Al via stamani presso l’auditorium romano di San Paolo Fuori le Mura le manifestazioni celebrative in occasione del 150° anniversario di fondazione dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù. A esse hanno preso parte, fra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la ministra della Salute Giulia Grillo, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la sindaca di Roma Virginia Raggi e la presidente del nosocomio Mariella Enoc.

È intervenuto anche il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che portando i saluti di Papa Francesco, ha rilevato come oggi «la cura passi necessariamente per la ricerca, che richiede sempre investimenti importanti in strutture, tecnologie e risorse umane: è essenziale investire in percorsi di innovazione scientifica, per rispondere alle sfide del futuro».

A margine dell’incontro il porporato veneto ha risposto alle domande dei giornalisti. Interpellato sulla questione della Mare Ionio, ferma al largo di Lampedusa con 49 migranti a bordo, ha dichiarato: «Spero che queste emergenze non capitino più e si trovino modalità per venire incontro a tali necessità. Spero quindi che ci siano delle procedure umane per trattare questi casi. Questo è il mio auspicio».

Il successore di Tarcisio Bertone, pesantemente coinvolto in scandali finanziari relativi proprio allo storico ospedale pediatrico di proprietà della Santa Sede, ha quindi risposto a una domanda relativa all'imminente Congresso mondiale delle Famiglie.

Una risposta rapida quella di Parolin, che, in bilico tra la relativa posizione di silenzio della Santa Sede e la sua personale partecipazione personale alla precedente edizione del World Congress of Families in Moldavia, ha detto diplomaticamente: «Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

e-max.it: your social media marketing partner

«Truman Capote è stato, ed è, quello straordinario scrittore che rivoluzionò la letteratura americana e non, con un romanzo agguerrito e terribile come A sangue freddo. A dispetto di quel titolo, in me, come attore e come essere umano, è caldissimo il sangue quando me lo vesto addosso, quando provo a piegarni verso di lui, come canna al vento, come sarebbe piaciuto a Grazia Deledda

Mi vesto di lui e io mi svesto, come se rimanessi nudo al suo cospetto. Rimane la mia anima lì su ogni palcoscenico. E ogni recita diventa una delle tante "preghiere esaudite"».

Con queste parole Gianluca Ferrato presenta Truman Capote – Questa cosa chiamata amore, pièce di cui è assoluto protagonista, in scena al Teatro Off/Off di Roma fino a stasera.

Lo spettacolo, dedicato a Capote, scritto da Massimo Sgorbani con la regia di Emanuele Gamba, è un omaggio ad uno dei più grandi scrittori americani del '900, autore di grandi classici della letteratura come Colazione da Tiffany o A sangue freddo.

È il Capote più irriverente, quello che emerge dal testo in scena nell’elegantissimo spazio di via Giulia: il Capote dandy, esibizionista, personaggio pubblico e irriverente prima ancora che grande scrittore. Ma anche l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta, ha segnato la letteratura degli Stati Uniti, dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità. Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri.

Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma 30 anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell'agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.

«Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione». Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato e resta solo piacere puro.

e-max.it: your social media marketing partner

Visto in tutto il mondo da oltre 6.000.000 di spettatori, il musical australiano Priscilla la regina del desero, tratto dall’omonimo film cult, torna anche nei nostri teatri, dopo il successo degli anni addietro con un pubblico di circa 350.000 persone.

Basato sul libretto di Stephan Elliott e Allan Scott, l’edizione italiana si avvale della regia di Matteo Castaldo e della direzione musicale di Fabio Serri.

Nella versione con oschestra dal vivo il musical è in cartellone a Roma presso il Teatro Brancaccio fino al 31 marzo. Ma la première, che ha avuto luogo giovedì 7, ha assunto un significato particolare e altamente simbolico, perché ha dato formalmente il via all’iter preparatorio degli EuroGames 2019.

Al Brancaccio, infatti, Adriano Bartolucci Proietti, presidente della XVII° edizione dei giochi internazionali dei diritti Lgbt, ha portato sul palco i saluti dell’intero staff accendendo idealmente la fiaccola della tre giorni sportiva, che avrà luogo a Roma dall’11 al 13 luglio.

Raggiunto telefonicamente, Bartolucci Proietti si è detto profondamente emozionato del pubblico intervento alla prima di Priscilla e ha dichiarato: «Con la serata del 7 marzo abbiamo dato ufficialmente inizio alle attività di promozione sul territorio della XVII° edizione degli EuroGames che vedrà impegnata la città di Roma dall'11 al 13 luglio nell'evento sportivo multidisciplinare Lgbt aperto a tutti, più importante d'Europa. Diciassette discipline sportive tra quelle ufficiali e quelle di supporto (Roma Right Run e Roma Right Bike) animeranno la capitale italiana all'insegna della rivendicazione dei diritti delle persone Lgbt attraverso l'esaltazione della pratica sportiva, che da sempre unisce i popoli al di là di ogni diversità contro ogni forma di razzirmo o persecuzione.

Oggi più che in altri momenti storici l'impegno di tutti deve volgere al superamento di ogni barriera soprattutto transnazionale. Lo sport è e deve essere al centro di questo processo inclusivo. La possibilità di confrontarsi con atleti e non provenienti da oltre 60 Paesi del mondo ci darà la forza per porre al centro dell'agenda italiana la lotta all'omolesbotransfobia, vera piaga di questo secolo.

Roma EuroGames 2019 potrà fare molto anche grazie alla collaborazione importante con le migliori realtà sportive Lgbt italiane, europee ed internazionali. L'appuntamento di luglio rappresenta un importante traguardo per tutti e un punto di partenza fondamentale nel processo di rivendicazione dei diritti Lgbt in Italia».

e-max.it: your social media marketing partner

Family Spray, nuovo libro di Anna Paolucci, che sarà presentato sabato 9 marzo alle 17 presso l’elegante spazio del Teatro Off/Off di via Giulia 20 a Roma, racconta  quel che accade durante una tranquilla cena in famiglia in cui, tra sorrisi e scherzi, i genitori dialogano con i propri figli, dopo una faticosa giornata di lavoro e apprendono, improvvisamente, dell’omosessualità del primogenito che si svela innamorato di un uomo.

Ma la famiglia è una famiglia accogliente e amorosa e quel che accade è un vero Family Spray tra ironia, similitudini e spunti imprevisti.

A presentare il libro, oltre all’autrice, anche Maria Laura Annibali, leader storica del movimento Lgbt e presidente di Di’Gay Project, a cui il libro è dedicato. 

Ed è proprio Annibali che, raggiunta telefonicamente dalla nostra redazione, dichiara: «Family Spray di Anna Paolucci è un testo importante per vari motivi, primo fra tutti perché descrive una famiglia popolana i cui genitori ascoltano il coming out dei due figli, Fausto e Ludovica, entrambi omosessuali.

È una famiglia amorosa che accoglie lo svelamento di quelle storie diverse con una specie di sapienza antica, quasi arcaica, contro complicati ragionamenti, false accettazioni, inutili sensi di colpa che spesso sono il risultato di un coming out,  in seno magari a famiglie più evolute. Inoltre, in questo tempo buio, dove un padre stupra per anni la figlia lesbica per riportarla sulla retta via, Family Spray spruzza aria pulita sul Family Day e questo libro ha tutti i colori rainbow».

Alla presentazione all’Off/Off Theatre di Roma interverranno inoltre Gina Di Francesco, responsabile della collana Le Ginestre di Herald Editore, Cristina Leo, psicologa e portavoce del Coordinamento Lazio Trans, Roberta Mesiti, presidente Agedo Roma e il sessuologo Roberto Perini. Le letture saranno a cura dell’attore Gino Zucca

e-max.it: your social media marketing partner

Un grande appuntamento all’Off/Off Theatre di Roma: dal 5 al 10 marzo sarà in scena Tangeri, spettacolo scritto da Silvano Spada e interpretato dal cantante e attore Gianni De Feo in un viaggio nella Spagna degli anni '30 e '40.

Al centro della pièce è la figura del celebre cantante e ballerino spagnolo Miguel de Molina, mito di Pedro Almódovar, vissuto durante la dittatura franchista e perseguitato per le sue idee antifasciste e la sua dichiarata omosessualità. Al racconto si intersecano le canzoni spagnole, tra quelle più celebri di Miguel de Molina. La presenza di temi musicali in evidente contrasto tra loro, dalla chitarra classica al barocco di Vivaldi, passando per il minimalismo di Philippe Glass e il tango argentino, farà da contrappunto alla storia, restituendo atmosfere dai differenti colori.

Centrale nel progetto scenico è il mito di Tangeri, ricordo struggente e poesia, isola di libertà e dissolutezza, tanto amata da quei poeti e dagli artisti di tutto il mondo che l’hanno conosciuta: Delacroix, Matisse, Francis Bacon, Tennessee Williams, Samuel Beckett, Jean Jenet, Paul Bowls, William Burroughs, Allen Ginsberg, Jack Kerouac e, tra gli altri, oggi anche Mick Jagger dei Rolling Stones.

Per saperne di più, contattiamo Gianni De Feo durante le prove dello spettacolo. 

Gianni, iniziamo dal titolo dello spettacolo che stai per mettere in scena. Cosa rappresenta nel nostro immaginario il mito poetico ed erotico di Tangeri?

Tangeri è intanto un suono evocativo, vibrante, capace di risvegliare a un tratto ricordi atavici, primitivi, apparentemente assopiti in qualche zona del nostro inconscio. Come le madeleines imbevute nel te' con cui Proust dà il via alla sua lunga ricerca di un Tempo infinito, ne senti il profumo, l'aroma avvolgente. È accattivante l'erotismo racchiuso in questo suono musicale capace di spandersi come l'aroma dell'oppio che dagli spazi più angusti può sconfinare oltre ogni limite.

E forse per questa ragione Tangeri ha ispirato gli artisti e i poeti di tutto il mondo che l'hanno conosciuta, trasformando questo lontano esotico luogo del Marocco nel "rifugio" legittimo dove poter vivere anche l'illegalità come pura poesia. Primo tra tutti Paul Bowls. Ma anche Jean Genet, Francis Bacon, Tennesse Williams, Truman Capote, Mick Jagger e quanti ancora. Tangeri ispira ricordi insani, profondi, morbosi. Ma è anche ricordo struggente e mito, dove le notti sono notti di sospiri e la vita è vita.

Il protagonista di Tangeri è un cantante e ballerino spagnolo particolarmente caro a Pedro Almódovar: Miguel de Molina. Ci presenti, velocemente, questo personaggio? Perché è importante recuperarne il mito?

Miguel de Molina è un personaggio di grande spessore sicuramente poco conosciuto in Italia. Nato in una poverissima Andalusia, a Malaga nel 1908, ha attraversato tutto il periodo della repressione franchista senza mai rinunciare alla sua personalità dichiaratamente ambigua e senza mai nascondere le proprie idee liberali. È diventato un simbolo per la Spagna moderna e un esempio di ribellione. Questo è senz' altro uno dei motivi per cui Pedro Almodovar ha utilizzato spesso la sua voce e il suo canto in alcuni suoi film. Tra le sue più celebri canzoni " La bien paga' ". 

Perseguitato, osteggiato dagli studenti gesuiti, picchiato dalla polizia, all' apice del successo è costretto a emigrare riparando in Argentina. Lì conclama il suo successo e diventa molto amico di Evita Peron. Muore a Buenos Aires nel 1993, dove è sepolto. Ma il re di Spagna Juan Carlos qualche anno dopo la sia morte lo decora con l'Ordine di Isabella la Cattolica. Strano il destino di certi artisti dopo tante umiliazioni. Ma il mondo spesso va così.

Penso che ricordando certe personalità attraverso le loro biografie si possano stimolare un poco le coscienze per indicarci un futuro più giusto. Ogni volta che facciamo un passo in avanti sappiamo che dietro di noi c'è sempre qualcuno che ha pagato un prezzo caro per permetterci di avanzare. Siamo dei nani sulle spalle dei giganti. 

L'Ambasciata di Spagna a Roma per questo spettacolo ha concesso il suo patrocinio.

Nella pièce si rievoca anche la figura di Federico Garcia Lorca. Quanto deve la cultura occidentale del ‘900 alla poesia e alla forza rivendicativa dei versi del grande poeta?

Miguel de Molina amò molto Garcia Lorca provando per lui una profonda ammirazione. Rivive con emozione il ricordo del primo incontro con il poeta a Granada e la descrizione di quel viso da bambino illuminato da un sorriso contagioso e emtusiasmante. I due si ritrovano poi a Madrid agli inizi degli anni trenta quando il clima politico cominciava ad essere più perturbato. Li unisce lo stesso destino di perseguitati. Ma diversamente si conclude per Federico Garcia Lorca che sarà barbaramente fucilato il 18 agosto 1936 su una strada alla periferia di Granada. Rimane viva l'eco della sua poesia come canto di libertà e di giustizia.

Questo lavoro teatrale è anche un lavoro sulla ricerca dell’identità, una ricerca che coinvolge tutte e tutti e che, spesso, crea sofferenze e conflitti. Quanto è importante, per un artista come te, la ricerca dell’identità? Qual è il prezzo che paga un artista, ma anche un uomo comune, per non tradire la sua identità? Per essere, insomma, sempre fedele a se stesso e a quel che vuole essere?

In questa costruzione teatrale alla figura di Molina si contrappone quella di uno scrittore di successo dei nostri giorni che decide di mollare tutto per cambiare la sua vita e andare a vivere appunto a Tangeri.  I due personaggi che qui interpreto alternando l'uno all' altro in un ritmo crescente fino al punto di farli diventare un unico individuo, sono alla continua, infaticabile ricerca di un'identità vera, non falsificata da condizionamenti e imposizioni.

La ricerca dell' identità passa molto spesso attraverso dubbi, trasformazioni, la volontà e il coraggio di ribaltare certezze e convinzioni.  In questo senso, il teatro o meglio l"arte della rappresentazione e, per così dire, della finzione, mi aiuta ad avventurarmi in un continuo percorso di conoscenza. La libertà di essere se stessi ha un prezzo, a volte più caro a volte meno, ma sempre vale la pena imparare a difenderla.

Si può essere fedeli a se stessi ma attraverso l'esperienza dell' infedeltà. Perché ogni attimo ha un valore a sé.

E così, quando il sipario si chiude rimane l'attesa del prossimo turno. E intanto senti che qualcosa è cambiato.

e-max.it: your social media marketing partner

Nella capitale un ennesimo caso di discriminazione a danno d’una coppia gay. Come denunciato dal 39enne Giovanni Marino, lui e il suo compagno, la sera del 23 febbraio, erano in lista per l’apericena presso il noto locale Vinile in via Giuseppe Libetta.

«Eravamo in fila come gli altri e avevamo un abbigliamento normale - racconta Giovanni - Ci tenevamo mano nella mano come facciamo spesso. Poi i buttafuori del locale ci hanno negato l'ingresso».

In base alla ricostruzione del 39enne, la security ha inizialmente addotto come motivazione la necessità d'essere in coppia quale requisito indispensabile per accedere. Quando Giovanni ha fatto notare che lui era accompagnato dal proprio partner, sono stati invitati a parlare con il responsabile dei buttafuori. A questo punto è arrivata la frase che li ha lasciati sconcertati: «Per coppia si intende quella tradizionale».

Grillini: " Necessario un percorso di formazione per il personale"

Ferma condanna per quanto successo è stato espressa da Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews, che ha dichiarato: «Quanto successo al Vinile, sulla base della denuncia della coppia stessa, è molto grave. Non è la prima volta che si verificano casi di palese discriminazione presso esercizi commerciali o club della capitale. Qualora dovessero risultare vere le accuse nei riguardi del responsabile dei buttafuori, è necessario che lo stesso ne risponda in prima persona su tutti i piani al pari dei titolari del locale.

Questo ennesimo episodio di omofobia rilancia con forza la necessità di arrivare in tempi brevi alla discussione della legge antiomofobia in Parlamento. Ma anche le regioni, compresa la Regione Lazio, possono dare un forte contributo varando norme contro le discriminazioni a partire dalle competenze delle stesse.

Auspichiamo, inoltre, che gli eventuali responsabili si scusino per quanto avvenuto e siano coinvolti in un percorso di formazione per il personale del Vinile, affinché lo stesso sia sensibilizzato alle tematiche della diversità in modo che più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

Bonafoni: "Urge approvare la legge regionale contro le discriminazioni"

Viva riprovazione per l’accaduto e richiamo alle necessità d’una legge regionale contro le discriminazioni sono state espresse anche da Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio, che ha dichiarato a Gaynews: «L’episodio accaduto sabato sera al locale Vinile, dove una coppia di giovani omosessuali è stata respinta all’ingresso, è certamente da condannare.

Non è la prima volta che nella nostra città si verificano discriminazioni nei confronti di ragazze e ragazzi gay, a testimonianza di un clima di intolleranza che va combattuto e stigmatizzato.

La proposta di legge contro l’omofobia che ho presentato quasi un anno fa ha alla base proprio la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione sulle diverse forme di orientamento sessuale e identità di genere in ogni ambito della vita quotidiana, a partire dalla scuola fino al mondo del lavoro, perché solo attraverso la conoscenza e la cultura saremo in grado di costruire una società basata sul rispetto reciproco.

Mi auguro, quindi, che quel testo con le integrazioni che possono derivare dalle altre proposte di legge depositate al più presto possa cominciare il suo iter legislativo in Consiglio Regionale e arrivare a una rapida approvazione».

Il tweet di condanna della sindaca di Roma

Condanna è stata espressa, nel primo pomeriggio, anche dalla sindaca Virginia Raggi, che in un tweet ha scritto: «Inaccettabile che nel 2019 si facciano ancora discriminazioni sessuali. Ferma condanna verso quanto accaduto in un locale di via Libetta a Roma».

Il j'accuse di Futura Lgbtqi

Sulla vicenda è intervenuta anche Futura Lgbtqi, la sezione arcobaleno del movimento politico fondato da Marco Furfaro.

Il responsabile Milo Serraglia ha dichiarato a Gaynews: «Quanto successo a Roma in un locale a via Libetta, dove una coppia gay è stata respinta all’ingresso “perché qui entrano solo coppie etero”, è un episodio di omofobia che deve farci riflettere su quanto sia necessario che le aziende italiane pubbliche e private si adeguino a standard ormai applicati in tutto il mondo su Diversity & Inclusion.

Se anche il gestore di serate Lgbtqi friendly si ritrova in casa personale non formato la risposta non può essere solo quella di chiudere i locali e comminare multe. Si pensi invece a pene alternative, che le sanzioni pecuniarie diventino obbligo per le aziende di formazione per prevenire episodi di intolleranza sul lungo periodo».

e-max.it: your social media marketing partner

Sarà Roma la città a ospitare la 17° edizione degli EuroGames, il più grande evento multi-sportivo continentale nato per promuovere i diritti Lgbti nello sport e sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione.

Dall’11 al 13 luglio 2019 oltre 5.000 atleti, in arrivo da tutto il mondo, gareggeranno in 17 diverse disciplinecalcio, calcio a 5, basket, pallavolo, beach volley, rugby, tennis, badminton, bocce, bowling, nuoto, pallanuoto, danza sportiva, golf, atletica leggera, ciclismo e podismo. Giovedì 11 luglio sarà lo Stadio Tre Fontane all’Eur a fare da cornice alla cerimonia d'apertura dei giochi, con numerose iniziative collaterali che accompagneranno le persone partecipanti per tutto l’arco della manifestazione. 

Come noto, gli EuroGames nascono dalla volontà di unire la competizione sportiva e la lotta alle discriminazioni causate da orientamento sessuale e da identità di genere. Dal 1992, anno della 1° edizione realizzata in Olanda, i “Giochi dei diritti” hanno toccato 11 Stati europei.

La città di Roma si è aggiudicata la possibilità di ospitare la manifestazione lo scorso anno a Copenaghen grazie alla candidatura presentata da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, alla quale si sono poi riunite le più importanti organizzazioni italiane per la promozione dei diritti civili.

«Con gli EuroGames Roma tornerà al centro del mondo dello sport e dei diritti, dell’accoglienza e dell’ospitalità – dichiara Adriano Bartolucci Proietti, presidente di Roma EuroGames 2019 – lo farà attraverso il suo calore e l’eccellenza dei suoi impianti sportivi, grazie a una presenza forte di tutte le componenti istituzionali che stanno sostenendo i Giochi e alla larga partecipazione delle associazioni Lgbti che hanno creduto in questo progetto sin dal primo giorno. Siamo certi che questo evento segnerà uno spazio importante nella storia dello sport Lgbti e dello sport inteso come elemento inclusivo».

Tutte le competizioni degli EuroGames 2019 di Roma si terranno presso 13 impianti sportivi della capitale. Sono promossi da Egslf (European Gay Lesbian Sport Federation) e organizzati da Gaycs con il patrocinio e il supporto di ConiCip - Comitato Italiano ParalimpicoUnat - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni RazzialiRegione LazioRoma Capitale Federalberghi Roma insieme alle principali federazioni internazionali e associazioni sportive italiane Lgbti.

e-max.it: your social media marketing partner
Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, presso il Campo Sportivo XXV Aprile (Via Marica 80) nel quartiere romano di Pietralata si terrà Black and White Against Homophobia, incontro di calcio nell’ambito del mese di azione europeo Football vs Homophobia (Fvh).
 
La campagna, partita dall'Inghilterra nel 2009, sostiene nel mese di febbraio eventi contro l'omofobia nel calcio e attraverso il calcio, dal livello amatoriale a quello professionistico. Negli anni, diverse squadre della Premier League e di altri campionati europei hanno mostrato la propria adesione.
 
Nell'aderire a Fvh 2019, la Nazionale italiana Gay Friendly sceglie di incontrare Liberi Nantes, la storica squadra per i diritti dei rifugiati, creata a Roma con il supporto dell’Unhcr. Come scrivono gli organizzatori, si vuole lanciare «un potente messaggio contro l'omofobia e il razzismo insieme, per unire le battaglie contro le discriminazioni». Durante l'evento il pubblico sarà invitato a partecipare insieme ai giocatori agli scatti fotografici per la campagna social europea #Fvh2019.
 
L'incontro è promosso da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, e Liberi Nantes in collaborazione col progetto Outsport Roma EuroGames2019, il principale evento sportivo Lgbti a livello continentale che avrà luogo dal 11 al 13 luglio a Roma. 
e-max.it: your social media marketing partner

Una riabilitazione a tutti gli effetti quella di don Vitaliano Della Sala da parte della Chiesa cattolica. Già, perché il sacerdote irpino, vicino al movimento no-global e dissenziente dai dettami magisteriali, soprattutto, in materia di morale sessuale, è stato nominato dal vescovo di Avellino, Arturo Aiello, parroco delle parrocchie dei SS. Pietro e Paolo e dell’Annunziata in Mercogliano (Av). Come se non bastasse, gli è stato affidato anche l’incarico di vicedirettore della Caritas diocesana.

Ma è necessario fare un passo indietro. Il 22 novembre 2002 don Vitaliano era stato rimosso dall’ufficio di parroco della parrocchia di San Giacomo Apostolo in Sant’Angelo a Scala, che ricadeva all’epoca sotto la giurisdizione dell’abbazia territoriale di Montevergine

Nel decreto di rimozione a firma dell’abate ordinario Tarcisio Giovanni Nazzaro (lo stesso che aveva da poco tuonato contro la juta dei femminielli a Montevergine) venivano contestati al prete barricadero il suo aperto dissenso dal «Magistero dei Pastori, prendendo più di una volta posizioni contro i pronunciamenti della Sede Apostolica» e il suo perseverare «nella frequenza di "centri" e "associazioni" ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l'insegnamento della Chiesa e che non rifuggono neanche dalla violenza». 

Ma come si disse sin da allora e come confermato da fonti interne alla comunità monastica di Montevergine, l’abate Nazzaro fu costretto a procedere canonicamente contro don Vitaliano a seguito di specifiche disposizioni vaticane.

Al sacerdote non si perdonava soprattutto la partecipazione al World Pride dell’8 luglio del 2000. Partecipazione che, preceduta da una lettera aperta all’allora Vicario di Roma, card. Camillo Ruini, si concretò in un focoso discorso sul palco del Pride, durante il quale attaccò l’arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne (che Giovanni Paolo II avrebbe elevato alla porpora cardinalizia l’anno seguente) ma soprattutto i cardinali Angelo Sodano (all’epoca segretario di Stato) e Pio Laghi (all’epoca prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica), per aver sostenuto e tratto vantaggio dalle dittature militari di Augusto Pinochet in Cile e di Jorge Rafael Videla in Argentina. 

Di un tale discorso ecco come ne parlò lo stesso abate Nazzaro nel decreto di rimozione: «Sconvolgente e scandaloso rimane il discorso tenuto a Roma nella giornata del World Gay Pride 2000 in cui arriva a sostenere: che esiste un'altra Chiesa. Ma sono qui anche a testimoniarvi che esiste un'altra Chiesa oltre a quella del Vaticano, che ci sono personaggi compromessi con regimi dittatoriali e sanguinari che invece nella Chiesa fanno carriera.

Accusa l'arcivescovo di Lima, un vescovo dell'Opus Dei; il card. Pio Laghi, una carriera fatta sul sangue dei desaparecidos in Argentina; il card. Sodano, diventato addirittura segretario di stato facendo carriera sul silenzio delle stragi di Pinochet in Cile; il card. Ruini... Perciò la Chiesa (di Roma, il Vaticano) deve cominciare: a riflettere su di voi, su cosa significa essere gay; a confrontarsi con voi; a non considerarvi né peccatori, né gay, né diversiSeguono poi tre Guai a voi... contro gli uomini del Vaticano... 

Dall'alto della sua autoesaltazione si è spinto perfino a sporgere denunzia contro il cardinale Biffi (assolto con formula piena) e a persistere nel sostenere la denunzia anche su RaiTv 1 ne "Il caso" di Biagi in diretta tv.

Nei giorni immediatamente seguenti al Gay Pride di Roma ha osato addirittura giudicare e disapprovare, sia pure con parole vellutate, il S. P. Giovanni Paolo II che aveva espresso il suo dolore per la giornata dei gay. Don Vitaliano si dichiarava dispiaciuto per le parole del Sommo Pontefice e concludeva: È come un papà che sbaglia!».

Nonostante i divieti ricevuti, don Vitaliano continuò a «partecipare a manifestazioni di dissenso». Il che indusse, il 22 febbraio 2005, l’abate Nazzaro a sospenderlo a divinis per la durata di sei mesi. 

Ma, proprio il 15 maggio di quell’anno, l’abbazia di Montevergine – anche in ragione di gravi dissesti finanziari che avrebbero spinto nel 2006 Nazzaro a rassegnare le dimissioni – veniva privata della giurisdizione sulle sue 9 parrochie (compresa quella di Sant’Angelo a Scala), la cui cura pastorale fu ceduta alla diocesi di Avellino.

Iniziò così la parziale reintegrazione di don Vitaliano negli uffici pastorali. Anche se non riconfermato parroco a Sant’Angelo della Scala (ma potè tornare a celebrare in paese), il sacerdote nel 2009 fu nominato dal vescovo Francesco Marino amministratore parrocchiale della chiesa madre dei SS. Pietro e Paolo a Mercogliano.

Infine, con la nomina di Arturo Aiello a vescovo di Avellino, il 6 maggio 2017, quella piena riabilitazione, che, in ogni caso, non ha comportato alcun cambio sostanziale in don Vitaliano. Il quale continua a esse prete di strada, in prima linea nel lottare in difesa di chi subisce povertà, emarginazione, discriminazione.

e-max.it: your social media marketing partner

Accogliendo con favore la richiesta rivolta a tutte e tutti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino di inviare suggerimenti per il nuovo naming della Sala 3 del Cinema Massimo, l’associazione di patron Amiche e Amici della Cultura e del Festival del Cinema Lgbt, che si è costituita da alcuni mesi per tutelare, tra l'altro, il futuro e i principi ispiratori del Lovers Film Festival, ha risposto ai responsabili dell'istituzione indicando il nome di Ottavio Mai

Non solo per il ruolo che il regista ha avuto nel mondo del cinema torinese, nazionale e internazionale. Ma anche per il suo importante apporto alla costruzione di una società più giusta e meno discriminatoria

Nato a Roma il 9 dicembre 1946 e prematuramente scomparso l' 8 novembre 1992, Ottavio Mai è stato regista, sceneggiatore, attore, scrittore e poeta. Nel 1986, insieme al compagno Giovanni Minerba, ha fondato a Torino il festival cinematografico a tematica omosessuale Da Sodoma a Hollywood ora Lovers. A Torino sono a lui dedicate una via e il comitato locale di Arcigay.

«Sarebbe anacronistico, oggi, negare il ruolo sociale e politico della cultura e Ottavio Mai lo aveva compreso bene - hanno scritto i soci fondatori dell’associazione -. Anni fa il Museo del Cinema, accogliendo in seno a sé il festival, da lui coraggiosamente fondato più di trent’anni fa insieme a Giovanni Minerba, ha avviato un percorso di cui oggi l’intitolazione della Sala 3 del Massimo riteniamo sia tappa quasi imprescindibile».

Nella propria lettera le Amiche e Amici della Cultura e del Festival del Cinema Lgbt, credendo fortemente nella parità di genere, hanno ritenuto di suggerire, insieme al nome di Ottavio Mai, anche quello di una donna, Adriana Prolo, fondatrice dello stesso Museo del Cinema e persona a cui il cinema deve moltissimo.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video