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  RAFFICA DI CORRETTIVI ALLA «CARTA» DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
I socialisti: riconoscete le coppie gay
giovedì 06 dicembre 2007 , di Il Piccolo di Trieste
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  di Roberta Giani

TRIESTE Ci sono i socialisti che inseriscono la tutela delle coppie di fatto etero e gay. Ci sono i rifondatori che ripristinano la denominazione in sloveno, friulano e tedesco del Friuli Venezia Giulia. C’è il verde Marco Boato che, da solo, deposita 80 emendamenti. C’è An che ne presenta 101 e riscrive quella che Roberto Menia definisce «una parodia di Costituzione concepita da qualcuno che si crede un piccolo Calamandrei». E c’è il Partito democratico che, a sua volta, non si risparmia. Semmai, si disunisce se Ivano Strizzolo e Flavio Pertoldi, facendo rizzare i capelli ad Alessandro Maran, raccolgono gli appelli friulanisti e propongono la «Comunità delle Province del Friuli».

I NUMERI A Roma scadono i termini. E la nuova «Carta» del Friuli Venezia Giulia, come da previsione, viene bombardata di emendamenti. Quella «Carta», approvata in consiglio regionale e trasmessa al parlamento sovrano, deve appena superare il primo esame, in commissione Affari costituzionali alla Camera, ma l’esito non è affatto scontato. E gli emendamenti lo confermano: «Ne sono stati depositati 283» annunciano alle 20, a conteggio appena ultimato, gli uffici di Montecitorio.

L’INCONTRO Tanti, decisamente. E, per di più, eterogenei. Ma quali saranno quelli che passeranno? Ritoccheranno o demoliranno il testo base? Luciano Violante, presidente e relatore, non si sbilancia. Dice solo che oggi vedrà Alessandro Tesini, presidente del consiglio regionale, «poi esamineremo gli emendamenti e decideremo».

IL PD In casa Pd, in ogni caso, la questione statuto tiene banco: alle 14, con Violante, si ritrovano il capogruppo Roberto Zaccaria e i deputati «autoctoni» Maran, Cuperlo e Strizzolo, nonché Boato che è verde ma esperto di specialità. «Riunione organizzativa» precisa Zaccaria. Aggiungendo, però, che l’impostazione rimane quella emersa in commissione: «Siamo per fare uno statuto di autonomia, ma non di sovranità, togliendo quindi gli accenti che tendono a innescare meccanismi di separazione o, appunto, sovranità».

I NODI Quegli accenti riguardano in particolare le rivendicazioni di potere estero, la qualificazione delle minoranze e il plurilinguismo, il rapporto tra legislazioni nazionale e regionale, nonché l’autonomia di Comuni, Province, Comunità montane. Sono questi i punti più caldi dello statuto. Quelli ad alto rischio: «Il Pd - sintetizza Strizzolo - ha confermato l’obiettivo di rafforzare l’attuale statuto, ma nel rispetto della Costituzione».

LE DIVISIONI Il «caso» Friuli Venezia Giulia, però, rischia di mettere alla prova la maggioranza. Rifondazione, con Franco Russo e Sabina Siniscalchi, chiede ad esempio di ripristinare la denominazione quadrilingue cassata da Violante: «Sarebbe un peccato se le posizioni diverse all’interno del Pd mettessero in discussioni scelte importanti come quella sul plurilinguismo» afferma Giulio Lauri. Lo stesso Pd, con Strizzolo e Pertoldi, riscopre la Comunità delle Province del Friuli: «L’emendamento - precisa Strizzolo - prevede che la Comunità nasca, con funzioni di coordinamento amministrativo, solo se le tre Province di Udine, Pordenone e Gorizia sono d’accordo».

L’OPPOSIZIONE An, intanto, prepara battaglia: «I nostri 101 emendamenti sono sostanziali, non ostruzionistici, e puntano a ripristinare il rispetto della Costituzione, calpestata dal testo presuntuoso della maggioranza illyana» afferma Menia. Ancora: «Abbiamo riscritto molti articoli, come quello sulle competenze, e ne abbiamo soppressi molti altri, come quelli che vedono il governatore autoattribuirsi il titolo di ministro o la Regione autodefinirsi speciale causa sloveni e friulani». Come finirà? «Ci saranno trasversalità inedite in commissione. E la proposta del consiglio - risponde Menia - ne uscirà a pezzi».

LE COPPIE GAY Di certo, la «Carta» del Friuli Venezia Giulia rischia di riaccendere gli animi parlamentari anche sul tema spinoso delle coppie di fatto. Franco Grillini, Valdo Spini e Fabio Baratella, raccogliendo l’input del triestino Alessandro Perelli, chiedono a mezzo emendamento che lo statuto «riconosca la pari dignità sociale, la tutela e la valorizzazione di tutti i nuclei familiari, comprese le coppie di fatto etero e omosessuali». Aggiunge Grillini: «Negli statuti di Toscana ed Emilia Romagna, che hanno già superato l’esame della Corte costituzionale, viene sancito il principio che i cittadini non possono essere discriminati a causa del tipo di convivenza familiare. Vogliamo che tale principio valga anche per i cittadini del Friuli Venezia Giulia».
 
 
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