Francesco Lepore

Francesco Lepore

Negli ultimi giorni, da quando i media ne hanno dato notizia, la storia della piccola Alba con sindrome di Down e del suo papà adottivo Luca Trapanese, gay e single napoletano, non smette d’emozionare e colpire l’opinione pubblica italiana.

Alla vigilia dell’uscita del libro autobiografico Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi, Torino 2018, pp. 168) redatto a quattro mani con lo scrittore Luca Mercadante, abbiamo raggiunto il papà di questa splendida bimba di 18 mesi per saperne qualcosa in più.

Luca, ti saresti mai aspettato una tale attenzione mediatica dal momento che sono passati già sei mesi da quando hai adottato Alba?

No, non l’immaginavo di questo tipo. Immaginavo che la mia storia potesse fare notizia essendo straordinaria. Straordinaria non certamente in riferimento alla mia persona ma secondo l’accezione piena del termine: fuori dall’ordinario. Immaginavo che qualcuno ne avrebbe parlato. Ma non certamente questo clamore. La mia pagina Facebook e il mio profilo sono arrivati a oltre 12.000 liker. Mi arrivano 500 messaggi al giorno. È dunque una reazione inaspettata. Ma che fa riflettere sul desiderio di cambiamento da parte di tante e tanti.

Facciamo un passo indietro. Raccontaci i passaggi che hanno portato all’affido e all’adozione

Nel libro che ho scritto con Luca, Nata per te, parlo anche del percorso che ho dovuto fare per ottenere l’adozione definitiva oltre al mio desiderio incondizionato di paternità. Ho prima fatto un'iscrizione al registro dei single presso il Tribunale dei Minori di Napoli, che consente di prendere in affido bambini che non riescono a essere collocati sulla base dell'art. 44 delle legge 184, che ne disciplina i casi particolari.

La richiesta è stata fatta a gennaio 2017 e sono stato convocato a luglio 2017. Alba mi è stata affidata prima per il periodo delle vacanze estive, mentre il tribunale continuava a cercare una coppia disponibile. Poi a settembre, non essendoci stata nessuna coppia (ben sette l'avevano rifiutata), ho iniziato il percorso di affido preadottivo con colloqui periodici con gli assistenti sociali e i giudici. Con essi valutavamo insieme il percorso che facevo con Alba. Ad aprile 2018 ho presentato la domanda di adozione speciale ex lege 184/83, art. 44, comma  C e a giugno 2018 ho avuto il decreto definitivo dell’adozione.

Alla luce della storia di Alba qual è la tua valutazione sulle norme italiane che regolano l’adozione?

Da un lato sono felice, perché ho ottenuto quello che volevo e quindi uno spazio vuol dire che c’è. È chiaro che la 183 è una legge vecchia. È vecchio il concetto di famiglia a essa sottesa. Perché oggi sono moltissimi i single. Ci sono moltissimi conviventi, coppie di fatto e coppie di persone dello stesso sesso. Quindi credo che sia una legge da rivedere. Mi domando inoltre: Un single che vuole adottare un disabile ci può riuscire? Ovviamente ci vuole una certa predisposizione al riguardo. Personalmente io ho sempre considerato la disabilità non un problema ma un’opportunità. Ma un altro single, che ha desiderio di avere un figlio e non è preparato ad avere un figlio disabile – e nessuno si può permettere di giudicarlo –, perché non può adottare un bambino normodotato ed entrare in lista come le coppie cosiddette "tradizionali"?

Tu sei single e gay. Non credi che l’escludere le coppie omosessuali dall'adozione sia un danno per gli stessi bambini? 

Al di là dell'aspetto discriminatorio credo che sia un'ingiustizia. Moltissimi sono in bambini in attesa di trovare famiglia. Nelle coppie etero credo che ci sia un forte desiderio di procreare, di creare insieme da un punto di vista genetico un qualcuno o qualcuna che in un certo qual modo li rispecchi. In una coppia omossessuale questo di base non c’è, anche se si può ricorrere all’estero a pratiche di pma. Pratiche, in ogni caso, che restano  non accessibili a tutte e a tutti e, dunque, non pensate come necessarie dalle coppie di persone dello stesso sesso per realizzare un tale desiderio di genitorialità. Quindi per loro ci sono meno aspettative.

In riferimento alle coppie di persone dello stesso sesso credi che sia sostenibile la tesi di quanti dicono che per una crescita armonica i bimbi hanno bisogno di una mamma e di un papà?

È una questione assurda e non vera. I bambini hanno bisogno di amore, affetto, equilibrio, di avere un punto di riferimento. Che questo punto di riferimento debba essere contemporaneamente maschio/femmina non credo sia determinante per la felicità di un bambino. Conosco tantissime coppie di amiche e amici omoessessuali, che hanno figli nati a seguito di fecondazione eterologa o gpa: sono bambini assolutamente felici con gli stessi problemi familiari, che hanno tutte le famiglie senza distinzione. Inoltre, nel mio piccolo, posso dire che questi bambini non si sentono né discriminati né diversi: si sentono figli e basta. Fra l’altro di come crescano bene i figli o le figlie di coppie di papà o di mamme ne è riprova il neosenatore dello Iowa Zach Walhs, figlio di due donne lesbiche.

Una tale visione la si ritrova anche nelle parole di Paola Binetti. Pur avendo espresso grandi elogi alla tua persona, la senatrice dell'Udc ha infatti dichiarato, venerdì scorso, che nel tuo caso si è verificato “un combinato disposto difficile che si ripeta un'altra volta”, aggiungendo: "Credo che il supremo interesse di un bambino si declini meglio quando ci siano un padre e una madre, la famiglia nel piu' classico dei modi". Che cosa ne pensi?

In primo luogo ringrazio la senatrice Binetti per le parole molto belle, che mi ha rivolto. Ne sono rimasto profondamente toccato. Mi auguro di essere il primo e non l’ultimo. Non concordo, invece, sulla seconda parte. Per spiegarmi meglio, faccio proprio riferimento alla mia storia personale. Alba vive quotidianamente con la sua tata nelle ore in cui lavoro. Eppure, quando rientro a casa e la tata va via, Alba non piange disperata. Non la chiama né la considera mamma, pur trascorrendo con lei molte ore della giornata. Cosa che non avviene, quando io devo uscire. Lei allora si aggrappa a me, inizia a piangere. Per cui bisogna inventare mille escamotage, come il rassicurarla con le parole: Papà, torna subito.

Alba ha ben chiaro qual è la sua famiglia e quali sono le figure che ruotano intorno alla famiglia: io e lei. Alba non crescerà in maniera diversa da altre bambine, perché figlia di un papà single.

Il fatto che tu sia gay, papà e cattolico come è stato valutato dalla Chiesa napoletana nell’ambito in cui operi?

Non ho avuto problemi. Sono il responsabile dei progetti della fondazione del cardinale Sepe per la Casa di Tonia. Il cardinale sa della mia omosessualità: non ho avuto per questo problemi né con lui né con altri sacerdoti. Mai avuto nessun problema con la Chiesa partenopea.

Ci troviamo in un periodo in cui a farla da padrone è una classe politica xenofoba, razzista e, guarda caso, omofoba. A quanti delle destre vanno parlando di famiglia tradizionale, cosa ti sentiresti di rispondere?

La famiglia “tradizionale”, composta da mamma e papà, legati da un vincolo stabile, con figli e figlie, non esiste più come modello generale e unico. Non esiste più perché sono tramontate le tradizioni dei nostri nonni e dei nostri genitori. Esistono pertanto vari modelli familiari che non collidono con quello cosidetto tradizionale, ma l’accompagnano e lo completano in un ottica di società plurale. Non credo ci sia altro da aggiungere.

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Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

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Il riconteggio dei voti in Florida e il termine dello spoglio ancora in corso in Arizona (lasciando da parte quello relativo ai componenti delle assemblee legislative statali), che assicurerebbe alla fine ai democratici 35 seggi (se non di più) rispetto ai 30 già certi di maggioranza alla Camera, ha spinto oggi la Ccn a titolare 2018 was a way better election for Democrats than most people seem to think.

A interessare, in pari tempo, è il motivo che ha portato all’elezione di nove candidati omosessuali al Congresso secondo Lgbtq Victory Found, l’importante comitato di sostegno elettorale delle persone Lgbti. Determinante, infatti, per il Political Action Commettee presieduto da Annise Parker, sarebbero state le diffuse preoccupazioni per le prese di posizione dell’amministrazione Trump in riferimento alle persone transgender.

«Abbiamo lavorato duramente per ottenere i diritti che abbiamo oggi - ha dichiarato Annise Parker -. Ma ci rendiamo conto di essere ancora in una posizione vulnerabile in molti posti».

Dei nove seggi arcobaleno (senza contare l'elezione del 27enne Zach Walhs, figlio di due mamme, a senatore nello Iowa) cinque sono delle riconferme. Mentre nel Wisconsin è stata rieletta Tammy Baldwin – la prima donna dichiaratamente lesbica a vincere un seggio al Senato nel 2012 –, alla Camera sono risultati nuovamente vincitori i gay Mark Takano (California), Sean Patrick Maloney (New York), David Cicilline (Rhode Island), Mark Pocan (Wisconsin).

A loro si uniranno, a partire dal 3 gennaio, le quattro new entry: Katie Hill (California), Sharice Davids (Kansas), Angie Craig (Minnesota), Christopher Charles Pappas (New Hampshire).

Durante la campagna elettorale Hill, Davids e Craig hanno parlato apertamente della loro vita personale e familiareNelle pubblicità televisive pre-elettorali Angie Craig, ad esempio, è apparsa con moglie e figli. «Dico solo che io e mia moglie – aveva dichiarato – abbiamo quattro figli proprio come qualsiasi altro politico».

Nel New Hampshire, invece, Chris Pappas non aveva inizialmente sottolineato la personale condizione di persona omosessuale. Fino a quando l’avversario repubblicano Eddie Edwards non aveva sollevato dei rilievi su una fotografia, in cui il candidato dem appariva in t-shirt con scritta Resist. «La foto, a cui ti riferisci  - aveva allora ribattuto Chris –, è una maglietta arcobaleno che ho indossato durante un Gay Pride. Sono orgoglioso di quello che sono e di lottare contro l'odio, il fanatismo e l'intolleranza». 

La condizione di uomo dichiaratamente gay, felicemente coniugato e papà di due figli, nati a seguito di tecniche di gpa, non ha invece costituito alcun problema per Jared Polis (che è anche componente della Camera dei Rappresentanti) nella campagna elettorale per il seggio di governatore nel Colorado. Carica, questa, che si è assicurato col 51,1% dei voti.

In Oregon è stata invece rieletta alla carica di governatrice la bisessuale Kate Brown, che ha battuto il repubblicano Knute Buehler.

Circa i seggi delle assemblee legislative statali (benché, come accennato, il conteggio dei voti in alcuni Stati non sia ancora terminato) sono risultate elette Gerri Cannon e Lisa Bunker, due donne transgender nel New Hampshire, la bisessuale Megan Hunt nel Nebraska, Derek Kitchen nell'Utah. Kitchen, già consigliere comunale di Salt Lake City, è noto perché la sua causa davanti alla Corte Suprema Federale portò al riconoscimento del matrimonio egualitario nello Stato del Sud-ovest.

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Nonostante le proteste di Amnesty International, sono stati ieri sottoposti a esame anale forzato i dieci uomini arrestati, il 3 novembre, nell’isola tanzaniana di Zanzibar a seguito d’una segnalazione giunta alla polizia locale. Altri sei erano invece riusciti a fuggire quella stessa notte.

Il sospetto d’essere gay e aver partecipato alla celebrazione delle nozze tra due di loro presso il resort di Pongwe Beach ha portato la polizia locale a trattenerli per più giorni presso la stazione di Chakwa. Per poi, alla fine, sottoporli all’esame anale a riprova di eventuali rapporti omosessuali avuti.

Come dichiarato ad Associated Press da Suleiman Hassan, capo della polizia della Regione di Zanzibar Centro-Sud, «abbiamo agito sulla base della segnalazione di un buon cittadino che ha bloccato la festa in corso. La polizia ha quindi subito proceduto agli arresti». Hassan ha quindi detto che i dieci sono stati rilasciati in attesa d'indagini. 

Resta intanto alta la preoccupazione per la sorte delle persone Lgbti in tutta la Tanzania, soprattutto nella regione di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre.

Nonostante le dichiarazioni rassicuratorie del ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga alla comunità internazionale, si susseguono le voci di arresti in Dar es Salaam. La cui previsione ha spinto Melody, una donna locale transgender, ad abbandonare la Tanzania subito dopo gli annunci di Makonda e a trovare rifugio in Kenya, dove ha raccontato la propria storia e spiegato la situazione delle persone Lgbti nel suo Paese ad Amnesty.

Ma agli inizi della settimana si sono registrate in Tanzania misure repressive anche in altri ambiti. Due giornaliste che lavorano per il Committee to Protect Journalists sono state detenute per cinque ore (prima d’essere rilasciate), dopo aver iniziato a indagare sul caso di un collega tanzaniano scomparso

«Ora è ampiamente chiaro a chiunque abbia seguito gli ultimi sviluppi – ha dichiarato il direttore del Commitee Joel Simon -  che i giornalisti tanzaniani lavorano in un clima di paura e intimidazione. Chiediamo al governo della Tanzania di consentire ai giornalisti di lavorare liberamente e permettere a coloro che difendono i loro diritti di accedere al Paese senza ostacoli».

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È polemica a Bologna per la presentazione del libro Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione di Rachel Moran.

Previsto il 19 novembre a Palazzo D’Accursio, l’evento vedrà, oltre a quella dell’autrice, la partecipazione di Giovanna Camertoni (ArciLesbica Nazionale), Daniela Danna (ArciLesbica Zami Milano), Ilaria Baldini (Resistenza Femminista), Michelangela Barba (Associazione Barba), Nicola Piran (Associazione Papa Giovanni XXIII) nonché della senatrice Caterina Bini (Pd) e della scrittrice Julie Bindel. A moderare il dibattito la giornalista Monica Ricci Sargentini, mentre l'introduzione spetterà al consigliere regionale cattodem Giuseppe Paruolo dopo i saluti di Simonetta Saliera (presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna) e Giulia Di Girolamo (consigliera di fiducia sulla legalità del sindaco di Bologna).

Un evento che, oltre a quello della Regione Emilia-Romagna, sembrava godere del patrocinio del Comune di Bologna, data la presenza del relativo logo sulla locandina pubblicitaria. Ma questo fino a qualche ora fa.

A smentire infatti la cosa senza giri di parole è stata Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opporunità, che in un post su Facebook ha scritto: «In merito alle polemiche nate sull'evento del 19 novembre dal titolo Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione mi preme dare alcuni chiarimenti. 

Ho appreso dell'evento quando la locandina è stata diffusa sui social, non ne ero informata, nè tantomeno sono stata coinvolta nell'organizzazione. L'evento non ha il patrocinio del Comune di Bologna, che avrebbe previsto il mio parere quale assessora che si occupa di questi temi. La presenza del logo del Comune di Bologna è dovuta all'iniziativa di una consigliera delegata del Sindaco, iniziativa appunto personale, visto che le posizioni espresse dagli organizzatori e dai relatori partecipanti al convegno non sono quelle del Sindaco e della Giunta. 

Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro.

Condivido inoltre le critiche che sono state mosse per l'organizzazione di un evento in cui non sono presenti le diverse realtà che se ne occupano da molti anni sul nostro territorio, nè le diverse associazioni, nè, come dicevo, l'Istituzione per l'inclusione sociale che se ne occupa per il Comune.

Infine, esprimo forte preoccupazione per i collegamenti che sono emersi tra alcuni partecipanti all'evento e la terribile vicenda delle Magdalene Laundries, nelle quali sono stati commessi fatti di una gravità inaudita che hanno colpito la vita di tante donne in Irlanda e Inghilterra».

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Quei collegamenti che, messi in luce per primo da Vincenzo Branà, sono stati evidenziati anche da Sergio Lo Giudiceresponsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, che, ringraziando il presidente del Cassero, ha aggiunto: «Il convegno sposa senza contraddittorio una posizione seccamente proibizionista. Questo, al di là di qualunque altra considerazione, va in rotta di collisione con le politiche sulla prostituzione del Comune di Bologna, che prevedono interventi di riduzione del danno incompatibili con una proibizione tout court della prostituzione».

Anche qui, ha continuato Lo Giudice, «come spesso succede, non si vuole distinguere lo sfruttamento, che va perseguito con la massima decisione, dalle situazioni di libera autodeterminazione che, per quanto numericamente minoritari, non possono essere vietati, a pena di scivolare di nuovo verso un'idea di reati 'contro la morale'».

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Fa tappa a Bologna, da oggi fino al 7 dicembre, Transitional States - Hormones at the crossroads of art and science, mostra di video arte internazionale con annessi eventi sulla storia delle terapie ormonali a partire dal XX° secolo .

A poche ore dal dibattito iniziale Trans/action! Prospettive intergenerazionali dell’attivismo trans abbiamo raggiunto Mario Di Martino, vicepresidente del Mit, che con Porpora Marcasciano è concuratrice dell’edizione bolognese.

Mario, come nasce Transitional States?

Transitional States è stato sviluppato e condotto da Chiara Beccalossi, storica della sessualità e delle medicina dell’University of Lincoln.

Transitional States si sviluppa all’interno della sua ricerca più recente che riguarda la storia delle terapie ormonali nel ventesimo secolo. Interesse principale di questa ricerca è l’uso e l’abuso delle terapie ormonali all’interno di quello che oggi viene chiamata Lgbtiq community. Infatti, le terapie ormonali furono usate inizialmente, nel periodo tra le due guerre mondiali, per reprimere l’omosessualità, e successivamente, dopo la seconda guerra mondiale, le stesse terapie cominciarono ad essere utilizzate per assistere le persone trans a compiere la transizione di genere. 

Quali i fini della manifestazione?

Transitional States: Hormones at the Crossroads of Art and Science è un progetto internazionale e itinerante che offre al pubblico una serie di discussioni pubbliche e una mostra di video arte con il fine di incoraggiare il dibattito sull’uso attuale delle terapie ormonali, in particolare il loro uso tra le persone intersessuali, transgender e persone non-binarie, e l’uso delle terapie ormonali tra le donne in relazione al controllo delle nascite, la fertilità, la menopausa.

Come si struttura la mostra di video arte internazionale?

La mostra di video arte Transitional States si terrà alla LABS Gallery Arte Contemporanea in Via Santo Stefano, 38 dal 11 Novembre all’8 Dicembre 2018. Curata da Giulia Casalini e Diana Georgiou (Arts Feminism Queer) a seguito di un bando internazionale, questamostra  presenta il lavoro di14 artisti e collettiviche esplorano temi inerenti al mondo degli ormoni. Metà degli artisti che presentano il loro lavoro all’interno di Transitional States sono  persone trans e non-binary. Quest* offrono una visione unica di come le terapie ormonali abbiano cambiato la loro vita, trasportando lo spettatore nel viaggio emozionaleda loro intrapreso per aiutare il proprio corpo ad allinearsi con la propria identità di genere. Altr* esplorano l’effetto che l’uso di ormoni può avere sulle emozioni, sulle sensazioni e sul desiderio sessuale. Infine un ultimo gruppo di artisti mostra come la società contemporanea abbia medicalizzato il corpo delle donne attraverso l’utilizzo di ormoni nel controllo delle nascite, nella menopausa e nell’invecchiamento. Nel suo insieme questa mostra solleva questioni cruciali su come la società influenzi e regoli l’identità di genere, ed esamina da vicino il modo in cui i progressi della medicina condizionano le nostre vite.

Infine la mostra presenta artisti sia affermati che artisti emergenti provenienti da paesi come Argentina, Australia, Austria, Brasile, Colombia, Danimarca, Francia, Italia, Giappone, Svezia, Regno Unito, Uruguay e Stati Uniti. I video utilizzano varie tecniche artistiche nella loro produzione, incluse animazione 3D, stop motion e video a infrarossi, e fanno uso di formati diversi come video performance, video musicali, documentari, show televisivi e feed online.

Rispetto alle altre edizioni, quella bolognese presenta delle novità?

Il programma degli eventi e l’istallazione nella città di Bologna sono stati curati in collaborazione col MIT – Movimento Identità Trans, Tale collaborazione è stata seguita e condotta da Mario Di Martino (vice presidente del Mit e direttrice artistica del Festival Internazionale di Cinema Trans Divergenti) e Porpora Marcasciano (storica figura del movimento trans italiano, autrice e presidente onoraria del Mit) e le uniche differenze sono date dal programma dei dibattitti pubblici, diverso in tutte le città in cui è stato ospitato il progetto. 

Il programma dei dibattiti pubblici a Bologna comprende:

Trans/action! Prospettive intergenerazionali dell’attivismo trans

Venerdì 9 Novembre 2018
Ore 18:00, Sede Mit, via Polese 22, BolognaIntervengono: Diego Marchante (“GenderHacker”, attivista transfemminista e artista audiovisivo); Mijke van der Drift (attivista transfemminista, videomaker, Goldsmiths University of London; Porpora Marcasciano (attivista transfemminista, Mit.); Vick Virtù (attivista transfemminista, ricercatore precario, Mit). Questo dibatto è moderato da AG Arfini (ricercatore precario, attivista, CRAAZI Centro di Ricerca e Archivio Autonomo transfemministaqueer ‘Alessandro Zijno’).

Need-le it? Processi di autodeterminazione corporea

Lunedì 26 Novembre 2018
Ore 18:00, Atelier Sì, Via S. Vitale 69, Bologna. Intervengono: Chiara Beccalossi (University of Lincoln); Olivia/Roger Fiorilli (ricercat* Cermes3 di Parigi e attivista transfemminista); Valentina Coletta (attivista e operatrice Mit); Alessia/Leo Acquistapace (Consultoria Transfemminista queer Bologna). Moderano questo dibattito Stefania Voli e Vick Virtù (ricercat* precar* e attivist* transfemminist*).

Broadcasting the trans self. Nuovi immaginari e prospettive trans mediatiche

Venerdi 7 Dicembre 2018
Ore 18:00, Cinema Lumiere, Via Azzo Gardino 65, Bologna. Intervengono: Fox & Owl (YouTuber- @MyGenderation, attivist* trans e videomakers); Richard Thunder (YouTuber e attivista LGBT); Storm Turchi (TMW Italia -Trans Media Watch). Modera Antonia Caruso (scrittrice e attivista trans/femminista).

Quale il messaggio, secondo te, che arriva da Transitional States alla società italiana attuale?

La capacità di ri-mediare argomenti e discussioni, delicate e spesso per soli “tecnici” come questa sugli ormoni attraverso la video arte è senza dubbio interessante e innovativo e può permettere ad un pubblico molto più vasto di approcciarvi senza paura.

Il Mit da sempre si preoccupa di intercettare nuove forme che aiutino e arricchiscano il troppo arido panorama italiano sulla cultura trans, e questo è l’ennesima dimostrazione di come fare politica oggi sia anche un atto di resistenza culturale.

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Non si hanno notizie certe sulla situazione delle persone omosessuali nella regione tanzaniana di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre. Dichiarazioni che il giorno prima il ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga aveva liquidato come opinioni personali anche a seguito delle proteste internazionali e del duro monito di Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani.

Ma, stando alle voci ricorrenti di attivisti locali, ci sarebbero già persone omosessuali incarcerate dietro segnalazione nell’area di Dar es Salaam. 

Nella notte del 3 novembre una soffiata ha portato, invece, all’arresto di dieci uomini, sospettati di essere gay, nella regione semi-autonoma di Zanzibar. La polizia ha fatto irruzione nel resort di Pongwe Beach mentre era in corso una festa. Altri sei sono riusciti a fuggire.

Gli uomini sono da domenica trattenuti presso la stazione di polizia di Chakwa senza che siano state formalmente avanzate accuse verso di loro. 

Come chiarito da Amnesty International, che ha denunciato l’accaduto, gli uomini sono stati arrestati per aver presumibilmente partecipato alla celebrazione di un matrimonio tra due di loro. L’averli trovati seduti in coppia costituirebbe per la polizia locale una prova irrefutabile.

«È sconvolgente che il semplice atto di sedersi in coppia possa assumere proporzioni criminali – ha dichiarato Seif Magango, vicedirettore di Amnesty International per l'Africa orientale, l’Africa dei Grandi Laghi e il Corno d’Africa – La polizia non ha chiaramente motivi per presentare accuse contro questi uomini in tribunale, nonostante l'arresto di questi tre giorni fa».

Magango ha definito l’arresto un «colpo scioccante dopo l'assicurazione del governo tanzaniano che nessuno sarebbe stato preso di mira e arrestato a causa dell’effettivo o presunto orientamento sessuale e identità di genere».

L’esponente di Amnesty si è detto vivamente «che questi uomini possano essere sottoposti a un esame anale forzato: metodo di scelta del governo per 'provare' l'attività sessuale tra persone dello stesso sesso. Questo non deve essere permesso: questi uomini devono essere rilasciati immediatamente».

Motivo, questo, che ha indotto attiviste e attivisti del continente africano a lanciare per ieri la Giornata internazionale di mobilitazione per le persone Lgbti in Tanzania. Tale iniziativa, supportata e rilanciata da All Out, ha visto un’ampia accoglienza.

Fissato, invece, per lunedì 12 novembre a Roma il sit-in Stop gay persecution in Tanzania. Organizzato da Gaynews e dalla rete giornalistica Nobavaglio – Liberi di essere informati, il presidio avrà luogo, a partire dalle ore 18:00, davanti all’ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185.

Al momento hanno aderito Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Arco, Agedo Roma, Di' Gay Project.

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È morto il 15 ottobre a Seattle Jack Chapman, conosciuto anche coi nomi di Tank Heathcliff Hafertepen e Pup Tank. Di origini australiane, il 28enne è deceduto a seguito di complicazioni polmonari dopo essersi iniettato silicone nei testicoli per allargamento dei genitali.

A darne la notizia su Facebook Chuck Osborn, anche noto come Pup Alfa, che insieme con Jack era sentimentalmente legato a Dylan Ray Hafertepen, noto componente del mondo del puppy play prima a San Francisco e, poi, a Seattle. Dai suoi “cuccioli” è chiamato Master Dylan ma su Instagram e Tumblr il suo nick è Noodles and Beef con migliaia di follower.

Come riportato da Chuck Osborn, le ultime parole di Jack sono state proprio rivolte a Master Dylan: «Grazie per avermi permesso di servirti».

E a finire sotto i riflettori, in maniera del tutto negativa, è proprio lui. A puntargli il dito contro è Linda Chapman, la madre di Jack, secondo la quale quello che legava Dylan Hafertepen ai suoi slave era un vero e proprio culto sessuale. Culto che prevedeva l'obbligo di interventi estetici ai genitali, di utilizzare il cognome di Master Dylan, di consegnargli lo stipendio, tagliare i contatti con l'esterno. 

Al centro del contendere ci sono più precisamente i beni di Jack, lasciati per testamento a Dylan. Al riguardo Linda non è disposta a cedere ed è intenzionata a salvare almeno i contanti che Jack aveva ricevuto dal padre e che sarebbero dovuti servire per prendersi cura del fratello autistico

Nel frattempo Dylan Ray Hafertepen ha disattivato i suoi profili social. Aspetto, questo, che sta suscitando ulteriori polemiche. 

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È indubbia la polarizzazione dell’attenzione statunitense e internazionale sulle elezioni di Mid-term per il rinnovo dei seggi alle due camere del Congresso e per la carica di governatore in 36 Stati.

Ma ieri gli americani di Massachusetts, Florida Alabama, Oregon, West Virginia, Michigan, North Dakota, Utah, Missouri nonché la cittadinanza di San Francisco sono stati chiamati al voto referendario su alcuni temi di rilievo. 

Quello svoltosi nel Massachusetts è stato un referendum storico, essendo il primo a livello statale sui diritti delle persone transgender. Elettori ed elettrici hanno così respinto la proposta d’abrogazione d'una legge del 2016, che proibisce le discriminazioni di genere nei luoghi pubblici, comprese toilet e spogliatoi.

L'esito referendario è stato d'enorme sollievo per attiviste e attivisti per i diritti Lgbti, per i quali la vittoria del fronte del no avrebbe potuto provocare un'ondata di tentativi simili per ridurre le protezioni antidiscriminatorie in altri Stati. Come noto, alcune protezioni a livello federale sono minacciate dall'amministrazione del presidente Donald Trump.

In Florida, invece, gli ex detenuti hanno riavuto il diritto di voto, mentre in Alabama, Oregon, West Virginia sono state adottate delle norme restrittive in materia d’aborto, che graveranno in particolare sulle donne non abbienti.

In Michigan, North Dakota, Utah, Missouri ci si è epressi sulla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo (nei primi due) e medico (negli ultimi due). Ma con esito negativo solo in Nord Dakota.

La vittoria a favore della legalizzazione consentirà la vendita di cannabis a persone con alcune malattie nelle farmacie private dell’Utah, mentre in Missouri i pazienti potranno coltivarla privatamente a uso medico. Il Michigan è invece divenuto il primo stato del Midwest Usa (il decimo a livello nazionale) dove gli adulti di età superiore a 21 anni potranno detenere o coltivare modiche quantità di marijuana.

A San Francisco, infine, è stata approvata una controversa tassa sulle imprese per aiutare i senzatetto.

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Affluenza altissima negli Usa per le elezioni di Mid-term, che come prevedevano gli analisti hanno reso Trump un’anatra zoppa.

Dopo otto anni, infatti, i democratici hanno riconquistato la maggioranza alla Camera (strappando i 23 seggi necessari agli avversari ma alla fine dei conteggi riusciranno con molta probabilità ad averne 35), mentre i repubblicani la mantengono al Senato, dove si è votato per il rinnovo di un terzo degli stessi.

Nonostante l’esultanza di Trump che ha parlato via Twitter di grande successo minimizzando come "increspatura" la vittoria democratica alla Camera, l’onda blu è innegabile e, a parte qualche delusione, c’è già ara di rivincita.

Ma le elezioni di Mid-Term hanno interessato anche il rinnovo della carica di governatore in 36 Stati con delle importanti novità. E così se nel Vermont la candidata transgender Christine Hallquist non ce l’ha fatta a battere l'uscente repubblicano e antitrumpiano Phil Scott, nel Colorado è stato eletto governatore il democratico Jared Polis, che è apertamente gay: prima volta nella storia degli Stati Uniti.

Filantropo e imprenditore, deputato alla Camera dei rappresentanti, Polis è sposato e ha due figli.

Ma queste elezioni saranno soprattutto ricordate per l’ampia rappresentanza femminile con l’approdo al Congresso di giovani, componenti di minoranza, numerosi volti nuovi.

Tra esse  sono da menzionare Alexandria Ocasio-Cortez: classe 1989, socialista, femminista, attivista, è la donna più giovane eletta deputata e astro nascente della sinistra del Partito democratico.

Ilhan Omar e Rashiba Tlaib sono, invece, le prime donne musulmane ad arrivare al Congresso. Mentre Ilhan, di origini somale, è stata eletta in Minnesota, Rashiba, figlia di immigrati palestinesi, ha conquistato una straordinaria vittoria nel distretto numero 13 del Michigan.

Vittoria storica anche per Ayanna Pressley in Massachusetts, prima donna nera a rappresentare lo Stato nord-orientale alla Camera.

Le democratiche Sylvia Garcia e Veronica Escobar, rispettivamente di Houston es El Paso, sono le prime due donne ispaniche elette in Texas alla Camera dei deputati. Nonostante i latinos rappresentino il 40% della popolazione, lo Stato non aveva finora mai eletto nessuna donna ispanica al Congresso. Deb Haaland, in New Mexico, e Sharice Davids, in Kansas, sono invece le prime donne native americane ad essere state elette deputate.

Inoltre Sharice è un’attivista lesbica, le cui parole sono quanto mai significative: «Conta la mia storia personale. Avere persone della comunità Lgbti al Congresso porterà in discussione temi che ci interessano»

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