11 pagine, di cui nove dedicate all’elucidazione dei motivi sottesi alla condanna della di Silvana De Mari per aver diffamato in maniera continuata e aggravata a mezzo stampa il movimento Lgbti

Condanna che, irrogata dalla giudice Maria Eugenia Cafiero il 14 dicembre, prevede una multa di 1500 euro (oltre al pagamento delle spese processuali) e un risarcimento danni tanto al Coordinamento Torino Pride  quato a Rete Lenford (costituitesi parte civile) per la somma di 2500 euro ciascuno, nonché la rifusione alle stesse della metà delle spese di costituzione, rappresentanza e difesa (quantificate in 4.860 euro per il Coordinamento e in 3.420 per Rete Lenford).

Per saperne di più abbiamo raggiunto l’avvocato Michele Potè, che nel processo a carico della medica d’origine casertana ha sostenuto le parti di Rete Lenford.

Avvocato Potè, qual è, a suo parere, il punto nodale della sentenza di condanna di Silvana De Mari?

Il punto nodale della sentenza sta nel riconoscimento di coordinamento Torino Pride e Rete Lenford quali espressione del movimento Lgbti, "soggetto organizzato e dotato di una considerazione sociale ed il cui decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o suoi membri considerati come unitaria entità capace di percepire l'offesa, è tutelabile".

Nell’aver individuato nel movimento Lgbti - a differenza delle persone Lgbti in genere - un soggetto collettivo, leso dalla dichiarazioni diffamatorie, la giudice Cafiero ha agito in maniera innovativa o c’è un continuum con una giurisprudenza precedente?

C'è un continuum con alcune recenti sentenze che avevano riconosciuto la sussistenza delle offese nei confronti di enti.

Nella sentenza è più volte toccato il diritto costituzionale della libertà di manifestazione del proprio pensiero. In riferimento al caso De Mari e alla luce delle motivazioni addotte nella sentenza, che cosa implica nello specifico un tale diritto?

Il richiamo alla libertà di manifestazione del pensiero e ai suoi limiti è più che corretto nel senso che la stessa non è assoluta. Spetta al giudice valutare il superamento dei limiti alla libera manifestazione del pensiero alla luce della legislazione vigente.

Silvana De Mari cantò vittoria il 14 dicembre dicendo di non essere stata condannata per le sue dichiarazioni a carattere medico sull’omosessualità. Che cosa dice propriamente la sentenza nel merito?

Le frasi oggetto di assoluzione riguardano la generalità indifferenziata degli omosessuali e alla luce dell'attuale giurisprudenza l'assoluzione è corretta. Diverso sarebbe stato il verdetto nel caso fosse stata approvata una legge contro l'omofobia con l'estensione della legge Mancino a tali fattispecie. Del resto la giudice ha richiamato il principio di tassatività in materia penale.

Personalmente è soddisfatto di questa sentenza o si aspettava di più?

Sono soddisfatto della sentenza perché mi pare molto equilibrata alla luce dell'attuale giurisprudenza e legislazione. L'imputata ha preannunciato appello e dunque non è così soddisfatta.

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Il 34° Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, diretto da Irene Dionisio, si terrà dal 24 al 28 aprile 2019 a Torino nella cornice tradizionale del Cinema Massimo, la storica multisala del Museo Nazionale del Cinema.

L’attesa è molta e intanto è in partenza un tour in Italia per i "nuovi diritti" che nasce dalla collaborazione fra Cgil Nuovi Diritti e il Lovers Film Festival, la rassegna a tematica Lgbtqi più antica d’Europa, e fra le più importanti a livello mondiale, nata nel 1986 su iniziativa di Ottavio Mai e Giovanni Minerba, oggi prezioso consulente alla direzione artistica.

Il tour vuole al contempo diffondere sul territorio nazionale le date del festival ed essere uno strumento di lotta - attraverso il cinema e le arti performative - per la rivendicazione dei diritti e per il contrasto dell’omotransfobia.

Lovers Tour porterà il cortometraggio Odio il rosa, realizzato da Margherita Ferri dopo l'esordio nel lungometraggio per Biennale College a Venezia 2018, il 18 gennaio 2019 al Cinelab del Cineporto di Lecce (ore 21.30, via Vecchia Frigole 36); il 20 Gennaio 2019 alla Cineteca Sarda di Cagliari (ore 18.00, Viale Trieste 118) e il 16 Febbraio 2019 allo Sparwasser di Roma (ore 21.30, via del Pigneto 215).

Il corto introduce Watch Without Prejudice vol. 1, video tributo a George Michael, curato dal music teller Federico Sacchi, a vent’anni dal coming out di George Michael e l’intento è quello di omaggiare il cantante inglese recentemente scomparso, con un’esperienza d’ascolto in equilibrio fra lo storytelling, la musica, il teatro, il video e le nuove tecnologie. 

L'Ufficio Nuovi Diritti segue, in Cgil, le tematiche della laicità dello Stato e dell'autodeterminazione della persona e il contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e, per questo, la collaborazione con Lovers e questo tour sono sembrati un solco già tracciato da trasformare in un vero e proprio percorso, come afferma Patrizio Onori, responsabile dell’Ufficio Nuovi Diritti di Asti. 

«La Cgil, attraverso il settore Nuovi Diritti, - così Onori è ormai da anni schierata in campo per la difesa della laicità dello Stato ed è proprio in questo solco, e visto anche il contesto politico attuale, che riteniamo basilare alimentare la promozione dei diritti della comunità Lgbtqi italiana. È da questa consapevolezza che, con Irene Dionisio, abbiamo pensato a questo tour. Un evento che, attraverso forme di comunicazione coinvolgenti quali il cinema e la musica, vuole contribuire alla costruzione di un cultura aperta e inclusiva».

Anche Irene Dionisio, giovane cineasta e direttrice di Lovers, afferma soddisfatta: «La necessità evidente di una diffusione massima del tema dei nuovi diritti Lgbtqi ci ha spinto - come festival - a voler organizzare un tour nazionale, prima della 34° edizione che si svolgerà a Torino, per portare la formula Lovers in tutta Italia. Le possibilità rappresentative e creative del cinema e delle performing arts pensiamo siano fondamentali a sensibilizzare su questi temi e a renderli il più possibile fruibili e universali».

Il tour è finanziato da Cgil Nuovi Diritti in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e il Lovers Film Festival e con il partneriato di Cinelab del Cineporto di Lecce, Sparwasser - Roma, Società Umanitaria - Cineteca Sarda - C.S.C.

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Sull’aggressione a Leonardo Ranieri, pestato selvaggiamente il 2 gennaio a Torino da dieci condomini e attualmente dimorante per motivi di sicurezza presso la struttura d’accoglienza di To Housing grazie al fattivo interessamento di Alessandro Battaglia, presidente di Quore, e di Giziana Vetrano, coordinatrice del Coordinamento Torino Pride, è intervenuto nel primo pomeriggio di oggi il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri (con delega alle Pari opportunità e ai Giovani) Vincenzo Spadafora.

Una risposta, dunque, a chi come Futura Lgbtqi lamentava, ancora ieri, un silenzio del Governo sulla vicenda. Nella sua lunga dichiarazione, pubblicata su Facebook, Spadafora sembra fra l’altro aver accolto la sollecitazione di Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib, che aveva lanciato il 4 gennaio un appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

Vincenzo Spadafora ha infatti affermato: «La drammatica vicenda di Torino che vede vittima Leonardo di un'aggressione plurima e senza senso, suscita sdegno e rabbia. La reiterazione degli insulti e delle minacce quando Leonardo è rientrato a casa per prendere e portare con sè il suo amico a quattro zampe, impongono la massima attenzione nel verificare le responsabilità dei gesti compiuti in modo che nulla resti impunito. In tal senso intendo convocare un incontro con le forze di Polizia e con l'Oscad per seguire in modo diretto l'accertamento delle responsabilità e l'adozione dei conseguenti provvedimenti. Nessun comportamento resterà impunito.

L'esperienza di questi mesi nel contrasto all'omotransfobia mi insegna che affianco ad azioni di contrasto è assolutamente necessario intraprendere azioni di sensibilizzazione e valorizzazione dell'inclusione.

La città di Torino ha dato prova di grande sensibilità e accoglienza nel sostenere e intervenire fattivamente, offrendo soluzioni e supporto esemplari. Esprimo vivo apprezzamento per il sindaco Chiara Appendino che, con l'assessore Marco Giusta, nella giornata di domani incontrerà Leonardo. 

Da parte mia, in qualità di titolare della delega alle pari opportunità, oltre ad essermi impegnato per l'approvazione di una legge di contrasto all'omotransfobia, ho predisposto numerosi interventi di sensibilizzazione e valorizzazione della cultura delle differenze dell'inclusione da portare avanti nei contesti più differenti con la collaborazione delle associazioni che operano ogni giorno sul territorio nazionale. Ed a tal fine il Dipartimento per le Pari Opportunità collabora con numerosi organismi europei per confrontarsi nell'adozione delle misure di intervento più idonee.

Nel caso di Torino è necessario arrivare ad una chiara individuazione delle responsabilità per intervenire e contrastare tali comportamenti e successivamente promuovere un'azione mirata di sensibilizzazione. In questo senso da parte del Dipartimento vi è massima attenzione sui fatti che hanno portato alla drammatica vicenda di Leonardo, al quale esprimo tutta la mia vicinanza e condivisione».

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«Grazie. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a te e a quanti qui a Torino e in tutta Italia si sono interessati al mio caso». Ha una voce stanca ma commossa Leonardo Ranieri a telefono. Anche se ieri sera, rientrando a casa per recuperare la sua cagnolina («è la mia vita dopo il mio compagno», sussurra con dolcezza), è stato nuovamente insultato e minacciato da uno del branco dei condomini che l’ha pestato a sangue il 2 gennaio: «Mi ha gridato: Non arriverai a domani, ricchione».

Da oggi Leonardo ha lasciato quel condominio alla periferia di Torino, in cui ha vissuto per nove anni, perché non sicuro per sé e il compagno. Ad accoglierlo To Housing, il co-housing sociale per persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità, che, recentemente inaugurato nel capoluogo piemontese, vede come ideatori e responsabili Alessandro Battaglia (presidente di Quore e gia coordinatore del Coordinamento Torino Pride) e Silvia Magino.

Leonardo rimarrà nella struttura fino a quando Atc (Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale) non gli garantirà il trasferimento in un altro suo stabile. Se ne stanno interessando lo stesso presidente dell’Atc Marcello Mazzù e il Coordinamento Torino Pride nella persona di Giziana Vetrano, che nel primo pomeriggio di ieri ha incontrato Leonardo. Una visita da cui è rimasta a lungo scossa.

«Ho potuto parlare a lungo con Leonardo, che ho trovato davvero molto provato sia fisicamente sia moralmente – così ieri ha dichiarato in una nota ufficiale –. Il Torino Pride è ovviamente al suo fianco e si è già attivato per fornire tutta la possibile assistenza. Problema che da subito si configura come emergenza sociale complessa». Ha quindi aggiunto: «Ora aspettiamo un segno importante da parte della politica. Chiediamo che alla prevedibile indignazione seguano fatti concreti, prese di posizione magari anche scomode, affinché nessuno si senta più in diritto di insultare e picchiare chicchessia per il proprio orientamento sessuale, la propria identità. Nessuno deve rimanere impunito di fronte ad atti così violenti che a ben vedere minano la tranquillità e la civile convivenza di tutte e tutti, non solo delle persone omosessuali».

Immediata vicinanza a Leonardo è stata manifestata dalla sindaca Chiara Appendino, che lo incontrerà nella giornata di lunedì. Con lei è intervenuto anche l’assessore alle Pari Opportunità Marco Alessandro Giusta, che ha dichiarato: «Di fronte all'ennesima notizia carica di violenza e dolore, vorrei raccontare la capacità di resilienza maturata in questa città. Le associazioni cittadine sono intervenute per offrire soluzioni e supporto al sig Leonardo, tramite la coordinatrice del Coordinamento Torino Pride Glbt Giziana Vetrano Bonazza che si è recata personalmente a casa della coppia. La Polizia Municipale, tramite il comandante Bezzon e i funzionari Cirio e Righetti del Nucleo di Prossimità, ha raccolto la denuncia per quanto è successo». Giusta ha quindi concluso: «Probabilmente, dieci anni fa non sarebbe stato così automatico. Sono orgoglioso di una città che, non solo costruisce anticorpi, ma anche strumenti ordinari per intervenire e risolvere questo tipo di avvenimenti».

Sconcerto ha espresso Francesca Puopolo, portavoce di Arcigay Torino, per l’«aggressione avvenuta ai danni di Leonardo. Un gesto che, come il caso di Marco del luglio 2018, si cela dietro la sicurezza del gruppo, composto da una decina di giovani condomini, nei confronti di un’unica persona, ritenuta colpevole della sua visibilità. A peggiorare la situazione, l’indifferenza dei vicini, che hanno assistito al pestaggio senza intervenire.

L’attuale clima politico nazionale, che mostra altrettanta e più assordante indifferenza nei confronti dell’agire violento nei confronti di chi è reputato diverso e, in questo caso, sbagliato, legittima violenze di questo tipo. Le violenze sono ulteriormente aggravate dal clima minaccioso che si è creato intorno a Leonardo dopo l’aggressione: risulta urgente e necessaria una sensibilizzazione».

Sono invece tornati a parlare della necessità di «una legge contro l'omofobia e la transfobia» Emanule Busconi (Torino Possibile) e Gianmarco Capogna (portavoce nazionale di Possibile Lgbti+). «Chiediamo – hanno proseguito in una nota congiunta –  che questa richiesta non sia disattesa, come avvenuto finora, perché riguarda la vita di tutte e di tutti. Lo diciamo senza esitazioni perché l'omofobia, la transfobia ed in generale l'odio colpiscono tutte e tutti, non solo una parte della società.

Ricordiamo, infine, a chi è al Governo di farsi carico della responsabilità che deriva dalla diffusione di un clima di odio e di discriminazione nei confronti delle minoranze che, in tempi così bui, si sta riversando su chi è più vulnerabile e debole. Le istituzioni devono occuparsi di tutti e di tutte, nel segno di una sempre più necessaria uguaglianza che non sia solo simbolica, ma anche sostanziale».

Sull’aggressione a Leonardo è anche intervenuta GayLib, il cui segretario nazionale Daniele Priori ha fatto appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

E proprio contro il governo punta il dito Futura Lgbtqi, da cui «dopo i fattidi Torino ancora silenzio […],mentre a livello locale si sono mosse associazioni e istituzioni per consentire a Leonardo e al suo compagno di stare al sicuro dopo la vile aggressione di gruppo che per pochissimo non è sfociata in tragedia. Si attende lo sviluppo delle indagini, basterebbe suonare casa per casa a quanto risulta dalla denuncia».

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Prima calci, pugni, insulti di ogni genere nel cortile interno dell’abitazione da parte d’una decina di giovani condomini. Poi la stessa scena sul pianerettolo del proprio appartamento a opera di altri due, che gli hanno gridato: «Brutto ricchione, ti ammazziamo». Con l’eventualità d’essere accoltellato se il proprio compagno non l’avesse trascinato in casa e allontanato con uno spintone i due aggresori, che l’hanno comunque derubato del borsello e delle chiavi di casa.

A essere vittima d’una tale violenza omofoba il 53enne Leonardo Raineri, invalido civile, che in novembre ha subito un delicato intervento chirurgico al cuore.

L’aggressione è avvenuta tra le 17:30 e le 18:00 del 2 gennaio alla periferia di Torino. Il tutto per aver detto di non avere una sigaretta a uno del gruppo, che gliel’aveva chiesta. 

Come se non bastasse, il pestaggio è avvenuto nella totale indifferenza dei vicini. Anzi, uno nel chiudere le imposte ha persino gridato: «La gente matta e pericolosa come voi va bruciata».

Condotto al vicino ospedale Le Molinette, Leonardo è stato dimesso con una prognosi di trenta giorni. Gli sono state riscontrate lesioni multiple, ecchimosi, frattura del setto nasale. Nel frattempo il compagno ha sporto regolare denuncia ai carabinieri.

Contattato da Gaynews, Leonardo ha dichiarato: «Sono sotto shock, barricato in casa. Gli attacchi di panico mi stanno attanagliando. Come se non bastasse, ieri una decina di persone, per lo più madri e familiari dei miei aggressori, hanno iniziato a urlare nel cortile dello stabile: ‘Ricchione, scendi. Te la facciamo vedere noi’. Un incubo, che spero possa presto terminare».

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Prosegue il percorso di Libera Mente, la collana Lgbt di Robin Edizioni - Biblioteca del Vascello. Dopo La parola alle Amazzoni di Giorgia Succi e Il Nuoro e gli #altri di Rita De Santis, presidente onoraria di Agedo, arriva ora, fresco di stampa, Aldino di Giorgio Ansaldo.

Se esistono ancora romanzi di formazione che possano prendere per mano il lettore e accompagnarlo lungo l’intero arco di vita del protagonista, facendolo appassionare, sognare, interrogare, allora, Aldino è uno di quelli. Non dimenticando di introdurre la tematica sentimentale, ne rinsalda il canone e, allo stesso tempo, lo innova perché sceglie di narrare l’amore omosessuale.

Il romanzo racconta la vita di un attore, Aldo Bianchi, nato a metà del secolo scorso, in un quartiere periferico di Genova. La sua storia viene narrata a tappe di dieci anni e, attraverso i ricordi, viene ricostruita la sua vita quasi per intero.

Il quadro di riferimento è senza dubbio il classico romanzo ottocentesco, che trova il suo caposaldo nel gusto della narrazione: puntuale e ben dosata. A volte spensierata, altre più drammatica, delinea il racconto dell’evoluzione di Aldino. La maturazione professionale e la prima consapevolezza del protagonista di voler diventare un artista, prendendo le distanze dal tradizionale borgo operaio che lo accoglie fin dalla nascita, sono alcuni degli elementi che permeano la narrazione.

Il racconto, in un crescendo, fa vivere al lettore la maturazione umana e conoscitiva scandita anche dalle tappe fondamentali del viaggio: in Italia, in Europa fino agli Stati Uniti. Ma anche la sua maturazione interiore, che avviene attraverso l’incontro con figure umane, destinate a essere, più o meno volontariamente, co-artefici del suo destino. Il ritratto di Aldino che emerge è quello di un uomo che affronta il trascorrere degli anni come un eterno ma consapevole Peter Pan. Il quale, nonostante tutto, non perde mai la fiducia nella vita e in tutto ciò di cui, nel bene e nel male, essa è composta.

La forza di questo romanzo risiede anche nel racconto di un’evoluzione storica e politica attraverso il continuo confronto della società con gli ambienti, le personalità, le rivendicazioni del mondo Lgbt. Senza dimenticare, però, che quella di Aldo è, sì, la scoperta, la sperimentazione e l’accettazione del proprio orientamento sessuale ma anche e prima di tutto la ricerca dell’amore, di un amore “giusto”: passionale e felice al tempo stesso. Sentimento vissuto dal protagonista sempre come necessario.

Un libro che si inserisce nella tradizione del Bildungsroman, ma che intende narrare per intero le vicende di un protagonista omosessuale. Ed è forse la prima volta che un autore italiano si spinge a esplorare questo tipo di percorso narrativo.

Quindi, un testo nuovo, coraggioso e tradizionale al tempo stesso, per una collana voluta e pensata non solo come strumento di lotta alle discriminazioni di genere, ma anche come elemento di rottura degli schemi. Per far riflettere e accendere il dibattito sulla "galassia umana" del mondo Lgbt.

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Venerdì 14 dicembre, in pieno centro a Torino, un giovane omosessuale è stato aggredito da due ragazzi, che hanno immaginato di poterlo infastidire e attaccare solo perché era vestito da drag queen. Stava infatti tornando da un locale notturno torinese dove lavora.

L'aggressione, come spesso avviene, è stata rapida ma in questa circostanza i due ragazzi non hanno avuto la meglio e la vittima ha saputo difendersi in modo adeguato. Mattia è riuscito a mettere in fuga i due aggressori e, il giorno dopo l'episodio, si è recato al pronto soccorso per farsi medicare le escoriazioni riportate – con una prognosi di cinque giorni – e ha sporto denuncia contro ignoti alla Polizia di Stato.

Il fatto è stato denunciato dal Torino Pride, la cui coordinatrice Giziana Vetrano, ha così commentato a Gaynews: «Venerdì sera Mattia è riuscito a mettere in fuga i suoi aggressori: lo ha fatto mettendo a rischio la sua incolumità, pensando a tutti quei ragazzi che non trovano la forza o il coraggio di reagire e subiscono in silenzio. Noi ringraziamo molto Mattia, il suo coraggio e la sua generosità: poteva andargli peggio.

In questi giorni le aggressioni di stampo omofobo si susseguono senza sosta. Quando va bene sono insulti, quando va male sono fratture del corpo e dell’anima. Ciò che fa male e rabbia, è il silenzio della politica.

Dove sono le manifestazioni di solidarietà? Se cambiassimo il soggetto delle aggressioni, siamo certi che i tweet e i post sui social si moltiplicherebbero. A noi non basta più! Noi non possiamo essere cittadine e cittadini costrette e costretti a nascondendersi in casa mascherando il proprio essere. Siamo cittadine e cittadini di questo paese e ,in quanto tali, dovremmo essere tutelat* dalle discriminazioni e dagli attacchi violenti da uno Stato che riconosce la pari dignità della persona nell’ art. 3 della nostra bellissima Costituzione.

Chiediamo a gran voce che sia immediatamente discussa una legge contro l’omofobia perché non sono più tollerabili procrastinazioni. In gioco ci sono le vite di tante e tanti giovani che non hanno la forza e la prontezza di Mattia. È necessario ripartire dalla cultura, quella cultura che inizia dalle scuole primarie e che fa si che i bambini (giovani di domani) imparino l’uguaglianza, l’inclusione e il rispetto della diversità, perché la diversità arricchisce e non dovrebbe mai spaventare.

Quella cultura che tanto spaventa i vari Pillon e Fontana che, terrorizzati dalla fantomatica teoria gender, ci vorrebbero vittime silenti».

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Condannata a 1.500 euro di multa per aver diffamato in maniera continuata e aggravata a mezzo stampa le persone Lgbti, accomunando omosessualità a pedofilia, nonché a risarcire di 2.500 euro ciascuno il Coordinamento Torino Pride e Rete Lenford. 

Questa la sentenza emessa oggi dalla giudice Maria Eugenia Cafiero nei riguardi dell’endoscopista Silvana De Mari, che è stata però assolta dagli altri due capi d'imputazione. Per i quali, secondo quanto dichiarato da Nicolò Ferraris, legale del Coordinamento Torino Pride, «attendiamo di leggere le motivazioni».

Come noto, la scrittrice di romanzi fantasy e collaboratrice del quotidiano La Verità, anche dopo l’istruzione del processo a suo carico presso la Sesta Sezione penale del tribunale di Torino, non ha mai smesso di presentare l’omosessualità quale «situazione da cui si può comunque uscire, è possibile guarire», a correlarla con la pedofilia, a indicarne gli atti quali pratica d’iniziazione al satanismo.

Cosa che aveva spinto ieri il pm Giuseppe Riccaboni a chiedere che il versamento della somma (fissata però a 1000 euro) fosse immediatamente esecutivo, non essendoci i presupposti per la sospensione condizionale. Il magistrato aveva infatti osservato come Silvana De Mari potrebbe in futuro continuare a tenere comportamenti analoghi anche sulla base di un recente intervento della stessa a una puntata della trasmissione Otto e Mezzo, come ricordato dagli avvocati di parte civile Nicolò Ferraris (Coordinamento Torino Pride) e Michele Potè (Rete Lenford).

Proprio l’avvocato Potè (che è anche il legale del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli nell’altro procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa a carico di Silvana De Mari, per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019) aveva ieri ricordato: «Non posso ancora credere che nel 2018 ci si debba occupare di affermazioni che ci riportano nel Medio Evo.

Silvana De Mari si presenta come psicoterapeuta ma le sue affermazioni non hanno nulla di scientifico. Sono state abbondantemente superate. Già Freud aveva chiarito che l'omosessualità non può essere considerata una malattia, ma l'imputata, per sua stessa ammissione, Freud lo ha studiato poco».

Viva soddisfazione è stata subito espressa da Alessandro Battaglia, componente del Coordinamento Torino Pride, che ha parlato di «sentenza storicaA quanto ci consta, mai è successo che un'associazione Lgbti venisse ammessa a un processo per diffamazione. Ci siamo affidati alla magistratura con esposto ed è già un coronamento».

In quanto assolta da due dei tre capi d'imputazione, non ha però mancato di cantare vittoria anche la stessa De Mari, che ha dichiarato: «La libertà di critica è salva. Il mio dovere di medico è lanciare l'allarme sanitario».

In ogni caso, la collaboratrice del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha anche annunciato il ricorso in appello«Il movimento Lgbt - ha speigato - è un movimento politico che ho diritto di attaccare. Motivo per cui ricorreremo».

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To Housing è il nuovo progetto di co-housing sociale che apre a Torino per accogliere persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità. 

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing potrà accogliere 24 ospiti in 5 appartamenti di proprietà di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale non destinati alle graduatorie per le case popolari.

Due parole chiave ispirano il progetto: riproducibilità e extraterritorialità. Il modello di lavoro del progetto, infatti, è sviluppato per consentirne la replicabilità anche in altri contesti e, sebbene l’epicentro del progetto sia Torino, To Housing ha carattere regionale e nazionale grazie al continuo scambio con le altre realtà regionali e nazionali del movimento Lgbti.

To Housing nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Verranno accolti giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti e rifugiati omosessuali, anziani Lgbti in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

To Housing è stato pensato per tutte e tutti coloro che vivono una condizione di doppia discriminazione – orientamento sessuale, origine etnica, età, condizione sociale – e si trovano in condizione di povertà e/o esclusione sociale. In questa prospettiva assicurare un luogo sicuro dove poter vivere rappresenta l’occasione per intraprendere un percorso di uscita dal disagio e di (re)inserimento socio-lavorativo.

Un’equipe di accoglienza composta da educatori, psicologi e assistenti sociali esaminerà le segnalazioni (che potranno arrivare anche in modo diretto contattando Quore al numero dedicato, che sarà attivo dalle 13:00 alle 18:00 e indicato sul sito da lunedì 17 dicembre, o scrivendo alla mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.), svolgerà il primo colloquio e valuterà l’accesso degli ospiti. La permanenza media prevista di 8 mesi potrà essere eventualmente estesa per completare il percorso di autonomia degli utenti.

Il progetto è realizzato dall’associazione Quore e può contare su una cooperazione virtuosa tra pubblico e privato. To Housing può contare sul supporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale e sul sostegno di Ikea, Iren, Bentley Soa, Philips, Cooperativa Di Vittorio, La Banca delle Visite e Medi.ca.

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È morto stamani nella sua casa romana in via della Lungara Bernardo Bertolucci. Regista, sceneggiatore, produttore, il maestro parmense della settima arte aveva 77 anni.

Gaynews vuole ricordarlo attraverso le parole commosse di Giovanni Minerba, cofondatore del Torino Gay & Lesbian Film Festival (oggi noto come Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions) e presidente della prestigiosa rassegna cinematografica.

Un breve incontro, l’ultimo, fu quello di qualche mese fa a Torino. Giusto il tempo per ringraziarti per quello che, con la solita saggezza, avevi detto durante l’incontro pubblico al Salone del libro e al Museo del Cinema con l’amico comune Luca Guadagnino. Ma soprattutto ringraziarti per il cinema che ci hai regalato

«Meditare è una delle esperienze più fantastiche dell’esistenza»: furono le tue ultime parole in quella occasione. Adesso te ne sei andato, lasciando un segno che resterà indelebile.

I tuoi capolavori da Il conformistaNovecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha fino a L'ultimo imperatore nessuno potrà mai dimenticarli. 

Il nostro primo “incontro” per me avvenne già con La commare secca: il tuo primo film. Forse perché arrivava da un’idea di Pier Paolo Pasolini, dal tuo vivere con lui, dalla tua prima rivoluzione o semplicemente perché era un bel film, che negli anni a venire riproposi in una delle retrospettive del TGLFF. 

Poi ci innamorammo di Partner, il tuo ’68, tanto che un po’ di anni dopo con Ottavio Mai decidemmo di dare lo stesso titolo a quello che fu il nostro ultimo film girato insieme: non si trattava del nostro ’68, ma poteva anche esserlo, perchè era parte della nostra vita, purtroppo anche della nostra rivoluzione.

Ciao Bernardo, ultimo grande Maestro!

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