Ha fatto molto discutere, nei giorni scorsi, la vicenda delle cinque educatrici della Coop Dolce che a Casalecchio di Reno (Bo) gestisce il centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana. Come noto esse hanno coinvolto i bambini d’età prescolare in attività ludiche ispirata al Pride di Bologna.

Guidati dalle educatrici, i piccoli hanno infatti realizzato disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore e, dopo essersi colorati il viso coi colori dell’arcobaleno, hanno prodotto un cartellone con la didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata dal nostro quotidiano e dalle maggiori testate giornalistiche italiane, la vicenda ha sollevato un polverone di critiche e condanne, tra cui quelle del ministro Lorenzo Fontana, del deputato forzista Galeazzo Bignami, del senatore centrista  Pier Ferdinando Casini e di Generazione Famiglia, che è ricorsa al tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

Proprio per questo, abbiamo deciso di chiedere un parere scientifico al prof. Paolo Valerio, docente ordinario di Psicologia clinica presso l'’Università Federico II di Napoli, direttore del Centro SinApsi e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, le attività ludiche ispirate al Gay Pride, proposte dalle educatrici della Coop Dolce, sono davvero un gioco che può definirsi “inadatto” o “pericoloso” per i bambini?

Direi di no. La cosa veramente importante è veicolare ai bambini informazioni corrette affinché possano comprendere il mondo in cui vivono. È giusto che queste informazioni siano trasmesse con un linguaggio idoneo e con le giuste modalità. Anche il Gay Pride è un fenomeno che esiste nel mondo in cui i bambini vivono e, dunque, è giusto spiegarne ai bambini il significato. Ai bambini non bisogna nascondere nulla.

Il gioco, dunque, può essere un canale per comunicare questi significati ai bambini?

Ovviamente sì. Ricordo che, durante uno dei miei ultimi viaggi, ho trovato in una libreria inglese un volume dal titolo Come spiegare il Gay Pride ai bambini. Il gioco è un buon mezzo per formare i più piccoli alla cultura della differenza e al rispetto per l’altro.

Dunque, sbaglia chi giudica questi metodi pericolosi per l’equilibrio dei bambini?

Non sono certo questi giochi che influenzano il nostro orientamento sessuale. Se è questo il timore di chi ha mosso le critiche alla scuola di Casalecchio, allora esso è del tutto infondato. L’orientamento sessuale degli individui non è influenzato dall’esterno: è una caratteristica del nostro essere.

Del resto, mi piace ricordare che all’ultimo Pride svoltosi a Napoli, sabato 14 luglio, c’era il coloratissimo trenino delle Famiglie Arcobaleno ed era pieno di bambini felici che erano perfettamente a proprio agio nella folla arcobaleno della parata!

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Non potrà più svolgere alcun incarico pastorale, né confessare e dirigere spiritualmente i fedeli, né tenere interventi pubblici nell’arcidiocesi parigina senza esplicito permesso. Inoltre, come già disposto dal card. André Vingt-Trois (arcivescovo di Parigi dall'11 febbraio 2005 al 7 dicembre 2017), continuerà a essergli inibita l’attività di psicoterapeuta.

Queste le sanzioni irrogate dall’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit allo psicologo della Chiesa, soprannome con cui è conosciuto in Francia mons. Tony Anatrella.

Classe 1941, il sacerdote è accusato d’aver abusato sessualmente di giovani uomini nel corso di sedute volte alla guarigione degli stessi dall’omosessualità secondo il metodo delle terapie riparative di Joseph Nicolosi. Ma il tutto si sarebbe tradotto in palpeggiamenti e induzione alla masturbazione reciproca.

Denis Lemarca: Manipola il mio sesso. Mi masturba

Entrato a 23 anni nel Seminario della Missione di Francia (1987), Denis Lemarca – uno dei primi accusatori – racconta così il suo primo incontro con lo psicologo della Chiesa: «Io sono disteso sul lettino, nudo. Sono sorpreso dalla leggerezza del massaggio. È più che altro una carezza su tutta la parte anteriore del corpo che gira delicatamente intorno alla zona genitale. Poi Tony Anatrella mi chiede di tenere la sua mano e di guidarla. Io guido allora la sua mano, prima sulle zone che lui ha toccato e fin dove la lunghezza del mio braccio lo permette. La sua mano non si ritrae quando l'avvicino al mio sesso. Mi invita allora a guidare la sua mano sulle zone dove vi sono ancora delle "tensioni".

Ho un'erezione. Quando guido la sua mano sul mio sesso, egli solleva le dita per sfiorarlo. Poi vengo invitato a lasciar andare la sua mano da sola. Egli allora manipola il mio sesso. Mi masturba. Poi mi chiede se voglio godere. Io dico: No. Così si chiude la prima seduta di "corporeo". Mi trovo in una specie di siderazione. Non ho memoria di ciò che ho potuto dire all'uscita di questa seduta. Alla seconda seduta di "corporeo" ho goduto. È la prima volta che godo in presenza di un altro essere umano».

Alle accuse di Lemarca se ne susseguirono altre anonime nel 2006, cui si preferì non dare seguito.

Un processo canonico ritardato per anni

Ma non venendo meno tali voci, il card. André Vingt-Trois si vide costretto, nel maggio 2016, a intervenire suo malgrado con l'incoraggiare «queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia». Cosa che fu fatta da più soggetti al punto tale che lo stesso porporato non potette esimersi dal ritenere oramai improrogabile l'apertura d'un processo canonico a carico di Anatrella.

Avendo però il sacerdote collaborato in passato col tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois chiese alla Segnatura Apostolica di affidare la procedura a un altro tribunale. Alla fine di gennaio 2017 da Roma si optò per quello interdiocesano di Tolosa, al quale furono trasmessi i documenti.

Un’inchiesta, questa, durata fino al 19 marzo 2018, quando le conclusioni sono state rimesse all'arcivescovo Aupetit, che ha notificato, il 4 luglio, ad Agence France-Presse le accennate sanzioni irrogate allo psicologo della Chiesa.

La dura presa di posizione da parte del presule ha suscitato un clamore enorme, la cui eco è andata ben al di là dei confini francesi.

Anatrella: l'idolo delle gerarchie vaticane con l'ossessione per l'ideologia gender

Già consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia (soppresso il 15 agosto 2016 da papa Francesco, che ne ha trasferito competenze e attività al neodicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita) e del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari (soppresso il 17 agosto 2016 da Bergoglio con l'istituzione del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale) nonché professore presso il Collège des Bernardins, Anatrella è infatti noto per le sue posizioni di aperta condanna dell’omosessualità, ritenuta «immaturità narcisistica» e  da curare.

Aperto sostenitore de Le Manif pour tous, Anatrella si è impegnato, a partire dagli anni ’90, nell’avversare sui media i diritti delle persone Lgbti e nell’allertare la pubblica opinione sulle rivendicazioni delle stesse a favore del matrimonio egualitario e del riconoscimento genitoriale. Il 14 giugno 2004 arriva il primo riconoscimento d'Oltretevere con la nomina a Cappellano di Sua Santità.

È stato uno degli ispiratori dell’istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica che, approvata da Benedetto XVI il 31 agosto 2005, interdice l’accesso agli Ordini alle persone omosessuali. Il suo pensiero al riguardo è stato ampiamente esplicitato in un articolo del 25 novembre 2005 su L’Osservatore Romano, di cui, a partire dall’ultimo periodo del pontificato wojtyliano, è divenuto uno dei collaboratori di punta come, fra l’altro, per L’Avvenire.

Il congiunto interesse per l’ideologia gender, quale filiazione diretta dei gender studies e «pericolo per l'Occidente paragonabile ai totalitarismi del Novecento», lo hanno accreditato agli occhi delle gerarchie vaticane come il massimo esperto di quella che a Oltretevere amano chiamare “politicizzazione e ideologizzazione dell’omosessualità”. 

Tesi, queste, che Anatrella ha esplicitato nei volumi Gender, la controverse (Téqui, Parigi 2011) e in Mariage en tous genre. Chronique d'une régression culturelle annoncée (L'échelle de Jacob, Digione 2014), la cui sintesi italiana è stata edita nel 2015 dalla San Paolo col titolo La teoria del gender e l'origine dell'omosessualità. Una sfida culturale

Non a caso è uno dei «collaboratori del Segretario speciale» in preparazione e nel corso del Sinodo dei vescovi sulla Famiglia che, convocato e presieduto da papa Francesco nei giorni 9-15 ottobre 2014, vede un acceso dibattito su tali tematiche.

Non meraviglia, dunque, se ancora due anni fa il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, a conclusione del convegno Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà presso la Pontificia Università Gregoriana, non si esimeva dal ringraziare «monsignor Tony Anatrella, psicanalista, specialista in psichiatria sociale, consultore e collaboratore di vari dicasteri della Curia romana, anche lui ideatore e organizzatore dell’iniziativa».

Omertà organizzata 

Ma tuttò ciò sarebbe forse indicativo di ben altro. Secondo il domenicano Philippe Lefebvre, professore alla Facoltà di teologia di Friburgo, Tony Anatrella, infatti, «è stato coperto da un potente silenzio, da un’omertà organizzata».

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In vista dell’incontro odierno a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin (previsto intorno alle 13:00, ore locali) Human Right Campaign ha proiettato, ieri sera, su un muro del Palazzo presidenziale, messaggi a sostegno delle persone Lgbti cecene.

Trump e Putin: fermate i crimini contro l'umanità in Cecenia. Questo uno degli appelli lanciati in Piazza Kappautori dall’associazione statunitense che, nel chiedere al presidente Usa di sollevare l'argomento durante il vertice, ha ricordato come, negli ultimi 15 mesi, oltre 100 persone omosessuali siano state «arrestate, torturate e sottoposte ad abusi» nella Repubblica della Federazione russa.

Come noto, il primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov ha sempre respinto ogni addebito al riguardo sostenendo l’impossibilità di tali azioni vessatorie dal momento che non esisterebbero persone omosessuali nel suo Paese.

Continua intanto la protesta di Hrc, i cui attivisti e attiviste hanno marciato stamattina per le vie di Helsinki e occupato, insieme con associazioni locali Lgbti e pacifiste, la scalinata antistante la neoclassica cattedrale luterana.

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Il 3 luglio a Venezia, durante la 178° seduta pubblica del Consiglio regionale veneto, è stata posta ai vosti e approvata la mozione n. 340 che, avente come prima firmataria Giovanna Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Allenza per il Veneto), prevede l’appoggio della Regione a «quanti si battono in difesa della famiglia naturale» ed «efficaci politiche di sostegno alla natalità».

Nel testo, dopo il riferimento all’art. 29 della Costituzione che definirebbe chiaramente – secondo i firmatari – «i contenuti e la valenza» dell’istituto familiare, viene affermato: «Purtroppo assistiamo quotidianamente alla messa in discussione di questo principio. L’azione distruttoria di questo articolo portata avanti da certi ambienti politici e sociali ha, ormai da tempo, subito una forte accelerazione, anche per effetto della cosiddetta Legge Cirinnà.

Sul tema si vivono ormai, di continuo, paradossi come per esempio attaccare brutalmente una madre perché allatta con discrezione il suo bambino o il tentativo di abolire le feste della Mamma o del Papà».

Ma, nel corso della discussione previa alla votazione, gli invocati paradossi a riprova sono stati estesi da non pochi consiglieri ai Pride (con particolare riferimento a quello di Padova del 30 giugno) e all’ipotetica legittimazione di unioni tra animali con un costante richiamo elogiativo e difensivo delle posizioni di un “ministro veneto” come Lorenzo Fontana.

Argomenti, questi, che hanno dato luogo, nell'aula di Palazzo Ferro-Fini, a una vivace polemica anche per gli interventi contrari dei consiglieri di LeU, Pd, M5s.

Ad accendere la discussione è stato Nicola Ignazio Finco (Liga Veneta – Lega Nord) che ha affermato: «Dobbiamo anche essere onesti e dire che nessuno può imporre il suo modello di vita all'interno di questa società, perché penso che oggi nessuno ormai è discriminato. Penso che ognuno è libero di vivere la propria sessualità all'interno della comunità veneta ed italiana.

La cosa che più invece fa rabbrividire e sinceramente mi fa anche un po' schifo è vedere le carnevalate che abbiamo visto nell'ultimo fine settimana in quel di Padova. Quello non significa tutelare dei diritti, quello non significa difendere dei principi e dei valori, ma quello significa solamente ostentare un modello di vita, un modello di sessualità, che a mio parere rappresenta tutto fuorché la normalità.

Il mondo va avanti perché c'è un uomo ed una donna che decidono di instaurare un rapporto e mettere al mondo dei figli e creare un futuro ad una società».

Nazzareno Gerolimetto (Zaia Presidente) si è invece augurato che «questo Parlamento metta le mani alla legge Cirinnà, per invertire quella tendenza che si è voluta portare avanti contro tutti e contro tutto, e l'elettorato ha dato il suo responso il 4 marzo». Per poi sostenere: «La famiglia è solo quella tra un maschio e una femmina e figli: quella è la famiglia.

Le altre sono unioni che a me non fanno né caldo né freddo. I diritti li hanno come qualsiasi individuo: non c'è bisogno di dare ulteriori diritti, e fondiamo tutto sull'amore. Poi va a finire le distorsioni che sono emerse anche in quest'Aula: l'amore tra una persona ed un animale e il gatto. Daremo la pensione di reversibilità anche al gatto allora, se è normale questo. Dobbiamo dare la pensione di reversibilità anche al gatto?

Oppure dobbiamo aprire la strada alle adozioni o all'utero in affitto? Questa è poi è la strada per dire “utero in affitto, ma perché devo prendere l'utero in affitto? Aspetto un attimo che nasca, poi vediamo com'è: così poi si apre la strada di far nascere i figli e metterli all'asta, al mercato? Vogliamo questo? Vogliamo portare la nostra società verso questa direzione?».

Andrea Bassi (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) si è invece definito come «una persona che - lo dico tranquillamente qui in Aula –, nella legge Cirinnà ha visto moltissimi aspetti positivi, perché ha dato anche riconoscimento (distinguendo la famiglia: la famiglia è una sola ed è quella prevista dalla Costituzione), ma dando anche dei diritti a delle situazioni che prima non erano normate e che, a mio modo di vedere, dovevano essere riconosciute e appunto normate.

A me non frega niente della scelta sessuale dell'individuo, non me ne frega niente.

Ho tanti amici omosessuali, ho tante amiche omosessuali e non mi hanno mai turbato. Anzi però che abbiano la possibilità di essere riconosciuti, penso in un Paese civile, in una visione laica di un Paese civile come dovrebbe essere l'Italia, possa anche essere assolutamente degno di considerazione e degno anche di approvazione. Per fortuna ci si è fermati quando si cominciava a parlare di argomenti molto più scivolosi, come la stepchild adoption, ma qui mi fermo».

L'omologo Fabiano Barbisan si è chiesto: «Perché andiamo a perderci sulle disquisizioni di una famiglia tra due persone dello stesso sesso? Non è una famiglia e sono le carnevalate alle quali assistiamo, dove questa gente e si divertirà a fare la carnevalata: cosa volete che vi dica?

Si divertono? Bene: battiamogli le mani, perché in mezzo a tante difficoltà economiche, in mezzo a tante problematiche c'è ancora chi si diverte e sono questi che non sono la famiglia».

Alessandro Montagnoli (Liga Nord – Lega Veneta) ha affermato: «Siamo evidentemente di fronte a un passaggio storico culturale. Da chi vede le cose normali come la famiglia fatta di un uomo e una donna - e da qui la mia personale -, ma penso di tanti. L'invito al Ministro Fontana di andare avanti, perché lì ci sia un cambio di passo. C'è chi pensa a una mamma, un papà e un bambino, e chi pensa il numero, genitore 1, genitore 2, sono due mondi diversi e noi siamo ancora quelli normali.

Tra l'altro l'anno prossimo a Verona ci sarà la Giornata mondiale della famiglia e mi auguro che questo Consiglio dia il massimo supporto. Per cui, finalmente, abbiamo un Governo chiaro, serio e ribadiamo una cosa che ormai è diventata difficilissima: la normalità».

Concetto, questo, su cui si è soffermata la consigliera pentastellata Patrizia Bartelle ma per dire: «Io vi invito veramente a ragionare in maniera complessiva su quello che stiamo dicendo e soprattutto non vorrei più sentire esprimere da nessuno e in nessuna sede istituzionale il concetto di normalità.

Che cos'è la normalità? Io vi guardo in faccia e vi chiedo: è normale il collega che porta gli occhiali trasparenti o è normale il collega che ha la montatura di colore nero? Qual è la normalità? Per cortesia, noi di normalità abbiamo soltanto il rispetto delle leggi».

Il consigliere di Leu Pietro Ruzzante, dopo un primo forte intervento contrario, in quello per la dichiarazione di voto ha invece affermato: «Le manifestazioni in questi giorni si sono espresse con così forza contro il ministro Fontana, perché il ministro Fontana, la prima dichiarazione che ha fatto, è stata quella di voler cancellare una legge che nulla c'entra con le famiglie naturali. Ma che va ad impedire il diritto di tantissime coppie omosessuali, che in questi mesi, in questo anno, da quando c'è la legge Cirinnà, hanno deciso di unirsi, volete cancellare quel diritto, quindi mettete le mani in tasca agli amori altrui.

La stessa cosa avete tentato di fare con i sindaci. Per fortuna la società è più avanti della politica, vedete, non è più tempo delle disgregazioni.

Una famiglia - il concetto è semplice, semplicissimo - è dove c'è amore. Una famiglia non può esserci dove c'è violenza, per esempio, anche se è eterosessuale, anche se risponde all'articolo 29 della Costituzione, quella per me non è una famiglia».

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Si è conclusa ieri a Roma la 5a edizione degli Italian Gaymes, l'appuntamento multisportivo contro l'omotransfobia promosso da Gaycs. 

Tra le discipline, svoltesi nella zona dell'Eur, paddle tennis, basket, pallavolo, beach volley, calcio a 5, burraco. Ad arricchire l'evento anche la 4a edizione della Partita dei diritti, promossa e organizzata dalla Nazionale italiana calcio gay Friendly. Per gli amici a quattro zampe, invece, quest'anno si è tenuto, per la seconda volta, il Dog Day - Senza frontiere.

Durante la tre giorni al Gay Village, tra giovedì 12 e sabato 14 luglio, insieme alla madrina Eva Grimaldi si sono alternati gli artisti Andrea Casta (con il suo "violino elettronico"), le cantanti Giorgia Acchioni, Sara Galimberti e Micaela Giovani, gli artisti di Pole Dance con Andy Candy e  Aphrodite.

Tra gli eventi anche la presentazione del libro di Rosario Coco  Storie Fuorigioco, che ha dato vita, venerdì sera, a un dibattito cui hanno preso parte Adriano Bartolucci Proietti (presidente di Gaycs), Imma Battaglia (presidente onoraria Dgp), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Antonello Sannino (responsabile Sport Arcigay), Roberta Mesiti (presidente Agedo Roma), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews.it). I presenti, insieme ad altre personalità dell'attivismo e dello spettacolo, sono stati nominati "Ambasciatori" dei prossimi Roma EuroGames 2019.

Secondo l'annuncio ufficiale degli organizzatori, infatti, il prossimo anno Roma ospiterà gli EuroGames normati dalla European Gay and Lesbian Sport Federation, la rassegna europea dello sport gay friendly nata nel 1992 che approda per la prima volta in Italia con oltre 4000 atleti e atlete attesi da tutta Europa. 

Tra gli Ambasciatori dei giochi anche la scrittrice Delia Vaccarello, la calciatrice Gaia Ciccarelli, l'allenatrice di serie B Licia Arzilli, il portavoce dei Liberinantes Alberto Urbinati (squadra di rifugiati promossa da Unhcr), l'attivista per i diritti bisex Tom Dacre. 

Sul finale della cerimonia conclusiva, l'importante presenza degli attivisti e delle attiviste transgender e intersex del gruppo It, nato all'interno dell'organizzazione degli EuroGames per lavorare sull'inclusione delle persone "I" e "T" nei giochi. Tra di loro i nomi di Cristina Leo, portavoce di Colt (Coordinamento Lazio Trans), Giovanni Guercio, avvocato esperto in materia che ha seguito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 sul cambio anagrafico del nome, Alessandro Carollo, attivista, ex-atleta e genitore transgender.   

"L'organizzazione dei prossimi giochi - hanno dichiarato gli organizzatori - partirà proprio dai temi dell'inclusione di chi ancora è marginalizzato anche nella stessa collettività lgbti, nonché dalle tematiche della doppia discriminazione".

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Poco più di mille persone al Lazio Pride, che si è tenuto quest’anno nel municipio romano di Ostia all’insegna della lotta contro le mafie.

A organizzare la marcia dell’orgoglio Lgbti, che ha avuto come madrina Vladimir Luxuria, Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Gay Center, Azione Trans e Seicomesei.

Partita da Viale Ginnasi, la parata si è conclusa dopo le 20:00 in piazzale Magellano, dove si sono susseguiti i discorsi di rito.

Tra questi anche quello di Federica Angeli, la giornalista ostiense de La Repubblica che vive da cinque anni sotto scorta per le inchieste sui clan locali degli Spada, Tiassi, Facciani.

«Abbiamo una cosa in comune - ha dichiarato -: quella di essere vittime del silenzio e dell'invisibilità. Io nel mio lavoro ho sempre cercato di mettere in luce le violenze assurde di odio che toccano sia le vittime di mafia che di omofobia.

Il momento in cui ho deciso di uscire dalla paura è stata quella notte di 5 anni, da quando purtroppo vivo sotto scorta: è per amore dei nostri figli che dobbiamo denunciare».

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12.000 persone al Glasgow Pride che, partito a mezzogiorno, si è snodato nel pomeriggio lungo le vie della più grande città della Scozia.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti che è stata guidata dalla premier Nicola Sturgeon. «Sono orgogliosa - ha affermato - del fatto che la Scozia sia considerata uno dei Paesi più progressisti in Europa in materia di parità Lgbti».

Un Pride, quello di Glasgow, che ha assunto quest’anno un rilievo mediatico transnazionale non tanto perché, come detto dalla stessa prima ministra, sono stati riaffermati i valori della tolleranza, della diversità, dell'uguaglianza, dell'amore e del rispetto.

Ma perché Nicola Sturgeon ha preferito marciare accanto alle persone Lgbti anziché incontrare Donald Trump, che sta trascorrendo gli ultimi due giorni di visita nel Regno Unito nel suo golf resort di Aryshire, uno dei tanti che possiede in Scozia.

Fieramente anti-Brexit, Sturgeon ha più volte criticato Trump e le sue politiche in materia economica e migratoria. Al termine del Pride la prima ministra si è detta "divertita" dalle indiscrezioni comparse sull'Huffington Post che, citando un ex collaboratore del governo britannico, ha riferito di lamentele mosse sul suo conto da Trump a Theresa May.

«Trovo difficile credere che il presidente degli Stati Uniti, con tutte le questioni importanti che ha da gestire quotidianamente, trovi il tempo di lamentarsi di me al telefono con Theresa May - ha dichiarato –. Se questo è vero, suppongo che dovrei prenderlo come un complimento. Io di certo non impiego tanto tempo a parlare di lui».

Mentre a Glasgow e a Edimburgo (dove sono scese in piazza 60.000 persone) sono andate avanti per l'intera giornata manifestazioni di protesta contro Trump, l'amministrazione semi-autonoma scozzese ha chiesto al governo di essere rimborsata delle spese di sicurezza per la 'due giorni' del presidente degli Usa.

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30.000 persone a Napoli per il Mediterranean Pride che, partito alle 17:30 da piazza Dante, si è snodato lungo Via Toledo e ha raggiunto il lungomare dove, all’altezza di Castel dell’Ovo, si sono tenuti i discorsi finali.

Madrina della manifestazione Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, l'attivista ucciso il 7 luglio 2017, del cui omicidio e vilipendio di cadavere si è accusato Ciro Guarente.

Quattro i carri che hanno caratterizzato la marcia partenopea dell’orgoglio Lgbti, incentrata quest'anno sui temi dell'accoglienza e della lotta alle mafie. Significativo e coloratissimo il trenino delle Famiglie Arcobaleno, la cui presidente nazionale Marilena Grassadonia è stata presente insieme con un’ampia delegazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Dietro lo striscione iniziale, invece, anche il blogger de L'Espresso Marco Gaucho Filippi (MGF), che ha ideato per i manifesti del Mediterranean Pride il Vesuvio Rainbow con l'hashtag #amalicolfuoco.

Tra i presenti anche l’escort Francesco Mangiacapra, autore del noto dossier sui preti gay consegnato in febbraio alla Curia di Napoli, che ha provocatoriamente sfilato nei panni di Cristo. Accanto a lui, vestito da angelo, Mirko Varlese (di notte ballerino, performer e trasformista, di giorno catechista e operatore sociale a Sant'Erasmo ai Granili), che ha  partecipato come ministrante ai funerali di Vincenzo Ruggiero in S. Maria di Montesanto.

Proprio al 25enne assassinato Mirko ha "dedicato" le enormi ali bianche indossate perché «Vincenzo è un angelo che ho avuto il privilegio di conoscere e che è volato in cielo troppo presto».

Non sono mancati momenti d’intensa commozione come quando Antonio Amoretti, partigiano delle Quattro Giornate, ha invitato in Largo Berlinguer a cantare Bella, ciao e ha tenuto un breve saluto: «Sono orgoglioso di essere stato, con mia moglie Rosa, testimone della prima unione civile di Napoli.

Voglio ricordare a voi ragazzi di difendere la Costituzione scritta con il sacrificio dei partigiani: bisogna difendere, oggi come allora, la democrazia, la pace e la libertà».

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Anche quest’anno, nella suggestiva cornice barocca del centro storico di Noto, torna il Giacinto-Nature Lgbt. Festival di informazione e approfondimento sulla cultura omotransessuale, diretto dall’attore Luigi Tabita.

Il festival si svolgerà il 4 e il 5 agosto, giornate in cui sono previsti eventi finalizzati a narrare realtà e storie che interessano da vicino la comunità Lgbt. Tema di questa quarta edizione sarà il viaggio, inteso nelle sue varie accezioni semantiche.

Sabato 4 agosto, alle ore 18:00, nella Sala Dante del Teatro Tina di Lorenzo, il festival sarà inaugurato dal vernissage di Adelmo e gli altri, una mostra foto-documentaria curata da Cristoforo Magistro e dedicata ai confinati omosessuali nel Materano durante la seconda guerra mondiale. Un lavoro che cerca di ricostruire, attraverso il recupero di immagini e documenti, la memoria e le vicende di persone perseguitate dalla violenza fascista per il loro orientamento sessuale.

Nella stessa giornata, alle 19:30, presso il Convitto delle Arti, si discuterà, invece, di turismo Lgbt con esperti del settore quali Sandro PappalardoMarco Albertini, Francesco Pastore, Marco Galati e Alessandro Battaglia. All’evento parteciperà anche il presidente del Comitato provinciale Arcigay di Siracusa Armando CaraviniE sempre nella medesima location, alle 21:30, verrà proiettato un cortometraggio di animazione dell' illustratrice estone Chintis Lundgren.

Alle 22:00 sarà invece la volta di Filippo lo studente, incontro-reading per raccontare la storia di uno dei tanti omosessuali che furono deportati al confino durante il periodo fascista perché  “socialmente pericolosi nei riflessi della moralità pubblica”. A dare voce a Filippo, studente siciliano, sarà l’attore Paolo Briguglia e al dibattito che seguirà la performance, parteciperanno Chiara Ottaviano (storica), Gabriele Guglielmo (presidente Polis Aperta) e Andrea Cozzo (ordinario di Lingua e letteratura greca, Università di Palermo). 

Domenica 5 agosto, il calendario degli incontri avrà inizio alle 17:30 presso il Convitto delle Arti con Guardami. Si tratta di un laboratorio esperienziale curato dalla visual artist Clara Luiselli, i cui partecipanti si impegneranno nella costruzione di "porte-scrigno" funzionali a permettere un percorso di scoperta e svelamento del proprio sé. Alle 19:30 le strade del centro saranno interessate da un flash-mob arcobaleno organizzato dalle associazioni Lgbt del territorio.

La serata della domenica si concluderà, sempre presso il Convitto delle Arti, con due eventi.

Uno, con inizio alle 21:00, dedicato alle sfide della genitorialità e alla vita delle famiglie Lgbt in Italia, a cui parteciperanno la senatrice Valeria Fedeli, Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Alessandro Savona – (genitore affidatario), Janelle Hammett (portatrice), l’avvocata Giusi Arena (Rete Lenford).

L’altro, alle ore 22:00, che ruoterà intorno dalla proiezione di Invecchiare lgbt, un documentario sulle persone Lgbt di terza e quarta età realizzato da Adriano Silanus. Dopo la proiezione seguirà la presentazione dei libri Over60-men e Over60-women con il curatore Giorgio Ghibaudo, Alessandro Bottaro (presidente Stonewall Glbt) e la partecipazione della giornalista Alda D'Eusanio.

 

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Una coppia di uomini gay è stata pubblicamente punita davanti alla moschea di Banda Aceh nel territorio speciale di Aceh (quasi 5.000.000 di abitanti), l'unica provincia in Indonesia (il Paese col più alto numero di musulmani) ad applicare la shari'a.

Per più di 80 volte i due uomini sono stati fustigati al dorso con un bastone di malacca di fronte a un migliaio di persone entusiaste che gridavano: Colpisci più forte. Presenti anche alcuni turisti della Malaysia, che hanno scattatato foto coi loro smartphone. 

Muhammad Hidayat, capo della locale polizia religiosa, ha commentato: «Siamo preoccupati per la diffusione dell'omosessualità a Banda Aceh. Peccati simili si commettono molto spesso, soprattutto in materia di omosessualità.

Avete visto quanta gente è venuta per la fustigazione? Perché odiano questi peccati. Dio ci ha creato eterosessuali: perché volete essere omosessuali?».

Si tratta del secondo caso nell’anno di pubblica fustigazione di coppie di soggetti omosessuali in questa provincia ad autonomia speciale che, situata sull’estremità settentrionale dell'isola di Sumatra, ha adottato nel 1999 la shari’a e ne ha promulgato la codificazione nel 2014.

Le organizzazioni per i diritti umani sono tornate a criticare come barbarie una tale pratica, sulla quale si era espresso lo scorso anno anche il presidente indonesiano Joko Widodo col chiedere che almeno le fustigazioni non avvenissero in pubblico

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