Frequento il Salone internazionale del Libro di Torino sin dalla sua nascita e credo di poter affermare senza remora alcuna che quella di quest’anno è l’edizione più Lgbti di sempre: da tre anni la Regione Piemonte e il Coordinamento Torino Pride hanno dato vita al primo spazio dedicato ai diritti Lgbti e non solo.

Il Premio FUORI!, dedicato all’editoria di genere e fondato da Angelo Pezzana, verrà consegnato oggi a Edmund White in seno alla kermesse libraria torinese anche grazie alla preziosa collaborazione del direttore Nicola Lagioia. Manni, pilastro  dell’editoria pugliere, presenterà Mio figlio in rosa di Camilla Vivian: un romanzo il cui sottotitolo Ti senti maschio o femmina? Io mi sento io credo parli da solo (consigliatissimo!). Questi solo alcuni tasselli del Salone del Libro “arcobaleno”.

Sono particolarmente contento che proprio in questo contesto venga ufficialmente lanciata LiberaMente, la nuova collana editoriale di Robin – Biblioteca del Vascello che ha l’ambizione di raccogliere testi – siano essi di saggistica o narrativa; italiani o stranieri – che propongono temi legati al mondo Lgbti assenti o poco approfonditi sulle pagine dei libri. Volumi per riflettere e per accendere il dibattito. Volumi che vogliono aprire una strada che poi, speriamo, possano percorrere in tante e in tanti. 

E sono anche particolarmente contento che a parlarne su Gaynews possa essere proprio io che la collana l’ho ideata insieme a Carola Messina, presidente della storica sigla editoriale romano/torinese.

In questa sfida con noi c’è un comitato scientifico nel quale siedono diversi esperti e grandi amici: il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, il responsabile dei progetti speciali della Fondazione Merz Silvano Bertalot, il creativo Andrea Curti, onnivoro di letteratura Lgbti internazionale, l’esperta di editoria Giulia Gabotto, oggi a Il Corriere della Sera, e Donata Prosio coordinatrice del Torino Pride prima di Alessandro. Tutte persone che lottano da anni contro le discriminazioni di genere e che, per questo, hanno accolto la sfida di lavorare con noi a un progetto libero dallo schema del genere… anche letterario.

Il logo della collana, ideato da Francesca Cerritelli e caratterizzato dalla purezza cromatica "senza esitazione" che rimanda all’arcobaleno,  “gioca” con le lettere L G B T: l'oggetto e il soggetto in totale sincronia con lo spazio. Stilemi che si confermano e si rafforzano nel momento in cui l'osservatore va alla loro ricerca tra significati e mutevoli forme.

Inauguriamo la collana con due testi molto diversi fra loro ma nei quali crediamo molto: Il Nuoro e gli #altri di Rita De Santis, presidente onoraria di Agedo, e La parola alle Amazzoni - Scenario artistico-letterario da Lesbo a Hollywood di Giorgia Succi che verranno presentati al Salone presso l’Arena dei Diritti della Regione Piemonte questa sera alle 18:00. Alla presentazione interverranno con le autrici anche altre due amiche: Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni le prime due mamme a cui è stato consentito di registrare il proprio figlio nato in Italia . 

I due libri:

Il Nuoro e gli #altri

Se avete voglia di vivere qualche giorno all’ombra del dubbio, allora dovete assolutamente fare la conoscenza del Serranus Tortugarum un pesce che, fortunatamente, possiede un nome preciso tra le variegate famiglie ittiche. Invece altre persone che, insieme a lui, entreranno nel vostro immaginario, non hanno al momento una denominazione precisa perché i linguisti non sono ancora riusciti a studiare delle possibili varianti per i molteplici nuclei familiari che si animano sotto gli #altri. Una convinzione però si farà strada nello sbalordito lettore, ovvero che la natura e la storia sono cose diverse da come le viviamo quotidianamente.

Spessissimo, scambiamo per naturale ciò che è consuetudine e per storia quello che ci viene tramandato dai vincitori. Vi accorgerete, continuando nella lettura, che anche gli anatemi religiosi sono completamente fuori posto, perché Dio altro non può essere che amore e inclusione e i libri sacri, letti senza la lente del bigottismo, forse ci vorrebbero insegnare la bellezza del dono e della felicità. Possono i “diversi” aspirare a questa felicità oppure resteranno sempre figli di un Dio minore?

Voglio credere di sì e, attraverso questo libro, cercare di dare una mano affinché questo avvenga. Come dice la mia amica Barbara X nel suo romanzo Resistenze: «Ma il tempo leviga le montagne, e le onde modellano le rive. Ci vuole pazienza. L’uomo è un bruscolino, la ragione è nulla. Alla fine il sole vincerà».

L’autrice, Rita De Santis, nasce a Termoli, il 24 maggio 1938. Donna eclettica, ha una vita non facilmente riassumibile. Ciò che resta costante in lei è la lotta per i diritti civili che porta avanti con determinazione. Vive in provincia di Brescia e d’estate si trasforma in artista di strada per le ripide scale di Apricale. 

La parola alle Amazzoni - Scenario artistico-letterario da Lesbo a Hollywood

«Le donne di lettere sono quasi del tutto sconosciute le une alle altre, eccetto ogni tanto per il nome», scriveva Natalie Clifford Barney a Colette negli anni '20 del secolo scorso. Quando nel 1927 fondò l’Académie des Femmes lo fece perché le donne potessero conoscersi, riconoscersi e celebrarsi. La parola alle Amazzoni ha lo stesso intento e ripercorre la storia delle donne lesbiche, la loro rappresentazione e visibilità storica, letteraria, e artistica. Pone al suo centro le donne, la loro parola e il loro desiderio di essere individui completi e indipendenti dallo sguardo maschile ed etero-normativo. Perché se Saffo è indiscutibilmente la prima donna a noi giunta che cantò l’amore e il desiderio tra donne, non fu certamente l’ultima. 

Giorgia Succi è nata a Torino, ma le piace cambiare spesso residenza. Laureata in Lettere e con un master in femminismo, ritiene da sempre fondamentale la diffusione pubblica della storia e del genio delle donne. Seguace di Saffo per passione e vocazione, adora riscoprire e celebrare le fiere Amazzoni che hanno popolato la terra per migliaia di anni.

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«Le bellissime parole della Sindaca di Crema: siano di guida ad ogni interprete del diritto della Repubblica italiana».

Con queste parole l'avvocato trentino Alexander Schuster - alla cui professionalità congiuntamente all'impegno di Famiglie Arcobaleno va riconosciuto il merito d'aver contribuito al raggiungimento delle ripetute registrazioni anagrafiche di bambini quali figli di coppie omogenitoriali - ha introdotto il comunicato stampa del Comune della Bassa Padana sul riconoscimento della doppia genitorialità in riferimento a una locale coppia di papà di due fratellini nati oltreceano con la gpa.

Il testo, appena diffuso e rilanciato su twitter, recita: «Con un atto di trascrizione svolto dall’Ufficio Anagrafe e firmato come Ufficiale di Stato Civile dal sindaco Stefania Bonaldi, il Comune di Crema ha riconosciuti due padri – e non uno soltanto - a due fratellini nati oltreoceano. Dopo i casi di Torino e Gabicce, Crema segue una tendenza a colmare l’attuale vuoto legislativo con un atto sul proprio registro dei nati. A fronte di un parere negativo degli uffici stante la carenza normativa, il sindaco ha deciso di riconoscere la doppia genitorialità.

“Lo spirito che ci ha orientati a questo atto, anche sulla scorta di recenti, analoghi provvedimenti di altri colleghi Sindaci”, commenta Stefania Bonaldi, “è proprio quello di ‘Accogliere la vita, accogliere qualsiasi vita’, attribuendo ad essa tutta la dignità necessaria perché si dispieghi a cominciare dal suo riconoscimento giuridico, che non è tutto, ma senz’altro rappresenta una bella partenza”.

L’atto firmato oggi è una trascrizione che recepisce una sentenza straniera di co-genitorialità a seguito della quale si rettifica l’atto di nascita già depositato aggiungendo là dov’era scritto “madre/genitore” il nome del secondo genitore. Essendo residenti attualmente in altro Comune è stata fatta comunicazione per l’aggiornamento della scheda anagrafica.

“La vita appartiene a tutti, non solo a chi vorrebbe normarne le strade di accesso”, conclude il sindaco. “Non possiamo fermarla se arriva da un legame d’amore, ma non possiamo nemmeno decidere che un legame d’amore deve somigliare a ciò che rappresenta per alcuni, fossero anche la maggioranza. Il nostro Paese ha ormai imboccato la strada dei diritti, sta imparando ad accogliere il nuovo, a dare un posto dignitoso a quanto sopravviene. In un momento in cui le categorie del passato non riescono più a contenere le forme in cui l’amore, i legami e i loro frutti si manifestano, anche a Crema abbiamo deciso di aprire le porte, riconoscendo il primato assoluto della vita e le intenzioni di chi chiede ai legami che la sostengono una legittimazione anche giuridica».

Esprimendo compiacimento su Facebook per quanto verificatosi sempre in mattinata a Bologna, dove il sindaco Virginio Merola ha iscritto all'anagrafe un bambino nato nel capoluogo emiliano quale figlio di due mamme, Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha fatto riferimento nel medesimo post al caso di Crema:  «Molti altri Comuni, invece, procedono con le trascrizioni di certificati esteri. L'ultimo in ordine di tempo è oggi Crema.

I sindaci sono il volto della politica attenta ai bisogni della gente e speriamo che questa ondata spinga il Parlamento a legiferare in modo che tutti i comuni di Italia agiscano riconoscendo uguali diritti a tutti i bambini e le bambine di questo Paese».

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Durata dal 20 al 24 aprile, la 33ª edizione del Lovers Film Festival di Torino ha registrato un incremento del 20% di presenze. Si è infatti passati dai 18.000 partecipanti  del 2017 ai 21.500 di quest'anno.

E per affiancare, tutelare e sostenere in modo concreto la storica rassegna cinematrografica Lgbti, fondata da Ottavio Mai e Giovanni Minerba, si è costituita l’associazione Le amiche e gli amici del festival Lgbt di Torino. A fondarla sei attivisti torinesi: Alessandro Battaglia, Silvano Bertalot, Paola Cuniberti, Andrea Curti, Maurizio Gelatti e Silvia Magino con l’intento di accogliere tutti coloro –  intellettuali, studiosi, stakeholder, politici, imprenditori – che sono stati protagonisti della storia del festival o che ambiscono a sostenerlo.

«Lavoreremo facendo tesoro del passato per essere di supporto nel presente e vigilare sul futuro, convinte e convinti che le discriminazioni e un certo tipo di censura culturale siano sempre pronte ad emergere – hanno dichiarato in un comunicato ufficiale i sei soci fondatori –. Come prevede il nostro statuto vogliamo fornire un sostegno concreto e avvicinare al festival tutti quei soggetti che sino ad oggi non hanno voluto accostare il brand o l’immagine, propria o della propria azienda, al festival e più in generale a quella di altre manifestazioni culturali Lgbt.

Il Torino Pride a cui abbiamo lavorato in questi anni dimostra che è una strada percorribile e che anche realtà multizonali sono pronte a fornire il proprio sostegno».

Il neogruppo, in sinergia con il Museo nazionale del Cinema di Torino, ha tra gli obiettivi anche quello di coinvolgere aziende e realtà del territorio «affinché ci mettano la faccia sostenendo un evento culturale basato sui diritti delle persone».

Contattato telefonicamente, Alessandro Battaglia, uno dei soci fondatori nonché coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato a Gaynews: «Conosco e frequento il festival da moltissimi anni. Per questo ho ritenuto con altri amici e amiche di creare questa associazione che è un bene comune e imprescindibile che vogliamo difendere e far crescere ulteriormente.

Con il supporto di molte personalità, che coinvolgeremo e alle quali chiederemo di affiancarci, vogliamo lavorare per il futuro di Lovers a prescindere da chi lo dirigerà nei prossimi anni».

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Continua la primavera virtuosa dei sindaci arcobalenoCon tali parole il Coordinamento Torino Pride ha annunciato la decisione da parte di dieci primi cittadini piemontesi (tutti di centrosinistra) di trascrivere gli atti di nascita dei figli nati all’estero da coppie omogenitoriali. Si tratta di Roberta Avola Faraci (Piossasco), Francesco Casciano (Collegno), Pacifico Banchieri (Caselette), Paolo Cugini (Gassino), Claudio Gambino (Borgaro Torinese), Claudio Martano (Chieri), Paolo Montagna (Moncalieri), Maurizio Piazza (Beinasco), Fabrizio Puppo (Settimo Torinese), Giampiero Tolardo (Nichelino).

È probabile che a essi verranno presto ad aggiungersi Roberto Falcone e Luca Salvai, rispettivamente sindaci pentastellati di Venaria e Pinerolo.

Una sorta d’effetto domino innescato dalla nota presa di posizione della sindaca torinese M5S Chiara Appendino. Anche se, quanto successo contemporaneamente a Gabicce Mare (PU) e, soprattutto, poco prima prima a Roma e a Catania – si tratta in tutti e tre i casi di bambini nati all’estero tramite gestazione per altri e registrati anagraficamente quali figli di entrambi i componenti delle rispettive coppie omogenitoriali, che sono soci di Famiglie Arcobaleno –, dimostrano che c’è in realtà una diffusa quanto indipendente sensibilità da parte degli amministratori locali. Diffusa sensibilità a fronte dell’inazione del Parlamento che relega di fatto i figlie delle tante coppie omogenitoriali in un vero e proprio limbo giuridico.

Quanto mai rilevanti, dunque, le parole di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che commentando quale significativa la scelta di Catania «anche per il profilo istituzionale di altissimo livello del sindaco, già ministro degli Interni e attualmente presidente del Consiglio nazionale di Anci», ha giustamente osservato: «Sono molti i Comuni che stanno muovendosi in questa direzione, anche piccoli centri. La strada da percorrere, tuttavia, è ancora molto lunga, ma continueremo a percorrerla con costanza e determinazione».

Ma si può parlare di forzatura della legge con riferimento a tali sindaci come stanno facendo da giorni esponenti del centrodestra, che ne invocano le dimissioni in una con l’invio d’ispettori governativi in loco?

Per saperne di più, Gaynews è tornato a rivolgersi all’avvocato trentino Alexander Schuster, che ha seguito le tre coppie torinesi (compresa quella di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) nonché quella dei due papà di Gabicce e Roma.

Avvocato Schuster, ci troviamo insomma a di fronte dei sindaci fuorilegge?

Assolutamente no. Non c’è stata nessuna forzatura della norma. Bisogna considerare come il nostro legislatore ignori perfettamente, anche per le coppie eterosessuali, che in Italia sono nati bambini attraverso tecniche di fecondazione assistita. L’ignora dal momento che li fa passare come nati da un rapporto sessuale. È semplicemente ridicolo voler passare sotto silenzio una realtà diffusa. Quella cioè riguardante i bambini, che a partire dagli anni ’70, sono concepiti con tecniche di pma. Questa realtà il legislatore non l’ha gestita. Non c’è da meravigliarsi che ci sia un vuoto ma questo vuoto viene colmato coi principi creati dalla Corte Costituzionale e dalle sentenze dei giudici.

E non si tratta effettivamente neppure di un vuoto. Questi principi, infatti, consentono alla fine d’identificare la norma da utilizzare quando la situazione è inedita e non c’è una disciplina del Parlamento che chiarisca cosa fare in contingenze nuove. Il Parlamento ha ignorato colpevolmente la fecondazione assistita fino al 2004. Poi è intervenuto unicamente con divieti senza regolarmentarla né disciplinarla. Non si lamenti se le risposte le danno adesso i tecnici dei Comuni, i sindaci o gli stessi giudici.

Perché la trascrizione capitolina dell’atto di nascita della bambina nata in Canada e registrata quale figlia della coppia di uomini romani è secondo lei di primaria importanza?

Il caso di Roma è importante perché è il Comune più grande d’Italia e con la gestione numericamente più consistente, a livello nazionale, di trascrizioni di atti di nascita. Negli scorsi giorni si è raggiunto nella capitale un punto di svolta rilevantissimo per cui due padri sono potuti andare all’Anagrafe capitolina e hanno potuto vedere riconosciuta la propria genitorialità senza dover avviare una causa con ritardi e costi. Si tratta d’una trascrizione spontanea da parte dei tecnici del Comune

Un tale importante risultato è stato reso possibile, in ogni caso, da un’altra coppia di due uomini che aveva bussato alla porta del Comune per gli stessi motivi nel maggio 2017 con riferimento ai loro tre bambini nati in Canada attraverso la gpa. All’epoca la risposta fu negativa. Ne seguì un ricorso legale a me affidato. E poi, il 15 febbraio 2018, ecco la pronuncia della Corte di appello di Roma (Pres. Ricciardi, rel. Dedato) che, tenuta riservata fino ad alcuni giorni fa, conferma che non è contrario all’ordine pubblico il riconoscimento delle sentenze canadesi che riconoscono ai tre figli della coppia il secondo padre. Da qui l’ordine a Roma Capitale, che non aveva proceduto alla trascrizione, di dare seguito alla richiesta dei padri. Gli uffici comunali hanno eseguito prontamente l’ordine giudiziario e oggi i tre bambini hanno documenti che menzionano a pieno titolo entrambi i genitori.

Non senza confusione taluni, nel fare riferimento ai vari recenti casi, hanno parlato indistintamente di trascrizione e iscrizione anagrafica. Lo stesso Luigi De Magistris è caduto in tale confusione dicendo che quanto fatto da Appendino a Torino è stato fatto per la prima volta da lui a Napoli.

Infatti. A Torino si è realizzata una situazione del tutto inedita perché è stato registrato anagraficamente, per la prima volta, un bambino (Niccolò Pietro) nato in Italia quale figlio di due donne (Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) indicando altresì che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca.

In questo caso, dunque, non c’è stata una trascrizione o riconoscimento di un atto estero di nascita ma un’iscrizione, ossia la creazione ex novo d’un atto. Ogni volta che un bimbo nasce in Italia si attua infatti un’iscrizione.  

Quanto successo a Napoli nell’autunno 2015 è stato dunque una trascrizione e, comunque, pur sempre preceduto dai casi analoghi di Torino (7 gennaio 2015) e Roma (4 febbraio 2015). Ma nessuna di queste mamme delle rispettive coppie indicate aveva potuto far nascere il proprio bambino in Italia.

Secondo il senatore Lucio Malan tutto ciò incoraggerebbe «altri a trasgredire la legge e ad avvalersi della inumana schiavitù dell’intero in affitto» e stravolge il concetto di genitorialità: è così?

Il senatore Malan ha fatto una considerazione del tutto sbagliata perché ignora quello che è successo a Torino. Le due mamme non sono ricorse a quello che lui chiama utero in affitto bensì alla fecondazione eterologa, cui ricorrono anche coppie eterosessuali.

Diversi sono i casi delle coppie di due papà che ricorrono o all’adozione all’estero o alla gpa – come nel caso delle coppie di Gabicce, Roma e Catania – laddove è consentita.  Ma laddove è consentita, è normata e dunque lecita.

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Penultimo giorno della 33° edizione del Lovers Film Festival: Monica Cirinnà riceve a Torino il Premio Milk nell’ambito della sezione tematica Focus Pride. A consegnare il riconoscimento alla senatrice presso il Cinema Massimo in Via Verdi la direttrice della kermesse Irene Dionisio.

Presenti al tavolo il giornalista Simone Alliva, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia e il presidente nonché cofondatore del festival Giovanni Minerba. Ed è stato proprio Minerba, memoria vivente della rassegna cinematografica (definizione quanto mai appropriata qualora si consideri che la parola scelta ieri per il Focus Pride era appunto memoria), che non ha potuto nascondere la propria commozione quando la senatrice Cirinnà ha detto a un tratto: Io non ho avuto la fortuna di avere un figlio gay o una figlia lesbica.

Parole di particolare significato, dal momento che proprio in mattinata era rimbalzata mediaticamente la notizia del 20enne massacrato di botte e cacciato di casa dal padre perché gay. Vicenda accaduta nei giorni scorsi a Torrazza Piemonte, comune della città metropolitana di Torino.

Nel ricevere il premio Monica Cirinnà ha affermato: «Sono molto onorata di questo riconoscimento e confido di riuscire a vivere, l'anno prossimo, il festival molto più a lungo».

Come noto, il Milk Award le è stato consegnato per l’impegno profuso nella lotta per i diritti, di cui la riprova tangibile è la legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. Norma che alcuni parlamentari di centrodestra non hanno esitato ultimamente ad attaccare, diffondendo nella pubblica opinione l’idea di un’eventuale quanto impossibile abrogazione

«Se i nostri medievali eletti in Parlamento – ha dichiarato al riguardo la senatrice al Cinema Massimo – vorranno, nel corso della XVIII° legislatura, attaccare la legge avranno vita difficile. Nel senso che la legge è fermamente ancorata agli articoli 2 e 3 della Costituzione e promana da una sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha obbligato il Parlamento a produrre un testo di legge. La sentenza è la 138 del 2010.

Sarà quindi difficile smantellare l’intera legge. Io dico però: Nessun dorma, perché non è detto che non vengano attaccati i singoli punti della legge. Penso ad esempio a una 104, a un congedo parentale, a una reversibilità della pensione. Penso agli infiniti diritti che possono promanare da un testo di legge».

La consegna del Premio Milk ha consentito a Monica Cirinnà di poter salutare la consigliera comunale Chiara Foglietta e la sua compagna Micaela Ghisleni, che proprio in mattinata avevano vissuto la gioia della registrazione anagrafica di Niccolò Pietro quale figlio d’entrambe.

Con un post sulla pagina Fb la parlamentare dem ha scritto: «Un gesto importante e coraggioso del Comune di Torino che ci ricorda, per contrasto, quanto sia ancora dura e faticosa la strada per il pieno riconoscimento dell’omogenitorialità nel nostro Paese, e per la realizzazione dell’eguaglianza di tutte le bambine e i bambini, indipendentemente dal modo e dal tipo di famiglia in cui sono nati.

Per un Comune di buona volontà, ve ne sono molti che resistono, in assenza di precise indicazioni positive, pur possibili (come ho ricordato in sede di interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno fin dal luglio scorso): e troppi ancora - la totalità, praticamente - sono i casi in cui le famiglie omogenitoriali sono costrette a rivolgersi ai Tribunali, con gli inevitabili e pesanti costi che ne discendono, in termini di incertezza e spese».

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Presso il seicentesco Palazzo Civico di Torino, sede del Comune, sono stati trascritti i tre atti di nascita dei bambini e delle bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali.

Registrato anche quello di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni con l’indicazione che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. «Oggi non si è solo scritto un atto - così la consigliera comunale dem sulla sua pagina Fb-. Un nome su un foglio. Si è scritta una pagina importante della nostra Storia. Niccolò ora è ufficialmente registrato ed è figlio mio e di Micaela anche per lo Stato italiano». 

Presenti, oltre alla sindaca Chiara Appendino, l’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta, l'assessora all'Innovazione Paola Pisano, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia, il segretario del Coordinamento Maurizio Gelatti e le tre coppie omogenitoriali (di cui una è composta dai papà d'una coppia di gemelli).

Su quanto avvenuto a Torino Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato in un comunicato: «È indubbio che la battaglia per il riconoscimento dei diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine stia dando risultati molto importanti. Questo anche grazie e soprattutto all'instancabile richiesta di diritti che i nostri soci e le nostre socie portano avanti nei tribunali e all’impegno degli avvocati e delle avvocate che li assistono.

Tuttavia, ricordiamo anche che ci sono ancora centinaia di bambini e bambine di serie B, privi del pieno riconoscimento dei loro genitori.

È importante che adesso altri Comuni si allineino alla scelta della sindaca Appendino e che, a livello nazionale, vengano abbattute le ultime norme discriminatorie nei nostri confronti, a partire dal pieno riconoscimento dei diritti per i nostri figli e le nostre figlie, insieme ad una riforma delle legge sulle adozioni e alla possibilità di accesso alle tecniche di pma per le coppie omosessuali e i single».

Nel medesimo comunicato è stato inoltre ricordato che «la decisione della sindaca Appendino, per altro, non è una forzatura» (come la stessa prima cittadina del capoluogo sabaudo aveva affermato in un post alcuni giorni fa) «ma un’interpretazione corretta dello spirito della nostra legislazione». Esplicito riferimento, quest'ultimo, al dettagliato articolo del magistrato Marco Gattuso su Articolo29

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Con poco meno di 3.000 abitanti Torrazza Piemonte è un comune della città metropolitana di Torino. Uno di quei piccoli centri abitati dove la vita sembra scorrere uguale tutti i giorni.

Ma qui, la scorsa settimana, si è consumata una delle peggiori aggressioni omofobe. Quella d’un padre nei riguardi del proprio figlio 20enne, colpevole soltanto di aver fatto coming out in famiglia. Tante le botte ricevute che il giovane, sanguinante e coperto di lividi, ha deciso di trasferirsi in casa di amici.

«Eravamo a tavola – così ha ricostruito la vittima quei momenti drammatici nel racconto fatto a La Nuova Periferia – con mia madre e i miei fratelli. Ho semplicemente detto: Mamma, papà, vi devo dire una cosa: sono gay.

Mia madre è rimasta in silenzio, come i miei fratelli. Mio padre, invece, si è alzato di scatto facendo cadere il piatto. Poi ha iniziato a urlare: Fuori da casa mia. Quelli come te non li voglio. Io ho reagito, dicendo che era la mia vita e che non facevo male a nessuno. E lui prima mi ha scagliato addosso una sedia e poi ha iniziato a prendermi a schiaffi e pugni fino a quando non sono caduto a terra.

Era fuori di sé, ha continuato a colpirmi fino a farmi sanguinare. Poi mi ha detto di prendere le mie cose ed andarmene, che per lui ero morto, di non provare a tornare».

Le parole dell'assessore Marco Giusta

Gaynews, Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità del Comune di Torino, ha così commentato l’accaduto: «Tutta la mia personale solidarietà a questo giovane che ha subito un così violento pestaggio da parte del papà. È veramente difficile ancora oggi in provincia crescere serenamente come persone Lgbti.

Occorre moltiplicare i canali d’informazione e occorre che le istituzioni diano ancora di più una mano alle associazioni che sono dei presidi di libertà e democrazia sui territori e soprattutto lontano dalle grandi città.

È altresì importanete avviare insieme dei percorsi per costruire degli spazi come case d’accoglienza perché questi giovani possano trovare una realtà di pace e ripartire per la costruzione del percorso identitario, lavorativo e sociale.

Anche su questo come Comune di Torino stiamo iniziando a impegnarci con lo sguardo rivolto verso quei beni sottratti alle mafie in collaborazione col Coordinamento Torino Pride affinché si possa aprire una prima casa di accoglienza in Piemonte per queste persone».

Monica Cirinnà: Solo la cultura può migliorare l'inclusione delle persone nei contesti più periferici

Contattata telefonicamente, la senatrice Monica Cirinnà, che sarà in serata a Torino per ricevere il Premio Milk nell’ambito della 33esima edizione del Lovers Film Festival, ha dichiarato: «La notizia dell’aggressione omofoba a Terrazza Piemonte mi riempie il cuore di particolare tristezza, pensando al dramma che ha vissuto e sta vivendo quel giovane massacrato di botte e cacciato di casa dal proprio padre solo perché gay. A lui esprimo tutta la mia vicinanza affettuosa e solidale.

Allo stesso tempo non posso non rilevare come siano proprio eventi quali il Lovers Film Festival di Torino, cui parteciperò stasera, a contribuire in maniera primaria al progresso del livello sociale. Solo la cultura e l’educazione al rispetto possono migliorare in contesti periferici e più remoti l’inclusione delle persone rispetto a tutte le loro diversità.

Credo che sia importante guardare a eventi di promozione dell’educazione alle differenze attraverso la cultura e l’arte, come il Lovers Film Festival, quali esempi da seguire anche nei piccoli Comuni. Non possiamo pensare di fermarci alle grandi città.

La cultura dell’inclusione va portata e radicata ovunque attraverso una spirale virtuosa coinvolgente tanto i capoluoghi quanto i piccoli centri di provincia».

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Storica, importantissima e coraggiosa. Così il Coordinamento Torino Pride ha definito in una nota la decisione della sindaca Chiara Appendino di procedere alla registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni indicando altresì «che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca».

Ma non solo, perché la prima cittadina del capoluogo sabaudo trascriverà anche «tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali».

Una riserva sciolta dopo «molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride» dalla stessa sindaca con un lungo post sulla sua pagina Fb.

«L'amore di una famiglia – si legge in esso - è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente impostaQuesto semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.

Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.

Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all'inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie"».

Un importante risultato, dunque, al cui raggiungimento ha largamente contribuito l’avvocato Alexander Schuster. Il quale, oltre a essere il legale di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, lavora da novembre col Comune di Torino su mandato di alcune coppie di mamme, i cui figli sono nati all’estero.

A Gaynews ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Abbiamo appreso dalla stampa dello scioglimento della riserva della sindaca nel tardo pomeriggio e non tramite fonti dirette. Presumiamo che in queste ore sia stato formato il primo atto di nascita di un bimbo nato in Italia riconosciuto subito con due madri. Finalmente si è fatto breccia grazie al piccolo Niccolò Pietro».

Raggiunto telefonicamente durante un viaggio all’estero, l’assessore Marco Giusta ha dichiarato da parte sua: «Sono felicissimo e orgoglioso di questo risultato. Spero che il volo di ritorno mi consenta di essere presente a questo momento storico. Ringrazio la sindaca per il coraggio, l'assessora Pisano e gli uffici per il lavoro di mesi ma anche il Coordinamento Torino Pride e le singole associazioni impegnate sul territorio».

Il momento storico è chiaramente quello della registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro e delle accennate trascrizioni, che dovrebbe cadere agli inizi della prossima settimana.

Ciò renderà davvero speciale la Festa delle famiglie fissata al 6 maggio. Come detto da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, «l'appuntamento è dalle 11:30, in piazza Carlo Alberto, per la più grande e felice Festa delle Famiglie che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”».

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Il 20 aprile 2017 si verificò a Parigi sugli Champs-Élysées un attacco terroristico a seguito del quale, oltre all’attentatore, morì l’agente Xavier Jugelé, componente di Flag!, l'associazione Lgbtq della gendarmeria francese.

A un anno esatto di distanza dall’attentato jihadistico gli organizzatori della 33° edizione del Lovers Film Festival di Torino, accogliendo una felice intuizione del fondatore e presidente Giovanni Minerba, hanno deciso di ricordare il poliziotto di Bourges con il cortometraggio Xavier di Jo Coda.

Ne abbiamo parlato proprio col regista di origine cagliaritana a poche ore dalla proiezione torinese.

Jo, come nasce il corto Xavier?

Il film nasce dalla profonda commozione che ho provato nell’assistere alle esequie di Xavier. Il suo compagno che legge una lettera che non può essere rappresentata da alcun protocollo. La globalizzazione del dolore che amplificato all’ennesima potenza si traduce in profonda intimità.

Quella di Xavier è una vita spezzata. Può considerarsi la sua vicenda una storia che riguarda ognuno di noi?

Quando a seguito del fatto in sé prende vita un atto di mobilitazione globale, commozione globale, che appunto trascende dalla mera notizia di cronaca assumendo un valore universale.

Nel tuo corto c’è un’alternanza tra visibile e invisibile, tra buio e luce, tra amore e violenza, tra eros e morte. È questo che hai voluto raccontare?

Nella tua domanda Rosario, lucida sintesi del mio film, si innesta il mio sì. La quotidianità come risultanza, sintesi, dei gesti più semplici. Con l’eccezione che qui la morte spezza senza poesia una vita, senza alcun motivo.

C’è in Xavier uno svelamento del rimosso?

Anche quando riusciamo parzialmente, a rimuovere, sospingere fuori dall’oscurità dell’inconscio episodi, eventi traumatici e sentimenti, questo “esercizio” non può mai soddisfare pienamente la nostra sete di sapere, poiché sembra connaturata in noi la continua, spasmo di ricerca di una rivelazione impossibile, velata dal tenace sudario dei nostri limiti di conoscenza.

Mostri la quotidianità dell’amore fatta da piccoli gesti. Il preparare la tavola con cura appare come l’attesa di una felicità. È cosi?

I gesti più semplici, le parole più chiare, sono alla base della nostra quotidianità. Ci si prende cura l’uno dell’altro, desiderosi di poter sempre essere ricambiati. E la felicità si manifesta, a tratti, lungo il nostro percorso anche laddove i segni del nostro amare sfumano o si confondono nel costante caos in cui siamo immersi.

Il fanatismo uccide e tu ci racconti lo shock. Oltre a Xavier ne siamo anche noi vittime?

Noi siamo coloro che restano, che sopravvivono, che hanno il dovere di ricordare e fare in modo che nulla venga dimenticato. Chi resta diventa suo malgrado, ma io direi anche per sua fortuna, il custode della memoria, della propria identità e storia. Sottrarsi a questo, sottrarsi al ricordo, è un atto superficiale, irresponsabile e conformista.

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Niccolò Pietro è nato a Torino il 13 aprile presso l’ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna. Una gioia indescrivibile per Chiara Foglietta, consigliera comunale dem, e per la sua compagna Micaela Ghisleni.

Gioia purtroppo turbata dalla secco rifiuto che l’Ufficio Anagrafe (tanto quello presente presso la struttura ospedaliera quanto quello centrale del capoluogo sabaudo) ha opposto il 16 aprile alle due donne in merito al riconoscimento del neonato quale figlio d’entrambe.

Come se non bastasse, è stata ritenuta irricevibile la dichiarazione di Chiara sul concepimento di Niccolò Pietro a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo come peraltro indicato in tutta la cartella clinica.

«Oggi a noi – ha dichiarato la consigliera comunale - viene negato il diritto di inserire dichiarazioni veritiere nell’atto di riconoscimento e a nostro figlio il diritto a un’identità corrispondente alla realtà, il diritto a conoscere l’insieme di eventi che hanno determinato la sua esistenza».

Soliderità piena a Chiara e a Micaela è stata subito espressa dal Coordinamento Torino Pride, che in una nota ha affermato: «Oggi più che mai è necessario che la politica si assuma la responsabilità di gesti importanti soprattutto che non costano nulla e che non incidono in nessun modo sui bilanci o sui conti martoriati ma che invece possono risolvere problemi che rendano una Famiglia, come quella di Chiara e Micaela o di Piero e Francesco, più sicura e felice.

Chiediamo quindi alla sindaca, Chiara Appendino, di agire con forza, energia e in coscienza per risolvere questi problemi confermando con i fatti che un Assessorato alle Famiglie è e resta un punto fermo della sua amministrazione e che, dove esiste un vuoto normativo, il coraggio, la tenacia e l’amore lo possono riempire».

Sull’incresciosa vicenda Gaynews ha chiesto il parere all’avvocato Alexander Schuster, che sta seguendo legalmente Chiara e Micaela.

Avvocato Schuster, per l’Ufficio Anagrafe di Torino Niccolò Pietro non può essere registrato come figlio di Chiara e di Micaela: perché?

Gli ufficiali di Stato civile (come peraltro anche alcuni giudici) tendono a seguire di più circolari e regolamenti che principi contenuti nella Costituzione, nelle convenzioni internazionali, ma anche nella stessa legge n. 40/2004 sulla p.m.a. E poiché nessuna norma prevede il riconoscimento di due madri (ma nessuna espressamente lo vieta), si sostiene che solo la partoriente può divenire genitore e poco importa che il bambino avrà solo uno e non due genitori. Ma anche gli ufficiali di Stato civile devono rispettare la Costituzione e realizzare i suoi importanti obiettivi.

La Corte costituzionale ha detto in più occasioni che il bambino deve essere tutelato rispetto all’adulto, a tutti gli adulti che hanno deciso di farlo nascere. Micaela non vuole sottrarsi a questa sua responsabilità, ma il Comune per ora glielo impedisce.

L’Ufficio Anagrafe ignora volutamente che Niccolò Pietro è stato generato mediante pma e lo registra come “nato da un’unione naturale con un uomo”. Come giudica tale situazione?

È assolutamente una situazione ridicola e imbarazzante per un “ordinamento” giuridico. Questo profilo della vicenda testimonia di un disordine più che di un ordine. Da una parte abbiamo diversi reati nel codice penale per chi fa false dichiarazione negli atti dello stato civile. Dall’altra, si chiede a Chiara Foglietta di dichiarare che il bambino è nato da un rapporto sessuale quando non solo è dichiarata una realtà diversa, ma questa è pure documentata.

Ad oggi sono riuscito a convincere solo un Comune toscano ad adeguare la formula con cui scrivere l’atto di nascita alla realtà e a riconoscere che c’è stata una fecondazione assistita con donatore. È la causa del Tribunale di Pisa che recentemente è giunta in Corte costituzionale. Un risultato importante che oggi è diventato pubblico, ma che è l’esito di mesi di lavoro e frutto della fortuna di avere dall’altra parte un funzionario che è fra gli esperti nazionali in materia di stato civile.

Esiste in tale materia una giurisprudenza di legittimità cui adeguarsi?

Attenzione, qui non stiamo parlando di trascrizione, cioè di riconoscere un atto di nascita straniero che già esiste. Qui il bambino è nato in Italia e quindi non c’è ancora nessun atto di nascita. D’altra parte, non è nemmeno concepibile che una donna al nono mese si metta in macchina alla volta della Spagna per ottenere un certificato con due madri da riportare in Italia (e la giurisprudenza è unanime sul fatto che vada integralmente riconosciuto). Un tale risultato deve essere possibile, proprio per i principi richiamati dai giudici italiani, sin dall’inizio, se il bambino nasce in Italia.

Quale responsabilità grava a suo parere sul legislatore in riferimento alla mancanza di tutela piena dei minori nati in coppie omogenitoriali o da single attraverso pma?

Il Ministero dovrebbe innanzitutto adeguare le formule. Un bambino su venti nasce in Italia da tecniche di riproduzione assistita, però per lo Stato civile italiano tutti sono nati da un rapporto sessuale. Questo è un problema di verità che riguarda tanto coppie etero- quanto omosessuali. Poi c’è il problema specifico delle coppie arcobaleno. Il Legislatore ha preferito lasciare che la materia venisse regolata dai giudici. Chissà, forse è meglio, certo è un percorso più laborioso e lungo.

Comunque a Torino si sta iniziando ad affrontare la questione e speriamo che la sindaca Appendino e l’assessore Pisano diano un segnale importante a tutela del piccolo Niccolò Pietro e delle sue mamme. Noi siamo pronti a difendere davanti ai giudici il passo avanti che stiamo chiedendo ai vertici politici. Da qualche parte occorre pur cominciare.

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