Nuova sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia a favore d’una coppia di donne in materia di adozione coparentale da parte della madre non biologica. «Si realizza - ha stabilito la Corte - il preminente interesse del minore».

Il 26 ottobre il collegio, presieduto da Rocco Valeggia e composto da Patrizia Botteri, Fabrizio Gori, Cinzia Rossato, ha infatti accolto il ricorso presentato dagli avvocati Umberto Saracco e Valentina Pizzol (socia di Rete Lenford) sulla base della lettera d dell’art. 44 della legge 184/83, che consente l’adozione di minori «quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo». 

Come rilevato dalla stessa Corte veneziana, la domanda d’adozione era stata successivamente integrata a seguito dell’unione civile celebrata tra le due donne residenti nel Veronese.

Integrazione formulata ai sensi della lettera b del medesimo articolo, che prevede l’adozione «dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge», equiparando così la posizione della partner unita civilmente a quella del coniuge.

L’adozione è stata in ogni caso accolta sulla sola base della primitiva richiesta, senza però motivare perchè la lettera b non fosse appropriata.

È chiaro che il Tribunale dei Minori di Venezia, nel concedere l’adozione coparentale, si è attenuto all’impostazione tradizionale così come sancita dalla Corte di Cassazione con la sentenza 12692 del 2016.

Un riconoscimento comunque fondamentale per la coppia e il loro figlio. Un ulteriore passo in avanti, inoltre, nella battaglia per la parità dei diritti.

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«Crema ha un'anima profondamente democratica, solidale, orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano». Parole, queste, non certamente di maniera sulla bocca della sindaca Stefania Bonaldi, che le aveva riportate, il 27 ottobre, in un post di reazione alla manifestazione di Forza Nuova nella cittadina della Bassa.

E Crema continua a dare davvero prova d’un’anima orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano. A partire da quelli dei figli e figlie di coppie omogenitoriali, in riferimento ai quali il Comune del Cremasco può vantare un indubbio primato

L’8 novembre Stefania Bonaldi ha infatti provveduto a iscrivere anagraficamente il piccolo Paolo e a riconoscerne legalmente la genitorialità delle due mamme.

È il quarto di atti consimili effettuati nell’anno a Crema: il 9 maggio la trascrizione degli atti di nascita esteri di due fratellini quali figli di due uomini; il 2 agosto la dichiarazione  successiva di riconoscimento della mamma non biologica sul certificato di nascita di un bambino di sei anni; il 12 ottobre l’iscrizione anagrafica di una nenonata quale figlia d’una coppia di due donne.

Non stupisce, perciò, che il 22 ottobre Stefania Bonaldi sia stata invitata a parlare dell’esperienza cremasca a Bologna in occasione della due giorni organizzata dalla Rete RE.A.DY.

Dell’ultimo caso di registrazione anagrafica di un bambino arcobaleno nel suo Comune la sindaca ha dato notizia attraverso le parole di ringraziamento, che le hanno rivolto le mamme di Paolo.

«Per una volta – così Stefania Bonaldi su Facebook - anche io Ricevo e pubblico: "Cara Stefania, volevamo ringraziarla ancora personalmente per il traguardo di oggi. Qualsiasi strada incontri questo atto di nascita, è un pezzo per iniziare di certo un percorso di diritto per nostro figlio. La responsabilità genitoriale ti invade in ogni caso, la senti vedendolo sgambettare nelle prime ecografie e diventa un treno al primo suo vagito. Sai che difenderai e amerai la creatura che hai chiamato al mondo in ogni modo.

La responsabilità genitoriale la pretende in modo naturale l'amore, non di certo un pezzo di carta, o una legge, ma quella legge e quel pezzo di carta significano tutela giuridica e diritto e non renderemo vano il suo gesto, lottando per mantenerlo pienamente attivo e valido per tutta la vita di Paolo e per la sua piena tutela e dignità. Grazie infinite. P. S. Un caro saluto a lei da tutti noi. Tutta la nostra famiglia (nonni, zii, bisnonni di Paolo), la ringraziano moltissimo per aver legittimato tutti quanti".

Ricevuta questo pomeriggio in occasione della iscrizione di Paolo, neonato, nei registri dello stato civile, insieme alle sue due mamme. Mi pareva bello, e giusto, condividerla».

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Tra agosto e settembre il sindaco di Reggio Emilia e quelli dei vicini Comuni di Castellarano e Scandiano hanno iscritto all'anagrafe quattro bambini, concepiti con tecniche di fecondazione eterologa, e registrati quali figli di tre coppie di mamme.

A renderlo oggi noto, in conferenza stampa, Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda Reggio Emilia. Presenti con lui l'avvocata Antonella Borghi, legale delle tre coppie, Elisa Dal Molin di Famiglie Arcobaleno, Luca Vecchi, Giorgio Zanni, Alessio Mammi, rispettivamente sindaci di Reggio Emilia, Castellarano, Scandiano.

«La primavera dei sindaci - così Nicolini - è sbocciata anche nella nostra provincia. Reggio Emilia, Castellarano e Scandiano sono le tre città dove, nell’estate appena trascorsa, i sindaci hanno effettuato altrettante registrazioni di tre mamme nei certificati di nascita dei loro figli e delle loro figlie. Siamo felicissimi di questo importante passo che porta a una tutela maggiore per figli delle famiglie arcobaleno, che fino ad oggi erano considerati bambini di serie B, e auguriamo alle famiglie tanta serenità e gioia».

A fargli eco Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha affermato: «Ai sindaci Vecchi, Mammi e Zanni va il nostro ringraziamento anche perché, mai come oggi, c’è bisogno del sostegno di amministratori coraggiosi che sappiano anteporre i diritti di tutti i cittadini alle questioni di mero opportunismo politico.

Sono atti fondamentali, soprattutto perché ci auguriamo rappresentino l’inizio di un iter di legge che arrivi finalmente a sanare una situazione di disparità a oggi inconcepibile». 

«Ci mettiamo anche a disposizione - continua Nicolini, che è fra l'altro candidato alla carica di Segretario nazionale di Arcigay - di tutti i sindaci della nostra provincia per incontrarci e portare informazioni, supporto su queste tematiche. Ad oggi i Comuni con il quale abbiamo intrapreso un dialogo sono quelli di Novellara, Correggio e, appunto, Reggio Emilia, Castellarano e Scandiano. 

È questo il tipo di lavoro che Arcigay dovrebbe fare nelle città in cui le famiglie omogenitoriali faticano a trovare spazio e esitano a esporsi in prima persona. Da una parte, abbiamo deciso di metterci al servizio delle amministrazioni che intendevano compiere questo passo nella maniera più corretta possibile, con l’aiuto di esperti legali; dall’altra ci mettiamo a supporto di Famiglie Arcobaleno e di coloro che credono che il bene dei bambini venga prima di ogni altra considerazione».

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Giuseppe Sala dovrà registrare sul certificato di nascita della piccola Anna, nata in California il 2 agosto 2014 grazie alla gpa, anche il nome del papà non biologico.

A deciderlo il Tribunale Civile di Milano che ha oggi accolto il ricorso presentato, in maggio, da Gianni Tofanelli e Andrea Simone contro il Comune, i cui Ufficiali di Stato civile avevano sospeso la richiesta di trascrizione e correzione dell’atto di nascita statunitense della loro figlia con esplicita menzione della doppia paternità. 

La sentenza, dunque, riconosce e tutela il supremo interesse della bambina ad avere il legame di filiazione con entrambi i papà.

A sostenerne le parti legalmente gli avvocati Manuel Girola, Giacomo Cardaci e Luca Di Gaetano di Rete Lenford. I due papà hanno espresso la loro soddisfazione a Gaynews, che proprio dal nostro giornale avevano mosso un duro j'accuse al doppiopesismo di Sala e un appello a riconoscerli entrambi come papà di Anna.

E, a distanza d'un giorno, è stato pubblicato sulla pagina Fb di Rete Lenford un comunicato, in cui fra l'altro si dice: «Il Tribunale, all’esito di una puntuale ricostruzione del concetto di ordine pubblico nell’evoluzione della giurisprudenza italiana e transnazionale, ha aderito al principio espresso dalla Corte di Cassazione nella importante sentenza n. 19599/2016 e ha confermato che non è contraria all’ordine pubblico la trascrizione dell’atto di nascita con due padri. Il provvedimento si colloca sulla scia di quanto già sancito dai Tribunali di Livorno, Pisa, Roma e ne ribadisce le motivazioni.

Per Miryam Camilleri, presidente di Rete Lenford, «la decisione dei giudici di Milano è ricca di spunti interessanti e ribadisce come la rettificazione dell’atto di nascita corrisponda al best interest del bambino rispetto alle conseguenze giuridiche ad essa connesse.

Tra queste conseguenze, il Collegio cita i ‘diritti alla bigenitorialità, alla certezza giuridica, all’unicità della propria condizione giuridica e sociale e dunque all’identità personale, nonché alla stabilità dei legami acquisiti fin dalla nascita nel contesto familiare’. Il decreto di Milano, infatti, ribadisce un sentire diffuso nella nostra società: non conta come si diventa genitori ma quanto affetto e cura si riesce a dare ai bambini».

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A rispondere al secondo manifesto di ProVita e Generazione Famiglia in versione femminile ci ha pensato il sindaco di Fiumicino (Rm) Esterino Montino.

«A Fiumicino c'è una nuova famiglia». Ha esordito così ieri su Facebook il primo cittadino della cittadina laziale nell’annunciare l’iscrizione anagrafica della piccola Ginevra, nata in Italia, alla quale sono state riconosciute sul certificato di nascita le sue due mamme: Claudia e Ilaria.

«Fiumicino deve essere la città di tutti e di tutte le famiglie - ha proseguito Montino -. Riconoscere entrambe le mamme di Ginevra significa riconoscere a lei tutti i diritti e ai suoi genitori tutti i doveri.

Sebbene non ci sia ancora una legge che riconosca le famiglie arcobaleno in Italia, i tribunali hanno tracciato una strada che non possiamo ignorare e che si basa sul principio imprescindibile del superiore interesse del minore».

Ad associarsi all'esultanza di Montino sua moglie, la senatrice Monica Cirinnà, che ha preferito rilanciarne su Facebook alcune parole: «Dove alcuni tacciono davanti ai bisogni dei cittadini e altri discriminano i bambini per il colore della pelle o per l'orientamento sessuale dei genitori, noi non ci tiriamo indietro».

Soddisfatto il commento di Marilena  Grassadonia, presidente appena riconfermata di Famiglie Arcobaleno: «Ginevra è una bimba fortunata perché crescerà con le sue due mamme che si prenderanno cura di lei assumendosi la piena responsabilità di essere genitori. Ginevra è una bimba fortunata perché vive nel ‘posto giusto’».

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Al termine della tre giorni congressuale, tenutasi a San Vincenzo (Li), è stato eletto, domenica 21 ottobre, il nuovo direttivo di Famiglie Arcobaleno – Associazione di Genitori omosessuali.

Riconfermata alla carica di presidente ad triennium Marilena Grassadonia, che col suo dinamismo e combattività ha contribuito a imporre l’organizzazione alla pubblica attenzione e a conferirle un ruolo di rilievo nel dibattito su famiglia e omogenitorialità.

Ad affiancarla nel nuovo mandato Giancarlo Goretti quale vicepresidente, Roberta Zangoli ed Elisa Dal Molin, invece, nei rispettivi ruoli di tesoriera e  segretaria. Sono infine risultate elette come componenti del Consiglio  Delfina Alongi, Gabriella Giarratano, Laura Giuntini, Ryan Luca Spiga, Francesco Zaccagnini.

Come dichiarato da Grassadonia su Facebook, «dopo 13 anni di storia è arrivato per noi il momento della maturità: vogliamo crescere come interlocutore delle istituzioni e come associazione di rilievo nel mondo Lgbtqi. Per questo, tra le altre cose, lanceremo una campagna per attirare nuovi sostenitori che accompagnino i soci ordinari, genitori e aspiranti, nel nostro cammino».

La stessa presidente ha poi così enumerato gli obiettivi politici di Famiglie Arcobaleno per i prossimi anni: «Il riconoscimento alla nascita di entrambe le madri ed entrambi i papà, anche attraverso una campagna che sottolinei la responsabilità di tutti e due i genitori indipendentemente dalla relazione che li lega: single all’anagrafe, uniti civilmente, separati o divorziati.

La revisione della legge 40 per il pieno accesso alla pma per le donne single e le coppie lesbiche. Una campagna informativa e culturale sulla gestazione per altri e la promozione di una proposta di legge per una Gpa etica. Il matrimonio egualitario, la revisione della legge sulle adozioni, perché sia accessibile a single e coppie gay o lesbiche.

Un rinnovato e rafforzato impegno nelle scuole per la piena applicazione della legge contro le discriminazioni e per l’ingresso della nostra associazione nel Fonags, il forum delle famiglie consulente del Miur».

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Nuovo caso di riconoscimento di genitorialità per una coppia di due donneAd annotare sul registro di Stato civile il nome della secondo mamma di un bimbo di otto mesi Sean Christian Wheeler, sindaco pentastellato di Porto Torres (Ss). 

«Sono davvero orgoglioso e contento – ha commentato il primo cittadino su Facebook - che il nostro Comune, grazie al lavoro dell'ufficio di Stato civile, ha riconosciuto il diritto anche alla seconda madre di essere genitore.

Al di là di ogni possibile ragionamento, penso che nessuno possa negare il fatto che ogni famiglia che si rispetti deve essere un concentrato di amore e serenità: non ho quindi fatto altro che accogliere la richiesta di due madri, già unite civilmente, e riconoscere così anche dal punto di vista burocratico il loro progetto di vita».

Il primo cittadino di Porto Torres si è poi rivolto a «questa nuova famiglia, alle due madri e al bimbo», per augurare loro «una vita piena di soddisfazioni.

Siamo ora pronti ad accettare altre richieste di famiglie che desiderano avere il riconoscimento omogenitoriale: invito chi è interessato a informarsi presso gli uffici o inviarci una richiesta».

Le due mamme, a loro volta, hanno ringraziato il sindaco e «quanti ci sono stati accanto in questo cammino, intrapreso per tutelare il nostro bambino: il nostro desiderio è vedere questo nostro percorso, che oggi fa notizia, come consuetudine e normalità.

Noi continueremo a prenderci cura l'una dell'altra ogni giorno, con la speranza che amarsi e rispettarsi possa essere presto un diritto per tutti». 

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«Leggendo Lodi e Riace insieme, si comprende l'allarme. C'è il rischio di creare una contrapposizione tra italiani e non, tra buoni e cattivi. Problemi complessi richiedono il tempo dell'analisi, non della comunicazione social». 

Non usa mezzi termini Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, nella lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.

Di argomenti ne affronta in verità tanti ben al di là di quello immigrazione, che gli consente, in ogni caso, un'elegante stoccata a Lorenzo Fontana per le relative dichirazioni su una presunta diluizione dell’identità italiana: «Per tutti noi ora è il momento di lavorare. Il ministro ha un compito difficile, aiutare le famiglie e i disabili».

E al leghista veronese, figlio spirituale del tradizionalista don Vilmar Pavesi tutto anatemi e messa tridentina, si rivolge ancora una volta in maniera chiara sia pur indiretta: «Non possiamo non vedere che esistono le famiglie arcobaleno».

Già, perché è proprio in tema di diritti che per Spadafora esiste una differenza abissale tra M5s e gli alleati verdi (o bleu) di governo.

«Nella maggioranza – spiega Spadafora - ci sono sensibilità culturali molto diverse, a cominciare dai diritti. Noi dobbiamo restare alternativi alla Lega, siamo una cosa diversa». Diritti, sui quali «il contratto non prevede un arretramento culturale. Il M5S deve assumersi la responsabilità fortissima di tenere alta l’attenzione su questi temi. Noi difenderemo tutte le conquiste fatte. Abbiamo sensibilità forti nei gruppi parlamentari e nell’elettorato di cui dobbiamo tener conto. Non possiamo cadere nella trappola di alimentare un clima di discriminazione verso chi è considerato diverso, immigrati, persone di colore, omosessuali».

Durissima, inoltre, la valutazione sul ddl Pillon: «È un episodio che desta allarme. Proposta antistorica – ribatte Spadafora -, perché non tiene presente l’interesse dei bambini e riduce tutto a chi è a favore dei padri e chi delle madri».

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Sindaca arcobaleno. Potrebbe definirsi così Stefania Bonaldi, la prima cittadina di Crema, che, dopo aver registrato anagraficamente, il 9 maggio, due fratellini quali figli di due uomini e, il 2 agosto, una bambina quale figlia di due mamme, ha provveduto a riconoscere, il 12 ottobre, la genitorialità di due donne in riferimento alla lora piccola nata alcuni giorni fa.

Come se non bastasse, Stefania Bonaldi ha ieri presieduto la celebrazione dell'unione civile di «altre due mamme  alla presenza della loro bimba di qualche mese, fortemente voluta e cercata», annunciandone al più presto l’ufficiale riconoscimento quale «figlia della coppia».

La sindaca di Crema, che è fra l’altro candidata alle imminenti elezioni provinciali a Cremona nella lista Insieme per il territorio, ha poi dichiarato sempre su Facebook con chiaro riferimento al ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana: «Ditemi se questi non sono legami veri, solidi, spontanei, che meritano di essere riconosciuti e riempiti di diritti. Ditemi se queste non sono famiglie, il cui unico, vero, stupefacente fondamento sono l'amore e il rispetto. E un supplemento di coraggio.

Non sarò mai abbastanza grata dei miei privilegi di sindaco».

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Anna è nata in California il 2 agosto 2014 grazie alla gpa. Andrea Simone e Gianni Tofanelli, i due papà, hanno racconto il loro progetto e la successiva prima esperienza di genitorialità nel libro Due uomini e una culla, edito lo scorso anno per i tipi torinesi Golem.

Benché sull’atto di nascita californiano siano entrambi registrati come papà, per l’anagrafe italiana non è così. Anna risulta avere un solo padre, quello biologico, mentre l’altro non ha ufficialmente in Italia né diritti né doveri nei suoi riguardi. I tentativi di Andrea e Gianni per superare una tale situazione presso l’Ufficio Anagrafe di Milano, dove risiedono, sono purtoppo caduti nel vuoto.

Giuseppe Sala, sindaco del capoluogo lombardo, ha deciso di sospendere la trascrizione di atti di nascita esteri di bambini e bambini con due papà. Presa d’atto che, al contrario, non ha applicato nei riguardi di figli e figlie di coppie di donne lesbiche, come ha dimostrato anche con la solenne cerimonia del 6 giugno a Palazzo Marino

Il doppiopesismo attendista di Sala in tale materia è stato oggi stigmatizzato da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha dichiarato in un comunicato: «Da mesi i nostri soci attendono invano una risposta e se ci siamo infine decisi a un appello pubblico è perché siamo ancora convinti che la situazione si possa sbloccare. Basta però rinvii e incontri interlocutori: il mancato riconoscimento sta rendendo la vita di molte famiglie difficile. Ci è stato detto che gli uffici aspettano un parere dell'Avvocatura di Stato, e quindi la sentenza della Cassazione a sezioni unite sul cosiddetto 'caso Trento'.

Ma il Comune, se c'è la volontà politica, può muoversi da subito. Chiediamo a Sala di dirci chiaramente se questa volontà politica c'è. Lo abbiamo ringraziato e lo ringraziamo ancora per i riconoscimenti delle famiglie con due madri, ma come associazione chiediamo che i diritti siano diritti per tutti. I bambini e le bambine non possono essere discriminati sulla base di come sono nati».

Nell’attesa d’una risposta concreta da Palazzo Marino, abbiamo raggiunto Gianni e Andrea, per conoscere meglio la loro situazione e raccogliere valutazioni sulla posizione di Sala.

Gianni e Andrea, qual è al momento la situazione anagrafica di Anna?

Dal nostro rientro in Italia nel settembre 2014 Anna anagraficamente risulta avere un solo padre (Gianni) in una famiglia che è riconosciuta come unita civilmente dal 29 marzo 2013… Questo miracolo “anagrafico” accade perché abbiamo trascritto il nostro matrimonio, che è antecedente all’entrata in vigore della legge sulla unioni civili. Ha doppio passaporto. Ma per la legge un solo papà, perché sul suo certificato di nascita compare solo il nome di uno dei due padri e l’altro non ha ufficialmente alcun diritto e alcun dovere nei confronti della bimba.

Che cosa vi è stato detto all’Ufficio Anagrafe, quando avete chiesto che vi fosse riconosciuta la doppia paternità?

Ci siamo rivolti all’Anagrafe del Comune di Milano non appena è uscita la notizia che avevano trascritto e corretto l’atto di nascita di due gemelli – anche loro nati in California con gpa –, permettendo ai due bambini di avere sui documenti i nomi di tutti e due i loro genitori. Abbiamo presentato la documentazione completa e seguito l’iter che, per un limitato numero di casi, aveva sortito l’effetto positivo della trascrizione. Ma dopo circa un mese abbiamo ricevuto una raccomandata dall’Anagrafe del Comune di Milano che ci informava che la richiesta era sospesa, in quanto si era deciso di richiedere chiarimenti al ministero dell'Interno. Si era quindi chiusa quella breve finestra temporale in cui l’ufficiale di Stato Civile si era dimostrato favorevole.

Vogliamo far notare che la sospensione è illegittima, in quanto il Comune di fronte alla nostra richiesta avrebbe potuto solo accettare (come ha fatto fra dicembre e gennaio per quell’esiguo numero di casi) o rifiutare la trascrizione, ma non lasciarci in un limbo che dura da quasi un anno. 

Come spiegate il diniego del sindaco Sala ad effettuare le trascrizioni degli atti di nascita esteri per le coppie dei soli papà?

Non riusciamo a spiegarci questa discriminazione. Nel mese del Pride abbiamo visto il sindaco Sala farsi paladino dei diritti delle famiglie omogenitoriali e riconoscere il diritto di tante mamme ma, parallelamente, ignorare del tutto le situazioni come le nostre. Situazioni che ormai riguardano decine di bambini, alcuni dei quali, come nel caso delle gemelle di cui hanno parlato i media alcuni giorni fa, sono trattati come dei fantasmi dal Comune e conseguentemente dallo Stato.

Credete che pesi la battaglia contro la gpa condotta in area milanese da certe femministe della differenza e da ArciLesbica?

Sicuramente non ha aiutato e sta impedendo che ci possa essere una posizione forte anche all’interno del Consiglio comunale. In esso, una ventina di giorni fa, è stato presentato un ordine del giorno a favore della trascrizione degli atti di nascita dei papà arcobaleno da parte di Angelo Turco e Diana De Marchi (presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune), che chiedeva di porre fine  alla discriminazione in atto rispetto alle famiglie composte da due donne. Ma anche questa richiesta sembra essere al momento ignorata.

Da Palazzo Marino è stato detto che si aspetta la decisione della Cassazione a Sezioni Unite. Ma questo attendismo non sembra riguardare figli e figlie di coppie lesbiche...

Come abbiamo già detto, da luglio 2018 alcune coppie di mamme ottenuto da Palazzo Marino - e con grande visibilità mediatica del Sindaco Sala - la formazione di atti di nascita con l’indicazione di entrambe le genitrici. Quindi pare evidente che questa sospensione in attesa del 9 novembre non le riguardi.

Come giudicate la posizione delle associazioni Lgbti sul tema gpa? Sono attente o le avvertite lontane?

Ci pare che le associazioni Lgbti stiano lasciando sempre più sola Famiglie Arcobaleno nel condurre questa battaglia a favore dei nostri figli e figlie. A loro viene pregiudicato l’esercizio di numerosi diritti fondamentali, tra cui il diritto all’identità personale e al rispetto della vita privata e familiare.

Cosa pensate di femministe e attiviste che in riferimento alla gpa usano lo stesso armamentario lessicale di esponenti di estrema destra?

Abbiamo letto e sentito dire parole di una violenza inaudita - addirittura più forti di quelle pronunciate dall’estrema destra -, che hanno offeso non solo le nostre famiglie ma anche coloro che in questi anni hanno combattuto contro la discriminazione e per l’emancipazione delle donne. Riportiamo come battuta - ma testimonia come certi personaggi abbiano un visione poco chiara della realtà - l’accusa che ci è stata rivolta su un social network da una delle paladine più agguerrite contro la gpa, che ha scritto:  Voi siete abituati a sfruttare le donne in quanto clienti delle prostitute. Evidentemente l’odio nei confronti degli uomini le rende cieche e poco lucide.

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