GayNews

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«Ti porteranno all'ufficio di polizia e ti romperanno tutte le ossa». 

Queste le parole che, il 17 maggio, sette persone sconosciute hanno pronunciato facendo irruzione nell’abitazione di un volontario di Russian Lgbt Network. Tre di loro erano ceceni. Gli altri quattro hanno detto d’essere di polizia, ma si sono rifiutati di fornire documenti di identificazione. Si sono presentati sia come agenti di polizia di Ggrozny sia come agenti investigativi dell'Ossezia del Nord sia come componenti delle «truppe speciali di Ramzan Kadyrov». 

Il volontario è stato brutalmemte interrogato e minacciato di torture e morte. Gli uomini erano alla ricerca di una giovane donna cecena espatriata e di David Isteev, coordinatore del programma di emergenza di Russian Lgbt. 

L’aggredito ha loro risposto di non avere alcuna informazione al riguardo. «Mi hanno allora detto di dire a David Isteev – ha dichiarato - che lo avrebbero trovato e lo avrebbero ucciso».

Isteev riceve regolarmente minacce per il suo lavoro a supporto delle persone Lgbti cecene al pari del direttore esecutivo di Russian Lgbt Network Igor Kocketkov. Dall’aprile 2017 il network è riuscita a far espatriare circa 150 persone dalla Cecenia. Attualmente ci sono 15 persone sotto la supervisione di Russian Lgbt Network

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A due giorni dalla morte di Binyavanga Wainaina la Corte Suprema del Kenya ha respinto il ricorso per l'abrogazione delle Sezioni 162-165 del Codice Penale, che vietano esplicitamente i comportamenti omosessuali tra uomini (anche se il termine "persona" presente nella Sezione 162 è interpretato come inclusivo delle donne). 

In Kenya, dove i rapporti «contro natura» sono condannati fino a 14 anni di prigione, sono state arrestate, tra il 2013 e il 2017, 534 persone per «comportamenti innaturali»

Per gli attivisti le Sezioni 162-165, basate su una legge dell'era coloniale, violerebbero la nuova Costituzione del Kenya, che, promulgata nel 2010, garantisce l'uguaglianza, la dignità e la privacy per tutti i cittadini. Nel ricorso avevano anche presentato argomenti basati sull’abrogazione d’una legge consimile da parte dell'India in agosto scorso.

Ma l'Alta Corte ha spiegato che una decisione in senso contrario avrebbe potuto aprire la strada ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, non permessi dalla Costituzione. «Riteniamo che la Sezione del Codice penale su cui è stato presentato ricorso non sia incostituzionale - ha annunciato la giudice Roselyne Aburili -. Per questo respingiamo il ricorso».

A detta della Corte non ci sarebbero prove sufficienti per dimostrare che le leggi criticate provochino discriminazione. Anzi, tali normative rispecchierebbero i valori del Paese.

Il verdetto è stato fortemente criticato dall'Alta Commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha dichiarato: «Criminalizzare atti che colpiscono individui in base a chi sono e chi amano è intrinsecamente discriminatorio. Si invia inoltre un segnale pericoloso alla società che incoraggia l'ostilità e persino la violenza nei confronti delle persone Lgbt».

Bachelet ha quindi affermato: «Il mio messaggio al popolo del Kenya è di combattere per una maggiore uguaglianza per tutti e di non mollare mai. Le Nazioni Unite sono al vostro fianco e si uniscono a voi nelle vostre richieste di dignità, parità di diritti e un trattamento equo».

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Da oggi in Brasile le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbi sono da considerare reato e chi compirà tale crimine sarà processato sulla base delle leggi vigenti per gli atti di razzismo.

A deciderlo la Corte Suprema con l'adozione di un apposito provvedimento da parte di 6 giudici su 11 in attesa che il Congresso approvi una legislazione specifica. La votazione, presentata come storica dalla stampa locale, giunge in un clima di crescenti attacchi verbali e fisici a persone Lgbti, in parte alimentato dal presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

La decisione formale della massima istituzione giudiziaria del Brasile è stata accolta con sollievo e soddisfazione dai difensori dei diritti umani, in quanto rappresenta una vera protezione per persone Lgbti. Tuttavia per diventare definitiva bisogna aspettare la votazione di un altro gruppo di giudici nel corso di una sessione prevista per il 5 giugno.

Secondo l'organizzazione Grupo Gay da Bahia quest'anno almeno 141 persone Lgbt sono state uccise nel Paese e nel 2018 le vittime sono state 420. A lanciare l'allarme è stato lo stesso vice-presidente della Corte suprema Luiz Fux, che ha dichiarato: "Crimini omofobi sono allarmanti quanto le violenze fisiche e siamo di fronte a livelli epidemici di violenza omofoba".

Complessivamente, nel corso del 2018, si sono registrate in Brasile 4,6 denunce al giorno di atti ostili nei confronti della collettività Lgbti. In totale ci sono sono state 1.685 segnalazioni con un lieve calo del 2,4% rispetto al 2017. 

Nel più grande Paese cattolico al mondo, dove però i gruppie evangelicali sono sempre più diffusi e potenti, sono più di 20 anni che gruppi di attivisti lottano per far riconoscere i diritti delle persone Lgbti, ostacolati da conservatori e gruppi religiosi ben rappresentati in Parlamento. Una situazione già difficile ulteriormente aggravata dall'arrivo al potere del conservatore Bolsonaro, orgogliosamente omofobo, sessista e razzista.

Finora la battaglie di attivisti, sostenute da un numero crescente di giovani brasiliani, hanno portato alla legalizzazione del matrimonio di persone dello stesso sesso nel 2013 e al riconoscimento del diritto di adozione per le coppie Lgbti.

 

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Quasi la metà della popolazione russa non ha pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio del centro di ricerche indipendente Levada. Sondaggio che registra un lento, indubbiamente, quanto progerssivo cambiamento negli ultimi anni. E questo malgrado la legge contro la propaganda gay introdotta nel 2013 e la diffusa omofobia della classe dirigente.

Per il 47%, infatti, gay e lesbiche devono poter avere gli stessi diritti di altri cittadini (era il 39% sei anni fa). 

In ogni caso, alla domanda Come si relaziona con le persone con un orientamento omosessuale? il 39% delle persone intervistate ha infatti risposto in modo "neutrale o indifferente" mentre il 56% in modo "abbastanza negativo". 

 Il sondaggio è stato condotto in 50 regioni della Federazione russa, ma non si precisa se è stata inclusa la Cecenia, dove dal 2017 sono state denunciate diverse ondate di arresti e torture contro gay, contro cui Mosca non ha preso alcun provvedimento, e il presidente Ramzan Kadyrov asserisce che nella regione non ci sono omosessuali. Sono decine anche i casi di violenza registrati nel resto del Paese, anche se si considera che la maggior parte delle aggressioni non venga denunciata.

Il 45% delle persone intervistate dice di non essere al corrente di casi di violenza contro gay, il 20% ritiene che si tratti di episodi isolati, il 15% che si tratti di un fenomeno comune ma solo in alcune regioni e il 13% denuncia che sono diffusi in tutto il Paese. 

Secondo Levada un tale mutamento "può essere spiegato dalla campagna che si era scatenata nei principali media russi intorno alla cosiddetta legge 'contro la propaganda dell'omosessualità' ma ormai l'effetto negativo sull'opinione pubblica sembra essersi gradualmente esaurito".

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Il 23enne Seddiq A. è stato ieri condannato dal Tribunale penale di Parigi a 10 mesi di prigione (di cui quattro con sospensione) per «violenza volontaria, senza conseguente danno d’inabilità totale al lavoro, commessa per motivi di identità di genere» nei riguardi della 31enne Julia Boyer. Dovrà inoltre versare in risarcimento 3.500 euro alla vittima e 1.500 euro alle associazioni SOS Homophobie, Stop Homophobie e Mousse, che si erano costituite parte civile.

Gli è stato infine vietato d’entrare a contatto con Julia e d’avvicinarsi alla sua abitazione.

La donna, addetta alle vendite in una boutique di Givenchy, la cui transizione è iniziata otto mesi fa, era stata aggredita il 31 marzo scorso da un gruppo di giovani sulle scale esterne della metro di Place de la République. Era in corso una manifestazione contro l’ex presidente algerino Albdelaziz Bouteflika. Prima insulti, poi lanco di birra, cori umilianti. Un filmato di videosorveglianza, proiettato in aula, ha mostrato Seddiq tirari i capelli a Julia e poi schiaffeggiarla violentemente più volte.

Sebbene non abbia negato l’accaduto, Seddik ha affermato di non aver voluto insultare Julia in quanto persona trans.

La sua avvocata Mariame Toure ha dichiarato: «È una pena severa, che risponde alla mania dei media intorno a tali questioni». Secondo, invece, l'altro legale, Rachid Madid, «il carattere transfobico non è stato dimostrato».

Viva soddisfazione è stata espressa da Julia. Il suo avvocato Etienne Deshoulières ha parlato di grande risultato in quanto si è trattato di «processo simbolico. Gli atti di violenza sono all’ordine del giorno per le persone transgender. Questo processo non è stato solo quello di Julia. È stato quello di tutte le persone transgender».

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È morto per complicanze da Aids, presso l'Aga Khan University Hospital di Nairobi, Binyavanga Wainaina.

Lo scrittore pluripremiato e attivista a livello mondiale per i diritti Lgbti aveva 48 anni. Nel 2016 aveva dichiarato d’essere sieropositivo. Pur non riuscendo a vincere la sua battaglia contro l’Aids, Binyavanga Wainaina ha vinto quella contro i pregiudizi che in Kenya e in altri Paesi del continente africano esistono nei confronti di chi è omosessuale. Fra l’altro, venerdì 24 maggio, la Corte Suprema del Kenya dovrà esprimersi sulla decriminalizzazione dell’omosessualità. Battaglia per cui si era speso negli ultimi anni di vita.

Nel gennaio 2014 Wainaina aveva fatto coming out, pubblicando per la prima volta un breve racconto intitolato I am a homosexual, mum: una lettera aperta alla madre deceduta, in cui esprimeva le difficoltà e il dolore di essere una persona omosessuale non dichiarata. In aprile la rivista Foreign Policy lo avrebbe inserito tra i Leading Global Thinkers, la lista degli intellettuali più influenti del pianeta.  

Nato a Nakuru nel 1971, Wainaina, infatti, era già riconosciuto come un gigante della letteratura contemporanea africana. Vincitore di diversi premi letterari prestigiosi, si era aggiudicato nel 2001 il Caine Prize for African Writing per il racconto Discovering Home

Nel 2003 aveva fondato la rivista Kwani?, mentre nel 2005 aveva pubblicato su Granta l'articolo satirico How to write about Africa contro i clichè occidentali sul continente africano: tradotto in venti lingue, risulta essere ancora il più cliccato sul sito web della rivista.

Da allora Wainaina era vissuto tra gli Stati Uniti e il Kenya, scrivendo, tra gli altri, per The New York Times, The Guardian e National Geographic. A New York, inoltre, dirigeva il Chinua Achebe Center for African Writers and Artists del Bard College. 

Sul suo seguitissimo blog Africasacountry.com si raccontava in prima persona: la famiglia, l'omosessualità, la vita quotidiana, le battaglie. Tra le pagine più salienti del suo diario online quella sul coming out, la malattia, l'amore per il compagno e l'aggressione razzista, subita nel 2017 a Berlino da parte di un tassista.

«Ha demistificato e umanizzato l'omosessualità - aveva scritto di lui l'autrice statunitense di origine nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie -. sentendosi in obbligo di sgretolare tutta la vergogna che la gente prova ad essere gay».

Sui social in poche ore, dopo l'annuncio della sua scomparsa da parte della famiglia, sono stati postati migliaia di messaggi di cordoglio.

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Ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco De Turris.

Questa la sentenza emessa oggi dalla Corte d'Assise del tribunale di Napoli nei riguardi del 53enne di Ponticelli (Na) condannato quale complice di Ciro Guarente per l’omicidio di Vincenzo Ruggiero il 7 luglio 2017. De Turris cedette infatti all’ex dipendente civile della Marina militare la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere l’attivista 25enne

«Questo verdetto sicuramente non mi ridà mio figlio - ha commentato il papà di Vincenzo -. Ma si è esaudito il mio primo desiderio: la giustizia terrena. Ora aspetto la giustizia divina». 

Guarente era stato già condannato all’ergastolo il 26 settembre 2018 per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. 

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Si è tenuta stamani a Palermo, presso il Cre.Zi.Plus (all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa), la conferenza stampa di presentazione  della IX° edizione del Sicilia Queer Filmfest.

In programma dal 30 maggio al 5 giugno la rassegna si comporrà di quasi 60 film, molti dei quali anteprime nazionali e assolute, senza contare gli oltre 20 ospiti internazionali che interverranno per incontrare il pubblico del festival.

Saranno 8 i lungometraggi a concorrere nella sezione Nuove Visioni e 13 cortometraggi quelli nella sezione Queer Short

Impreziosiranno la programmazione: le opere fuori concorso di Panorama Queer, la personale dedicata all'artista e cineasta Marie Losier (protagonista della sezione Presenze), le due sezioni dedicate alla storia del cinema (Retrovie italiane e Carte postale à Serge Daney), la sezione Eterotopie (quest'anno dedicata alla Siria) oltre alle presentazioni di libri delle Letterature Queer. Presentazioni, che vedranno rinnovata la collaborazione con il festival Una marina di libri cui il Sicilia Queer farà da staffetta.

Numerosi saranno inoltre gli appuntamenti collaterali, le performance, gli incontri, le mostre e le feste che il festival offrirà al proprio pubblico.

A valutare i due concorsi sarà la giuria internazionale composta da Eva Sangiorgi (direttrice artistica della Viennale), Mykki Blanco (musicista e performer, Premio Nino Gennaro 2019), Aël Dallier Vega (montatrice), Sara Fattahi (regista), Mònica Rovira (regista e attrice). Una giuria che esplora il femminile nelle sue pluralità, rappresentato da protagoniste del mondo del cinema, della musica e dell'attivismo Lgbt.

Il Sicilia Queer si aprirà giovedì 30 maggio alle 20.30 al Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa) con un appuntamento interamente dedicato alla danza. Un evento unico con la presentazione in anteprima mondiale di CliMax, un progetto interattivo - realizzato dai performer artist francesi Antoine Schmitt e Hortense Gauthier - che, mescolando immagini, suono e corpo, mette in scena l'amore tra una performer in carne ed ossa e una creatura digitale fatta di luci e musica elettronica.

Il film d'apertura, che seguirà immediatamente la performance, è l'opera di uno degli autori più visionari, celebrati e controversi del cinema contemporaneo, il franco-argentino Gaspar Noé. Climax, presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes 2018, uscirà nelle sale italiane il 13 giugno: si tratta di un film al limite tra follia, sogno e delirio, che vede protagonisti un gruppo di danzatori professionisti e una strepitosa colonna sonora degli anni '90 con brani dei Daft Punk, Rolling Stones, Giorgio Moroder, Aphex Twin.

Il festival si chiuderà, sempre al Cinema De Seta, mercoledì 5 giugno con la proclamazione dei vincitori e con la proiezione di Plaire, aimer et courir vite (2018) di Christophe Honoré, film tra i più celebrati della scorsa stagione.

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Addio al Carroccio. A formalizzare oggi l’uscita dal partito il consigliere regionale ligure Giovanni De Paoli, già noto ai media per aver detto nel 2016 – secondo l’accusa mossa da Agedo Genova -: «Se avessi un figlio gay, lo brucerei in un forno». Benché avesse da subito smentito di aver pronunciato tali parole, De Paoli è stato rinviato a giudizio lo scorso anno e l'udienza dovrebbe celebrarsi il 9 luglio prossimo.

«Non condivido la linea politica di questo Governo – così stamani nell’aula della dell'assemblea egislativa di via Fieschi -. Non condivido certe scelte fatte in sanità da questa Giunta. Non condivido l'arroganza con cui esponenti della Lega trattano l'istituzione democratiche che non la pensano come loro, sventolando rosari e vangeli vari. Non condivido e non sopporto più come lavora qualche assessore di questa Giunta: sono stufo di sopportare le angherie che questa Lega fa quotidianamente nei miei confronti».

De Paoli, che è presidente della Commissione Territorio e Ambiente, ha aggiunto: «Mentre io sono qui a difendere gli interessi dei cittadini della Val di Vara, alcuni esponenti del Carroccio sono in Val di Vara a distribuire santini con la lista in contrapposizione a quella che sostengo io. Poiché ho sempre difeso e sempre difenderò i miei concittadini, le persone deboli, che hanno bisogno, io lascio questo partito, se partito si può ancora chiamare, e aderisco per ora al Gruppo misto».

Il consigliere regionae ha comunque sottolineato che garantirà il suo voto «a questa maggioranza, soprattutto per il rispetto e l'amicizia che mi legano a questo grande presidente Toti». 

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Slittata dal 3 al 20 maggio, l’udienza d’appello contro la decisione del Tribunale di Tunisi del 23 febbraio 2016, che aveva autorizzato l'attività di Shams, si è conclusa ieri con un verdetto a favore dell’associazione Lgbti.

L'appello, presentato il 20 febbraio scorso dall'incaricato di Stato per i contenziosi, muoveva dal presupposto che, proibendo la legge tunisina l'omosessualità sulla base dell'articolo 230 del Codice penale del 1913 (che, largamente modificato nel '64, commina fino a tre anni di reclusione per atti privati di sodomia tra adulti consenzienti), proibirebbe dunque anche l'attività di associazioni in difesa di «tali pratiche». 

Shams potrà così continuare a esercitare in piena legalità per la difesa dei diritti delle persone Lgbti.

Alcuni giorni prima della sentenza l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani (Unhchr) aveva inviato una lettera al Governo tunisino esprimendo la propria preoccupazione per il tentativo di chiudere l'associazione.

Nella missiva si rilevava come lo scioglimeto di Shams avrebbe costituito una violazione del principio di non discriminazione nonché dei diritti di libertà d’opinione, espressione e associazione secondo gli articoli 2, 19, 22 e 26 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (Pdicp), ratificata dalla Tunisia il 18 marzo 1969.

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