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È vero che sei gay? Questa la domanda con la quale un gruppo di ragazzini di una scuola media del Basso Salento ha ripetutamente tormentato un docente fino ad aggredirlo fisicamente.

Timido e riservato, l’insegnante 43enne non ha retto a una tale persecuzione continuata (che va avanti dall'autunno 2016) e, caduto in uno stato di grave depressione, è stato costretto ad allontanarsi dalla scuola. L'accaduto è stato denunciato ai carabinieri dal padre del docente (un ex dirigente scolastico di 74 anni), secondo il quale il figlio «non è stato tutelato dalle istituzioni». A renderlo noto oggi Il Nuovo Quotidiano di Puglia.

«Inizialmente - racconta l'uomo in una intervista al  giornale - si è trattato di insulti omofobi segnalati da mio figlio con note disciplinari rimaste, perlopiù, lettera morta. Poi sono degenerati in autentiche aggressioni: danneggiamenti della sua auto, insulti omofobi e aggressioni come quella avvenuta in classe con una bottiglia, da parte di un alunno rimasto impunito. Altri episodi più gravi hanno causato le sue assenze prolungate per malattia. Purtroppo mio figlio a seguito di queste continue aggressioni è preda di una profonda depressione».

Il primo episodio risale al 2016, quando il docente fu apostrofato in classe da un alunno con un Oggi non mi rompere i c....... e minacciato con un oggetto che allo stesso insegnante parve essere un coltello. Informato dell'accaduto, il vicepreside si limitò a rispondere di non poter intervenire senza l'assoluta certezza della natura dell'oggetto mostrato, invitando il docente di avvisarlo immediatamente nel caso in cui ne avesse avuto sicura contezza.

Qunado alcuni giorni dopo lo stesso alunno mostrò in classe un grosso coltello, l'insegnante gli fece notare che ciò era vietato in un'aula scolastica. Per tutta risposta si sentì dire: Oggi faccio il coltello a sangue. Ti faccio un bel regalo di Natale: un mazzo di fiori.

Nel novembre 2017 un altro alunno spinse l'uomo, facendogli cadere zaino e occhiali, mentre gli gridava la solita domanda: Prof, è vero che sei gay?.

Alla luce di tali episodi, denunciati al locale comando dei carabinieri, il legale del docente ha indirizzato una diffida al dirigente scolastico e al vicepreside della scuola media.  Quest'ultimo, in particolare, avrebbe avuto, secondo lo stesso avvocato, «atteggiamenti ostili nei confronti dell’insegnante».

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Annullamento delle registrazioni anagrafiche dei figli di coppie omogenitoriali. Questo l’oggetto dell’interrogazione presentata dalla deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli al ministro dell’Interno Matteo Salvini in riferimento a quanto fatto da vari sindaci italiani a partire dal 20 aprile.

E la risposta è arrivata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5s) che, nel corso del Question Time pomeridiano alla Camera, ha parlato a nome del titolare del Viminale.

«La questione richiama l'attenzione su una delicata tematica», ha esordito Fraccaro col ribadire altresì come il «vigente ordinamento dello stato civile preveda che gli atti di nascita si formino e si iscrivano nei relativi registri, indicando, quali genitori, la madre partoriente e il padre biologico. Inoltre l'annotazione nell'atto di nascita richiede sempre la preventiva verifica delle condizioni di paternità e maternità».

Ma Fraccaro ha subito poi ricordato l’intervento del «Tribunale di Pisa che, il 15 marzo scorso, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della normativa di stato civile, nella parte in cui non consente la formazione in Italia di un atto di stato civile, in cui siano riconosciuti come genitori due persone dello stesso sesso». Anzi, su questa «complessa rilevante problematica», in particolare proprio rispetto «alle ipotesi di trascrizione di un atto di nascita di un bambino di coppia omogenitoriale formato in un altro Paese, la Corte di Cassazione si è pronunciata favorevolmente in più occasioni, formulando una serie di principi che pongono in rilievo il preminente interesse del minore a crescere in un contesto affettivo, in cui sviluppare la propria personalità, senza distinguere tra coppie etero o omogenitoriali». 

Fraccaro ha quindi reso noto l’impegno del ministro dell’Interno, che si è rivolto all’«Avvocatura generale dello Stato per ricevere valutazioni in merito ai contenziosi in atto, nonché per acquisire generali linee di indirizzo per la definizione di univoche indicazioni da diramare alle prefetture e agli uffici interessati». Quindi la conclusione: «Va osservato che secondo un recente orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato il prefetto, pur dotato di poteri di vigilanza, non può annullare l'atto dell'ufficiale di stato civile in assenza di un’espressa previsione di legge che conferisca tale potere».

Risposta, questa, che non solo ha vanificato in partenza parte dell’iniziativa presentata al mattino in Sala Caduti di Nassiriya da CitizenGo e Generazione Famiglia (con il sostegno politico del senatore leghista Simone Pillon per chiedere al «ministro dell’Interno Matteo Salvini di provvedere con urgenza ad incaricare le prefetture competenti dell’annullamento degli atti anagrafici illegitimi») ma ha creato vivo disappunto in Montaruli e negli omologhi di partito.

«Sono delusa – ha replicato l'interrogante –  da questa risposta che smentisce, purtroppo, sia il ministro Fontana che il ministro Salvini. E mi auguro, a quel punto, che la parte buona, tra virgolette, di questo Governo, cioè la Lega, tenga il punto su questa materia. In quel caso noi ci saremo.

Perché, vedete, la famiglia è una sola. Non ci sono genitori 1, non ci sono genitori 2, non ci sono genitori multipli: ci sono solo mamma e papà. Saremo fermi nel difendere l'unica famiglia che conosciamo che è la famiglia naturale. Gli unici diritti che vanno difesi sono quelli dei bambini. Tra egoismo e diritti noi difenderemo sempre i diritti».

 

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Uccisi a colpi di arma da fuoco e abbandonati lungo l’autostrada che collega Taxco a Cuernavaca nello Stato messicano del Guerrero. Questa la fine riservata da Rubén Estrada, esponente di spicco della collevità Lgbti di Taxco, e agli attivisti Carlos Uriel López e Roberto Vega.

Come riferito da Roberto Álvarez, portavoce delle forze di sicurezza del Guerrero, i corpi esanimi sono stati rinvenuti domenica mattina con ferite da proiettile alla testa. Secondo il funzionario la triplice uccisione sarebbe stato compiuta per estorsione. Al momento è sospettato d’omicidio il componente d’una banda di quattro persone, arrestate per possesso d’armi e droga.

Meta turistica per i siti archeologici precolombiani, le bellezze paesaggistiche e le spiagge, tra cui le più rinomate sono quelle d’Acapulco, il Guerrero è anche uno degli Stati messicani più poveri e maggiormente interessati dalla corruzione dei politici locali e delle violenze non solo dei narcotrafficanti ma anche delle forze dell’ordine

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Monica Cirinnà prima firmaria di un'interrogazione parlamentare (sottoscritta da altri 28 senatori del Pd: Cerno, Malpezzi, Fedeli, Vattuone, Patriarca, Comincini, Bini, Cucca, Stefano, Rampi, Bellanova, Miti, Misiani, Grimani, Alfieri, Rossomando, Astorre, D'Alfonso, Magorno, D'Arienzo, Giacobbe, Marino, Ginetti, Manca, Ferrazzi, Iori, Verducci) al ministro dell'Interno Matteo Salvini perché faccia sapere «cosa intende fare per garantire la sicurezza dei cittadini, l'ordine pubblico e la libertà d'espressione: tutto va in direzione assolutamente opposta.

Nel giro di pochi giorni, infatti, si sono verificati una serie di episodi gravi e preoccupanti che vedono come protagonista il neoministro dell'Interno e leader della Lega, l'ultimo dei quali con spari contro gli immigrati al grido di Salvini, Salvini».

Tali episodi sono stati così sintetizzati dalla stessa senatrice: «Prima tre giornalisti che indagavano sul finanziamento alla Lega sono stati convocati dalla Guardia di Finanza di Bolzano.

Il giorno successivo le forze di pubblica sicurezza a un comizio del Ministro dell'Interno hanno identificato degli attivisti radicali e di Amnesty International per aver esposto uno striscione su Giulio Regeni, mentre il 16 giugno, sempre le forze di polizia, al Siracusa Pride hanno imposto la rimozione di uno striscione contro Salvini. Episodi preoccupanti ai quali si sono aggiunte le frasi gravemente offensive e discriminatorie nei confronti di neri, migranti e persone Lgbt sulla pagina Facebook di un agente di polizia di Grosseto, per niente sanzionato.

Le parole e le azioni che il ministro Salvini ha avuto in questi giorni sono una chiara istigazione a comportamenti violenti e discriminatori.

È urgente che il ministro venga subito in Parlamento per spiegare come intenda garantire la sicurezza e come intenda garantire la piena effettività dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di riunione, oltre di garantire un'adeguata formazione delle forze di pubblica sicurezza, volta al rispetto del pluralismo e della pari dignità sociale di tutte e tutti i cittadini della Repubblica, nonché al fine di prevenire episodi incresciosi e veri e propri abusi come quelli riportati in premessa».

La notizia dell'interrogazione parlamentare è stata poi rilanciata dalla stessa senatrice sulla sua pagina Facebook con riferimento a un post insultante di Forza Nuova nei riguardi del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e del Roma Pride.

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L'Oms ha depennato oggi la transessualità dal novero delle malattie mentali.

«La disforia di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases - spiega l'Organizzazione mondiale della Sanità - per essere inserita in un nuovo capitolo delle 'condizioni di salute sessuale'». Il motivo? «È ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender».

La decisione di lasciarla in un capitolo dell'International Classification of Diseases (Icd) è stata motivata motivata dall'Oms con la necessità di garantire «l'accesso agli adeguati trattamenti sanitari».

La declassificazione quale malattia mentale, se da una parte contribuirà a eliminare ogni forma di stigmatizzazione verso le persone transgender, dall'altra,  riducendo la disapprovazione sociale verso le stesse, ne migliorerà l'accesso alle cure.

Contattato da Gaynews, così ha commentato ai nostri microfoni la decisione dell'Oms il prof. Paolo Valerio, ordinario di psicologia clinica presso l'Università Federico II di Napoli e direttore del Centro di Ateneo SInAPSi: «Abbiamo accolto con molta soddisfazione la notizia che, dopo 18 anni dal lancio dell’ICD-10, l'Oms ha diffuso la versione dell’ICD-11 che sarà presentata nel 2019 per essere approvata e adottata da tutti i Paesi. 

Dal documento emerge, infatti, la decisione di spostare la gender incongruence dal capitolo della salute mentale a quello della salute sessuale. Questo rappresenta un enorme passo in avanti dal punto di vista scientifico, sociale e sanitario e fornisce una risposta adeguata al notevole bisogno delle persone transgender di cure sanitarie e di assistenza, non sottoponendole a stigma.

Viene, infatti, ribadito che quella che il DSM 5 definisce “disforia di genere” non rappresenta una malattia mentale e autorevolmente affermato un approccio depatologizzante alle questioni che riguardano le persone transgender/gender non conforming».

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In 4.000 per la Digos, oltre 5.000 per gli organizzatori. Ma una cosa è certa: il Mantova Pride, partito alle 15:00 da Piazza Sordello e conclusosi in Piazzale Montelungo verso le 19:00, è stato – come detto dal sindaco Mattia Palazzi sul palco – «una grande manifestazione a sostegno dei diritti civili».

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti lo striscione del coordinamento del Mantova Pride, sorretto, fra gli altri, dal presidente del locale comitato Arcigay Diego Zampolli e dal presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani.

Presente in piazza anche il consigliere comunale Luca De Marchi, la cui annunciata partecipazione al Mantova Pride gli è costata, due giorni fa, l’espulsione da CasaPound.

Tanti i sindaci in fascia. A nome di quello di Reggio Emilia c’era il consigliere comunale Dario De Lucia che, sul palco in piazzale Montelungo, ha chiesto pubblicamente alla compagna Federica di andare a vivere con lui. Poi il bacio tra gli applausi degli astanti felicemente meravigliati a pochi passi da quel Palazzo Te, tra i cui capolavori pittorici spiccano gli affreschi della Sala di Amore e Psiche.

Colori ed emozioni, dunque, il Mantova Pride, che Gaynews vi fa ripercorrere attraverso 75 scatti.

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L’aveva annunciato la scorsa settimana e oggi ha concretato la sua promessa. A Palazzo Vecchio il sindaco di Firenze Dario Nardella ha proceduto, nel pomeriggio, alla firma degli atti relativi al riconoscimento del secondo genitore di bambini nati in una famiglia ‘arcobaleno’, cioè formata da due persone dello stesso sesso.

Si tratta di quattro iscrizioni anagrafiche di bimbi nati in Italia e registrati quali figli di due mamme e della trascrizione d’un atto di nascita estero di un bambino quale figlio di due papà sulla base di una sentenza della Corte superiore di giustizia di Toronto.

«Questo è un tema reale - ha sottolineato il sindaco Nardella durante l'incontro con le famiglie, che si è svolto alla presenza dell'assessora alle Pari opportunità Sara Funaro e dell'assessore all'Anagrafe Federico Gianassi - sul quale la legge italiana non ha dato ancora strumenti certi su come intervenire. Il sindaco può assumersi responsabilità senza violare la legge ma cercando di coniugare il rispetto delle norme con i diritti di questi bambini.

Ho fatto di tutto per rimanere nei confini della legge ma allo stesso tempo per dare loro la possibilità di vivere come tutti gli altri bambini, all'interno della loro famiglia. Guardiamo a questi piccoli con comprensione, affetto e senso di responsabilità. Questi sono atti che non si fanno per una battaglia politica ma riguardano temi delicati e profondi che mi auguro la legge possa disciplinare presto, così da consentire a noi sindaci di muoverci con più tranquillità».

Plauso è stato espresso da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che, presente a Torino a un incontro ufficiale con la sindaca Chiara Appendino, ha detto: «Ringraziamo il sindaco e l'amministrazione per questo importante atto che dà pieno riconoscimento alle nostre famiglie, nel rispetto della legge italian e nel solco di sentenze e decisioni analoghe di altri Comuni che già hanno messo in chiaro come il principio guida da seguire sia l'interesse dei minori.

Lo Stato, grazie al sindaco, ora riconosce quello che i nostri figli e la società già sanno: le famiglie arcobaleno nel nostro Paese esistono e vanno tutelate». Non si contano oramai più i sindaci che stanno riconoscendo i bimbi arcobaleno.

Ieri è stata la volta di Francavilla a Mare e nuovamente a Bologna.

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Marilena Grassadonia e Maria Grazia Sangalli, presidenti di Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford, hanno appena incontrato la sindaca di Torino Chiara Appendino per ringraziarla di aver proceduto alla prime due iscrizioni anagrafiche di bambini nati in Italia col riconoscimento d’entrambe le mamme (di cui uno, Niccolò Pietro, è il figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) in una con le trascrizione degli atti di nascita esteri di due gemelli quali figli d'una coppia di due papà.

Ma non solo, perché nelle ultime settimane la prima cittadina sabauda ha dato l'ok ad altri casi di registrazioni anagrafiche di bambini arcobaleno, che hanno raggiunto il numero complessivo di 20.

Presenti anche l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta e il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia. L’incontro è avvenuto alla vigilia della locale marcia dell’orgoglio Lgbti.

«Oggi qui a Torino – si legge nel comunicato congiunto - abbiamo avuto il piacere di incontrare la sindaca Chiara Appendino, insieme all'assessore Marco Giusta, per ringraziarla dell’importante lavoro e impegno profuso nei mesi scorsi che ha dato risposte chiare alla richiesta di diritti dei nostri figli e delle nostre figlie. Le registrazioni e le trascrizioni di entrambi i genitori negli atti di nascita hanno costituito, oltre che un atto di civiltà, un atto di  valenza politica importantissima.

Ora abbiamo un obiettivo comune: fare in modo che questi diritti si estendano a tutti i bimbi e le bimbe delle famiglie arcobaleno in qualunque città essi abbiano la fortuna di vivere.

La sindaca Appendino, a questo proposito, ci ha informati della costituzione di un tavolo tecnico, all'interno della Commissione Pari Opportunità di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Iniziativa portata avanti dall’assessore Marco Giusta, insieme ad altri assessori di importanti città, per approfondire le questioni legate alle registrazioni e alle trascrizioni dei certificati di nascita e per mettere a punto le prassi operative necessarie al riconoscimento dei progetti di genitorialità condivisa e dei diritti negati ai figli e alle figlie delle coppie dello stesso sesso.

Fare squadra con chi ha a cuore un Paese più civile e giusto, è l'unica strada da percorrere per fare in modo che tutte le famiglie abbiano uguale cittadinanza.

Il proposito con il quale ci siamo lasciati è che tutti i sindaci e le sindache d’Italia si assumano le stesse responsabilità e - avendo a cuore il benessere dei propri cittadini e cittadine – procedano speditamente con i riconoscimenti e i provvedimenti necessari».

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Nel corso dell'odierna sessione a Strasburgo i parlamentari dell’Integruppo Lgbti hanno imbustato e spedito centinaia di lacci arcobaleno per scarpe alle squadre di calcio di tutta Europa. Le nazionali di Belgio, Croazia, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Islanda, Polonia, Portogallo, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia dovrebbero ricevere i loro lacci durante la prossima settimana.

È iniziata così la campagna #supportallcolours, sostenuta dai gruppi politici Verdi/Ale, S&D, Alde e Gue.

«L’iniziativa - ha commentato il copresidente dell’Integruppo Daniele Viotti - mira a sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani in Russia, dove la comunità Lgbti subisce discriminazioni e persecuzioni. Ritengo sbagliato assegnare questo importantissimo evento sportivo a Paesi che non rispettano i diritti civili, ma possiamo cogliere comunque quest'opportunità per spingere verso il cambiamento».

La lettera, che accompagna il plico coi lacci arcobaleno, spiega nei seguenti termini le modalità d'adesione alla campagna: «Indossa i lacci delle scarpe arcobaleno che ti sono stati spediti durante l'allenamento, per strada, sugli spalti o a casa mentre guardi la partita. Scatta una foto e condividila su Instagram, Twitter o Facebook usando l'hashtag #supportallcolours».

I lacci arcobaleno saranno inoltre distribuiti dagli stessi parlamentari nel corso dei Pride che si terranno in tutta Europa. Al riguardo sempre Daniele Viotti ha spiegato: «L'inizio della Coppa del Mondo coincide anche con l'inizio della stagione dei Pride in Europa.

In molti Paesi i Pride sono contestati e sotto attacco. Distribuire lacci arcobaleno ai Pride in Europa è un modo per dimostrare che, mentre festeggiamo in alcuni luoghi, siamo anche solidali con i paesi in cui i Pride sono a rischio o addirittura vietati - in Russia o altrove».

 

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A dare inizio al Roma Pride, poco dopo 15:00, lo striscione del Mit, la cui delegazione è stata guidata dalla presidente Nicole De Leo e dalla presidente onoraria Porpora Marcasciano. Hanno percorso un breve tratto, prima che in testa al corteo si ponessero i rappresentanti del Coordinamento Roma Pride. Ma un gesto, quello del Mit, altamente simbolico per ricordare che i moti di Stonewall e il conseguente movimento contemporaneo di liberazione Lgbti non ci sarebbero stati senza Sylvia Rivera e le drag di Greenwich.

Dietro di loro una colorata marea umana, che si è ingrossata sempre di più durante il percorso fino a raggiungere le 500.000 persone.

18 i carri, tra cui quelli delle ambasciate di Canada e Regno Unito. E poi le associazioni Lgbti (dal Mieli ad Arcigay, dal Mit a TGenus, da Famiglie Arcobaleno ad Agedo, da Rete Genitori Rainbow al Colt, da Globe-Mae a Plus, da Gaynet a Gaylib, da Senes ai Leather Club italiani, da Di'Gay Project a Gaycs), le organizzazioni umanitarie nonché sigle sindacali come la Cgil, rappresentata dalla segretaria Susanna Camusso.

Presenti esponenti del mondo politico come l'europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, la senatrice dem Monica Cirinnà – che, salita sul carro del Mieli durante il percorso, ha fatto cantare ai partecipanti l’Inno di Mameli –, la deputata di +Europa Emma Bonino, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Assente, invece, la sindaca Virginia Raggi, anche se per l’amministrazione capitolina c’erano il vicesindaco Luca Bergamo e alcuni assessori.

Il Roma Pride, che ha avuto due testimonial d'eccezione nei partigiani Modesto (92 anni) e Tina Costa (93 anni), è stato il primo (insieme a quelli di Pavia e Trento) a essere celebrato dopo le discusse dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo.

Un’occasione, dunque, per reagire a chi nella Lega vorrebbe relegare al silenzio e all’inesistenza le persone Lgbti, come sottolineato con fermezza in Piazzale Madonna di Loreto dal presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Un’occasione per ribadire al M5s che non è possibile non prendere le distanze da tali posizioni fascisteggianti, che non è possibile – come ripetuto da tanti loro esponenti negli ultimi giorni – contrapporre diritti civili a diritti sociali, essendo gli uni strettamente correlati agli altri.

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