Una Piazza della Scala gremita per dire no a ogni forma d’odio. Al grido di Stop Hate è iniziata alle 11:00 la manifestazione milanese che, lanciata dall’assessore meneghino Pierfrancesco Majorino a seguito dei continui quanto anonimi attacchi omofobici e minatori via social nei riguardi dell’attivista Luca Paladini, è stata convintamente accolta e organizzata dallo stesso fondatore dei Sentinelli di Milano.  

Il raduno ha dato anche l’avvio a una grande campagna contro stalking, cyber-bullismo, minacce, incitamenti all’odio e violenza di genere finalizzata altresì a richiedere una legge efficace contro l’omotransfobia.

Tanti gli interventi susseguitisi, tra cui quelli dello stesso Paladini, dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, del sindaco di Milano Giuseppe Sala, di Cecilia Strada, di Malika Ayane.

Letti anche i messaggi di affettuosa vicinanza giunti da ogni parte d'Italia a partire da quelli delle senatrici Liliana Segre e Monica Cirinnà. Alle dichiarazioni ufficiali si sono alternate testimonianze, racconti ed esperienze che hanno confermano l’insufficienza della attuale legislazione e la necessità di tutelare le vittime dei reati d’odio. Reati che sono oggi amplificati dalla mancanza di regole adeguate all’interno dei social network.

La manifestazione di Piazza della Scala non è andata però esente da contestazioni come quella di alcune femmimiste. Le stesse che stanno da giorni fomentando la polemica sull'inesistente sfratto di ArciLesbica dal Cassero di Bologna tra la generale soddisfazione di gruppi di destra, giornali clericali e artisti dal calibro di Povia.

In nome d'una querula retorica vittimale si è infatti invocata un'opera di cyberbullsimo che sarebbe stata messa in campo per l'addietro dallo stesso portavoce dei Sentinelli. Accuse non solodel tutto infondate ma quanto mai inappropriate nei riguardi di chi da mesi è oggetto continuamente d'una persecuzione tale da essere prossimamente al centro di un'interrogazione parlamentare

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Nella Giornata internazionale contro l’omotransfobia Avellino ha aperto la stagione  dell’Onda Pride 2018. Un primato per il capoluogo irpino, unico tra quelli della Campania a non aver mai ospitato una marcia dell’orgoglio Lgbti.

Marcia che, partita da Piazza Libertà, si è snodata a tappe lungo Corso Vittorio Emanuele con testimonianze dirette e momenti artistici per sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche Lgbti in un territorio dove si parla poco o addirittura si evita di affrontare questi temi. Ad aver organizzato il Pride, cui ha partecipato in veste di testimonial il giornalista Rai Alessandro Baracchini, l’associazione locale Apple Pie.

Presenti tanti attivisti e attiviste campani, tra cui Eddy Parascandolo, presidente del Coordinamento Campania Rainbow, Giuseppina La Delfa, ex presidente di Famiglie Arcobaleno, Ottavia Voza, referente d’Arcigay Nazionale per le Politiche Trans, Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga, responsabile Diritti Persone Trans per Arcigay Napoli, nonché l’artista Ciro Cascina. Tante le persone in strada o affacciate dalle proprie abitazioni, che hanno salutato con entusiasmo l'Avellino Pride, comprese alcune anziane suore della Casa di riposo Alfonso Rubilli.

suore

Una marcia dell’orgoglio interamente dedicata alle vittime dell’omotransfobia, ricordate al termine della manifestazione davanti alla Villa Comunale col lancio di palloncini colorati sulle note di Hallelujah di Leonard Cohen.

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Con 35 voti favorevoli, 4 contrari e nessuna astensione il Consiglio comunale capitolino ha approvato la mozione ex art. 109 presentata dal Movimento 5Stelle.

Essa impegna dal prossimo anno la sindaca, la giunta e i suoi assessori a «promuovere l’adozione di ogni iniziativa utile per garantire adeguata risonanza alla celebrazione della Giornata internazionale contro l'omotransfobia per il giorno 17 maggio di ogni anno». E, questo, attraverso l’attuazione, «in sinergia con gli enti istituzionali e con le associazioni del territorio, di iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in particolare rivolte anche al mondo della scuola, attraverso l’organizzazione di eventi e dibattiti a carattere comunale e municipale».

Nello specifico, ogni 17 maggio, la bandiera arcobaleno sarà esposta sia presso il Campidoglio sia presso i singoli municipi. Al contempo l'amministrazione capitolina organizzerà e coordinerà una consulta con le associazioni Lgbti per un confronto sugli atti omotransfobici e la relativa messa in atto di strategie di prevenzione e contrasto agli atti omotransobici.

Erano presenti in Campidoglio esponenti di associazioni Lgbti come Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, e Cristina Leo, coordinatrice del Coordinamento Lazio Trans. In giornata la sindaca Virginia Raggi ha twittato: «È la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Roma contro la violenza e i maltrattamenti. Sempre. Stop omofobia».

In realtà già dallo scorso anno si tiene nei municipi della capitale una settimana d’eventi contro l’omotransfobia e nelle sale consiliari di alcuni di essi viene esposta, il 17 maggio, la bandiera rainbow. Come, ad esempio, in quella del municipio X (di Ostia), dove nella mattinata la rainbow flag è stata platealmente rimossa dal consigliere comunale di CasaPound Luca Marsella

«Stamattina entro in aula e trovo la bandiera arcobaleno accanto al tricolore - così sul suo profilo Facebook Marsella -. Chiedo cosa significhi, magari è in solidarietà ai palestinesi uccisi in questi giorni. Scopro invece che è semplicemente lì contro estremismi e discriminazioni. Ho tolto quella bandiera messa dal M5S, che in un'aula istituzionale non c'entra nulla e rappresenta soltanto una prevaricazione. Se volete dimostrare coraggio, domani portate la bandiera della Palestina. E basta con queste idiozie, pensiamo ai problemi di Ostia.  Ps: prima o poi tolgo pure la foto di Mattarella».

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Si è tenuta ieri presso Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, depositata alla Camera il 2 maggio scorso dal deputato Alessandro Zan (Pd).

Oltre al parlamentare d’origine padovana sono intervenuti i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, che il 21 marzo ha presentato al Senato una pdl similare recante Norme contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Come quella avanzata da Zan, tale proposta di legge si propone di estendere agli atti di discriminazione e ai delitti motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la protezione già garantita ai crimini d’odio fondati su motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose dal recente art. 603-bis del Codice penale.

«In ossequio – spiega la senatrice Cirinnà – al generale principio stabilito dall’articolo 609-septies del Codice penale, si ritiene di escludere la perseguibilità d’ufficio, ricollegata dall’articolo 6 della "legge Mancino" alla configurabilità dell’aggravante di cui all’articolo 3, per il delitto di violenza sessuale di cui all’articolo 609-bis del Codice penale» Ha quindi aggiunto: «Il terzo articolo del disegno di legge istituisce anche in Italia la Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia nella data del 17 maggio. L’art. 4 assegna all’Istat il compito di sopperire all’attuale assenza di dati attraverso una rilevazione statistica quadriennale».

Eccone il testo:

Art. 1.

(Modifiche al codice penale)

 

All’articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al comma 1, lettera a), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

b)  al comma 1, lettera b), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

c)  al comma 2, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere».

Ai fini della legge penale, si intende per:

a) «orientamento sessuale»: l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;

b) «identità di genere»: la percezione che una persona ha di sé come rispondente ad un genere, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico."

Art. 2

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n.122)

 

Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al titolo, dopo le parole: «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «, o fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere»;

b)  alla rubrica dell’articolo  1, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: « o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»;

c)  all’articolo 1, comma 1-quinquies, le parole: «o degli extracomunitari» sono sostituite dalle seguenti: «, degli extracomunitari, delle persone omosessuali e transessuali»;

d)  all’articolo 3, comma 1, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle seguenti: «, religioso o fondato sull’orientamento sessuale o dall’identità di genere»;

e)  all’articolo 6, comma 1, dopo le parole: «comma 1, » sono inserite le seguenti: «ad eccezione di quelli previsti dall’articolo 609-bisdel codice penale,».

Art. 3

(Istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia e la transfobia)

La Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi e le discriminazioni motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.

In occasione della «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia» sono organizzati incontri e iniziative, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare le cittadine e i cittadini al contrasto del pregiudizio, della discriminazione e della violenza verbale e fisica motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, nonché di mantenere vivi nella cultura e società italiane i princìpi di uguaglianza dei diritti e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

Art. 4

(Statistiche sulle discriminazioni e sulla violenza)

Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più esposti  al rischio con cadenza almeno quadriennale. 

Guarda il video dell'intervento di Monica Cirinnà

 

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Presentata ieri in conferenza stampa presso Palazzo Montecitorio la proposta di legge contro l'omotransfobia, il cui primo firmatario è il parlamentare dem Alessandro Zan.

A moderare l'incontro, cui sono intervenuti la senatrice Monica Cirinnà e i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto, il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore. Tra i presenti anche il direttore di Gaynews Franco Grillini, il segretario di Certi Diritti Leonardo Monaco, la presidente di Agedo Roma Roberta Mesiti, il presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Guarda il video dell'intervento di Alessandro Zan

 

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Si terrà alle ore 13:00 in Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, di cui il deputato Alessandro Zan (Pd) è primo firmatario.

Oltre al parlamentare d’origine padovana interverranno i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria, a sua volta, d’una pdl similare depositata al Senato il 21 marzo.

Presentata alla Camera dei deputati il 2 maggio e annunciata il 7 maggio, la proposta di legge Zan (C. 569) reca Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Alla luce degli ultimi quanto ripetuti casi di aggressione omofobica, verificatisi in più parti d’Italia tra marzo e aprile, Zan ha ritenuto infatti necessaria la predisposizione di una legge volta a perseguire penalmente chi commette atti di violenza o incita all’odio nei riguardi delle persone omosessuali e transgender sì da garantire una piena tutela delle stesse.

E, questo, secondo un criterio desunto dalla recente inserzione nel Codice penale degli articoli 604-bis e 604-terLa volontà è quella, dunque, di estendere alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere gli effetti dei due nuovi articoli sanzionanti gli atti di violenza e l'incitazione all’odio per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Eccone in anteptima il testo:

Art. 1.

(Modifiche all’articolo 604 bis del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)

 

Alla rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

dopo le parole «etnica e religiosa», sono aggiunte, infine, le parole «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

All’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

a) alle lettere a)b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

b) Il paragrafo seguente «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» è sostituito da «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Art. 2.

(Modifiche all’articolo 604 ter del codice penale in materia di circostanza aggravante)

 

All’articolo 604 ter del codice penale sono apportate le seguenti modifiche: 

nel primo periodo, dopo le parole «o religioso» sono aggiunte le seguenti «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

 

 

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Il cambiamento per dirsi tale deve passare attraverso gesti concreti. In caso contrario le parole di preannuncio resteranno flatus vocis e suoneranno da scherno a chi ne attendeva l’attuazione.

Gli ultimi due giorni resteranno a tal riguardo indicativi d’un effettivo mutamento di relazionarsi con le persone Lgbti da parte di alcuni esponenti dell’episcopato italiano. E, per giunta, di rilievo.

A partire dall’agire felpato del vescovo di Bergamo Francesco Beschi che, senza pronunciamenti formali, ha spinto il guardiano del convento dei cappuccini orobici ad annullare l’adorazione eucaristica del 21 maggio in riparazione del Pride locale.

Promosso dal Circolo del Popolo della Famiglia di Seriate con l’adesione del Comitato provinciale bergamasco dello stesso partito adinolfiano, del Movimento per la Vita della Val Cavallina, di Intercomunione Bergamo/Brescia, dei circoli locali de La Croce e del Movimento Preghiera delle mamme, il momento paraliturgico non avrà più luogo.

«Il Pdf, per il senso di responsabilità che nutre nei confronti della diocesi di Bergamo - si legge nel comunicato ufficiale del circolo promotore –, ha ritenuto opportuno annullare l’iniziativa, fatto che non impedirà di proseguire il proprio impegno a tutela e salvaguardia della vita e della famiglia».

Da atti inibitori ad atti propositivi: come quello di Corrado Lorefice, arcivescovo metropolita di Palermo, che ha composto il testo d’una preghiera da leggersi al termine delle messe festive del 12 e 13 maggio.

In essa, mentre si deplorano con fermezza le «espressioni malevole e azioni violente» nei riguardi delle persone omosessuali, si invoca per i cristiani un’adesione «alla grazia dell'Evangelo, perché testimonino e annuncino, con audacia profetica, l'incondizionato rispetto dovuto ad ogni persona e denuncino ogni forma di discriminazione ed emarginazione».

Preghiera che, scritta in prossimità della Giornata internazionale contro l’omotransfobia, sarà appunto letta la sera del 17 maggio nel corso della specifica veglia ecumenica itinerante tra Piazza Politeama e la Parrocchia di S. Lucia al Borgo.

Un gesto consimile ma più fortemente significativo arriva da Reggio Emilia, dove il 20 maggio si terrà presso la parrocchia di Regina Pacis la seconda edizione della veglia di preghiera per il superamento dell’omofobia, della transfobia e ogni forma di intolleranza voluta da don Paolo Cugini.

Veglia che, fortemente osteggiata nel 2017 dallo stesso vescovo locale Massimo Camisasca e con toni di corale protesta da gruppi di cattolici tradizionalisti, è stata nelle scorse settimane nuovamente al centro di polemiche infuocate e attacchi reiterati da parte del neonato Gruppo di preghiera-riparazione 20 Maggio.

Tanto più che quest’anno l’iniziativa – agli occhi dei contestatori nostalgici d’un cattolicesimo piano – sarebbe aggravata da un «orientamento interreligioso-pancristiano» dovuto alla partecipazione della pastora battista Lidia Maggi. Ma a finire questa volta nel mirino del presidente Alessandro Corsini e dei suoi sodali lo stesso ciellino Camisasca per aver preso parte, il 16 aprile, a un incontro col Gruppo Cristiani Lgbt presso la parrocchia Regina Pacis.

Dopo le dichiarazioni di Don Paolo Cugini a Gaynews i toni hanno raggiunto un tale parossismo da indurre alcuni quotidiani cattolici conservatori a rilanciare per l’occasione i concetti di omosessualismo e omoeresia e spingere taluni a un’operazione di mailbombing nei riguardi di Camisasca perché vietasse “l’indegna veglia”.

Ma gli effetti sono stati esattamente contrari a quelli sperati. Tanto più che il forzare la mano all’autorità episcopale suona ancor più inaccettabile se di quella autorità ci si va proclamando vindici e difensori menzionando Tridentino, Sillabo e Catechismo di S. Pio X. Infatti non solo il vescovo Camisasca non ha annullato la veglia del 20 maggio ma ha ufficialmente comunicato che a presiederla sarà proprio lui.

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Tutto pronto per l’Onda Pride, che interesserà l’intero Paese con 28 marce dell’orgoglio Lgbti e centinaia di eventi. Quest’anno tutto avrà inizio da Avellino, il prossimo 17 maggio in cui si celebra Giornata mondiale contro l’omotransfobia.

Per l’occasione è stato realizzato un video spot dalle attiviste e dagli attivisti di Apple Pie con riprese e montaggio di Giulio di Rienzo. Esso ha come protagonista la Sidigas Scandone Avellino, squadra ai vertici del basket italiano ed europeo nonché finalista, in questi giorni, della Fiba Europe Cup.

Un messaggio importante, dunque, proveniente  da campioni italiani ed europei di uno degli sport più seguiti al mondo.

Per l’occasione abbiamo intervistato la Presidente di Apple Pie Mara Festa, il vicepresidente Antonio De Padova e la tesoriera Rebecca Piu.

Parlateci  di Apple Pie: come è nata e quale sono gli obiettivi di questa nuova associazione Lgbti ad Avellino?

Apple Pie nasce a giugno 2017 come gruppo di parola Lgbti per sensibilizzare il territorio alla cultura del rispetto,  attraverso incontri di condivisione delle proprie esperienze.

In occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia il Coordinamento Campania Rainbow ha deciso di organizzare insieme con voi un grande evento regionale ad Avellino: di cosa si tratta?

Si tratta di una marcia contro le discriminazioni: una marcia a tappe con testimonianze dirette e momenti artistici per sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche Lgbti, proprio in un territorio dove si parla poco o addirittura si evita di affrontare questi temi. L'aspettativa è di far conoscere, riflettere e creare condivisione e sinergie sul territorio.

Insomma un vera e propria marcia dell'orgoglio Lgbti ad Avellino per la prima volta: vi candidate dunque per ospitare il primo Pride regionale nel 2019?

È una giornata importante per la nostra città e per tutti coloro che si sentono trattati come persone di serie B. Sì, sicuramente per la città di Avellino questo è passo significante, vediamo dove ci porterà.

Il video promo per l’evento del 17 maggio è davvero bello: come è nato?

Nasce dall'idea di Antonio De Padova che ha contattato la responsabile della comunicazione della Sidigas Scandone Avellino, Maria Picariello, e le ha proposto di coinvolgere la squadra per sostenere l'evento. Nel giro di pochi giorni, si è scritto lo spot, si  è colorata una palla da basket con i colori dell’arcobaleno e grazie al videomaker, Giulio di Rienzo, si sono fatte le riprese con la squadra. Non possiamo far altro che ringraziare infinitamente la squadra, il coach Stefano Sacripanti, la responsabile dell'Ufficio stampa e tutto lo staff per il sostegno e la sensibilità che hanno mostrato nell'affrontare questa tematica.

Lo sport è ancora un baluardo di omofobia e machismo, soprattutto in alcune discipline. Eppure, una squadra importante come la Sidigas Scandone Avellino è la protagonista del video per il 17 maggio ad Avellino. Quanto è importante per Avellino e per l’Italia intera questo messaggio contro l’omotransfobia proveniente da grandi campioni della sport?

Amar’e Stoudemire, ex stella del basket Nba dichiarò: Se sapessi che un mio compagno di squadra è gay, mi farei la doccia dall’altra parte della strada e mi assicurerei che i miei vestiti fossero dietro l’angolo. Lo sport resta una delle ultime frontiere da superare nella lotta per i diritti lgbt. È vero c’è ancora molto da fare ma il sostegno ricevuto dalla  Scandone Avellino ci fa ben sperare. Gli sportivi della Scandone rappresentano un esempio per moltissime persone e, questo messaggio contro l’omotransfobia e la discriminazione in generale, rappresenta un grande passo per lo sviluppo della cultura del rispetto.

Speriamo che il messaggio di pace che proviene da una cittadina piccola come Avellino, possa trovare una forte eco in tutta Italia. Ringraziamo tutti ma in particolare Jason Rich, Ariel Filloy, Marteen Leunen il capitano, Bruno Fitipaldo, Lorenzo D’Ercole, Stefano Sacripanti il coach, Andrea Zerini e l’amica Maria Picariello.

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Come annunciato il 23 aprile da Arcigay Palermo, presso la locale Università degli studi le persone che hanno intrapreso il percorso di transizione potranno attivare il profilo alias. In esso verrà riportato il nome che più corrisponde al genere percepito.

Come spiegato nel comunicato, «si tratta dell’attuazione dell’articolo 3, comma 3 del Regolamento Generale d’Ateneo varato nel 2013 e finora mai applicato a Palermo ovvero “l’istituzione del cosiddetto doppio libretto di genere rivolto agli studenti in fase di transizione”: una procedura esistente a Torino, Padova, Bologna, Urbino, Pavia, Verona, Bari e Catania. Nonostante nel regolamento sia previsto, per il “doppio libretto di genere” è mancato fino a ora l’impianto attuativo».

Per saperne di più, abbiamo raggiunto Gabriel, studente FtM e coordinatore del Gruppo Giovani d’Arcigay Palermo.

Gabriel, raccontaci di te e delle tue emozioni

Sono un semplice e solare ragazzo palermitano di 20 anni che quando era piccolo si faceva chiamare Benji, odiava le gonne (tanto che piangevo quando me le mettevano), il rosa e le bambole. Amava tutto ciò che era maschile e ha capito di essere transgender a 13 anni. Lo ha compreso dopo aver notato durante l’interpretazione di un ruolo maschile, in uno spettacolo teatrale, che si sentiva a suo agio in quella veste. Forse troppo. Quando lo raccontai alla mia migliore amica di allora mi disse di cercare il termine “transessualità”. Lo disse poiché i miei discorsi le ricordavano questo “concetto”.

Da quel momento è stata la svolta della mia giovane vita: mi rispecchiavo nelle testimonianze dei ragazzi transessuali italiani su Youtube e sui blog a tema. Mi rappresentavono nel loro sentirsi ingabbiati: nelle proprie forme morbide (dove non dovevano esserci), nei pronomi e in quel nome totalmente femminile (che nel mio caso non si poteva rendere neutrale in nessun modo), in quella voce troppo acuta e nella pelle del viso troppo liscia.

Dopo molte e lunghe riflessioni ho compreso che dovevo dirlo alla mia famiglia. Ho fatto il primo coming out con mia madre attraverso una lettera, per poi dirlo, successivamente, a mia sorella e a mio padre. Ovviamente non hanno fatto i salti di gioia quando l’hanno saputo, ma non mi hanno voltato le spalle!

Mi sono stati vicini e mi hanno supportato fin da subito. E, grazie al loro consenso ho affrontato un percorso di supporto psicologico presso l’Agedo di Palermo durato dai 15 ai 17 anni di età.

Dai 17 ai 18 anni ho interrotto il percorso di supporto perché ho trascorso un anno veramente buio per colpa del bullismo psicologico che vivevo a scuola a causa di un mio compagno omosessuale (che nei primi anni di scuola consideravo un amico): con la scusa dello scherzo mi chiamava volontariamente per nome anagrafico quattro volte su cinque. Lo scriveva ovunque (sui banchi, su i muri, sulle pagine dei miei libri, ecc) con annesse frasi irritanti e declinate al femminile; mi faceva outing per potermi prendere in giro in pubblico tranquillamente.  Mi accusava di usare il coming out con gli insegnati come arma di vittimismo per avere vantaggi nei risultati scolastici; e altre cose anche più pesanti che è meglio non rammentare. Volevo perdere l’anno pur di allontanarmi da questa persona, anche a costo di sfidare il destino e magari di ritrovarmi con altre persone pronte a farmi soffrire. Ma d’altronde peggio di quello che stavo passando non poteva accadermi. All’inizio del quinto anno però, dopo essermi stancato di questa sofferenza, mi sono ribellato e sono riuscito a debellare questo mostro  che mi perseguitava chiamato: bullismo. Da lì ho ripreso in mano la mia vita e sono ritornato in Agedo, dove ho intrapreso l’iter psicologico per potere, dopo la perizia psicologica, iniziare la terapia ormonale.

Ho iniziato la terapia ormonale a 19 anni, il 15 Marzo 2017, e da quel momento la mia vita è solo migliorata: dal ragazzo sempre un po’ intimorito dalle altre persone e che non amava essere al centro dell’attenzione sono diventato un ragazzo ancora più forte di quanto non fossi già. Divenni energico, socievole molto più di prima e accesi i riflettori su di me senza però risultare egocentrico. Dopo più di un anno la mia autostima è aumentata tantissimo, il mio viso mi piace sempre di più (e di conseguenza piaccio di più), il mio corpo diventa sempre più maschile e col passare del tempo è come se mi dimenticassi che sono nato femmina. Me lo ricordano solo il nome sui documenti, il petto (che adesso vivo come una ginecomastia maschile) e le parti intime (verso cui non provo disforia). Ora attendo di iniziare l’iter giuridico per la rettifica anagrafica e il via alla mastectomia e all’isterectomia. Nel frattempo impiego il mio tempo tra l’università, gli amici migliori del mondo e la lotta per la difesa e la conquista dei diritti per la comunità Lgbti ad Arcigay Palermo.

Hai detto che hai subito bullismo durante l’adolescenza: c’è un’esperienza precisa che ti senti di raccontare?

Sì, un’esperienza di quando avevo 17 anni. Con una mia amica frequentavamo lo stesso gruppo di "amici” del mio compagno bullo. Una sera a casa di uno di loro, per scherzare, dovevano sfilare tutti “da donna”. Il problema fu che mi costrinsero a farlo, nonostante io avessi esplicitamente detto di non volerlo fare perché la cosa mi faceva stare male.

Mi chiusero in una stanza per almeno 20 minuti con l’ordine di farlo, o non mi avrebbero fatto uscire. A quei tempi ero fragilissimo psicologicamente perciò, dopo aver provato ad aprire la porta non so quante volte e notando che era tutto inutile, lo feci: mi vestii da donna pur di uscire da quella stanza chiusa e finire al più presto quest’atto crudele. Mentre mi vestivo loro mi guardavano dallo spiraglio della porta ridendo di gusto. Un gusto, per me, amarissimo.

Mi dovetti mettere un reggiseno di una di loro, una specie di magliette scollata, e delle scarpe alte. Nessuno, nemmeno quella che ai tempi era la mia migliore amica (poiché anche lei era succube e manipolata dal gruppo a cui a capo vi era il bullo) disse qualcosa per difendermi da quella situazione.bÈ il ricordo più terribile che ho. Umiliante. Mi sono sentito come un animale da circo. Quando l’ho raccontato alla mia attuale migliore amica è scoppiata in lacrime, abbracciandomi forte.

Oggi quella dura esperienza di bullismo l’ho ancora dentro di me. Dura così come l’ho vissuta. Raccontarla però serve per dare il senso concreto e doloroso della frustrazione che il bullismo (troppo spesso nascosto dietro frasi come “sono ragazzate”, “si fa per scherzare, non fare la vittima” ecc.) porta alle vittime. Oggi quel dolore ha cambiato aspetto. E’ carburante per voler combattere per gli altri e per non voler perdersi nemmeno un secondo della vita Bella che si può vivere.

Oggi sei più sicuro di te stesso. Chi ti ha sostenuto e ti sostiene maggiormente?

La mia famiglia, che mi è sempre stata vicina, nonostante, le iniziali incomprensioni e paure di una società che alle volte è veramente troppo cattiva; i miei amici al di fuori della scuola, che non mi hanno mai fatto sentire solo e mi hanno sempre dato la carica per andare avanti.  La maggior parte dei miei docenti del liceo, che mi hanno supportato chiamandomi al maschile (anche durante gli esami di maturità) senza nascondersi dietro scuse del tipo “finché non cambi i documenti qui dentro posso chiamarti solo in quel modo” e ideologie bigotte e retrograde; il mio psicologo, che mi ha aiutato a diventare forte e a costruire il mio carattere solare, da guerriero, di chi deve solo viversi senza aver paura del giudizio altrui, e che ancora oggi tifa per me con grande affetto; e adesso anche la famiglia di Arcigay Palermo.

Che cosa significa per te coordinare il gruppo giovani di Arcigay Palermo?

Sono molto felice di far parte del Gruppo Giovani di Palermo e di essere uno dei suoi coordinatori. Quando uscii dalla gabbia del bullismo capii che volevo fare questo nella mia intera vita: essere la voce e il volto di chi non può parlare o di chi non riesce perché troppo fragile. Arcigay Palermo mi permette di farlo attraverso l’attivismo, e allora io mi metto a disposizione per qualsiasi iniziativa, con particolare attenzione alle iniziative che trattano di bullismo omo-transfobico. Questo rende la mia vita una sfida continua, un qualcosa da cui non riesco più a tirarmi indietro perché so che ho la stoffa per farlo, e soprattutto mi fa sentire socialmente utile! Questa del Gruppo Giovani è stata l’opportunità più bella che Palermo potesse mai offrire, e noi partecipanti ne siamo tutti grati.

Qual è la tua esperienza universitaria da persona trans?

Sono al primo anno di Educazione di comunità, dopo un anno di Scienze della comunicazione per media e istituzioni; l’anno scorso vivevo proprio male l’ambiente universitario visto che non ero nemmeno in terapia ormonale. Eravamo 250 studenti in un’aula, e sapere che il mio nome anagrafico potesse uscire per qualche appello davanti tutte quelle persone mi faceva psicologicamente e fisicamente male. Fortunatamente non è mai accaduto, ma il dolore per l’ansia me lo ricordo ancora.

Quest’anno invece, nella nuova facoltà, mi sono messo molto più in gioco sia durante le lezioni che con i colleghi, anche grazie ai docenti con i quali ho coming out via email che mi hanno sempre dato al maschile quando dovevano rivolgersi a me. Una frase molto significativa che mi è stato detta da un mio collega è stata “non hai bisogno di un microfono per parlare, la tua voce rimbomba”. Sono sempre stato un ragazzo molto silenzioso e timido prima della terapia ormonale, e sentirmi dire una frase del genere è stata una gioia incredibile. Per la prima volta mi sono sentito Presente nel mondo.

Negli scorsi giorni l’Università di Palermo ha avviato l’attivazione del profilo alias. Come consideri questo risultato?

Appena mi è stato comunicato ho esultato come i tifosi dell’Italia ai mondiali del 2006. Per colpa di questo maledetto nome femminile che purtroppo ancora persiste nella mia carta d’identità ho il portale universitario al femminile, e di conseguenza anche la tessera unicard (che ha sostituito il libretto da due anni). Per evitare di mostrare o scrivere il mio nome anagrafico non ho prenotato determinati esami per paura dell’appello, non ho firmato petizioni utili, non mi sono iscritto ad una associazione studentesca e non sono mai andato a mensa. Ho perso tante piccole cose che per gli altri sono di una normalità che per noi persone trans con i documenti non rettificati è impensabile. E come me, tutti gli studenti e tutte le studentesse transessuali, che magari vivono anche il disagio dell’appello obbligatorio ad ogni lezione per via della frequenza obbligatoria (che io fortunatamente non ho).

Questa opportunità della carriera alias è un vero e proprio abbraccio immaginario in cui tutti noi ci stringiamo e ci confortiamo. Arcigay Palermo, l’associazione UniAttiva e il Magnifico rettore Fabrizio Micari hanno fatto qualcosa che cambierà totalmente l’esperienza universitaria delle persone transessuali. Cambierà anche i rapporti umani con colleghi e docenti: non avremo più il timore di dover fare coming out ,“venire scoperti” e non essere più chiamati ogni giorno con un nome che ci sta stretto! È una vera rivoluzione!

La città di Palermo e la comunità trans sono due realtà che si toccano o si ignorano?

Palermo è per natura una città abituata alle diversità ed è da sempre stata dalla parte della comunità LGBT. Non è di certo la città perfetta e non è esente a casi di omo-transfobia, questo no, però rispetto ad altre città è molto più tranquilla e tollerante. Io personalmente non sono mai stato aggredito né insultato. Sarà capitato tre volte in nove anni di utilizzo dei mezzi pubblici qualche domanda inopportuna fatta per prendere in giro, ma nulla di ché alla fine dei conto. Stessa cosa anche altri miei amici e altre mie amiche transessuali (al massimo queste ultime soffrono per il catcalling, ma quella è una cosa che subiscono anche le donne biologiche, quindi è tutto un altro discorso).

In conclusione, direi che Palermo “si lascia toccare” dalla comunità trans e poi la ignora lasciandola vivere come vuole senza disturbarla. Chi la disturba è sempre un caso su cento… ma educheremo anche quel caso isolato in qualche modo!

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Da Scafati a Bologna, da Roma a Parma, da Torrazza Piemonte a Roma nuovamente: insulti e aggressioni a danno di persone omosessuali tra il 9 marzo e il 23 aprile. Si potrebbe parlare, come ha fatto il parlamentare dem Alessandro Zan, di «cronaca di ordinaria omofobia italiana».

Ma i casi elencati sono in realtà «solo la punta emersa di un iceberg di violenza e odio che quotidianamente calpesta la dignità e i diritti delle persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese. Atti che devono trovare una risposta dura e ferma nella legislazione penale».

Questo il motivo per cui il parlamentare d’origine padovana depositerà nelle prossime ore un progetto di legge «perché anche i crimini di discriminazione e violenza per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere siano puniti severamente».

Di questa pdl ha spiegato in anteprima esclusiva a Gaynews i contenuti.

«Negli ultimi mesi - ha dichiarato Zan - abbiamo assistito a una vera e propria escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di una violenza inaudita, spesso commessi da branchi nei confronti di singole persone identificate come omosessuali o di coppie omosessuali, anche nel pieno centro di numerose città italiane. Questi atti devono trovare necessariamente una adeguata risposta nella legislazione penale, che deve essere approvata con urgenza dal Parlamento per allinearsi con gli altri stati dell’Unione Europea e dare tutela ai cittadini e alle cittadine omosessuali e trans.

Per questo presenterò in queste ore una proposta di legge contro l’omotransfobia, dando seguito a quanto contenuto nel programma del Partito democratico: dopo l’approvazione delle unioni civili, vogliamo continuare il cammino di approvazione dei diritti per tutti, ripartendo proprio da questa legge.

Il decreto legislativo del 1 marzo 2018 n. 21 ha inserito nel codice penale due nuovi articoli, il 604 bis e il 604 ter, che riportano il contenuto della legge 654 del 1975 e della legge 205 del 1993 (legge Mancino), le norme che sanzionano gli atti di violenza e l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

La legge contro l’omotransfobia che è stata predisposta segue questa direzione: vogliamo estendere gli effetti di questi due nuovi articoli anche alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere. Si tratta di inserire nel codice penale una piccola modifica, ma che potrà finalmente dare una adeguata tutela e giustizia a milioni di italiani davanti alla legge.

Chi compie violenza o incita all’odio perché qualcun altro ama deve essere punito».

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