Giornata mondiale contro l'Aids. Per la relativa campagna su Hiv, infezioni sessualmente trasmissibili e prevezione l’europarlamentare Daniele Viotti, recentemente nominato presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo, punta ancora una volta sull’arma della provocazione. E lo fa con un manifesto su cui campeggia l’Empire State Building ricoperto da un preservativo mentre King Kong scivola progressivamente verso il basso lungo una delle pareti del grattacielo di Manhattan.

Se la rilettura in chiave preventiva della celebre scena della pellicola di Cooper e Shoedsack è quanto mai efficace (il mostro cinematografico è l’immagine dell’Hiv, dal cui contagio si è preservati grazie al condom), il claim lo è maggiormente: Le dimensioni sono importanti, la prevenzione di più.

«Il concept della campagna - dichiara il parlamentare europeo Daniele Viotti - gioca ancora una volta sull'ironia. Abbiamo preso a prestito una frase fatta perché con un sorriso ci portasse a riflettere: la banalizzazione di certi argomenti provoca, in realtà, seri rischi e conseguenze

I casi di contagi da Hiv sono ancora elevatissimi, si stima siano 3600 ogni anno e l'85% di questi è dovuto a rapporti sessuali non protetti. Il maggior numero di casi riguarda uomini con un'età media di 39 anni. Ogni anno un numero elevato di persone si infetta e non ne è consapevole per anni. 

L'Aids è tutt'altro che debellata, è ancora viva e lotta contro di noi. Ogni anno, in una mia personale campagna per la prevenzione, iniziata prima nell'associazionismo lgbt, e proseguita con il mio mandato da parlamentare, ricordo che non dobbiamo avere paura di essere noi stessi, di vivere l'amore come meglio crediamo, ma che dobbiamo farlo protetti: 'Se ti progetti tu, proteggi anche gli altri'. 

 

A maggior ragione oggi, tra fake news, oscurantismi vari che ritornano, bisogna ricordarsi che il preservativo rimane il metodo più efficace di prevenzione dall'Hiv e da tutte le infezioni sessualmente trasmissibili».

È possibile vedere i manifesti a Torino, Alessandria, Milano, Brescia, Bergamo, La Spezia, Vercelli, Aosta, Novara, Genova e Cuneo. E sui principali social network.

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In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids anche a Roma molteplici iniziative volte a maggiormente sensibilizzare e informare sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Per la diversità di approccio a una tematica di prioritaria importanza (anche alla luce degli ultimi dati offerti dall’Istituto Superiore di Sanità) sono soprattutto da segnalare quelle promosse dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Con AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreos e Plus Onlus la storica associazione della capitale è in primo luogo promotrice della campagna We Test – Mettiamo la salute in circolo. Grazie ai suoi volontari è stato e sarà possibile effettuare in maniera anonima e gratuita il test rapido Hiv presso lo Skyline (27 novembre e 5 dicembre) e l’Europa Multiclub (30 novembre).

Opportunità che, il 1° e il 2 dicembre, sarà altresì offerta in una con il test rapido per la sifilide – entrambi disponibili grazie alla convenzione con la ASL Roma 1 e alla collaborazione con la Struttura (Uosd) Dermatologia Mst dell’IRCCS San Gallicano – presso l’Istituto Svizzero (Via Ludovisi, 48). È grazie, infatti, alla collaborazione del prestigioso ente e al supporto dell’American Academy e della casa editrice JRP Ringier che il Mieli ha organizzato l’evento Ancora una voltaWorld AIDS Day.

Evento volto a commemorare nelle prime due giornate di dicembre gli sforzi globali per la lotta contro Hiv/Aids. Improntato su format precedentemente usati all’ISS – utilizzando un metodo pluridisciplinare – l’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico alle molteplici sfide di questa malattia.

Durante il corso dell’evento ci saranno workshop di ambito scientifico e artistico, mostre e concerti incentrati sulla questione. Essi incoraggeranno il dibattito su temi che fanno da tempo parte della nostra quotidianità.

Raggiunto telefonicamente, così ha illustrato a Gaynews la duegiorni Sebastiano Secci, presidente del Mieli: «Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale della lotta all'Aids, 'Ancora una volta' il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è in prima linea per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans e nell’impegno per la prevenzione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili.

Lo strumento più valido resta sempre la prevenzione ma la nostra attenzione è da sempre rivolta anche alle persone in Hiv/Aids, che non devono essere in alcun modo discriminate o criminalizzate».

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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato l'articolo HIV, in calo infezioni da rapporti tra maschi, ma il ministero della Salute confonde i dati, a seguito del quale lo stesso dicastero ha successivamente rettificato il proprio comunicato

Contestualmente, ci è stato fatto notare da alcuni lettori che una delle affermazioni contenute nello stesso articolo non sarebbe scientificamente fondata. L'asserzione in questione è che la sifilide «aumenta il rischio di contrarre l’Hiv anche per i soggetti che assumono farmaci antiretrovirali a scopo di prevenzione (PrEP)».

Per approfondire il tema, abbiamo pensato di pubblicare qui alcune delle fonti utilizzate per supportare questa affermazione. 

Lo studio InterPrEP. Internet-based pre-exposure prophylaxis with generic tenofovir DF/emtricitabine in London: an analysis of outcomes in 641 patients di quest'anno dimostra che in una popolazione di 641 MSM che utilizzava la PrEP l’incidenza delle Ist (Infezioni sessualmente trasmesse) era aumentata del 10% mentre si riduceva quella di Hiv. Invece in altri studi sulla PrEP (Ipergay e Proud) l’incidenza delle Ist si riduceva (5% e 6%). In un’altro gruppo (Kaser Permanente Study) si osservava addirittura un incremento delle Ist del 22% 

Questo ribadisce con chiarezza che la PrEP non previene la sifilide e le altre Ist. 
 
Lo studio High HIV incidence in men who have sex with men following an early syphilis diagnosis: is there room for pre-exposure prophylaxis as a prevention strategy? del 2016 conclude invece che, poiché la sifilide comporta un aumento del rischio di contrarre l'Hiv, la PrEP è valutabile tra gli strumenti di prevenzione Hiv insieme ai test regolari Ist. 
Si ribadisce, tuttavia, la necessità di un approccio multiplo: «The approach must be on multiple levels, supporting the inclusion of regular STI screening in PrEP management guidelines and chemsex support», a testimonianza del fatto che in presenza di sifilide la PrEP da sola non viene considerata sufficiente. 
 
Esiste, inoltre, un ampia letteratura scientifica che dimostra l'aumento tra 5 e 7 volte del rischio di contrarre Hiv in pazienti affetti da sifilide. Se MSM (maschi che fanno sesso con maschi) Hiv negativi in PrEP che scelgono di fare sesso senza condom ma con patner MSM Hiv positivi in terapia, tra i quali al momento è documentato un outbreak di Ist ulcerative (sifilide precoce, Lgv), gli MSM non Hiv positivi si infettano facilmente con queste Ist.
 
Le Ist ulcerative, inoltre, come la sifilide aumentano biologicamente l'infettività di Hiv attraverso meccanismi infiammatori. Questo fenomeno non rientra, chiaramente, nell'azione della PrEP, perchè gli antiretrovirali agiscono esclusivamente sul virus e non sugli altri fattori che possono favorire l'infezione come immunodepressione o presenza di altre infezioni. 
 
In conclusione, riteniamo che la frase in esame sia documentata e, precisiamo, che essa non afferma che la PrEP sia meno efficace nella propria azione specifica di prevenzione, attestata intorno al 90% di efficacia. Si afferma semplicemente che la presenza della sifilide, in generale, aumenta l'esposizione al virus a prescindere da eventuali terapie preventive, creando ulteriore vulnerabilità. Questo è confermato anche dal fatto che anche nello studio in cui si propone la PrEP tra gli strumenti di contrasto all'Hiv in persone affette da sifilide. Non a caso, si parla comunque si approccio multiplo. 
 
Nessuna preclusione ideologica sulla PrEP quindi, solo il risultato di una serie di letture che portano a inquadrarne opportunità e limiti. In un articolo che aveva tra i propri obiettivi anche quello di sollevare il tema delle altre Ist e l'importanza fondamentale della regolarità dei test.
 
Va anche ricordato che, al momento, mentre possiamo usare farmaci per la prevenzione e la cura di Hiv, esistono difficoltà nel reperimento della penicillina per trattare la sifilide. La stessa penicillina è data ancora come farmaco di prima scelta per i pazienti Hiv che sono più a rischio di complicazioni neurologiche della sifilide.
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Sei associazioni, dieci città, informazioni essenziali sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili, test rapido Hiv in maniera anonima e gratuita. Questi i punti cardine della campagna WE TEST – Mettiamo la salute in circolo realizzata in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids, celebrata il 1° dicembre a partire dal 1988.

Una campagna che, voluta da AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreosCircolo Mario MieliPlus Onlus, si rivela di primaria importanza alla luce anche dei dati ultimamente forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in riferimento alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv nel 2016: 3.451 pari a 5,7 nuovi casi per ogni 100mila residenti.

Negli anni si è osservato un aumento dell’età mediana alla diagnosi nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva ma aumenta la proporzione dei casi a trasmissione sessuale in particolare tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM) e maschi eterosessuali. Nel 2016 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, attribuibile a rapporti sessuali non protetti, ha costituito l’85,6% di tutte le segnalazioni così suddivisibili: eterosessuali 47,6%; MSM 38,0%. Si è così passati dal 2014, in cui la detta suddivisione era tra il 43,2% di rapporti etero e il 40,9% di rapporti MSM, al 2016 con uno stacco di quasi 10 punti di percentuale.

L’incidenza più alta è stata registrata tra le persone nella fascia 25-29 anni (14,7 nuovi casi per ogni 100.000 residenti). Dato, questo, che ha indotto la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ad affermare il 27 novembre scorso: «Si è abbassata la percezione del pericolo proprio tra i più giovani. Per questo, sono ricomparse anche malattie che sembravano dimenticate, come sifilide e gonorrea. La priorità è quindi innalzare immediatamente il livello di attenzione su Aids e malattie sessualmente trasmesse, perché c'è poca consapevolezza». Già, perché dal 2000 a oggi la sifilide è aumentata del 400% senza dimenticare l’emergenza epatite A nell’anno in corso. Circa, infine, i casi di Aids conclamato 778 quelli registrati nel 2016.

«Il dato maggiormente preoccupante – è dato leggere nel comunicato di presentazione della campagna We Test – riguarda tuttavia la non conoscenza del fenomeno tra la popolazione: nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids conclamato: si è passati dal 20,5% del 2006 al 76,3% del 2016. Un aumento impressionante che ci dà la misura di come si sia abbassata la guardia in termini di investimenti nelle politiche di prevenzione».

Ecco dove si potrà effettuare il test rapido Hiv nei prossimi giorni:

Torino, 3 e 10 Dicembre presso Sauna 011 (Via Messina, 5d)

Milano, 1 Dicembre presso Company Milano (Via Benadir, 14)

Padova, 2 Dicembre presso Hot Dog (Via Turazza, 19)

       - - -, 3 Dicembre presso Sauna Metro (Via Turazza, 19)

Verona, 1 Dicembre presso Pianeta Milk Lgbt* Center (Via Scuderlando, 137)

Desenzano sul Garda (Bs), 3 Dicembre presso Splash Club (Via Faustinella, 1)

Bologna, 3 Dicembre presso Black Sauna (Via del Tipografo, 2)

Rimini, 1 Dicembre presso Live Stronger against Aids (Piazza Cavour)

Firenze, 2 Dicembre presso Circolo Fabrick (Calenzano - Via del Lavoro, 19)

Roma, 30 Novembre presso Europa Multi Club (Via Aureliana, 40)

    - - -, 5 Dicembre presso Skyline (Via Pontremoli, 36)

Napoli, 30 Novembre presso Arcigay (Via San Geronimo, 17)

     - - -, 30 Novembre e 1 Dicembre presso Depot (Via della Veterinaria, 72)

     - - -, 1 e 2 Dicembre presso Sauna Blue Angels (Centro Direzionale, isola A/7)

     - - -, 2 Dicembre presso Mamada (Via Piave, 183)

     - - -, 2 Dicembre presso Macholato (Via Abate Minichini, 62)

Catania, 1 Dicembre presso Codice Rosso (Via Conte Ruggero, 48)

        - - -, 1 Dicembre presso Terme di Achille (Via Tezzano, 13).

 

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Parte oggi la nuova campagna di comunicazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, presentata in conferenza stampa a Roma presso l’auditorium del ministero della Salute alla presenza di Beatrice Lorenzin. Conferenza stampa nel corso della quale sono stati commentati gli ultimi dati epidemiologici forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

E proprio al riguardo Gaynews aveva ieri fatto notare come una nota del Ministero, pubblicata in data 15 novembere, fosse in contrasto con un dato fondamentale fornito dall’ISS in merito alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv per il 2016.

Delle 3451 nuove diagnosi il numero è diminuito per tutte le modalità di trasmissione «tranne che – così nella nota ministeriale – per i maschi che fanno sesso con maschi (MSM). Nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è avvenuta in MSM».

 

 

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Cosa non vera visto che proprio l’ultimo notiziario dell’ISS riporta nei dati in breve che «la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

A seguito dell'articolo di Rosario Coco il ministero della Salute ci ha comunicato nella mattinata di aver corretto la nota.

 

 

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Essa si presenta così modificata: «Negli ultimi anni il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è diminuito per tutte le modalità di trasmissione. L’incidenza maggiore è nella fascia di età 25-29 anni. La maggior parte delle nuove diagnosi HIV è avvenuta in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

 

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Nonostante le campagne di prevenzione, i convegni, l’interesse dei media si registra un incremento dei casi di persone Hiv positive e affette da malattie sessualmente trasmissibili. Viva è inoltre la discussione sui relativi metodi preventivi che, al di là del tanto conosciuto quanto poco utilizzato profilattico, verte soprattutto sulla PrEP (profilassi pre-esposizione) e PEP (profilassi post-esposizione).

Gaynews ne ha parlato con Tullio Prestileo, dirigente medico presso il reparto di dermatologia infettiva dell’Ospedale Civico-Benfratelli (Arnas) di Palermo, responsabile scientifico Inmp Sicilia e componente dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant.

Dr Prestileo, i casi di Hiv positivi non tendono a diminuire. A cosa imputa tutto ciò?

Senza ombra di dubbio alla mancata prevenzione del contagio per via sessuale.

Qual è suo parere il metodo principale di prevenzione?

In primo luogo il condom. Poi, con opportune precisazioni, la PrEP o profilassi pre-esposizione.

Si afferma che non è possibile obbligare all'uso del preservativo ed è per questo necessario che siano resi accessibili tutti i metodi di prevenzione. Che cosa ne pensa?

Condivido anche se, ad esempio, la PrEP presenta alcune criticità. La profilassi consiste infatti nell’assunzione di antiretrovirali. Si tratta cioè di farmaci, pertanto non privi di effetti collaterali e di tossicità a lungo termine. Bisogna poi considerare il fattore aderenza alla prescrizione, che è non sempre adeguata. È inoltre da registrare un possibile sviluppo di ceppi resistenti. C’è però anche da dire come gli studi evidenzino nel complesso una buona efficacia preventiva.

Da quando è accessibile l'autotest nota dei miglioramenti nell'ambito d'una maggiore sensibilità ai controlli?

A mio parere, no.

Limitatamente alla zona palermitana c'è stato un calo o un aumento di casi di persone Hiv positive e Mst positive?

Indubbiamente un incremento. Distinguendo, nello specifico, popolazione italiana, prevalentemente rappresentata da giovani MSM (Men who have Sex with Men), e popolazione non italiana rappresentata da giovani donne eterosessuali.

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Su PrEP e prevenzione continua l'intervista alla dottoressa Mariangela Errico, presidente di Network delle persone sieropositive (Nps Italia Onlus). 

Qualcuno sostiene che si inizia a usare la PrEP non si utilizzerà più il preservativo: è così? Non crede che il problema sia più di natura informativa ed educativa? 

Non sono dicerie sono affermazioni provenienti dai maggiori studi clinici Iprex, Proud e Ipergay. Sheena McCormack, ad esempio, durante la conferenza Hiv Drug Therapy di Glasgow del 2016 ha dichiarato – nel corso di una presentazione sullo stato attuale della PrEP – con tono di sorpresa che, dopo che diversi studi sulle giovani donne africane hanno dato risultati deludenti a causa della scarsa aderenza, nessuno ha voluto continuare a fare altri studi cercando di lavorare su questa questione dell'aderenza. Altra difficoltà è individuare le persone ad alto rischio di infezione: i dati inglesi mostrano che il 17% di chi ha avuto una infezione rettale prende l'Hiv e stime simili si trovano tra chi ha avuto più di due rapporti anali senza preservativo nell'ultimo anno. Ci sono stati due casi in tutto di persone che prendevano la PrEP e che si sono infettate con un ceppo resistente a questi farmaci. Sono solamente due casi, ma dovremmo riflettere su come un uso scorretto della PrEp può portare a delle sieroconversioni e potenziali resistenze farmacologiche. Diventa quindi fondamentale una corretta informazione e un costante monitoraggio. Importante anche l'assunzione on demand provata nello studio francese Ipergay con pillole prese prima e dopo l'atto sessuale. Anche con questa modalità di assunzione l'efficacia è stata alta anche se solo il 50% delle persone prendeva le dosi come prescritto sempre, evidentemente – ha commentato McCormack. Ci sono nuovi farmaci in studio per prevenire l'infezione, ad esempio Maraviroc e gli anelli vaginali di dapivirina. Anche in questo caso, l'aderenza è stata il maggiore problema. Adesso si sta provando a mettere insieme in questi anelli vaginali gli anticoncezionali e i farmaci preventivi dell'Hiv così che le donne possano essere più motivate a usarli.

C'è chi su Facebook scrive post perentori sui danni sociali legati alla diffusione della PrEP. Ma si tratta d’informazioni spesse prive di base scientifica. Cosa ne pensa ?  

L’osservatorio da cui parlano queste persone, alcune delle quali sex worker, sono un ambito molto particolare e profondamente coinvolto. Perciò, sebbene non sia elaborato su basi scientifiche, trovo che sia interessante il dibattito che si è animato. Da tecnica del settore ovviamente preferirei che si dicessero cose esatte. Come, ad esempio, che la PrEP in Italia a oggi non è disponibile e rimborsato dal Sistema sanitario nazionale, non è legale e tutto quello che c’è deriva dal fai da te delle persone che hanno scelto di assumerlo.

Il preservativo rimane tutt’ora un efficace ed economico strumento di prevenzione, sebbene dobbiamo prendere atto del fatto che il suo uso è diminuito nel tempo. Altri strumenti di prevenzione, quali la PrEP, andrebbero integrati in una strategia complessiva di prevenzione che comprenda un’efficace campagna informativa soprattutto tra i giovani.

Ben altra cosa è la persona con Hiv che è stabilmente in terapia Arv e che, avendo carica virale azzerata da almeno 6 mesi, non può trasmettere il virus ad altri e che vuole liberamente e consapevolmente non usare il condom col proprio partner, facendo però a mio avviso una scelta ragionata in due. Poter appoggiarsi alla strategia della Tasp (Treatment as prevention) è una grande conquista dei nostri anni che, a mio modesto avviso, va condivisa con il partner, ma che in ogni caso ti mette al riparo di trasmettere il virus dell’Hiv. Ribadisco che per me l’assunzione del Truvada senza un monitoraggio clinico è un danno ulteriore alla persona e al sistema di sostenibilità economica perché l’insorgenza di effetti collaterali gravi implicherebbero un intervento urgente. Diventa fondamentale, per coloro che oggi col fai da te riescono a reperire il Truvada online, fornire delle corrette informazioni sulle implicazioni di un suo uso scorretto e non monitorato.

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Sull'incremento dei casi di persone Hiv positive e sui metodi di prevenzione si riaccende peridiocamente la polemica. A dividere gli animi è soprattutto uno strumento come la PrEP (o profilassi pre-espositiva), di cui il più delle volte si parla senza effettiva contezza. Dopo aver intervistato Michele Breveglieri, Gaynews ha raggiunto la dottoressa Mariangela Errico, presidente di Network delle persone sieropositive (Nps Italia Onlus). 

Presidente, nei giorni scorsi c'è stato un grande dibattito sui social realativamente alla PrEP. Ci sono diverse posizioni sia sul suo utilizzo sia sugli effetti che tale utilizzo ha sui soggetti che ne fanno uso. Qual è il suo parere al riguardo?  

Sì, ho seguito il dibattito e il mio parere è noto da tempo: sin da quando nel 2014 si è comininciato a parlare di PrEP a livello internazionale, durante la conferenza di Durban del 2014 con il documento Who, la posizione assunta da Nps è stata quella della prudenza, valutando con attenzione i pro e i contro di un’eventuale accesso alla prep in Italia. Preso atto dell’efficacia della PReP nel prevenire l’infezione da Hiv quando assunta correttamente, come dimostrato dagli studi Iprep, Proud e Ipergay, altri sono i problemi da affrontare. Chi potrà averne accesso e come integrare la PrEP adeguatamente in una strategia complessiva di prevenzione. Noi abbiamo subito messo l’accento sulla necessità che fosse estesa a tutte le persone che ne avessero bisogno e non solo tra gli msm (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini). Quando dico a tutte le persone mi riferisco in particolar modo alle donne che sono sotto rappresentate anche in questo tipo di studi ma che a malapena anche adesso, a distanza di 3 anni, vengono prese in considerazione. Ricordiamoci che le donne, come anche le sex worker, hanno spesso difficoltà a negoziare con il partner l’uso del preservativo. In Italia le ultime linee guida sulle terapie antiretrovirali, nell’ultima versione del 22 novembre 2016, fanno riferimento all’inserimento delle coppie sierodiscordanti con specifico riferimento al concepimento, ma di fatto non abbiamo un vero monitoraggio di quel che sta accadendo. Fatto essenziale a mio avviso è quello di avere una mappatura del fenomeno accesso alla PrEP in Italia, fenomeno del quale si sa molto poco e quel che si sa è anche molto confuso. 

Ci sono studi in atto o sperimentazioni nel nostro Paese? 

È di recente inizio lo studio Discover al quale hanno aderito 92 Paesi, tra cui l’Italia con i soli centri del San Raffaele (Mi) e dello Spallanzani (Rm), il cui arruolamento è stato particolarmente veloce e chiusosi verso i primi di maggio scorso, ma aperto solo a uomini msm e donne transgender. Piccole survey d’indagine sul gradimento e il livello di conoscenza della PrEP sono state fatte in questi anni e presentate al più importante convegno sull’Hiv che c’è ogni anno in Italia, ovvero Icar, dove per esempio i numeri sono spesso intorno ai 200/250 persone coinvolte. Attualmente, nell’ambito della ri-elaborazione del PNAids (Piano Nazionale Aids) si stanno progettando delle PrEP Unit, nel quale restano ancora una volta ad oggi escluse le donne, sul modello dello studio Discover, che prende il nome dal farmaco Descovy, e in ogni caso si tratta solo di documenti in fase di elaborazione e non presi interamente in carico dal ministero della Salute, il quale per il PNAids non ha predisposto nessuna copertura economica, sebbene si tratti di un piano nazionale.

Sul web, come già detto, sono molti gli attori che partecipano alla discussione. Alcuni presentano dati non ufficiali, altri suggeriscono comportamenti di diverso tipo, altri ancora raccontano esperienze personali. Quale è la prassi consigliata per raccogliere buone informazioni?  

In un contesto democratico io trovo che tutti possono e devono esprimere le loro opinioni. Ma è assolutamente necessario distinguere tra opinioni e dati statisticamente validi e rappresentativi. Un dato di fatto è che la PrEP in Italia non è stata approvata dall’ente che dovrebbe regolarne la sua immissione sul mercato ovvero l’Aifa, per cui di fatto stiamo parlando di qualcosa che non ha regole in questo momento se non quelle per cui le persone autodeterminandosi possono acquistarlo in altri Paesi o via internet. Di fatto accade anche che in alcuni centri clinici per malattie infettive alcuni medici prescrivono il farmaco su ricetta bianca e poi le persone trovano il loro modo di acquisirlo: questo per me è qualcosa di non corretto considerato che si tratta dell’assunzione di un antiretrovirale che va assolutamente monitorato nei suoi effetti collaterali.

Chi meglio di noi persone con Hiv sappiamo quanto sia necessario avere controlli periodici per l’insorgenza di possibili effetti collaterali ben noti? Sebbene negli studi Iprex, ProudIpergay non siano stati riscontrati significativi effetti collaterali dovuti all’assunzione del Truvada, sappiamo che tale farmaco, uno dei farmaci più utilizzati per il trattamento dell’Hiv, può creare potenziali problemi renali e alle ossa. L’uso corretto del condom è parte fondante dei nostri interventi di prevenzione nelle scuole tra i giovani come unico strumento di tutela della salute da Hiv e da tutte le altre malattie sessualmente trasmesse: epatiti, hpv, clamidya, herpes simplex, condilomi, trichomonas, sifilide. La profilassi pre-esposizione infatti funziona solo su un livello, cioè come difesa contro l’Hiv, mentre il condom offre protezione non solo per l’Hiv ma anche per tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili (Ist).

Ritengo che le associazioni che propugnano l'utilizzo della PrEP dovrebbero ragionare più attentamente sui dati a disposizione, soprattutto quelle che si occupano di msm, e tornare a parlare di condom: la mancanza di protezione nel corso di rapporti sessuali ha causato infatti una recrudescenza di alcune Ist che, a loro volta, costituiscono un terreno fertile per infettarsi anche di Hiv. Sappiamo per esempio dal rapporto Ecdc che in Europa il 48% dei nuovi casi di sifilide si registra tra gli msm, e anche se il dato italiano potrebbe essere sottostimato perché meno del 10% dei medici lo comunica (benché sia per legge obbligato a farlo), è ipotizzabile che gli omosessuali italiani non se la passino meglio. 

(continua)

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(continua)

C'è sempre un gran discutere di numeri. Mi puoi dire quali sono i dati quantitativi di infezioni da Hiv nel Paese e se questi dati sono cresciuti negli ultimi cinque anni?

Nel 2015 in Italia ci sono state 3.444 nuove diagnosi, di cui l’85,5% per via sessuale, etero (44,9%) e MSM (40,6%). Tra i giovani tra i 18 e i 25 anni, peraltro, questa proporzione è ribaltata: quasi la metà delle nuove diagnosi è tra i giovani MSM (49,3%), contro il 37,7% di etero. In generale c’è stata negli ultimi cinque anni una progressiva diminuzione delle nuove diagnosi, tranne che per gli uomini che fanno sesso con uomini (MSM), che sono invece aumentati. Sull’età si può poi rispondere in tre modi. In primo luogo quelli diagnosticati di più, sul totale delle nuove diagnosi, sono stati quelli tra i 30 e i 49 anni. Quindi non i giovani. Poi però è vero che, se paragoniamo l’ampiezza di popolazione di ciascuna fascia di età, quelli tra i 25 e i 29 anni si infettano di più rispetto agli altri, cioè ci sono più diagnosi ogni 100.000 giovani (25-29) di quante ce ne siano ogni 100.000 over 30. Potrebbe essere una spia di una maggiore vulnerabilità di quella popolazione. E poi c’è il terzo modo di risponderti, guardando alla tendenza nel tempo, dunque se ci siano aumenti o diminuzioni, miglioramenti o peggioramenti. Focalizzandoci solo sugli MSM, a livello nazionale stiamo avendo negli ultimi 5 anni un aumento costante di nuove diagnosi tra gli over 50, mentre il dato è complessivamente stabile, tra aumenti e diminuzioni, tra i 25-50 e tra gli under 25. L’aumento tra i più adulti potrebbe anche essere una spia della fatica legata all’uso costante del condom dopo tanti anni tra i gay, ma non abbiamo dati per suffragare questa ipotesi. L’aumento tendenziale di nuove infezioni tra gli uomini che fanno sesso con uomini ci deve far riflettere sull’urgenza di introdurre nuovi strumenti di prevenzione.

Nelle scuole è sempre difficile  parlare di  prevenzione  ma è ancor più difficile far mettere  un distributore di profilattici. Qual è secondo te  il danno  che  questa  mancanza provoca?

Enorme. Ma noi che vediamo quanti danni facciano fenomeni come i no-gender, capiamo bene perché questo avvenga: mancanza profonda di laicità nelle istituzioni scolastiche, mancanza di cultura della salute sessuale in generale, sessuofobia, omofobia e correlati, istituzionali e culturali. I giovani gay e bisessuali, come abbiamo visto, ne fanno ancor più le spese. Ma ancor più fastidioso è sentire ogni anno questa retorica generica sui giovani a maggior rischio. Un po’ perché a volte vengono citati emergenze e aumenti che non esistono, e un po’ perché a fronte di queste lacrime di coccodrillo uno si aspetterebbe una bella strategia nazionale di educazione sessuale nelle scuole, una di quelle azioni che prendono talmente il toro per le corna sul tema sesso e rischio da far impallidire i no-gender, ad esempio rivolgendosi anche ai giovani gay e bisessuali. Invece nulla di tutto ciò. A mio parere la retorica sui giovani nasconde un problema culturale di fondo: l’Hiv in questo Paese non si è mai affrontato seriamente perché implica parlare di sesso. Le poche azioni sulle scuole spesso finiscono a parlare di Hiv e sesso in maniera talmente generica da sembrare lezioni sul sesso degli angeli.

Un giovane si vuole informare su Hiv e Mst e va in internet sfogliando diversi social. Quali sono secondo te le attenzioni che deve avere nel recupero delle informazioni per non cadere in siti o presentazioni individuali non corrette e che possono mettere a rischio la sua salute e quella degli altri ? 

Il consiglio generale è sempre di affidarsi solo a siti che citino fonti, come studi o siti istituzionali specializzati, magari europei o internazionali, verificabili. E di verificare, se si ha tempo, che quel che scrivono corrisponda a quel che dice la fonte. I blog e forum, per non parlare delle discussioni su facebook, sono pericolosi, spesso pieni di opinioni disinformate, quindi eviterei. C’è anche da dire che al momento mi affiderei meno a fonti istituzionali italiane, purtroppo abbastanza arretrate e quindi, su alcune questioni, fuorvianti. Mi è capitato di persone che mi scrivessero perché avevano letto delle cose corrette e aggiornate su siti associativi specializzati, ma poi non le avevano ritrovate su siti istituzionali italiani (ad esempio il terribile sito uniticontrolaids.it) fermi agli anni ‘90, ed erano giustamente confusi. È un problema se noi parliamo di TasP, come ne parla tutto il mondo aggiornato, e poi l’Istituto Superiore di Sanità o il Ministero, invece, ignorano totalmente la cosa nonostante siano ben al corrente di tutto. L’aggiornamento della comunicazione istituzionale italiana è un’altra delle nostre battaglie.

Quale primo suggerimento puoi dare a chi scopre di  essere sieropositivo ?

Di non abbattersi, di rimboccarsi le maniche e proseguire, perché ha una vita lunga davanti a sé, al pari di tutti i suoi coetanei che non hanno l’Hiv. Dovrà probabilmente dedicarsi un po’ di più alla propria salute, ma avrà tutti gli strumenti per farlo: controlli, farmaci, ecc. La TasP gli consentirà anche una vita sessuale molto più serena di un tempo, perché la sua infettività sarà praticamente eliminata. Il suo problema maggiore sarà la gente disinformata, che vive ancora con paure irrazionali e rimasta agli anni ’90. Ma per affrontare questo aspetto, per quel che possiamo e riusciamo e per quanto talvolta faticoso anche per noi, ci siamo anche noi assieme alle altre associazioni che lottano contro l’Hiv e a fianco delle persone con Hiv.

Chiudo col una rapida domanda: il preservativo è?

Lo strumento di prevenzione in assoluto più “versatile” per le varie infezioni sessualmente trasmissibili. E uno strumento di prevenzione dell’Hiv tra quelli con maggiore efficacia. Ma non più l’unico, per fortuna.

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