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Ennesimo atto di omofobia, mista a razzismo e antisemitismo, nella Capitale. Stamattina nel quartiere della Garbatella è stata scoperta sul muro di un cortile condominiale la scritta vergata in nero Nel forno che vorrei froci, zingari e giudei. Accanto una svastica. La scrittà è stata poi cancellata per interessamento del consigliere dem Flavio Conia dell’VIII° Municipio.

Tra le prime voci a condannare la senatrice Monica Cirinnà, che ha detto: «Questa mattina, per l’ennesima volta in pochi mesi, Roma si è svegliata in un clima di razzismo, antisemitismo e omofobia. Nel quartiere Garbatella è comparsa una scritta dal contenuto irripetibile, accompagnata da una svastica».

Contattato da Gaynews, Sebastiano Francesco Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha dichiarato: «Come ogni anno lo scorso 27 Gennaio omosessuali, ebrei, rom e sinti hanno ricordato insieme le persecuzioni e i massacri di cui furono protagonisti nel secolo scorso.

Scritte come queste sono la dimostrazione tuttavia che il ricordo non basta: occorre riflettere e prestare attenzione per cogliere i segnali ed evitare il ripetersi di una storia non troppo lontana. Una riflessione che assume un carattere particolarmente indicativo alla vigilia della Giornata internazionale contro le discriminazioni.

La classe politica, che ci governa, non solo non interviene in tal senso ma continua ogni giorno ad alimentare lo stigma del diverso in una perenne campagna elettorale, vissuta purtruppo sulla pelle del Paese».

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La cerimonia della 91° edizione degli Oscar, presso il Dolby Theatre di Hollywood, si è aperta con i Queen, che hanno eseguito We will rock you e We are the champions mentre sullo sfondo campeggiava una gigantografia di Freddie Mercury.

E, proprio per l'interpretazione del leggendario artista e frontman della band britannica in Bohemian RhapsodyRami Malek si è aggiudicato, nella notte, l’Oscar al miglior attore protagonista.

Nel ricevere il premio, per il quale concorreva con Christian Bale, Bradley Cooper, Willem Dafoe e Viggo Mortensen, ha detto con una punta di humor: «Forse non ero la scelta più ovvia, ma immagino abbia funzionato».

Ha quindi ringraziato la mamma presente in sala e il padre scomparso tempo addietro, dichiarando: «Mia madre è lì da qualche parte: ti amo. Amo la mia famiglia: grazie per tutto questo. Sapete, mio ​​padre non ha potuto vedere tutto ciò, ma penso che mi stia guardando da lassù proprio ora. Un grande momento».

Rivolgendosi quindi alla storica band britannica, ha dichiarato: «Grazie a voi, Queen. Grazie per avermi permesso di svolgere un piccolo ruolo nella vostra straordinaria eredità. Sarò in debito con voi per sempre. Penso che sarebbe stato come dire al piccolo Rami, che un giorno sarebbe successo a lui. Penso che la sua testa di bimbo dai capelli ricci sarebbe esplosa. Stava lottando con la sua identità, cercando di scoprire chi fosse. E penso a ogni persona che ha problemi con la sua identità.

Guardate: abbiamo fatto un film su un uomo gay, un immigrato, che ha vissuto la sua vita per essere sé stesso, senza paura e senza vergogna. Il fatto che io lo stia celebrando, e celebrandolo stasera, è la prova che abbiamo bisogno di storie come questa: io sono figlio di un migrante egiziano, un americano di prima generazione e non potrei essere più grato di quello che è successo». 

Malek ha concluso il suo discorso dedicando la vittoria alla fidanzata Lucy Boynton (che nel film interpreta Mary Austin) e dichiarando commosso: «Sei il cuore del film».

Il biopic dedicato ai Queen ha vinto altre tre statuette: miglior sonoro, miglior montaggio e miglior montaggio sonoro. Nessuna menzione, invece per il regista Bryan Singer, che, accusato di abusi sessuali, è stato volutamente ignorato.

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A due anni di distanza dalla nascita è stata finalmente riconosciuta a Ethan Dvash-Banks la cittadinanza statunitense da parte di John F. Walter, giudice federale della California. Anzi, secondo il magistrato, il piccolo sarebbe dovuto essere considerato cittadino americano sin da quando venne alla luce al pari di suo fratello gemello Aiden.

Nati in Canada nel 2016 a seguito di gpa, Ethan e Aiden sono stati concepiti attraverso la rispettiva donazione di sperma da parte della coppia di coniugi Elad e Andrew, israeliano l’uno, statunitense l’altro. Ma quando, alcuni mesi dopo la nascita dei gemelli, la famiglia si trasferì negli Stati Uniti, a Ethan fu negata la cittadinanza statunitense, non essendone Elad, il padre biologico, in possesso

«Questa è una grande vittoria per Ethan Dvash-Banks e la sua famiglia - ha detto Aaron C. Morris, direttore esecutivo di Immigration Equality -. Ethan non sarà più considerato il fratello gemello, senza identità, di Aiden».

Nel negare all’epoca lo status di cittadino americano a Ethan, il Dipartimento di Stato aveva sostenuto che stava semplicemente seguendo la regola secondo cui un bambino, nato all'estero, dev’essere biologicamente imparentato con un genitore statunitense per essere a sua volta considerato tale. 

«Sebbene questa sentenza non invalidi esplicitamente la normativa del Dipartimento di Stato, è un segnale forte in tal senso – ha aggiunto Morris -. Continueremo a combattere fino a quando tutte le coppie dello stesso sesso vedranno le loro famiglie riconosciute a pieno titolo». 

I genitori, da parte loro, hanno espresso grande soddisfazione e sollievo. «Per due anni è stato un peso quotidiano - ha detto Andrew Dvash-Banks -. Ogni notte è stata per noi un’angoscia non sapere se a Ethan sarebbe stato permesso o meni di rimanere negli Stati Uniti».

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Rinviata al 24 maggio la decisione da parte della Corte Suprema del Kenya se abrogare o mantenere in vigore le Sezioni 162-165 del Codice Penale, che vietano esplicitamente i comportamenti omosessuali tra uomini (anche se il termine "persona" presente nella Sezione 162 è interpretato come inclusivo delle donne).

L’ha dichiarato oggi a Nairobi il giudice Chacha Mwita, che ha rilevato come il collegio investito della questione abbia bisogno di più tempo per approntare la sentenza, prevista inizialmente per la giornata di oggi: «I giudici interessati - ha affemato - siedono anche in altri tribunali. Abbiamo bisogno di più tempo».

I rapporti tra persone dello stesso sesso sono illegali in 69 Paesi (l'ultimo ad averli depenalizzati è stato l'Angola il 24 gennaio), di cui quasi la metà in Africa, dove l'omosessualità è ampiamente tabù e la persecuzione delle persone Lgbti è diffusa.

In Kenya, dove i rapporti «contro natura» sono condannati fino a 14 anni di prigione, gli attivisti per i diritti Lgbti sono diventati sempre più frequenti negli ultimi anni. Nel Paese sono state arrestate, tra il 2013 e il 2017, 534 persone per «comportamenti innaturali».

L'Alta Corte del Kenya ha iniziato le udienze sulla questione l'anno scorso. Gli attivisti dicono che le Sezioni 162-165, basate su una legge dell'era coloniale, violano la nuova Costituzione del Kenya, che, promulgata nel 2010, garantisce l'uguaglianza, la dignità e la privacy per tutti i cittadini. Hanno anche presentato argomenti basati sull’abrogazione d’una legge consimile da parte dell'India in agosto scorso.

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Sarà Roma la città a ospitare la 17° edizione degli EuroGames, il più grande evento multi-sportivo continentale nato per promuovere i diritti Lgbti nello sport e sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione.

Dall’11 al 13 luglio 2019 oltre 5.000 atleti, in arrivo da tutto il mondo, gareggeranno in 17 diverse disciplinecalcio, calcio a 5, basket, pallavolo, beach volley, rugby, tennis, badminton, bocce, bowling, nuoto, pallanuoto, danza sportiva, golf, atletica leggera, ciclismo e podismo. Giovedì 11 luglio sarà lo Stadio Tre Fontane all’Eur a fare da cornice alla cerimonia d'apertura dei giochi, con numerose iniziative collaterali che accompagneranno le persone partecipanti per tutto l’arco della manifestazione. 

Come noto, gli EuroGames nascono dalla volontà di unire la competizione sportiva e la lotta alle discriminazioni causate da orientamento sessuale e da identità di genere. Dal 1992, anno della 1° edizione realizzata in Olanda, i “Giochi dei diritti” hanno toccato 11 Stati europei.

La città di Roma si è aggiudicata la possibilità di ospitare la manifestazione lo scorso anno a Copenaghen grazie alla candidatura presentata da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, alla quale si sono poi riunite le più importanti organizzazioni italiane per la promozione dei diritti civili.

«Con gli EuroGames Roma tornerà al centro del mondo dello sport e dei diritti, dell’accoglienza e dell’ospitalità – dichiara Adriano Bartolucci Proietti, presidente di Roma EuroGames 2019 – lo farà attraverso il suo calore e l’eccellenza dei suoi impianti sportivi, grazie a una presenza forte di tutte le componenti istituzionali che stanno sostenendo i Giochi e alla larga partecipazione delle associazioni Lgbti che hanno creduto in questo progetto sin dal primo giorno. Siamo certi che questo evento segnerà uno spazio importante nella storia dello sport Lgbti e dello sport inteso come elemento inclusivo».

Tutte le competizioni degli EuroGames 2019 di Roma si terranno presso 13 impianti sportivi della capitale. Sono promossi da Egslf (European Gay Lesbian Sport Federation) e organizzati da Gaycs con il patrocinio e il supporto di ConiCip - Comitato Italiano ParalimpicoUnat - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni RazzialiRegione LazioRoma Capitale Federalberghi Roma insieme alle principali federazioni internazionali e associazioni sportive italiane Lgbti.

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Nella giornata d’ieri l'attore afroamericano Jussie Smollett, una delle star della serie tv Empire realizzata per la Fox, è stato ufficialmente incriminato per aver inscenato un'aggressione omofobo-razzista a suo danno e averla denunciata alla polizia di Chicago. A darne notizia il portavoce della polizia di Chicago Anthony Guglielmi, che su Twitter ha scritto: "L'ufficio del Procuratore della Contea di Cook ha approvato le accuse penali di comportamento scorretto / presentazione di una denuncia falsa nei riguardi di Jussie Smollett". 

Smollett, che ha 36 anni ed è dichiaratamente gay, aveva detto d'essere stato assalito, lo scorso 29 gennaio, da due uomini a volto coperto. Secondo il suo racconto gli aggressori, i fratelli Olabinjo e Abimbola Osundairo, gli avrebbero urlato insulti omofobi e razzisti. Nel pronunciare lo slogan del presidente Donald Trump Make America great again, avrebbero tentato di strangolarlo con una corda per poi gettargli addosso una sostanza chimica non identificata.

Dopo la denuncia l'attore aveva ricevuto sostegno e solidarietà da tutta la nazione.

Secondo quanto emerge dalle indagini, invece, l'attore avrebbe pagato i due per fingere l'attacco. Smollett dovrà comparire oggi davanti a un gran giurì di Chicago.

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Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, presso il Campo Sportivo XXV Aprile (Via Marica 80) nel quartiere romano di Pietralata si terrà Black and White Against Homophobia, incontro di calcio nell’ambito del mese di azione europeo Football vs Homophobia (Fvh).
 
La campagna, partita dall'Inghilterra nel 2009, sostiene nel mese di febbraio eventi contro l'omofobia nel calcio e attraverso il calcio, dal livello amatoriale a quello professionistico. Negli anni, diverse squadre della Premier League e di altri campionati europei hanno mostrato la propria adesione.
 
Nell'aderire a Fvh 2019, la Nazionale italiana Gay Friendly sceglie di incontrare Liberi Nantes, la storica squadra per i diritti dei rifugiati, creata a Roma con il supporto dell’Unhcr. Come scrivono gli organizzatori, si vuole lanciare «un potente messaggio contro l'omofobia e il razzismo insieme, per unire le battaglie contro le discriminazioni». Durante l'evento il pubblico sarà invitato a partecipare insieme ai giocatori agli scatti fotografici per la campagna social europea #Fvh2019.
 
L'incontro è promosso da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, e Liberi Nantes in collaborazione col progetto Outsport Roma EuroGames2019, il principale evento sportivo Lgbti a livello continentale che avrà luogo dal 11 al 13 luglio a Roma. 
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Sono state oggi approvate per alzata di mano a Strasburgo due risoluzioni che, per quanto non legislative, sono di particolare significato per le persone Lgbti, ancora oggetto di violenza e discriminazione in Europa. Motivo per cui l'Ue e i suoi Stati membri dovrebbero fare di più per proteggere i loro diritti.

È quanto ha messo nero su bianco il Parlamento europeo adottando la risoluzione sulle azioni Lgbti dal 2019 al 2024. Con essa si invita la Commissione europea a garantire che i diritti delle persone Lgbti rappresentino un’assoluta priorità nel suo programma di lavoro per il prossimo quinquennio. 

Come ricordato da Daniele Viotti, copresidente dell'Integruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, «i diritti delle persone Lgbti non sono tutelati in modo uniforme in tutta Europa. L’Ue non dispone ancora di una protezione globale contro la discriminazione basata sull'identità di genere, sull'orientamento sessuale o sulle caratteristiche sessuali.

Le unioni omosessuali non sono riconosciute o tutelate in tutti gli Stati membri. La sterilizzazione è un requisito per il riconoscimento giuridico del genere in 8 Stati membri e 18 Stati membri richiedono una diagnosi di salute mentale. Nel frattempo, l'elenco delle azioni rimane limitato in termini di priorità e di impegno e le risposte innovative dell'Ue, come il pilastro dei diritti sociali, non vengono integrate».

L’altra risoluzione approvata a Strasburgo denuncia le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e chiede alla Commissione e agli Stati membri di intervenire per garantire l'integrità fisica, l'autodeterminazione e l'autonomia dei bambini intersessuali.

In 21 Stati Ue minori intersessuali vengono sottoposti a interventi chirurgici di "normalizzazione" sessuale, senza il consenso della persona interessata. Per questo motivo insistendo sulla necessità d’armonizzare a livello europeo la legislazione in materia sull’esempio di leggi come quella portoghese e maltese, che proibiscono gli interventi chirurgici, la risoluzione ricorda come le identità intersessuali debbano essere depatologizzate e come le persone intersessuali debbano beneficiare dei più alti standard di salute previsti nella Carta delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Viva soddisfazione è stata espressa dall’europarlamentare Viotti per tali risultati, che segnano anche il termine dell’incarico di copresidente dell’intergruppo.

«Con grande orgoglio – ha commentato - ho guidato, prima con Ulrike Lunacek e poi con Terry Reintke, il più grande integruppo presente al Parlamento europeo, portando all'attenzione di questa istituzione situazioni di grave pericolo per le persone omosessuali, come quella in Cecenia, partecipando ad iniziative in giro per il mondo, come al Pride di Instanbul e alla prima conferenza sui diritti gay in Tunisia»

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Su lo sgombero dell’Asilo in via Alessandria a Torino e le connesse manifestazioni di protesta stanno emergendo particolari, che danno un quadro ben diverso da quello fornito dalla sindaca Chiara Appendino e dalle forze di polizia.

Sabato, inoltre, nel corso della mobilitazione al quartiere Aurora, contrassegnata da episodi di violenza, 11 persone alla coda del corteo, che manifestavano in maniera del tutto pacifica, sono state manganellate da agenti in tenuta antisommossa e sbattute in galera per quattro notti. Tra di esse anche l’attivista Lgbti, d’origine spezzina, Andrea Giuliano

Su quanto successo nel capoluogo piemontese è oggi intervenuto il Coordinamento Torino Pride con una lettera aperta, di cui pubblichiamo integralmente il testo:

Da giovedì Torino è più povera e meno libera. Si è scoperta più violenta e meno solidale. Ha scoperto di voler marginalizzare la cultura del dissenso, l’autogestione, la diversità. Ha scoperto una voglia nuova di normalizzazione spietata. Sono giorni brutti, ma brutti davvero. Un mezzo esercito di mezzi della Polizia di Stato ha fatto piovere su Torino da tutto il nord Italia interi reparti in assetto antisommossa, armi e sirene, uomini, mezzi e denari.

Per cosa? Per sgomberare un pacifico centro di protagonismo sociale e arrestare sei pericolosissime persone. Pericolosissime, siamo sicuri? Un intero quartiere sotto assedio, la quotidianità sospesa e un nuovo ordine – nei fatti – militare. Nel silenzio. O tra gli applausi di una parte consistente e preoccupante delle istituzioni, per tacere del vergognoso delirio di una tale che ha evocato la necessità di “un po’ di scuola Diaz”.

Non entreremo qui nel merito dello sgombero - anche se sono molte tra noi le sensibilità estremamente critiche sulla sua effettiva necessità - ma intanto sul metodo. La violenza istituzionale (che ha prodotto una altrettanto inaccettabile violenza da parte di altri, che stigmatizziamo senza possibili compromessi), l’ingombrante presenza poliziesca hanno indotto e inducono paura, allarme e producono, nei fatti, enormi danni a tutto il tessuto sociale. Tutto questo per sgomberare con la forza uno spazio di cultura sociale storico, luogo di solidarietà e resistenza, nato su un tessuto abbandonato nei decenni dalla città, dalla politica istituzionale e dalle imprese che ora, invece, paiono di colpo essere interessate a eventi di cosiddetta riqualificazione, ossia speculazione.

È notizia di ieri, poi, l’invasione di mezzi pubblici da parte di agenti della Polizia di Stato in assetto di guerra urbana per condurre “arresti preventivi” di liberi cittadini che si stavano recando a un presidio del tutto pacifico per manifestare il proprio libero pensiero e la contrarietà alle prese di posizione della sindaca di Torino in merito allo sgombero. Il tutto riveste caratteri d’ingiustificata e spropositata violenza, certo guidata da precise indicazioni politiche del Ministero dell’Interno, occupato a creare situazioni di tensione e a favorirne l’esplosione, in modo da giustificare l’uso di strumenti di coercizione.

Ancora una volta una ricetta semplice per non affrontare problemi complessi come la povertà e l’emarginazione: trovare utili capri espiatori per il carico di peccati sociali di una città che non ha saputo o voluto, non solo negli ultimi anni, confrontarsi in modo autentico rispetto alle istanze sociali di intere fasce della popolazione. L’attacco è rivolto non solo ai centri sociali, ma a intere categorie indigeste di “nemici pubblici” quali le persone povere, migranti o non conformi. Gli eventi dell’Asilo non sono che un apriscatole simbolico per giungere in breve tempo a nuove situazioni di controllo e sopraffazione. Sostenere che l’Asilo fosse il principale responsabile delle difficoltà economiche di un intero quartiere è non solo una sciocchezza ma un’autentica dichiarazione programmatica che, in ultima analisi, giustifica l’apartheid sociale e la soppressione delle aree di dissenso.

In ultimo il Coordinamento Torino Pride si interroga e interroga amministratori e politici sulla evidente asimmetria di reazioni che ha riscontrato il gravissimo atto di intimidazione neofascista messo in atto da Forza Nuova ai danni di Pulmino Verde ONLUS, realtà da tempo impegnata a sostenere nei fatti la vita e la dignità delle persone migranti che attraversano le alpi piemontesi.

I prossimi a essere attaccati, probabilmente, saremo noi. Sappiano tutti che ci troveranno pronte e pronti, con al fianco le migliori energie di questo territorio, antifasciste e attiviste. Il CTP condanna ogni forma di violenza che non è mai giustificabile e non appartiene alla nostra storia e al metodo della nostra azione politica. Il fascismo strisciante che si muove per ora protetto dalle ombre sappia che non abbiamo alcuna paura. Nessuna e nessuno di noi tornerà a nascondersi o pensa di abbandonare la lotta.

Parimenti non tolleriamo in nessun modo che rappresentanti di istituzioni o della forza pubblica utilizzino termini quali “prigionieri” rivolti alle persone in stato di arresto.

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«La Disney aderirà ufficialmente alla causa Lgbt. Infatti, Disneyland Parigi farà diventare il Magical Pride un evento ufficiale della Disney, e questa sorta di Gay Pride avrà luogo nel famoso parco il 1 giugno 2019. La notizia è gravissima se pensiamo quanto la Walt Disney Company tocchi da vicino i bambini e quale potere abbia su di essi».

Così Toni Brandi, presidente di ProVita, ha oggi protestato contro la decisione del colosso multimediale aggiungendo: «Se lasciamo che la Walt Disney Company manifesti sostegno alla causa Lgbt, senza fare nulla, utilizzeranno i film e i cartoni per indottrinare i bambini e anche i nostri figli potrebbero essere coinvolti».

Un assillo, questo, che ha portato il copromotore del World Congress of Families di Verona a chiedersi: «I cartoni preferiti dei nostri figli saranno contaminati dalla propaganda Lgbt? Già l'anno scorso la Disney aveva pubblicizzato le 'orecchie arcobaleno di Topolino' e ha più volte ospitato - in modo non ufficiale - diversi Gay Day. Inoltre le ambiguità di alcuni cartoni erano state al centro del dibattito. Tuttavia, con l'annuncio del Magical Pride abbiamo superato il livello di allarme. È urgente far sentire la nostra voce di protesta».

A tal riguardo ProVita ha lanciato una petizione online per protestare contro la decisione della Disney, invitando le persone firmatarie a inviare il link relativo ai propri contatti chiedendo di fare altrettanto.  

Secondo il presidente la campagna avrebbe il solo fine di far sì «he i bambini possano continuare a godersi le creazioni degli autori di Topolino e compagnia senza indottrinamenti, senza strumentalizzazioni politiche e condizionamenti immorali... Insomma lasciamo che i bambini siano bambini e conservino la loro innocenza».

Esplicitamente richiamata da Brandi, l'accusa di "ambiguità di alcuni cortoni" non è certo nuova per la Disney.

Nei decenni addietro si contestava al celebre fumettista, quando ancora era in vita, l'intenzione di voler inviare messaggi massonici (ma la palese simbologia latomistica resta incontestabile) attraverso i suoi cartoon: da Biancaneve ad Alice nel Paese delle Meraviglie, da La bella addormentata nel bosco a La Bella e la Bestia. Ma, soprattutto, attraverso quel Topolino, tanto ricordato da Brandi.

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