Il 23 settembre è la Giornata mondiale dell'Orgoglio bisessuale. Per tale data il mondo Bisex, il coordinamento delle associazioni e dei collettivi bisessuali italiani, ha indetto una manifestazione a Roma in piazza Madonna di Loreto (ore 16:00, sotto la Colonna Traiana).

Ne abbiamo parlato con l’attivista veronese Tom Dacre, 29 anni, da tempo residente a Roma. Tom è tra gli organizzatori dell’iniziativa.

Perchè una manifestazione per le persone bisessuali? 

I pregiudizi sono tanti. Quante volte avete sentito dire: “È un’omosessuale che si nasconde”? Purtroppo oltre all’omofobia, chi è bisessuale subisce anche la bifobia di quanti, anche all'interno della comunità, sostengono che la bisessualità non esiste. Un altro luogo comune è che la bisessualità sia solo una fase. Eppure a me questa fase dura da dodici anni e conosco persone alle quali questa “fase” sta durando da molti anni.

I miei studi classici mi riportano alla mente Giulio Cesare, noto oltre che per le sue strategie militari anche per i suoi appetiti sessuali estesi a entrambi i sessi, tanto da essere chiamato “Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.  Questa “fase” pare sia durata fino alla sua uccisione; chissà, forse se Bruto e Cassio non lo avessero ucciso sarebbe giunta al termine.

Cosa rispondete a chi dice che le persone bisessuali non sanno scegliere? 

Che la bisessualità è sia un orientamento sessuale più preposto di altri al tradimento è un’altra delle convinzioni più radicate. Come se le persone eterosessuali e omosessuali non tradissero. In altri casi si pensa che le persone bisessuali sono per forza di cose poliamorose, quando invece come negli altri casi, ci sono persone bisessuali monogame e persone bisessuali poliamorose. Io appartengo ald secondo gruppo, ma si tratta della mia situazione personale. Alcuni pensano invece che essere bisessuali possa essere un vantaggio, in quanto si può benissimo lasciare perdere la parte omosessuale e intraprendere una relazione eterosessuale, come se autoreprimersi fosse un vantaggio.

Quali sono stati i coming out più rilevanti per la bisessualità?

Ci sono stati coming out di personaggi famosi in tal senso puntualmente ignorati: la cantante italiana Gianna Nannini, dichiaratasi bisessuale nel 2002 è tutt’ora vista dai più come una lesbica non dichiarata; il campione mondiale dei pesi medi della boxe dal ‘62 al ’67, lo statunitense Emile Griffith, che nel 2005 ormai anziano dichiarò la propria bisessualità (che non aveva mai nascosto pur non avendola mai formalmente dichiarata); i rapper Frank Ocean e Taylor Bennet, entrambi dichiaratisi bisessuali, il primo nel 2012 e il secondo quest’anno; oppure si potrebbe parlare del cantante Michele Bravi, che venne preso di mira da molte persone e considerato un omosessuale represso quando annunciò nel 2017 di avere una relazione con un ragazzo e di apprezzare anche le donne.

Cosa è cambiato oggi rispetto al passato?

Oggi la bisessualità è più accettata rispetto al passato ed inizia ad essere considerata come una realtà a sé stante. La strada è tuttavia ancora molta per poter superare le discriminazione. L’invisibilità nella cultura di massa rende la bisessualità inevitabilmente qualcosa da “accettare”. Per questo è importante, non solo per le persone bisessuali, ma anche per quelle eterosessuali, omosessuali e asessuali, scendere in piazza e dare visibilità alla realtà bisessuale.

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Il servizio di Gaia Bozza, andato in onda il 16 settembre su SkyTg24, ha denunciato un altro caso di discriminazione a matrice omofobica. A esserne vittime due giovani campani, costituitisi in unione civile alcuni giorni or sono.

Ciro e Francesco (questi i nomi dei due giovani) volevano scattare alcune foto di quell’importante giorno nella suggestiva cornice di Villa Tiberiade a Torre Annunziata (Na).

La direzione di questa struttura, che, gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, si presenta come Casa religiosa di ospitalità e consente a pagamento l’accesso all’ampio parco per foto e riprese in occasioni matrimonali, ha negato alla coppia di accedere ai giardini perché, appunto, trattasi di coppia omosessuale.

Sulla vicenda è tempestivamente intervenuto il Comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli, che ha annunciato la realizzazione, con il comitato Vesuvio Rainbow, di una serie eventi di sensibilizzazione per contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere.

«Villa Tiberiade è gestita da religiosi. Ma, aprendo alla cittadinanza e dando servizi a pagamento, deve rispettare le leggi dello Stato italiano: uno stato laico e democratico che ha voluto una legge sulle unioni civili - ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli -. Questa vicenda rievoca quella di Ricadi, il paesino calabro in cui una struttura dichiarava di non fittare stanze ad omosessuali e cani.

Bisogna fare presto chiarezza su questo gravissimo episodio di discriminazione e, intanto, chiediamo a tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore i valori di libertà e uguaglianza, di non usufruire più dei servizi di Villa Tiberiade».

Nella mattinata di oggi Daniela Lourdes Falanga e lo stesso Sannino, a nome dei rispettivi Comitati Arcigay Vesuvio Rainbow e Antinoo Napoli, hanno dato notizia della convocazione di un'assemblea pubblica contro l'omotransfobia a Torre Annunziata presso il Non solo caffé in Corso Vittorio Emanuele III, 31. Appuntamento, domani sera, a partire dalle ore 17:00.

 

 

 

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Svastische. Il nome di Allah in arabo sgrammaticato. Scritte insultanti e minatorie come Froci al rogo o acclamatorie al ministro dell’Interno come W Salvini.

Sono stati così imbrattati a Milano, nella notte tra venerdì e sabato, i muri dei locali della Scuola Popolare che, in via Bramantino, assicura corsi postscolastici e attività di sostegno per ragazzi italiani e stranieri dimoranti nel quartiere della periferia nord di Milano.

Gestita da mamme costituetisi nell’omonima organizzazione, la Scuola Popolare avrebbe dovuto riaprire i battenti proprio sabato scorso. Per evitare ritardi nel riavvio delle attività organizzate, già nella mattinata del 15 settembre una decina di alunni insieme con le mamme dell’associazione si è messa al lavoro per cancellare i segni dell’imbrattamento e ripulire i singoli locali dalla devastazione del raid notturno, definito in breve sui social come nazifascista, razzista e sessista.

Tra i primi a denunciare con forza l’accaduto è stato Luca Paladini sulla pagina de I Sentinelli di Milano, di cui è presidente: «Ormai è un assalto al giorno. Ormai è sdoganato tutto. Tutto».

Durissimo il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha affermato su Facebook: «Attaccare una scuola che punta sull'integrazione significa voler ostacolare il futuro del nostro Paese. Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica».

Pierfrancesco Majorino ha invece dichiarato: «Aiuteremo quell'esperienza ad andare avanti senza paura». Proprio l’assessore meneghino alle Politiche sociali aveva poco prima stigmatizzato, via Twitter, il silenzio del ministro dell’Interno sulla vicenda: «Ma #Salvini non ha nulla da dire ai razzisti che vandalizzano una scuola che aiuta migranti a Milano al grido proprio di W Salvini? Noi non ci facciamo intimidire».

Un j’accuse che, sia pur in diverse forme, è stato mosso nel corso dell’intera giornata domenicale. Ma nel tardo pomeriggio è poi arrivata l’invocata dichiarazione di Salvini, che ha espresso «solidarietà alla scuola e a chi è stato colpito da questi vigliacchi. Omofobia, violenza e razzismo non fanno parte dell'Italia che voglio e per cui lavoro».

Parole che non hanno placato le polemiche, anche perché non sono state rilanciate dal ministro social per antonomasia (qual è appunto Salvini) né dalla sua pagina Facebook né dal suo profilo Twitter.

Tanti gli attestati di solidarietà da tutta Italia ai volontari e ai ragazzi della scuola in una con la richiesta – soprattutto di area Lgbt – d’una legge efficace contro l’omotransfobia.

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«Sono consapevole che la mera solidarietà nei confronti delle vittime non basta più. Per questo, coinvolgerò l'Unar - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, interessandolo in maniera diretta della questione, in raccordo con le forze di polizia del territorio».

Queste le parole che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, ha espresso su Facebook in riferimento all’aggressione di presunta matrice fascista, di cui Andrea è stato vittima, la notte scorsa «sul pianerottolo di casa, in provincia di Verona, dove vive col suo compagno».

Ribadendo che non si può «più permettere alla violenza e alla barbarie di diffondersi così impunemente», Spadafora ha concluso: «Dobbiamo necessariamente fare un passo avanti nella difesa dei diritti e nella sensibilizzazione sui temi di genere. Un passo quantomai doveroso verso la civiltà».

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«Siamo vivendo malissimo. Da quell’11 agosto aggressioni, lettere minatorie, insulti via Facebook. E, come se non bastasse, dopo essere andati in tv per denunciare quanto accaduto a Piazza Bra, ci chiamano per annullare i contratti di lavoro».

Ha una voce flebile al telefono, spezzata dalla commozione, Angelo mentre racconta l’ennesima aggressione subita nella notte.

Ma tutto ha inizio quell’11 agosto quando lui e il suo compagno Andrea, sposatisi a Barcellona nel 2015, erano stati insultati da un branco di 20enni a Verona quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente. La loro colpa? Quella di camminare mano nella mano nella centralissima piazza Bra.

Poi nelle settimane successive una lettera sgrammaticata con tanto di svastiche e scritte del tipo: «Voi culattoni, negri, ebrei, spastici finirete tutti nelle camere a gas. Viva Mussolini. Viva Hitler».

Infine, la notte scorsa, l’ennessima aggressione che – commenta Angelo - «ci ha letteralmente distrutti». Ma questa volta sul pianerottolo della loro abitazione, una villetta nella frazione di Stallavena nel Comune di Grezzana (Vr).

Verso le 2:00 Andrea ha sentito dei rumori e ha aperto la porta di casa. Si è trovato di fronte un'ombra (poi descritta come un uomo alto in abiti scuri) che, senza dire nulla, gli ha lanciato addosso della benzina ed è poi scappato via.

Scivolato a terra, il giovane non ha subito capito di cosa si trattasse ma ha sentito un forte bruciore al viso, agli occhi e alla gola«L’ho sentito gridare: Angelo, Angelo, aiutami. L’ho trovato riverso a terra, tutto cosparso di benzina»

Condotto in ospedale, Andrea ha rischiato una lesione alla retina ma i medici, che gli hanno riscontrato alcune contusioni, hanno escluso il pericolo. Come se non bastasse, sui muri di casa e sul finestrino della loro macchina hanno trovato le scritte Culattoni bruciate e Vi metteremo tutti nelle camere a gas

Sul pianerettolo di casa sono state invece rinevenute tre taniche di benzina. Segno che l'/gli aggressore/i avevano forse intenzione di dar fuoco all'abitazione ma di esserne stati impediti dall'improvvisa comparsa di Andrea, svegliato dai rumori.

«Adesso siamo a casa di amici - continua Angelo -. Andrea è distrutto e non riesce nemmeno a parlare. Siamo davvero preoccupati».

Raggiunta telefonicamente, Laura Pesce, presidente di Arcigay Pianeta Milk Verona, ha dichiarato: «È accaduto l'impensabile. Le minacce si sono tremutate in atti concreti, atti criminali. Attendiamo l'esito delle indagini respingendo strumentalizzazioni.

Ma in questo momento nessuno può umanamente rimanere indifferente. Siamo accanto ad Angelo e Andrea in queste ore buie».

Per Flavio Romani, presidente d'Arcigay nazionale, «dopo la lettera minatoria nella buca delle lettere, hanno deciso di alzare il tiro con tanto di svastiche e riferimenti ai forni. Segno che si sentono con le spalle coperte o, perlomeno, legittimati da un clima e da un potere politico che dell'odio ha fatto la sua bandiera. D'altronde siamo nella zona del ministro Fontana, di colui che ha detto: Le famiglie arcobaleno non esistono.

Colpendo per la seconda volta i due ragazzi, hanno colpito di nuovo tutti noi. Ma si sbagliano se credono di farci paura. Anzi reagiremo in maniera piú forte, piú civile e piú democratica».

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Liberi e libere. È questo il cuore del corso, presentato stamani in conferenza stampa a Roma, presso il Circolo di Cultura omosessale Mario Mieli, su orientamento sessuale e identità di genere rivolto a operatori sanitari, psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali.

Dodici moduli formativi per lavorare non solo sui contenuti ma anche sugli atteggiamenti corretti da adottare con le persone Lgbti al fine di prevenire ogni forma di discriminazione. Capofila del progetto Liber@di Essere, finanziato dall'Unar con il bando Apad 2016, è il Cirses (Centro di iniziativa e di ricerca sul sistema educativo e scientifico).

Partner, invece, dell'iniziativa il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Agedo, Libellula, Famiglie Arcobaleno, Metafora, Nuova associazione europea per le Arti terapie in una con la collaborazione gratuita di altri soggetti quali Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani, Asl Roma 1, Ordine degli Assistenti sociali - Consiglio regionale del Lazio, Associazione Dgp Di’ Gay Project.

A seguito della conferenza stampa abbiamo raggiunto Massimo Farinella, responsabile dei Progetti del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Quali sono gli obiettivi generali di questo progetto e come è strutturato?

Tutti noi partner del progetto LIBER@DI ESSERE siamo fortemente convinti che possiamo arginare efficacemente le discriminazioni e i pregiudizi attraverso la conoscenza. Che possiamo produrre veri cambiamenti culturali attraverso l’educazione e la formazione. Per tali motivi, con il nostro progetto realizzeremo dei percorsi di formazione rivolti a tutti quei professionisti che lavorano in diversi contesti (in diverse città italiane), dove risulta fondamentale la relazione con l’utente: psicologi, psicoterapeuti, medici, infermieri, assistenti sociali e tante altre figure, che svolgono funzioni chiave in importanti servizi rivolti a tutta la cittadinanza.

Il progetto prevede misure/attività di informazione e formazione per operatori psico-socio-sanitari: quali sono nello specifico i loro fabbisogni?

Prima dell'estate abbiamo condotto un'indagine, prevalentemente tra psicologi e assistenti sociali. Le risposte hanno evidenziato la necessità di una adeguata formazione a partire dagli elementi di base legati ai temi Lgbt+, come ad esempio il significato di alcuni termini che definiscono l’identità di genere, l’identità sessuale, l’orientamento sessuale, soprattutto quando tali temi riguardano le persone transgender.

La maggioranza dei rispondenti dichiara di non essere soddisfatto della formazione ricevuta sui temi Lgbt+ (sia nel corso di studi universitari sia durante percorsi di specializzazione). Emerge, ad esempio, per gli Assistenti sociali, il desiderio di accrescere le proprie competenze sulle unioni civili, la genitorialità Lgbt+ e il coming out.

Avere figure professionali formate su tali argomenti porta ad avere una società più inclusiva. Ad esempio, alla Rainbowline (800110611) riceviamo spesso telefonate in cui si chiede di avere il contatto di un medico Lgbt-friendly, perché in passato si sono avute esperienze negative (alcuni si sono sentiti giudicati e colpevolizzati per il proprio orientamento sessuale). In un'indagine Emis di qualche anno fa, condotta su maschi gay in Italia (nell'ambito della prevenzione Hiv) è risultato che il 58.3% di coloro che aveva fatto almeno un test si dichiarava insoddisfatto del counselling e il 43.1% dichiarava di non aver potuto parlare di sesso tra maschi.

In particolare, quale saranno le azioni progettuali che le associazioni Lgbti partner realizzeranno?

Si prevedono una serie di moduli formativi che si svolgeranno a Roma e in altre città. Ogni associazione apporterà il proprio specifico e il proprio contributo. Nella prima fase preparatoria di progetto, attraverso riunioni periodiche e scambi, è stato già prodotto un piccolo manuale, che sarà disponibile anche sul sito. Durante i corsi di formazione tratteremo di orientamento sessuale e identità di genere, famiglie omoparentali e genitorialità Lgbt+, coming out, aspetti socio-culturali, differenze di vita, stereotipi e omotransfobia, unioni civili, stigma verso persone con Hiv e fattori di discriminazione multipla, identità transgender in età evolutiva e adulta e tutti gli altri temi dell’universo Lgbt+.

Vorrei poi evidenziare l'aspetto del lavoro collettivo fatto dalle diverse associazioni. Sicuramente un lavoro più faticoso (abbiamo percorsi e approcci differenti) ma di maggiore qualità, perché più completo e, decisamente, bello ed entusiasmante.

Cosa significa realizzare questi progetti in risposta ai fabbisogni della comunità Lgbti in un Paese ancora caratterizzato da molti episodi omofoboci , transfobici e con un alto tasso di bullismo nel sistema scolastico e sul lavoro?

A questo desiderio diffuso di "ritorno al passato", e quindi di rimessa in discussione di alcune importanti conquiste sul piano dei diritti civili, occorre rispondere innanzitutto con la cultura. Progetti come il nostro, nel quale sono previste attività formative e di scambio con diverse figure professionali, possono contribuire realmente a sviluppare una maggiore consapevolezza (che nel nostro Paese stenta ad affermarsi) necessaria a sconfiggere i pregiudizi verso le persone Lgbt+. È utile agire tutt* insieme, individualmente e collettivamente, soprattutto nel quotidiano per sensibilizzare e informare contro ogni forma di pregiudizio.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è sempre stato storicamente in prima fila nella lotta contro le diverse forme di discriminazione verso le persone Lgbti. Secondo te quali sono le priorità in questo momento storico caratterizzato da un razzismo ed una xenofobia elevata?

Fino a due anni fa si dibatteva all’interno del movimento Lgbt+ a proposito dell’utilità di una legge sulle unioni civili che non appariva compiuta, pur riconoscendone l'indubbio valore. In realtà, con maggiore freddezza e lungimiranza politica, era forse chiaro che si stavano consolidando, come forze maggioritarie nel Paese, percorsi politici che non solo non si sarebbero proposti di allargare i diritti delle persone Lgbt+, ma addirittura avrebbero messo in discussione i fondamenti dello stato di diritto.

La priorità, a mio parere, è insistere nel manifestare la propria idea di società aperta, attraverso azioni concrete e un forte dialogo con altre minoranze e associazioni, in modo da opporre un comune e solido progetto culturale e politico, capace di fronteggiare questa pericolosissima deriva illiberale, presente in alcuni Paesi europei e che sembra affermarsi anche in Italia.

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Negli ultimi giorni l’attenzione di tante persone sarde è stata attirata da una lettera aperta pubblicata sui social da Maria Alexandra Tronci, che era stata rimproverata dalla proprietaria di un bar di Pirri (frazione di Cagliari) perché si scambiava gesti d’affetto con la sua compagna

Le parole della donna sono in breve tempo rimbalzate al punto tale da interessare anche la stampa regionale L’Unione Sarda.

Contattiamo Maria Alexandra Tronci per sapere qualcosa in più su questa vicenda.

Maria Alexandra, cos’è accaduto di preciso?

Io e la mia compagna frequentavamo il Mondo Bar di Pirri da circa due mesi e infatti chi ci lavora conosceva bene i nostri gusti. Per esempio tutti sapevano che siamo vegane e noi non avevamo nessun problema con la clientela. Comunque io e la mia compagna abbiamo avuto sempre un comportamento tranquillo ed educato senza mai rinunciare ai nostri reciproci gesti d’affetto. Invece, martedì scorso, la proprietaria di Mondo Bar si è avvicinata al tavolino dove eravamo sedute e ci ha richiamato in maniera infastidita sostenendo che i nostri atteggiamenti non erano decorosi e aggiungendo la sua preoccupazione per i bambini che ci avessero visto. Io sono rimasta senza parole perché non avevamo mai avuto problemi in quel posto.

La mia compagna ha provato a risponderle, facendo notare che, se qualche bambino avesse visto, avrebbe osservato due persone che si vogliono bene. Comunque, io ho pagato il conto e, in maniera ironica ma cortese, ho fatto notare che non sarei mai più tornata in quel bar. Poi, una volta rientrata a casa, ho scritto la mia recensione sulla pagina di Mondo Bar, raccontando l’accaduto. Ho notato subito una grande partecipazione e una grande solidarietà verso di me. Però quelli del locale hanno bloccato la possibilità di scrivere commenti. Allora ho scritto una lettera aperta di riflessione su una pagina Facebook che si interessa di recensire Bar e baretti di Cagliari. In seguito, la mia lettera aperta è diventata virale e le testate locali se ne sono rese conto.

Come hai reagito a questo improvviso interessamento della stampa?

Pensa che non me ne ero neppure resa conto! In particolare mi ha dato molto fastidio che la giornalista de L’Unione Sarda, nel primo articolo dedicato dal giornale alla mia vicenda, abbia utilizzato un’immagine tratta dalla videocamera di sorveglianza a circuito chiuso, senza chiedermene l’autorizzazione. Credo proprio sia illegale.

Invece, il secondo articolo uscito sull’Unione Sarda mi è piaciuto molto perché i giornalisti che l’hanno curato hanno messo in evidenza la mia vita in maniera completa, raccontando chi sono, raccontando il mio impegno nel volontariato, poiché curo una colonia felina, raccontando che ho due figlie. Insomma, hanno fatto un lavoro corretto e puntuale.

Molti commenti negativi sono apparsi sotto l’intervista sul network locale YouTg. Come li hai vissuti?

I commenti negativi non mi hanno dato fastidio,:purtroppo ci sono. È triste vedere che alcuni sono anche di persone omosessuali. Ma io so che per portare avanti una lotta, un ideale, bisogna metterci la faccia e rischiare qualcosa. Poi, in questo periodo politico, Salvini ha rinforzato la solita solfa del “fatelo a casa vostra” e quindi molti commenti sono anche il frutto dell’ignoranza di chi non vuol sapere e non vuol conoscere.

La proprietaria del bar, provando a difendere la sua posizione, ha dichiarato che la criticità del vostro comportamento non era dovuto al fatto che eravate due donne ma all’eccesso di “passionalità” del vostro bacio. Cosa ti senti di rispondere alla proprietaria di Mondo Bar?

La signora ha avanzato una serie di scuse che non hanno senso. Ha detto che pensava fossimo turiste. Ha poi detto che sarebbe intervenuta quando le effusioni erano diventate eccessive. E rifiuta di essere definita omofoba. Secondo me è il classico caso in cui la toppa è peggio del buco! Insomma si arrampica sugli specchi in maniera intollerabile.

Ti era già capitato di imbatterti in situazioni simili nel passato? Credi che la Sardegna abbia un serio problema di omofobia sociale?

Non mi era mai capitato di imbattermi in situazioni del genere. Certamente la Sardegna, come tutte le regioni italiane, presenta delle serie criticità relativamente alle discriminazioni omofobiche. Però io considero la Sardegna ancora una terra felice, forse proprio perché non mi erano mai capitate cose del genere.

Cosa ti auguri accada in seguito alla tua denuncia?

Il mio intento era sottolineare che ridurre l’accaduto ad un banale rimprovero è sbagliato perché l’omofobia è una realtà. E far passare un gesto d’amore e tenerezza tra due persone per un atto indecoroso e oltraggioso risponde al medesimo meccanismo mentale per cui si collega omosessualità e pedofilia, omosessualità e pornografia e omosessualità e perversione.

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A pochi giorni dalla sottoscrizione del protocollo attuativo della legge regionale umbra contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere (fissata al 17 settembre) non si placano le polemiche e gli attacchi da parte delle opposizioni.

A dare nuovamente fuoco alle polveri Lega Umbria, che in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni – cui ha partecipato anche il senatore gandolfiniano Simone Pillon – ha parlato di incentivo all’ideologia gender e di consegna dei bambini alle lobby gay.

Le dichiarazioni in tal senso di Caparvi, Mancini e Pillon hanno suscitato non poche reazioni. Tra queste anche quelle del comitato ternano di Agedo. Associazione che, come noto, è composta da genitori e familiari di persone Lgbti.

Ecco il testo inviato a Gaynews dal direttivo di Agedo Terni e dalla presidente Marisa Maurizi:

La legge regionale umbra contro l’omofobia è legale, legittima e costituisce un esempio di alta civiltà giuridica che deve essere salvaguardata e tutelata. 

Mentre riprende l’ennesima caccia alle streghe finalizzata a distrarre i cittadini dai veri problemi del Paese, il popolo umbro, e quello italiano tutto, dovrebbe sapere che fine hanno fatto i 49 milioni di rimborsi elettorali illegittimamente percepiti. Dovrebbe sapere inoltre perché 149 persone sono state costrette inutilmente a bordo della nave Diciotti per giorni e giorni.

Dopo i migranti ecco che è la volta degli omosessuali. Poi toccherà a ogni voce dissidente non allineata con il pensiero nordista celodurista. 

Non accettiamo che si faccia demagogia e campagna elettorale sulla pelle dei nostri figli, addirittura demonizzati agitando lo spauracchio della “lobby gay”: comunità Lgbt che viene accusata ingiustamente di attentare all’innocenza dei bambini. 

Questa retorica è ripugnante poiché perpetrata ai danni di una minoranza, vittima ancora di persecuzioni sociali e di discriminazioni. Tutto ciò in un Paese civile e democratico non sarebbe immaginabile nemmeno nel peggiore incubo collettivo. 

Lanciamo un appello ai giusti, alle persone libere, civili e progressiste dell’Umbria e dell’Italia affinché non cadano nei tranelli semantici di chi semina odio per meri fini propagandistici ed elettorali.

Difenderemo con le unghie e con i denti la legge contro l’omofobia e i diritti dei nostri figli e delle nostre figlie.

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È stato assegnato alla pellicola guatemalteca José di Li Cheng il 12° Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il “miglior film con tematiche omosessuali & Queer culture”.

A deciderlo i giurati Rita Fabbri Jani Kuštrin sotto la presidenza di Brian Robinson, programmatore del London Lgbt Film Festival, che ne hanno così motivato l’attribuzione: «Scritto in maniera sensibile, splendidamente interpretato, questo ritratto appassionato del viaggio di un giovane alla ricerca dell’appagamento emotivo, mostra la complessità di una relazione omosessuale sullo sfondo della dura vita nel Guatemala contemporaneo».

La cerimonia di premiazione ha avuto luogo, alle ore 18:30 di venerdì 7 settembre, presso la Villa degli Autori al Lido di Venezia.

Visibilmente commossi il regista cinese Li Cheng e i due attori protagonisti Enrique Salanic e Manolo Herrera che, insieme col produttore George Roberson, sono stati spettatori di violenze omofobe durante le riprese del film a Città del Guatemala.

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Sono stati fissati al 17 settembre la sottoscrizione del protocollo d’intesa sulle norme umbre «contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere» e l’avvio del gruppo di lavoro d’attuazione della legge sotto il coordinamento della Regione Umbria.

Alla firma del Protocollo per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ragione dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere sono chiamate istituzioni, organismi e associazioni umbre.

Ma dopo l’approvazione del Protocollo da parte della Giunta regionale non si placa la polemica in salsa leghista, che ha oggi toccato l’acme in una conferenza stampa a Perugia presso Palazzo Cesaroni (sede del Consiglio regionale) con gli interventi del senatore Simone Pillon, del deputato Virginio Caparvi e del consigliere regionale Valerio Mancini.

«Un protocollo applicativo illegittimo, che viola gravemente la legge e il diritto dei genitori ad educare i propri figli». Questa la sostanza del j’accuse lanciato dalla triade leghista, che ha parlato - in un'aula pressoché deserta - di «risorse pubbliche che vanno a finanziare le lobby gay» e di un atto «che fa riemergere cose che la Lega aveva combattuto» in fase di stesura della legge regionale 3/2017.

«Se il Consiglio regionale con legge stabilisce dei dettagli - ha sottolineato Virginio Caparvi, segretario Lega Umbria -, un protocollo della Giunta regionale non può poi uscire dal perimetro». Il punto centrale, messo in evidenza, è quello «dell'educazione sessuale fatta agli studenti che ritorna di soppiatto, con l'idea di diffondere la cultura gender, dopo che era stata tolta nella stesura finale della legge regionale».

Una norma che, per Caparvi, «è comunque discutibile non perché parla di discriminazioni ma per l'approccio, che nasconde, dietro quindi un concetto condivisibile, delle idee che lo sono un po' meno».

Di «attività illegale»e che va «contro il diritto dei genitori di educare i figli che si vogliono invece indottrinare in altro modo»ha parlato anche il senatore Pillon. «Era stato escluso con la legge - ha aggiunto il legale di Massimo Gandolfini - qualsiasi riferimento e rapporto diretto tra la formazione in ambito educativo, su temi della discriminazione, e studenti. Invece il protocollo lo riattiva con azioni formative, da parte di alcune organizzazioni, rivolte ai ragazzi. Non si tratta altro che di formazione ideologica sul gender ai bambini». Per concludere: «Così facendo, il protocollo della Regione Umbria va contro la convenzione Onu per i diritti del fanciullo. Questo protocollo consegna i bambini alle lobby gay».

Il vicepresidente dell'Assemblea legislativa Valerio Mancini ha invece invitato tutti i sindaci umbri della Lega «a non firmare un atto che si traduce in una vera e propria invasione di associazioni che inquinerebbero la formazione degli studenti». Ha quindi rimarcato le critiche alla norma, che sarebbe ideologica e introdurrebbe «intermediazioni dannose tra famiglie, docenti e studenti» e ribadito l'impegno in favore della famiglia tradizionale».

Ha infatti annunciato che, dopo Todi, sarà presentata anche nei Comuni di Città di Castello e Umbertide una mozione per l'istituzione della Giornata della famiglia tradizionale.

Mancini, inoltre, dopo aver criticato anche il reperimento di fondi per queste iniziative, «che coinvolgono un numero molto limitato di casi mentre invece non si trovano risorse per problematiche ben più sentite. Se nel 2020 ci sarà, come auspichiamo, un cambio nell'Amministrazione regionale, leggi inique come queste verranno immediatamente cancellate: basta con osservatori, norme inutili, iniziative ideologiche.

Immaginiamo una scuola in cui si educa e in cui gli attori del progetto educativo sono le famiglie e gli insegnanti e nessun altro».

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