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BOLOGNA: CURIA CONTRO COMUNE E REGIONE, FINANZIANO PORNOSTAR
L'AVVENIRE SUL FESTIVAL DEL CASSERO 'GENDER BENDER, E' UN'INVASIONE BARBARICA
sabato 28 ottobre 2006 , di
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(ANSA) - BOLOGNA, 28 OTT - La Curia di Bologna se la prende con Comune, Provincia e Regione Emilia-Romagna i cui assessorati alla Cultura contribuiscono a finanziare il festival 'Gender Bender' organizzato dal Cassero, 'gay lesbian center' di Bologna, e in programma da domani a sabato a Bologna. ''E' lecito spendere soldi pubblici per finanziare spettacoli di pornostar mascherate da artisti?'', chiede il commento non firmato che uscira' domani su 'Bologna Sette', settimanale della diocesi di Bologna e inserto domenicale di Avvenire.
Che rincara: ''Non possiamo accettare un' invasione barbarica che oltraggia la fede e la ragione dei bolognesi''. Insomma, secondo l' editoriale, ''ci troviamo di fronte all'ennesima inquietante mistificazione: si contrabbanda per cultura l'interesse di una lobby'', con la doppia aggravante di finanziare l'operazione con fondi pubblici, proprio quando si protesta per i tagli alla finanziaria che rischiano di ridurre i servizi locali. ''Mettere in scena la masturbazione o piccanti rapporti omosessuali e' forse un servizio sociale primario?'', chiede Bologna Sette. L'editorialista commenta alcuni dei prodotti proposti dal Festival. ''Un video con un attore che esplora, attraverso l'autostimolazione, le possibilita' del piacere, della soddisfazione erotica. Un artista che appare in scena nudo indossando solo gli auricolari. Un'altra che lavora sul concetto di 'animalita'', inteso come istinto latente e complementare della natura umana. Una 'piece' dove sulla scena si muovono e recitano una donna nuda e un uomo in abiti femminili dall'identita' fluttuante sotto gli occhi di un gruppo di bambole a grandezza naturale vestite da adolescenti.
Un'ossessiva esaltazione dell'educazione sentimentale di lesbiche e gay. Sono queste alcune 'perle' del festival 'Gender Bender''', spiega l'editoriale ricordando che la rassegna vuole presentare ''i nuovi immaginari prodotti dalla cultura contemporanea e legati alle rappresentazioni del corpo, delle identita' di genere e di orientamento sessuale, indicando come sia possibile superare le norme e gli stereotipi del maschile e del femminile''.
Secondo l'inserto della Curia bolognese, ''ci troviamo di fronte all'ennesima inquietante mistificazione: si contrabbanda per cultura l'interesse di una lobby. Ma questa volta c'e' una doppia aggravante. Da una parte il presunto evento e' stato presentato in pompa magna da autorevoli rappresentanti istituzionali che dovrebbero avere a cuore la sensibilita' di tutti i bolognesi e non solo di quelli che hanno problemi di genere. Dall'altra, e il fatto e' ancora piu' grave, l'iniziativa viene realizzata con il contributo degli assessorati alla cultura del Comune, della Provincia, della Regione Emilia-Romagna e di altre prestigiose istituzioni culturali pubbliche e di diritto privato. E' lecito, ci chiediamo, spendere soldi pubblici per finanziare spettacoli di pornostar mascherate da artisti? Tutti abbiamo ascoltato i lamenti dei Comuni sui tagli della Finanziaria che potrebbero mettere in pericolo i servizi sociali primari. Mettere in scena la masturbazione o piccanti rapporti omosessuali e' forse un servizio sociale primario?''.
Secondo Bologna Sette, ''e' da qualche tempo che per la cultura a Bologna tira un'aria malsana, soprattutto perche' alcuni suoi rappresentanti istituzionali sembrano ancora fermi alla concezione dell''indottrinamento delle masse'. Senza 'pruderie' o moralismi dobbiamo dire, laicamente, che queste frattaglie di ideologie condannate dalla storia, con la citta', con le sue radici (laiche o cattoliche che siano non importa) e con la sua tradizione non hanno nulla a che fare. Per questo non possiamo accettare un'invasione barbarica che oltraggia la fede e la ragione dei bolognesi''. Quella posta - conclude il settimanale della Curia - e' dunque una questione ''che riguarda tutti e che attende risposte da chi autorevolmente ha titolo per darle. Se queste risposte non ci saranno non saremo noi a incitare alla protesta di piazza o a fischiare uno dei succitati spettacoli. Ci limitiamo a un modesto invito a praticare il popolare e sempre saggio buon senso della nostra gente: vigilare perche' i bilanci degli assessorati di ogni livello e delle istituzioni pubbliche riflettano le aspettative della comunita' che dovrebbero interpretare e non l'ambizione all'applauso facile, perche' 'culturalmente corretto', da parte di qualche loro responsabile non ancora consapevole che il palcoscenico che vorrebbe calcare e' tanto 'retro'' e ormai archiviato. Se cio' accadesse, la citta', quella reale e sempre piu' lontana dai palazzi, ne trarrebbe giovamento. E ringrazierebbe''. (ANSA).
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