Nella splendida cornice di Via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, nella periferia più controversa e stimolante di Torino, dal 1° al 3 marzo si è svolta la quarta edizione del Divine Queer Film Festival, la rassegna di cinema internazionale organizzata dall’associazione Taksim, che infrange stereotipi, pregiudizi, tabù e paure sulle persone trans, con diversabilità e migranti, raccontando in modo ironico e positivo le storie di chi, quotidianamente, continua a lottare per cambiare il mondo.

Madrina dell’evento Valérie Taccarelli, storica attivista del Mit – Movimento Identità Trans di Bologna e musa ispiratrice di Alfredo Cohen, tra i primi attivisti del F.U.O.R.I., che a lei dedicò l’omonima canzone.

Dei 450 film e documentari proposti, la direzione artistica, composta da Achille Schiavone, Sandeh Veet e Murat Cinar, ha selezionato 36 film di produzione indipendente provenienti da 22 Paesi, dall’Armenia al Venezuela, dalla Cina alla Turchia passando per l’Iran. Tutti i film sono stati concessi a titolo gratuito.

Il festival, totalmente autofinanziato, si è avvalso della collaborazione gratuita delle figure professionali, del supporto economico della Città di Torino, che ha fornito gli interpreti Lis, della Circoscrizione 6 e delle donazioni di privati attraverso la piattaforma di crowdfunding promossa su Facebook.

Quest’anno, il Divine Queer Film Festival è stato dedicato a un attore che si è saputo distinguere per la sua incredibile capacità di catturare l’attenzione del pubblico: Paolo Poli, omaggiato durante la serata inaugurale dai racconti di Alberto Jona e Daniel Pastorino e dalla voce della cantante Natalie Lithwick.

Poli fu eclettico artista e regista teatrale, famoso per le sue esibizioni en travesti; celebrava il teatro che fluisce oltre i confini classici ispirandosi a grandi e brillanti commedie del passato per comporre i suoi spettacoli. Memorabile l’esibizione a Milleluci, trasmissione in onda sul Programma Nazionale nel 1974, con Mina e Raffaella Carrà, in cui si esibirono scambiandosi gli abiti tipici del genere di appartenenza.

Il Divine ha deciso di celebrare l’artista a partire dalla grafica, che raffigura Paolo Poli con un vestito vittoriano dai colori tipici della bandiera per i diritti delle persone transgender.

Per questa 4° edizione, il Festival non è stato solo cinema, ma anche fotografia. Durante i pomeriggi della rassegna, la fotografa Chiara Dalmaviva ha allestito un set fotografico chiamato Ritratto Divine, immortalando l’essenza queerdivine e beyond queer delle persone partecipanti, che hanno preso parte all’esperimento sfoggiando pose, indumenti e sguardi che sentivano più spontanee. Le fotografie diventeranno parte di una mostra.

Per la rassegna di quest’anno si è voluto dedicare un ricordo a una persona, attivista queer, transfemminista e intersezionale, scomparsa di recente, che ha creduto nel progetto e che ha sempre sostenuto i temi e le rivendicazioni del Festival: Marti. In arte Marti Bas, poeta e volontario, il Divine ha celebrato la sua grandissima vitalità e profondità con la proiezione di due cortometraggi e il party ufficiale chiamato PartyMarti, allestito con i versi più queer delle poesie del suo ultimo libro FrasiDiVersi/RaccontiInVersi.

Al termine della tre giorni sono stati assegnati tre premi ai film in concorso. La giuria, composta da Indrit Aliu, Irene Dionisio, Mara Signori, Monica Affatato e Silvia Nugara, ha premiato due film ex equo: Off Broom, un film olandese del 2018 del regista Roald Zom, racconta la storia di Rein, portiere transgender di una squadra di Quidditch, che ha trovato la forza di autodeterminarsi con il supporto della sua squadra; Sunken Plum, film cinese del 2018 dei registi Xu Xiaoxi e Roberto Canuto, narra la storia di una ragazza transgender alle prese con le relazioni famigliari dopo la morte della madre, in una Cina rurale e complessa.

La menzione speciale della giuria è coincisa con il premio del pubblico, che è andato al film Transit, della regista Mariam El Marakeshy, girato tra la Grecia e la Turchia per raccontare le storie delle persone migranti che hanno rischiato la vita attraversando il mare Egeo per raggiungere l’Europa. Ultimo ma non ultimo, la Direzione artistica ha premiato Khilauna, il cortometraggio indiano del 2018 di Prashant Ingole, che racconta la dolce e delicata storia di un ragazzino musulmano che subisce la fascinazione di Ganesh, la divinità induista, in uno scontro tra culture religiose e la delicatezza poetica della fanciullezza.

I premi sono stati realizzati dalle ragazze e i ragazzi del progetto Artemista, rivolto a persone disabili dichiarate non idonee a una collocazione lavorativa nell’odierno mercato del lavoro. Durante la cerimonia di chiusura, la madrina Valérie Taccarelli ha consegnato i premi ai registi presenti in sala e ha ricordato i moti di Stonewall a cinquant’anni da quella fatidica notte che cambiò la percezione delle persone Lgbtqi+, prima di lasciare spazio all’esibizione di Atma Lucia Casoni, prima persona transgender a praticare la danza dei dervishi roteanti, solitamente riservata a persone di genere maschile.

Il Festival è stato patrocinato dalla Regione Piemonte, dalla Città Metropolitana, dalla Città di Torino, dalla Circoscrizione 6 e daAmnesty International.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Il 28 aprile 2019 è una data importante per il Lovers Film Festival - Torino Lgbtqi Visions: durante la serata finale della rassegna verrà svelato il nome del nuovo direttore o della nuova direttrice. Il Museo Nazionale del Cinema, infatti, ha avviato la procedura per la selezione del nuovo vertice artistico di quello che è il più antico festival sui temi Lgbtqi d’Europa e terzo nel mondo. 

Nel 2019 conclude il suo mandato triennale Irene Dionisio che dal 2017 - con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della rassegna - dirige il festival. Festival che, quest’anno, si volgerà dal 24 al 28 aprile a Torino presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema.

La selezione del nuovo direttore artistico sarà affidata a una commissione di selezione - composta da Giaime Alonge, Alessandro Battaglia, Ricke Merighi, Roberto Piana e Bruna Ponti - che avrà il compito di presentare tre nomi al comitato di gestione del Museo, al quale, spetterà la decisione finale. La call, che scadrà il 25 marzo 2019, è pubblicata sul sito internet di Lovers.

Molto soddisfatta ed emozionata Irene Dionisio, che dichiara: “Sono molto felice di aver condotto alla fine il mio mandato triennale con il massimo senso di responsabilità possibile per un Festival di tale importanza. Ho lavorato nella mia direzione artistica sulle tematiche Lgbtqi nel solco delle tradizione trentennale del Festival con una particolare attenzione al femminile, ai linguaggi innovativi, alla ricerca e alla dialettica queer.

Sono stati anni intensi e di transizione, pieni di sfide e soddisfazioni e sono molto orgogliosa di poter stringere a breve la mano al prossimo direttore o direttrice per un sereno e condiviso passaggio di consegne che garantisca una progettualità ricca e costruttiva attorno ad uno dei più antichi Festival Lgbtqi internazionali. Ringrazio con grande affetto e stima il mio team di lavoro, professionale, partecipe ed appassionato, la comunità Lgbt per il ricco scambio reciproco e il Museo del Cinema per la fiducia accordatami in questi tre anni. Arrivederci alla 34esima edizione dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo. Vi aspettiamo a braccia aperte".

Il presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino Sergio Toffetti commenta così il passaggio: “Il Museo del Cinema da ormai 15 anni organizza il festival, portando avanti il progetto iniziato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba. Lovers è oggi un punto di riferimento irrinunciabile, sia per il panorama cinematografico internazionale, sia per la costruzione di una società sempre più attenta ai diritti delle persone. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno di Irene Dionisio, che dirige il festival dal 2017 ed è ora all’opera per realizzare un’edizione 2019 che, come sempre, farà divertire, discutere, pensare, sognare.

Il Museo del Cinema ringrazia dunque Irene per questi tre anni di percorso comune e le fa i migliori auguri per il suo lavoro di cineasta, nella certezza che si tratti di un arrivederci. Un ringraziamento va anche a Giovanni Minerba che continua a prestare la sua opera per la riuscita del festival”.

L’appuntamento è ora a Torino dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo.

e-max.it: your social media marketing partner

Su lo sgombero dell’Asilo in via Alessandria a Torino e le connesse manifestazioni di protesta stanno emergendo particolari, che danno un quadro ben diverso da quello fornito dalla sindaca Chiara Appendino e dalle forze di polizia.

Sabato, inoltre, nel corso della mobilitazione al quartiere Aurora, contrassegnata da episodi di violenza, 11 persone alla coda del corteo, che manifestavano in maniera del tutto pacifica, sono state manganellate da agenti in tenuta antisommossa e sbattute in galera per quattro notti. Tra di esse anche l’attivista Lgbti, d’origine spezzina, Andrea Giuliano

Su quanto successo nel capoluogo piemontese è oggi intervenuto il Coordinamento Torino Pride con una lettera aperta, di cui pubblichiamo integralmente il testo:

Da giovedì Torino è più povera e meno libera. Si è scoperta più violenta e meno solidale. Ha scoperto di voler marginalizzare la cultura del dissenso, l’autogestione, la diversità. Ha scoperto una voglia nuova di normalizzazione spietata. Sono giorni brutti, ma brutti davvero. Un mezzo esercito di mezzi della Polizia di Stato ha fatto piovere su Torino da tutto il nord Italia interi reparti in assetto antisommossa, armi e sirene, uomini, mezzi e denari.

Per cosa? Per sgomberare un pacifico centro di protagonismo sociale e arrestare sei pericolosissime persone. Pericolosissime, siamo sicuri? Un intero quartiere sotto assedio, la quotidianità sospesa e un nuovo ordine – nei fatti – militare. Nel silenzio. O tra gli applausi di una parte consistente e preoccupante delle istituzioni, per tacere del vergognoso delirio di una tale che ha evocato la necessità di “un po’ di scuola Diaz”.

Non entreremo qui nel merito dello sgombero - anche se sono molte tra noi le sensibilità estremamente critiche sulla sua effettiva necessità - ma intanto sul metodo. La violenza istituzionale (che ha prodotto una altrettanto inaccettabile violenza da parte di altri, che stigmatizziamo senza possibili compromessi), l’ingombrante presenza poliziesca hanno indotto e inducono paura, allarme e producono, nei fatti, enormi danni a tutto il tessuto sociale. Tutto questo per sgomberare con la forza uno spazio di cultura sociale storico, luogo di solidarietà e resistenza, nato su un tessuto abbandonato nei decenni dalla città, dalla politica istituzionale e dalle imprese che ora, invece, paiono di colpo essere interessate a eventi di cosiddetta riqualificazione, ossia speculazione.

È notizia di ieri, poi, l’invasione di mezzi pubblici da parte di agenti della Polizia di Stato in assetto di guerra urbana per condurre “arresti preventivi” di liberi cittadini che si stavano recando a un presidio del tutto pacifico per manifestare il proprio libero pensiero e la contrarietà alle prese di posizione della sindaca di Torino in merito allo sgombero. Il tutto riveste caratteri d’ingiustificata e spropositata violenza, certo guidata da precise indicazioni politiche del Ministero dell’Interno, occupato a creare situazioni di tensione e a favorirne l’esplosione, in modo da giustificare l’uso di strumenti di coercizione.

Ancora una volta una ricetta semplice per non affrontare problemi complessi come la povertà e l’emarginazione: trovare utili capri espiatori per il carico di peccati sociali di una città che non ha saputo o voluto, non solo negli ultimi anni, confrontarsi in modo autentico rispetto alle istanze sociali di intere fasce della popolazione. L’attacco è rivolto non solo ai centri sociali, ma a intere categorie indigeste di “nemici pubblici” quali le persone povere, migranti o non conformi. Gli eventi dell’Asilo non sono che un apriscatole simbolico per giungere in breve tempo a nuove situazioni di controllo e sopraffazione. Sostenere che l’Asilo fosse il principale responsabile delle difficoltà economiche di un intero quartiere è non solo una sciocchezza ma un’autentica dichiarazione programmatica che, in ultima analisi, giustifica l’apartheid sociale e la soppressione delle aree di dissenso.

In ultimo il Coordinamento Torino Pride si interroga e interroga amministratori e politici sulla evidente asimmetria di reazioni che ha riscontrato il gravissimo atto di intimidazione neofascista messo in atto da Forza Nuova ai danni di Pulmino Verde ONLUS, realtà da tempo impegnata a sostenere nei fatti la vita e la dignità delle persone migranti che attraversano le alpi piemontesi.

I prossimi a essere attaccati, probabilmente, saremo noi. Sappiano tutti che ci troveranno pronte e pronti, con al fianco le migliori energie di questo territorio, antifasciste e attiviste. Il CTP condanna ogni forma di violenza che non è mai giustificabile e non appartiene alla nostra storia e al metodo della nostra azione politica. Il fascismo strisciante che si muove per ora protetto dalle ombre sappia che non abbiamo alcuna paura. Nessuna e nessuno di noi tornerà a nascondersi o pensa di abbandonare la lotta.

Parimenti non tolleriamo in nessun modo che rappresentanti di istituzioni o della forza pubblica utilizzino termini quali “prigionieri” rivolti alle persone in stato di arresto.

e-max.it: your social media marketing partner

Dal 24 al 28 aprile 2019 a Torino, come di consueto al Cinema Massimo, la storica mutisala del Museo Nazionale del Cinema, torna il più antico festival sui temi Lgbtqi d’Europa e terzo nel mondo, diretto da Irene Dionisio con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore della rassegna con Ottavio Mai, a cui nei giorni di scorsi l’associazione Amiche e Amici della cultura e del Festival Lgbt ha chiesto di intitolare la Sala 3 dello stesso Cinema Massimo.

Madrina dell’edizione di quest’anno sarà l'attrice Alba Rohrwacher. Pluripremiata, ha vinto, fra l'altro, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, 2 David di Donatello, 1 Nastro d'argento e 2 Globi d'oro.

Il presidente della giuria di All the Lovers, la sezione dedicata ai lungometraggi, sarà invece il regista francese Yann Gonzales, recentemente tornato a Cannes con la sua ultima fatica Un couteau dans le coeur dopo il precedente successo, alla Semaine del 2013, di Les rencontres d’après minuit, entrato nella top 10 dei Cahiers di quell’anno.

Il Lovers Film Festival in realtà non si è mai fermato, organizzando lungo tutto l’anno un fitto calendario di appuntamenti cinematografici di avvicinamento alla rassegna di aprile come sottolinea Irene Dionisio, direttrice di Lovers: «Dalla collaborazione a luglio con Cinema a Palazzo Reale, dove abbiamo portato Filippo Timi con Favola, alle anteprime regionali dei film Zen di Margherita Ferri e Un couteau dans le coeur di Yann Gonzalez – sempre con i registi in sala - il Lovers non si è mai fermato».

Il prossimo appuntamento è la proiezione (15 febbraio, ore 20.30, Ambrosio Cinecafè, Sala 2, corso Vittorio Emanuele 52, Torino) di Mamma + Mamma di Karole Di Tommaso: film che narra in modo poetico ma attuale il desiderio di maternità di due ragazze, Karole e Ali. «Come Festival riteniamo giusto sostenere Mamma + Mamma di Karole Di Tommaso che sarà nelle sale dal 14 febbraio – dal 15 a Torino – e che narra una vicenda personale di scottante attualità», commenta il fondatore del festival Giovanni Minerba che interverrà alla serata e che dialogherà con la regista, presente in sala.

Dopo le tappe di Cagliari e Lecce, il 16 Febbraio, a Roma presso lo Sparwasser (21.30, Via del Pigneto 215), si conclude anche il Lovers Tour: il tour italiano per i Nuovi Diritti nato dalla collaborazione tra Lovers Film Festival e Cgil Nuovi Diritti, il cui format prevede la proiezione di Odio il rosa di Margherita Ferri e il video tributo a George MichaelWatch Without Prejudice vol. 1, curato dal music teller Federico Sacchi.

Le sezioni competitive anche quest’anno saranno quattro: All the Lovers per i lungometraggi; Real Lovers per i documentari; Irregular Lovers per film di ogni genere e formato con particolare attenzione all’innovazione del linguaggio narrativo e visivo; Future Lovers premio dedicato ai corti.

Il Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions dal 2005 è integrato nel Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiBACT – Direzione generale Cinema, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

e-max.it: your social media marketing partner

Accogliendo con favore la richiesta rivolta a tutte e tutti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino di inviare suggerimenti per il nuovo naming della Sala 3 del Cinema Massimo, l’associazione di patron Amiche e Amici della Cultura e del Festival del Cinema Lgbt, che si è costituita da alcuni mesi per tutelare, tra l'altro, il futuro e i principi ispiratori del Lovers Film Festival, ha risposto ai responsabili dell'istituzione indicando il nome di Ottavio Mai

Non solo per il ruolo che il regista ha avuto nel mondo del cinema torinese, nazionale e internazionale. Ma anche per il suo importante apporto alla costruzione di una società più giusta e meno discriminatoria

Nato a Roma il 9 dicembre 1946 e prematuramente scomparso l' 8 novembre 1992, Ottavio Mai è stato regista, sceneggiatore, attore, scrittore e poeta. Nel 1986, insieme al compagno Giovanni Minerba, ha fondato a Torino il festival cinematografico a tematica omosessuale Da Sodoma a Hollywood ora Lovers. A Torino sono a lui dedicate una via e il comitato locale di Arcigay.

«Sarebbe anacronistico, oggi, negare il ruolo sociale e politico della cultura e Ottavio Mai lo aveva compreso bene - hanno scritto i soci fondatori dell’associazione -. Anni fa il Museo del Cinema, accogliendo in seno a sé il festival, da lui coraggiosamente fondato più di trent’anni fa insieme a Giovanni Minerba, ha avviato un percorso di cui oggi l’intitolazione della Sala 3 del Massimo riteniamo sia tappa quasi imprescindibile».

Nella propria lettera le Amiche e Amici della Cultura e del Festival del Cinema Lgbt, credendo fortemente nella parità di genere, hanno ritenuto di suggerire, insieme al nome di Ottavio Mai, anche quello di una donna, Adriana Prolo, fondatrice dello stesso Museo del Cinema e persona a cui il cinema deve moltissimo.

e-max.it: your social media marketing partner

Il Treno della Memoria, da 15 anni, ha avviato una profonda riflessione sul futuro della memoria: sempre meno testimoni diretti delle persecuzioni nazifasciste sono ancora in vita e le giovani generazioni sono cronologicamente lontane da accadimenti che percepiscono come distanti. Come immaginare allora di mantenere viva la memoria in Italia nei prossimi anni? Come attualizzare in chiave storica quanto accaduto? E con quali modalità e strumenti?

Sono questi gli interrogativi che l’associazione nazionale Treno della Memoria ha condiviso stamane con chi sarà chiamato a portare il testimone della memoria: i giovani. Giovani, frappresentati dai 4000 studenti che, con i propri insegnanti, hanno partecipato stamane a Torino all’evento A Futura Memoria.

L’evento, dallo straordinario coinvolgimento emotivo, è stato organizzato dalla staff del Treno della Memoria che, fino a oggi, ha lavorato con oltre 14 regioni, 20 province e alcune centinaia di Comuni – solo quest’anno 105 Comuni hanno patrocinano il progetto –  e ha portato a visitare i campi di Auschwitz e Birkenau circa 40.000 ragazzi provenienti da molte regioni d'Italia (quest’anno: Piemonte, Puglia, Trentino, Lombardia, Sicilia, Calabria, Lazio, Abruzzo e Veneto). 

Anche nel 2019 il Treno della Memoria, che oggi può contare sul supporto di 200 volontari e che porterà circa 4.200 passeggeri, rinnova il suo impegno nei confronti dei temi Lgbti.

Infatti ormai da anni e con crescente successo, grazie alla collaborazione col Coordinamento Torino Pride, vengono organizzati alcuni viaggi dedicati al mondo Lgbti e tutti gli accompagnatori del treno sono formati su questi temi e su una corretta terminologia di genere. Dopo la felice sperimentazione del 2018, diventa tappa fissa anche Berlino, durante la quale potranno essere visitati i luoghi simbolo di questa triste storia che ha visto le persone omosessuali come protagoniste. 

Il Torino Pride, come afferma la coordinatrice Giziana Vetrano, «crede da sempre nella necessità di conservare la memoria per evitare che alcuni drammatici errori possano essere rieptuti».

Infatti, venerdì scorso, l’auditorium della Biblioteca Nazionale di Torino è stato la cornice di Giuseppe P: un esempio di public history che, a cura di Chiara Ottaviano, è uno spettacolo originato dagli studi sui confinati per omosessualità dal regime fascista effettuati da Cristoforo Magistro. L’evento ha proposto una narrazione delle vicende di vita di un giovane confinato siciliano, Giuseppe, appunto, attraverso la lettura e l’analisi dei documenti del suo fascicolo presso la Prefettura di Matera.

Pensato per le scuole ma aperto al pubblico, lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e alla disponibilità di Abnut, che hanno supportato il lavoro di Agedo Torino con il coordinamento di Angela Mazzoccoli e del Coordinamento Torino Pride. Sul palco la celebre arpista Cecilia Lasagno, Silvano Bertalot, Chiara Ottaviano, Daniele Cavalli e Alessandro Giacardi.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

11 pagine, di cui nove dedicate all’elucidazione dei motivi sottesi alla condanna della di Silvana De Mari per aver diffamato in maniera continuata e aggravata a mezzo stampa il movimento Lgbti

Condanna che, irrogata dalla giudice Maria Eugenia Cafiero il 14 dicembre, prevede una multa di 1500 euro (oltre al pagamento delle spese processuali) e un risarcimento danni tanto al Coordinamento Torino Pride  quato a Rete Lenford (costituitesi parte civile) per la somma di 2500 euro ciascuno, nonché la rifusione alle stesse della metà delle spese di costituzione, rappresentanza e difesa (quantificate in 4.860 euro per il Coordinamento e in 3.420 per Rete Lenford).

Per saperne di più abbiamo raggiunto l’avvocato Michele Potè, che nel processo a carico della medica d’origine casertana ha sostenuto le parti di Rete Lenford.

Avvocato Potè, qual è, a suo parere, il punto nodale della sentenza di condanna di Silvana De Mari?

Il punto nodale della sentenza sta nel riconoscimento di coordinamento Torino Pride e Rete Lenford quali espressione del movimento Lgbti, "soggetto organizzato e dotato di una considerazione sociale ed il cui decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o suoi membri considerati come unitaria entità capace di percepire l'offesa, è tutelabile".

Nell’aver individuato nel movimento Lgbti - a differenza delle persone Lgbti in genere - un soggetto collettivo, leso dalla dichiarazioni diffamatorie, la giudice Cafiero ha agito in maniera innovativa o c’è un continuum con una giurisprudenza precedente?

C'è un continuum con alcune recenti sentenze che avevano riconosciuto la sussistenza delle offese nei confronti di enti.

Nella sentenza è più volte toccato il diritto costituzionale della libertà di manifestazione del proprio pensiero. In riferimento al caso De Mari e alla luce delle motivazioni addotte nella sentenza, che cosa implica nello specifico un tale diritto?

Il richiamo alla libertà di manifestazione del pensiero e ai suoi limiti è più che corretto nel senso che la stessa non è assoluta. Spetta al giudice valutare il superamento dei limiti alla libera manifestazione del pensiero alla luce della legislazione vigente.

Silvana De Mari cantò vittoria il 14 dicembre dicendo di non essere stata condannata per le sue dichiarazioni a carattere medico sull’omosessualità. Che cosa dice propriamente la sentenza nel merito?

Le frasi oggetto di assoluzione riguardano la generalità indifferenziata degli omosessuali e alla luce dell'attuale giurisprudenza l'assoluzione è corretta. Diverso sarebbe stato il verdetto nel caso fosse stata approvata una legge contro l'omofobia con l'estensione della legge Mancino a tali fattispecie. Del resto la giudice ha richiamato il principio di tassatività in materia penale.

Personalmente è soddisfatto di questa sentenza o si aspettava di più?

Sono soddisfatto della sentenza perché mi pare molto equilibrata alla luce dell'attuale giurisprudenza e legislazione. L'imputata ha preannunciato appello e dunque non è così soddisfatta.

e-max.it: your social media marketing partner

Il 34° Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, diretto da Irene Dionisio, si terrà dal 24 al 28 aprile 2019 a Torino nella cornice tradizionale del Cinema Massimo, la storica multisala del Museo Nazionale del Cinema.

L’attesa è molta e intanto è in partenza un tour in Italia per i "nuovi diritti" che nasce dalla collaborazione fra Cgil Nuovi Diritti e il Lovers Film Festival, la rassegna a tematica Lgbtqi più antica d’Europa, e fra le più importanti a livello mondiale, nata nel 1986 su iniziativa di Ottavio Mai e Giovanni Minerba, oggi prezioso consulente alla direzione artistica.

Il tour vuole al contempo diffondere sul territorio nazionale le date del festival ed essere uno strumento di lotta - attraverso il cinema e le arti performative - per la rivendicazione dei diritti e per il contrasto dell’omotransfobia.

Lovers Tour porterà il cortometraggio Odio il rosa, realizzato da Margherita Ferri dopo l'esordio nel lungometraggio per Biennale College a Venezia 2018, il 18 gennaio 2019 al Cinelab del Cineporto di Lecce (ore 21.30, via Vecchia Frigole 36); il 20 Gennaio 2019 alla Cineteca Sarda di Cagliari (ore 18.00, Viale Trieste 118) e il 16 Febbraio 2019 allo Sparwasser di Roma (ore 21.30, via del Pigneto 215).

Il corto introduce Watch Without Prejudice vol. 1, video tributo a George Michael, curato dal music teller Federico Sacchi, a vent’anni dal coming out di George Michael e l’intento è quello di omaggiare il cantante inglese recentemente scomparso, con un’esperienza d’ascolto in equilibrio fra lo storytelling, la musica, il teatro, il video e le nuove tecnologie. 

L'Ufficio Nuovi Diritti segue, in Cgil, le tematiche della laicità dello Stato e dell'autodeterminazione della persona e il contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e, per questo, la collaborazione con Lovers e questo tour sono sembrati un solco già tracciato da trasformare in un vero e proprio percorso, come afferma Patrizio Onori, responsabile dell’Ufficio Nuovi Diritti di Asti. 

«La Cgil, attraverso il settore Nuovi Diritti, - così Onori è ormai da anni schierata in campo per la difesa della laicità dello Stato ed è proprio in questo solco, e visto anche il contesto politico attuale, che riteniamo basilare alimentare la promozione dei diritti della comunità Lgbtqi italiana. È da questa consapevolezza che, con Irene Dionisio, abbiamo pensato a questo tour. Un evento che, attraverso forme di comunicazione coinvolgenti quali il cinema e la musica, vuole contribuire alla costruzione di un cultura aperta e inclusiva».

Anche Irene Dionisio, giovane cineasta e direttrice di Lovers, afferma soddisfatta: «La necessità evidente di una diffusione massima del tema dei nuovi diritti Lgbtqi ci ha spinto - come festival - a voler organizzare un tour nazionale, prima della 34° edizione che si svolgerà a Torino, per portare la formula Lovers in tutta Italia. Le possibilità rappresentative e creative del cinema e delle performing arts pensiamo siano fondamentali a sensibilizzare su questi temi e a renderli il più possibile fruibili e universali».

Il tour è finanziato da Cgil Nuovi Diritti in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e il Lovers Film Festival e con il partneriato di Cinelab del Cineporto di Lecce, Sparwasser - Roma, Società Umanitaria - Cineteca Sarda - C.S.C.

e-max.it: your social media marketing partner

Sull’aggressione a Leonardo Ranieri, pestato selvaggiamente il 2 gennaio a Torino da dieci condomini e attualmente dimorante per motivi di sicurezza presso la struttura d’accoglienza di To Housing grazie al fattivo interessamento di Alessandro Battaglia, presidente di Quore, e di Giziana Vetrano, coordinatrice del Coordinamento Torino Pride, è intervenuto nel primo pomeriggio di oggi il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri (con delega alle Pari opportunità e ai Giovani) Vincenzo Spadafora.

Una risposta, dunque, a chi come Futura Lgbtqi lamentava, ancora ieri, un silenzio del Governo sulla vicenda. Nella sua lunga dichiarazione, pubblicata su Facebook, Spadafora sembra fra l’altro aver accolto la sollecitazione di Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib, che aveva lanciato il 4 gennaio un appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

Vincenzo Spadafora ha infatti affermato: «La drammatica vicenda di Torino che vede vittima Leonardo di un'aggressione plurima e senza senso, suscita sdegno e rabbia. La reiterazione degli insulti e delle minacce quando Leonardo è rientrato a casa per prendere e portare con sè il suo amico a quattro zampe, impongono la massima attenzione nel verificare le responsabilità dei gesti compiuti in modo che nulla resti impunito. In tal senso intendo convocare un incontro con le forze di Polizia e con l'Oscad per seguire in modo diretto l'accertamento delle responsabilità e l'adozione dei conseguenti provvedimenti. Nessun comportamento resterà impunito.

L'esperienza di questi mesi nel contrasto all'omotransfobia mi insegna che affianco ad azioni di contrasto è assolutamente necessario intraprendere azioni di sensibilizzazione e valorizzazione dell'inclusione.

La città di Torino ha dato prova di grande sensibilità e accoglienza nel sostenere e intervenire fattivamente, offrendo soluzioni e supporto esemplari. Esprimo vivo apprezzamento per il sindaco Chiara Appendino che, con l'assessore Marco Giusta, nella giornata di domani incontrerà Leonardo. 

Da parte mia, in qualità di titolare della delega alle pari opportunità, oltre ad essermi impegnato per l'approvazione di una legge di contrasto all'omotransfobia, ho predisposto numerosi interventi di sensibilizzazione e valorizzazione della cultura delle differenze dell'inclusione da portare avanti nei contesti più differenti con la collaborazione delle associazioni che operano ogni giorno sul territorio nazionale. Ed a tal fine il Dipartimento per le Pari Opportunità collabora con numerosi organismi europei per confrontarsi nell'adozione delle misure di intervento più idonee.

Nel caso di Torino è necessario arrivare ad una chiara individuazione delle responsabilità per intervenire e contrastare tali comportamenti e successivamente promuovere un'azione mirata di sensibilizzazione. In questo senso da parte del Dipartimento vi è massima attenzione sui fatti che hanno portato alla drammatica vicenda di Leonardo, al quale esprimo tutta la mia vicinanza e condivisione».

e-max.it: your social media marketing partner

«Grazie. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a te e a quanti qui a Torino e in tutta Italia si sono interessati al mio caso». Ha una voce stanca ma commossa Leonardo Ranieri a telefono. Anche se ieri sera, rientrando a casa per recuperare la sua cagnolina («è la mia vita dopo il mio compagno», sussurra con dolcezza), è stato nuovamente insultato e minacciato da uno del branco dei condomini che l’ha pestato a sangue il 2 gennaio: «Mi ha gridato: Non arriverai a domani, ricchione».

Da oggi Leonardo ha lasciato quel condominio alla periferia di Torino, in cui ha vissuto per nove anni, perché non sicuro per sé e il compagno. Ad accoglierlo To Housing, il co-housing sociale per persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità, che, recentemente inaugurato nel capoluogo piemontese, vede come ideatori e responsabili Alessandro Battaglia (presidente di Quore e gia coordinatore del Coordinamento Torino Pride) e Silvia Magino.

Leonardo rimarrà nella struttura fino a quando Atc (Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale) non gli garantirà il trasferimento in un altro suo stabile. Se ne stanno interessando lo stesso presidente dell’Atc Marcello Mazzù e il Coordinamento Torino Pride nella persona di Giziana Vetrano, che nel primo pomeriggio di ieri ha incontrato Leonardo. Una visita da cui è rimasta a lungo scossa.

«Ho potuto parlare a lungo con Leonardo, che ho trovato davvero molto provato sia fisicamente sia moralmente – così ieri ha dichiarato in una nota ufficiale –. Il Torino Pride è ovviamente al suo fianco e si è già attivato per fornire tutta la possibile assistenza. Problema che da subito si configura come emergenza sociale complessa». Ha quindi aggiunto: «Ora aspettiamo un segno importante da parte della politica. Chiediamo che alla prevedibile indignazione seguano fatti concreti, prese di posizione magari anche scomode, affinché nessuno si senta più in diritto di insultare e picchiare chicchessia per il proprio orientamento sessuale, la propria identità. Nessuno deve rimanere impunito di fronte ad atti così violenti che a ben vedere minano la tranquillità e la civile convivenza di tutte e tutti, non solo delle persone omosessuali».

Immediata vicinanza a Leonardo è stata manifestata dalla sindaca Chiara Appendino, che lo incontrerà nella giornata di lunedì. Con lei è intervenuto anche l’assessore alle Pari Opportunità Marco Alessandro Giusta, che ha dichiarato: «Di fronte all'ennesima notizia carica di violenza e dolore, vorrei raccontare la capacità di resilienza maturata in questa città. Le associazioni cittadine sono intervenute per offrire soluzioni e supporto al sig Leonardo, tramite la coordinatrice del Coordinamento Torino Pride Glbt Giziana Vetrano Bonazza che si è recata personalmente a casa della coppia. La Polizia Municipale, tramite il comandante Bezzon e i funzionari Cirio e Righetti del Nucleo di Prossimità, ha raccolto la denuncia per quanto è successo». Giusta ha quindi concluso: «Probabilmente, dieci anni fa non sarebbe stato così automatico. Sono orgoglioso di una città che, non solo costruisce anticorpi, ma anche strumenti ordinari per intervenire e risolvere questo tipo di avvenimenti».

Sconcerto ha espresso Francesca Puopolo, portavoce di Arcigay Torino, per l’«aggressione avvenuta ai danni di Leonardo. Un gesto che, come il caso di Marco del luglio 2018, si cela dietro la sicurezza del gruppo, composto da una decina di giovani condomini, nei confronti di un’unica persona, ritenuta colpevole della sua visibilità. A peggiorare la situazione, l’indifferenza dei vicini, che hanno assistito al pestaggio senza intervenire.

L’attuale clima politico nazionale, che mostra altrettanta e più assordante indifferenza nei confronti dell’agire violento nei confronti di chi è reputato diverso e, in questo caso, sbagliato, legittima violenze di questo tipo. Le violenze sono ulteriormente aggravate dal clima minaccioso che si è creato intorno a Leonardo dopo l’aggressione: risulta urgente e necessaria una sensibilizzazione».

Sono invece tornati a parlare della necessità di «una legge contro l'omofobia e la transfobia» Emanule Busconi (Torino Possibile) e Gianmarco Capogna (portavoce nazionale di Possibile Lgbti+). «Chiediamo – hanno proseguito in una nota congiunta –  che questa richiesta non sia disattesa, come avvenuto finora, perché riguarda la vita di tutte e di tutti. Lo diciamo senza esitazioni perché l'omofobia, la transfobia ed in generale l'odio colpiscono tutte e tutti, non solo una parte della società.

Ricordiamo, infine, a chi è al Governo di farsi carico della responsabilità che deriva dalla diffusione di un clima di odio e di discriminazione nei confronti delle minoranze che, in tempi così bui, si sta riversando su chi è più vulnerabile e debole. Le istituzioni devono occuparsi di tutti e di tutte, nel segno di una sempre più necessaria uguaglianza che non sia solo simbolica, ma anche sostanziale».

Sull’aggressione a Leonardo è anche intervenuta GayLib, il cui segretario nazionale Daniele Priori ha fatto appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

E proprio contro il governo punta il dito Futura Lgbtqi, da cui «dopo i fattidi Torino ancora silenzio […],mentre a livello locale si sono mosse associazioni e istituzioni per consentire a Leonardo e al suo compagno di stare al sicuro dopo la vile aggressione di gruppo che per pochissimo non è sfociata in tragedia. Si attende lo sviluppo delle indagini, basterebbe suonare casa per casa a quanto risulta dalla denuncia».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video