Francesco Lepore

Francesco Lepore

Una sentenza indubbiamente importante quella emessa dalla sezione civile del tribunale di Matera il 7 dicembre accogliendo la denuncia del 45enne Vincenzo Trani nei riguardi del padre naturale Giovanni Sanchirico.

L’uomo, all’età di 18 anni, aveva avuto una relazione con una compaesana che aveva poco dopo abbandonato per emigrare a Genova in cerca di lavoro. Noncurante del fatto che la donna aspettasse un figlio. Nel capoluogo ligure Sanchirico s’era fatto un’altra famiglia senza mai darsi pensiero della donna precedentemente amata e di Vincenzo. Atteggiamento di totale indifferenza mantenuto anche quando aveva fatto ritorno a Tursi, paese natale, dove ha trovato lavoro nel corpo della Polizia municipale.

Ma adesso dovrà risarcire di 20mila euro quel figlio non riconosciuto per danno esistenziale. Danno che, secondo il collegio giudicante, è dimostrato dal fatto in sé ossia dal mancato riconoscimento genitoriale. «La mancanza di supporti del padre nel corso del tempo – come si legge nella sentenza – non ha consentito al figlio un percorso di vita e di crescita qualitativamente migliore, costringendolo a vivere con il solo reddito della madre». Ciò ha comportato per Vincenzo di essere conseguentemente «privato di diverse attività realizzatrici della persona che avrebbero potuto comporre il compendio della sua crescita psico-fisica».

Parole inequivocabilmente chiare che da Giorgia Meloni sono state invece lette quale affermazione giurisprudenziale della necessaria presenza di un padre e di una madre per «la crescita armoniosa di un bambino». Un paradosso, quaesto, per la presidente di Fratelli d’Italia, che si è poi chiesta su Facebook: «Com’è possibile, allora, che lo Stato che emette queste sentenze sia lo stesso che legifera contro la famiglia naturale composta da un uomo e una donna e ipotizza le adozioni omosessuali?».

All’interpretazione meloniana della sentenza di Matera ha così risposto la senatrice Monica Cirinnà ai nostri microfoni: «La recente sentenza del tribunale civile di Matera e la legge sulle unioni civili sarebbero per Giorgia Meloni la riprova dei “paradossi della nostra società”. In quanto una negazione dell’altra. Ma qui di paradossale ci sono solo le argomentazioni e le conclusioni della leader dei Fratelli d’Italia.

Forse l’avrà sognata l’affermazione giurisprudenziale della necessaria presenza di un padre e di una madre per garantire la crescita armoniosa di un bambino.

Il collegio giudicante ha infatti dedotto il "danno esistenziale da privazione della figura genitoriale paterna" dalla mancanza di supporti del padre nel corso del tempo. Cosa che non ha consentito al denunciante “un percorso di vita e di crescita qualitativamente migliore", essendo stato costretto il ragazzo senza padre "a vivere con il solo reddito della madre". Un figlio, per giunta, che quel padre non ha mai riconosciuto – dopo averne abbandonato la madre - sì da comportargli durante la sua crescita "rilevanti pregiudizi dei diritti della personalità".

Qui è chiamata in causa la responsabilità genitoriale che nulla ha da spartire con una fantomatica presenza cogente di un papà e di una mamma. Altrimenti il problema si porrebbe per tutti i figli in stato di orfananza o privati da piccoli del padre (o della madre) a seguito di un eventuale nuovo matrimonio dello stesso (o della stessa).

Per non parlare poi di termini assurdi come “adozioni gay” (cioè?) e di “famiglia naturale”. Al cui riguardo piacerebbe capire a quale concetto di natura pensa Giorgia Meloni quando usa una simile espressione. Ad Aristotele? A Tommaso d’Aquino? A Spinoza? A Grozio? O forse ai manifesti di Forza Nuova?

La leader di FdI ignora o finge d’ignorare che lo status familiare è riconosciuto alle coppie delle persone dello stesso sesso, con o senza figli, nella legislazione di molti Paesi Ue.

E in alcuni di essi cio è stato merito di governi di destra. Ovviamente di una destra liberale e non quella nostalgica di manganelli e olio di ricino».

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«Roy aveva ragione. Dio aveva la situazione sotto controllo. Quello che non aveva realizzato è che Dio fosse una donna nera».

Con questa battuta J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, ha commentato via Twitter un video della Cnn con le dichiarazioni di Roy Moore dopo la cocente sconfitta elettorale del 12 dicembre. Sconfitta che il conservatore evangelicale, sostenuto da Donald Trump per rappresentare in Senato lo Stato dell’Alabama, non ha accettato, fiducioso in un possibile ribaltamento dei risultati grazie a una riconta delle schede. 

E così proprio martedì il candidato repubblicano, accusato di aver ripetutamente abusato di ragazzine e ben noto per le violente posizioni sulle persone omosessuali, ha invitato i suoi sostenitori a non perdere la fede e la speranza perché «Dio ha il controllo della situazione».

Da qui l'arguto tweet (rilanciato al momento 40.581 volte) della celebre scrittrice scozzese con riferimento al ruolo determinante che le donne afroamericane hanno avuto nel garantire la vittoria al democratico Doug Jones.

Rappresentando il 17% dell'elettorato in Alabama, esse hanno votato per Jones quasi in blocco: ben il 98%. Percentuali simili anche per gli uomini afroamericani, il cui 93% ha dato il proprio consenso al candidato democratico. Moore, di contro, ha incassato il sostegno del 72% degli uomini bianchi e del 63% delle donne bianche. Ma ciò non gli è valsa   la vittoria.

Un’autentica débâcle, insomma, che ha scosso anche le mura della Casa Bianca.

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Una presentazione in grande stile quella dell’ultimo libro di Pietro Folena presso la Sala della Crociera del ministero dei Beni culturali. Alla presenza della ministra della Difesa Roberta Pinotti, dell'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e del presidente della Pontificia accademia per la vita Vincenzo Paglia è stato disvelato quel “dialogo impossibile” tra Berlinguer e Bergoglio che interessa la prima parte del volume collettaneo Enrico e Francesco. Pensieri lunghi.

Una vera e propria trilogia in unum che, edita per i tipi romani Castelvecchio, si sviluppa attraverso la versione rivista e aggiornata dei saggi foleniani I ragazzi di Berlinguer. Viaggio nella cultura politica di una generazione L’evaporazione. Un'analisi, quest’ultima, che, incentrata sugli anni susseguenti la morte di Berlinguer, si interroga su come e perché sia stato disperso il patrimonio della sinistra italiana.

Tema vitale per Pietro Folena che ha militato giovanissimo nel Pci e ha conosciuto Berlinguer, di cui organizzò nel 1984 l’ultimo comizio. Quel Folena che, appena un anno dopo,  sarebbe stato scelto da Alessandro Natta quale segretario nazionale della Fgci. Eletto per la prima volta deputato nel 1987, è seduto in Parlamento per cinque legislature consecutive (X-XIV°) tra le file del Pci, Pds e Ds.

Avvicinatosi ai movimenti di critica alla globalizzazione dopo i fatti di Genova, è stato per l’ultima volta parlamentare quale indipendente con Rifondazione-Sinistra Europea nel biennio 2006-2009. In quell’anno ha abbandonato ogni ruolo di direzione politica e d’impegno istituzionale per dedicarsi ad attività imprenditoriali nel campo dell'arte.

Ha fondato così nel 2009 con Vittorio Faustini MetaMorfosi, che in pochi anni si è affermata come associazione di riferimento nel campo della produzione di mostre, della valorizzazione di beni culturali e d'importanti interventi conservativi e di restauro.

Per sapere di più del suo volume, lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Enrico e Francesco. Un dialogo “impossibile” come da lei scritto. Per motivi cronologici o anche contenutistici?

Il dialogo è impossibile per ragioni temporali, ovviamente. Si tratta non solo di 30 o 40 anni di distanza, ma di due mondi diversi: quello dell'equilibrio del terrore e quello della guerra mondiale a pezzi. Tuttavia è "dia-logos", per mezzo del discorso e, quindi, diventa reale. Certamente su molti aspetti contenutistici le differenze sono davvero grandi. Ciò che a me interessa non è il confronto tra due Chiese – quello che fu chiamato catto-comunismo – ma la radicalità, l'attenzione alle radici e ai fondamenti etici di due personalità che dalle Chiese in qualche modo fuoriescono e che cercano strade nuove. In qualche modo un socialismo d'ispirazione umanistica e cristiana.

Delle otto sezioni tematiche componenti i Pensieri lunghi in quale a suo parere scorge maggiore affinità tra il leader del Pci e il Papa Riformatore?

Senza alcun dubbio in quella relativa alla visione del mondo. Pur in epoche tanto lontane e con equilibri diversi, Enrico e Francesco vivono il mondo globale, interdipendente, connesso. La pace, la vita sul pianeta, la giustizia sociale come problema globale sono il cuore di questa comunanza, che non a caso trova nella figura di san Francesco d'Assisi un esempio "laico" e non solo ecclesiastico di azione.

Si affrontano temi cardine del pensiero dei due uomini: lavoro, giustizia sociale, donne, pace. Nulla, invece, su quello dei diritti delle persone Lgbti. Forse perché Berlinguer non ha avuto a cuore tali istanze?

Il Pci veniva da una tradizione politica - certamente non la sola – animata da una forte ostilità nei confronti dell'omosessualità. Viveva al suo interno una contraddizione, visto che non pochi intellettuali, artisti, letterati vicini al partito erano gay, più o meno dichiarati. Il tema dei diritti civili a tutto tondo, a partire da quelli Lgbti, non era assolutamente elaborato. Si può tutavia scorgere nel modo in cui Berlinguer schierò il Pci sui temi dei diritti civili come il divorzio e l’aborto o sull'apertura reale a istanze di liberazione, e non solo di emancipazione che venivano dal femminismo, una volontà in nuce di rimettere in questione la visione maschilista e patriarcale propria anche di una parte del movimento operaio. Insomma Berlinguer, se avesse avuto il tempo, avrebbe sicuramente aperto la strada a un cambiamento sui diritti delle persone Lgbti.

Come “ragazzo di Berlinguer” saprebbe dirci qual era la posizione del segretario storico del Pci nei riguardi dell’omosessualità?

Mi riallaccio a quanto detto prima. Non ho una risposta: bisognerebbe parlarne con Aldo Tortorella, che era al suo fianco e che forse può raccontare qualcosa. So, tuttavia, che all'indomani della morte di Berlinguer a Padova - di cui parlo nel volume, poiché ero lì – io fui chiamato a rivestire il ruolo di segretario nazionale della Fgci. Raccogliendo le istanze che l'Arcigay di Franco Grillini portava avanti e condividendo la battaglia condotta controcorrente da un giornalista de L'Unità come Eugenio Manca, decisi sin dall’inizio di chiamare nella mia segreteria un giovane esponente d'Arcigay come Nichi Vendola e di condurre una tale lotta nel partito a viso aperto  (il quale, se ben ricordo, aveva cominciato a dare, proprio negli ultimi anni di Berlinguer, segnali di apertura).

Ricorda se Berlinguer si sia mai espresso su Pasolini e sul suo omicidio?

Ho in mente la fotografia di Berlinguer che sfila commosso davanti alla bara di Pasolini. La Fgci di Roma aveva fatto con lui la Festa nel 1974. Intorno all'idea di austerità sono percebili grandi affinità di visione. Era lontano il tempo indegno in cui Pasolini era stato allontanato dal Partito per il suo orientamento sessuale. Mi piace ricordare come nel 1985, appena divenuto segretario della Fgco, dedicammo proprio a Pasolini la prima festa nazionale a Castel Sant'Angelo dal titolo La disperata passione di essere al mondo.

In Evaporazione lei parla della dissoluzione di uno dei più grandi patrimoni delle sinistre europee. Se dovesse in sintesi indicarne le cause, quali evidenzierebbe?

L'evaporazione di cui parlo nasce dalla rinuncia esplicità alla radicalità dei valori. Alla fine degli anni '80 si è fatta strada a sinistra nel campo socialista e in quello comunista l'ideologia dell'autonomia del politico, della necessità d'eliminare ogni riferimento ideale e etico. La sinistra di governo si è pensata come una sinistra che conquistava la stanza dei bottoni sempre meno individuabile rispetto all'invenzione semantica di Pietro Nenni. E non come una sinistra di valori, di trasformazione, che usa le leve del governo e dell'autogoverno per cambiare le cose. Aver sposato il credo neoliberale per più di un ventennio ha creato effetti perversi e ha spinto a tornare indietro a un'idea notabilare della politica fuori dalla società e dai suoi gangli.

Oggi per Pietro Folena che sinistra è quella italiana? E, alle prossime elezioni, si sentirà più vicino al Pd o al neopartito di Grasso?

Penso che ci sia un gran problema etico e ideale. Di costruire i fondamenti, che attingono a grandi valori su cui la sinistra è nata ma che richiedono risposte completamente nuove. In questo il radicalismo di Bergoglio, quello di Corbyn e quello di Sanders hanno tratti in comune. Il lavoro da fare, quindi, in Italia non riguarda le prossime elezioni ma un percorso più lungo e articolato. Le elezioni prossime potrebbero favorirne la nascita. Da questo punto di vista, trovo nel modo umano in cui Pietro Grasso si propone e nel suo costante richiamo ai valori, un possibile nuovo inizio, che comunque io sono orientato a sostenere.

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Nel corso d’una serata di gala, svoltasi l’11 dicembre in un hotel di Tunisi, è stata lanciata la web radio Shams Rad. Presenti la blogger femminista Amina Sboui, molti attivisti per i diritti umani ed esponenti dell’ambasciata dei Paesi Bassi, sostenitrice dell’iniziativa.

Promossa dalla locale associazione Shams (che si batte in difesa delle persone condannate alla reclusione per omosessualità e per la depenalizzazione della stessa in Tunisia con la conseguente abolizione dell’art. 230 del Codice penale nazionale) e interamente dedicata alla comunità Lgbt, la web radio inizierà ufficialmente a trasmettere il 15 dicembre. Il suo motto sarà #Dignité #Égalité.

«Il nostro obiettivo – ha dichiarato il direttore generale Bouhdid Belhadi – è di essere ascoltati ovunque e non solamente in Tunisia. Per questo abbiamo deciso di trasmettere sul web». Shams Rad, come spiegato dallo stesso, si avvarrà del contributo di un direttore dei programmi, di quattro animatori e vari conduttori. Al centro dell’attenzione dell’emittente saranno la vita quotidiana della collettività Lgbt e i connessi aspetti socio-politici. Ma non saranno tralasciate aree come il cinema e l’arte.

Com’era prevedibile, non si sono fatte attendere nella giornata d’ieri reazioni indignate. Tra le prime quelle di Amin Gara e Wassim Herissi (alias Migalo), speaker di Mosaïque Fm, che si sono lasciati andare a violenti commenti omofobi.

«Vadano a farsi curare – ha dichiarato fra l’altro Migalo –. Ma non si consenta loro d’aprire una radio». Immediata la risposta di Mounir Baatour, presidente di Shams, che ha definito i conduttori «due clown irresponsabili» per la portata d’odio delle loro dichiarazioni.

Insulti e minacce sono d’altra parte fioccate in queste ore sulla mail di Bouhdid. Ben 60 messaggi d’odio che hanno però spinto il giovane direttore della web radio «a fare e a dare il massimo per la causa». 

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Si terrà il 15 dicembre a Roma presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo (Viale Opita Oppio, 45) la terza edizione del Premio Cild per le libertà civili.

Premio che, istituito dalla Coalizione italiana libertà e diritti civili, è volto a «riconoscere e promuovere l’impegno di chi, nel corso dell’anno, si è distinto nel proprio lavoro per promozione e protezione delle libertà civili, contribuendo a diffondere la cultura dei diritti umani nel nostro Paese. Un contributo che, in alcuni casi, non riceve la giusta attenzione a livello di opinione pubblica, ma che invece crediamo valga la pena far conoscere e raccontare».

Gli Eroi dei diritti umani del 2017 sono stati scelti dai giurati Marco Ruotolo, Daniela De Robert, Giovanni Carotenuto secondo sette categorie.

Per la categoria Dipendente pubblico il premio va al maestro elementare Franco Lorenzoni, fondatore dell'Associazione Cenci Casa-Laboratorio e promotore di una nota campagna per l'approvazione del ddl sullo ius soli.

Per quella Avvocato il premio va a Fabio Anselmo, che ha seguito o segue casi processuali come quelli di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Magherini, Davide Bifolco, Denis Bergamin.

Per quella Giornalista il premio è stato assegnato in memoriam ad Alessandro Leogrande. Per quella Sportivo due i premiati: Damiano Tommasi che, in qualità di presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, si è più volte distinto per il suo impegno sul fronte dell'integrazione e il duo Flamini-Minisini.

Per quella Media il premio è stato assegnato all'account collettivo Giulio Siamo Noi, che continua a tenere alta la pressione sulle istituzioni italiane affinché non si fermi l'attività investigativa e politica per individuare gli assassini di Regeni.

Premio alla Carriera, invece, a Manlio Milani, superstite della strage di Piazza della Loggia (28 maggio 1974), che costò la vita alla moglie. Da allora ha dedicato le sue energie alla richiesta di verità e giustizia per quanto accaduto, divenendo presidente dell'Associazione familiari dei caduti di Piazza Loggia e partecipando alla fondazione dell'Unione familiari vittime stragi. Nel 2000 ha fondato inoltre con Comune e Provincia di Brescia la Casa della Memoria, centro di documentazione sulla strage bresciana e la violenza terroristica, neofascista in particolare.

Eroe dei diritti umani nella categoria Giovane Attivista è invece il 31enne Wajahat Abbas Kazmi. Attivista per Amnesty International, regista indipendente e giornalista de Il Grande Colibrì, Wajahat è nato in Pakistan ma vive da molti anni in Italia.

Ha lanciato il 18 gennaio 2016 la campagna di sensibilizzazione “Allah loves equality. Can you be gay and Muslim?”Una campagna finalizzata a illustrare la situazione delle persone Lgbti nella Repubblica Islamica del Pakistan attraverso la realizzazione di un omonimo documentario. Una campagna finalizzata a infrangere il tabù sull’omofobia nel mondo islamico ma anche a far cadere i tanti pregiudizi islamofobi radicati nei Paesi occidentali.

Raggiunto telefonicamente, Wajahat ha dichiarato: «Ho appreso la notizia il 4 dicembre appena rientrato in Italia dal Pakistan, dove è terminata la realizzazione del documentario. Sono emozionatissimo e contentissimo. Credo però che tanti altri attivisti avrebbero meritato più di me questo premio. Voglio dedicarlo a tutte le persone Lgbti che vivono in Pakistan e nei Paesi islamici, perché Allah loves equality».

 

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Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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Tanti striscioni con lo slogan No Bavaglio o Stampa libera, stop fascismo. Solidarietà a Repubblica e L'Espresso. Tante le persone che hanno preso parte al sit-in che, iniziato alle 15:30 in Via Cristoro Colombo, 90, è stato organizzato da Rete NoBavaglio e Articolo21 in risposta al blitz indimidatorio del 6 dicembre. Blitz inscenato da Forza Nuova Roma proprio davanti alla sede romana del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

A sostenere l’iniziativa, fra gli altri, anche Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale stampa italiana, e Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che ha rilevato la necessità di «una risposta ferma e determinata: non accettiamo pseudo-proteste che in realtà sono minacce». E ha poi concluso: «Quella di oggi è una festa per la libertà di stampa e per la democrazia».

Significativa la partecipazione della segretaria della Cgil Susanna Camusso che ha dichiarato: «Tali episodi parlano della ricostituzione di organizzazioni di stampo fascista. Dobbiamo essere perciò custodi della libertà e delle regole democratiche costituzionali. Perché chi minimizza non ha il senso delle parole libertà e democrazia: chi vuole occuparsi della scena pubblica deve garantire innanzitutto la libertà, a partirete da quella della stampa». 

Fra le numerose associazioni che hanno aderito anche Emergency, Arci, il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli nonché i cdr dei principali giornali e agenzie italiane. 

Presenti anche alcuni componenti di Gaynet e della redazione di Gaynews (tra le prime ad aderire al sit-in odierno) insieme col direttore Franco Grillini.

Ovviamente si sono uniti ai manifestanti anche i direttori de La Repubblica Mario Calabresi Tommaso Cerno che, in un video, ha spiegato ai nostri lettori l’importanza dell'evento.

 

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Il Partito Laburista Progressista (Plp), al governo dal circa cinque mesi in Bermuda, è riuscito a far approvare, grazie alla sua maggioranza, una legge che rende illegale il same-sex marriage e consente al contrario le sole unioni civili.

Approvata lo scorso fine settimana e resa nota nella giornata d’ieri, la norma non avrà effetto retroattivo sui matrimoni (sette in tutto) contratti da persone dello stesso sesso tra maggio e novembre. Nei mesi, cioè, in cui è stato possibile farlo a seguito della sentenza emessa, il 5 maggio, dalla presidente della Corte Suprema, Charles-Etta Simmons, a favore dei ricorrenti Winston Godwin e Greg DeRoche.

La giudice ha infatti messo in evidenza come Godwin e il suo compagno canadese erano stati di fatti discriminati sulla base del loro orientamento sessuale quando presso la Cancelleria generale ci si era rifiutati di procedere alle pubblicazioni di matrimonio. Assunto poggiato sul rilievo giuridico del  palese contrasto del Marriage Act 1944 (la vigente legislazione bermudiana in materia matrimoniale) con quanto disposto nelle Sezioni II (2, a, II) e V del Bermuda Human Rights Act.

La sentenza della Corte Suprema ha così legalizzato di fatti la celebrazione del same-sex marriage (il primo in data 31 maggio) in tutto l’arcipelago. Che, come noto, è un territorio d'oltremare britannico e componente della comunità caraibica (Caricom). Ma i cui abitanti (poco più di 60mila) sono nel complesso tutt’altro che gayfriendly. Riprova ne è (anche se poi considerato invalido per il mancato raggiungimento del quorum previsto) il risultato del referendum non vincolante del 23 giugno 2016 su unioni civili e nozze tra persone dello stesso sesso: su 20.804 votanti ben 13.003 e 14.192 si erano rispettivamente espressi contrari (63.03% e 68.54 %) di contro al 31 e 37% dei favorevoli.

Non meraviglia, dunque, che l’8 dicembre, dopo un dibattito di cinque ore, la Camera dell’Assemblea abbia approvato (24 sì, 10 no, 2 astenuti) l’accennato disegno di legge. Via libera insomma alle unioni civili ma sbarramento al matrimonio egualitario, durato nell’arcipelago caraibico l’éspace d’un matin.

Il proponente del ddl Walton Brown ha messo in luce come la normativa garantisca non pochi diritti alle coppie di persone dello stesso sesso nel «pieno rispetto dei diritti di tutta la comunità».

Durante il dibattito Lawrence Scott, deputato del Plp e figlio dell’ex-premier William Alexander, ha definito equilibrato un disegno di legge che alla fine «garantisce alla comunità Lgbti i benefici richiesti. Fino ad oggi le persone omosessuali potevano godere del matrimonio a livello nominale ma senza i suoi benefici. Dopo l'approvazione di questa legge ne avranno i vantaggi senza il nome. E sono i vantaggi quanto veramente essi richiedono».

Ha invece duramente attaccato il disegno di legge quale discriminatorio Patricia Gordon-Pamplin, leader ad interim del partito d’opposizione One Bermuda Alliance. «Mai – ha dichiarato – sosterremo un testo che toglie diritti acquisiti a una collettività». 

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Le cose cambiano: buone prassi nazionali e internazionali di Pasquale Quaranta, giornalista di Repubblica.it.

 

 

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Prima unione civile a Camerino, Comune del Maceratese, retto da un’amministrazione di centrodestra. A dire il loro sì il 40enne Marco Dolci, originario di Civitanova Marche e impiegato presso un’azienda di Corridonia, e il 60enne Franco Verdarelli, addetto storico all’Ufficio Anagrafe del Municipio carmerte.

A celebrare il rito presso un gremito Salone Contram, sede provvisoria comunale, il sindaco Gianluca Pasqui (FI) visibilmente emozionato. Commosse le testimoni Monica Dolci e Patrizia Verdarelli, rispettive sorrelle dei festeggiandi. Raggiante Clara, la 96enne madre di Franco.

Il primo cittadino di Camerino, che ha donato alla coppia due bouquet di rose azzurre e fiori bianchi, ha rivolto loro un significativo augurio dopo la rituale firma sul registro di stato civile.

«Caro Franco – così ha detto il sindaco di Forza Italia -, sono veramente contento per voi, per tutti noi e per quello che rappresentate. È stata un’emozione vera e vi ringrazio per avermi permesso di viverla, soprattutto in questo momento storico per un territorio che ha tremendamente bisogno di simboli di speranza nel futuro. È un giorno di festa per un’intera comunità. Un'emozione per tutti, tanto affetto e una famiglia che nasce in un territorio che rinasce».

E ha poi aggiunto: «Franco è una persona che stimo, un amico da tanto tempo, e conosco i valori personali e professionali che esprime anche nel suo lavoro».

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