Jennifer è una solare donna californiana di 39 anni. Sposata e madre di tre figli, risiede a San Diego dopo aver lasciato la marina militare. 18 mesi fa ha deciso di portare avanti la gravidanza per Ivan e Antonio, una coppia di toscani con un grande desiderio: quello di diventare papà. 

Oggi Jennifer racconta per la prima volta a Gaynews la sua esperienza di gestazione surrogata.

Jennifer, che cosa ti ha spinto alla gestazione surrogata?

La mia decisione di partorire per altre persone risale a vari anni fa quando ero ancora nella Marina militare. Ero di stanza in Giappone all’epoca quando seppi che una coppia della mia unità aveva cercato a lungo di avere un figlio ma senza successo. Per me fu una ferita al cuore dal momento che era molto facile per me rimanere incinta.

Ma quella di dare alla luce dei figli per altre coppie è stata una decisione poi concretatasi successivamente...

Sì, infatti. La mia prima esperienza di gravidanza surrogata è stata quella per Ivan e Antonio. Resterà in ogni caso l’ultima perché, pur essendo stata enormemente gratificante, si tratta di un impegno enorme non solo per me ma anche per la mia famiglia.

Cosa ti ha convinto ad accettare la richiesta di Ivan e Antonio?

Ivan e Antonio mi sono apparse sin dal primo incontro due persone estramente sincere. Ho subito capito che l’essere genitori era un qualcosa che mancava alla loro vita. Mi sono perciò sentita in dovere di aiutarli.

Qual è stata la reazione dei tuoi familiari quando hai detto loro che avresti portato avanti una gravidanza per altri? 

Mio marito e i miei figli mi hanno pienamente sostenuto in tale scelta. Sapevano quanto fosse importante per me. Non sarei stata in grado di farlo senza il loro supporto.

Cosa hai pensato quando hai saputo di essere incinta di tre gemelli?

Ero letteralmente meravigliata e con me lo era l’interno personale del Centro di fertilità e ginecologia di San Diego. Pur avendoli partoriti, provo ancora lo stessa sensazione di stupore per aver portato contemporaneamente tre vite in grembo.

Come hai vissuto una tale gravidanza?

È stata per me un’esperienza bella, gratificante e senza trauma alcuno, perché sapevo che i gemelli sarebbero tornati a casa con i loro genitori dopo la nascita. Per me è stato quasi come portarli in giro per otto mesi (cioè per tutto il tempo antecedente il parto). Quando fai da babysitter ai figli di qualcun altro, non li trattieni e li ridai ai loro genitori quando è ora che tornino a casa.

Non hai mai provato la sensazione di essere stata privata dei tuoi figli dopo il parto?

Affatto. Ho sempre vissuto la mia esperienza di gestazione surrogata come se la mia famiglia ospitasse tre studenti di scambio per l'anno scolastico.

Quando sono nati i bambini, dov'erano Ivan e Antonio?

Una settimana prima del parto (i tre gemelli sono nati il 18 gennaio scorso), Ivan e Antonio sono arrivati a San Diego e li abbiamo accolti in casa. Sono rimasti ospiti della mia famiglia per circa due mesi perché potessero avere la possibilità preparare tutto il necessario per il rientro coi bambini in Italia. Questa è stata una decisione presa da me e mio marito: volevamo aiutarli a risparmiare denaro ed essere accanto a loro in modo che non si sentissero soli come nuovi genitori in un Paese straniero.

Quale rapporto hai adesso con Ivan e Antonio?

Mi sono sempre confrontata con loro sin da quando Ivan mi ha contattato per la prima volta 18 mesi fa. Si è stretto nel tempo un rapporto sempre più forte con loro: sono felice di averli nella mia vita.

Molte persone in Italia sostengono che lo donne gestanti per altre o altri lo facciano per ragioni economiche: è così?

Una tale generalizzazione è inaccettabile e offensiva per le donne stesse. Per molte di noi partorire per altre persone ha un solo scopo: aiutare single o coppie a diventare genitori. Non è affatto questione di soldi.

Si tratta unicamente del rendere felici delle persone che hanno un legittimo desiderio di genitorialità: vedere l'espressione di gioia sui loro volti la prima volta che ascoltano il battito cardiaco dei loro bambini tramite un'ecografia o il loro movimento nel grembo delle portatrici per poi stringerli per la prima volta tra le braccia dopo la nascita. È questo il motivo per cui lo facciamo.

Cosa risponderesti a chi ritiene non giusto che le donne partoriscano per altre o altri e che una coppia di persone omosesuali non abbia diritto alla genitorialità?

Dico soltanto che hanno bisogno di aprire le loro menti e i loro cuori. La Bibbia ci insegna ad amare i nostri simili a prescindere da chi sono o da chi amano. Sono stato educata a credere che se hai la capacità di aiutare qualcuno nel bisogno, allora hai l’obbligo morale di farlo. Se un individuo o coppia desidera avere una famiglia, nessuno è in diritto di giudicare. Personalmente mi sento benedetta da Dio per aver aiutato una coppia a diventare papà e renderla felice.

Cosa ne pensi di Ivan e Antonio come genitori?

Penso che Ivan e Antonio siano genitori meravigliosi. Certo, faranno errori proprio come tutti i nuovi genitori in ogni parte del mondo. Ma una cosa è certa: loro amano i loro figli e combatteranno sempre per loro.

e-max.it: your social media marketing partner

Si celebra oggi in alcune città italiane l’International Family Equality Day, promosso da Nelfa (Network of European Lgbti Families Associations) in ben 36 Paesi. In tale occasione Famiglie Arcobaleno organizza da dieci anni la Festa delle Famiglie all’insegna dell’inclusione e della condivisione a 360 gradi.

Per sapere di più sulle origini di tale evento, sul cammino percorso in questi anni dalle coppie omogenitoriali e sulle prospettive future, Gaynews ha intervistato Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno.

Decima edizione della Festa delle Famiglie. Quanto è cambiata rispetto agli inizi?

La Festa delle Famiglie in Italia l’abbiamo iniziata nel 2009: volevamo fare qualcosa di diverso dal Pride. Volevamo essenzialmente incontrare le persone e stare insieme a loro in una giornata di festa. Oggi si è sviluppata in tutta Europa e anche in altre parti del mondo. Trovo questa manifestazione una evento bellissimo che, in qualunque luogo si realizzi, dà visibilità alle nostre famiglie.

Sono passati oltre dieci anni da quando insieme ad altri hai fondato Famiglie Arcobaleno. Cosa a tuo parere la caratterizza oggi di più rispetto a ieri?

Oggi, quello che abbiamo in più per l’Italia è sicuramente notevole di quanto solo ieri una lesbica o un gay potevano immaginare. Vivere ad esempio in coppia anche con dei figli per un futuro insieme. Quando abbiamo iniziato eravamo solo dei pionieri e abbiamo costruito molto. Ma ci sono voluti anni perché questo diventasse qualcosa di concreto. Non è la norma ma per me è comunque un risultato perché offre a molti la possibilità di scegliere la vita che si vuole realizzare.

Come Famiglie Arcobaleno abbiamo acquisito più forza, perché siamo più numerosi e meglio organizzati. Abbiamo sviluppato delle strategie condivise, ci sono sempre più persone pronte a mettersi in gioco e, dunque, più testimonianze, più storie raccontate apertamente, più presenza sul territorio. E tutto questo crea una rete ricca e incisiva.

Quale pensi sia il vero valore aggiunto delle famiglie arcobaleno in una società eteronormata?

Credo che il loro valore aggiunto sia proprio quello di far mutare ciò che tutti danno per scontato. O almeno davano per scontato fino a pochi anni fa, perché fortunatamente le cose cambiano. Ogni uomo e ogni donna, si diceva, hanno un ruolo da ricoprire basato su una presunta naturalità: alla donna compiti di cura e all’uomo quello del lavoro.

Il fatto che due persone dello stesso sesso crescano dei figli e lo faccianoo benissimo –  comunque non peggio delle coppie eterosessuali – dimostra semplicemente che tutti questi ruoli prestabiliti sono solo il prodotto di una cultura eteronormata. E sappiamo che esprimono una società tipicamente patriarcale Ovviamente questi ruoli non si modificheranno presto. Ma avremo sempre più persone con capacità, ruoli e abilità che cresceranno liberi da tali ruoli e stereotipi di genere.

Dopo le ultime elezioni quali sono a tuo parere i pericoli maggiori per le persone Lgbt e, in particolare, per le famiglie arcobaleno?

Se non erro, abbiamo da subito sentito proferire minacce da parte del centrodestra, la coalizione vincente così come il M5s è risultato il primo partito. A mio parere si tratta soltanto di minacce non attuabili. Come quelle, ad esempio, di eliminare le unioni civili o rendere reato universale la Gpa. Penso che dobbiamo continuare a pretendere diritti, rispetto e non discriminazione. E penso che dobbiamo chiederlo a tutti quelli che abbiamo di fronte.

Dobbiamo continuare a vivere in modo visibile E chiedere appoggio ai nostri amici, familiari e  a tutte le persone che condividono le battaglie di civiltà in cui da anni siamo impegnati. Non siamo più soli e la destra, anche se ha vinto, non è tutta l’Italia e non è tutta l’Europa. Dunque voglio essere fiduciosa e sperare che le cose, se non miglioreranno, almeno rimarranno per come sono.

Nelle ultime settimane in alcuni Comuni sono stati trascritti atti di nascita esteri di figlie di coppie omogenitoriali con l’indicazione dei due papà o delle due mamme. Quali emozioni hai provato a tali notizie?

Queste trascrizioni mi hanno riempito di gioia e di soddisfazione perché è l’unica via al momento possibile per i nostri figli nati grazie alla procreazione medicalmente assistita. Ho sempre trovato difficile dover pensare di adottare quelli che sono già i nostri figli fin dal concepimento. C’è una discriminazione lampante verso di noi e i nostri figli. Da quando la legge 40 è stata disgregata dalle associazioni di coppie etero sterili che hanno preteso, giustamente, di poter accedere all’eterologa in Italia, per noi si è rafforzata la giusta rivendicazione di poter riconoscere alla nascita i nostri figli.

I politici possono blaterare finché vogliono ma questa è la realtà in tanti Paesi come la Spagna, il Portogallo, il Belgio, il Regno Unito ed altri ancora. Primo poi lo sarà anche in Italia e nessuno potrà opporsi, perché è l’unica cosa giusta per tutelare le nostre famiglie e i nostri ragazzi. Sono felice che molti sindaci, come la sindaca Appendino, abbiano aperto la strada e che tanti li stiano seguendo.

Un giorno saremo un Paese nel quale la Gpa sarà considerata solo un atto d'amore?

Io penso di sì. Non so quando accadrà. Ma sicuramente succederà. Il punto ora è che dobbiamo crescere ancora come persone Lgbti e come popolo arcobaleno. Spogliandoci, sempre di più di tanti miti che abbiamo, ancora, sulla maternità.  Ho avuto la fortuna di conoscere alcune delle donne che hanno portato in grembo figli per altri. Mi hanno dato una grande forza e la ferma convinzione che quanto fanno è prima di tutto un atto d’amore verso l’altro che non può essere genitore senza il loro sostegno.

e-max.it: your social media marketing partner

Ulteriore emorragia per ArciLesbica Nazionale, che perde oggi – dopo PerugiaUdine, Treviso, Bergamo e Bologna -, il circolo napoletano Le Maree.

La decisione della disaffiliazione è stata presa il 14 aprile nel corso di un’Assemblea straordinaria e resa nota con un post su Fb.

«Siamo orgogliose – si legge in esso - di annunciare che oggi diventiamo l’APS Le Maree Napoli.

Fiere della nostra storia, iniziata 21 anni fa, cominciamo un nuovo capitolo rinnovando l’impegno di portare avanti tutte le nostre battaglie, all’insegna della democraticità, del rispetto e della pluralità che ci hanno sempre contraddistinto».

Parole, quest’ultime, che spiegano fin troppo inequivocabilmente il motivo della disaffiliazione e rimandano alle polemiche scatenatesi in seno ad ArciLesbica Nazionale a seguito della mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme.

La decisione del direttivo de Le Maree è stata definita un atto coraggioso da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Per noi non cambierà di concreto nulla. Non si può modificare la storia e Le Maree sono la storia del movimento Lgbt napoletano e nazionale. Non si possono modificare le lotte: continueremo a condividere gli spazi della nostra sede storica in Vico San Geronimo.

Continueremo a confrontarci, a lottare, a vincere e a resistere. Grazie al gruppo dirigente del circolo napoletano de Le Maree per il coraggio, la chiarezza, la determinazione e la coerenza».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuto ieri a Roma presso il Centro Congressi Frentani il convegno Gestazione per altre e per altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri: aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici. Organizzato da Famiglie Arcobaleno, la cui presidente Marilena Grassadonia ha dato il via ai lavori, l’evento si è strutturato in tre sessioni. La seconda di esse dal titolo La Gpa tra diritto ed esprienze è stata presieduta dal giudice Marco Gattuso.

Al magistrato, fondatore e direttore di Articolo 29, Gaynews ha rivolto alcune domande per fare il punto della situazione su una pratica di procreazione medicalmente assistita che anche nell’ultima campagna elettorale ha diviso non pochi gli animi.

Giudice Gattuso, il convegno tenutosi a Roma ha dedicato una specifica sessione agli aspetti giuridici della gpa. Che cosa ha messo in luce la discussione?

È stato finalmente un momento di confronto pacato e informato sulla gpa, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diverse esperienze e competenze. In particolare per me è stato bello vedere finalmente un palco tutto di donne, con importanti intellettuali del femminismo, discutere in modo ragionato del diritto delle donne di autodeterminarsi e delle regole entro le quali può esercitarsi tale diritto.

La sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale si è espressa sull’illegittimità del divieto della fecondazione eterologa. Secondo lei un tale pronunciamento può essere letto anche in riferimento a altre pratiche di pma come la gpa?

Da quella sentenza viene la conferma di una idea laica e aperta di genitorialità e, soprattutto, di una genitorialità che non può essere confinata al solo aspetto genetico.

Da non poche femministe della differenza viene affermato che l’esprimere opinione favorevole alla gpa e lo scriverne sarebbe una violazione dell’art. 12 (comma 6) della legge 40 in materia di pubblicizzazione della gpa. È così?

La legge vieta di fare pubblicità alla gpa a scopi commerciali. Certo non comprime in alcun modo la libertà di manifestazione del pensiero. Per fortuna siamo in una democrazia e nessuno può comprimere la libertà di ognuno e ognuna di esprimere la proprie opinioni, neppure di quelle apertamente favorevoli alla gpa e alla sua depenalizzazione e regolamentazione. Ci mancherebbe.

A quante e quanti sono sostenitori del reato universale della gpa cosa è da obiettare a livello giuridico?

È un’idea irrealizzabile. Al momento solo la Turchia di Edorgan, la Malesia e alcuni stati dell’Australia puniscono i cittadini che fanno la gpa all’estero. E con scarso successo.

Tra i motivi addotti a contrarietà della gpa si ripete l’assunto: “I figli non sono un diritto”. Che cosa ne pensa?

È uno slogan ad effetto, ma poco centrato. Avere figli è un desiderio profondamente umano e bellissimo. Se una coppia infertile vuole avere un bambino e la scienza dà la possibilità di averlo, lo Stato non si può frapporre in modo autoritario fra cittadino e scienza. Salvo che per fare un bimbo si procuri una lesione di diritti di terzi. Nel caso della gpa, mentre ci sono casi di intollerabile sfruttamento in vari Paesi (dove peraltro le coppie di persone dello stesso sesso non possono andare), in altri, come il Regno Unito, il Canada o la California, non emergono situazioni di sfruttamento. Se non vi è sfruttamento e vi è libera scelta, la Corte Suprema della California sin dal 1993 ha ritenuto, giustamente, che non si possa comprimere il diritto delle donne ad autodeterminarsi.

Non crede che al deciso rigetto della gpa sia sottesa una concezione univoca e biologistica di maternità sì da ridurre - portata alle logiche conseguenze - anche quella adottiva a una mera fictio?

Credo che ridurre la genitorialità al dato biologico tradisca una concezione molto povera e materialisica delle relazioni umane. La psicanalasta Fraire ci ha spiegato ieri come la genitorialità e anche la maternità sorgano con il distacco del bambino dal grembo materno e il riconoscimento che il bimbo è ormai un essere autonomo. La genitorialità è una relazione.

Per altro verso, credo che sia giusto porre le donne al centro di ogni ragionamento sulla generazione. Perché solo le donne possono fare un bambino. Da questo potere delle donne di generare, dunque dalle loro scelte, dalla loro libera volontà, si deve partire. Per questo bisogna ascoltare le donne che fanno la gpa, lasciarle parlare senza imporre etichette. Queste donne ci spiegano che loro non sono, e non vogliono essere chiamate, “madri” dei bambini che aiutano a nascere e che non sono neppure legati geneticamente a loro. Portano in grembo bambini di altre donne (o uomini), che non possono avere una gravidanza, e a loro li restituiranno. Non cedono nè cederebbero mai figli propri.

Solo se capiamo questo, possiamo capire perché questa pratica è stata ammessa dalle corti americane ed è socialmente accettata in America. In America non sarebbe tollerata la “vendita” di bambini americani. La gpa è accettata solo perché è chiaro che si tratta di far nascere bambini che sin dal concepimento sono figli dei genitori che hanno dato l’embrione che la portarice aiuterà a far nascere.

Insomma, per il giudice Gattuso che cosa bisognerebbe fare in Italia in materia di gpa?

Oggi, dobbiamo tutelare ogni bambino e ogni bambina che nasce con gpa, assicurando loro i diritti che ha qualsiasi altro bambino o bambina. Domani, dobbiamo ragionare sulle regole che ci consentano di andare anche in Italia oltre il divieto. Ragionare, confrontarci, capire, per costruire insieme alcune regole condivise che mettano al centro la libertà di autodeterminazione della donna. Poiché le donne sono al centro di questo percorso è indispensabile avere sempre avere la certezza che le donne che fanno la gpa siano libere, che siano libere da vincoli sociali, culturali, economici.

e-max.it: your social media marketing partner

Il 23 gennaio il Corriere della Sera ha dato la notizia di una lettera e connessa petizione ai Segretari di partito in merito a un formale presa di posizione negativa sulla gpa. Appello che, lanciato da alcune associazioni, gruppi e singole, si compone anche di un avvertimento: «Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto».

Tra le prime firmatarie compare anche il nome dell'avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile ed esperta di diritto di famiglia. Cosa che ha stupito, e non poco, chi conosce la giurista piemontese e le sue posizioni di cauta apertura sul tema. Da noi interpellata ha affermato di aver chiesto la cancellazione della sua firma dalla versione online del Corriere (ma che a tutt'oggi continua ad apparire) non avendo mai aderito all'iniziativa. Ma ecco come sono andate le cose.

Schermata 2018 01 27 alle 11.49.58

Presidente Catizone, il suo nome figura tra le firmatarie della lettera ai Segretari di partito sul no alla surrogata. È giusto?

Purtroppo il mio nome e quello della mia associazione risultano erroneamente firmatarie di quella lettera di cui però non condividiamo né il metodo, né il contenuto. Abbiamo perciò chiesto formalmente di rimuovere immediatamente il nostro sostegno. Riteniamo che gli interrogativi, giuridici, etici e sostanziali che questa pratica comporta non possano essere oggetto di campagna elettorale e che debbano essere affrontati senza pregiudizi di sorta. 

La cosa ha suscitato sconcerto in chi la conosce. Può spiegare che cosa è successo?

Esattamente. Sono stata coinvolta in discussioni tecniche in cui abbiamo affrontato pacatamente questo tema tra giuristi ed esperti di varie discipline. Ci sono delle criticità importanti e ancora irrisolte, che la surrogata solleva e che debbono essere analizzate mettendo a confronto posizioni dissimili e anche diametralmente opposte, salvaguardando i diritti fondamentali degli esseri umani coinvolti in una vicenda così intima e così delicata.

La surrogata ci interroga sul contemperamento tra diritti che deve trovare una risposta equilibrata che solo un legislatore attento può e deve individuare. Il corpo della donna non può essere considerato come uno strumento utilizzabile da chi ha una supremazia economica, ma anche sociale e culturale, per soddisfare un proprio bisogno. È d’altro canto vero che un legislatore incapace di valutare la volontà, liberamente costituitasi di una donna, sia da considerarsi paternalista e primitivo, incapace di ritenere la donna stessa un soggetto di diritto autonomo e in grado di autodeterminarsi.

Oggi c'è anche il tema, di non poco conto, sui limiti che si possono o si debbono porre al progresso scientifico, la cui pulsione alla ricerca, tuttavia non può interrompersi, senza che tuttavia ciò implichi una negazione di diritti verso chi è posizione di debolezza sotto vari profili. Occorre affiancare alla cultura scientifica la priorità di rispettare ed affermare i diritti umani di cui tanto poco si parla nel nostro paese. Di questo mi preoccupo molto. Del fatto, cioè, che sia così difficile oggi in Italia parlare di diritti fondamentali inviolabili. 

Lei ha espresso più volte la sua posizione sulla della gpa. Posizion che lei stessa ama definire mediana. Può esplicitarla nuovamente?

Ecco appunto. Una posizione non faziosa che interroga la mia cultura giuridica e i fondamenti di diritto su cui mi sono formata. Fondamenti che hanno sempre richiesto di non essere fanatici di una visione, ma di sviscerarne ogni singolo elemento per analizzarlo e valutare le conseguenze che una parola, un fatto, una norma determinano nella vita delle persone. Quando si “maneggia" la vita degli esseri umani, ed io lo faccio come avvocato familiarista ogni giorno, si deve pensare che la norma risponde sì all'affermazione di un principio autoritario ma che tuttavia non è autoritario tout court e che l'individuo è un essere in continua trasformazione nelle richieste e nelle aspettative. Compito di chi fa le leggi o contribuisce a farle deve essere quello di interpretare queste metamorfosi con il faro dei diritti fondamentali troppo spesso negati.

Come valuta le posizioni di totale chiusura al dibattito da parte di alcune femministe?

Chi rifiuta il dibattito, a mio avviso, commette un errore inescusabile perché nega il fondamento della dialettica democratica che presuppone il confronto tra posizioni diverse. Un conto è sostenere le proprie convinzioni. Ma ciò non può tradursi in una assenza di legittimazione verso quelle degli altri.

C'è da dire che alcune femministe pongono un tema che è di estrema importanza nella surrogata e che deve essere assolutamente preso in esame.La donna che acconsente a una gestazione per altri, come si è costruita quel consenso? È corretta o no la dazione  economica per ottenere la genitorialità? Chi vigila sul rispetto dei diritti fondamentali di quella donna che partorisce per altri? 

Io aggiungo anche chi garantisce i diritti fondamentali dei nuovi nati con un metodo non scelto e che impatta in maniera assoluta sulla costruzione della loro identità, personalità e soggettività giuridica. Come vengono regolati i rapporti tra le persone coinvolte?

Per troppi anni  alle donne sono stati negati anche i diritti fondamentali e comprendo i timori di chi pensi ad un ritorno indietro, soprattutto in Paesi poveri in cui le donne versano ancora in condizioni di totale sopraffazione. Lì, come nelle fasce più povere e fragili, la prospettiva di un guadagno mediante lo sfruttamento del proprio corpo per generare un "prodotto" ad uso e consumo dei più ricchi è un problema che non si può lasciare senza risposta. In questo le femministe sono dalla parte della ragione, non per posizioni ideologiche, ma lo sono in punto di diritto perché in quel modo non è garantita da nessuno l'affermazione e la tutela dei diritti fondamentali. 

La senatrice Cirinnà è stata fatta oggetto di attacchi e dileggio per avere dichiarato all’indomani della lettera di “essere orgogliosa di non essere votata da certe donne”. Qual è il suo parere in merito?

La senatrice Cirinnà si è contraddistinta nel corso della precedente legislatura per averci messo la faccia, come si dice, su battaglie fondamentali nell'affermazione di uno statuto giuridico di individui, ai quali era negato anche il solo diritto di costruire un progetto di vita con la persona che si è scelto di amare liberamente.

Dunque comprendo appieno il suo orgoglio anche se, come ritengo, alcuni temi devono essere patrimonio di tutti e non debbono rientrare nella campagna elettorale che per definizione esacerba tutti i toni ed è una lotta senza esclusione di colpi.  

e-max.it: your social media marketing partner

Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

e-max.it: your social media marketing partner

Il 12 dicembre la senatrice dem Monica Cirinnà è divenuta socia del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ulteriore iscrizione, dunque, a un’associazione Lgbti per la madrina della legge sulle unioni civili, già tesserata ad Arcigay a partire dal 2016 e al Wand di Benevento il 4 dicembre scorso.

A Gaynews così la parlamentare ha spiegato motivi e finalità sottese al gesto: «Sono contentissima di essermi tesserata alla più importante associazione Lgbti della capitale qual è il Mieli. Un onore essere socia di una realtà che nei decenni non ha mai perso di vitalità ma si è sempre distinta per il coraggio delle idee e l’impegno in prima linea nelle battaglie per i diritti.

Mi piace soprattutto ricordare la presentazione del pdl regionale in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nonché il sostegno a un dialogo serio e sereno sul tema della gestazione per altri. Tema presente nel bel documento politico del Roma Pride 2017, frutto dell’opera di coordinamento svolto appunto dal Mieli e dal portavoce Secci».

E proprio Sebastiano Secci, divenuto da qualche mese presidente dell’associazione romana, ha commentato così il tesseramento di Monica Cirinnà: «È con grande piacere che abbiamo accolto la senatrice Monica Cirinnà fra le socie e i soci del Circolo Mario Mieli.

Il rapporto che il Circolo ha avuto con la senatrice è stato caratterizzato, prima, durante e dopo la discussione della legge sulle unioni civili, da estrema schiettezza e correttezza reciproca. Schiettezza e correttezza che nascono da una profonda consapevolezza e rispetto del diverso ruolo e compito svolto dal movimento Lgbt+ da un lato e dalla politica dall'altro.

Apprezziamo Monica Cirinná, fra le altre cose, anche perché è una delle poche parlamentari che, nonostante la delicatezza dell'attuale fase politica, non esita a parlare liberamente di  matrimonio egualitario, di adozioni ma anche di riconoscimento di figli dalla nascita e di gestazione per altri

Argomento, quest’ultimo, sicuramente complesso ma che noi del Circolo Mario Mieli abbiamo fortemente voluto nella piattaforma rivendicativa dell'ultimo Roma Pride proprio perché simboleggia le sfide culturali e politiche che il movimento Lgbt+ sarà chiamato ad affrontare da oggi in poi».

e-max.it: your social media marketing partner

Da pochi giorni sono stati pubblicati sul sito di ArciLesbica Nazionale i documenti relativi al congresso che si svolgerà dall'8 al 10 dicembre a BolognaI documenti sono stati letti e analizzati come raramente succede per delle mozioni congressuali e ArciLesbica, associazione che negli ultimi anni aveva attraversato un periodo di contrazione delle iscritte e di scarsa visibilità politica, è di nuovo al centro del dibattito interno al movimento Lgbti.

Ma cosa dicono questi documenti? Quali posizioni si contendono la guida della principale associazione lesbica italiana? Naturalmente si tratta del frutto della dialettica interna di un’associazione, di un processo che appartiene solo alle socie e che va rispettato. Ma si tratta anche di un’occasione preziosa per cercare di capire cosa sta succedendo nel movimento Lgbti italiano e cosa succederà in futuro.

A mali estremi, lesbiche estreme è il manifesto dell’attuale gruppo dirigente, che cerca di legittimare sé stesso e di gettare le basi per le sfide del futuro. Il documento si apre con una violenta accusa alle critiche ricevute a partire da quest’estate ai post pubblicati dall’associazione su Facebook. Critiche che, di fronte a provocazioni sempre più violente, sono state sicuramente molto accese e che sono andate dalle analisi competenti agli insulti, ma che vengono liquidate in toto come «lesbofobia più volgare e viriloide, ad opera soprattutto di gay». Ed è questa la linea dell’intero documento, coerente con la strategia comunicativa adottata su Facebook: creare un conflitto e inasprirlo sempre di più tra ArciLesbica e il resto del movimento Lgbti, all’interno del quale il bersaglio è soprattutto la componente dei gay. ArciLesbica definisce sé stessa come alternativa al «diktat lgbt* del momento», e il movimento Lgbti, portatore di «pensiero unico» sulla gpa viene accusato, di essere «portabandiera della società neoliberale» e propugnatore di «pseudo-diritti, espressi con il tradizionale linguaggio dei diritti, ma basati su desideri che andrebbero analizzati e discussi criticamente».

Il documento insiste affermando che «l’individuazione di diritti reali è cruciale in un momento in cui il consumismo, la mercificazione del corpo, l’espandersi delle tecnologie biomediche promettono la soddisfazione di pseudo-diritti quali il diritto alla felicità (che è altra cosa rispetto al diritto alla ricerca della felicità di illuministica memoria), il diritto alla bellezza standardizzata, il diritto alla genitorialità per tutte/i e così via». Si tratta ancora una volta, e spiace constatarlo, di espressioni e tesi tipicamente utilizzate dai fondamentalisti italiani, sdoganate da personaggi come Fusaro.

Circa nove pagine su 22 sono dedicate alla gpa, che si conferma la principale preoccupazione dell’attuale dirigenza di ArciLesbica. Oltre alla gpa, un fermo attacco al non binarismo e al pensiero e identità queer, che viene lapidariamente definito come «non compatibile con il femminismo». «Sotto il segno queer dell'antibinarismo si sta consumando la distruzione della soggettività lesbica e la cannibalizzazione della differenza femminile»: è in questo passaggio la paura più profonda e il segno del fallimento di ArciLesbica nel comprendere il contemporaneo: l’antibinarismo viene interpretato come un obbligo e come una minaccia della propria identità, evidentemente avvertita come precaria. Mi spiace constatarlo, ma questa è proprio la paura su cui fanno leva i fondamentalisti: la paura di scomparire, di perdere l’egemonia. Il che è incredibilmente irreale: il non binarismo non è normativo.

In un pessimo passaggio, che conferma la scelta trans-escludente, quella delle persone trans viene definita come «scelta di appartenere al sesso opposto a quello di nascita». Scelta. Non credo serva aggiungere altro. Al piano per il prossimo triennio sono dedicate appena due pagine; un elenco puntato che poco aggiunge al documento stesso o ai precedenti congressi di ArciLesbica.

Il secondo documento, contrapposto al primo, Riscoprire​ ​le​ ​relazioni, è sicuramente più aperto e dialogante, e si ripropone di rinsaldare i rapporti con il resto del movimento Lgbti e con le persone trans in particolare. Le proposte per il futuro occupano diverse pagine e non sono elencate in un elenco frettoloso, relegato nelle ultime due pagine, ma integrate nel documento Viene richiesto un incontro nazionale sulle istanze del movimento nazionale, «con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione attuale rispetto alle nostre istanze per capire su quali si possa convergere e su quali invece ci siano delle differenze o divergenze». Cosa secondo me non solo saggia, ma doverosa.

Complessivamente si tratta di un documento che ha un respiro decisamente più ampio di quello della segreteria e che affronta diversi temi.

Ma ha anche un altro merito, a mio avviso: individua, in modo quasi casuale, uno dei nodi che hanno provocato la crisi dilaniante di ArciLesbica e con cui l’intero movimento nazionale deve fare i conti: «Diciamo qui chiaramente che la decostruzione operata dal trans-genere-sessuale che nomina la complessità dell’umano ha creato difficoltà di comprensione e di comunicazione al nostro interno».

Credo che sia questo uno degli obiettivi che il movimento Lgbti deve fare proprio nei prossimi anni: il dialogo, che rischia di diventare aperto conflitto, tra identità, persone, collettivi queer e movimento istituzionalizzato. Si è aperto un conflitto, anche generazionale, che rischia di danneggiare seriamente il movimento, e che rischia di allontanare dalle associazioni più istituzionali e legate a paradigmi del ‘900 le generazioni più giovani, che esprimono identità e istanze differenti.

Chi si limita a condannare, in modo inappellabile, le identità queer/non binarie, il sex working, la gestazione per altri (altro tema che va affrontato e problematizzato, non stigmatizzato) è destinato a restare sempre più isolato, sempre più incapace di leggere il contemporaneo.

Una lezione che il movimento deve imparare dall’affaire ArciLesbica e che è più che mai necessario uno scatto in avanti: dobbiamo imparare di più, dobbiamo riuscire a integrare le istanze di chi, in questo momento, non può sentirsi rappresentato, se non con difficoltà, dalle grandi associazioni nazionali.

e-max.it: your social media marketing partner

Andrea, Gianni e Anna: sono questi i protagonisti di una storia d'amore che, nel nostro Paese, è ancora negata da una politica sostanzialmente discriminatoria. Una politica che si ostina a non riconoscere ciò che non solo è una realtà ma è anche una realtà che produce legami, affetti e vincoli relazionali. 

Andrea, Gianni e Anna sono una famiglia, una famiglia arcobaleno: Andrea e Gianni, infatti, dopo anni di vita in comune, hanno deciso di suggellare la propria esperienza di coppia diventando genitori di una splendida bambina, Anna, nata in California il 2 agosto 2014 attraverso la gestazione per altri. Opportunità che, ovviamente, sarebbe stato loro preclusa in Italia.

Questo viaggio verso la vita e la felicità è raccontato da Andrea Simone, uno dei due papà, nel libro Due uomini e una culla, pubblicato a Torino da Golem con la preziosissima prefazione di Lella Costa e promosso per l'Italia dalla struttura editoriale cattolica Dehoniana Libri.

Un libro che racconta un momento importante della vita di Andrea e Gianni, cioè quello in cui decidono di realizzare il proprio progetto di genitorialità, con tutta l'euforia e la trepidazione che giustamente riserviamo ai grandi riti di passaggio della nostra esistenza, quelli in cui sentiamo che una parte di quel che volevamo diventare ha finalmente trovato la sua concreta determinazione.  Un libro che, però, racconta anche la difficoltà a cui va incontro una coppia gay nel momento in cui decide di non arrendersi di fronte alle deficienze del nostro legislatore perché, nonostante tutto, una coppia gay, in Italia, resta pur sempre una coppia "differente" dalle altre: una coppia vista come inadatta ad amare, crescere ed educare i propri figli. 

La vicenda di Andrea e Gianni è una vicenda esemplare anche per la naturalezza con cui viene raccontata la scelta di ricorrere alla gpa, finalmente descritta senza quell'alone di "dramma" o "violenza" con cui troppo spesso è presente nell'immaginario collettivo. È quanto anche scrive nella prefazione l’attrice Lella Costa, che conosce Andrea da quando era ragazzino: «La maternità surrogata, o gestazione per altri (spero che l’orribile e dolosa espressione “utero in affitto” sia stata bandita per sempre) è un tema molto serio, molto delicato e anche molto divisivo.

Persone sicuramente intelligenti, preparate, e soprattutto non sospettabili di non avere a cuore il tema dei diritti civili, negli ultimi tempi hanno assunto rispetto a questo argomento posizioni molto critiche, addirittura intransigenti. Da più parti si è sottolineato il rischio di un’ennesima forma di sfruttamento del corpo delle donne, soprattutto di quelle economicamente più fragili. Per non dire di tutte quelle persone, associazioni e schieramenti che semplicemente si rifiutano di riconoscere qualunque legittimità non solo alla gestazione per altri, ma anche a tutte le forme di relazione che si discostino dal concetto di  famiglia, anzi di Famiglia, di cui sembrano rivendicare il copyright: un padre (maschio), una madre (femmina) e la prole da costoro generata. Chiuso l’argomento.

Da tempo ormai, ogni volta che mi è capitato e mi capita di affrontare questi temi, specie con interlocutori impermeabili a qualunque confronto, me la cavo con una citazione disneyana, per l’esattezza da Lilo e Stitch: “Famiglia vuol dire che mai nessuno viene dimenticato o abbandonato”. Se qualcuno conosce una definizione migliore, per favore, me la comunichi. E credo di avere capito almeno una cosa: al di là delle riflessioni e posizioni teoriche, a volte in buona fede e rispettabili, quello che conta, e che fa la differenza, sono le persone, e le loro storie. Che − con buona pace degli integralisti − sono storie d’amore, di dedizione, di difficoltà, di desideri, di progetti di vita».

Ma in fondo, come giustamente sottolinea l'autore Andrea Simone, giornalista e blogger al suo esordio letterario, quella raccontata in Due uomini e una culla è soprattutto la storia di Anna, il regalo più grande che i due papà abbiano mai ricevuto dalla vita, un miracolo di gioia e serenità che si rinnova giorno dopo giorno e che è giusto condividere con il prossimo per scardinare luoghi comuni, paure e pregiudizi sulla vita e la felicità delle famiglie omogenitoriali.  

e-max.it: your social media marketing partner

Non s'arresta il dibattito sulla Gpa, cui fanno ricorso all'estero sia single sia coppie di persone tanto eterosessuali (e queste in maniera maggioritaria) quanto omosessuali. Negli ultimi giorni, poi, il fronte contrario alla pratica è tornato ad agitare lo spettro della propaganda metodica. Propaganda che, condotta da "campagne gay", sarebbe in aperta violazione dell'art. 12, comma 6 della legge 40 recante Norme in materia di procreazione medicalmente assistita.

Per avere delucidazioni in merito, abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano Chinotti, penalista e coordinatore del comitato scientifico di Avvocatura per i diritti Lgbti - Rete Lenford.

Avvocato, sulla gpa i toni tornano ciclicamente a surriscaldarsi da ambo le parti. Il fronte contrario si richiama nello specifico al comma 6 dell'art. 12 della legge 40. Che cosa prevede? 

L'art. 12 introduce una serie di sanzioni conseguenti alla violazione della legge. La gestazione per altri viene contemplata al comma 6 che prevede la punizione di chi realizza (inteso in senso medico), organizza (inteso in senso professionale) e pubblicizza (inteso in senso commerciale) la surrogazione di maternità. Le pene, specialmente quelle pecuniarie - essendo il divieto indirizzato più che altro a evitare il fenomeno della commercializzazione professionale -, sono consistenti. Si va da quella detentiva da tre mesi a due anni a quella pecuniaria da 600.000 a un milione di euro. Non così consistenti, comunque, da poter evitare - per procedere nei confronti di cittadino italiano che faccia accesso a tale tecnica di procreazione medicalmente assistita all'estero - la necessaria e preventiva richiesta di avvio del procedimento da parte del ministro di Giustizia prevista dall'art. 9 del Codice penale.

Esprimere posizioni favorevoli alla Gpa, riportarle per iscritto in qualsiasi forma o dibatterne implica la violazione del comma 6? 

Assolutamente no. Ci mancherebbe altro. Se si ragionasse in questi termini, il discutere dell'abrogazione di un qualsivoglia reato potrebbe significare ricondurre le posizioni favorevoli alla depenalizzazione a una sorta di apologia del fatto illecito. È un'assurdità che, peraltro contrasta con il contenuto dell'art. 21 della Costituzione che tutela la libera espressione del pensiero. 

Che cosa pensa della proposta di reato universale per la Gpa?

Se per reato universale ci si riferisce a un fatto illecito punibile in ogni dove, occorrerà ottenere che gli ordinamenti di tutti gli Stati del globo si conformino in tal senso. Mi pare una via poco percorribile. Se invece ci si riferisce all'introduzione, nel nostro sistema interno, di una fattispecie delittuosa che, se anche commessa all'estero, possa essere punita in Italia, non vedo alcuna novità. Già con le leggi in vigore la Gpa praticata all'estero da cittadino italiano potrebbe, astrattamente, essere punita. Serve, come dicevo, la richiesta da parte del ministro di Giustizia. È già accaduto. Certo questo tipo di procedimenti si scontra inevitabilmente col principio del l'impossibilità di punire qualcuno che, seppur ha commesso un illecito per le leggi della propria nazione di appartenenza, ha, nello stesso tempo, utilizzato un mezzo assolutamente lecito nello Stato ove vi ha fatto ricorso. La condotta, quindi, se praticata in Paesi che la consentono, non è punibile. Anche per questo motivo, ad eccezione del caso cui ho già fatto riferimento, i tribunali non sono mai stati investiti di decidere sulla questione. E peraltro è talmente chiaro di come la legge intendesse punire il sorgere di fenomeni di commercializzazione in Italia. 

 

È possibile infine una revisione della legge 40?

Possibile senz'altro. Nel senso dell'inasprimento delle pene che potrebbero portare a introdurre un massimo edittale tale da non rendere, per la procedibilità, più necessaria la richiesta da parte del ministro di Giustizia che è prevista, solo, per i reati puniti con la reclusione fino a tre anni. Ma, se anche questo avvenisse, rimarrebbe aperta la questione dell'impossibilità di punire, in Italia, un cittadino che ha posto in essere, all'estero, una condotta assolutamente consentita.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video