GayNews

GayNews

Ha stupito ancora una volta Paola Egonu, più che per il coming out, per la semplicità e la serenità con cui ha dichiarato di essersi confortata con la sua ragazza dopo la finale del mondiale di pallavolo, persa contro la Serbia in Giappone. Il suo coming out si aggiunge a quello di Rachele Bruni e va a inserirsi nell'ancora ristrettissima cerchia di atleti e altlete di alto profilo, che hanno manifestato liberamente il proprio orientamento sessuale.
 
Di alto profilo, già, perché non possiamo chiamare Paola professionista, in quanto le donne in Italia, unico Paese europeo, non sono riconosciute come atlete a livello professionale
 
Paola è divenura, quindi, un'atleta simbolo per quell'Italia che ancora combatte per i diritti, i diritti delle persone Lgbti, i diritti dei migranti, i diritti delle atlete. E simbolo di quelle persone, non a caso, che si trovano a subire più di una discriminazione
 
A questo proposito, è proprio notizia di questo weekend la presentazione dei primi risultati della ricerca, promossa dal progetto Outsport di Aics e Gaycs e coordinata da Rosario Coco, nell'ambito della conferenza Diversity in Sport 2018 conclusasi sabato a GlasgowSi tratta della prima indagine di questo genere condotta a livello europeo e ha raccolto risposte da oltre 5.500 partecipanti dai 28 Paesi dell'Ue.
 
Come ha spiegato il team di ricerca dell'Università dello Sport di Colonia, partner scientifico del progetto Outsport diretto dalla docente Ilse Hartmann Tews, la maggioranza delle partecipanti si sono identificate di genere femminile (48%), seguite da un 39% di genere maschile e dal 13% di non binari. Il campione vede partecipanti dai 16 ai 78 anni con un età media piuttosto bassa di 27 anni e una forte adesione di under 25.
 
Quanto all'orientamento sessuale il 32% si sono definiti gay, il 25% lesbiche, il 25% bisessuali e il 18% altro.
 

Dalle risposte emerge che 9/10 del campione totale considera l'omofobia e la transfobia nello sport un problema attuale. Il 12% di coloro che praticano regolarmente attività sportiva riporta esperienze negative a causa del loro orientamento sessuale e/o identità di genere negli ultimi 12 mesi. Tra queste quelle più frequenti sono insulti omofobici e transfobici (82%) e discriminazione (75%), ma allarmanti sono anche i casi dichiarati di maltrattamenti e violenze fisiche vere e proprie (38%) e le minacce verbali (45%).

La percentuale di chi ha subito esperienze negative negli ultimi 12 mesi sale fino al picco del 31% per le donne transgender (MtF).

I dati completi saranno resi noti nei prossimi mesi. Ma questi numeri bastano a focalizzare lo sport come un insieme di spazi sociali che necessita di grande attenzione, specie per il suo carattere intrinsecamente intersezionale, che unisce persone, temi e discriminazioni di ogni tipologia e provenienza. 

e-max.it: your social media marketing partner

«Questi incontri sono promossi e organizzati da realtà che tentano di raccogliere sotto l’egida del cattolicesimo persone omosessuali che non hanno nessuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale, anzi tentano di modificare sostanzialmente l’insegnamento della Chiesa in merito». 

Queste le parole con cui il Tavolo di dialogo fra diocesi lombarde e realtà cattoliche Lgbt: quale presenza dei giovani Lgbt nella Chiesa? (giunto alla 2° edizione) è stata stigmatizzata da Flavio Rozza, uno dei promotori della lettera appello (firmata da circa 300 persone) indirizzata ad Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, perché ne provveda all’annullamento.

Fissato al 18 novembre presso il santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio (Bg), facente parte della diocesi illustrata dall’attività di Don Milani, l’evento – sulla cui locandina «campeggiano i colori dell’arcobaleno invertito, rappresentativo di un umanesimo senza Dio, del trionfo della gnosi sulla genesi»  –, secondo i firmatari, «più che un tavolo di dialogo, appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.».

Un invito al vescovo di Cremona, al rettore del santuario Amedeo Ferrari e al presidente del consultorio diocesano Punto famiglia perché, inoltre, non sia coinvolto «Santa Maria del fonte a Caravaggio, santuario che è nel cuore di milioni di fedeli in Italia e nel mondo, luogo sacro di indubbio rilievo nella devozione mariana». 

Ma dall’Ufficio delle Comunicazioni della diocesi lombarda è arrivata a stretto giro una nota di precisazione, redatta da don Antonio Facchinetti, «sacerdote accompagnatore del gruppo di accompagnamento spirituale delle persone omosessuali cattoliche Alle Querce di Mamre». 

In essa si legge che: «L’iniziativa, alla sua seconda edizione, non è promossa dalle diocesi lombarde, ma dall’associazione nazionale Cammini di speranza, tramite il gruppo Alle Querce di Mamre che da alcuni anni, nella nostra diocesi, si adopera, su mandato dell’allora Vescovo Dante, per l’accompagnamento spirituale delle persone omosessuali cattoliche, alla luce della Parola di Dio e del Magistero ecclesiale.

L’incontro, come lo scorso anno, ha lo scopo di offrire un “tavolo di dialogo” tra persone omosessuali cattoliche provenienti dalle diocesi lombarde.

Sollecitati anche dal recente documento finale del Sinodo dei Vescovi che al paragrafo 150 recita: 'Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo', la nostra diocesi si riconosce nell’invito del Sinodo e continua nel suo impegno di ascolto e di accompagnamento».

Cammini di Speranza ha a sua volta osservato: «Siamo partiti da una semplice constatazione: la Lombardia è la regione più ricca di gruppi Lgbt credenti (almeno 8 presenti alla scorsa edizione), ma è scarsa sia l'interazione tra di essi che il dialogo con le altre diocesi che non siano quelle di appartenenza. Per questo motivo abbiamo lanciato la proposta di sederci tutti attorno a un tavolo per scambiare esperienze, opinioni, studi e riflessioni sulle tematiche correlate a fede e omoaffettività».

e-max.it: your social media marketing partner

Utero in affitto, ideologia gender, sottomissione gay. Sarebbero questi per il deputato forzista Galeazzo Bignami i temi esaltati e propagandati dal Gender Bender Festival che, giunto quest’anno alla 16° edizione, è in corso a Bologna fino al 3 novembre. 

Motivo per cui il parlamentare, figlio di Marcello che fu volto storico della destra bolognese quale componente della segreteria nazionale del Movimento sociale italiano (e lui stesso con trascorsi di militanza nel partito di Almirante e poi in Alleanza nazionale), ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli perché «il Governo si esprima su questo festival e ripensi con serietà alla opportunità di erogare finanziamenti pubblici».

Per Bignami «anche quest'anno dobbiamo assistere alla solita sfilza di spettacoli messi in scena con la giustificazione di promuovere la libertà sessuale: una scusa utilizzata ormai da anni per propinare la propaganda Lgbt e l'ideologia gender che vorrebbe annullare le differenze tra uomo e donna». Secondo il parlamentare il programma del festival, infatti, «si muove sui soliti temi cari a questo tipo di propaganda: smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione gay». 

A finire poi nel mirino dell’azzurro Diane a les épaules (proiettato il 26 ottobre), l’irriverente commedia di Fabrice Gorgeart, che, pur affrontando con intelligenza il tema della gestazione per altri, viene presentato – ma senza essere stato visto dall’interrogante – come «una bella forma pubblicitaria all'utero in affitto, che è illegale nel nostro Paese». Un danno, fra l’altro, ai cittadini «perché il festival ha contributi pubblici del Comune, della Regione e del ministero».

Gli ha fatto eco il consigliere regionale forzista Andrea Galli, per il quale «la Cittaà Metropolitana di Bologna e la Regione non dovrebbero promuovere kermesse in cui si lede la nostra identità culturale di matrice cristiano-cattolica e che coinvolgono età estremamente delicate e sensibili come l'adolescenza e l'infanzia».

e-max.it: your social media marketing partner

«Una volta era andato a Milano dal commercialista e poi ho fatto fatto una seratina in discoteca. Ma niente, niente. Anzi, ho ballato con un trans e mi hanno fotografato con questo trans».

Così Jerry Calà ha parlato ieri a Che tempo che fa di un episodio di presunto tradimento nei riguardi dell’allora moglie Mara Venier, il cui matrimonio è terminato nel 1987. L’attuale conduttrice di Domenica in, anche lei presente negli studi di Fazio, ha spiegato che lo scatto fu pubblicato su Eva Express e ha commentato: «Ho visto questa foto e ho detto: Chi è questo pu…, se po' di'? Una donna molto procace». 

A quel punto, prima che Calà raccontasse l’epilogo della vicenda (l’irruzione di Mara Venier su un set di Marco Risi, con cui lui stava girando un film, per picchiarlo con un rotolo di riviste), si è sentito Fazio, in riferimento alla persona fotografata in discoteca, dire: «Non si vedeva nei dettagli». Il tutto tra le risate del pubblico.

Non poche persone trans si sono sentite offese da una tale narrazione e interlocuzione. A sentirsi particolarmente toccata Mariella Fanfarillo, mamma di una 18enne transgender e autrice di Senza rosa né celeste, che ha fatto pervenire alla nostra redazione una lettera aperta a Fabio Fazio, di cui pubblichiamo il testo:

Egregio Dott. Fazio,

    le scrivo riguardo a un momento della puntata di Che tempo che fa di ieri sera, durante il quale il sig. Calà, per difendersi da un presunto tradimento nei confronti della sig.ra Venier, ha asserito: "Avevo fatto una seratina in discoteca. Ma niente, niente. Anzi, ho ballato con 'un' trans e mi hanno fotografato con 'questo' trans".

A questo punto la signora Venier ha aggiunto: "Ho visto questa foto e ho detto chi è questo pu…, se po' di'?”. Probabilmente senza riflettere sulle parole pronunciate, lei ha chiarito che non si vedevano i dettagli della persona fotografata.

Vede Fazio, poco prima di questa intervista, avevo ascoltato con molto interesse l’emozionante discorso di Andrea Camilleri, che definiva le parole pietre, pallottole, sottolineando come ci sia necessità di soppesarne il significato. “L'altro non è che me allo specchio”, ha affermato questo grande scrittore ormai non vedente.

Mi chiedo se durante il racconto del sig. Calà lei abbia riflettuto sull’effetto che quelle parole avrebbero sortito in tante persone trans all'ascolto, ferendone la sensibilità e la dignità di esseri umani. Persone che, ancora una volta, sono state poste su un livello inferiore a quello delle persone cisgender e descritte come prostitute in virtù del proprio essere trans. 

Senza commentare oltre tali parole, vorrei, con molta umiltà, farla riflettere sulle sue di parole, su quella frase nella quale parla di dettagli non visibili.

Mi sarei aspettata che lei intervenisse in difesa della dignità di una categoria di persone, utenti peraltro di un servizio pubblico, dal pagamento del quale non sono esentate, e non che amplificasse il senso di mortificazione suscitando l'ilarità del pubblico in sala, ironizzando sui dettagli nascosti.

Lei aveva il dovere, come essere umano e come padrone di casa di una trasmissione pubblica che spesso si occupa di tematiche sociali, di correggere il tiro della conversazione e di non cadere negli stereotipi di una società omotransfobica che quasi sempre associa la transessualità alla prostituzione o a uno stile di vita lascivo.

Mi perdoni, sig. Fazio, mi rendo conto solo ora di non essermi presentata: sono la mamma orgogliosa di una giovane ragazza trans, una mamma che lotta per il futuro della propria figlia e di tantissime altre persone che  vengono quotidianamente discriminate e umiliate da individui come il sig. Calà, che non hanno l'abitudine e la sensibilità di pesare le parole e che non conoscono neanche la differenza tra un e una transessuale.

So che lei, Fazio, è un padre molto orgoglioso dei propri figli, per cui sono sicura che capirà il significato di questa lettera e il motivo che mi ha spinto a scriverla.

Per chiudere, spero che presto vorrà concedere uno spazio anche a chi voce non ne ha, per poter parlare si sé e far capire a questo paese che ha ragione il grande Camilleri quando dice che le parole sono pietre e vanno sempre soppesate.

Mariella Fanfarillo, madre di una ragazza trans.

e-max.it: your social media marketing partner

Decine di migliaia di persone (130.000 secondo gli organizzatori) hanno ieri sfilato a Taipei, capitale di Taiwan, in occasione della marcia dell’orgoglio Lgbti.

Il Pride ha assunto quest'anno un particolare significativo dal momento che si è svolto a meno d’un mese dal referendum sul riconoscimento legale del matrimonio egualitario. Primo caso in tutta l'Asia, nel 2017 la Corte Costituzionale di Taiwan si era espressa in favore delle nozze tra persone dello stesso sesso: un coronamento di anni e anni di battaglie sostenute da attiviste e attivisti locali per i diritti civili in un’isola, di fatto autonoma, sulla quale però la Cina rivendica la sovranità.

Nonostante la sentenza dell'Alta Corte i passi intrapresi per un’attuazione legislativa sono stati pressocché nulli. Da qui l’organizzazione del referendum, che avrà luogo il 24 novembre in concomitanza con le elezioni politiche.

L’iniziativa ha suscitato ampio entusiasmo tra le persone Lgbti cinesi, che guardano alla Repubblica taiwanese come come pioniera dell'uguaglianza di genere e del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Asia.

Wang Zi, 35enne di Pechino, ha dichiarato ad Associated Press: «Non dovrebbero esserci confini quando si tratta di amore e sesso. Anche se non potrò prendere parte al referendum, sosterrò Taiwan con tutte le mie forze».

e-max.it: your social media marketing partner

Giuseppe Sala dovrà registrare sul certificato di nascita della piccola Anna, nata in California il 2 agosto 2014 grazie alla gpa, anche il nome del papà non biologico.

A deciderlo il Tribunale Civile di Milano che ha oggi accolto il ricorso presentato, in maggio, da Gianni Tofanelli e Andrea Simone contro il Comune, i cui Ufficiali di Stato civile avevano sospeso la richiesta di trascrizione e correzione dell’atto di nascita statunitense della loro figlia con esplicita menzione della doppia paternità. 

La sentenza, dunque, riconosce e tutela il supremo interesse della bambina ad avere il legame di filiazione con entrambi i papà.

A sostenerne le parti legalmente gli avvocati Manuel Girola, Giacomo Cardaci e Luca Di Gaetano di Rete Lenford. I due papà hanno espresso la loro soddisfazione a Gaynews, che proprio dal nostro giornale avevano mosso un duro j'accuse al doppiopesismo di Sala e un appello a riconoscerli entrambi come papà di Anna.

E, a distanza d'un giorno, è stato pubblicato sulla pagina Fb di Rete Lenford un comunicato, in cui fra l'altro si dice: «Il Tribunale, all’esito di una puntuale ricostruzione del concetto di ordine pubblico nell’evoluzione della giurisprudenza italiana e transnazionale, ha aderito al principio espresso dalla Corte di Cassazione nella importante sentenza n. 19599/2016 e ha confermato che non è contraria all’ordine pubblico la trascrizione dell’atto di nascita con due padri. Il provvedimento si colloca sulla scia di quanto già sancito dai Tribunali di Livorno, Pisa, Roma e ne ribadisce le motivazioni.

Per Miryam Camilleri, presidente di Rete Lenford, «la decisione dei giudici di Milano è ricca di spunti interessanti e ribadisce come la rettificazione dell’atto di nascita corrisponda al best interest del bambino rispetto alle conseguenze giuridiche ad essa connesse.

Tra queste conseguenze, il Collegio cita i ‘diritti alla bigenitorialità, alla certezza giuridica, all’unicità della propria condizione giuridica e sociale e dunque all’identità personale, nonché alla stabilità dei legami acquisiti fin dalla nascita nel contesto familiare’. Il decreto di Milano, infatti, ribadisce un sentire diffuso nella nostra società: non conta come si diventa genitori ma quanto affetto e cura si riesce a dare ai bambini».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è svolta stamattina a Napoli presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo la conferenza Stampa di presentazione della 10° edizione di Poetè, rassegna letteraria che ha luogo da ottobre a maggio nell’elegante cornice del Chiaja Hotel de Charme.

Nata dall’incontro sinergico tra Claudio Finelli, autore e delegato cultura di Arcigay, Luciano Correale, grafico pubblicitario e responsabile della comunicazione grafica di Arcigay Napoli e Pietro Fusella, direttore del Chiaja Hotel de Charme, la manifestazione si prefigge lo scopo di diffondere, attraverso i libri e la lettura, una cultura della differenza quale antidoto al razzismo e alla discriminazione.

In questi anni, grazie al sostegno di un’utenza sempre più interessata al progetto e alla collaborazione disinteressata di attori, artisti, scrittori e giornalisti, Poetè ha avuto l’opportunità di crescere e d’imporsi sullo scenario culturale partenopeo.

Tantissimi gli ospiti di Poetè nelle precedenti edizioni: da Pino Strabioli a Erri De Luca, da Antonello Dose a Ivan Cotroneo, da Lorenza Foschini a Franco Buffoni, passando per Didier Eriborn, Walter Siti, Ivan Scalfarotto, Frederic Martel, Edouard Louis, Emiliano Fittipaldi, Luca Bianchini, Luxuria, Sandro Lombardi, Rossana Campo, Melania G Mazzucco, Alessandro Fullin, Alessandro Cecchi Paone, Antonella Cilento, Geraldina Colotti, Elio Pecora, Maria Attanasio, Francesco Botti, Porpora Marcasciano, Peppe Lanzetta, Antonio Pascale, e tanti tanti altri.

Gli incontri (tre/quattro al mese da ottobre a maggio), che inizieranno tutti, al solito, alle 18.30 con ingresso gratuito, prevedono una conversazione pubblica e informale tra l'autore ospite e il conduttore degli incontri.

«Dieci anni: un anniversario importante — racconta il direttore artistico di Poetè Claudio Finelli—. Un punto d’arrivo, dal quale guardare con orgoglio a questo viaggio iniziato per caso nel lontano 2008. Un punto da cui ripartire, con sempre maggiore consapevolezza, per creare spazi di libertà e condivisione evocando memorie, voci e suggestioni. 

In dieci anni Poetè ha cercato le chiavi più efficaci per aprire l’uscio del nostro immaginario e popolarlo di sogni, di emozioni, di consapevolezze e di illuminazioni perché – come ha insegnato Walt Disney – “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. E con Poetè noi abbiamo sognato e continuiamo a sognare un mondo più giusto e inclusivo: lo abbiamo sognato e continueremo a sognarlo a partire da una storia che ci renda finalmente tutte e tutti protagonisti. È vero, noi sogniamo ad occhi aperti, con un libro in mano. Ma non siamo visionari, siamo solo costruttori di una nuova narrazione. Una narrazione felice per tutt*, una narrazione senza pregiudizi, una narrazione di verace umanità».

immagine per gay news poetè

24 appuntamenti da ottobre a maggio, nell’ambito dei quali saranno presentati ben 32 libri di generi assai diversi: dalla narrazione drammatica a quella comica e paradossale, dalla saggistica fino alla scrittura cronachistica e a testi nati per la messinscena. 

Si inizia stasera con Eduardo Savarese che presenta Le cose di prima, storia di un adolescente affetto da distrofia muscolare, per il quale la malattia si rivela in tutte le sue penose limitazioni, mentre le «cose di prima» appaiono ormai improbabili e quasi esotiche. 

Si continuerà l’8 novembre con Alessio Arena, autore de La notte non vuole venire, dedicato alla figura mitica di Gilda Mignonette. 

Il 15 novrembre sarà la volta della cronista de La Repubblica Federica Angeli con A mano disarmata, in cui racconta l’esperienza di lotta ai clan mafiosi che infestano una parte della Capitale con la sola arma della penna. 

Giovedì 22 novembre ci sarà il Poetè Speciale per il TDoR (Transgender Day of Remembrance) con Paola Nasti che presenta il suo Cronache dell’antiterra. E ancora, nella stessa giornata, interverrà Giovanna Cristina Vivinetto a raccontare il suo Dolore Minimo, titolo che esprime la complessa condizione transessuale pronunciata nella sua scrittura con grande potenza poetica. Mentre giovedì 29 novembre il salotto dell’Hotel De Charme ospiterà Franco Buffoni, autore de La Linea del cielo, nel quale riflette sulle radici, anche geografiche, della sua ispirazione: dalla Lombardia dei ricordi e dei continui ritorni, alla Roma della Storia e delle storie. 

Il 6 dicembre il padrone di casa Claudio Finelli presenterà Quei ragazzi del ‘96, testo scritto per la messinscena che rievoca la notte del 28 giugno 1996, quella che ha preceduto il primo Gay Pride del Sud Italia. Seguirà l’intervento di Raphael Giussani autore di Basta. Io non sono la mia malattia. Il 13 dicembre con Luca Baldoni sarà la volta di Sale del ricordo, raccolta di poesie che ci restituisce i colori e le atmosfere di un passato recente e carico di aspettative di quella parte della società che ha vissuto le stazioni principali del proprio iter di consapevolezza a cavallo del nuovo millennio.

Poetè continuerà mercoledì 19 novembre con Giuseppina La Delfa e il suo Peccato che non avremo mai figli, storia vera di Giuseppina e Raphaelle che agli inizi degli anni '80 si scoprono innamorate. E ancora, il 10 gennaio, Anna Marchitelli presenterà Certe Stanze e Tredici canti (12+1), due libri d’esordio dell’autrice, uno di matrice poetica, l’altro che racconta l’esperienza immersiva tra le sessantamila cartelle cliniche di un ex manicomio. Nella stessa giornata Eleonora Pinzuti presenterà Con Figure. Mentre il 17 gennaio il salotto letterario ospiterà Diego Davide con Tutta n’ata storia, la novità editoriale dell’autore caustico e ironico del De Guallera.

Il 24 gennaio doppio appuntamento con Rosario Coco, autore di Storie fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio e Francesca Muzzi, con il suo Giochiamo anche noi, un libro per discutere sulla vita delle persone omosessuali nel mondo del calcio. Si continuerà il 31 gennaio con Francesco Gnerre che ripropone un saggio classico della letteratura omosessuale italiana, L’Eroe Negato, che quando fu pubblicato per la prima volta, nel 2000, diventò un testo fondamentale degli studi Lgbt. 

Giovedì 7 febbraio sarà ospite del salotto di Chiaia, Mariano Lamberti, autore de Il lungo risveglio dell’impiegato E., storia paradossale di un uomo a cui dopo il trauma della morte della madre spuntano due escrescenze carnose sul petto. Il 14 febbraio ad animare il salotto di Finelli sarà Giovanni Lucchese con L’uccello Padulo. A seguire, il 21 febbraio, Armida Parisi con Maria la Bailadora alla battaglia di Lepanto (Illustrazioni Daniela Valentino): storia di una giovane zingara fuggita dalla Andalusia dove la madre è stata bruciata come strega, arrivata a Napoli la donna si innamora di un soldato seducendolo con il potere di attrazione del flamenco.

Si continuerà il 28 febbraio con Ciro Formisano, autore de L’Esodo, romanzo nato dall’omonimo film diretto da Formisano, che ha vinto premi in Italia e all’estero, tra cui un Globo d’Oro, che tratta il problema degli esodati e le conseguenze della Legge Fornero. Giovedì 7 Marzo ci sarà Poetè Speciale Giornata Internazionale della Donna con Maria Cristina Orga, che presenterà Oggi Spose, protagoniste Angela e Maria Cristina, due donne che si amano da oltre vent'anni e che il 9 maggio 2017 celebrano la loro unione civile in forma pubblica per offrire una testimonianza "culturale" a una società ancora imbarazzata dalle coppie omosessuali. A seguire Federica Tuzzi presenterà Più veloce dell’ombra

Ancora un doppio appuntamento letterario giovedì 13 marzo, con Christian Coduto, autore di Spalla @ Spalla e Giuseppe De Martino che presenterà Il dolore in un sorriso. Giovedì 21 marzo, Marco Antonio D’Aiutolo presenterà Mani di mandarino, mentre Paolo Di Petta I-Dentity Gen. Il 28 marzo appuntamento con Pietro Ioia, che nel suo La Cella Zero racconta 22 anni in carcere e 20 istituti penitenziari diversi: spacciatore del rione Forcella di Napoli, dalla bella vita con i soldi del narcotraffico è passato all'inferno del carcere di Poggioreale. Ancora giovedì 4 aprile, protagonisti saranno Christian Addattilo, autore de La donna che visse due volte: la vertigine hitchcockiana tra letteratura e cinema e Carlo Bordini che presenta il suo Difesa Berlinese.

Si proseguirà l’11 aprile con un doppio Poetè, Concetta Modica e Anita Pepe presentano Di Sogni e di Chimere, libro realizzato da una artista Concetta Modica e una giornalista Anita Pepe, che si traduce in un connubio di immagini e testi sull'amore idealizzato o perduto. A seguire, Marco Simonelli, presenterà il suo Le Buone Maniere, in cui realizza un’ampia ricognizione sui modi e i metodi con cui l’individuo fin dall’infanzia viene ammaestrato alla socialità. Martedì 16 aprile, Andrea Simone presenterà Due uomini e una culla, storia di Anna, nata il 2 agosto 2014, voluta e concepita da due papà. Giovedì 9 maggio, ultima presentazione con Antonio Fiorillo e Tonino Scala, autori de L’ultimo rigore, in cui ripercorrono quel 17 luglio 1994, finale dei mondiali di calcio, in cui Roberto Baggio tira il rigore più importante della sua vita, infrangendo non solo i suoi sogni, ma quelli di molti altri. 

«Come accaduto nelle precedenti edizioni, Poetè intende mettersi sulla stessa lunghezza d'onda del Mediterranean Pride of Naples 2018 – precisa Luciano Correale che, insieme a Finelli, ha creato il fortunato format nel 2008 -: un Pride dedicato alla fratellanza, alla sorellanza, alla solidarietà perché solo costruendo e determinando una società più umana e solidale, potremo vivere in un mondo in cui l’amore trionfa finalmente sull’odio, sulla cattiveria e sulla prevaricazione».

Alla conferenza stampa della manifestazione, che ha il sostegno morale della Regione Campania, della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Napoli e del Comune di Napoli e il costante supporto di diverse associazioni, attori sociali e media d’informazione come Gaynews, Napoligaypress e SenzaLinea, hanno preso parte, tra gli altri, la delegata alle Pari Opportunità del Comune di Napoli Simona Marino; l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Napoli Gaetano Daniele; Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli; Daniela Lourdes Falanga, delegata alle Politiche Trans di Arcigay Napoli; Federico Maria De Luca, referente della Fondazione Genere Identità Cultura e diversi altri esponenti del mondo delle associazioni e della cultura impegnati in un lavoro di quotidiano contrasto all’esclusione sociale. 

Durante la conferenza stampa Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha sottolineato l’importanza del sostegno, prestato a questa edizione di Poetè, dell’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, grazie al cui aiuto verrà realizzata, al termine della manifestazione, una mostra-evento dell’artista e fotografo Vito Fusco nella Casina Pompeiana della Villa Comunale. Il titolo della mostra, che si inaugurerà il 17 maggio 2019, è Stonewall: the Temple e raccoglie 32 immagini scattate da Fusco nello storico locale omosessuale Stonewall Inn di New York, durante la settimana del Gay Pride del 2016, alcune delle quali hanno ricevuto già importanti riconoscimenti. 

L'avvocato Maria De Luca, segretario generale della Fondazione genere identità cultura, dopo aver illustrato le attività della fondazione, ha ricordato come la fondazione porti avanti un’operazione culturale complessa e come «Poetè sia uno straordinario strumento per veicolare informazione e cultura».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Al via ieri sera a Bologna la 16° edizione del Gender Bender Festival che, prodotto dal Cassero Lgbt Center, è quest’anno intitolato Cromocosmi. Più di 100 appuntamenti all’insegna della danza, del teatro, del cinema, di laboratori e dibattiti per esplorare, fino al 3 novembre, i molteplici universi del corpo, delle differenze, del genere e dell’orientamento sessuale.  

Nella sezione Danza sono da evidenziare Ignite (25-26 ottobre) di Shailesh Bahoran, versatile coreografo e breakdancer, vincitore nel 2017 del Prize of the Dutch Dance Days Maastricht; Warriors foot del coreografo brasiliano (ma residente nei Paesi Bassi) Guilherme Miotto in prima nazionale il 31 ottobre; AL13FB<3 (31 ottobre – 1° novembre) del performer Fernando Belfiore, anche lui brasiliano ma da anni di casa a Amsterdam; l’immaginifico Filles e Soie (2-3 novembre) dell’attrice, regista teatrale,  marionettista francese Séverine Coulon in prima nazionale il 2 novembre; l’opera satirica per cinque danzatori Le roi de la piste (26-27 ottobre) di Thomas Lebrun, fondatore della Compagnia Illico.

Per la sezione Teatro Alessandro Berti interpreterà, il 29 e il 30 ottobre, le sue Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick, concentrandosi sullo sguardo del maschio bianco sul maschio nero (e in particolare sul suo corpo) e chiedendosi quale rapporto ci sia tra l’oppressione storica del bianco sul nero e la percezione di un’oppressione intima, privata, sessuale, che il bianco sente di subire nel confrontarsi con il nero.

La sezione Cinema prevede, fra l’altro, le proiezioni di Somos tr3s (in prima nazionale il 31 ottobre) dell’argentino Marcelo Briem Stamm; Tinta Bruta (31 ottobre) dei registi brasiliani Marcio Reolon e Filipe Matzenbacher; Diane a les épaules (26 ottobre), commedia irriverente di Fabrice Gorgeart, che affronta con intelligenza il tema della gestazione per altri. 

La presenza di autori e autrici internazionali caratterizzerà la sezione Incontri a partire da quella di Garrard Conley che, il 27 ottobre, a partire dal memoir autobiografico Boy erased – Vite cancellate (da cui è stato tratto l’omonino film con Nicole Kidman e Russell Crowe), parlerà di cosa significhi subire e sopravvivere alle terapie riparative. Da segnalare poi il dibattito (28 ottobre) con la giornalista transgender Juno Dawson, autrice del divertente e dissacrante Questo libro è gay.

Il 29 ottobre è infine previsto il convegno Queer visual culture che, curato da Fruit Exhibition in collaborazione col Master Europeo in studi di genere e delle donne GEMMA dell’Università di Bologna,  vedrà la partecipazione di esperti di pubblicazioni nonché di linguaggio visuale queer e di genere dal calibro di Tori West, Matthew Holroyd, Jacopo Benassi, Erin Reznick e Mike Feswick.

e-max.it: your social media marketing partner

Con decreto firmato, lunedì 22 ottobre, da Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, è stato costituito presso il relativo Dipartimento di Palazzo Chigi il Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti

Tavolo costituito «al fine di favorire informazioni e scambio di conoscenze, dati, best practices ed elaborare proposte di azione volte a contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, promuovere un clima di rispetto della dignità delle persone Lgbt e divulgare la cultura delle differenze». 

Sulla base del decreto governativo esso risulta essere composto da associazioni e altri organismi, anche non riconosciuti, finalizzati alla promozione dei diritti e alla tutela delle persone Lgbti. Si tratta di 48 realtà che, in possesso dei requisiti indicati nell’Avviso di manifestazione di interesse bandito dal Dipartimento il 18 settembre, hanno fatto pervenire entro il 28 settembre la domanda di partecipazione

Collage Fotor

Come previsto dall’art. 2 del decreto, il Tavolo sarà presieduto dal Sottosegretario Spadafora o da un suo delegato. Vi parteciperanno inoltre Alessandra Ponari, capo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Luigi Manconi, dirigente coordinatore dell’Unar, nonché i dirigenti e le unità di personale del medesimo Ufficio eventualmente designate.

Come specificato dall’art. 4, il Tavolo (la cui partecipazione è a titolo gratuito) «resta operativo per la durata del mandato governativo. Gli incontri sono convocati dal Sottosegretario alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili. 

La convocazione, salvo casi particolari, è comunicata almeno sette giorni prima della data dell’incontro tramite mail. Partecipano ai lavori del Tavolo Lgbt i presidenti delle associazioni e degli organismi o, in via eccezionale, i loro delegati. Il funzionamento del Tavolo Lgbt sarà determinato con apposito Regolamento»

A supporto del Tavolo di consultazione permanente sono poi previsti gruppi di lavoro su tematiche specifiche, ai quali potranno partecipare anche le articolazioni territoriali delle varie associazioni e organismi, che ne hanno fatto domanda. Dal secondo allegato al decreto esse ammontano al numero complessivo di 43, di cui ben 41 sono Comitati di Arcigay. Le altre due articolazioni territorialo sono ArciLesbica Roma e Gaynet Roma.

Collage Fotor1

e-max.it: your social media marketing partner

Grande affluenza, sabato scorso, al Congresso territoriale di Arcigay Napoli. Nella suggestiva cornice di Palazzo Venezia in via Benedetto Croce, a pochi passi dalla sede del comitato provinciale, si sono votate sia la mozione da sostenere al Congresso Nazionale, sia i delegati da iniare allo stesso, sia il candidato locale al Consiglio Nazionale.

Affluenza che è anche da leggere quale risultato di un lavoro di anni, svolto in mezzo alla gente al fine di alimentare il cambiamento con azioni di spiccato rilievo culturale: da Poetè (manifestazione letteraria giunta quest'anno alla X° edizione) agli interventi di sensibilizzazione nelle scuole; dal lavoro nelle carceri a eventi legati alle arti dello spettacolo come la retrospettiva del Divine Queer Festival o il Kju Festival; dalle azioni condivise con realtà del mondo del teatro, della musica, del cinema napoletano (e non solo) alla capacità di relazionarsi in maniera continua e costante sia con altre associazioni sia con gli organi di stampa territoriale, assicurando così un canale prezioso e diretto coi responsabili dell’informazione.

Sotto quest'ultimo aspetto basterà ricordare l'ampio sostegno garantito da Arcigay Napoli al corso di formazione giornalistica La formazione giornalistica e i media che, organizzato da Gaynet e dall'Odg della Campania, ha visto, il 20 febbraio scorso, la partecipazione del presidente nazionale dell'Ordine Carlo Verna.

Dato certamente interessante e “rivoluzionario” è la presenza di intere famiglie che seguono le attività dei propri figli, militanti Lgbti, con interesse e consapevolezza. Riprova, questa, che, quando la cultura scardina l’immaginario collettivo, proponendo soluzioni funzionali alla piena realizzazione delle persone e del loro benessere, si ottengono risultati di profonda trasformazione sociale.

Tra le personalità di spicco del mondo culturale e sociale presenti al Congresso di sabati bisogna ricordare la scrittrice Antonella Cilento, vincitrice del Premio Boccaccio nel 2014 e finalista al Premio Strega nello stesso anno con il romanzo Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori); il drammaturgo e regista Mario Gelardi, direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità, da sempre in prima linea nel sostenere progetti culturali legati ai temi della legalità e dell’inclusione; il giovane regista Gennaro Maresca che, proprio in questi giorni, ha debuttato con un lavoro teatrale sulla storia di Patroclo e Achille; Giovanna Fiume, presidente dell’associazione socioculturale Donne a Testa Alta; l'editore Antonio Petrossi; la critica d’arte Chiara RealeLaura Chiarolanza, direttrice del Centro Studi Luca Giordano; i poeti Paola Nasti ed Eugenio Lucrezi; l’artista Iole Cilento; l'anglista Christian Addattilo; l'avvocata Alessia Schisano, la wedding-planner Lgbti Yolanda Liccardo.

La mozione più votata dai partecipanti al congresso è stata Orgoglio a voce alta, illustrata da Maria Rosaria Malapena, delegata di Arcigay Napoli per Sessualità e Disabilità.  Delegati locali al Congresso Nazionale, in seguito alla votazione, sono risultati essere Carmn Ferrara, Daniela Lourdes Falanga e Claudio Finelli. Infine, i partecipanti al Congresso hanno votato Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, quale candidato al Consiglio Nazionale.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video