ancora una volta.

A difendere Joan e le sue mamme durante il lungo iter giudiziario sono stati gli avvocati Vincenzo Miri e Martina Colomasi dell'associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbt che hanno dichiarato: «Siamo molto soddisfatti per il decreto, che ricostruisce con precisione un quadro giuridico della genitorialità a tutela di tutti i figli, senza che rilevi l'orientamento sessuale dei genitori e il modo in cui i bimbi vengono al mondo».

Bucaioni non ha mancato d’augurarsi «che il sindaco Romizi abbia finalmente compreso che non esistono famiglie di serie A e famiglie di serie B. L’attività amministrativa del primo cittadino impone la tutela di tutti i bambini, indipendentemente dalla tipologia di famiglia in cui sono nati, amati e cresciuti. Romizi riconosca i suoi errori, altrimenti farà bene a dimettersi».

A reagire contro il decreto il senatore leghista Simone Pillon, per il quale «la Corte d’Appello di Perugia ha fatto male ad assecondare l'offensiva delle lobby gay».

In una nota il braccio destro di Massimo Gandolfini ha dichiarato: «I giudici non possono sostituirsi alla realtà dei fatti senza calpestare il diritto naturale. I bambini nascono da un uomo e una donna e non possono essere comprati all'estero mediante la pratica delittuosa del traffico di gameti umani o dell'utero in affitto.

Manifesto tutta la mia solidarietà a questo bambino artificialmente privato della figura paterna e confido nella volontà del Comune di Perugia di ricorrere per Cassazione contro una decisione tanto erronea; continuando su questa strada rischiamo di legittimare i delitti e ancor peggio di privare i bambini delle loro radici e di una delle due figure genitoriali».

Per Pillon, «nello specifico, sulla interpretazione del concetto di ordine pubblico su cui si poggia la normativa italiana in distinguo con quella di diritto internazionale ed il principio in essa affermato dell'interesse superiore del minore (sul quale poggiano alcune sentenze di alcuni giudici italiani), non è stata ancora detta l'ultima parola.

La materia è attualmente ancora sub iudice ovvero in attesa di un pronunciamento definitivo delle Sezioni unite della Cassazione, alla quale si sono rivolti altri giudici italiani ed alla quale si dovrà rivolgere, con apposito ricorso, il Comune di Perugia».

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Il 24 luglio è nata a Piacenza la seconda figlia di Sara e Irene, due donne locali unite civilmente. La piccola è stata concepita in Spagna, dove le due donne hanno prestato, mesi fa, il loro consenso a una fecondazione con donatore anonimo.

Sara e Irene erano fiduciose che dopo il parto avrebbero ottenuto a Piacenza, come in tanti altri Comuni italiani, il riconoscimento di entrambe. Si sono perciò mosse in anticipo e hanno contattato sia i vertici politici dell’amministrazione sia gli Uffici comunali.

Quando però è nata la piccola non solo l’ufficiale di Stato civile si è rifiutato di ricevere il riconoscimento di entrambe le madri. Ma si è opposto a formare un atto di nascita attestante che la bambina è nata da fecondazione assistita.

A Sara, la madre biologica, è stato detto che, se avesse voluto essere giuridicamente riconosciuta, avrebbe dovuto dichiarare di aver avuto un rapporto sessuale con un uomo, garantendo altresì che questi non è parente né affine.

Essendo Sara unita civilmente, ciò significherebbe dichiarare una condotta extraconiugale in violazione dei doveri propri anche degli uniti civilmente. Significherebbe, soprattutto, dichiarare il falso e attestare in un atto pubblico che c’è un padre anche se non è indicato il nome di questo uomo. Come noto, per il diritto italiano l’uomo che ha determinato con la copula carnale una nascita è, volente o nolente, padre del nato.

Ma proprio le false dichiarazioni allo Stato civile costituiscono gravi reati se alterano lo stato del minore. Ma è parimenti reato non dichiarare l’avvenuta nascita di un nato. Senza dimenticare che in assenza di atto di nascita il nome e cognome sono attributi dal Comune e non dai genitori. Infine una segnalazione del Comune alla Procura dei minori potrebbe determinare l’avvio di indagini per minore abbandonato.

Per questi motivi, Sara ha allora deciso di cedere e dichiarare il falso: per il bene della bambina, per non lasciarla in una sorta di limbo identitario.

Ma oggi la donna si recherà alla stazione dei Carabinieri e si autodenuncerà per queste dichiarazioni non veritiere. Vuole che si faccia chiarezza se lei o qualcun altro si è macchiato di una responsabilità penale prevista non da una ma da ben quattro disposizioni del Codice penale italiano.

Poi, alle ore 16.30 presso il Circolo Chez Moi di Piacenza in Via Taverna, 14, presenterà in conferenza stampa l’azione di autodenuncia. All'incontro, che gode del sostegno di Famiglie Arcobaleno, Non una di meno Piacenza, Arcigay Piacenza, Agedo Milano e Agedo nazionale, Ass. radicale Certi diritti, Arci Piacenza, sarà presente anche Alexander Schuster, legale di Sara.

Contattato da Gaynews, l'avvocato trentino ha dichiarato: «In Italia le mamme lesbiche vivono non solo una situazione di terribile incertezza quanto il fatto stesso di essere madri: Lo sono? Lo saranno? Lo diventeranno mai? Dall’adozione in casi particolari al riconoscimento alla nascita ora negato ora concesso: tutto avviene in un vero e proprio limbo giuridico.

Ma non solo. Esse vivono nell’incertezza e sono costrette a compiere reati, quando dichiarano il falso per tutelare i loro figli e per evitare che questi restino nel limbo oscuro dello stato civile.

L’inizativa di Piacenza è un tentativo di denunciare dall’interno il sistema, le sue contraddizioni e le assurdità».

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«Il Palermo Pride, quest'anno più che mai, è la risposta a politiche nazionaliste, patriarcali, repressive, razziste, misogine e odiose nei confronti delle soggettività subalterne che compongono il movimento Lgbtqi+».

Queste le parole con cui il Coordinamento organizzatore spiega su Facebook il significato della marcia dell’orgoglio Lgbti nel capoluogo siciliano che, fissata in un primo momento al 30 giugno, avrà luogo il 22 settembre (otto giorni dopo la visita di Papa Francesco) alla luce dello slogan De*Genere.

Per saperne di più, abbiamo contattato Massimo Milani, figura storica della collettività Lgbti palermitana e componente del locale Coordinamento.

Quello di Palermo sarà un lungo Pride che culminerà con la parata in settembre. Perché una tale decisione e quali gli eventi che lo caratterizzeranno?

È la lunga estate del Pride. Il Pride più lungo che si sia mai visto sulla terra. Perché questo? Perché Palermo, come si sa, è quest’anno la capitale italiana della cultura. C’è anche Manifesta. Quindi ci pareva importante essere presenti tutta l'estate con tutte le nostre iniziative già cominciate e che si concluderanno appunto il 22 settembre con le mostre, i dibattiti, i convegni, le feste, le presentazioni di libri che ci stanno accompagnando per tutta l’estate. Ci sarà pure il Village e poi la parata del 22 settembre che concluderà l’Onda Pride. E, quindi, con un evento che può essere anche un evento che ha un’eco nazionale. Quindi invitiamo tutti a venire al Pride di Palermo capitale della cultura.

Tra tutte le iniziatiave che faremo mi piace sottolineare quella del 21 settembre, intitolata Dove va il movimento? Come sapete, il movimento in questi ultimi tempi è un movimento in subbuglio. Un movimento che ha delle lacerazioni profonde. Quindi vogliamo sedere tutti quanti, i principali rappresentanti di tutte le principali associazione, davanti a un tavolo, guardarci negli occhi e dirci che cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare soprattutto alla luce di questo governo reazionario.

Palermo è una delle città italiane in prima fila nella tutela dei diritti delle persone Lgbti. Il 28 giugno scorso il sindaco Orlando ha, ad esempio, registrato all’anagrafe dei bambini arcobaleno nonostante le minacce di esposti da parte di leghisti e cattoreazionari. Come giudica una tale scelta?

La giudico una scelta politica fondamentale in questo momento. In un momenti in cui un ministro della Famiglia, il ministro Fontana, esordisce dicendo che le famiglie arcobaleno non esistono, negando la loro esistenza, chiudendo gli occhi di fronte a tanti bambini e tanti genitori che non hanno diritti. Perché la legge Cirinnà, come si sa, ha lasciato aperto questo grave problema per le famiglie arcobaleno.

È dunque un ricongiungimento familiare a tutti gli effetti: finalmente tutti entrambi i genitori vengono riconosciuti e questo dà serenità, dà un futuro soprattutto ai bambini. Vorrei quindi ringraziare veramente il sindaco Orlando

Ma il 28 giugno è anche ricorsa la Giornata dell’Orgoglio Lgbti. Quali le iniziative celebrate a Palermo?

C'è sembrato giusto, soprattutto politicamente parlando, scendere in piazza attraverso una manifestazione stanziale: una duegiorni a Piazza Magione a Palermo con concerti, dibattiti, video, tanta musica.

Ma è soprattutto stato un presidio antifascista contro tutti i razzismi, contro il patriarcato, contro il maschilismo, rivendicando una visione politica dell'accoglienza di tutte le differenze, che in questo momento viene messa in discussione da un governo assolutamente reazionario e fascioleghista che non ci piace. Quindi la nostra presenza è stato un presidio fondamentale contro tutto questo.

Stonewall iniziò proprio il 28 giugno di 49 anni fa grazie al coraggio di “checche,  travestite e puttane”, come disse Sylvia Rivera. Quale il ruolo che secondo lei hanno oggi soprattutto le persone trans anche alla luce del recente libro di Porpora Marcasciano loro dedicato?

I froci, le checche, le travestite, le drag queen erano quelle che hanno dato vita al nostro movimento in quanto erano in prima fila in quella notte storica di Stonewall (il 28 giugno 1969), che ricordiamo tutti gli anni con i Pride. Le persone transessuali sono quelle che da sempre subiscono violenze e discriminazioni di ogni sorta perché sono quelle più visibili e perché mettono in discussione un sistema di potere, in cui un genere prevale sull'altro (quello maschile su quello femminile).

A me piace ricordare in questo momento Mario Mieli. Mario Mieli che cosa diceva? Diceva che, in qualche modo, siamo tutti transessuali. Siamo uomini e siamo donne: ma abbiamo tutti una parte maschile e una parte femminile. Accettando e portandole in superficie dalla coscienza - ognuno la propria parte maschile e femminile trovando un equilibrio tra questi due opposti -, possiamo creare degli uomini e delle donne diverse. E in un mondo maschilista, patriarcale e razzista c'è bisogno, secondo me, di donne ma soprattutto di uomini diversi.

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Il 28 luglio scorso l’ex senatore Sergio Lo Giudice è stato nominato responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd.

Un incarico di particolare significato per un uomo da sempre impegnato (prima in qualità di attivista e presidente di Arcigay, quindi in quella di parlamentare della XVII° legislatura) nelle lotte di rivendicazione per la piena parità delle persone Lgbti e inclusione delle stesse.

Nonostante la sensibilità, la determinazione e l’attenzione con cui Lo Giudice ha affrontato tali battaglie, la sua nomina ha destato critiche e reazioni anche all’interno della stessa collettività arcobaleno.

Non senza punte di parossismo, come nel caso di ArciLesbica Nazionale, che ha nuovamente agitato lo spettro di un conseguente sostegno alla pratica della gpa (volutamente indicata coi termini spregiativi di utero in affitto).

A poco più di due settimane dall’assegnazione della carica abbiamo contattato il neoresponsabile del Dipartimento Diritti Civili, per raccoglierne valutazioni e fare il punto sull’attuale situazione politica del Paese.

Professore Lo Giudice, con quali aspettative e quali prospettive ha accolto una tale nomina?

La nomina mi ha fatto certamente piacere: ha significato un riconoscimento delle esperienze collettive da cui provengo e un segno di attenzione del Pd a un tema troppo spesso  trascurato. Dai diritti dei detenuti a quelli delle minoranze etniche e religiose, dai temi Lgbti a quelli legati al fine vita sono tante le questioni aperte che riguardano il rispetto della sfera personale nel rapporto con lo Stato.

C’è tanto da fare anche se, in un momento in cui il Pd si avvia a congresso, il ruolo dei dipartimenti tematici si giocherà molto sulla attivazione di idee ed energie per ridisegnare il profilo di un partito rinnovato.

Come ha vissuto le critiche che le sono giunte da una parte del movimento Lgbti?

Alle critiche ci sono abituato: i temi legati ai diritti civili, soprattutto quelli che investono la sessualità o le relazioni familiari, creano dibattito, spesso acceso. Per quel che mi riguarda continuerò a usare le leve del dialogo e del confronto fra tutte le posizioni. Il Pd deve avere l’ambizione di essere il perno di un campo largo della sinistra. Il confronto fra posizioni diverse è inevitabile: è da qui che possono nascere sintesi nuove.

Questo governo sta mostrando un atteggiamento decisamente reazionario e retrivo rispetto ai diritti civili: secondo lei le persone Lgbti stanno correndo concreti pericoli?

Io non credo che questo governo riuscirà a realizzare granché di quello che minaccia e, comunque, i temi relativi ai diritti Lgbti non fanno parte dell’accordo di potere fra Lega e M5s. Ho un altro timore, che già vedo concretizzarsi: che la propaganda del governo nazionalpopulista e lo sdoganamento in atto dell’egoismo sociale e dell’odio verso le minoranze avvelenino i pozzi della convivenza civile. Si rischia di compromettere nel profondo quella cultura democratica e solidale fondata sulla Costituzione, che da 70 anni rappresenta il collante morale degli italiani.

Nel quadro politico attuale quale “ricetta” politica consiglierebbe per ristabilire un rapporto di fiducia tra elettorato e centrosinistra?

Il Pd ha già aperto un percorso congressuale che si concluderà entro il prossimo inverno. Sarà fondamentale che si dia vita a una discussione aperta a tutte quelle forze sociali, gruppi politici, cittadine e cittadini oggi senza appartenenza ma che sarebbero pronti a rimettersi in gioco di fronte a un progetto credibile per il Paese.

Secondo lei qual è stato l’errore maggiore che ha determinato un evidente scollamento tra le due parti?

Negli ultimi anni il Pd non è stato in grado di dare risposte adeguate a bisogni sociali nuovi, a un impoverimento crescente, alla frammentazione del mercato del lavoro. Su questi temi vanno ripensate le parole d’ordine e le ricette economiche, con la radicalità di chi vuole decisamente ridurre le diseguaglianze.

Guai però a pensare che un ritardo sulle questioni sociali sia conseguenza di quell’impegno sui diritti civili che nell’ultima legislatura ha prodotto leggi attese da troppo tempo come le unioni civili o il testamento biologico. Diritti civili e diritti sociali si tengono assieme, contrapporli sarebbe un errore da ogni punto di vista.

A novembre ci sarà il Congresso nazionale elettivo di Arcigay. Cosa si aspetta al riguardo?

Da quel congresso mi aspetto una riflessione a tutto campo su come stare in questa fase nuova. Arcigay rimane la più grande e strutturata associazione Lgbti italiana in un contesto in cui i bisogni della comunità sono sempre più articolati.

Secondo lei, su quale piano e in quale direzione dovrebbero essere intensificati gli sforzi di Arcigay per resistere al clima omotransfobico incalzante?

In questi anni sono emerse nuove identità prima nascoste, come quelle delle persone intersessuali, nuove realtà sociali come le famiglie arcobaleno, nuove risorse normative e giurisprudenziali.

Credo che questa complessità chiami Arcigay a un’azione intensa. Un’organizzazione così strutturata non ha pari in Europa: è una risorsa per l’intera comunità e per il Paese. Questo è un punto di forza, ma anche una bella responsabilità, che va assunta fino in fondo.

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«È arrivata al Comune di Sesto San Giovanni la prima richiesta di trascrizione all'anagrafe per un bambino figlio di due madri donne. In merito vorrei comunicare che non ho la minima intenzione di accogliere la richiesta: semplicemente perché credo che un bambino, per crescere bene, non può prescindere dall'avere un padre e una madre».

Queste le parole diffuse nel pomeriggio da Roberto Di Stefano, sindaco forzista del Comune alle porte di Milano, in riferimento alla richiesta avanzata dalle mamme di Jay Leon, nato a Londra nel marzo 2014.

«La dicitura genitore 1 e genitore 2 – ha continuato il primo cittadino di Sesto – la trovo francamente inconcepibile. In difesa della famiglia naturale non accoglierò la richiesta delle due madri che è arrivata nel Comune che rappresento.

Lo ripeto in maniera chiara e inequivocabile: un bambino deve avere una mamma e un papà, non perché lo dice Di Stefano, ma perché così è la natura umana».

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Vacanza con i bambini e dove andare? Noi di Gaynews abbiamo cercato di individuare il meglio in Italia per il vostro prossimo viaggio da fare in famiglia: queste le quattro migliori mete dove potrete trascorrere liberamente il vostro tempo, coccolarvi con i vostri bellissimi bambini e fare foto, che in molti a casa ricorderanno per sempre. Non vi resta che preparare le valigie (e non dimenticate spensieratezza e relax).

Un’estate da ricordare

La Sardegna è l’isola gay-friendly dell’estate 2018, per la famiglia e per i più piccoli. Il capoluogo, come le altre principali mete presenti sull’isola, sono piene di alberghi, con eventi e attività organizzate da fare stesso all’interno della struttura che vi ospiterà, e da fare insieme ai bambini, ma perché no? Anche con altri genitori. Ci sono molte spiagge in Sardegna, dove le famiglie potranno facilmente godersi l’attrazione principale; il mare e fare castelli di sabbia, grazie anche al forte flusso di incoming dalla mentalità aperta e globale presente in questo periodo di alta stagione. Vedrete che sarà un connubio perfetto per un viaggio indimenticabile.

Viaggiate leggeri in tutti i sensi

La Toscana è una meta perfetta per le famiglie. Qui troverete moltissime attività da fare, negozietti, ristoranti e bellissime strutture alberghiere gay-friendly pronte ad ospitarvi. La regione, tra le più amate in Italia dalle famiglie arcobaleno di Stati Uniti e Canada, è bellissima e le acque poco profonde ne fanno una destinazione ideale per le famiglie, alle prese con i primi passi oppure i primi insegnamenti di nuoto in acqua. Per un’ottima gita in giornata, scegliete di farli passeggiare a cavallo con degli istruttori dedicati oppure dei mini corsi spa. Vedrete che vi dedicheranno un super abbraccio!

La vacanza con i bambini on the road!

Siete pronti per un viaggio on the road alla conquista della Puglia? Se quest’estate volete macinare chilometri il posto perfetto è questa regione del sud Italia. Munitevi di spirito d’avventura e godetevi i grandi spazi, le atmosfere estive e i panorami unici al mondo, per un’esperienza a tu per tu con la bellezza della Puglia. Vi diamo un consiglio: prenotate sin da ora per la seconda metà di agosto, affittate un camper, fate scorta di buon cibo e procuratevi una buona guida gay-friendly. Vedrete che il divertimento, formato famiglia, sarà assicurato. Ma preparatevi a fare colazione in compagnia della natura estrema!

Costiera Amalfitana: geniale, non trovate?

Tanta bellezza, ritmi slow, città dalla mentalità globale, lidi attrezzati e divertimento pazzo. La Costiera Amalfitana è tutto questo e molto di più, una meta perfetta per le quelle famiglie che vogliono sentirsi protette e coccolate dalla mattina alla sera. Insomma una destinazione aperta, che spesso implica un target alto spendente, soprattutto a Positano e ad Amalfi. Ma voi provate a scegliere altre realtà, come Praiano ad esempio, e partite verso la seconda metà di agosto oppure per i primi di settembre, lontani dalle giornate afose e affollate. Dopotutto la Costiera Amalfitana è famosa nel mondo proprio perché ha reso la diversità un punto di forza, non credete?

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Si sono conosciuti 13 anni fa e da allora non si sono mai separati. Una storia d’amore, quella tra il regista Marco Simon Puccioni e il produttore cinematografico Giampietro Preziosa, suggellatasi, il 28 giugno 2017, con l’unione civile in Campidoglio.

Unione cui erano presenti anche i loro figli David e Denis. Dei due gemelli Marco e Giampietro sono diventati papà grazie alla gestazione per altri, cui sono ricorsi, otto anni fa, in California.

Un’esperienza, la loro, che hanno voluto raccontare nel documentario Prima di tutto, assegnatario di una menzione speciale ai Nastri d’Argento nel 2016. È in cantiere un altro lavoro che sarà dedicato a storie di surrogacy negli Usa.

A pochi giorni dalle dichiarazioni di Lorenzo Fontana alla Camera il regista romano ha deciso di narrare all’Agi qual è la vita di una famiglia arcobaleno. Non senza un attacco diretto al ministro leghista: «O è ignorante o fa finta di essere ignorante – questa la dura replica –. Mi sembra che Fontana abbia preso questa posizione solo per compiacere il suo elettorato. Evidentemente non sa che la trascrizione dei diritti di nascita di un bambino compete al potere giudiziario».

Marco Puccioni ha ribadito all’agenzia di stampa come sia del tutto «legittimo che uno Stato proibisca la pratica della gestazione per altri. Ma non può impedire ai cittadini di recarsi in altri Paesi e fare quello che vogliono per realizzare la loro vita. Quello che mi dispiace è che le sparate del ministro sono fonte di stress per gli stessi bambini. I nostri figli non sono affatto traumatizzati dalla mancanza della mamma: hanno frequentato la 3ª elementare e a scuola sono ben inseriti con i compagni e con il corpo docente».

Il regista è poi passato a parlare di David e Danis: «Sanno che due uomini non possono far nascere biologicamente un bambino ma lo possono far nascere con il loro amore, mettendo in moto un processo».

Marco e Giampietro si sono rivolti a un'agenzia californiana, che ha fatto loro conoscere Cynthia, la donna che ha portato avanti la gravidanza, e Amanda, che ha donato l'ovulo. «Non abbiamo incontrato nessuna donna povera né sfruttata, ma persone che si sentono arricchite dall'aiutare gli altri a realizzare il sogno della paternità». Sogno per la cui realizzazione hanno dovuto spendere circa 75mila euro tra il pagamento dell'agenzia, dei medici, degli avvocati e delle due donne.

Ma «Cynthia non considera quello che ha fatto un lavoro. Il denaro che è arrivato a lei non le cambia certo la vita. Ha una casa con la piscina, un marito e tre figli. È orgogliosa di quello che ha fatto per noi, lo racconta a tutti. Si è subito creato un feeling che l'ha convinta ad accettare il percorso. Con altri, invece, aveva rifiutato. Ci sentiamo spesso al telefono: è venuta in Italia nel 2010 per il battesimo dei gemelli celebrato alla Chiesa valdese di Roma e anche l'anno scorso per la nostra unione civile».

Puccioni è consapevole che nel mondo Lgbti non mancano voci contrarie alla gpa. «Anche noi avevamo dubbi sulla nostra scelta - racconta - perché va a toccare convinzioni ataviche, come quella che la mamma è sempre certa. Invece si affronta un percorso che scompone la maternità in più parti, tra la donatrice, la gestante e chi cresce il bambino».

Essendo lui il padre biologico, al momento è l'unico genitore riconosciuto in Italia. Giampietro, soggiunge, «soffre questo stress da minoranza. Se il bambino si ricovera in ospedale o deve subire un'operazione devo firmare io, lui non può fare nulla senza la mia delega».

Alla domanda finale sui ruoli da rispettare in una famiglia arcobaleno questa la risposta: «Ognuno si comporta secondo le proprie inclinazioni. Giampietro è più portato per la cucina e la casa ma è più severo di me: pretende il rispetto delle regole di comportamento. Io mi occupo dell'istruzione dei ragazzi, della loro educazione. Ma sono meno severo e più accogliente».

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Fondata nel 2005 e facente parte della rete europea Egpa (European Glbt Police), Polis Aperta è l’associzione che riunisce persone Lgbti appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine.

Il Consiglio direttivo ha ieri lanciato un appello alle rappresentanze sindacali di settore perché siano velocizzate le procedure di rilascio del passaporto di minori, figli di coppie omogenitoriali.

«La battaglia contro l'oscurantismo – così nel relativo comunicato – passa anche dalla rimozione delle pastoie burocratiche che attanagliano le famiglie mono e omogenitoriali».

Invocando le «medesime tempistiche previste per tutti i cittadini», Polis Aperta parte da una chiara premessa: il rilascio degli estratti di nascita di bambini, indicati quali figlie di coppie di persone dello stesso sesso, rende necessario l'inserimento di entrambi i genitori sul passaporto del minore.

«Il software in dotazione alle Questure attualmente non permette tale inserimento - continua Polis Aperta – e, all'interno degli uffici dove si provvede al corretto rilascio del passaporto del minore, gli ostacoli informatici sono stati superati solo grazie alla buona volontà degli operatori. Con un notevole allungamento dei tempi.

Il mancato aggiornamento di una procedura informatica è una cecità burocratica, che ignora diritti già esistenti, nella quotidianità della famiglia e per la legge italiana, perché riconosciuti dall'atto di nascita. Far rispettare le leggi rimuovendo gli ostacoli che impediscono ai cittadini di essere tutti uguali di fronte alla legge è il nostro lavoro, la missione scritta sulla divisa che indossiamo tutti i giorni, impossibile, dunque, tacere al cospetto di una tale inutile vessazione burocratica».

Spirito, questo, con cui l’associazione, nella persona della vicepresidente Micaela Pascali, ha «preso parte al primo tavolo ufficiale tra le associazioni del modo Lgbt e il sottosegretario del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, Vincenzo Spadafora, che si è svolto lo scorso martedì a palazzo Chigi.

All'interno dell'incontro, Polis aperta ha portato la specificità del lavoro che gli operatori di polizia e delle forze armate svolgono sul territorio. Un potenziale enorme che potrebbe aiutare notevolmente le istituzioni fungendo da anello di congiunzione fra la comunità Lgbt e la governance per una corretta prevenzione dei crimini d'odio, di episodi di bullismo e violenza».

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