Ancora 15 giorni di carcere per il giovane omosessuale arrestato in Egitto per il semplice fatto di aver sventolato una bandiera rainbow. La decisione è stata presa dalla Procura della Sicurezza dello Stato mentre proseguono le indagini sull'organizzazione del concerto della band libanese Mashrou' Leila al Cairo, durante il quale, a settembre, l'arrestato aveva sventolato la bandiera dei diritti Lgbti.

I temi satirici e dissacratori del gruppo libanese di alternative rock affrontano tematiche estranee alla musica araba tradizionale come l'omosessualità. La canzone Shim el Yasmine, ad esempio, può essere considerata un’ode al rispetto per l'amore tra persone dello stesso sesso.

L'accusa per cui è in prigione il giovane egiziano è quella di diffusione delle idee della band libanese. Idee che, secondo la Procura della Sicurezza dello Stato, "istigano alla dissoluzione dei costumi e all'immoralità". 

Bisogna ricordare che in Egitto, Paese musulmano al 90%, l'omosessualità non è formalmente perseguita ma un articolo della legge anti-prostituzione, varata oltre mezzo secolo fa, commina da tre a cinque anni di reclusione a chi "incita alla dissolutezza e all'immoralità": un'anfibola normativa che consente di fatto il perseguimento giuridico delle persone Lgbti. 

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Dal saluto romano a mo’ di scherno verso i banchi dei senatori M5s a ai gesti sessisti contro la collega pentastrale Barbara Lezzi. Dalla citazione in Aula di alcuni versi grossier dell’Ifigonia in Culide – ascritti poi incredibilmente a Euripide – alle recenti dichiarazioni sugli stupri delle donne. Insomma il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna non è nuovo a gesti e dichiarazioni più consone a una bettola di S. Maria a Vico che a uno scranno di Palazzo Madama.

Questa mattina è stata la volta delle persone gay. Nel parlare del suo rapporto con loro, D’Anna ai microfoni di Radio Cusano Campus – la stessa che ieri ha raccolto le dichiarazioni omofobe della candidata trans Roberta Mezzasalma alle Regionali siciliane – ha affermato: «La natura non la piega nessuno. Non si può omologare la diversità biologica per decreto o per legge. Siamo stati creati per crescere e moltiplicarci, conservare la specie. Non c'è decreto, massificazione e mentalità che tenga. Questa è tutta gente che vota a sinistra e che confonde l'uguaglianza con la giustizia. Pensano che fare uguali gli uomini sia una cosa giusta».

Poi la sorprendente dichiarazione sull’essere contattato da tanti giovani gay: «Io vengo contattato da molti ragazzi, mi spiace dirlo, ragazzi che hanno questo tipo di problema. Vivono una doppia vita perché hanno una ragazza e hanno rapporti naturali con la ragazza e poi nella vergogna e nell'imbarazzo hanno pulsioni omosessuali. In me vedono una figura paterna. Io ci parlo con questi giovani. Non sono omofobo. Rispetto questi drammi. Sono convinto che questa gente debba poter vivere tranquillamente la propria vita e la propria sessualità. Mi invitano a uscire, a vederci. Non ho mai accettato l'invito a vederci ma sono sempre molto aperto al dialogo».

Insomma, il senatore D’Anna non si ritiene omofobo – pur parlando di natura, problema, diversità biologica - tanto più che è molto gettonato presso i giovani gay. Anche perché lui con loro non esce ma parla.

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Abitano nella stessa via a Roma, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Sono Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, entrambi laureati in storia e critica del cinema, entrambi musicisti (Daniele Coluccini è anche pianista e Matteo Botrugno è anche batterista), entrambi registi de Il Contagio. Pellicola che, dopo il successo di critica della 74° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è distribuita dal 28 settembre nelle sale di tutta Italia.

Adattamento dell’omonimo romanzo di Walter Siti, Il Contagio affronta le vite di Chiara (Anna Foglietta) e Marcello (Vinicio Marchioni), quelle di Mauro (Maurizio Tesei) e Simona, e quella del boss di quartiere Carmine. Vite che si svolgono in una vecchia palazzina di borgata, in uno scenario umano degradatamente sospeso tra il tragico e il comico. Il questa realtà periferica e marginale irrompe il professor Walter (Vincenzo Salemme), scrittore di estrazione borghese che ha da tempo una relazione con il culturista Marcello. Se gli inquilini della triste palazzina di periferia accettano con rassegnazione le proprie vite intorpidite, Mauro, freddo e ambizioso spacciatore, sembra il solo a sentire la necessità di una svolta. La corruzione giunge così anche in un angolo sperduto della periferia.

Incontriamo Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, a pochi giorni dall’uscita del film nelle sale.

Innanzitutto, cosa racconta Il Contagio?

Il Contagio è tratto da un libro di Walter Siti e racconta l’amore di un intellettuale, Walter appunto, per un giovane borgataro palestrato romano. Un amore a pagamento ma il protagonista lo vive come se si trattasse del suo vero grande amore e così viene traghettato da Marcello, l’escort muscoloso, ai suoi occhi bellissimo, in un mondo sconosciuto. Walter è un borghese che viene allora in contatto con un mondo che gli è ignoto. E questa è la prima forma di contagio.

Quindi, si raccontano altre forme di “contagio” nella pellicola?

Certo. Il film si divide in due parti: la prima è ambientata in periferia, la seconda è ambientata al centro di Roma. mùMa potrebbe essere ambientata in qualsiasi altra grande città e qui troviamo un’altra forma di contagio che è quella relativa al livellamento tra una classe sociale e l’altra, l’assenza di differenza nel mezzo tra una classe sociale e l’altra.

Il Contagio, fondamentalmente, racconta la storia di una passione-ossessione…

Assolutamente vero. Infatti con Walter Siti abbiamo fatto delle lunghissime chiacchierate per capire e indagare l’origine della sua passione-ossessione per una certa fisicità muscolosa e palestrata. Ossessione su cui ha scritto diversi libri, tra cui uno che si chiama, appunto, Autopsia di un’ossessione. Noi, però, abbiamo voluto inserire il grande amore di Walter per Marcello all’interno di altri amori e altre storie. Il film è proprio un film corale, un grande affresco della Roma di oggi ed è un film che parla anche di amore: si intrecciano diverse storie d’amore.

Vinicio Marchioni interpreta il personaggio di Marcello, il borgataro che ha la relazione extraconiugale con il prof, interpretato da Vincenzo Salemme in un ruolo drammatico che è assolutamente atipico per lui. La particolarità del personaggio di Marcello è nel carattere. Noi abbiamo fatto allenare per otto mesi Vinicio Marchioni che è diventato davvero molto muscoloso ma, al tempo stesso, lo abbiamo voluto caratterialmente molto infantile: un bambino di sei anni in un corpo da gigante.

Questo è un film che racconta anche Roma, la città in cui vivete. Qual è il suo stato di salute, secondo voi?

Sinceramente, adesso Roma non sta in condizioni buone: ravvisiamo una certa mancanza di cooperazione e condivisione. Roma oggi è una città incattivita, arrabbiata, che va sempre di fretta. Certo, questo è un problema di tutta l’Italia ma a Roma viene amplificato. A Roma si parlano tantissime lingue, anche nel nostro film si intrecciano tanti dialetti:  Roma è innegabilmente lo specchio del nostro Paese. 

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