Stesso copione a distanza di pochi giorni e sempre in Abruzzo, che sta percorrendo in lungo e in largo in vista delle elezioni regionali del 10 febbraio. Ancora una volta, infatti, Matteo Salvini, nelle vesti di segretario della Lega, ha tuonato contro “utero in affitto” e “adozioni gay”, pervicacemente accomunate pur senza alcun nesso diretto, data la percentuale maggioritaria di coppie eterossesuali sterili che fanno ricorso alla pratica della gpa.

Come successo domenica a Sant’Egidio alla Vibrata (Te) il duplice tema è stato toccato oggi nel corso del comizio a Pianella (Pe), più volte interrotto da applausi scroscianti e grida di acclamazioni

«Mamma e papà – ha dichiarato Salvini - sono due parole che qualcuno a sinistra danno fastidio, perché per loro ci sono genitore 1 e genitore 2, genitore 3. Per me la mamma è la mamma e il papà è il papà. Non è che ci sono marmellate, uteri in affitto, adozioni gay tutte queste robe, bambini al supermercato: tutte robe fuori dal mondo.

Una Lega, che governa una regione, è garanzia del fatto che si rispetta la scelta di vita di tutti. Però non è che la donna sia un bancomat: a me solo l'idea dell'utero in affitto mi fa schifo. È come se una donna fosse usata per sfornare, per accontentare l'egoismo di qualche adulto sulla pelle dei bambini. Perché i bambini non si toccano».

Ma di persone gay ha parlato sempre oggi, in contesti e con toni del tutto differenti, il presidente della Rai Marcello Foa, legato a doppio filo al ministro dell’Interno anche in ragione del ruolo di punta ricoperto dal figlio Leonardo (trilingue, laurea in Bocconi, master a Grenoble) nello staff della comunicazione di Salvini.

Prima di lasciare viale Mazzini alla volta di Sanremo, Foa ha parlato delle accuse d’omofobia rivoltegli prima del suo approdo alla dirigenza della Rai.

«La cosa che più mi è dispiaciuta – ha affermato - negli attacchi che ho ricevuto è il fatto che mi siano stati attribuiti giudizi che non ho mai pronunciato, anche molto sgradevoli. Sono stato addirittura definito anti-gay. Una cosa che non sta né in cielo né in terra, semmai il contrario. Mi ha indignato il fatto che c'è stato un tentativo di caratterizzarmi come una persona estremista, squilibrata, inaffidabile, il che non rispecchia la mia identità, il mio percorso.

Questo mi è dispiaciuto ma io guardo al futuro. Nella vita non si può vivere col rancore per i torti subiti. Io penso che ricoprire il ruolo attuale sia un privilegio che interpreto in modo molto serio e responsabile. Guardo in avanti non serbo rancore».

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In vista delle elezioni regionali del 10 febbraio Matteo Salvini, con lo slogan Mandiamo a casa la sinistra anche in Abruzzo, sta oggi percorrendo per i relativi comizi la provincia di Teramo.

Mentre è in corso quello di Atri, stamani il segretario della Lega ha visitato prima il mercato comunale di Campli (mostrandosi ora in giacca della Polizia di Stato ora in felpa azzurra con la scritta Abruzzo), quindi si è spostato a Sant’Egidio alla Vibrata (dove, alla fine del suo intervento, ha indossato una giacca della Polizia Penitenziaria, corpo delle forze dell'ordine, che, fra l'altro, dipende dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia).

In una piazza gremita il ministro dell’Interno ha arringato la folla con un discorso in cui si sono intrecciati temi diversi: dallo smantellamento della riforma Fornero alle politiche messe in campo in materia migratoria, indicando costantemente le persone fuggite su imbarcazioni di fortuna e, spesso tratte in salvo dalle ong, come clandestine. Discorso, interrotto da applausi scroscianti, misti ad acclamazioni osannanti, in una piazza dominata dalla croce, simbolo cristiano per eccellenza di carità, sormontante la facciata della chiesa parrocchiale.

«Ripartiamo dalla vita reale, dalle mamme… Attenzione! - ha detto a un tratto -. Ho detto mamme e papà, perché è uno dei primi scontri che ho dovuto sostenere quando sono arrivato al ministero dell’Interno e a costo zero. Perché al di là del lavoro, che è fondamentale, dei soldi, del mutuo, della bolletta della luce, l’uomo e la donna, però, sono anche dei valori reali, dei simboli.

Io ho reintrodotto sui moduli per chiedere la carta d’identità elettronica due parole, che qualcuno aveva tolto perché davano fastidio: mamma e papà. Non c’è genitore 1, genitore 2, genitore 32. C’è la mamma e c’è il papà. E io, finché campo, mi batterò perché ognuno sia libero di vivere la sua vita privata come vuole, con chi vuole e facendo quello che vuole. Nel senso che voi, finito questo incontro, tornate a casa, non mi interessa con chi sarete a pranzo, con chi guarderete la televisione, con chi farete l’amore questa sera. Ognuno a casa sua fa quello che vuole, con chi vuole.

Ma il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà lo difenderò finché campo. Combatterò l’utero in affitto, le adozioni gay, i bambini in vendita come al centro commerciale, le schifezze indegne di un Paese civile. L’egosimo degli adulti sulla pelle dei bambini, no».

Al di là dell’accostamento ancora una volta indebito tra “utero in affitto” – ignorando o volutamente omettendo che la gestazione per altri è una pratica medica, cui ricorrono in percentuale maggioritaria le coppie eterosessuali sterili – e “adozioni gay”, Salvini è tornato a mentire sulla questione modulistica, dove fra l’altro non è mai comparsa la dicitura genitore 1, genitore 2.

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È appena attraccato nel porto di Catania la Sea-Watch 3, la nave dell’ong battente bandiera olandese con 47 migranti a bordo, partita poco dopo le 05:30 dalla rada di Santa Panagia, dove era ancorata da venerdì scorso a un miglio dalle coste siracusane

Durante gli scorsi giorni esponenti non solo della cittadinanza ma anche delle associazioni umanitarie e Lgbti locali, unendosi all’appello del sindaco Francesco Italia, hanno domandato con pubbliche manifestazioni che si consentisse lo sbarco delle 47 persone.

Abbiamo raggiunto Valerio Colomasi, nativo di Siracusa e vicepresidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, per raccoglierne le valutazioni.

Valerio, puoi darci il tuo punto di vista su quanto accaduto nella rada di Santa Panagia a proposito delle Sea-Watch 3

A Siracusa è andato in scena l’ennesimo spot elettorale in vista delle elezioni europee. Il governo, Ministro dell’Inferno in primis, ha capito che bloccare su una barca degli esseri umani, per di più già stremati da un viaggio terribile e dalle torture subite in Libia, è un investimento politico che rende molto. Innanzitutto, consente di distrarre l’opinione pubblica, una circostanza utile quando su ogni tema (dalla Tav alla giustizia) i due partiti di governo fanno a gara a chi smentisce prima l’altro. Poi è utile anche per ragioni meramente elettorali. Il governo giallo-verde sta raccogliendo i frutti di una campagna di odio portata avanti da anni e che adesso porta voti come mai prima d’ora.

Per questo è importante più che mai resistere, come hanno fatto tanti cittadini e cittadine nella mia città. Siracusa, come tutta la Sicilia, è una terra di accoglienza e di commistione culturale. Senza i “migranti” la Sicilia non sarebbe quella che è oggi. La nostra cucina, il nostro dialetto, le nostre tradizioni sono il frutto dell’integrazione di culture estremamente diverse tra di loro e che in quella terra meravigliosa hanno trovato il modo di convivere e di crescere insieme.

Cosa ne pensi delle denunce rilasciate dal sindaco Francesco Italia - che ha parlato d’una sorta di prigionia - sulle condizioni dei migranti a bordo della Sea-Watch, compresa la presenza di minori?

I racconti del sindaco Italia e dei parlamentari che sono riusciti a salire a bordo della Sea-Watch sono purtroppo l’ennesima conferma di quello che sapevamo già da tempo. In Libia non ci sono “porti sicuri”, ci sono campi di prigionia e di tortura. Pensare di rimandare nelle mani dei propri torturatori coloro che sono riusciti a scappare mi sembra raccapricciante.

Quanto alla loro permanenza forzata nella nave credo che il termine “prigionia” sia quasi insufficiente a descrivere la gravità di ciò che accade. Quelle persone sono state “sequestrate” con l’intento di ottenere un “riscatto” politico. Che questo sia maggiore partecipazione europea nella redistribuzione dei migranti o, più semplicemente, visibilità e voti alle prossime elezioni cambia poco, si stanno comunque sottoponendo delle persone innocenti a una tortura del tutto ingiustificata. Si sta tentando di cancellare la loro dignità, i loro diritti umani per il presunto bene della nostra comunità nazionale. Ogni essere umano dovrebbe sentire la necessità di opporsi a questa politica disumana.

L’altroieri a Roma sotto  Montecitorio l'iniziativa Non Siamo Pesci ha raccolto moltissime adesioni e tantissima gente. Eppure, era pressoché scarsa quella di associazioni Lgbti? Non ti sembra che questo tema, in generale, non venga trattato con la necessaria attenzione politica, considerati i tempi che stiamo vivendo?

Credo che non sia una lettura del tutto corretta. Tantissime associazioni Lgbti stanno sempre più assumendo la questione migratoria come un punto fondamentale della propria azione, in termini sociali ma anche e soprattutto politici. In questi mesi in particolare ogni volta che ci si è trovati davanti a situazioni dolorose come il caso Diciotti o il caso Sea-Watch ci sono sempre state associazioni Lgbti in prima fila nella lotta.

Certo, manca una strategia complessiva (anche) su questa importante tematica ma questo non può cancellare il lavoro di tante e tanti di noi. Non ne faccio una questione di etichette associative, “nazionale” o “locale”: quello è un dibattito stanco che non ha mai portato niente di positivo alla nostra comunità. Di “nazionale” e di “locale”, se proprio occorre usare questi termini, si può parlare in relazione alle azioni messe in campo.

La lettera, con cui tante associazioni Lgbti hanno chiesto conto al governo della sua politica contro le persone migranti, è stata sottoscritta sia da quelle che una volta si sarebbero chiamate “associazioni nazionali” sia da quelle che avremmo definito “locali”. Ma quell’azione politica ha un valore assolutamente centrale per tutto il Paese, un valore pienamente "nazionale".

Purtroppo tante persone anche all’interno della nostra comunità e delle associazioni Lgbti ritengono che questo tema non ci riguardi, che non bisogna parlarne troppo o a voce troppo alta per evitare di “inimicarsi” il governo. È un modo di considerare la nostra funzione politica e sociale alquanto miope, dal mio punto di vista. Noi sappiamo cosa vuol dire essere bersaglio di odio e discriminazione: non possiamo voltarci dall’altra parte quando qualcun altro ne è vittima.

Infine, non vanno dimenticati i servizi che vengono offerti nei territori. Noi come Circolo Mario Mieli portiamo avanti da anni progetti di assistenza e di integrazione, di cui siamo molto orgogliosi, e come noi decine e decine di associazioni in tutto il Paese. Probabilmente è arrivato il momento di assumere una maggiore iniziativa politica comune tra tutte le realtà che, come noi, hanno assunto questo tema come una priorità della propria azione politica. Noi, ovviamente, non ci sottrarremo.

Fra qualche mese si aprirà la stagione dei Pride e Roma dovrà affrontare questo evento, che accompagna un dibattito forte come quello della migrazione e dei diritti. Ci saranno iniziative significative ? 

Innanzitutto, ci saranno i Pride. Non riesco a immaginare iniziative più pertinenti per parlare di uguaglianza, solidarietà e autodeterminazione. Noi come Roma Pride consideriamo da anni i diritti e la tutela delle persone migranti come un punto essenziale della nostra piattaforma politica. Quest’anno penso che lo faremo con ancora più forza.

Il Pride nasce come una rivolta degli “ultimi”. Il contributo delle persone immigrate ai moti di Stonewall è parte della nostra storia e deve servirci per orientare la nostra azione politica attuale, in particolare quest’anno che festeggeremo i 50 anni da quella favolosa notte.

Quanto ad altre iniziative abbiamo tanto in cantiere per i prossimi mesi. Sicuramente un primo appuntamento sarà Echo, il festival di cultura LGBT+, che come Circolo Mario Mieli organizzeremo il 17-18-19 maggio, durante il quale ribadiremo come la cultura è la nostra arma principale contro l’odio e l’intolleranza.

Poi ci saranno gli eventi legati al Roma Pride, che quest’anno festeggia 25 anni, nell’ambito del quale stiamo lavorando a iniziative che riguardano anche la questione migratoria, su cui per ora non voglio svelare nulla ma che speriamo di lanciare nelle prossime settimane.

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Succede che il deputato dem Ivan Scalfarotto, già sottosegretario allo Sviluppo Economico durante il Governo Renzi, lanci un tweet in occasione dell’elezione della leghista Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

Tweet fortemente negativo alla luce di alcune dichiarazioni passate della parlamentare sarzanese e, d'altra parte, pienamente in linea con le valutazioni espresse a voce o sui social, il 14 novembre scorso, circa tale elezione da esponenti della classe politica e associazionistica. 

Succede però che la senatrice Pucciarelli sporga querela per diffamazione aggravata a mezzo social contro Scalfarotto, che ha ieri ricevuto dalla Procura della Repubblica de La Spezia la notifica della conclusione delle relative indagini preliminari.

Scalfarotto, che ha ribadito di confermare integralmente la sua valutazione «totalmente negativa sulla nomina alla presidenza di una Commissione preposta a tutelare i diritti delle minoranze, degli esclusi e dei più deboli di una persona con le opinioni espresse a più riprese da Stefania Pucciarelli», ha subito dichiarato: «Pur discutendosi di una valutazione tutta politica, e come tale parte essenziale del mio mandato di deputato della Repubblica, rinuncerò all'immunità prevista dalla Costituzione per le dichiarazioni espresse dai parlamentari e in tal senso ho già dato mandato all'avvocato Davide Steccanella del Foro di Milano».

Abbiamo raggiunto il deputato per saperne qualcosa di più.

On. Scalfarotto, qual è stata la prima reazione quando ha ricevuto la notifica?

Mi ha stupito il fatto che la senatrice Pucciarelli volesse riaprire una vicenda che sul piano politico per lei mi pare essere oggettivamente molto imbarazzante. Al suo posto mi sarei guardato dal rimettere una  nomina come la sua a capo di quella specifica Commissione, francamente vergognosa date le sue precedenti dichiarazioni in tema di diritti umani, sotto i riflettori.

Aveva mai parlato con la senatrice Pucciarelli dopo il tweet?

No, non conosco personalmente la senatrice. Non le ho mai parlato e non l’ho mai incontrata.

Nessun timore, dunque, nel subire un processo o ci ripenserà come Salvini?

Se la magistratura deciderà di procedere nei miei confronti, non ci sarà nessun problema da parte mia: anzi, come ho detto si tratterà di una grande occasione per riaprire la discussione pubblica su uno dei punti più bassi della vicenda politica di questo governo di destra razzista e xenofoba. Certo, sarà interessante anche discutere sulla legittimità della querela a un parlamentare per l’espressione di un giudizio politico, cosa che la Costituzione espressamente vieta. Ma questa è evidentemente un’ulteriore dimostrazione della maturità democratica di questo governo e di questa maggioranza: chi si oppone alle loro malefatte, va querelato. Io, al contrario di Salvini, leader della senatrice Pucciarelli, non cercherò di sottrarmi al giudizio.

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Chissà quanti italiani e italiane, stamattina, saranno andati in edicola ad acquistare il quotidiano. E chissà quanti avranno scelto di leggere Libero, il cui direttore editoriale è Vittorio Feltri. Questi ultimi saranno rimasti certamente sorpresi dal titolo in prima pagina. Un titolo tanto illogico e scorretto quanto insultante: C’è poco da stare allegri. Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay.

Un titolo che, in maniera assolutamente fuorviante, accosta situazioni e circostanze verificabilmente prive di inferenze: le problematiche economiche e le presunte criticità legate alla ricevuta elettronica sono messe in relazione con l’incremento di persone che dichiarano di essere omosessuali (dati forniti dall’Istituto nazionale inglese per le statistiche, Ons).

Un titolo che, in maniera subdola e artata, suggerisce al lettore medio una possibile responsabilità delle persone Lgbt e delle loro legittime rivendicazioni esistenziali rispetto alla crisi economica in corso: l’economia del Paese va male? Gli imprenditori vedono il proprio fatturato calare? L’introduzione della ricevuta elettronica incide sulla crisi della nostra imprenditoria? Colpa dei gay che sono sempre di più!

Un titolo che, tra l’altro, è ingeneroso anche nei confronti dell’articolo di Costanza Cavalli, attenta editorialista del quotidiano, che ha analizzato i dati forniti dall’Ons relativamente all’aumento di individui che si definiscono omosessuali e ha riportato in maniera corretta le dichiarazioni del caporedattore di Gaynews, Francesco Lepore, e del sociologo Raffaele Lelleri, che hanno messo in luce quanto il fenomeno sia legato all’apertura di nuovi spazi di libertà e all’avanzamento dei diritti civili. 

Come era inevitabile, l'odierno titolo di apertura di Libero ha suscitato una marea di polemiche.

Tra i primi a intervenire l’europarlamentare Daniele Viotti, che sul suo profilo Facebook ha scritto: «Al netto dell’assurdità di tutta questa vicenda, voglio però rimarcare quanto sia vergognoso questo modo di fare informazione. Lanciando messaggi sbagliati e falsi, giocando sulle paure e le insicurezze della gente. Che è proprio il modus operandi di Salvini, e della Lega, in fin dei conti».

Lo stesso Viotti è poi tornato sulla questione con un altro post chiedendo a Ristora, il marchio di bevande solubili che fa capo all'azienda bresciana Prontofoods, di dissociarsi dalle posizioni del quotidiano, sulla cui prima pagina compare il proprio banner pubblicitario: «Il mio è un piccolo gesto: non comprerò più - e chiederò a tutti di fare altrettanto - prodotti Ristora fino a quando l'azienda non prenderà distanza dalle posizioni del giornale».

Reazione che, unita a quelle di tante altre persone e associazioni a partire dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e da Possibile Lgbti+, ha portato l’azienda a ritirare nel tardo pomeriggio di oggi la pubblicità da Libero.

Duro anche il deputato dem Alessandro Zan che, sempre sulla propria pagina Facebook, ha scritto: «Fare un titolo che allude all’accostamento tra problemi strutturali del Paese e la maggior libertà della comunità lgbt di vivere pienamente la propria condizione personale, è fascismo e come tale va combattuto».

Ha puntato, invece, sull'ironia la senatrice Monica Cirinnà, il cui post è divenuto virale con quasi 4.000 like e più di 800 condivisioni.

Ma critiche contro Libero sono arrivate anche dal M5s a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal sottosegretario Vito Crimi, sulle cui dichiarazioni non sono però mancate le precisazioni della Fnsi.

Sulla questione è inoltre intervenuto anche il nostro direttore Franco Grillini, che ha dichiarato: «A Libero diciamo che la collettività Lgbt fa bene all'economia. Laddove le collettività lgbt sono più libere migliore è la qualità della vita di tutta la città e più elevati gli standard economici. Ed è così anche in Gran Bretagna, da cui provengono i dati citati dal giornale di Feltri (che non riguardano l'Italia): in Inghilterra ci sono 700mila italiani, tra cui molti gay, che vi si sono trasferiti per le migliori opportunità. Non è un caso che proprio in Gran Bretagna sia riconosciuto il matrimonio egualitario e ci sia una legislazione a tutela delle persone omosessuali tra le migliori del mondo.

Quest'anno ricorre il 50/o anniversario di Stonewall si stanno preparando in Italia 50 Pride in altrettante città e mezza Italia manifesterà con noi. Probabilmente Libero potrà scrivere una delle stupidaggini preferite dalla destra, cioè che vogliamo 'omosessualizzare' la società: peccato che noi vogliamo solo renderla più libera, contribuendo in questo modo al benessere generale, vale a dire il contrario di quello che scrive oggi Libero».

Insomma, ancora una volta il titolo di Libero, pur di attrarre l’attenzione morbosa dei lettori e pur di solleticare gli istinti più biechi e cloacini delle masse verso le minoranze, solito capro espiatorio di tutti i mali del mondo, sembra voler intorbidire la comprensione e l’interpretazione di notizie che, singolarmente vere, risultano essere palesemente mistificatorie se messe artatamente in relazione tra loro: tra crisi economica e coming out non esiste, per fortuna, alcuna inferenza!

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«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

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«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

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A poco più di un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 132/2018 (legge di conversione del Dl 113/2018 recante Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, ancora oggi semplicemente chiamata Decreto Sicurezza o Decreto Salvini) quello degli immigrati resta un tema caldo nell’agenda del Governo.

Tema, fra l’altro, sempre più a cuore alle associazioni della collettività arcobaleno in ragione sia di paradigmi intersezionali sia della condizione delle persone Lgbti costrette a fuggire dai Paesi d’origine per i più svariati motivi.

Ne abbiamo parlato con Jonathan Mastellari, che da anni si occupa della materia e sta dando il via a una nuova realtà associativa: Iam.

Jonathan, che cos’è nello specifico Iam?

Iam (Intersectionalites and More) non sarà solo un'associazione Lgbti ma si occuperà a 360° di intersezionalità e identità intersezionali, soprattutto legate ai temi della disabilità, delle migrazioni, delle seconde generazioni e dell'invecchiamento con una speciale attenzione a questi argomenti in connessione alle minoranze sessuali e di genere. Iam riunisce sotto un'unica sigla alcuni progetti esistenti precedentemente, che si occupavano di formazione attraverso il Teatro dell'Oppresso (FucsiaTeatro di Bologna), di sostegno ai richiedenti protezione internazionale per motivi legati all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere e di ricerca e socializzazione per persone con disabilità e anziani omo, bi, trans, intersex, asex e queer. Ci occuperemo di ricerca e formazione riguardanti i temi discriminazione. Un progetto ambizioso, che coinvolge in prima persona le persone che vivono le identità al centro della nostra attenzione ed esperti/e del settore. 

Sulla base della tua esperienza perché le politiche migratorie, oggi più che nel passato, presentano elementi così forti di razzismo e xenofobia? 

Le politiche migratorie, non solo in Italia, stanno seguendo sempre di più l'approccio che vede adottare la chiusura delle frontiere. Il sistema di accoglienza prima del Decreto Salvini, anche se sicuramente migliorabile, funzionava ed è riuscito a gestire un fenomeno di emergenza riguardanti gli sbarchi in maniera soddisfacente. C'è stato un errore di fondo: usare lo strumento della protezione internazionale su questo fenomeno. È inutile nascondere il fatto che migranti di tipo economico, tra chi è arrivato con gli sbarchi, ce ne fossero: queste persone ovviamente si sono viste “diniegare” la richiesta di protezione internazionale, dal momento che questo strumento nasce per tutelare le persone che scappano dal proprio Paese per essere in pericolo per vari motivi, tra cui questioni politiche, di appartenenza a minoranze culturali, etniche, sessuali e di genere, o per motivi di non accesso alle cure. L'alternativa poteva essere studiare modelli diversi di accoglienza temporanea, fornendo un'alternativa alla protezione internazionale, al centro di forti critiche da parte dei movimenti politici contro i fenomeni migratori provenienti principalmente da Africa e Asia.

Cosa significa in questo periodo storico essere un migrante Lgbti nel nostro Paese?

L'Italia fino a pochi mesi fa rispetto ai temi riguardanti le migrazioni Sogi (il termine deriva da Sexual Orientation e Gender Identity) era in realtà un esempio non negativo. La situazione attuale ovviamente è più incerta e delicata per via delle nuove politiche adottate e che potrebbero essere adottate. Le decisioni comunque sono prese dalle Commissioni territoriali: per questo motivo è importante mantenere alto il livello di formazione e conoscenza dei temi Sogi per chi lavora come commissario/a. Probabilmente è impensabile chiedere al nuovo governo di mettere in agenda la creazione di linee guida per la tutela della sicurezza e della privacy per i migranti Sogi nel nostro Paese. Oggi i migranti Sogi trovano generalmente Commissioni territoriali e operatori sociali/legali più esperti su questi temi rispetto anche solamente a cinque anni fa.

L’associazionismo Lgbti ha oggi una maggiore attenzione alle tematiche migratorie. Quali sono per te i punti di forza e di debolezza che lo caratterizzano?

Fortunatamente anche in Italia si comincia a parlare di internsezionalità legate alla comunità Lgbti. Tra questi temi anche le migrazioni Sogi trovano il proprio spazio nelle policy e nelle agende delle associazioni. Da un lato è sicuramente un aspetto positivo, perché è sintomo che è arrivato il tempo di lottare anche per ciò che non sono solo i diritti e i bisogni di tipo primario per quanto riguarda le minoranze sessuali nel nostro Paese. Dall'altro c'è il rischio che tutta questa recente attenzione verso tali temi derivi da un senso di colpa nato dal fatto di non essersi mai occupati di ciò fino ad ora.

Questa seconda ipotesi porta con sé il rischio di voler per forza trattare temi delicati anche senza le adeguate competenze. Per seguire richiedenti protezione internazionale Sogi non bisogna essere avvocati, ma non bisogna pensare che la formazione sia un aspetto secondario. A mio parere la svendita di tessere associative come prove dell'orientamento sessuale e/o identità di genere hanno fatto solo danni. È risaputo ormai che nessuna Commissione Territoriale, giustamente, riconosce le tessere di associazioni Lgbti come prove. Purtroppo però questa pratica continua a essere fatta creando false speranze nei e nelle richiedenti, dal momento che molto spesso si pensa che essere iscritto/a a un'associazione sia qualcosa che assicuri quasi certamente qualche forma di protezione in Italia.

Un altro grande rischio, che porta con sé la maggior attenzione verso questi temi da parte delle associazioni Lgbti, è l'iper-esposizione mediatica dei e delle richiedenti. Una critica che vorrei fare è che spesso passa il messaggio che i e le richiedenti Sogi siano solo africani, del Bangladesh o del Pakistan. Per mia esperienza personale (ho seguito più di 250 richiedenti con richiesta per questi temi dal 2012) almeno un quarto delle richieste provengono da persone nate e cresciute nei Paesi dell'ex Unione Sovietica e dell'America Latina (per noi importantissima la richiesta di protezione internazionale riconosciuta aduna donna transessuale brasiliana a Bologna in Italia da 12 anni).

Quali competenze sono necessarie ai volontari Lgbti per un’azione efficace con particolare attenzione alle persone migranti trans? 

Non scordiamoci che lavorare con i/le migranti in genere, e in primis con quelli e quelle Sogi, vuol dire operare con vite umane, con persone che vengono da culture diverse per le quali l'orientamento sessuale e/o l'identità di genere sono state spesso identità da tenere nascoste o da vivere in modo represso.

Avvicinarsi a questi temi dopo essersi informati, lasciando da parte ogni pregiudizio sugli usi, i costumi, le tradizione e la storia dei principali paesi dai quali provengono i migranti Lgbti in Italia.

Per quanto riguarda la comunità transgender, devo dire che poche sono le persone trans, migrate in Italia, a sapere che potenzialmente possono richiedere la protezione internazionale per motivi legati alla propria identità di genere: ciò fa sì che esse vivano nell'illegalità per anni. Stiamo gradualmente entrando sempre più in contatto principalmente con la comunità MtF migrante che spesso non ha tantissimi rapporti con l'associazionismo Lgbti.

Si sono costruite reti tra le ong che si occupano di migranti e le associazione Lgbti? Quali, secondo te, le difficoltà principali al riguardo? 

Fino a ottobre sono stato il segretario della prima associazione fondata in Italia che si è occupata in modo specifico di queer migrations (termine usato per parlare di migrazioni queer), MigraBO Lgbti: nei sei anni di attività abbiamo lavorato molte volte a stretto contatto con i e le operatrici sociali e legali delle cooperative, per preparare al meglio il materiale per le Commissioni territoriali e la preparazione delle memorie personali dei e delle richiedenti.

Cercherò di portare avanti al meglio questo aspetto anche nella nuova avventura che mi aspetta, quella di Iam. Il problema è che non esiste coordinazione al momento tra le associazioni Lgbti che si occupano di questi temi in Italia. Contatti ce ne sono stati, ma sicuramente si potrebbe fare di più. A volte sembra quasi ci sia competizione su questi temi, dimenticandosi che si parla di supporto a delle vite umane.

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Si terrà oggi a Milano, dalle 18:00 alle 20:00, la manifestazione Uniti, per un'Italia e un'Europa aperte, democratiche e solidali.

Un raduno, quello odierno in piazza della Scala, volto a reagire alle misure del Governo gialloverde, nei riguardi delle quali – come specificato nell’appello lanciato dal comitato promotore – non si può restare «indifferenti: le tasse che colpiscono duramente il mondo del no profit, del volontariato, del terzo settore; le misure che colpiscono pensionati e lavoratori, l’assenza di progetti per i giovani, il taglio alle risorse dei Comuni, la forte penalizzazione di scuola, università e ricerca, la mancanza di idee per spingere la crescita economica e migliorare le condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori, nessuna misura per combattere la precarietà e aumentare le opportunità di lavoro; nessuna misura per tutelare l’ambiente, il clima e i territori». 

Ma a destare allarme è anche, come recita l’appello, «la deriva autoritaria e intollerante che fa leva sulle paure dei cittadini, ma anche l’antieuropeismo evidente delle forze politiche che compongono la maggioranza. Questa preoccupazione la esprimiamo da un territorio che tanto ha dato alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.

Crediamo sia necessario ribadire e difendere i valori della Costituzione italiana, nostra legge suprema, nata dagli ideali della lotta antifascista».

Lanciato su Facebook lunedì, l’evento ha raggiunto in quattro giorni oltre 50mila persone, raccogliendo le adesioni di cinquanta sigle tra partiti e associazioni. Oltre a Libera, Acli, Aned, Anpi, Arci, Italia in Comune, per citarne alcune, anche realtà del mondo Lgbti come Arcigay Milano, Coordinamento Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno.

«Siamo davvero orgogliosi  - così il comitato promotore su Facebook - del vostro sostegno, un segnale di speranza, che testimonia la voglia di resistere e di non arrendersi all'arroganza di questo governo, che calpesta diritti e valori»

Essere in tanti, come continua il post di Fb, «per lanciare un grido di allarme e farci sentire da Lega e Cinque Stelle, responsabili di misure dannose per la nostra città, per l'Italia e per l'Europa».

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«Quello del presepe imbrattato è un atto di blasfemia contro la religione cattolica, che ci preoccupa molto. È la seconda volta nel giro di poco tempo che il presepio di piazzetta del Pozzo, in pieno centro a Udine, è oggetto di un attacco con frasi ingiuriose».

Questo il commento di Pietro Fontanini, sindaco leghista del comune friulano, dopo che nella notte di Natale la rappresentazione presepiale, posizionata sulla piazzetta alla fine di via Aquileia (una delle sei allestite in centro città dalla Confesercenti), è stata oggetto di una singolare protesta a favore dei migranti

Sulle sagome di Maria, Gesù, Giuseppe, i cui volti sono stati africanizzati con vernice spray marrone, sono state infatti vergate le rispettive scritte antirazziste: La vostra Maria, ogni donna incinta in Libia senza dire si' al suo Signore; Il vostro Gesù, un bimbo nato a bordo delle navi che non accogliete; La vostra fede, un razzismo dalla lunga storia in una con Il vostro Giuseppe, un uomo a cui negate la dignità togliendo le panchine.

Riferimento, quest’ultimo, quanto mai eloquente, perché rimanda alla cosidetta ordinanza “antibivacco” che, emanata da Palazzo d’Aronco per l’intera durata delle festività natalizie (ma che potrebbe essere in realtà permanente), ha disposto la rimozione di due panchine, utilizzate da immigrati e senzatetto, per far posto al contestato presepe in piazzetta del Pozzo .

Infatti, come ricordato dallo stesso Fontanini, più persone «subito dopo l'allestimento del presepio, l'8 dicembre scorso, si erano mobilitate in un sit in di protesta» con tanto di scritte: Udine: foglio di via a Giuseppe e Maria; Fontanini: Niente panchine ai clandestini; Cara Giunta comunale, la Sacra Famiglia non è naturale; Se a un presepe togliete arabi, africani, ebrei e rifugiati, restano solo il bue e un asino

Mentre sono in corso le indagini della Digos su quell'episodio e su quello verificatosi la notte di Natale, Fontanini non ha esitato a ravvisarne una matrice comune, arrivando a ipotizzare le responsabilità in capo a «gruppi che fanno riferimento al mondo anarchico o Lgbt, che hanno preso di mira questo presepio». Davanti al quale è stato inoltre ritrovato un tappeto orientale, che per il sindaco potrebbe essere anche «un richiamo all'Islam per mettere in contrapposizione le due religioni». 

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