GayNews

GayNews

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha oggi deciso a favore della temporanea legittimità delle restrizioni imposte dall'amministrazione Trump alle persone transgender all'interno delle forze armate. Persone che, secondo le stime, sono circa 15.000.

A votare in tal senso i cinque giudici conservatori a differenza dei quattro di estrazione liberal, che si sono invece espressi a favore dello stop della recente normativa.

Le nuove regole varate dalla Casa Bianca, bloccate da una serie di ricorsi nei tribunali inferiori, possono ora entrare in vigore mentre prosegue la battaglia legale in appello. In precedenza alcuni giudici federali avevano bloccato la normativa trumpiana ravvisando in essa profili di incostituzionalità. 

«Pur trattandosi solo di una decisione procedurale, essa potrebbe segnalare - come giustamente rilevato da Claudio Selvaggio - che la maggioranza conservatrice della Corte, sensibile ai poteri e alle prerogative presidenziali, sta mostrando i muscoli. E dimostrare che il ricorso al sistema giudiziario per bloccare i provvedimenti più controversi di Trump funziona solo se poi alla Corte Suprema c'è una maggioranza che conferma gli appelli». 

e-max.it: your social media marketing partner

«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

e-max.it: your social media marketing partner

Il preside è gay. Questa la scritta comparsa ieri su un muro esterno del Liceo Scientifico Alfredo Oriani di Ravenna.

Ma quando alcuni docenti gliel'hanno fatto notare, il dirigente scolastico Gianluca Dradi ha deciso di lanciare un messaggio chiaro contro un inequivocabile atto di bullismo omofobico.

«Ciò che offende - ha scritto sul suo profilo Facebook - non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio liceo l'abbia pensata come un'offesa. Non la farò cancellare: resti lì come pietra d'inciampo per l'intelligenza umana. #Nonnellamiascuola».

Schermata 2019 01 20 alle 12.46.37

 

Il post è divenuto in breve tempo virale. Tantissimi i commenti di plauso,  soprattutto da insegnanti del Liceo.

Emanuela Serri, ad esempio, ha scritto: «Hai ragione preside. Approvo completamente quello che scrivi. Nella mia fantasia dovremmo entrare tutti in classe lunedì e dire IO SONO GAY e da lì approfittare per crescere».

Poche, invece, ma quanto mai significative le parole di Sofia Dradi«Fiera di essere figlia di quest’uomo».

e-max.it: your social media marketing partner

No adozioni gay. Questa la scritta a due colori (nero e rosso) campeggiante su uno striscione bianco, affisso poco prima delle 22:30 di ieri davanti all’abitazione del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani.

Un chiaro richiamo alla decisione presa settimane fa dal primo cittadino del Comune estense (ma resa noto dai media il 15 gennaio) di trascrivere un’adozione spagnola per la mamma non biologica di due gemelline, «permettendo così alle stesse – come rilevava Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – di essere anche per le leggi e nei documenti del nostro Paese figlie di entrambe le madri, italiani anch’esse».

Il blitz è stato rivendicato su Facebook dal Dipartimento femminile di Forza Nuova Ferrara attraverso un post, in cui si fa ricorso al solito armamentario lessicale: famiglia naturale, lobby gay, pratica omicida dell’aborto, perversione, capriccio. E, in cui, Tagliani è accostato all’omologo parmense, Federico Pizzarotti, che ha registrato, in dicembre, quattro bambini quali figli di tre coppie di mamme.

Ecco il testo del post: «Rimaniamo 'retrogradi', grazie!

Dopo Parma anche a Ferrara si dà il via al riconoscimento dei 'figli' di coppie omosessuali. È il caso di una coppia di due donne, sposate anni fa in Spagna e che hanno avuto due gemelline con la pratica della fecondazione assistita. Continuano, incessanti, i passi pesanti come macigni verso la totale distruzione della famiglia naturale

Ed ogni qualvolta un sindaco si arroga il diritto di riconoscere figli di una coppia gay, esercitando un potere che si scontra con la legislazione italiana,non solo viene commesso un illecito penale, in questo caso specifico si presenta anche l'aggravante di aver compiuto la registrazione delle bambine senza alcuna disposizione da parte del giudice.

Che buffa, per non usare altri termini, questa evoluzione sociale che da una parte avvalla [sic], rendendosi complice, la pratica omicida dell'aborto, sostenendo una falsa libertà della donna difronte la decisione di dare vita o meno ad un feto, dall'altra sostenere l'adozione da parte di coppie omosessuali. Specialisti mondiali hanno dato prova delle problematiche nella crescita di questi bambini: problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione, senza considerare lo sviluppo di una identità psicologia e sessuale di questi bimbi.

Questo è amore o forse una imbarazzante follia di chi per capriccio vuol dare quel velo di parvenza di aver creato una famiglia che nulla ha di diverso da quella legittima, formata da uomo e donna?

Un bambino ha il sacrosanto diritto di avere una figura femminile, la madre e di quella maschile, il padre, è ordine naturale, non è imposizione di qualche retrogrado, come le lobby gay sentenziano su chi, come noi, lotta ogni giorno per tutelare le fondamenta di ogni società civile "la famiglia naturale".

E anche il 'caro' sindaco Tagliani, come Pizzarotti, ha voluto raccattare, non potendo fare diversamente, consensi da parte della lobby di potere LGBT, andando oltre al diritto civile e a quel diritto naturale che, da sempre, ha concesso il miracolo della procreazione solamente nell'unione tra uno uomo ed una donna.

Tutto il resto è egoismo, capriccio e perversione.

TaglianiGameOver».

Schermata 2019 01 18 alle 11.07.29

 

e-max.it: your social media marketing partner

«Secondo resoconti credibili dei media e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani almeno 40 persone Lgbti nella Repubblica russa di Cecenia sono state detenute da agenti delle forze locali dell'ordine, imprigionate e torturate dal dicembre 2018. I rapporti indicano anche che almeno due delle persone detenute sono morte a causa delle torture da parte dei loro aggressori. Queste gravi violazioni dei diritti umani si aggiungono alla lunga lista di quelle promosse a livello statale in Cecenia».

Così si è espressa oggi Maja Kocijancik, portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas), sulla nuova ondata di repressione omofoba nella Repubblica federata russa di Cecnie, di cui hanno dato notizia Novaya Gazeta e Russian LGBT Network.

«Le autorità russe – conclude Kocijancik – hanno il dovere di proteggere tutti i loro cittadini nel pieno rispetto dei principi dei diritti umani. Dovrebbero e devono urgentemente garantire la sicurezza di tutte le persone a rischio in Cecenia a causa del loro orientamento sessuale. Dovrebbero inoltre svolgere indagini in modo rapido, completo e trasparente.

L'Unione europea si aspetta che le autorità russe svolgano indagini rapide, complete e trasparenti sulla persecuzione denunciata, sulle torture e sulle uccisioni di persone Lgbti in Cecenia. Si aspetta, inoltre, che dalle stesse piena garanzia che chiunque sia riconosciuto colpevole o complice in tali crimini sia consegnato alla giustizia».

e-max.it: your social media marketing partner

Evitare le discriminazioni da orientamento sessuale o identità di genere, «che ancora sono all'ordine del giorno», soprattutto attraverso la formazione del personale delle attività commerciali, degli uffici pubblici e degli operatori turistici del territorio. 

È quanto prevede la convenzione che, patrocinata dall’Assessorato parmense alla Partecipazione e ai Diritti dei cittadini, è stata ieri siglata tra l’associazione ParmaèFriendly e gli enti di categoria Apla Confartigianato, Ascom, Confesercenti, Cna. Coinvolte nel progetto, insieme con ParmaèFriendly, le altre associazioni parmensi Lgbti quali Agedo, L’Asterisco LGBTQIPA+, Certi Diritti Parma, Circolo Aldo Braibanti, Ottavo Colore, Spiritualità Arcobaleno, Tuttimondi.

Oltre a prevenire e combattere le discriminazioni, la convenzione è volta a favorire e diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto delle differenze, nonché promuovere la tutela dei diritti civili e delle libertà personali. Il tutto non senza la messa in rete di iniziative di tipo commerciale o turistico dirette a un target Lgbt anche in prospettiva di Parma 2020, Capitale della cultura.

A tale fine, oltre prima fase di sensibilizzazione, il progetto prevede la distribuzione di una vetrofania con il logo (un arcobaleno con la scritta ParmaèFriendly) da esibire sulle vetrine degli aderenti all'iniziativa.

«Questa progetto - spiega l'assessora Nicoletta Paci - iniziativa è a supporto di un cammino che abbiamo iniziato e che vogliamo continuare, perché per noi la città dei diritti e dell'accoglienza non è uno slogan».

e-max.it: your social media marketing partner

Maggiore sostegno economico ai centri antiviolenza. Un incremento del fondo per le vittime della tratta da 22 milioni a 24 milioni di euro. 40 milioni per il 2019 destinati ai giovani fino ai 35 anni, da condividere con le Regioni «non con interventi a pioggia» ma con un progetto unitario, e 200 milioni per il Servizio Civile Universale, che saranno aumentati nel corso del 2019 fino a diventare 300. 

Sono alcune delle linee programmatiche che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili, ha oggi illustrato in relazione al proprio incarico nel corso dell’audizione in Commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali alla Camera.

Per Spadafora resta il vulnus dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) che «dovrebbe diventare del tutto autonomo e indipendente. Sono convinto che l'autonomia è fondamentale. Sto immaginando questo percorso per renderlo il più possibile conforme a quello che ci chiede l'Europa». 

Tra gli impegni promossi dall'Ufficio, Spadafora ha ricordato quello dei diritti sul fronte Lgbti. «Abbiamo rilanciato un tavolo con 45 associazioni. Rimane l'auspicio sulla legge contro l'omofobia anche se non la prevede il contratto».

Infine, il sottosegratario è tornato a toccare il tema del ddl Pillon, «che, così com'è, non credo che possa essere approvato. In particolare la parte che consente di 'spacchettare', dividere un bambino al 50% tra mamma e papà. Occorre decidere caso per caso. Ribadisco che ci vorrà un approfondimento, che secondo me è nella natura delle cose». 

e-max.it: your social media marketing partner

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la giudice Melania Eugenia Cafiero, il 14 dicembre scorso, ha condannato Silvana De Mari per diffamazione verso il Coordinamento Torino Pride. La sentenza prevede che paghi 1500 € di multa, 2500€ di risarcimento danni al Coordinamento Torino Pride e 2500€ a Rete Lenford, entrambe parti civili nel processo.

Il Coordinamento Torino Pride ha deciso di devolvere il risarcimento al dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Regina Margherita di Torino, dove la dottoressa Chiara Baietto e la sua equipe sono impegnati da anni nel supporto ai bamini, alle bambine e agli/alle adolescenti con disforia di genere.

Nella sentenza si legge «la dichiarazione scritta da Silvana De Mari nel suo blog sancisce che il reato contestato deve ritenersi sussistente sotto ogni profilo.

Per questo motivo Giziana Vetrano e Alessandro Battaglia del Torino Pride si dichiarano molto soddisfatti perché con questa sentenza si sancisce «la volontà di De Mari di offendere e diffamare le associazioni Lgbti e i propri associate. Per la prima volta una’associazione Lgbti raggiunge questo traguardo in tribunale».

Nella sentenza si legge altresì che «il movimento Lgbti, a cui De Mari si riferisce, è un soggetto collettivo individuato dalla imputata e individuabile dal lettore» e che quindi «non si tratta di una categoria indistinta di persone ma di un soggetto organizzato e dotato di una considerazione sociale ed il cui decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati… è tutelabile».

Sulle motivazioni sottese alla sentenza si è anche espresso Niccolò Ferraris, legale del Coordinamento Torino Pride, che ha dichiarato: «Siamo pienamente soddisfatti della sentenza poiché afferma in modo pieno la volontà diffamatoria di quanto affermato contro le organizzazioni per i diritti Lgbto e contro i loro aderenti.

Le associazioni costituitesi parte civile sono individuate quali persone offese dal reato, quali soggetti a cui è riferibile il movimento Lgbti. È la conferma di quanto da noi sostenuto e già riconosciuto dal gip in sede di rigetto della richiesta di archiviazione, a seguito dell'opposizione presentata proprio da noi».

e-max.it: your social media marketing partner

Sulla nuova ondata di arresti e torture a morte di persone Lgbti in Cecenia si erano già espressi nella giornata d’ieri i Radicali Italiani e l’Associazione Radicale Certi Diritti, chiedendo un intervento esplicito del ministro dell’Economia Giovanni Tria presso il premier russo Dmitrij Anatol'evič Medvedev.

Nella giornata di oggi è intrevenuto al riguardo il deputato del Pd Alessandro Zan con una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interrogazione che, cofirmati dagli omologhi di partito Roberto Giachetti, Luca Rizzo Niervo, Francesca La MarcaEnza Bruno Bossio, Martina Nardi, Angela Schirò, Antonella Incerti, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Maria Chiara Gadda, appare così motivata: «Si apprende da numerosi organi stampa nazionali e internazionali che in Cecenia, Repubblica della Federazione Russa, sono in corso operazioni di polizia volte all’identificazione, al fermo, all’arresto e alla deportazione di persone ritenute omosessuali. Secondo fonti appartenenti ad associazioni locali per la tutela dei diritti umani e Lgbt, le persone arrestate sarebbero poi trasferite in un campo di prigionia ad Argun, sottoposte a tortura, fino anche all’eliminazione fisica. Il quotidiano Novaja Gazeta, tra gli ultimi indipendenti in Russia, ha confermato gli arresti di decine di persone e l’uccisione di due uomini, in quanto omosessuali.

Già nella primavera del 2017 erano state denunciate dalla stampa alla comunità internazionale sistematiche persecuzioni in Cecenia contro la comunità Lgbt, ordinate direttamente da Ramzan Kadyrov (presidente ceceno che ha di fatto reso la regione una dittatura islamica), il quale aveva smentito tali operazioni con la frase “non si possono arrestare o reprimere persone che non esistono nella Repubblica Cecena”, negando quindi l’esistenza stessa delle persone omosessuali».

Fatti, questi, che, secondo gli interroganti, «rappresentano una gravissima violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), di cui la Federazione Russa e quindi anche la Repubblica Cecena sono firmatarie», sì da presentarsi quale urgente «un intervento della Repubblica Italiana nelle opportune sedi internazionali per verificare i fatti e, nel caso, ripristinare lo stato di diritto e il pieno rispetto dei diritti umani, oltre che dovere del governo italiano applicare il comma 3 dell'articolo 10 della Costituzione italiana e garantire dunque immediato asilo alle persone attualmente perseguitate».

Alla luce di tali elementi Zan e gli altri cofirmatari hanno domandato: «se il governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative il ministro interrogato intenda porre in essere per far cessare queste sistematiche violenze contro la comunità Lgbt cecena e garantire in futuro piena la piena libertà e il pieno rispetto dei diritti umani nella Repubblica Cecena».

e-max.it: your social media marketing partner

Martedì 15 gennaio l’Assemblea e il Senato dello Stato di New York hanno votato a larghissima maggioranza (rispettivamente 100 sì, 40 no; 42 sì, 19 no) la messa al bando delle terapie di conversione di minori omosessuali. Esercitata da terapeuti e professionisti, ma anche da guide spirituali e da ministri di culto, la pratica è diffusa negli ambienti religiosi statunitensi più conservatori.

New York diventa così il 15° Stato Usa (oltre alla capitale Washington) a rendere illegale la conversion therapy. Nel solo 2018 ad adottare tale misura normativa erano stati Washington, Maryland, Hawaii, New Hampshire, Delaware.

La legge sarà presto firmata dal governatore Andrew Cuomo, che ha dichiarato: «La cosiddetta terapia di conversione Lgbtq è una pratica fraudolenta che ha arrecato danni a troppi giovani: New York è stata in prima linea nel proteggere i diritti Lgbtq per decenni e quando i repubblicani al Senato hanno rifiutato di vietare la terapia di conversione, abbiamo agito per impedirne la copertura da parte della compagnie di assicurazione.

Con l’odierna approvazione di questa legge, New York sta inviando un chiaro messaggio secondo cui nessuno dovrebbe essere torturato per ciò che è. Il mio plauso al legislatore per aver messo definitivamente al bando la terapia di conversione e protetto i giovani Lgbtq».

Sempre il 15 gennaio il Parlamento newyorkese ha infine approvato il Gender Expression Non-Discrimination Act (Genda), che accorda particolari tutele alle persone transgender in ambito lavorativo e assistenziale riconoscendo loro lo status di classe protetta.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video