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Tra agosto e settembre il sindaco di Reggio Emilia e quelli dei vicini Comuni di Castellarano e Scandiano hanno iscritto all'anagrafe quattro bambini, concepiti con tecniche di fecondazione eterologa, e registrati quali figli di tre coppie di mamme.

A renderlo oggi noto, in conferenza stampa, Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda Reggio Emilia. Presenti con lui l'avvocata Antonella Borghi, legale delle tre coppie, Elisa Dal Molin di Famiglie Arcobaleno, Luca Vecchi, Giorgio Zanni, Alessio Mammi, rispettivamente sindaci di Reggio Emilia, Castellarano, Scandiano.

«La primavera dei sindaci - così Nicolini - è sbocciata anche nella nostra provincia. Reggio Emilia, Castellarano e Scandiano sono le tre città dove, nell’estate appena trascorsa, i sindaci hanno effettuato altrettante registrazioni di tre mamme nei certificati di nascita dei loro figli e delle loro figlie. Siamo felicissimi di questo importante passo che porta a una tutela maggiore per figli delle famiglie arcobaleno, che fino ad oggi erano considerati bambini di serie B, e auguriamo alle famiglie tanta serenità e gioia».

A fargli eco Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha affermato: «Ai sindaci Vecchi, Mammi e Zanni va il nostro ringraziamento anche perché, mai come oggi, c’è bisogno del sostegno di amministratori coraggiosi che sappiano anteporre i diritti di tutti i cittadini alle questioni di mero opportunismo politico.

Sono atti fondamentali, soprattutto perché ci auguriamo rappresentino l’inizio di un iter di legge che arrivi finalmente a sanare una situazione di disparità a oggi inconcepibile». 

«Ci mettiamo anche a disposizione - continua Nicolini, che è fra l'altro candidato alla carica di Segretario nazionale di Arcigay - di tutti i sindaci della nostra provincia per incontrarci e portare informazioni, supporto su queste tematiche. Ad oggi i Comuni con il quale abbiamo intrapreso un dialogo sono quelli di Novellara, Correggio e, appunto, Reggio Emilia, Castellarano e Scandiano. 

È questo il tipo di lavoro che Arcigay dovrebbe fare nelle città in cui le famiglie omogenitoriali faticano a trovare spazio e esitano a esporsi in prima persona. Da una parte, abbiamo deciso di metterci al servizio delle amministrazioni che intendevano compiere questo passo nella maniera più corretta possibile, con l’aiuto di esperti legali; dall’altra ci mettiamo a supporto di Famiglie Arcobaleno e di coloro che credono che il bene dei bambini venga prima di ogni altra considerazione».

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Washington Dc diventerà una delle prime città statunitensi a consentire una terza opzione di genere per studenti delle scuole primarie e secondarie.

Già a partire dal prossimo anno i genitori avranno infatti la possibilità di scegliere la categoria non-binary all’atto d’iscrivere minori, che non si identificano né nel genere femminile né in quello maschile.

Amanda Alexander, responsabile ad interim del sistema scolastico del Distretto di Columbia, ha dichiarato: «Il sistema delle scuole pubbliche di Washington è orgoglioso di essere capofila nel supportare e accogliere gli studenti Lgbtq».

La capitale viene ad allinearsi così alla città di Minneapolis e allo Stato dell’Oregon, che hanno esteso la terza opzione a livello scolastico attraverso la dicitura Gender X. Dicitura, fra l’altro, che nel Distretto di Columbia (oltre all’antesignana adozione sui certificati di nascita nella città di New York) compare, dallo scorso anno, sulle patenti di guida.

Si tratta di politiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle sostenute dall’amministrazione Trump, volte non solo a limitare ma a negare l’esistenza delle persone transgender e genderfluid

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Rete Nobavaglio – Liberi di essere informati e Gaynews hanno organizzato per stasera a Roma il presidio Stop Gay Persecution.Appuntamento alle ore 18:00 davanti all’Ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185, per protestare contro la campagna d’arresti delle persone Lgbti, lanciata il 29 ottobre scorso dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

Al presidio aderiscono Possibile, Futura, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Dgp Digayproject, Agedo Roma, Senes - Sostegno Senior Arcobaleno, Arcigay Napoli, GayLib Italia, Magen David Keshet Italia - Gruppo Ebraico LGBT, COLT - Coordinamento Lazio Trans, ARCO, Famiglie Arcobaleno, GayNet Roma, Arcigay Reggio-Emilia, Prisma - Collettivo Lgbtqia+ Sapienza, Sunderam Identità Transgender Torino Onlus.

«È nostro dovere  - si legge nel comunicato – alzare la voce, metterci in gioco, chiedere alla comunità internazionale di mobilitarsi per mettere fine a una simile barbarie».

A poche ore dalla manifestazione è stata resa nota la lettera aperta al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi che, promossa da Certi Diritti, è stata sottoscritta da Agedo, Arcigay, Associazione Luca Coscioni, Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Futura Lgbtqi, GayNet, Globe-MAE, Radicali Italiani.

Il motivo della missiva è stato così illustrato da Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti: «L'Italia non può continuare a rimanere indifferente di fronte alle continue minacce da parte di alcuni ufficiali tanzani, agli arresti arbitrari e all'imposizione della tortura dei test anali alle persone omosessuali in Tanzania. Per questo abbiamo scritto al al ministro Moavero Milanesi. Ne va anche della credibilità internazionale dell'azione italiana a difesa dei diritti umani nel mondo».

Eccone il testo:

Egr. Ministro,

    lo scorso 31 ottobre, il commissario della regione Dar es Salaam, Paul Makonda, ha tenuto una conferenza stampa annunciando un piano per arrestare tutti coloro che siano sospettabili di omosessualità, sottoporli a test anali e offrire loro un’alternativa tra il sottoporsi a terapie riparative o l’ergastolo. Il commissario ha anche incitato la cittadinanza a denunciare alla polizia tutte le persone omosessuali o percepite tali e ha affermato di essere già in possesso di centinaia di nomi. L’attuazione del piano era prevista per il 5 novembre.

Paul Makonda non è nuovo a queste minacce, nel luglio 2016, durante una manifestazione politica, aveva minacciato arrestare tutte le persone omosessuali e coloro che le seguivano sui socia media, oltre a minacciare di vietare le associazioni che promuovono l’omosessualità.

Il 4 novembre, il Ministro degli Affari Esteri della Tanzania ha affermato pubblicamente che la campagna anti-gay proposta dal Commissario regionale rappresentava solo “la sua opinione personale e non la posizione del governo” e che la Tanzania avrebbe “continuato a rispettare e proteggere” i diritti umani riconosciuti internazionalmente.

Lo stesso giorno, tuttavia, Amnesty International ha rivelato che la polizia ha arrestato delle persone a Zanzibar con l’accusa di essere omosessuali. In Tanzania, i rapporti sessuali tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso sono puniti con 30 anni di reclusione. Una delle leggi più dure al mondo.

Dall’elezione del presidente John Magufuli nel dicembre del 2015, la Tanzania ha ripetutamente violato le libertà d’espressione e associazione intimidendo e arrestando ripetutamente giornalisti, oppositori politici e critici, secondo varie ONG internazionali, inclusa Human Rights Watch.

Inoltre, le persone LGBTI sono regolarmente arrestate arbitrariamente e sottoposte a test anali, un metodo screditato per provare l’orientamento omosessuale che le Nazioni Unite e la Commissione Africana per i diritti umani e dei popoli hanno denunciato come “tortura”. Le autorità hanno chiuso clinichegay-friendlye limitato l’accesso ai lubrificanti a base acquosa, essenziali per la prevenzione dell’AIDS. L’anno scorso, sempre nella regione di Dar es Salaam, un gruppo di legali sud africani è stato arrestato e deportato per aver partecipato a una conferenza sulla salute e i diritti delle persone LGBTI.

Se è incoraggiante che il governo abbia dichiarato di voler rispettare gli obblighi internazionali sui diritti umani, è assai preoccupante che non sia stata fatta menzione dei passi che il governo intenda intraprendere, considerate le marchiane violazioni sopra riportate.

Ministro, le associazioni firmatarie si appellano a Lei affinché intraprenda i passi diplomatici necessari per ottenere dalla Tanzania

il rispetto della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione sui diritti economici, sociali e culturali che la Tanzania ha sottoscritto;

l’abrogazione della legge che criminalizza i rapporti sessuali tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso;

la liberazione delle persone arrestate per omosessualità e la cessazione immediata degli arresti basati sull’orientamento sessuale o l’identità di genere;

il divieto di somministrare test anali;

il pieno accesso alle cure mediche di tutti i cittadini a prescindere dall’orientamento sessuale e l’identità di genere;

la piena libertà di operare per le associazioni LGBTI e le cliniche LGBTI-friendly.

In attesa di un Suo cortese riscontro, poniamo distinti saluti.

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Un sacco, di quelli in plastica nera per l’immondizia, carico di letame. E poi un grande striscione con la scritta a lettere capitali, anch’esse nere, distribuita su due bande parallele: Lgbt = Abominio perverso! Famiglia è Tradizione. Accanto, a mo’ di firma, la lettera R e un’ascia littoria, che riconducono al movimento d’ultradestra romana Rivolta Nazionale.

È quanto in queste ore è stato trovato dal direttivo del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli davanti alla sede dell’associazione in via Efeso, 2, a pochi passi dalla fermata metro Basilica di San Paolo.

Un attacco, questo, che viene a cadere nello stesso giorno in cui socie e soci della storica associazione romana hanno aderito alle due grandi mobilitazioni pomeridiane: quella No Pillon! Contro la modifica di separazione e affido e l'altra Uniti e solidali contro il razzismo e il decreto Salvini.

Il direttivo del Mieli ha così commentato l’accaduto sulla pagina ufficiale FB: «I FASCISTI ATTACCANO IL MIELI.

Oggi siamo scesi in piazza due volte, contro il ddl Pillon che vuole riportare il nostro Paese al Medioevo e contro tutti i fascismi. A poche ore di distanza i fascisti hanno risposto attaccandoci qui a casa nostra. I vostri insulti sono medaglie, non ci fermerete!».

L'attacco viena fra l’altro a cadere nel 28° anniversario della morte di Marco Sanna, storica figura del Circolo, che come tanti militanti dei decenni addietro subì sulla propria pelle le rimostranze dei neofascisti della seconda metà del XX° secolo.

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Nessun patrocinio del Comune di Bologna al convegno Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione che, fissato a Palazzo D’Accursio per il 19 novembre, è ispirato all’omonimo libro di Rachel Moran con l’entusiasta adesione di ArciLesbica Nazionale. Il relativo logo dovrà pertanto essere rimosso dalle locandine pubblicitarie.

A disporlo il sindaco Virginio Merola dopo le parole di protesta dell’assessora alla Pari Opportunità Susanna Zaccaria, che, ieri, aveva fra l’altro ricordato: «Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro».

Merola ha così oggi scritto in una nota: «Ci sono state diverse polemiche in questi giorni per un convegno sulla prostituzione programmato per il 19 novembre a Palazzo d'Accursio. Nel merito ho condiviso gli argomenti dell'assessora Susanna Zaccaria e ritengo che questo incontro non rispecchi l'attività che da anni l'amministrazione porta avanti su questo tema.

Per questo ho disposto che il logo del Comune vada tolto, perché è importante che le iniziative siano condivise».

Già nella serata d'ieri le dichiarazioni di Susanna Zaccaria avevano suscitato consenso a Bologna a partire da Franco Grillini

«Non posso che ringraziare l'assessora - così il direttore di Gaynews -. Da presentatore, 12 anni or sono, di una proposta di legge, secondo me ancora valida, sulla prostituzione in accordo con il Comitato Diritti civili delle prostitute e Cgil nazionale. Proposta che manteneva la Merlin, migliorandola e aggiornandola in senso più liberale.

Di prostituzione in Parlamento se ne discusse per ben due anni per finire con un nulla di fatto. Poi più nulla, perché non si possono affrontare argomenti complessi a colpi di accetta».

E nel pomeriggio di oggi in piazza Re Enzo, proprio davanti a Palazzo D'Accursio, si è tenuta la manifestazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido che, organizzata (come in oltre cento città italiane da Nonunadimeno), si è poi trasformata in corteo lungo via Indipendenza. Durante la mobilitazione si sono levate anche voci contro il convegno del 19 novembre.

«Di sicuro Nudm - ha dichiarato una delle componenti di Nonunadimeno Bologna - sta dalla parte delle sex worker» in risposta a una di loro, che ha ribadito di aver compiuto «una scelta di autodeterminazione: ci dev'essere solo rispetto». Allo stesso modo, secondo Nudm Bologna, non può essere passato sotto silenzio il fatto che «tra chi interverrà a quel convegno c'è anche l'associazione antiabortista Papa Giovanni XXIII».

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A Roma personalità del giornalismo, dell'attivismo e del movimento Lgbti hanno oggi preso parte, di fronte all'ambasciata greca in via Saverio Mercadante, al sit-in Giustizia per Zak/Zachie per chiedere giustizia e verità sull'omicidio dell'attivista greco Zak Kostopulos (anche conosciuto come Zackie Oh).

Da più parti si è levata una forte condanna per l'efferatezza dell'uccisione - come dimostrata da video e immagini circolate sui media e sui social - nonché una ferma richiesta di indagini accurate, approfondite, trasparenti, che possano far luce sulle presunte responsabilità delle forze dell'ordine
 
Tratto inedito dell'evento la presenza in piazza della rete No Bavaglio insieme alle associazioni Lgbti: segno, questo, di una volontà degli organizzatori, come emerso negli interventi, di far convergere sempre più strettamente i temi della libertà di informazione e dei diritti umani
 
La preoccupazione e l'indignazione per la recrudescenza di odio e intolleranza nel dibattito sociale sono il sentimento che ha accomunato praticamente tutti gli interventi: Marino BissoCarlo Picozza, Roberto Pagano per Nobavaglio, Francesco Lepore per Gaynews, Rosario Coco per Gaycs, Andrea Monaco per il Collettivo Prisma SapienzaValerio Colomasi per il Circolo Mario Mieli, Alessandro Pierozzi per Agedo Roma, Milo Serraglia per l'associazione Futura nonché Rosario Murdica
 
Tra le realtà che hanno aderito anche Gaynet (editrice di Gaynews), Arco, Certi Diritti, Arcigay Napoli, Dì Gay Project
 
Nel corso dell'iniziativa è stato anche letto un messaggio dell'europarlamentare Daniele Viotti, che ha presentato un'interrogazione parlamentare su eventuali misure di contrasto ai rigurgiti neofascisti in tutta Europa alla luce dell'omicidio di Zak. 
 
«La notizia del terribile omicidio di Zack è riecheggiata fino nelle aule del Parlamento Europeo a Strasburgo - ha scritto Viotti, che ricopre anche la carica dell'intergruppo parlamentare europeo per i diritti Lgbti -. Appena due settimane fa abbiamo votato una risoluzione in cui condanniamo l’aumento della violenza neofascista in Europa, in particolare quella contro le minoranze, inclusa quella Lgbti. Io e il mio gruppo, l’Alleanza dei Socialisti e Democratici, ci siamo battuti affinché Zack venisse ricordato nel testo della risoluzione.
 
Oltre a ciò, nel nome dell’uguaglianza di tutti i cittadini espressa dai trattati Ue, interrogherò con urgenza la Commissione, per chiedere quali misure intende proporre per arginare questa ondata di violenza neofascista e omofobica in Europa, e per incrementare la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine, spesso troppo remissive quando si tratta di investigare casi come questo. 
 
Siamo nel 2019 e ancora dobbiamo temere di essere insultati, picchiati o, peggio, ammazzati per ciò che siamo e per le idee che esprimiamo. Questa non è l’Europa che voglio. Da quando sono stato eletto mi sono battuto ogni giorno per un’Europa inclusiva, che non lascia indietro nessuno e che valorizza le differenze. 
 
L’energia delle manifestazioni che chiedono giustizia per Zack, come quella in corso a Roma, dimostrano che non siamo soli nella nostra battaglia per l’uguaglianza. Personalmente, trarrò ispirazione dalla triste storia di Zack per impegnarmi ancora di più nel mio lavoro, e assicurarmi che tutti i cittadini Ue ricevano pari opportunità e protezione». 
 
A sventolare, insieme alle bandiere arcobaleno, anche una bandiera italiana, a testimoniare la volontà di mostrare un'Italia diversa, come spiegano gli organizzatori, che non è quella di chi usa il tricolore per agitare odio, paure e sopraffazione. Alcuni attivisti, infine, hanno rincarato la dose mostrando un cartello recitante Siamo tutt* puttane. Un modo per ricordarci, hanno spiegato, come questa parola ben radicata nel linguaggio comune sia un modo di usare le donne per offendere, colpendo tutte quelle persone che, donne o Lgbti, non si conformano a un determinato stereotipo e rivendicano una sessualità libera degli schemi. 
 
Esattamente come era Zak, attivista, drag performer, apertamente sieropositivo.
 
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Ha stupito ancora una volta Paola Egonu, più che per il coming out, per la semplicità e la serenità con cui ha dichiarato di essersi confortata con la sua ragazza dopo la finale del mondiale di pallavolo, persa contro la Serbia in Giappone. Il suo coming out si aggiunge a quello di Rachele Bruni e va a inserirsi nell'ancora ristrettissima cerchia di atleti e altlete di alto profilo, che hanno manifestato liberamente il proprio orientamento sessuale.
 
Di alto profilo, già, perché non possiamo chiamare Paola professionista, in quanto le donne in Italia, unico Paese europeo, non sono riconosciute come atlete a livello professionale
 
Paola è divenura, quindi, un'atleta simbolo per quell'Italia che ancora combatte per i diritti, i diritti delle persone Lgbti, i diritti dei migranti, i diritti delle atlete. E simbolo di quelle persone, non a caso, che si trovano a subire più di una discriminazione
 
A questo proposito, è proprio notizia di questo weekend la presentazione dei primi risultati della ricerca, promossa dal progetto Outsport di Aics e Gaycs e coordinata da Rosario Coco, nell'ambito della conferenza Diversity in Sport 2018 conclusasi sabato a GlasgowSi tratta della prima indagine di questo genere condotta a livello europeo e ha raccolto risposte da oltre 5.500 partecipanti dai 28 Paesi dell'Ue.
 
Come ha spiegato il team di ricerca dell'Università dello Sport di Colonia, partner scientifico del progetto Outsport diretto dalla docente Ilse Hartmann Tews, la maggioranza delle partecipanti si sono identificate di genere femminile (48%), seguite da un 39% di genere maschile e dal 13% di non binari. Il campione vede partecipanti dai 16 ai 78 anni con un età media piuttosto bassa di 27 anni e una forte adesione di under 25.
 
Quanto all'orientamento sessuale il 32% si sono definiti gay, il 25% lesbiche, il 25% bisessuali e il 18% altro.
 

Dalle risposte emerge che 9/10 del campione totale considera l'omofobia e la transfobia nello sport un problema attuale. Il 12% di coloro che praticano regolarmente attività sportiva riporta esperienze negative a causa del loro orientamento sessuale e/o identità di genere negli ultimi 12 mesi. Tra queste quelle più frequenti sono insulti omofobici e transfobici (82%) e discriminazione (75%), ma allarmanti sono anche i casi dichiarati di maltrattamenti e violenze fisiche vere e proprie (38%) e le minacce verbali (45%).

La percentuale di chi ha subito esperienze negative negli ultimi 12 mesi sale fino al picco del 31% per le donne transgender (MtF).

I dati completi saranno resi noti nei prossimi mesi. Ma questi numeri bastano a focalizzare lo sport come un insieme di spazi sociali che necessita di grande attenzione, specie per il suo carattere intrinsecamente intersezionale, che unisce persone, temi e discriminazioni di ogni tipologia e provenienza. 

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«Questi incontri sono promossi e organizzati da realtà che tentano di raccogliere sotto l’egida del cattolicesimo persone omosessuali che non hanno nessuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale, anzi tentano di modificare sostanzialmente l’insegnamento della Chiesa in merito». 

Queste le parole con cui il Tavolo di dialogo fra diocesi lombarde e realtà cattoliche Lgbt: quale presenza dei giovani Lgbt nella Chiesa? (giunto alla 2° edizione) è stata stigmatizzata da Flavio Rozza, uno dei promotori della lettera appello (firmata da circa 300 persone) indirizzata ad Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, perché ne provveda all’annullamento.

Fissato al 18 novembre presso il santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio (Bg), facente parte della diocesi illustrata dall’attività di Don Milani, l’evento – sulla cui locandina «campeggiano i colori dell’arcobaleno invertito, rappresentativo di un umanesimo senza Dio, del trionfo della gnosi sulla genesi»  –, secondo i firmatari, «più che un tavolo di dialogo, appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.».

Un invito al vescovo di Cremona, al rettore del santuario Amedeo Ferrari e al presidente del consultorio diocesano Punto famiglia perché, inoltre, non sia coinvolto «Santa Maria del fonte a Caravaggio, santuario che è nel cuore di milioni di fedeli in Italia e nel mondo, luogo sacro di indubbio rilievo nella devozione mariana». 

Ma dall’Ufficio delle Comunicazioni della diocesi lombarda è arrivata a stretto giro una nota di precisazione, redatta da don Antonio Facchinetti, «sacerdote accompagnatore del gruppo di accompagnamento spirituale delle persone omosessuali cattoliche Alle Querce di Mamre». 

In essa si legge che: «L’iniziativa, alla sua seconda edizione, non è promossa dalle diocesi lombarde, ma dall’associazione nazionale Cammini di speranza, tramite il gruppo Alle Querce di Mamre che da alcuni anni, nella nostra diocesi, si adopera, su mandato dell’allora Vescovo Dante, per l’accompagnamento spirituale delle persone omosessuali cattoliche, alla luce della Parola di Dio e del Magistero ecclesiale.

L’incontro, come lo scorso anno, ha lo scopo di offrire un “tavolo di dialogo” tra persone omosessuali cattoliche provenienti dalle diocesi lombarde.

Sollecitati anche dal recente documento finale del Sinodo dei Vescovi che al paragrafo 150 recita: 'Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo', la nostra diocesi si riconosce nell’invito del Sinodo e continua nel suo impegno di ascolto e di accompagnamento».

Cammini di Speranza ha a sua volta osservato: «Siamo partiti da una semplice constatazione: la Lombardia è la regione più ricca di gruppi Lgbt credenti (almeno 8 presenti alla scorsa edizione), ma è scarsa sia l'interazione tra di essi che il dialogo con le altre diocesi che non siano quelle di appartenenza. Per questo motivo abbiamo lanciato la proposta di sederci tutti attorno a un tavolo per scambiare esperienze, opinioni, studi e riflessioni sulle tematiche correlate a fede e omoaffettività».

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Utero in affitto, ideologia gender, sottomissione gay. Sarebbero questi per il deputato forzista Galeazzo Bignami i temi esaltati e propagandati dal Gender Bender Festival che, giunto quest’anno alla 16° edizione, è in corso a Bologna fino al 3 novembre. 

Motivo per cui il parlamentare, figlio di Marcello che fu volto storico della destra bolognese quale componente della segreteria nazionale del Movimento sociale italiano (e lui stesso con trascorsi di militanza nel partito di Almirante e poi in Alleanza nazionale), ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli perché «il Governo si esprima su questo festival e ripensi con serietà alla opportunità di erogare finanziamenti pubblici».

Per Bignami «anche quest'anno dobbiamo assistere alla solita sfilza di spettacoli messi in scena con la giustificazione di promuovere la libertà sessuale: una scusa utilizzata ormai da anni per propinare la propaganda Lgbt e l'ideologia gender che vorrebbe annullare le differenze tra uomo e donna». Secondo il parlamentare il programma del festival, infatti, «si muove sui soliti temi cari a questo tipo di propaganda: smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione gay». 

A finire poi nel mirino dell’azzurro Diane a les épaules (proiettato il 26 ottobre), l’irriverente commedia di Fabrice Gorgeart, che, pur affrontando con intelligenza il tema della gestazione per altri, viene presentato – ma senza essere stato visto dall’interrogante – come «una bella forma pubblicitaria all'utero in affitto, che è illegale nel nostro Paese». Un danno, fra l’altro, ai cittadini «perché il festival ha contributi pubblici del Comune, della Regione e del ministero».

Gli ha fatto eco il consigliere regionale forzista Andrea Galli, per il quale «la Cittaà Metropolitana di Bologna e la Regione non dovrebbero promuovere kermesse in cui si lede la nostra identità culturale di matrice cristiano-cattolica e che coinvolgono età estremamente delicate e sensibili come l'adolescenza e l'infanzia».

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«Una volta era andato a Milano dal commercialista e poi ho fatto fatto una seratina in discoteca. Ma niente, niente. Anzi, ho ballato con un trans e mi hanno fotografato con questo trans».

Così Jerry Calà ha parlato ieri a Che tempo che fa di un episodio di presunto tradimento nei riguardi dell’allora moglie Mara Venier, il cui matrimonio è terminato nel 1987. L’attuale conduttrice di Domenica in, anche lei presente negli studi di Fazio, ha spiegato che lo scatto fu pubblicato su Eva Express e ha commentato: «Ho visto questa foto e ho detto: Chi è questo pu…, se po' di'? Una donna molto procace». 

A quel punto, prima che Calà raccontasse l’epilogo della vicenda (l’irruzione di Mara Venier su un set di Marco Risi, con cui lui stava girando un film, per picchiarlo con un rotolo di riviste), si è sentito Fazio, in riferimento alla persona fotografata in discoteca, dire: «Non si vedeva nei dettagli». Il tutto tra le risate del pubblico.

Non poche persone trans si sono sentite offese da una tale narrazione e interlocuzione. A sentirsi particolarmente toccata Mariella Fanfarillo, mamma di una 18enne transgender e autrice di Senza rosa né celeste, che ha fatto pervenire alla nostra redazione una lettera aperta a Fabio Fazio, di cui pubblichiamo il testo:

Egregio Dott. Fazio,

    le scrivo riguardo a un momento della puntata di Che tempo che fa di ieri sera, durante il quale il sig. Calà, per difendersi da un presunto tradimento nei confronti della sig.ra Venier, ha asserito: "Avevo fatto una seratina in discoteca. Ma niente, niente. Anzi, ho ballato con 'un' trans e mi hanno fotografato con 'questo' trans".

A questo punto la signora Venier ha aggiunto: "Ho visto questa foto e ho detto chi è questo pu…, se po' di'?”. Probabilmente senza riflettere sulle parole pronunciate, lei ha chiarito che non si vedevano i dettagli della persona fotografata.

Vede Fazio, poco prima di questa intervista, avevo ascoltato con molto interesse l’emozionante discorso di Andrea Camilleri, che definiva le parole pietre, pallottole, sottolineando come ci sia necessità di soppesarne il significato. “L'altro non è che me allo specchio”, ha affermato questo grande scrittore ormai non vedente.

Mi chiedo se durante il racconto del sig. Calà lei abbia riflettuto sull’effetto che quelle parole avrebbero sortito in tante persone trans all'ascolto, ferendone la sensibilità e la dignità di esseri umani. Persone che, ancora una volta, sono state poste su un livello inferiore a quello delle persone cisgender e descritte come prostitute in virtù del proprio essere trans. 

Senza commentare oltre tali parole, vorrei, con molta umiltà, farla riflettere sulle sue di parole, su quella frase nella quale parla di dettagli non visibili.

Mi sarei aspettata che lei intervenisse in difesa della dignità di una categoria di persone, utenti peraltro di un servizio pubblico, dal pagamento del quale non sono esentate, e non che amplificasse il senso di mortificazione suscitando l'ilarità del pubblico in sala, ironizzando sui dettagli nascosti.

Lei aveva il dovere, come essere umano e come padrone di casa di una trasmissione pubblica che spesso si occupa di tematiche sociali, di correggere il tiro della conversazione e di non cadere negli stereotipi di una società omotransfobica che quasi sempre associa la transessualità alla prostituzione o a uno stile di vita lascivo.

Mi perdoni, sig. Fazio, mi rendo conto solo ora di non essermi presentata: sono la mamma orgogliosa di una giovane ragazza trans, una mamma che lotta per il futuro della propria figlia e di tantissime altre persone che  vengono quotidianamente discriminate e umiliate da individui come il sig. Calà, che non hanno l'abitudine e la sensibilità di pesare le parole e che non conoscono neanche la differenza tra un e una transessuale.

So che lei, Fazio, è un padre molto orgoglioso dei propri figli, per cui sono sicura che capirà il significato di questa lettera e il motivo che mi ha spinto a scriverla.

Per chiudere, spero che presto vorrà concedere uno spazio anche a chi voce non ne ha, per poter parlare si sé e far capire a questo paese che ha ragione il grande Camilleri quando dice che le parole sono pietre e vanno sempre soppesate.

Mariella Fanfarillo, madre di una ragazza trans.

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