Giunge alla 2° edizione il progetto We Test - Mettiamo la salute in circolo che, in occasione del 1° dicembre (Giornata mondiale di lotta contro l’Aids), è promosso da Arcigay, Arc Onlus, Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali,  Asa - Associazione Solidarietà Aids Milano, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Ireos - Comunità queer autogestitaNps Italia Onlus, Nudi - Nessuno Uguale Diversi Insieme, Plus Onlus.

La conferenza stampa di presentazione si terrà, alle 11:00 di venerdì 30 novembre, a Roma presso la la Sala Azzurra della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349).

Oltre 15 le città coinvolte (Torino, Milano, Padova, Verona, Desenzano del Garda, Bologna, Rimini, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Pescara, Senigallia, Catania, Cagliari, Palermo), dove a partire da dicembre sarà possibile effettuare, presso le sedi di diversi circoli e associazioni, il test rapido Hiv in forma anonima e in maniere del tutto gratuita. Saranno inoltre fornite informazioni essenziali sulla prevenzione e l’importanza dei test sulle Ist.

Con questa iniziativa si vuole appunto riportare al centro dell’attenzione l’importanza dei test su Hiv e infezioni sessualmente trasmesse. Test che, insieme al preservativo e alle altre strategie di prevenzione, è tra i principali alleati per una sessualità consapevole e sicura: conoscere la propria condizione di salute consente infatti di curarsi per tempo, vivere bene ed evitare la diffusione delle infezioni.

Raggiunto da Gaynews, Roberto Dartenuc, presidente di Arco, ha detto: «We Test mira a potenziare e a rendere continuative le esperienze di collaborazione già in essere fra le varie realtà promotrici con lo scopo di riaccendere i riflettori su un tema sempre più trascurato.

Sono contento che un tale impegno sinergico si espleterà soprattutto presso i circoli ricreativi, che restano luogo primario di socializzazione e informazione su sessualità, prevenzione, salute.

Mi auguro che, negli anni, cresca sempre più l’affiatamento e l’intesa tra le associazioni, che hanno a cuore il benessere e la formazione dei loro soci e socie».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è conclusa oggi a Bruxelles la 22° conferenza annuale di Ilga-Europe (International Lesbian and Gay Association), intitolata Politics 4 Change.

Sul tavolo anche importanti riforme statutarie per un organismo ormai storico e punto di riferimento delle più importanti associazioni Lgbti europee. Dall'Italia erano presenti Certi DirittiArcigay Palermo, Arcigay Varese, Arco (Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali), Gaycs, Cild (Coalizione Italiana Diritti e Libertà), Circolo Tondelli di Bassano del Grappa. Di queste, Arcigay Palermo e Gaycs hanno anche dato un contributo ai workshop tematici, rispettivamente su prevenzione e sport. 

Abbiamo rivolto alcune domande a Yuri Guaiana, componente italiano del board di Ilga-Europe, che è stao riconfermato nel ruolo di co-segretario

Nei tempi di populismo reazionario Bruxelles sembra essere una roccaforte dei diritti. Come mai questa scelta da parte di Ilga-Europe? È davvero così o c'è bisogno di riflettere anche nell'Europa occidentale su risultati e strategie? 

È l'assemblea annuale di Ilga-Europe a scegliere di anno in anno la sede delle future conference. Due anni fa Bruxelles è stata votata a maggioranza dai delegati e dalle delegate. Nonostante l'Europa occidentale sia uno degli angoli del mondo più avanzati in termini di diritti Lgbti, ci sono diverse questioni che si pongono, come ad esempio quelle relative alle mutilazioni dei bambini e delle bambine  intersessuali.

Solo Malta ha una legge che vieta simili interventi di vera e propria mutilazione, che non vanno considerati solo in funzione delle persone che li subiscono ma in base al loro portato di pregiudizio e binarismo di genere. Portato che investe nello specifico la classe medica, ma che va considerato anche nel quadro dell'opinione pubblica. Tenere alta l'asticella delle rivendicazioni è sicuramente uno modo per prepararci all'urto dell'ondata populista alle prossime europee.  

Quali sono stati secondo te i temi più innovativi di questa edizione?

Il programma è stato molto ricco e non sono mancati i temi ormai cari a Ilga-Europe, dal dialogo tra le fedi al sex working. Probabilmente i workshop più innovativi hanno riguardato il rapporto tra movimento Lgbti e mondo del business, con una riflessione sul come trarre vantaggio da esso senza che si verifichi solo il contrario. Poi il tema del digitale, in merito alla sicurezza e ai rischi delle app, ad esempio, ma anche alle opportunità che esse offrono per le campagne e l'attivismo. 

Non è stato da meno il dibattito sulla libertà di movimento in Eurpopa per le famiglie omosessuali, specie in ottica delle elezioni europee. 

Quali sono i principali punti di distanza con il dibattito italiano sui temi Lgbti? 

Rispetto alle organizzazioni europee, l'Italia si sta concentrando maggiormente sul tema delle famiglie omogenitoriali piuttosto che sui temi dell'intersessualità e del transgenderismo. Per il resto l'Italia è inserita nelle principali tematiche di discussione, anche se il dibattito sulle diverse intersezionalità, ovvero la sovrapposizione di più elementi di rivendicazione e di lotta alll'interno della società, risulti molto più sviluppato in Europa. Infine, va detto che le tensioni tra le diverse identità in cui si riconoscono le attiviste e gli attivisti Lgbti, si stanno facendo sentire anche in Ilga-Europe, ad esempio nel dibattito sulle quote.

A questo proposito, cosa è cambiato in Ilga con le ultime modifiche statutarie? 

Dopo la richiesta di Tgeu (la principale organizzazione europea di realtà transgender) si era arrivati, attraverso un ampio dibattito interno, a una proposta di modifica statutaria da parte del board che eliminasse tutte le quote nel direttivo, che fino ad oggi erano state, per un totale di 10 componenti, 4 donne, 4 uomini (compresi uomini e donne trans) e due persone che non si identificassero nè come uomini nè come donne, in particolare non binary e agender.

Le femministe del sindacato inglese Unison sono riuscite a far cadere la proposta di abolizione di tutte le quote, facendo mancare il 75% dei voti e hanno poi presentato un emendamento che eliminava solo le quote maschili. Pur di andare nella direzione di una riduzione delle quote, iniziando almeno un percorso, il board si è espresso a favore della proposta, preferendo una situazione in cui solo 4 posti risultano "riservati" anziché 8 come nella situazione precedente. L'emendamento è quindi passato.

La battaglia vera resta, a mio avviso, quella di poter finalmente avere una competizione di merito tra persone, senza alcuna pregiudiziale sull'identità di genere. Lo dimostra anche il trend dell'elezione delle cariche di Ilga-Europe negli ultimi anni, in cui sono state elette più donne rispetto agli uomini nonostante ci fosse una percentuale di uomini candidati di uno o due punti più alta. I tempi sono maturi affichè ci possa essere una vera eguaglianza nelle opportunità. 

Secondo te le associazioni italiane dovrebbero lavorare di più sul panorama europeo?

Da presidente di un'associazione transnazionale come Certi Diritti posso solo rispondere in modo assolutamente affermativo. Lavorare in Europa significa per il nostro movimento poter formare i propri attivisti e attiviste, poter imparare strategie e buone pratiche, poter aquisire contatti e strumenti validi sul territorio e a livello nazionale. Basti pensare anche alle unioni civili. Uno degli eventi fondamentali che ha aperto la strada al dibattito sulla legge Cirinnà è stata la sentenza della Cedu che condannava l'Italia per l'assenza di riconoscimento delle coppie same sex: una sentenza che è stata anche il risultato del lavoro sul piano internazionale di Certi Diritti insieme all'avvocato Schuster. 

Ci sono quindi moltissime opportunità da cogliere ed è sicuramente auspicabile una presenza più corposa dell'Italia all'interno di Ilga-Europe.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Abbiamo intervistato Matteo Giorgi. Ci ha raccontato del Red, club Lgbt di Bologna. A lui abbiamo fatto qualche domanda per capire di più di questo luogo nel quale la bellezza ha il suo fascino, la musica il suo mistero, informazione e prevenzione alle Mst sono una parte rilevante delle serate. Dove la gente balla e si diverte e come dice lui stesso: Un luogo nel quale anche gli eterosessuali più timorosi si spogliano di se stessi e iniziano a ballare. Grazie anche a Matteo Cavalieri, marito di Matteo Giorgi per la disponibilità a questa intervista.

Matteo, un club come il Red che funzione ha in un Paese in cui si registrano ancora non pochi episodi di omotransfobia? 

Penso che le funzioni siano principalmente due. La prima, specialmente in una realtà mediamente “piccola” come Bologna, quella di creare un punto di riferimento e di aggregazione per la comunità Lgbt locale. Per molti “il sabato al Red” è una “tradizione” del fine settimana. Un appuntamento fisso dove vedere facce conosciute, amici e perché no, nemici, dove conoscere nuova gente o “quegli amori da una notte che ti ricordi per una vita”, amoreggiare, litigare, innamorarsi di nuovi brani e dei ballerini.

La seconda è per le persone eterosessuali, che ci vengono a trovare: ancora oggi in Italia, molti si avvicinano alle serate Lgbt con il classico stereotipo del “devo camminare lungo il muro sennò mi toccano”: tre ore dopo li trovi sul cubo senza maglietta che ti dicono: Non pensavo che stare qui fosse così bello. Ero pieno di pregiudizi.

Sulla base della tua pluriennale esperienza cosa trovi di positivo o di negativo nel processo di “liberazione” notturna che caratterizza un nightclub come il Red? 

Secondo me il positivo e il negativo sono due facce della stessa medaglia. Mi spiego meglio: al Red le persone hanno la possibilità di fare tutto. Hanno i più quotati dj nazionali e internazionali che li fanno ballare, ballerini bellissimi, artisti, alcool, una dark, una piscina/idromassaggio dove poter girare liberamente nudi o in costume. E centinaia di gay con te, insieme a te ogni sera. Hai tutte le possibilità di divertimento davanti. Alcuni sono in grado di gestirlo, altri esagerano per poi pentirsi il giorno dopo. La colpa è di questa società “italiota” che vive ancora dei precetti vaticani che ti fanno vivere tutto come qualcosa di sbagliato.

Un parte della collettività Lgbti trova questi luoghi poco adatti alle rivendicazioni in termini di diritti ma solo espressione di edonismo puro. È così? 

I principali detrattori del Red sono quelli del “Eh, ma io non vado in un posto con la dark”. A me strappano decisamente un sorriso. È inutile che io faccia il classico esempio dei moti Stonewall, partiti col leggendario lancio di una scarpa con tacco (nella realtà fu una bottiglia di gin) da parte dell’attivista trans Sylvia Rivera. Conosco gente che pensa che cultura sia solo la presentazione di un libro o uno spettacolo di teatro. Io, invece, ritengo che la Club Culture sia stata quella fondamentale per la crescita del movimento. Per noi rivendicare i diritti significa fare comunità, aggregazione, mettere insieme persone con cui condividere desideri e progettualità. Le campagne che facciamo per la giornata contro l’omotransfobia e la giornata mondiale per la lotta all’Aids le ideiamo tutte insieme, con i volontari, i dj, i baristi, i ballerini. Non esiste un “militante” a cui appuntare la spilla di quello bravo sul bavero e quello che passa le serate nudo sul palco così per fare.

In club come il Red il corpo ha una sua centralità. Vi prevale la voglia di guardare e di essere guardati. Si tratta secondo te d’eccesso narcisistico o di altro?

In questi quattro anni di mia storia di Red ne ho viste di tutti i colori. Uomini bellissimi con un difficilissimo rapporto con il proprio corpo, ragazzi non esattamente “bellissimi” togliersi la maglietta e correre sul palco a dimenarsi. I meandri della nostra mente sono molto complessi, che nemmeno la nostra cara Leosini riuscirebbe a capire cosa ci capita dentro. Noi, specialmente, quest’anno abbiamo lavorato su una destrutturazione di tutto questo. L’esempio più lampante è stato Heroes dove, una volta al mese, abbiamo dato il palco a ragazzi e ragazze completamente estranei al “lavoro notturno in disco”. Queste candidature spontanee hanno fatto sì che gareggiassero alle selezioni per Mister Red uomini di 45 anni che hanno battuto ragazzi di 20 o a Miss Red donne sposate e con dei figli. Il culto del “cubista” sta passando. È la vita di tutti i giorni che entra nell’associazione.

Il tema della prevenzione delle Mst è molto a cuore a voi del Red. Quali iniziative realizzate per informare al riguardo?

A parte le campagne istituzionali, di cui ti ho raccontato sopra, abbiamo una proficua collaborazione con Plus che è la prima e più importante associazione italiana di persone Lgbt sieropositive. Qualche mese fa abbiamo effettuato con loro i test rapidi in sauna. Distribuiamo gratuitamente ogni sera materiale informativo e ovviamente di prevenzione per tutti i nostri soci. Abbiamo anche vari “controllori” durante la serata che monitorano i comportamenti delle persone per accorgersi immediatamente quando “esagerano”. Questo ha fatto sì che in questi anni le situazioni “emergenziali” siano state veramente pochissime.

Abbiamo parlato delle serate al Red quali occasioni di liberazione. Quale è il luogo, invece, dove Matteo Giorgi si sente più libero?

Direi Londra. Fin da quando ci sono andato per la prima volta a studiare a 15 anni ho capito che quella città aveva qualcosa di speciale per me. Da qualche anno si è trasferito lì uno dei miei più cari amici e questo fa sì che almeno tre volte l’anno vada a trovarlo. Conosco meglio Soho di via Indipendenza a Bologna. Ho il bar dove fare colazione, quello dove prendere i migliori “dessert”, dove mangiare le lasagne quando sento nostalgia di casa. E d’estate i pomeriggi ad Hyde Park a leggere e prendere il sole sono un must…

Matteo Giorgi e Matteo Cavalieri: una vita di coppia, fatta di amore e lavoro condiviso. Ma quali spazi, se ci sono, ognuno prende per sé senza l'altro?

C’è un pensiero che mi piace usare sempre per descrivere la nostra storia: Conosco un paio di coppie che funzionano. Siamo due persone felici, che condividono tutto, dalle preoccupazioni per il conto in banca al tovagliolo a tavola, pur mantenendo le rispettive identità, amicizie, passioni. Siamo persone che vedi felici anche quando l’altro non c’è, perché risolte e piene anche nei giorni d’assenza. Persone che si amano e che ridono molto, che vivono una vita insieme continuando a tifare l’uno per la vita dell’altro. Che non si sentono monche se l’altro non c’è, ma con un braccio in più se l’altro c’è. Il resto, ossessioni, ansie, gelosie, struggimenti, sono robe che hanno a che fare con l’affanno. E l’amore felice non s’affanna.”.

Ma, alla fine, quali sono i prossimi appuntamenti da non perdere al Red prossimamente? 

Ci sono grosse novità che lanceremo da aprile: cercheremo di rendere il Red un’associazione ancora più polifunzionale dove chi vorrà potrà organizzare mostre, corsi, festeggiare compleanni e laurea con i propri amici. E poi la programmazione “classica” continuerà come al solito anche tutta estate. Intanto il 30 aprile festeggeremo il nuovo mister Red. Il 19 maggio la nostra Miss Red e, poi il 2 giugno, inaugureremo l’estivo in coincidenza dell’arrivo di Katy Perry a Bologna. In più il grande appuntamento il 23 giugno con il Bologna Pride e la quarta edizione di UNITE, il nostro celeberrimo Pride party dove vedrete quest’anno ospiti che non penserete mai di vedere al Red.

e-max.it: your social media marketing partner

Con quest’intervista al perugino Hakim vogliamo raccontare le storie di quei giovani impegnati nella lotta contro ogni forma di discriminazione. In particolare contro le discriminazioni a danno delle persone Lgbti. Sono storie semplici ma ricche di significato  personale e collettivo. C’è un tempo nel quale si prende coscienza  della propria capacità  di libertà e del voler vivere sostenendo i diritti perché nessuno ne sia escluso. Come diceva Sandro Penna: Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune.

Ciao, Hakim? Questo nome da dove viene?

Sono uno dei famosi immigrati di seconda generazione: nato e cresciuto in Italia, ma figlio di due stranieri, e per questo divenuto effettivamente di nazionalità italiana solamente dopo il compimento dei 18 anni (e una lunga serie di pratiche). Padre tunisino, madre belga. È un nome arabo: i miei volevano mantenere un richiamo alle mie origini. O forse suonava bene e basta.

Conosco il tuo impegno a favore delle persone Lgbti. Quali sono le emozioni, i successi e le delusioni affrontate? 

Nonostante io sia un ragazzetto (25 anni a maggio) gravito attorno alla causa per i diritti da già quasi dieci anni. Sono stato fortunato: a 14 anni ho conosciuto un gruppo di amici, per la quasi totalità composto da altre persone Lgbti della mia età. La loro amicizia mi ha aiutato. Abbiamo potuto percorrere una strada non sempre semplice facendoci forza a vicenda. Ciò ha fatto sì che ci avvicinassimo tutti assieme all’associazione locale solo pochi anni dopo, permettendoci di costruire una coscienza sociale e politica sulle nostre identità che, una volta acquisita, è divenuta a un certo punto una parte fondamentale nella propria vita quotidiana. E oggi sono il coordinatore del gruppo giovani dell’associazione.

A livello emotivo? Un’urgenza impellente di sensibilizzare, di portare avanti temi e battaglie spesso socialmente scomodi, ricercando anche uno scontro – qualora costruttivo – con le barriere più spesse erette da anni e anni permeati di un bigottismo di facciata. Barriere che frequentemente trovano voce anche all’interno della nostra stessa comunità.

È una risposta necessaria in un’era storica in cui ci troviamo sempre più circondati da una crescente tolleranza – o, peggio ancora, una glorificazione – verso pensieri discriminatori e populismi vari.

Cos’è significato per te fare coming out?

Fare coming out è un atto politico. So che un pensiero simile spesso spaventa. Ma nel mondo attuale corrisponde a una rottura con anni e anni di dettami con i quali cresciamo. Insomma, un primo vero e proprio sovvertimento dell’ordine costituito. Il mio coming out è stato particolare, ma sereno. I miei trovarono per puro caso dei materiali dell’Omphalos (l’associazione locale) nel sellino del mio motorino. Mi fecero capire con piccoli indizi che l’avevano letti. Ma lasciarono passare qualche giorno, in attesa che fossi io ad andare da loro.

Poi una mattina in cui eravamo soli a casa, mio padre decise di affrontare la faccenda di petto. E da lì fiumi di parole – e di lacrime – ma il tutto con una certa tranquillità. Quel pomeriggio, quando lo dissi a mia madre tornata dal lavoro, lei rispose candidamente: “Sì, ma ricordati che io i nipotini li voglio comunque”. Mio fratello maggiore mi chiese subito se avessi un ragazzo, perché era ora di portarlo a casa. Ma non sono mai stato granché fortunato in amore.

Bullismo, violenza contro le donne e le persone Lgbti. Quali sono a tuo parere le azioni più urgenti da mettere in campo al riguardo?

Leggi, leggi e ancora leggi. Non fa piacere pensare che, a meno che non si costruisca una situazione di “minaccia punitiva” delle violenze, chi attua discriminazioni più o meno violente verso una fetta di popolazione non si fermerà mai. Ma mi chiedo spesso se non sia la triste realtà dei fatti.

Poi, che la sensibilizzazione ai temi citati sia necessaria e fondamentale sin dai primi anni di età, per me è indubbio. Ma un solido impianto legale a riguardo è un passo altrettanto imprescindibile.

Vivi a Perugia. Qual è la realtà locale in riferimento alle persone Lgbti?

L’Umbria è sempre stata la celebre isola rossa d’Italia. Ma negli ultimi anni il bombardamento di pensieri intolleranti, a cui siamo sottoposti quotidianamente, ha purtroppo iniziato ad attecchire. L’ultimo sindaco eletto a Perugia è stato il primo di centro-destra a ottenere la carica dal Secondo dopoguerra. E emmeno un mese fa è stata inaugurata la sede di Casapound locale nei pressi del centro storico.

Omphalos, la nostra associazione, ha una storia lunga (25 anni) e importante: essa rappresenta una realtà stimata e fortemente radicata nel territorio. Ma eventi, come quelli citati, non possono lasciarci indifferenti. Solo l’anno scorso, giunti alla quinta edizione del Perugia Pride Village, per la prima volta ci siamo visti togliere il patrocinio dal sindaco per una locandina dell’evento raffigurante una nostra drag vestita da Madonna, giudicata offensiva e blasfema. Però, ciò che ne è seguito è stato un sostegno massiccio nei nostri confronti su tutte le piattaforme, social e non, da parte di cittadini e altre associazioni.

Il che, se non altro, ci restituisce il celebre segnale che spesso la società sia effettivamente più avanti di quanto le istituzioni vogliano credere.

Essere giovane e tendere al futuro. È uno sguardo sereno o preoccupato il tuo?

Non so. Mi piacerebbe dire di avere una qualche forma di ottimismo a riguardo. Mi sono appena laureato alla magistrale e mi affaccio al mondo del lavoro: è un momento di grandi cambiamenti personali.

Ma ecco, i risultati delle scorse elezioni del 4 marzo non è che ci abbiano restituito un ritratto particolarmente roseo della forma mentis maggioritaria italiana. Quantomeno, se vogliamo cercare qualcosa di positivo, la lotta per i diritti Lgbti è divenuta un argomento dibattuto a molte riprese nei mass media italiani. Molto più di quanto lo fosse anche solo dieci anni fa. Poi, il tipo di comunicazione che si instaura solitamente sull’argomento, o il silenzio assordante dell’ultima campagna elettorale, quello è tutto un altro paio di maniche. Però non sono del tutto pessimista: momenti fondamentali nella storia della comunità hanno preso piede nei periodi più bui. Abbiamo saputo (o, a volte, dovuto) reagire con forza a momenti storici di discriminazione della nostra comunità. E proprio da lì sono nati alcuni degli eventi più significativi della vita del movimento.

Magari, un Salvini al governo è proprio la spinta di cui necessitavamo per risvegliarci dalla quiete che ha pervaso la comunità nel periodo post-unioni civili.

Hiv, Ist e prevenzione. Qual è il vostro impegno al riguardo sul territorio perugino?

In quanto coordinatore giovani di Omphalos Lgbti, spesso durante gli incontri si instaurano conversazioni sulla sfera sessuale. C’è un misto di timore e curiosità, perché la maggior parte di essi fa conoscenza di tali argomenti di nascosto, tramite il web, dopo che le scuole si rifiutano di costruire programmi solidi di educazione sessuale. Abbiamo casi di presidi che hanno vietato che venisse affrontato l’argomento a scuola. Forse anche per mettersi preventivamente al riparo da gruppi di genitori poco numerosi ma estremamente rumorosi, terrorizzati che i propri, angelici figli possano scoprire che far sesso fuori dal matrimonio non sia un’onta irrecuperabile.

Credo che l’aumentare di casi di Ist sia un’immediata conseguenza di questa atmosfera di terrorismo psicologico sull’argomento. Le nuove generazioni crescono pensando che l’Hiv si prenda bevendo dallo stesso bicchiere di una persona sieropositiva. Ma poi non sanno elencare nemmeno altre tre infezioni o pensano che il preservativo abbia una mera funzione di contraccettivo.

Per quanto riguarda l’associazione, oltre ai canonici incontri di formazione sull’argomento interna ai gruppi che la compongono, distribuiamo materiale informativo, promuoviamo azioni di sensibilizzazione sull’argomento tramite conferenze, incontri con scuole e università e banchetti nelle piazze principali. Abbiamo attivato da un anno a questa parte il Peg checkpoint, in collaborazione con il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Perugia, che ci permette di offrire test gratuiti e anonimi per Hiv e sifilide a tutta la cittadinanza una volta al mese presso la nostra sede.

Per te Omphalos è?

Per me è stata innanzitutto una salvezza, l’acquisizione della coscienza di poter vivere ed esprimere liberamente la mia identità. Oggi è una seconda casa, un luogo sicuro e accogliente, dove ho potuto costruire una seconda famiglia e sentirmi circondato da affetto. Grazie ad Ha ho acquisito talmente tanto che forse il mio stesso mettermi in gioco personalmente come attivista non è altro che un restituire tutto il bene ricevuto. Ma non come resa dei conti, più come una reiterazione di qualcosa di talmente bello da cambiarti la vita.

e-max.it: your social media marketing partner

Giornata mondiale contro l'Aids. Per la relativa campagna su Hiv, infezioni sessualmente trasmissibili e prevezione l’europarlamentare Daniele Viotti, recentemente nominato presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo, punta ancora una volta sull’arma della provocazione. E lo fa con un manifesto su cui campeggia l’Empire State Building ricoperto da un preservativo mentre King Kong scivola progressivamente verso il basso lungo una delle pareti del grattacielo di Manhattan.

Se la rilettura in chiave preventiva della celebre scena della pellicola di Cooper e Shoedsack è quanto mai efficace (il mostro cinematografico è l’immagine dell’Hiv, dal cui contagio si è preservati grazie al condom), il claim lo è maggiormente: Le dimensioni sono importanti, la prevenzione di più.

«Il concept della campagna - dichiara il parlamentare europeo Daniele Viotti - gioca ancora una volta sull'ironia. Abbiamo preso a prestito una frase fatta perché con un sorriso ci portasse a riflettere: la banalizzazione di certi argomenti provoca, in realtà, seri rischi e conseguenze

I casi di contagi da Hiv sono ancora elevatissimi, si stima siano 3600 ogni anno e l'85% di questi è dovuto a rapporti sessuali non protetti. Il maggior numero di casi riguarda uomini con un'età media di 39 anni. Ogni anno un numero elevato di persone si infetta e non ne è consapevole per anni. 

L'Aids è tutt'altro che debellata, è ancora viva e lotta contro di noi. Ogni anno, in una mia personale campagna per la prevenzione, iniziata prima nell'associazionismo lgbt, e proseguita con il mio mandato da parlamentare, ricordo che non dobbiamo avere paura di essere noi stessi, di vivere l'amore come meglio crediamo, ma che dobbiamo farlo protetti: 'Se ti progetti tu, proteggi anche gli altri'. 

 

A maggior ragione oggi, tra fake news, oscurantismi vari che ritornano, bisogna ricordarsi che il preservativo rimane il metodo più efficace di prevenzione dall'Hiv e da tutte le infezioni sessualmente trasmissibili».

È possibile vedere i manifesti a Torino, Alessandria, Milano, Brescia, Bergamo, La Spezia, Vercelli, Aosta, Novara, Genova e Cuneo. E sui principali social network.

e-max.it: your social media marketing partner

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids anche a Roma molteplici iniziative volte a maggiormente sensibilizzare e informare sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Per la diversità di approccio a una tematica di prioritaria importanza (anche alla luce degli ultimi dati offerti dall’Istituto Superiore di Sanità) sono soprattutto da segnalare quelle promosse dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Con AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreos e Plus Onlus la storica associazione della capitale è in primo luogo promotrice della campagna We Test – Mettiamo la salute in circolo. Grazie ai suoi volontari è stato e sarà possibile effettuare in maniera anonima e gratuita il test rapido Hiv presso lo Skyline (27 novembre e 5 dicembre) e l’Europa Multiclub (30 novembre).

Opportunità che, il 1° e il 2 dicembre, sarà altresì offerta in una con il test rapido per la sifilide – entrambi disponibili grazie alla convenzione con la ASL Roma 1 e alla collaborazione con la Struttura (Uosd) Dermatologia Mst dell’IRCCS San Gallicano – presso l’Istituto Svizzero (Via Ludovisi, 48). È grazie, infatti, alla collaborazione del prestigioso ente e al supporto dell’American Academy e della casa editrice JRP Ringier che il Mieli ha organizzato l’evento Ancora una voltaWorld AIDS Day.

Evento volto a commemorare nelle prime due giornate di dicembre gli sforzi globali per la lotta contro Hiv/Aids. Improntato su format precedentemente usati all’ISS – utilizzando un metodo pluridisciplinare – l’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico alle molteplici sfide di questa malattia.

Durante il corso dell’evento ci saranno workshop di ambito scientifico e artistico, mostre e concerti incentrati sulla questione. Essi incoraggeranno il dibattito su temi che fanno da tempo parte della nostra quotidianità.

Raggiunto telefonicamente, così ha illustrato a Gaynews la duegiorni Sebastiano Secci, presidente del Mieli: «Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale della lotta all'Aids, 'Ancora una volta' il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è in prima linea per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans e nell’impegno per la prevenzione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili.

Lo strumento più valido resta sempre la prevenzione ma la nostra attenzione è da sempre rivolta anche alle persone in Hiv/Aids, che non devono essere in alcun modo discriminate o criminalizzate».

progra

e-max.it: your social media marketing partner

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato l'articolo HIV, in calo infezioni da rapporti tra maschi, ma il ministero della Salute confonde i dati, a seguito del quale lo stesso dicastero ha successivamente rettificato il proprio comunicato

Contestualmente, ci è stato fatto notare da alcuni lettori che una delle affermazioni contenute nello stesso articolo non sarebbe scientificamente fondata. L'asserzione in questione è che la sifilide «aumenta il rischio di contrarre l’Hiv anche per i soggetti che assumono farmaci antiretrovirali a scopo di prevenzione (PrEP)».

Per approfondire il tema, abbiamo pensato di pubblicare qui alcune delle fonti utilizzate per supportare questa affermazione. 

Lo studio InterPrEP. Internet-based pre-exposure prophylaxis with generic tenofovir DF/emtricitabine in London: an analysis of outcomes in 641 patients di quest'anno dimostra che in una popolazione di 641 MSM che utilizzava la PrEP l’incidenza delle Ist (Infezioni sessualmente trasmesse) era aumentata del 10% mentre si riduceva quella di Hiv. Invece in altri studi sulla PrEP (Ipergay e Proud) l’incidenza delle Ist si riduceva (5% e 6%). In un’altro gruppo (Kaser Permanente Study) si osservava addirittura un incremento delle Ist del 22% 

Questo ribadisce con chiarezza che la PrEP non previene la sifilide e le altre Ist. 
 
Lo studio High HIV incidence in men who have sex with men following an early syphilis diagnosis: is there room for pre-exposure prophylaxis as a prevention strategy? del 2016 conclude invece che, poiché la sifilide comporta un aumento del rischio di contrarre l'Hiv, la PrEP è valutabile tra gli strumenti di prevenzione Hiv insieme ai test regolari Ist. 
Si ribadisce, tuttavia, la necessità di un approccio multiplo: «The approach must be on multiple levels, supporting the inclusion of regular STI screening in PrEP management guidelines and chemsex support», a testimonianza del fatto che in presenza di sifilide la PrEP da sola non viene considerata sufficiente. 
 
Esiste, inoltre, un ampia letteratura scientifica che dimostra l'aumento tra 5 e 7 volte del rischio di contrarre Hiv in pazienti affetti da sifilide. Se MSM (maschi che fanno sesso con maschi) Hiv negativi in PrEP che scelgono di fare sesso senza condom ma con patner MSM Hiv positivi in terapia, tra i quali al momento è documentato un outbreak di Ist ulcerative (sifilide precoce, Lgv), gli MSM non Hiv positivi si infettano facilmente con queste Ist.
 
Le Ist ulcerative, inoltre, come la sifilide aumentano biologicamente l'infettività di Hiv attraverso meccanismi infiammatori. Questo fenomeno non rientra, chiaramente, nell'azione della PrEP, perchè gli antiretrovirali agiscono esclusivamente sul virus e non sugli altri fattori che possono favorire l'infezione come immunodepressione o presenza di altre infezioni. 
 
In conclusione, riteniamo che la frase in esame sia documentata e, precisiamo, che essa non afferma che la PrEP sia meno efficace nella propria azione specifica di prevenzione, attestata intorno al 90% di efficacia. Si afferma semplicemente che la presenza della sifilide, in generale, aumenta l'esposizione al virus a prescindere da eventuali terapie preventive, creando ulteriore vulnerabilità. Questo è confermato anche dal fatto che anche nello studio in cui si propone la PrEP tra gli strumenti di contrasto all'Hiv in persone affette da sifilide. Non a caso, si parla comunque si approccio multiplo. 
 
Nessuna preclusione ideologica sulla PrEP quindi, solo il risultato di una serie di letture che portano a inquadrarne opportunità e limiti. In un articolo che aveva tra i propri obiettivi anche quello di sollevare il tema delle altre Ist e l'importanza fondamentale della regolarità dei test.
 
Va anche ricordato che, al momento, mentre possiamo usare farmaci per la prevenzione e la cura di Hiv, esistono difficoltà nel reperimento della penicillina per trattare la sifilide. La stessa penicillina è data ancora come farmaco di prima scelta per i pazienti Hiv che sono più a rischio di complicazioni neurologiche della sifilide.
e-max.it: your social media marketing partner

Sei associazioni, dieci città, informazioni essenziali sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili, test rapido Hiv in maniera anonima e gratuita. Questi i punti cardine della campagna WE TEST – Mettiamo la salute in circolo realizzata in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids, celebrata il 1° dicembre a partire dal 1988.

Una campagna che, voluta da AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreosCircolo Mario MieliPlus Onlus, si rivela di primaria importanza alla luce anche dei dati ultimamente forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in riferimento alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv nel 2016: 3.451 pari a 5,7 nuovi casi per ogni 100mila residenti.

Negli anni si è osservato un aumento dell’età mediana alla diagnosi nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva ma aumenta la proporzione dei casi a trasmissione sessuale in particolare tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM) e maschi eterosessuali. Nel 2016 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, attribuibile a rapporti sessuali non protetti, ha costituito l’85,6% di tutte le segnalazioni così suddivisibili: eterosessuali 47,6%; MSM 38,0%. Si è così passati dal 2014, in cui la detta suddivisione era tra il 43,2% di rapporti etero e il 40,9% di rapporti MSM, al 2016 con uno stacco di quasi 10 punti di percentuale.

L’incidenza più alta è stata registrata tra le persone nella fascia 25-29 anni (14,7 nuovi casi per ogni 100.000 residenti). Dato, questo, che ha indotto la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ad affermare il 27 novembre scorso: «Si è abbassata la percezione del pericolo proprio tra i più giovani. Per questo, sono ricomparse anche malattie che sembravano dimenticate, come sifilide e gonorrea. La priorità è quindi innalzare immediatamente il livello di attenzione su Aids e malattie sessualmente trasmesse, perché c'è poca consapevolezza». Già, perché dal 2000 a oggi la sifilide è aumentata del 400% senza dimenticare l’emergenza epatite A nell’anno in corso. Circa, infine, i casi di Aids conclamato 778 quelli registrati nel 2016.

«Il dato maggiormente preoccupante – è dato leggere nel comunicato di presentazione della campagna We Test – riguarda tuttavia la non conoscenza del fenomeno tra la popolazione: nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids conclamato: si è passati dal 20,5% del 2006 al 76,3% del 2016. Un aumento impressionante che ci dà la misura di come si sia abbassata la guardia in termini di investimenti nelle politiche di prevenzione».

Ecco dove si potrà effettuare il test rapido Hiv nei prossimi giorni:

Torino, 3 e 10 Dicembre presso Sauna 011 (Via Messina, 5d)

Milano, 1 Dicembre presso Company Milano (Via Benadir, 14)

Padova, 2 Dicembre presso Hot Dog (Via Turazza, 19)

       - - -, 3 Dicembre presso Sauna Metro (Via Turazza, 19)

Verona, 1 Dicembre presso Pianeta Milk Lgbt* Center (Via Scuderlando, 137)

Desenzano sul Garda (Bs), 3 Dicembre presso Splash Club (Via Faustinella, 1)

Bologna, 3 Dicembre presso Black Sauna (Via del Tipografo, 2)

Rimini, 1 Dicembre presso Live Stronger against Aids (Piazza Cavour)

Firenze, 2 Dicembre presso Circolo Fabrick (Calenzano - Via del Lavoro, 19)

Roma, 30 Novembre presso Europa Multi Club (Via Aureliana, 40)

    - - -, 5 Dicembre presso Skyline (Via Pontremoli, 36)

Napoli, 30 Novembre presso Arcigay (Via San Geronimo, 17)

     - - -, 30 Novembre e 1 Dicembre presso Depot (Via della Veterinaria, 72)

     - - -, 1 e 2 Dicembre presso Sauna Blue Angels (Centro Direzionale, isola A/7)

     - - -, 2 Dicembre presso Mamada (Via Piave, 183)

     - - -, 2 Dicembre presso Macholato (Via Abate Minichini, 62)

Catania, 1 Dicembre presso Codice Rosso (Via Conte Ruggero, 48)

        - - -, 1 Dicembre presso Terme di Achille (Via Tezzano, 13).

 

e-max.it: your social media marketing partner

Parte oggi la nuova campagna di comunicazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, presentata in conferenza stampa a Roma presso l’auditorium del ministero della Salute alla presenza di Beatrice Lorenzin. Conferenza stampa nel corso della quale sono stati commentati gli ultimi dati epidemiologici forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

E proprio al riguardo Gaynews aveva ieri fatto notare come una nota del Ministero, pubblicata in data 15 novembere, fosse in contrasto con un dato fondamentale fornito dall’ISS in merito alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv per il 2016.

Delle 3451 nuove diagnosi il numero è diminuito per tutte le modalità di trasmissione «tranne che – così nella nota ministeriale – per i maschi che fanno sesso con maschi (MSM). Nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è avvenuta in MSM».

 

 

Schermata 20171126 alle 190801

 

Cosa non vera visto che proprio l’ultimo notiziario dell’ISS riporta nei dati in breve che «la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

A seguito dell'articolo di Rosario Coco il ministero della Salute ci ha comunicato nella mattinata di aver corretto la nota.

 

 

Schermata 2017 11 27 alle 09.47.40

 

Essa si presenta così modificata: «Negli ultimi anni il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è diminuito per tutte le modalità di trasmissione. L’incidenza maggiore è nella fascia di età 25-29 anni. La maggior parte delle nuove diagnosi HIV è avvenuta in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

 

Schermata 2017 11 27 alle 10.54.58

e-max.it: your social media marketing partner

Nonostante le campagne di prevenzione, i convegni, l’interesse dei media si registra un incremento dei casi di persone Hiv positive e affette da malattie sessualmente trasmissibili. Viva è inoltre la discussione sui relativi metodi preventivi che, al di là del tanto conosciuto quanto poco utilizzato profilattico, verte soprattutto sulla PrEP (profilassi pre-esposizione) e PEP (profilassi post-esposizione).

Gaynews ne ha parlato con Tullio Prestileo, dirigente medico presso il reparto di dermatologia infettiva dell’Ospedale Civico-Benfratelli (Arnas) di Palermo, responsabile scientifico Inmp Sicilia e componente dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant.

Dr Prestileo, i casi di Hiv positivi non tendono a diminuire. A cosa imputa tutto ciò?

Senza ombra di dubbio alla mancata prevenzione del contagio per via sessuale.

Qual è suo parere il metodo principale di prevenzione?

In primo luogo il condom. Poi, con opportune precisazioni, la PrEP o profilassi pre-esposizione.

Si afferma che non è possibile obbligare all'uso del preservativo ed è per questo necessario che siano resi accessibili tutti i metodi di prevenzione. Che cosa ne pensa?

Condivido anche se, ad esempio, la PrEP presenta alcune criticità. La profilassi consiste infatti nell’assunzione di antiretrovirali. Si tratta cioè di farmaci, pertanto non privi di effetti collaterali e di tossicità a lungo termine. Bisogna poi considerare il fattore aderenza alla prescrizione, che è non sempre adeguata. È inoltre da registrare un possibile sviluppo di ceppi resistenti. C’è però anche da dire come gli studi evidenzino nel complesso una buona efficacia preventiva.

Da quando è accessibile l'autotest nota dei miglioramenti nell'ambito d'una maggiore sensibilità ai controlli?

A mio parere, no.

Limitatamente alla zona palermitana c'è stato un calo o un aumento di casi di persone Hiv positive e Mst positive?

Indubbiamente un incremento. Distinguendo, nello specifico, popolazione italiana, prevalentemente rappresentata da giovani MSM (Men who have Sex with Men), e popolazione non italiana rappresentata da giovani donne eterosessuali.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video